La maschera di cera

The Mystery of the Wax Museum
USA 1933 Warner Bros
con Glenda Farrell, Fay Wray, Lionel Atwill, Frank McHugh, Arthur Edmund Carewe
regia di Michael Curtiz



Themysteryofthewaxmuseum


Londra 1921: lo scultore Ivan Igor ha un rapporto morboso con le sue opere in cera che reputa alla stregua di persone vive e non pensa al guadagno che si può trarre dall’esposizione come invece fa il suo socio che per rientrare dai capitali investiti decide di dare fuoco al museo per riscuotere l’assicurazione; Igor rimane vittima del rogo per cercare di salvare le statue.
Dodici anni dopo, nel 1933 a New York, ritroviamo Igor in sedia a rotelle che sta per riaprire un nuovo museo delle cere grazie all’aiuto di alcuni scultori. Igor trova una grande somiglianza tra Charlotte, la fidanzata di Ralph, un giovane collaboratore e la sua adorata statua di Maria Antonietta che non ha ancora rimodellato dopo l’incendio londinese. La compagna di stanza di Charlotte, la sfacciata giornalista Florence Dempsey nota un’inquietante somiglianza tra alcune statue del museo e dei cadaveri misteriosamente scomparsi dall’obitorio e inizia a sospettare che le sculture non siano solo di cera..




Misteryofthewaxmuseum


Da La maschera di cera del 1933 è stato tratto il remake piuttosto fedele del 1953 di Andre De Toth il primo film in cui Vincent Price interpreta un mostro.

Lamascheradicera

Le differenze tra le due pellicole possono aiutare a capire le differenze tra un film pre-code e uno girato quando la censura imposta dal Codice Hays si fonde con il perbenismo anni ’50: a parte la piccola allusione alla dipendenza dalla droga del professor Darcy, colui che materialmente riveste i cadaveri rubati di cera, le differenze ruotano tutte attorno alla figura femminile, protagonista della pellicola del 1933 è la giornalista Florence Dempsey: sfacciata e strafottente con l’amica Charlotte che ha messo l’amore prima delle esigenze materiali, è sempre alla ricerca di nuove storie sennò rischia di perdere il lavoro, Florence non ha certo timore di infilarsi nella pericolosa cantina dell’allibratore/spacciatore Joe Worth e da vera smart girl è la prima a intuire l’orrido segreto nascosto nel museo di Igor ed è la prima a intervenire per salvare Charlotte dal “dono dell’immortalità” che le vorrebbe fare lo scultore.
Con tutto che è quasi sempre in scena l’attrice che interpreta Florence, Glenda Farrell, è solo terza nei titoli di testa del film, dopo il protagonista maschile e la scream queen per antonomasia, Fay Wray che entra in scena a metà film. Il vero colpo di scena resta comunque l’inaspettata proposta di matrimonio del direttore di Florence con cui la donna litiga sempre e che lei accetta anche se fuori l’aspetta il miliardario innamorato con cui era più prevedibile il lieto fine



Glendafarrellfrankmchughlamascheradicera


La particolarità del film è di essere girato a colori, l’ultimo dei tre che la Warner gira con il technicolor bicromatico, un procedimento inventato dalla Technicolor che esponeva la pellicola girata in bianco e nero a due filtri colorati.




Mascheradicera


Curtiz usa in maniera ingeniosa l’effetto colore, sfruttandolo per accentuare il tributo alla cinematografia espressionista, in particolare al Il gabinetto del dottor Caligari di cui riprende certi viraggi gialli o blu e l’effetto straniante del technicolor bicromatico consente di citare le scenografie sghembe di certe riprese della scalinata ai sotterranei del museo sempre derivanti dal capolavoro di Robert Wiene.

