L.A. Confidential

USA 1997, Warner Bros
con Kevin Spacey, Russell Crowe, Guy Pearce, James Cromwell, Kim Basinger, Danny DeVito, David Strathairn, Ron Rifkin, Matt McCoy, Simon Baker, Graham Beckel, Darrell Sandeen, Michael McCleery, Tomas Arana
regia di Curtis Hanson

Los Angeles 1953: mentre il mercato della droga è in subbuglio per la morte di un capomafia e la polizia deve rifarsi un’immagine dopo il Natale di sangue, uno dei poliziotti sospesi dal servizio per aver partecipato al linciaggio viene trovato tra i morti della carneficina alla caffetteria Nite Owl. I primi sospettati sono dei ragazzi di colore ma tre poliziotti, per motivazioni diverse, non credono a questa pista e, pur non andando d’accordo tra loro, si alleano per scoprire la verità; qualcuno pagherà con la vita…

Canto del cigno del genere neo-noir: il lato torbido della luccicante Città degli Angeli raccontato in maniera precisa e complessa: una lunga introduzione, più storie apparentemente slegate tra loro che s’intrecciano per rivelare che il mandante è sempre  lo stesso con la sete di governare lo stretto connubio di sesso e droga che attraversa la città.

L’introduzione al periodo storico è precisa: ce la racconta il giornalista Sid Hudgens che dirige un tabloid scandalistico chiamato Hush Hush e ha sul libro paga il detective Jack Vincennes, detto Hollywood Jack perché è il consulente di una serie televisiva che dovrebbe esaltare la polizia losangelina ed è il protagonista di arresti eccellenti costruiti ad arte con Sid.
Jack avrà un inatteso scatto di coscienza quando troverà sgozzato un ragazzotto di provincia i cui sogni di gloria hollywoodiana si sono spenti facendo il gigolo a favore degli scatti fotografici di Sid.

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Il secondo poliziotto è Bud White, giovane partner di Dick Stensland, il poliziotto ucciso al Nite Owl. Bud è un picchiatore, esegue gli ordini senza fare domande e passa per uno poco sveglio in cambio di riserva il diritto di sfogare la sua rabbia più cieca su chi maltratta le donne nel tentativo di superare il trauma della madre massacrata dal marito davanti ai suoi occhi.

Le strade di Bud e Jack scorrono parallele e li accomuna solo il disprezzo verso il tenente Ed Exley, figlio di un eroico poliziotto morto in azione. Exley è stato l’unico a testimoniare contro i colleghi nel Natale di sangue, l’incorrutibilità del giovane poliziotto fa il paio con la sua abilità politica e riesce a fare carriera nonostante sia poco amato.

L.A.  Confidential 1997  Kevin Spacey Guy Pearce
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Los Angeles ovviamente è anche Hollywood e la malavita nutre e si nutre del sottobosco dello star-system, c’è una gag sulla relazione tra Lana Turner e Johnny Stompanato e gran parte della trama ruota attorno a un faccendiere che ha messo in piedi un servizio di escort simili alle dive più amate, alcune delle sue ragazze sfruttano la somiglianza naturale come quella di Lynn Bracken con Veronica Lake, altre devono ricorrere alla chirurgia plastica per diventare Rita Hayworth. Bud s’innamora di Lynn e comincia a indagare sul caso del collega ucciso perché assassinato mentre era in compagnia di una collega di Lynn, morta anche lei al Nite Owl.
Lynn però va a letto con Exley per metterlo in trappola con un servizio fotografico di Sid, la reazione di Bud è inconsulta ma alla fine si alleerà con Exley per arrivare al mandante di tutti gli omicidi.

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Per i due poliziotti e la donna c’è un lieto fine ma la storia emersa dalle indagini è così torbida da lasciare l’amaro in bocca.

Il film ebbe un grande successo di critica e di pubblico confermando la carriera di star come Kevin Spacey e Kim Basinger che ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista.
Per gli altri ruoli, il regista ha puntato su un cast poco conosciuto e la pellicola si è rivelata un ottimo trampolino di lancio per i tre australiani del cast: Guy Pearce e soprattutto Russell Crowe, ma anche Simon Baker, il giovane attore gigolo sgozzato è poi diventato celebre con la serie tv The mentalist

Pal Joey

Usa 1957 Columbia
con Rita Hayworth, Frank Sinatra, Kim Novak, Barbara Nichols, Elizabeth Patterson, Bobby Sherwood, Hank Henry
regia di George Sidney



Paljoey


Joey Evans, cantante donnaiolo e sfacciato, torna a San Francisco senza un soldo in tasca, si fa assumere in un localino della Costa dei Barbari e nota subito Linda, la più bella delle ballerine di fila. Durante una serata di beneficenza in cui si esibisce, Joey incontra Vera Simpson una ex spogliarellista ora ricchissima vedova del “re del popcorn” e il cantante la seduce con il suo fascino: Vera accetta di finanziare il locale di Joey ma pretende che Linda lasci la compagnia, gelosa della giovinezza della ragazza ma quando si accorge che Pal è davvero innamorato si trasforma nel cupido della coppia.




