Galantuomini

Galantuomini

Nel Salento dei primi anni ‘60 cresce la bella ma poverissima Lucia con gli inseparabili Luigi e Ignazio, ragazzo di buona famiglia che se andra’ presto dalla Puglia per studiare e intraprendere una carriera da giudice. Trent’anni dopo Ignazio torna a Lecce, proprio nei giorni in cui Luca muore per overdose di eroina; rincontra Lucia e sentira’ riaccendersi quella passione mai sopita dagli anni dell’adolescenza. Il corteggiamento verso Lucia prosegue di pari passo con l’indagine sulla morte di Luca e la scoperta della nascente mafia salentina, fino a quando le due strade si uniranno nella scoperta che Lucia e’ una dei boss delle cosche indagate: nonostante il conflitto con la propria carriera, Ignazio non sapra’ rinunciare all’amore per Lucia..


Galantuomini
Non so perche’ ho raccontato la trama dal punto di vista di Ignazio, quando sono fortemente convinta che il film racconti principalmente l’evoluzione del personaggio di Lucia, cresciuta poverissima, messa incinta da un bulletto locale, il vigliacco Infantino, salita ai vertici della piramide mafiose forse per una scopata con il boss che se ne sta rintanato in Montenegro: l’allusione ai servizietti resi al boss sono sono una perfidia dell’ex compagno invidioso che si vede scavalcato da una donna o sono una chiave di lettura del personaggio di Lucia? Il dubbio resta, visto che la donna esplica il suo ruolo all’interno della cosca con una certa distanza e un’aria di mesta rassegnazione che caratterizza tutta la sua esistenza. 

Galantuomini

La svolta avviene con il rinnovato incontro di Ignazio e quella notte di amore rubata a due esistenze che hanno indirizzi diametralmente opposti: se la prima scena di sesso e’ completamente inutile e richiama nella posa plastica certo sesso patinato degli anni ‘80, la seconda incentrato sull’orgasmo di Lucia (forse il primo?) sembra condurre la donna a una presa di coscienza di se’ che la porta a prendere la decisione narrata nella scena finale del film. 
Molto interessante e’ il rapporto tra Lucia e la collega del giudice: probabilmente Laura ha una cotta per Ignazio, ma la rivalita’ tra le due donne che si accende gia’ al primo sguardo in un locale pubblico, riveste una valenza simbolica: Laura e’ in fondo la coscienza, la parte etica che Ignazio mette da parte per Lucia. 
La storia raccontata da Winspeare ha dunque un taglio molto interessante, il film pero’ risulta poco convincente per il modo trattenuto di raccontare le emozioni dei due amanti, ma questo tono algido mi pare una caratteristica del regista che resta bravissimo nelle suggestioni qui legate alle rievocazioni dell’infanzia dei protagonisti: memorabile quella dove Lucia offre una serpe da baciare ad Ignazio, un’Eva che oltre a condurre il millenario gioco con l’uomo riesce a manipolare anche il serpente.

Quantum of solace

Quantumosolace

Seconda avventura di Daniel Craig come 007: il nostro torna in azione mosso dal desiderio di vendetta verso coloro che gli hanno ucciso l’amata Vesper, e la fede di M nel suo piu’ valente agente vacillera’ temendo la sua ira funesta, ma il nostro sapra’ piegare i sentimenti personali alle esigenze di Sua Maesta’ sgominando anche una terribile banda di manigoldi in abito da sera disposti a riportare al potere efferati ex dittatori pur di mettere le mani sul bene piu’ prezioso del mondo. 
Lo script di questa ennesima avventura risulta confuso e poco avvincente: qualche brivido arriva dalle scene d’azione, di cielo, di terra e di mare, visto che l’agente segreto per eccellenza in questa avventura non lesina combattimenti aerei, folli inseguimenti in automobile e pure una tenzone tra motoscafi oltre che diversi combattimenti corpo a corpo. 
In poche parole, dopo la fiammata del precedente Casino’ Royale, la longeva saga di 007 si attesta sul genere giocattolone d’azione che entusiasma (poco) solo i fan piu’ accaniti, schiera a cui, chi scrive, non e’ mai appartenuta.
Da salvere resta la bellissima canzone dei titoli di testa (che per giunta non si sente neppure tutta!) il duetto tra Alicia Keys e Jack White, intitolata  Another way to die.