La signora omicidi

The Ladykillers
GB 1955 Ranks
con Katie Johnson, Alec Guinness, Peter Sellers, Herbert Lom, Cecil Parker, Danny Green
regia di Alexander MacKendrick



Lasignoraomicidi


La signora Louisa Wilberforce è un’arzilla vecchietta che non sembra esser uscita dall’era vittoriania in cui è nata, negli abiti e nella vecchia casa resa sbilenca dai bombardamenti. Quando prende per pensionante il Dr.Marcus che si spaccia per un musicista dilettante in cerca di un luogo tranquillo per provare con i suoi amici, la vedova Wilberforce non ha certo modo di pensare che a frequentare la sua casa siano in realtà cinque efferati rapinatori che la coinvolgono a sua insaputa in una rapina. Ma quando la vecchietta scopre il misfatto sarà irremovibile nel pretendere che i ladri si costituiscano, ai banditi non resterebbe che far fuori la vecchia ma non hanno cuore e finiscono per eliminarsi tra loro..




Theladykillers


Un caposaldo della commedia nera britannica di cui è stato girato un omonimo remake nel 2004 a firma dei Fratelli Coen, protagonista Tom Hanks, film cha ricevuto forse più riconoscimenti che apprezzamento dal pubblico.
Tornando alla pellicola del 1955, funziona il contrasto tra l’eccentrica e svampita vecchietta che con le sue eccessive attenzioni disturba ma in fondo conquista i cinque malviventi, in particolare l’energumeno “Carezza” (il signor Lawson) che si opporrà chiaramente all’eliminazione fisica della vecchina.
Non c’è comunque redenzione per i cinque delinquenti che, più che per il buon cuore, preferiscono evitare l’omicidio per non peggiorare la loro situazione giuridica, tentando di fuggire lasciando i compagni nei guai ma ogni tentativo di fuga dalla vecchia casa vittoriana vicino alla ferrovia fallisce miseramente e arriva puntualmente la vendetta omicida dei colleghi che porta all’eliminazione di tutta la banda.




Signoraomicidi


Il film gioca con i topos del giallo e del nero soprattutto con l’inquietante ombra del futuro pensionante che si staglia dietro la porta d’ingresso, omaggio al capolavoro muto di Hitchcock, The Lodger.
Tra i cinque malviventi si segnala la presenza di due attori di fama: Sir Alec Guinness in una delle sue più riuscite caratterizzazioni e la presenza di un poco più che esordiente Peter Seller nel ruolo del Signor Robinson.

Venere e il professore

A song is born
USA 1948 MGM
con Danny Kaye, Virginia Mayo, Steve Cochran, Felix Bressart, Benny Goodman
regia di Howard Hawks


VenereEilprofessore

Rinchiusi da ben nove anni nella loro accademia per scrivere una grande enciclopedia della musica con dischi annessi, sei illustri professori di musica, guidati dal musicologo Hobart Frisbee, non si accorgono che la musica è cambiata e ora il jazz e lo swing regnano nei locali notturni. Fatta la notevole scoperta grazie a due lavavetri di colore, il timido Frisbee s’avventura nella vita notturna della città per indagare il nuovo fenomeno. L’accademico chiede alla cantante Honey Swanson di rispondere ad alcune domande e la ragazza si rifiuta ma quando deve cercare un rifugio per nascondersi dalla polizia per non testimoniare contro il suo fidanzato malvitoso, Honey si ricorda del professore e si presenta all’accademia nel cuore della notte..




Venereprofessore

Howard Hawks gira il remake musicale di un suo film del 1941: Colpo di Fulmine con Gary Cooper e Barbara Stanwyck, che si guadagnò una nomination agli Oscar.
La trama è piuttosto scontata: la ragazza non è così cinica come vuol far credere e finisce per innamorarsi del professore timido ed impacciato che dovrà ricorrere all’astuzia e alla musica per liberarsi del boss e dei suoi scagnozzi.
Come nel film precedente si scorge un rovesciamento della fiaba di Biancaneve e i sette nani: anche qui i professori sono sette e invece di aiutare una dolce fanciulla rischiano di venire gabbati da lei.
Danny Kaye è forse un po’ penalizzato nel ruolo del timidone che lo costringe a tenere a freno la sua verve, infatti il momento migliore è quando interpreta il ballo samoano per convincere la filantropa che li sovvenziona a non tagliare i fondi alla ricerca: la filantropa è una vecchia zitella un po’ innamorata del professore e ovviamente cede (i soldi) alla danza d’accoppiamento, sperando in ben altro.
Nei panni del professor Gerkikoff troviamo il caratterista Felix Bressart, comparso in tre dei film americani di Lubitsch, in particolare era l’agente Buljanoff che si era fatto traviare dalla bella vita parigina in Ninotchka.