Paljoey


Versione con esplicito happy end del musical del 1940 tratto dall’omonimo romanzo epistolare di John O’Hara, un film elegante con alcune celebri canzoni su tutte Lady is a tramp e My funny Valentine cantata da Kim Novak (doppiata).
Il cast è di richiamo: Rita Hayworth torna finalmente a un ruolo da signora dopo diversi ruoli da donna di malaffare che la Columbia le aveva affidato da quando l’attrice era tornata alla major dopo la fine del matrimonio con l’Aga Khan.
Sempre esaltata dal technicolor, Rita Hayworth cita se stessa quando interpreta Zip mimando uno spogliarello alla Gilda; doppiata come sempre nelle canzoni, anche se aveva buone doti canore, la Hayworth svetta sui suoi due colleghi per le sue doti di ballerina ma nel film le coreografie sono ridotte al minimo proprio per le scarse virtù degli altri protagonisti.
Frank Sinatra, comunque, vinse un Golden Globe come miglior interprete e Kim Novak anticipa la sua abilità nel recitare con gli animali (lo so che detto così suona come un’offesa invece vorrebbe esser un complimento) interagendo con il fox terrier Professore come farà l’anno seguente con il gatto Cagliostro in Una strega in paradiso.
I colori degli abiti dell’attrice e l’ambientazione a San Francisco anticipano anche il più grande successo della diva sempre del 1958: La donna che visse due volte.

Bionda Fragola

StrawberryblondeThe Strawberry Blonde
USA 1941 Warner Bros
con James Cagney, Olivia De Havilland, Rita Hayworth, Jack Carson
regia di Raoul Walsh

Il dentista Biff Grimes rievoca la sua giovinezza quando dieci anni prima s’era innamorato della bella Virginia, una ragazza dai capelli biondo fragola che però gli ha preferito l’amico Hugo Barnstead, la cui ricchezza è accumulata anche con l’imbroglio e infatti a causa sua Biff finisce in galera. La fortuna di Biff però è aver sposato Amy, ragazza meno appariscente ma molto più affidabile di Virginia.

Raoul Walsh è un regista attivo fin dai tempi del muto che ha dato il meglio di sé nei film d’azione, gangster movie e noir ma che ha comunque spaziato in ogni genere cinematografico e Bionda Fragola è il suo film sentimentale, una commedia che invece di giocare con la malinconia d’antan dell’inizio del XX secolo, punta più sulla verve dei protagonisti: James Cagney ci mette come sempre tutta la sua grinta disegnando un uomo che non si lascia piegare dalla vita (basta pensare alla scazzottata finale con i vicini di casa, ragazzi del college). Olivia De Havilland è come sempre all’altezza del ruolo ed è notevole la scena in cui Amy si presenta nel parco dove Biff sta aspettando Virginia che intanto si è promessa a Hugo, salvando il ragazzo dagli sberleffi degli amici.
La bionda fragola del titolo è Rita Hayworth scelta per il ruolo solo in favore della sua taglia uguale a quella di Ann Sheridan che aveva abbandonato il ruolo dopo che i costumi erano già stati realizzati. Per la prima volta l’attrice viene presentata come una rossa, colore di capelli che contraddistinguerà gli anni del grande successo iniziato proprio con i tre film girati nel 1941, è anche una delle pochissime volte in cui canta con la sua voce originale, poi verrà sempre doppiata anche nei grandi successi come Gilda.



Biondafragola


La realizzazione del film fu piuttosto contrastata comunque la pellicola si rivelò un grande successo al botteghino a differenza della prima versione del 1933, One Sunday Afternoon, con Gary Cooper che fu l’unico film in perdita del grande divo.