Tiffany e i tre briganti

La piccola Tiffany, rimasta orfana, sta per essere tradotta in orfanotrofio. La bimba non sa che e’ un luogo terribile dove i bambini vengono sfruttati da una cattivissima maestra  (unica.. giuro, non ce ne sono altre!), ma durante il viaggio la sua carrozza viene assaltata dai tre feroci briganti che infestano il bosco. Delusi dal magro bottino i briganti vorrebbero abbandonare la bambina in mezzo alla foresta, ma Tiffany li convince a prendersi cura di lei dicendo di essere una principessa, figlia di un maraja’ disposto a pagare un grosso riscatto per riaverla con se’, ma quando i briganti scopriranno che si tratta solo di un’orfanella..


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Cartone animato tedesco, tratto dal racconto di Tomi Ungerer ; una favola rivolta al pubblico dei piu’ piccini, che puo’ coinvolgere anche gli adulti per la ricchezza del disegno. La foresta e’ un luogo immaginifico, dove gli alberi possono avere una cintura in vita o ospitare un un rubinetto, con dettagli che possono richiamare lo stile del nostro Jacovitti, c’e’ anche un unicorno che cammina srotolando le gambe. Angosciante la rappresentazione dell’orfanatrofio dove i colori grigi sono sottolineati dalla nuvola rossa che esce dalla ciminiere e stilla sangue su tutta l’inquadratura, facendo facilmente pensare alla rappresentazione di un campo di concentramento. 
Lieto fine obbligatorio con un sottofinale anarchico e ridanciano a torte in faccia.
Decisamente piacevole.

Si puo’ fare

Sipuo'fare

Italia 1983. Nello, un sindacalista dalle idee troppo liberiste per il partito comunista di allora viene confinato alla direzione di una delle prime cooperative che impiega persone affette da disagio mentale dopo la apertura dei manicomi decretata dalla legge Basaglia del 1978.
Nello si butta anima e corpo nella nuova iniziativa trasformando la cooperativa da pura attivita’ assistenziale in una vera e propria impresa competitiva sul mercato.. 
Ispirata a storie vere di cooperative nate in seguito alla legge 180, la commedia riesce a trovare un difficilissimo equilibrio trattando un tema cosi’ insidioso senza mai cadere nel pietismo, rischiando forse qualche svarione nel versante opposto della carineria e nel buonismo, ma nel complesso la vicenda coinvolge lo spettatore ponendolo di fronte a un problema molto spesso rimosso come quello del disagio psichico. Il tema viene affrontato dal regista con molta umanita’ , con uno sguardo egalitario verso tutti i protagonisti del film mettendo in scena anche “la follia” di Nello, ossessionato dal proprio lavoro, del Professor Del Vecchio, incapace di cambiare il proprio punto di vista dogmatico sulla malattia mentale curabile solo con massicce dosi di calmanti e il folle entusiasmo basagliano del giovane dottor Furlan.
Interessante anche la ricostruzione di un certo mondo comunista dei primi anni’80, prima che tutto fosse appiattito dallo yuppismo.

Incubi

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Nuova imperdibile inziativa al Palazzo delle esposizioni di Roma che indaga sui piu’ cupi incubi espressi dal cinema muto fino agli horror anni ‘60; personalmente dovrei indagare sul mio autolesionismo nel pubblicizzare perle solitamente invisibili del genere horror che mi perdero’ anche questa volta data la distanza, date una scorsa al calendario per trovarle.


Incubi è un viaggio nella paura al cinema e un’occasione unica per riscoprire i classici horror proiettati in pellicola, quei capolavori del genere gotico che sono alla base dell’immaginario del pubblico contemporaneo. 