Asongisborn

L’interesse del film sta infatti nelle comparsate: al film partecipano le più note stelle del jazz, il clarinettista Benny Goodman fa addirittura parte dei sei professori, mentre gli altri partecipano interpretando sé stessi a partire da Louis Armstrong che nel 1956 parteciperà anche ad Alta Società, il remake musicale di Scandalo a Filadelfia.
L’elenco dei musicisti che suonano in Venere e il professore è impressionante: Tommy Dorsey, Charlie Barnet, Lionel Hampton, Mel Powell, i ballerini Buck and Bubbles che interpretano i lavavetri che fanno conoscere la musica d’improvvisazione agli accademici, doppiati vergognosamente in italiano e chiamati Bingo e Bongo. I gruppi The Page Cavanaugh Trio, The Golden Gate Quartet e Russo and the Samba Kings.

La La Land

Lalaland

Mia, aspirante attrice che si mantiene lavorando in una caffetteria all’interno degli Studios, inizia ad incontrare, all’inizio in maniera poco piacevole, Sebastian, un musicista squattrinato con la fissa del jazz. Raccontandosi sogni e progetti Mia e Sebastian s’innamorano ma la prosaicità della vita quotidiana mette alle corde il loro sentimento e realizzare le proprie ambizioni forse vuol dire mettere da parte l’amore..

Confesso di essere entrata in sala con molti pregiudizi verso un film troppo osannato per non temere di restare delusa e invece sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla gradevolezza della storia dolce amara e soprattutto dalla capacità con cui Damien Chazelle sa far rivivere le atmosfere della grande stagione del musical e non mi riferisco tanto alle citazioni più o meno evidenti che sono stati sviscerate ovunque da mesi, a colpirmi è stata l’accuratezza di certi particolari, l’uso del colore ma soprattutto l’anno di produzione del film scritto in numeri romani sotto il titolo: per una che si è rovinata la vista nel cercare di decifrare col fermo immagine certe date davvero minuscole nel corso degli anni, è stato quasi commovente ritrovarsi questo dettaglio sul grande schermo per un film del 2016!
Oltre che un omaggio ad un genere cinematografico, il film è anche un omaggio alla città di Los Angeles la City of stars della canzone principale, candidata agli Oscar e già vincitrice di un Golden Globe. Un atto d’amore così viscerale da rischiare di mettere in crisi la cosiddetta ”sospensione dell’incredulità”: davvero Mia se ne può tornare a piedi da una festa in collina, senza che le accada nulla? Davvero si può amoreggiare su all’Osservatorio senza che si materializzi un delinquente quando si sa che ogni angolo di L.A. è buono per ritrovare un cadavere? Ripeto l’omaggio è talmente sentito che ti dimentichi anche del lato oscuro di Los Angeles e ti lasci trasportare dalla storia di Mia e Sebastian.
Divisa in quattro capitoli che seguono il corso delle stagioni la vicenda mi ha ricordato il nostro Dieci inverni, un altro film d’amore che regala la stessa fascinazione dell’amore “semplice” di La La Land.
Una semplicità apparente perché il mancato lieto fine (scelta giusta, scelta sbagliata o addirittura scelta maliziosa che lascia lo spiraglio per un sequel?) richiama ancora una volta un classico hollywoodiano dai molti remake (il prossimo pare nel 2018) il musical del 1954 che non si trova nell’elenco delle citazioni, E’ nata una stella che nella sua prima versione drammatica del 1932 aveva un titolo che racchiude bene il film di Chazelle: A che prezzo Hollywood?