Sangue e Arena

Locandina Blood and Sand
Usa 1922 Paramount
con Rodolfo Valentino, Nita Naldi, Lila Lee
regia di Fred Niblo

Juan Gallardo, povero ragazzo di Siviglia, diventa uno dei più grandi matador della Spagna, felice e sposato con la compagna d’infanzia Carmen, fino all’incontro con la marchesa Doña Sol che lo seduce e non vuole lasciarlo, mettendolo in imbarazzo anche davanti alla madre e alla sposa. Lo scandalo travolge anche la sua carriera di torero e Juan rimane mortalmente ferito nell’arena ma prima di spirare ottiene il perdono dell’amata Carmen.

Sangue e Arena ha aperto la settima edizione stagione del Gran Festival del Cinema Muto di Milano, quest’anno tutto dedicato a Rodolfo Valentino, di cui ricorre il novantesimo anniversario della morte.
Il film è noto per il remake del 1941 diretto da Rouben Mamoulian ed interpretato da Tyrone Power e Rita Hayworth, pellicola che riprende piuttosto fedelmente la trama della prima versione con Valentino.
Il film del 1922 non spicca per meriti artistici, è una grande produzione costruita su misura per il divo italiano che ha per comprimarie due grandi star del cinema muto come Nita Naldi e Lila Lee; ancora una volta, pur non trovando Valentino bellissimo nelle fotografie, sono rimasta affascinata dalla sua capacità di “bucare” lo schermo e ammaliare ancora oggi gli spettatori.

BloodAndSand

In questa pellicola l’attore dimostra una buona capacità recitativa, infatti non interpreta il solito ruolo di seduttore ma un uomo che, pur essendo molto innamorato della moglie, ha il solo torto di non saper resistere alla maliarda che lo seduce solo per la sua celebrità.
SangueearenaDella vamp d’inizio secolo la star Nita Naldi mette in scena tutto il repertorio: le mani artigliate che si avvinghiano all’uomo, l’anello serpentino che appartenne addirittura a Cleopatra, i molli divani con pelli di tigre dove fumare droghe lasciando sconcertato Gallardo, che in fondo rimane sempre un semplice popolano che ha avuto successo e al primo appuntamento con la seduttrice non vuole lasciare andare via l’amico che lo ha accompagnato nella fastosa residenza perché non sa cosa dire alla smaliziata marchesa.
La vicenda personale di Gallardo s’intreccia con la sua vicenda pubblica di eroe nazionale per il coraggio come matador: le riprese della corrida sono poche e girate da lontano a Valentino spetta il compito di sfoderare le sue capacità di ballerino in un flamenco nella taverna.
A dare ancora più spessore al lato tragico, e per certi versi scaramantico, della trama c’è il personaggio dello studioso che dal suo antro dove raccoglie strumenti di tortura osserva il destino di Gallardo e lo annota su un grande libro, è una chiara rappresentazione del Destino: quando gira la clessidra inizia il fato nefasto del torero, con l’incontro della donna che lo porta alla rovina.

Vincent Sherman

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Il 16 luglio 1906 nasce a Vienna in Georgia Abraham Orovitz, diventato noto come regista con il nome di Vincent Sherman.
Dopo la laurea il giovane è deciso a fare l’attore e prima sbarca a New York dove cambia il nome e si dedica alla recitazione teatrale e proprio la piece teatrale Counsellor at Law in cui recita accanto a John Barrymore, gli apre le porte di Hollywood infatti dal dramma nel 1933 viene tratto il film Ritorno alla vita diretto da William Wyler e il giovane attore viene confermato anche per la versione cinematografica, ma fare carriera come attore non è cosa facile, Vincent Sherman ripiega allora sul suo talento di abile sceneggiatore che lo fa assumere alla Warner Bros nel 1937.
Il primo film che gira nel 1939 è un B movie, Il ritorno del dottor X ma il protagonista è destinato a chiara fama: Humphrey Bogart, in questa pellicola il futuro divo è una sorta di zombie/vampiro: è risvegliato dalla tomba grazie al sangue sintetizzato in modo tale da ridargli la vita.


RitornodelDottorX

Seguono altri film di serie B tra cui va ricordato Sesta colonna del 1941 che ha sempre per protagonista Bogart nei panni di un delinquente che, cercando gli assassini di un suo amico, scopre una banda di spie naziste.
Il salto di qualità avviene nel 1943 quando Vincent Sherman dirige Bette Davis e Miriam Hopskins in L’amica (titolo originale Old Acquaintance) il film narra il complicato rapporto d’amicizia tra due donne, tra rivalità sentimentali e lavorative: entrambe sono scrittrici. L’amica ebbe un remake nel 1981, Ricche e Famose, l’ultimo film diretto da George Cukor.
L’anno seguente Sherman dirige ancora Bette Davis in La signora Skeffington storia di una donna bellissima che si sposa per interesse, solo quando sente avvicinarsi la vecchiaia e la solitudine comprende l’affetto del marito. Sia La Davis che Claude Rains vengono nominati agli Oscar per questo film.