Si parte con Incubi live, un progetto di sonorizzazione musicale dal vivo dedicato a tre capolavori del cinema muto espressionista, che saranno presentati con l’accompagnamento sonoro di musicisti e dj d’eccezione. Un’occasione inedita per far dialogare le immagini che hanno ispirato il cinema di tutti tempi con i nuovi linguaggi artistici e la sensibilità contemporanea. 

Il Palazzo delle Esposizioni ha invitato i migliori esponenti della scena musicale romana, tra ricerca e contaminazioni, a ripensare musicalmente le atmosfere allucinate di questi capolavori visionari, che saranno accompagnati dal vivo dalle sperimentazioni di Gianni Music con Pino Pecorelli dell’Orchestra di Piazza Vittorio e il chitarrista inglese Mike Cooper; dal rock noir dei Belladonna, la band rivelazione candidata ai Grammy Awards 2008, che attinge la sua carica emotiva dai racconti di Edgar Allan Poe; infine dalle contaminazioni musicali intense e raffinate di Andrea Pesce, musicista e produttore dei Tiromancino, con alcuni musicisti del Colletivo Angelo Mai. 

La rassegna prosegue come un viaggio notturno attraverso la storia del cinema sino a Roger Corman e Mario Bava, tra allucinazioni e mostri da incubo, alla scoperta delle origini del fantastico, inteso come ciò che impaurisce e attrae al tempo stesso, come rappresentazione dello spazio tra l’esperienza reale e il mistero, discesa in quella parte di noi che non riconosciamo, il doppio e l'oscuro dell’essere umano. 

Sono gli incubi notturni a raccontarci la strana storia che abbiamo dentro noi, a liberare la nostra realtà profonda e a tradurre in immagini insopportabili la frattura di un mondo diurno che vorremmo stabile. Come sapeva Freud il regno del perturbante nasce dall’attraversamento di linee d’ombra che disturbano la nostra sicurezza, dal mostro che fuoriesce improvvisamente dal quotidiano, come in questi film dove reale e fantastico spesso si fondono, per un viaggio al buio ma guidati dal talento visionario di grandi maestri del cinema. 

Il progetto di sonorizzazione musicale Incubi live è in collaborazione con Giovanni Guardi 


Programma

18 e 19 novembre, ore 21.00 

Il gabinetto del dottor Caligari
di Robert Wiene. Con Werner Krauss, Conrad Veidt. Germania 1920 – v.o. con sottotitoli in italiano (78’)
Incubi live – musicato dal vivo da Gianni Music Trio 

Opera espressionistica per eccellenza, capolavoro del muto di straordinaria influenza sul cinema successivo, è il primo film di culto della storia del cinema. Oltre a una forza figurativa claustrofobica, grazie alle scenografie realizzate dagli espressionisti del gruppo "Der Sturm" – con strade a zigzag e prospettive deformate – il film è incredibilmente moderno per l'intersecazione dei suoi livelli di realtà.
Gianni Music Trio, miscela di suoni digitali con strumenti tradizionali, è il progetto sperimentale di Gianni Rosace (dj e producer, fondatore di Half Die Festival e Slow Motion), affiancato per questa creazione musicale originale dal contrabbassista Pino Pecorelli (Orchestra di Piazza Vittorio) e alla chitarra slide da Mike Cooper, figura storica della musica internazionale dagli anni 70 (ha suonato con John Lee Hooker e Howlin’ Wolf). 