La fuga di Logan

LafugadiLoganloc Logan’s Run
USA 1976 MGM
con Michael York, Jenny Agutter, Peter Ustinov, Richard Jordan, Farrah Fawcett
regia di Michael Anderson

In un futuro post atomico la popolazione sopravvissuta si riorganizza in una grande città chiusa in una cupola impenetrabile: i bambini nascono in provetta e alla nascita viene loro innestato nella mano un cristallo che inizia a lampeggiare quando raggiungono i 30 anni di età, limite di vita consentito nell’edonistico mondo ovattato. Per rendere meno drammatica la dipartita di chi ha raggiungo i limiti d’età, si fa credere alla possibilità di “rinnovarsi” e iniziare così un nuovo ciclo vitale, ma non tutti apprezzano questo stile di vita e aumentano sempre più i sovversivi che cercano di lasciare la città. Logan5 è un sorvegliante e un giorno gli viene affidato il compito di infiltrarsi tra i ribelli per smascherarli..

Fantascienza distopica in salsa pop: La Fuga di Logan non ha certamente un grande spessore filosofico, ad esempio non si approfondisce il cambiamento d’idee avvenuto nel protagonista: Logan decide di venire meno agli ordini del computer che governa la città nel momento in cui non gli viene garantito che al ritorno dalla missione gli saranno restituiti i quattro anni di vita sottratti (il suo cristallo deve lampeggiare per far credere che un sorvegliante si voglia unire ai ribelli per paura di affrontare il Carousel) oppure è in un altro punto del viaggio che smonta le sue certezze, o è l’amore per Jessica6 che esplode nel ritrovato contato con la natura a far maturare la sua decisione?


LafugadiLogan

Detto questo il film è sicuramente molto piacevole, gli effetti speciali non risultano obsoleti e del resto alla regia c’è il mago degli effetti speciali Michael Anderson.
Mi ha molto colpito la scenografia degli ambienti comuni della città, identici in forma e funzione ai nostri attuali centri commerciali e anche il rifiuto della vecchiaia, la possibilità di “cambiare faccia” con la chirurgia plastica anticipano in pieno il nostro presente.


Box

Molti sono i referenti cinematografici della pellicola e non solo in ambito sci-fi: se il ritrovamento di una Washington semidistrutta rimanda al finale de Il Pianeta delle Scimmie (1968), la macabra scoperta del destino dei fuggitivi finiti in mano al robot Box mi ha ricordato Il mago di Oz (forse per l’assonanza) quando si scopre che il famigerato mago non è altro che un ometto patetico, mentre il Vecchio che vive nel decqadente Capitol Hill con migliaia di gatti recitando la poesia di T.S. Eliot, The Naming of Cats, mi ha fatto pensare al Papa Jules de L’Atalante.


Logansrun

Il successo del film ha portato alla creazione dell’omonima serie televisiva del 1977-1978.
Si vocifera di un remake, e ovviamente si pensa giàdi gonfiarlo a trilogia.

Vincent Sherman

Vincentsherman

Il 16 luglio 1906 nasce a Vienna in Georgia Abraham Orovitz, diventato noto come regista con il nome di Vincent Sherman.
Dopo la laurea il giovane è deciso a fare l’attore e prima sbarca a New York dove cambia il nome e si dedica alla recitazione teatrale e proprio la piece teatrale Counsellor at Law in cui recita accanto a John Barrymore, gli apre le porte di Hollywood infatti dal dramma nel 1933 viene tratto il film Ritorno alla vita diretto da William Wyler e il giovane attore viene confermato anche per la versione cinematografica, ma fare carriera come attore non è cosa facile, Vincent Sherman ripiega allora sul suo talento di abile sceneggiatore che lo fa assumere alla Warner Bros nel 1937.
Il primo film che gira nel 1939 è un B movie, Il ritorno del dottor X ma il protagonista è destinato a chiara fama: Humphrey Bogart, in questa pellicola il futuro divo è una sorta di zombie/vampiro: è risvegliato dalla tomba grazie al sangue sintetizzato in modo tale da ridargli la vita.


RitornodelDottorX

Seguono altri film di serie B tra cui va ricordato Sesta colonna del 1941 che ha sempre per protagonista Bogart nei panni di un delinquente che, cercando gli assassini di un suo amico, scopre una banda di spie naziste.
Il salto di qualità avviene nel 1943 quando Vincent Sherman dirige Bette Davis e Miriam Hopskins in L’amica (titolo originale Old Acquaintance) il film narra il complicato rapporto d’amicizia tra due donne, tra rivalità sentimentali e lavorative: entrambe sono scrittrici. L’amica ebbe un remake nel 1981, Ricche e Famose, l’ultimo film diretto da George Cukor.
L’anno seguente Sherman dirige ancora Bette Davis in La signora Skeffington storia di una donna bellissima che si sposa per interesse, solo quando sente avvicinarsi la vecchiaia e la solitudine comprende l’affetto del marito. Sia La Davis che Claude Rains vengono nominati agli Oscar per questo film.