Skeffington Prentiss

Del 1947 è il tragico melò Smarrimento che ha per protagonista Ann Sheridan nei panni di Nora Prentiss, una cantante di night per cui un integerrimo dottore è deciso a lasciare la moglie. Per non chiedere il divorzio il dottor Talbot fa passare il cadavere di un paziente per il suo; quando ormai è convinto di poter iniziare una nuova vita viene arrestato come l’assassino del presunto Talbot.
Sempre nel ’47 Ann Sheridan è protagonista di Le donne erano sole un remake non dichiarato di Ombre malesi girato da Bette Davis nel 1940.
Nel 1948 Sherman abbandona momentaneamente i women movies per dedicarsi a Le avventure di Don Giovanni con Errol Flynn, il film riceve due nomination per le scenografie e vince l’Oscar per i migliori costumi nel 1950.
Dopo il mediocre Cuore solitario del 1949, inizia una collaborazione con Joan Crawford: nel 1950 la dirige in Sola con il suo rimorso e ne I Dannati non piangono, i film non sono eccelsi ma confermano la fama di Sherman di regista delle donne, forse non dovuta solo al soggetto dei suoi film ma anche alle liason che il regista intraprese con le sue protagoniste: nella sua autobiografia Studio Affairs il regista confessa il legame di tre anni con la Crawford e una relazione con Bette Davis ai tempi della loro collaborazione cinematografica. Instaura un legame sentimentale anche con Rita Hayworth quando la dirige nel 1952 in Trinidad.

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Dopo questa pellicola la carriera del regista subisce uno stopo di cinque anni: siamo nel pieno del maccartismo e Sherman viene allontanato per sospette simpatie comuniste, non finisce nella lista nera di Hollywood ma si ferma alla grigia.
Riprende a lavorare nel 1956 supervisionando un film italiano Difendo il mio amore, poi nel ’57 sostituisce Robert Aldrich nelle riprese finali de La Giungla della 7° strada. Sherman gira ancora qualche film tra cui ricordiamo I segreti di Filadelfia con Paul Newman onesto avvocato tentato di cedere alle lusinghe del denaro, poi passa alla televisione dirigendo episodi di serie tv o film per la televisione.
Scompare il 18 giugno 2006, nemmeno un mese prima del suo centesimo compleanno.

100 anni di Anthony Quinn

Aquinn Antonio Rodolfo Quinn Oaxaca nasce il 21 aprile 1915 a Chihuahua, in Messico nel pieno della Rivoluzione messicana. Il padre di origini irlandesi-messicane è un soldato di Pancho Villa che diventa assistente cameraman e si sposta con tutta la famiglia a Los Angeles dove Anthony cresce tra gli studi, incompiuti, di archittettura (è allievo e amico personale di  Frank Lloyd Wright) i primi umili lavori e la boxe.
A 21 anni inizia la carriera di caratterista cinematografico e grazie a quella faccia così diversa dallo stereotipo wasp del divo americano, è richiesto per interpretare mille ruoli etnici: da cinese, arabo e soprattutto da pellirossa, ruolo che intraprende per la prima volta nel 1936 in La conquista del West di Cecil B. De Mille, di cui l’anno dopo sposa la figlia Katherine, anche lei attrice, da cui avrà cinque figli, i primi dei tredici avuti da diverse mogli e amanti.

Sangueearena

Tra i film più importanti di quel periodo si segnala la partecipazione a Sangue e Arena di Rouben Mamoulian del 1941 dove Quinn è Manolo de Palma, amico/rivale del torero Juan Gallardo (Tyrone Power) che butta al vento famiglia e carriera per la sensuale Rita Hayworth, Dona Sol.