20 e 21 novembre, ore 21.00 

Nosferatu il vampiro
di Friedrich Wilhelm Murnau. Con Max Schreck, Gustav von Wangenheim. Germania 1922 – v.o. con sottotitoli in italiano (84’)
Incubi live – musicato dal vivo da Luana e Dani dei Belladonna con Massimiliano Annibaldi 

Capolavoro assoluto del cinema e il più grande film vampiresco di tutti i tempi, rappresenta il punto di svolta dell’espressionismo tedesco, abbandona le scenografie pittoriche per ambientare la vicenda in esterni ed inserisce degli effetti speciali “impressionanti” per l’epoca. Nella sua complessità si presta a diverse letture in chiave psico-sociologica, metafisico-esistenziale, psicoanalitica.
Le proiezioni saranno accompagnate dall’esibizione live di musiche inedite, composte espressamente per questo evento dalla cantante e dal chitarrista dei Belladonna, la band romana che con il suo rock gotico sta conquistando il pubblico italiano ed internazionale: “The Next Big thing” li definisce New Musical Express, la rivista musicale culto per eccellenza; il loro primo album ha avuto più di un milione di ascolti su MySpace e ha ricevuto due Nomination ai Grammy Awards 2008, un’occasione senza precedenti per una band italiana. Li accompagna per questa occasione Massimiliano Annibaldi, compositore e musicista di viola da gamba e theremin. 


22 e 23 novembre, ore 21.00 

Ombre ammonitrici
di Arthur Robison. Con Alexander Granach, Fritz Kortner, Ruth Weyher. Germania 1923 – v.o. con sottotitoli in italiano (85’)
Incubi live – musicato dal vivo da Andrea Pesce in collaborazione con il Collettivo Angelo Mai 

Un piccolo classico del cinema espressionista di grande eleganza, un capolavoro di onirismo denso di erotismo, sadismo e umorismo nero. Invitato in un palazzo a dare uno spettacolo durante un ricevimento, un artista d'ombre cinesi ipnotizza gli spettatori provocando lo scatenarsi delle loro pulsioni rimosse, delle loro fantasie erotiche e aggressive.
Il clima psicologico sospeso del film ha ispirato il commento sonoro eseguito da Andrea Pesce e da alcuni musicisti del Collettivo Angelo Mai: Renato Ciunfrini, Cristiano De Fabritiis, Gabriele Lazzarotti, Fabio Rondanini. Il gruppo rappresenta una delle esperienze musicali più interessanti nate negli ultimi anni, la ricchezza delle sue diverse identità artistiche si rispecchia nella suggestiva varietà di sonorità acustiche ed elettroniche impiegate anche in questo progetto, dove si incrociano sensibilità ed esperienze in una forma di condivisione musicale che non ha oggi eguali nella scena della nuova musica italiana. 


25 novembre e 9 dicembre, ore 21.00 

Vampyr
di Carl Theodor Dreyer. Con Sybille Schmitz, Julian West. Francia 1932 – v.o. con sottotitoli in italiano (75’) 

Capolavoro del cinema fantastico diretto da un maestro di tutti i tempi, un superbo viaggio fra le ombre di un incubo da riscoprire per farsi trasportare in un’altra dimensione. L’incanto del film deriva dalle molte sperimentazioni rispetto al genere orrorifico, come l’ambientazione in esterni alla luce diurna e il prevalere del bianco sul nero. Le invenzioni visive, come la famosa soggettiva dall’interno della bara, creano un’atmosfera incerta e inquietante, dove l’immagine non testimonia mai un mondo reale. 


26 novembre e 10 dicembre, ore 21.00 

Il bacio della pantera
di Jacques Tourneur. Con Simone Simon, Kent Smith. USA 1943 – v. italiana (73’) 

A causa di un'antica leggenda, la bella protagonista è convinta di essere una donna-belva, cioè capace di rivelare il suo fondo ferino dopo un rapporto sessuale. Fonte di ispirazione per molti registi, giocato sagacemente sull'ambiguità tra l'horror e il thriller, con una dimensione fantastica suggerita più che rappresentata, è un classico del cinema fantastico più volte imitato. 


27 novembre e 11 dicembre, ore 21.00 

La iena – L'uomo di mezzanotte
di Robert Wise. Con Boris Karloff, Bela Lugosi. USA 1945 – v. italiana (77’) 

Ispirato al caso vero di un medico che per le sue ricerche si procurava cadaveri nei cimiteri o ricorrendo all'omicidio, è considerato un classico dell'horror per la sobrietà con cui suggerisce invece di mostrare, l'atmosfera inquietante, lo scambio ambiguo tra bene e male. 