Skeffington Prentiss

Del 1947 è il tragico melò Smarrimento che ha per protagonista Ann Sheridan nei panni di Nora Prentiss, una cantante di night per cui un integerrimo dottore è deciso a lasciare la moglie. Per non chiedere il divorzio il dottor Talbot fa passare il cadavere di un paziente per il suo; quando ormai è convinto di poter iniziare una nuova vita viene arrestato come l’assassino del presunto Talbot.
Sempre nel ’47 Ann Sheridan è protagonista di Le donne erano sole un remake non dichiarato di Ombre malesi girato da Bette Davis nel 1940.
Nel 1948 Sherman abbandona momentaneamente i women movies per dedicarsi a Le avventure di Don Giovanni con Errol Flynn, il film riceve due nomination per le scenografie e vince l’Oscar per i migliori costumi nel 1950.
Dopo il mediocre Cuore solitario del 1949, inizia una collaborazione con Joan Crawford: nel 1950 la dirige in Sola con il suo rimorso e ne I Dannati non piangono, i film non sono eccelsi ma confermano la fama di Sherman di regista delle donne, forse non dovuta solo al soggetto dei suoi film ma anche alle liason che il regista intraprese con le sue protagoniste: nella sua autobiografia Studio Affairs il regista confessa il legame di tre anni con la Crawford e una relazione con Bette Davis ai tempi della loro collaborazione cinematografica. Instaura un legame sentimentale anche con Rita Hayworth quando la dirige nel 1952 in Trinidad.

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Dopo questa pellicola la carriera del regista subisce uno stopo di cinque anni: siamo nel pieno del maccartismo e Sherman viene allontanato per sospette simpatie comuniste, non finisce nella lista nera di Hollywood ma si ferma alla grigia.
Riprende a lavorare nel 1956 supervisionando un film italiano Difendo il mio amore, poi nel ’57 sostituisce Robert Aldrich nelle riprese finali de La Giungla della 7° strada. Sherman gira ancora qualche film tra cui ricordiamo I segreti di Filadelfia con Paul Newman onesto avvocato tentato di cedere alle lusinghe del denaro, poi passa alla televisione dirigendo episodi di serie tv o film per la televisione.
Scompare il 18 giugno 2006, nemmeno un mese prima del suo centesimo compleanno.

Intermezzo

Intermezzo: a love story
Usa 1939 Selznick International Pictures
con Leslie Howard, Ingrid Bergman, Edna Best, Ann E. Todd
regia di Gregory Ratoff



Intermezzo

Holger Brandt è un affermato violinista, di ritorno da una lunga tournée conosce Anita Hoffman, la giovane insegnante di piano della figlia Anne Marie.
Impressionato dal talento musicale della ragazza, Holger finisce ben presto per innamorarsi di lei, ricambiato.
Per non cedere al sentimento Anita lascia il lavoro ma mentre sta per andarsene dalla città, Holger, che ha lasciato la moglie, la raggiunge. Anita diventa la nuova accompagnatrice musicale dei concerti del violinista e i due iniziano una vita di musica e viaggi ma l’uomo rimpiange sempre più spesso la lontananza dalla figlioletta. Anita si fa da parte e quando Holger torna a casa solo per portare un regalo ad Anna Maria, la bambina viene investita mentre gli corre incontro.
Capita la sofferenza della figlia anche la moglie perdona Holger.