Vivazapata Deluso dalla carriera cinematografica che non gli permette di uscire dal ruolo di caratterista, nel 1947 Anthony Quinn decide di concentrarsi sul teatro e a Broadway recita la parte di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama desiderio. Elia Kazan, regista sia della versione teatrale che quella cinematografica con Marlon Brando del 1951, nota l’interprete e lo vuole per il suo prossimo film con Brando, Viva Zapata! Anthony Quinn veste così i panni di Eufemio Zapata il fratello maggiore di Emiliano vincendo il suo primo Oscar da attore non protagonista e dando una svolta decisiva alla sua carriera che in quei primi anni ’50 lo porta in Italia e ne fa uno dei protagonisti della Hollywood sul Tevere, i ruoli sarebbero sempre quelli da latino intenso come in Cavalleria Rusticana di Carmine Gallone o da eroe omerico come nell’Ulisse di Mario Camerini dove interpreta Antinoo capo dei Proci, ma l’incontro con Fellini gli regala un personaggio scolpito nella storia del cinema, il rude saltimbanco Zampanò de La strada.

Lastada

Gobbonotredame Chiusa la parentesi italiana Quinn punta al suo secondo oscar da attore non protagonista interpretando Gauguin in Brama di vivere (1956) il biopic che  Vincente Minnelli dedica alla vita di Van Gogh interpretato da Kirk Douglas. Nello stesso anno veste i panni di Quasimodo ne Il Gobbo di Notre Dame nella versione di  Jean Delannoy, (prima trasposizione a colori del celebre romanzo di Hugo), nel ruolo della zingara Esmeralda c’è un’incantevole Gina Lollobrigida.
Negli anni seguenti, tra western (Ultima notte a Warlock) e film di guerra (I cannoni di Navarone) o storici (Lawrence d’Arabia) Anthony Quinn diventa il prototipo del duro come recita anche il titolo italiano di Requiem for a Heavyweight : Una faccia piena di pugni, film sulla box dove ha un ruolo anche Cassius Clay ma sarà un ruolo completamente diverso, quello dell’inguaribile ottimista Alexis Zorba di Zorba il Greco a diventare il suo film più celebre ma di certo non il migliore.

Zorbailgreco

La carriera dell’attore prosegue, praticamente senza sosta, fino alla fine degli anni ’90 ma le opere degne di note sono davvero poche (personalmente lo ricordo come il Caifa nel celeberrimo sceneggiato Rai Gesù di Nazareth di Zeffirelli) o il ruolo principale ne Il leone del deserto, celebrazione del ribelle libico Omar Mukhtar contro l’invasione fascista guidata da Graziani. Prodotto da Gheddafi nel 1981 il film è stato vietato in italia per circa 30 anni e solo intorno nel 2009 Sky lo ha messo in programmazione, in occasione della visita romana del colonnello libico.
Sempre dedito all’arte, Anthony Quinn siè fatto anche una certa fama come scultore e pittore e ci ha lasciato due autobiografie: Il peccato originale (1972) e One Man Tango del 1997.
L’attore si è spento a 86 anni il 3 giugno 2001.

Giù sulla Terra (Bellezze in cielo)

Bellezzeincielo Down to Earth
USA 1947
con Rita Hayworth, Larry Parks, Edward Everett Horton
regia di Alexander Hall

Dall’Olimpo le Muse possono sbirciare ciò che accade sulla Terra e quando scoprono che a Broadway si vuole fare un musical su di loro che le rappresenta come donne facili si infuriano. Tersicore in persona chiede aiuto a Mr. Jordan per poter scendere tra gli umani ed intervenire..

Spunto carino per un musical giustamente non passato alla storia: come Tersicore si impone sul povero compositore trasformando lo script originale in un’opera aulica ma noiosa, così tutta la parte centrale del film è un elegante ma noioso sfoggio di costumi e numeri di ballo. Si salva solo la parte iniziale e il finale, dove non ballano.
Tra Tersicore, al secolo  Kitty Pendleton e l’autore Danny Miller ovviamente scocca l’amore e quando Kitty scopre che l’amato rischia la vita se il musical non avrà successo e non potrà ripagare il biscazziere che l’ha sovvenzionato, si adegua al musical trash e pieno di errori mitologici. Lo spettacolo ha successo ma la musa, novella Cenerentola deve tornare sull’Olimpo, il cuore è spezzato ma nel finale dolce amaro Mr. Jordan le mostrerà che alla morte di Miller i due saranno uniti per l’eternità.
Giùsullaterra Di veramente notevole c’è la bellezza di Rita Hayworth, esaltata dal Technicolor perfetto.
La pellicola è anche una sorta seguito de L’inafferrabile signor Jordan, il film del 1941 in cui il boxeur Joe Pendleton moriva per errore e si reincarnava in un miliardario poi in altro pugile, cercando di riconquistare l’amata Bette. Il film era diretto sempre da Alexander Hall.
In Bellezze in cielo tornano tre personaggi del film precedente: Mr. Jordan interpretato però da Roland Culver che sostituisce Claude Rains, l’angelo pasticcione 7013, Edward Everett Horton e Max Corkle (James Gleason) prima agente di Joe e ora agente di Kitty Pendleton.
Entrambi i film vantano un remake più o meno negli stessi anni: L’inafferabile signor Jordan diventa nel 1978 Il paradiso può attendere con Warren Beatty mentre Giù sulla Terra nel 1980 avrà il suo remake in Xanadu con Olivia Newton-John reduce dal successo di Grease.