28 novembre e 12 dicembre, ore 21.00 

La donna e il mostro
di George Sherman. Con Erich von Stroheim, Richard Arlen, Vera Ralston. USA 1944 – v. italiana (86’) 

È un thriller fantachirurgico carico di fascino, grazie anche a un grande e geniale Eric von Stroheim, strepitoso nel ruolo di uno scienziato che sperimenta il modo per tenere in vita il cervello anche dopo la morte. Il film rinnova il mito di Frankenstein e del filone degli scienziati resi folli dal potere di dare l'immortalità, di andare oltre la morte. 


29 novembre e 13 dicembre, ore 21.00 

I tre volti della paura (Black Sabbath)
di Mario Bava. Con Boris Karloff, Michèlle Mercier, Italia 1963 (93’) 

Mario Bava è un maestro ammirato da molti registi contemporanei come Tim Burton e Quentin Tarantino, qui alle prese con tre racconti che ripercorrono tutte le sfumature del genere horror, dalle classiche ambientazioni gotiche con situazioni claustrofobiche, a tematiche più contemporanee, come la relazione morbosa fra le due protagoniste del primo episodio e la dissacrazione ironica del genere horror nell’incredibile epilogo, affidato a un’icona del terrore, Boris Karloff. Il film ebbe un successo travolgente all'estero dove uscì con il titolo Black Sabbath, da cui il gruppo capeggiato da Ozzy Osbourne ha preso il nome. 


30 novembre e 14 dicembre, ore 21.00 

Incubi notturni
di Basil Dearden, Charles Crichton, Alberto Cavalcanti, Robert Hamer. Con Mervyn Johns, Roland Culver, Michael Redgrave. Gran Bretagna 1945 – v.o. con sottotitoli in italiano (102’) 

Uno dei più celebri film del terrore dell'intera storia del cinema, è una delle prime, più famose e più copiate incursioni nel fantastico del cinema britannico. Un film ad episodi con un racconto cornice: un architetto, chiamato per una consulenza in una villa di campagna, incontra diversi signori che stanno discutendo con uno psicologo freudiano le loro esperienze insolite, tra razionalità e paranormale. Il film affascina per la felice miscela di commedia, melodramma, spavento, orrore, surrealismo e riesce a tenerci inchiodati alla poltrona lasciandoci con la sensazione di qualcosa di sospeso. 


2 e 16 dicembre, ore 21.00 

Il mulino delle donne di pietra
di Giorgio Ferroni. Con Scilla Gabel, Pierre Brice. Italia, Francia 1960 (100’) 

Giorgio Ferroni si segnalò come uno dei primi e più competenti registi horror italiani con questa affascinante rappresentazione macabra, dalla straordinaria atmosfera gotica. Un film ipnotico e malsano su un artista folle e la sua ossessione per la figura femminile, che riproduce nelle statue a grandezza naturale in un carillon-mulino. 


3 e 17 dicembre, ore 21.00 

L'orribile segreto del dr. Hichcock
di Riccardo Freda. Con Robert Flemyng, Barbara Steele, Montgomery Glenn. Italia 1962 (88’) 

Uno dei più celebri horror gotici del cinema italiano, inaugurato dallo stesso Riccardo Freda che, con molto talento e senza ricorso al soprannaturale, affronta la necrofilia, tema raramente trattato dal cinema, puntando sulla suggestione dell'atmosfera e l’interpretazione di Barbara Steele, considerata la regina indiscussa del cinema horror. 


4 e 18 dicembre, ore 21.00 

Il figlio di Frankenstein
di Rowland V. Lee. Con Basil Rathbone, Boris Karloff, Bela Lugosi. USA 1939 – v. italiana (99’)

È considerato un vero e proprio classico del genere, il terzo film dedicato al barone Frankenstein, grazie alle ambientazioni fantastiche, che rimandano all’espressionismo di Caligari, e all'ottima prova degli attori, da un mitico Rathbone, eccellente Barone Frankestein a Boris Karloff, per l'ultima volta nei panni del mostro, ad uno strepitoso, indimenticabile Bela Lugosi nei panni del viscido Igor. 