Intermezzoalovestory

Questo convenzionale film sentimentale passa alla storia per essere il primo film girato da Ingrid Bergman in America, quello che darà l’avvio alla sua sfolgorante carriera. Intermezzo è il remake dell’omonima pellicola svedese di cui l’attrice era stata protagonista in patria nel 1936.
Colpito dal suo talento, David O.Selznick la invita in America offrendole un contratto assai vantaggioso con la piena libertà di scegliersi script e coprotagonisti.
Tra i meriti della pellicola c’è quello di saper condensare in soli 66 minuti il melodramma amoroso. Notevoli le musiche, cosa doverosa visto che la storia si svolge in ambito musicale. Anche il regista Gregory Ratoff, più noto come attore, ci mette del suo con un uso interessante della luce che simboleggia l’amore, sia esso sentimentale o familiare: quando Holger si sente respinto nella taverna il suo volto arretra nell’ombra, lo stesso accade ad Anita quando lo lascia e quando Holger chiede perdono al figlio maggiore, Eric, il viso del ragazzo è una maschera nera.
Il punto di forza resta comunque il cast: bravo come sempre Leslie Howard ma la freschezza di Ingrid Bergman e il suo impeto al pianoforte sono davvero deliziosi.

Brigitte Helm

Brigittehelm

L’11 giugno 1996 moriva in Svizzera, ad Ascona, Brigitte Helm, icona del cinema (non solo) muto per il doppio ruolo di Maria e la donna robot in Metropolis. L’attrice ebbe una carriera fulminea: si ritirò dalle scene nel 1936 e non volle mai rilasciare interviste relative alla sua attività cinematografica.
Brigitte Eva Gisela Schittenhelm era nata a Berlino il 17 marzo 1906, ultima di quattro figli. Il padre militare morì nel 1913.

Metropolis

Quando nel 1924 Fritz Lang stava preparando I Nibelunghi, la madre di Brigitte inviò le foto della figlia a Thea von Harbou, moglie e collaboratrice di Lang.
La ragazza non venne selezionata ma per il lavoro seguente, Metropolis, Thea si ricordò di lei, che nel frattempo si era impiegata come segretaria negli studi cinematografici della UFA.
Brigitte Helm entra nel cinema – e nella storia del cinema- con il doppio ruolo Maria e la Robot, impegnativo da un punto di vista artistico ma anche fisico visto il complicato costume che doveva indossare per il robot.

L’esperienza con Lang non la soddisfa e Brigitte non volle mai più lavorare con il regista. Il terzo film lo interpreta nel 1928 per G.W.Pabst, il delirante Il giglio nelle tenebre dove interpreta una ragazza cieca.
Sempre nello stesso anno il regista la dirige anche in Crisi (Abwege).
Ancora nel 1928 è Alraune, ne La mandragora di Henrik Galeen: una donna amorale nata da un esperimento genetico. Brigitte torna ad interpretare lo stesso ruolo due anni dopo nel 1930 in Alraune la figlia del male, remake sonoro del film di Galeen diretto da Richard Oswald.

Alraune

Con Alraune l’attrice viene identificata totalmente con la vamp mangiauomini, ruolo che riveste egregiamente anche ne L’argent di Marcel L’Herbier, sempre del 1928.
Superato senza problemi lo scoglio del sonoro la carriera della Helm procede bene: nel 1932 lavora ancora con Pabst ne L’Atlandide dove interpreta Antinea, la regina del regno perduto.

L'atlantide

Se ha accettato l’imposizione dell’esclusivo ruolo di femme fatale che lei non ama, Brigitte Helm non accetta l’intromissione in campo cinematografico del regime nazista e nel 1936 si ritira definitivamente dalle scene, lasciandosi alle spalle una serie di occasioni mancate che avrebbero potuto fare di lei una grande diva: imdb dice che Josef von Sternberg aveva pensato in origine a lei per L’angelo azzurro.
Non volendo trasferirsi in America, la Helm nel 1935 rifiuta il ruolo de La moglie di Frankenstein di James Whale che fece la fortuna di Elsa Lanchester.
In quell’anno Brigitte Helm gira il suo ultimo film Il marito ideale diretto da Herbert Selpin e ripara in Svizzera perché il secondo marito era di origini ebraiche. Qui cerca di farsi dimenticare dal mondo del cinema ma la potenza del suo debutto resta indimenticabile.

#GregoryPeck100

Gregory peckTamarafiglaidellasteppa

Eldred Gregory Peck nasceva il 5 aprile 1016 a LaJolla, in California. E’ scomparso il 12 giugno 2003 lasciando una carriera cinematografica di grande spessore di cui ricordiamo le tappe fondamentali.