Auguri a Kim Novak

KimNovak

Ottant’anni per una bellezza mozzafiato di Hollywood, dalla carriera piuttosto breve ma protagonista di uno dei più celebri capolavori di Hitchcock La donna che visse due volte.
Marylin Pauline Novak nasce a Chicago il 13 febbraio 1933. Esordisce come modella e in poco tempo arriva a Los Angeles. Il primo ruolo cinematografico è una comparsata senza battute e non accreditata ne La linea francese ma tanto basta a farla notare dalla Columbia che la assume.

L'uomodalbracciod'oro

Nel 1954 sostituisce Rita Hayworth in Criminale di turno un film noir diretto da Richard Quine e comincia una carriera che sembra inarrestabile. Tra i film del 1955 vanno ricordati Picnic accanto a William Holden in cui la Novak interpreta Madge Owens, la bella del paese divorata dall’insicurezza di essere stupida: e chi di noi non si riconosce nella “solitudine dei belli” portata in scena dal regista Joshua Logan?
Sempre nel 1955 è accanto a Frank Sinatra ne L’uomo dal braccio d’oro; la pellicola, diretta da Otto Preminger, vanta due primati: la prima partitura jazz scritta appositamente per una colonna sonora e soprattutto si tratta del primo film prodotto da una major che parla esplicitamente di tossicodipendenza (il tema era interdetto dal Codice Hays).
Nel 1957, sempre accanto a Sinatra l’attrice si cimenta nel musical con Pal Joey, dove interpreta una ballerina di fila che fa innamorare il cantante che per lei rinuncia alla carriera offertagli dalla miliardaria Rita Hayworth. Date le scarse abilità della Novak e di Sinatra i numeri di ballo sono molto limitati ma alcune canzoni sono passate alla storia ad esempio la celeberrima The lady is a tramp.
Nel 1958 il ruolo che la pone nell’olimpo della storia del cinema: La donna che visse due volte, il capolavoro di Hitchcock che nell’ultima classifica dei film più belli della storia del cinema è riuscito a rubare l’eterno primato di Quarto potere. Kim Novak fu scelta in sostituzione di Vera Miles che era incinta e il suo rapporto con Hich non fu idilliaco infatti non lavorarono più insieme anche se l’attrice incarnava perfettamente la bionda glaciale amata dal regista.

Vertigo-strega

Lavora ancora con James Stewart nel film seguente sempre del ‘58, Una strega in paradiso dove la Novak è bellissima e incanta il pubblico cantando una nenia con in braccio il gatto Cagliostro. Per amore però la strega rinuncerà ai suoi poteri magici. Dirige Richard Quine che sceglie l’attrice anche per il film del 1960 Noi due sconosciuti, uno studio sull’adulterio nell’America perbenista di quegli anni; il protagonista maschile è Kirk Douglas. Il sodalizio (anche sentimentale) con il regista Richard Quine continua anche nel 1962 con il giallorosa L’affittacamere interpretato anche da Jack Lemmon.

Baciamistupido

Nel 1964 arriva l’ultimo capolavoro girato da Kim Novak per la regia di Billy Wilder, Baciami stupido. L’attrice è la prostituta Polly che un compositore geloso fa passare per la propria moglie al fine di buttarla tra le braccia di un cantante donnaiolo (Dean Martin) con cui vuole collaborare. Gli equivoci e la gelosia faranno in modo che il temuto tradimento avverrà con la vera moglie del compositore ma al solito l’importante è che tutti abbiano il proprio tornaconto e il cinico lieto fine può trionfare.
Dal 1965 Kim Novak inanella una serie di flop al botteghino (Le avventure e gli amori di Moll Flanders, Quando muore una stella) che pongono bruscamente fine alla sua carriera, le apparizioni cinematografiche sono sempre più rare mentre la reclama la televisione, ricordiamo la lunga partecipazione a Falcon Crest.
Dal 1976 l’attrice si è sposata per la seconda volta con un medico veterinario e vive in un ranch in Oregon.