5 e 19 dicembre, ore 21.00 

Frankenstein contro l'uomo lupo
di Roy William Neill. Con Lon Chaney jr, Patric Knowles, Bela Lugosi. USA 1943 – v. italiana (74’) 

Sequel sia di Il terrore di Frankenstein che di L'uomo lupo, inaugura la stagione dei cosiddetti "cross-over", quei film dove appaiono due o più mostri classici. Un cult per gli appassionati del genere ricco di ritmo e suspense. 


6 e 20 dicembre, ore 21.00 

I vivi e i morti
di Roger Corman. Con Vincent Price, Mark Damon, Myrna Fahey. USA 1960 – v. italiana (79’) 

Regista assolutamente innovativo sia nella tecnica che nella scrittura, Corman è uno dei grandi padri del genere gotico, il cui stile ha influenzato tutti i registi horror successivi. Tratto dal racconto The Fall of the House of Usher, questo film inaugura la serie dedicata alle opere di Edgar Allan Poe, le cui atmosfere angoscianti e claustrofobiche sono ricreate con una sapienza figurativa straordinaria e cercando l’orrore nella psicologia dei personaggi, grazie alla superba interpretazione di Price. 


7 e 21 dicembre, ore 21.00 

I maghi del terrore
di Roger Corman. Con Vincent Price, Boris Karloff, Peter Lorre. USA 1963 – v. italiana (86’) 

Classico duello tra maghi ispirato a un racconto di Poe, in cui Corman attenua le atmosfere terrificanti dei film precedenti e realizza un’irresistibile capolavoro di umorismo nero, sostenuto dalle interpretazioni istrioniche di tre mostri sacri del cinema horror. 


INFO sala Cinema
ingresso scalinata di via Milano 9 A 

biglietto: intero € 4,00 – ridotto € 3,00 

abbonamento alla rassegna € 25,00

Il vento fa il suo giro


Ilventofailsuogiro

Del successo che questo piccolo film indipendente ha raccolto nelle sale cinematografiche senza nessun ausilio mediatico, sono a conoscenza un po’ tutti ma forse conviene rinfrescare la memoria: Giorgio Diritti (allievo di Olmi) gira nel 2005, in meno di tre mesi, un film in digitale costato meno di 500 mila euri, ne vengono stampate sei copie, pensando ad una vita della pellicola riservata ai festival, la distribuzione nelle sale arriva nella tarda primavera del 2007 ma il cinema Mexico di Milano adotta il film tenendolo in cartellone per oltre un anno, nel frattempo si stampano altre copie e il vento fa il suo giro anche in altre sale grazie al tam tam del pubblico, ammaliato dalla sorprendente freschezza della visione.
Ambientato a Cherzogno, un paesino abitato dalla minoranza etnica occitana delle valli cuneeesi, il film racconta il tentativo di un foresto, un pastore francese di integrarsi nella comunita’ con la sua famiglia: la sua richiesta di acquistare una casa per vivere stabilmente in paese suscita sconcerto e anche sospetto, in un periodo in cui i paesini di montagna si svuotano, incapaci di reggere il confronto con le attrattive delle comodita’ offerte dalla vita a fondo valle. Superate le remore iniziali, la famiglia francese viene accolta rispolverando le vecchie tradizioni occitane di disponibilita’ ed aiuto verso il prossimo, ma la convivenza si dimostrera’ poi molto difficile..
Non e’ difficile leggere in questo racconto costruito intorno alla realta’ di una minoranza etnica, una critica lucida e pungente rivolta alla societa’ contemporanea: l’incapacita’ di uscire dagli schemi precostituiti, la mancanza di coraggio e voglia di andare incontro all’altro e sopratutto questo inutile e superficiale riempirsi la bocca con il ricordo delle tradizioni e delle culture locali dimenticando la fatica neccessaria per rimettere in pratica le vecchie abitudini cosi’ tanto rimpiante.
Assolutamente da vedere, in sala o in dvd oppure stando attenti al passaggio sulla tv satellitare.