Tamara figlia della steppa 1944
Il film d’esordio per la regia di Jacques Tourneur è un mediocre film di propaganda bellica, uno dei pochissimi filosovietici.



Io ti salverò 1945
Spellbound
Al quarto film Peck è protagonista di uno dei capolavori di Alfred Hitchcock, celebre, tra l’altro, per le scenografie oniriche realizzate da Salvador Dalì.



Duello al sole 1946
Duelloalsole
Quattro registi per un film voluto da Selznick per lanciare la moglie Jennifer Jones, resta un capolavoro di amour fou per la scena finale della morte dei due protagonisti.



Il caso Paradine1948
Ilcasoparadine
Seconda e ultima collaborazione con Hitchcok in un film giudiziario dove l’integerrimo avvocato Keane s’innamora della sua cliente interpretata da una glaciale Alida Valli.



Cielo di fuoco1949
Cielodifuoco
Film di guerra e nello specifico di battaglie aeree, quasi dimenticato ma secondo il Mereghetti forse una delle migliori interpretazioni di Gregory Peck che gli vale la quarta nomination della carriera agli Oscar.



Vacanze Romane 1953
Vacanzeromane
Il film forse più celebre dell’attore che valse l’Oscar alla debuttante coprotagonista Audrey Hepburn.



Moby Dick 1956
Mobydick
Peck è il capitano Achab nella seconda versione filmica del romanzo di Melville diretta da John Huston.
L’ultimo ruolo interpretato dall’attore è ancora in Moby Dick , nella miniserie tv del 1998 dove intereta Padre Mapple.



I cannoni di Navarone 1961
Icannonidinavarone
Celeberrimo e spettacolare kolossal ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale.



Il Promontorio della paura 1962
Ilpromontoriodelapaura
Gregory Peck è l’avvocato perseguitato dal galeotto che ha fatto incarcerare. Scorsese ne gira il remake nel 1991 e i protagonisti del primo film tornano in due piccoli ruoli opposti a quelli del film originale. Per Gregory Peck il film del 1991 fu l’ultimo girato per il grande schermo.



Il buio oltre la siepe 1962
Ilbuiooltrelasiepe
Il ruolo di Atticus Finch valse a Peck l’unico Oscar della sua carriera, il secondo Golden Globe e l’identificazione con la dirittura morale del personaggio.



Arabesque 1966

Arabesque
Con Sophia Loren nel giallorosa diretto da Stanley Donen che si diletta con lo stile pop e patinato delle riviste dell’epoca.



Un uomo senza scampo 1970
Unuomosenzascampo
Sceriffo perde la testa per una giovane disinibita, ruolo non nuovo per Peck ma la regia asciutta di Frankenheimer e l’età del divo donano al personaggio dello sceriffo Tawes una connotazione particolarmente triste e malinconica.



I ragazzi venuti dal Brasile 1978
Iragzzivenutidalbrasile
Fantapolitica che spaventa con un cast magnifico: Peck è il sadico Mengele braccato dal cacciatore di nazisti Ezra Lieberman (Laurence Olivier)