100 anni di Gene Kelly

Genekelly Eugene Curran Kelly nasce a Pittsburgh il 23 agosto 1912. Si dedica alla danza fin dall’infanzia e a vent’anni ha una scuola di danza che porta il suo nome con sede a Pittsburgh e a Johnstown. L’anno dopo consegue anche una laurea in economia sempre all’unversità di Pittsburgh. Segue il debutto sui palcoscenici di Broadway (ovviamente con grande successo) e a trent’anni quello sul grande schermo con For Me and My Gal accanto a Judy Garland. Si fa notare due anni più tardi in Fascino (Cover Girl regia di Charles Vidor) dove interpreta il fidanzato della protagonista, Rita Hayworth, tentata dalla fama che le darebbe diventare una ragazza copertina. Trama banale per un film che segna un punto di svolta nel processo di liberalizzazione del musical dalle costrizioni sceniche (cfr Il Mereghetti) e infatti tra i numeri più memorabili c’e’ Alter Ego dove Kelly duetta con sè stesso riflesso in uno specchio.

Due marinai e una ragazza è il film del 1945 con cui la MGM decide di fare dell’attore una star: Gene Klly balla con il topolino Jerry e collabora per la prima volta con Frank Sinatra con cui lavorerà’ ancora in Facciamo il tifo insieme e Un giorno a New York, entrambi del 1949.
Il pirata del 1948 accanto a Judy Garland, gli farà stringere un altro sodalizio importante, quello con Vincente Minelli che lo dirigerà anche in Un americano a Parigi (1951) e nel romanticissimo Brigadoon del 1954

Brigadoon

Nel 1948 arriva anche un ruolo non musicale I tre moschettieri di George Sidney, forse la più bella trasposizione cinematografica del romanzo di Dumas tra le innumerevoli girate. Non è un musical ma il personaggio di D’Artagnan permette all’attore di esprimere tutta la sua potenza atletica soprattutto nel lungo duello con Jussac: cinque minuti scanditi dalla musica di Čajkovskij, fu il duello più lungo della storia del cinema fino al 1952 quando il medesimo regista si superò in Scaramouche.

Itremoschettieri

Un giorno a New York del 1949 fu l‘ultimo dei tre film che Kelly girò accanto a Frank Sinatra, alla cinepresa c’e’ Stanley Donen con cui il ballerino co-dirige alcuni dei capolavori del musical americano: Cantando sotto la pioggia del 1952 e È sempre bel tempo del ‘55.
Tra il ‘49 e il ‘55 Gene Kelly è il re del musical che grazie a lui raggiunge il suo apice, l’energia e la gioia di vivere che sprizzano dal suo corpo compatto ma atletico, il sorriso aperto su una bella faccia americana e il genio nella danza che stanno dietro alle coreografie più celebri della storia del cinema: l’uscita da un dipinto di Toulouse Lautrec in Un americano a Parigi, il ritmo dato dall’asse scricchiolante e del giornale in un numero de L’allegra fattoria (1950) e ovviamente la celeberrima e stracitata scena del ballo sotto la pioggia girata mentre l’attore aveva quasi 40° di febbre.

Cantandosottolapioggia

Nel 1956 Gene Kelly dirige il primo film in proprio, Trittico d’amore (Invitation to dance) una pellicola particolare, composta da tre distinti segmenti caratterizzata dalla completa assenza di dialoghi, tutto viene espresso dalla danza e dalla musica. Il film vinse l’Orso d’Oro a Berlino ma fu un flop al botteghino come già temeva la MGM: la pellicola infatti, era stata girata nel ’52 e restata in un cassetto per quattro anni proprio per i dubbi sulla sua commerciabilità.

Anche gli altri film diretti da Gene Kelly non sono celebri fino al successo di Hello Dolly! (con Barbra Streisand e Walter Matthau) con cui sbanca i botteghini nel 1969. Nel 1970 la sua penultima regia, un bislacco western con James Stewart ed Henry Fonda nei panni di due cowboy che ereditano un bordello di lusso, il The Cheyenne Social Club del titolo originale che in italiano diventa Non stuzzicate i cowboys che dormono.
La carriera cinematografica dell’attore, che pure si dedicò a qualche ruolo drammatico come E l’uomo creò Satana! di Stanley Kramer, finisce con un ultimo musical, Xanadu, accanto a Olivia Newton-John nel 1980.
Gene Kelly si è spento a Beverly Hills il 2 febbraio 1996.