Il sito del film

Mamma mia!

Mammamia!

Per la regola, quasi sempre infallibile che un film si giudica dai primi dieci minuti, questo musical ispirato alla canzoni degli Abba dovrebbe essere mediocre e zuccherino; questa e’ la prima impressione data da quel mare greco troppo luccicante, quella luce serotina che illumina coi raggi dorati il volto della insopportabile Sofi, che mi e’ stata indigesta per tutto il film e che sembra recitare in una pellicola di Branagh tratta da Shakespeare dove gli attori si confrontano con il sommo bardo scandendo i suoi versi in una imitazione della piu’ becera ginnastica facciale. 
Gia’ rassegnata a due ore di noia assoluta mi sono ritrovata a divertirmi con l’entrata in scena di Meryl Streep e delle sue amiche e ho pensato che il film se non altro rispecchiava lo spirito degli Abba, un misto di romanticismo, molto kitsch e una vena di follia che ha decretato il successo planetario del gruppo svedese. 
Arrivata alla fine della proiezione mi sono resa conto di aver visto una delle cose piu’ eversive degli ultimi anni: non importa chi sia il padre di Sofi, la fanciulla e il suo ragazzo invece di sposarsi ventenni se n vanno in giro per il mondo, uno dei padri si scopre gay.. insomma una pellicola ben lontana dai precetti moralisti di questi ultimi anni che esaltano la famiglia! 
Come se non bastasse il balletto finale vede un sex symbol come Pierce Brosnan prendersi in giro ballando in un’assurda tuta anni ‘70 attillata sulla ventrazza e con la gamba a zampa, esattamente con lo stesso spirito goliardico che anima un’icona del cinema contemporaneo come Meryl Streep, assolutamente favolosa nel canto. 
Un flm davvero sorprendente per leggerezza e intelligenza, con un unico, gravissimo difetto: tra le grandi hit degli Abba che compongono la colonna sonora manca Fernando!!!

Wall-E

 

Wall-e

 
Dopo tanto gridare al lupo al lupo, il lupo finalmente e’ arrivato: ogni cartone della Pixar viene regolarmente acclamato come un capolavoro, quando spesso si tratta solo di un film molto buono, ora che il capolavoro e’ davvero arrivato, e un capolavoro che entra di diritto nei classici della cinematografia e che potrebbe ambire all’Oscar di miglio film dell’anno tout court, qui si e’ molto felici non solo per l’adorabile robottino, ma anche perche’ la pantegana &friends verranno ricollocati al giusto posto.
Se non manca il divertimento intellettuale simile al rimando proustiano di Ratatouille, che in Wall-E arriva dai capisaldi della fantascienza: l’apertura iniziale sui grattacieli di rumenta ha lo stesso effetto sorpresa del rovesciamento d’ottica de Il pianeta delle scimmie, ma soprattutto la ribellione del capitano al Pilota Automatico ripropone, rovesciando le parti, il conflitto di Odissea nello spazio tra Hal 9000 e gli astronauti. 
La grandezza di Wall-E sta nel superare questi “freddi” esercizi di citazione con l’umanita’ toccante del suo protagonista, che paradossalmente fa tornare in mente (citazione voluta o fortuita, qui sta il mistero!) l’eroe chapliniano per eccellenza: Charlot. Wall-E e’ solitario come l’omino con il cappello a bombetta, curioso e gentile con la natura come lui, pronto a seguire l’amore a prima vista come Charlot e pur essendo un robot, Wall-E condivide con l’antesignano del cinema muto, una vena dolcemente anarcoide che gli permettera’ di vivere la sua fantastica avventura.
 
Adorabile anche il corto introduttivo alla pellicola, Presto buffissima storia di magia girata con un raffinato stile retro’.