William A.Wellman

Williamwellman

William Augustus Wellman nasce il 29 febbraio 1896 a  Brookline nel Massachusetts da una famiglia che discende dai Padri Fondatori e da un firmatario della Dichiarazione d’Indipendanza ma il giovane Bill è uno scavezzacollo che finisce per essere espluso da scuola e fare diversi mestieri per mantenersi.
Douglas Fairbanks lo nota durante uno spettacolo teatrale e gli suggerisce di fare l’attore ma il giovane Wellman preferisce andare volontario nella Prima Guerra Mondiale per poter coronare il proprio sogno: diventare aviatore. Si distingue per il suo coraggio in battaglia e riceve la Croce di Guerra ma viene abbattuto dalla contraerea tedesca ed è costretto a tornare in patria per diventare addestratore di volo in California dove incontra nuovamente Fairbanks e si lascia convincere a recitare.
Debutta in The Knickerbocker Buckaroo del 1919 ma quello dell’attore è un mestiere che Wellman ben presto inizia ad odiare mentre è sempre più attrato dalla macchina da presa. Già nel 1920 debutta come regista non accreditato per la Fox in The Twins of Suffering Creek.
Il debutto accreditato dietro la cinepresa è del 1923 in ben due film che gira nello stesso giorno: The Man Who Won e Second Hand Love: la rapidità nelle riprese resterà una caratteristica peculiare della sua carriera.
Wellmanwingsbison-ashx Nel 1927 gira Ali (Wings) la storia di due aviatori rivali in amore che diventano amici al fronte. L’opera è muta e sonorizzata in un secondo tempo, nel 1929.
Ali è stato il primo film a vincere, insieme ad Aurora di F.W.Murnau, la prima edizione degli Oscar del 1929 come miglior produzione categoria che poi si sarebbe trasformata in quella del miglior film.
E’ stato anche il primo film a mostrare il bacio (fraterno!) tra due uomini e ad introdurre la nudità: si vede la visita medica di un arrualamento e fa capolino il seno nudo della protagonista Clara Bow, sex symbol dell’epoca.
Il primato più importante di Ali è però quello di aver inventato un nuovo genere quello dei film di guerra con battaglie aeree, cui appartiene il film di Howard Hughes, Gli angeli dell’inferno, di cui ci ha raccontato Martin Scorsese in The Aviator.
Scorsese è un grande ammiratore di Wellman, regista che viene considerato solo un abile artigiano, e sostiene che il suo primo gangster movie Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno trova anche ispirazione nel celeberrimo lavoro di Wellman del 1931, Nemico Pubblico, film di cui restano ancora oggi memorabili alcune scene, come quella di James Cagney che spreme mezzo pompelmo sulla faccia della fidanzata.

Nemicopubblico

Molto attivo per tutti gli anni ’30, Wellman spazia nei diversi generi: dall’avventura de Il richiamo della foresta (1935) con Clark Gable, ispirato molto liberamente al romanzo di Jack London, alla commedia sofisticata (e cinica) Nulla sul serio del 1937 in cui un reporter (Fredric March) segue il caso di una ragazza (Carole Lombard) che sta per morire per avvelenamento da radio ma la ragazza sta benissimo e finge la malattia solo per godersi New York spesata dal giornale.
Sempre del 1937 è il film che valse a Wellman l’unico Oscar per la miglior sceneggiatura originale di E’ nata una stella (ispirata al film di Cukor del 1932, A che prezzo Hollywood?). La pellicola vanta due remake, quella di George Cukor del 1954 con Judy Garland e quella del 1976 con Barbra Streisand diretta da Frank Pierson.

Wellman30

Se il film sulla legione straniera Beau Geste del 1939 con Gary Cooper, che aveva avuto un piccolo ruolo anche in Ali, è ancora noto, quasi misconosciuta è diventata la pellicola del 1942 interpretata da Ginger Roger Adolphe Menjou e George Montgomery, Condannatemi se vi riesce!, commedia satirica sullo showbiz, adattamento di una commedia alla base anche del musical Chicago. Secondo imdb era tra i film preferiti di Kubrick.
Il capolavoro di Wellman arriva nel 1943, con Alba fatale, un western realistico contro il linciaggio che secondo wikipedia è tra i favoriti di Clint Eastwood (vedi un po’ ‘sti artigiani del cinema..).
Seguono una serie di film di guerra tra cui spiccano I forzati della gloria del 1945, Bastogne (1949), Prigionieri del cielo del 1954 che gli vale una nomination per la miglior regia, alternati a western come Cielo Giallo con Gregory Peck del 1948 e il particolarissimo Donne verso l’ignoto che racconta di una carovana di donne che da Chicago vanno a raggiungere i pionieri nel West per sposarsi con loro. Un film epico girato tutti in esterni che racconta la conquista del West attraverso la figura femminile, coraggiosa e indomita tanto quanto gli uomini che l’ha preceduta.

Wellmanwestern

Wellman si ritira dalle scene del 1958 con un ultimo film di battaglie aeree della Prima Guerra Mondiale, La squadriglia Lafayette.
Si spenge il 9 dicembre 1975.