Addio a Glenn Ford

Glennford
Aveva compiuto 90 anni il 1° maggio di quest’anno, essendo nato nel 1916 in Canada. La famiglia si trasferisce ben presto in California e Gwyllyn Samuel Newton Ford viene naturalizzato come cittadino statunitense nel ‘39, mentre sta muovendo i primi passi nel mondo cinematografico.
Il primo film di un certo spessore e’ Seduzione , diretto da Charles Vidor nel 1940 dove per la prima volta si forma la coppia esplosiva Rita Hayworth/Glenn Ford che insieme girera’ cinque film diventando celeberrima con Gilda del 1946.

Gilda

Nel frattempo Ford era stato in guerra, distaccato in Francia e per le sue eroiche azioni la repubblica Francese lo insignira’ della Legion d’Onore nel 1992.
Del 1946 e’ un altro film, il melodrammatico L’anima e il volto che lo vede recitare accanto a Bette Davis, l’attrice veste il doppio ruolo di due gemelle sfoggiando trucchi simili a quelli di un altra pellicola dello stesso anno, Lo specchio scuro di Siodmak interpretato da Olivia De Havilland.
Dopo l’enorme successo di Gilda Glenn Ford diventa un attore acclamato e richiestissimo, nel 1950 lo troviamo anche accanto ad Alida Valli in uno dei film della sua parentesi americana, La Torre bianca, mediocre pellicola che narra una (dis)avventura alpinistica.
Nel 1953 e’ il protagonista di uno dei capolavori di Fritz Lang Il grande caldo, dove interpreta Dave Bannion, sergente di polizia che sventa in solitaria una banda di criminali che era arrivata a uccidergli la moglie e farlo dimettere dal corpo.
La collaborazione con Lang prosegue l’anno seguente con La bestia umana, rivisitazione del romanzo di Zola, accanto a Ford c’e’ ancora Gloria Grahame, come ne Il grande caldo.

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Da ricordare anche il film del 1955, Il seme della violenza dove Ford e’ un insegnante in una scuola “difficile” dove fatichera’ non poco a guadagnarsi la stima dei propri allievi. La storia e’ banalissima e rivista piu’ volte, ma il film di Richard Brooks si segnala per essere il primo ad impiegare una canzone rock’n’ roll nella colonna sonora, niente meno che Rock around the clock.
Tra il ‘56 e il ‘57 Glenn Ford e’ protagonista di grandi film western firmati da Delmer Daves: Vento di terre lontane che rivista in chiave western l’Otello e l’immortale Quel treno per Yuma.

Fordwestern

Sempre della coppia Daves/Ford e’ uno dei western che prediligo in assoluto, non tanto per qualita’ artistica ma per una particolare impressione infantile, il film e‘ Cowboy che narra il realizzarsi del sogno di un ragazzo di citta: diventare cowboy. Frank Harris (Jack Lemmon) si unisce alla squadra del mandriano Tom Reese (Glenn Ford) e provera’ sulla sua pelle la dura vita del west che sgretola la sua ingenuita’: la scena del gioco col serpente che causa la morte di uno dei cowboy e il trafugamento degli stivali del cadavere rimarra’ sempre indelebilmente impressa nella mia memoria!
Oltre ai western che segneranno quasi tutta la carriera di Ford negli anni ‘60, l’attore non disdegna le commedie: in Angeli con la pistola del 1961 e’ il gangster dal cuore d’oro Dave Lo Sciccoso, che aiuta la barbona Annie (Bette Davis) convinto che le sue mele gli portino fortuna. Il film e’ un remake di Signora per un giorno del 1933 sempre diretto da Frank Capra.
Nel ‘63 e’ il padre vedovo a cui il figlio (un pestifero Ron Howard) trova la moglie ideale in Una fidanzata per papà firmato da Vincente Minnelli, regista che aveva diretto Glenn Ford anche l’anno precedente nel mediocre remake di un grande film degli anni ‘20 che aveva per protagonista Rodolfo Valentino, I quattro cavalieri dell’apocalisse.

Glennfordcomsuperman

A partire dagli anni ‘70 l’attore si dedica alla televisione, l’ultimo ruolo degno di nota la cinema e’ il ruolo del padre “terrestre” (Jonathan Kent) di Superman nell’omonimo film del 1978 ed e’ una triste coincidenza che l’attore sia venuto a mancare ieri, 30 agosto 2006 mentre nei cinema di tutto il mondo spopola il nuovo blockbuster dedicato al supereroe.