La signora omicidi

The Ladykillers
GB 1955 Ranks
con Katie Johnson, Alec Guinness, Peter Sellers, Herbert Lom, Cecil Parker, Danny Green
regia di Alexander MacKendrick



Lasignoraomicidi


La signora Louisa Wilberforce è un’arzilla vecchietta che non sembra esser uscita dall’era vittoriania in cui è nata, negli abiti e nella vecchia casa resa sbilenca dai bombardamenti. Quando prende per pensionante il Dr.Marcus che si spaccia per un musicista dilettante in cerca di un luogo tranquillo per provare con i suoi amici, la vedova Wilberforce non ha certo modo di pensare che a frequentare la sua casa siano in realtà cinque efferati rapinatori che la coinvolgono a sua insaputa in una rapina. Ma quando la vecchietta scopre il misfatto sarà irremovibile nel pretendere che i ladri si costituiscano, ai banditi non resterebbe che far fuori la vecchia ma non hanno cuore e finiscono per eliminarsi tra loro..




Theladykillers


Un caposaldo della commedia nera britannica di cui è stato girato un omonimo remake nel 2004 a firma dei Fratelli Coen, protagonista Tom Hanks, film cha ricevuto forse più riconoscimenti che apprezzamento dal pubblico.
Tornando alla pellicola del 1955, funziona il contrasto tra l’eccentrica e svampita vecchietta che con le sue eccessive attenzioni disturba ma in fondo conquista i cinque malviventi, in particolare l’energumeno “Carezza” (il signor Lawson) che si opporrà chiaramente all’eliminazione fisica della vecchina.
Non c’è comunque redenzione per i cinque delinquenti che, più che per il buon cuore, preferiscono evitare l’omicidio per non peggiorare la loro situazione giuridica, tentando di fuggire lasciando i compagni nei guai ma ogni tentativo di fuga dalla vecchia casa vittoriana vicino alla ferrovia fallisce miseramente e arriva puntualmente la vendetta omicida dei colleghi che porta all’eliminazione di tutta la banda.




Signoraomicidi


Il film gioca con i topos del giallo e del nero soprattutto con l’inquietante ombra del futuro pensionante che si staglia dietro la porta d’ingresso, omaggio al capolavoro muto di Hitchcock, The Lodger.
Tra i cinque malviventi si segnala la presenza di due attori di fama: Sir Alec Guinness in una delle sue più riuscite caratterizzazioni e la presenza di un poco più che esordiente Peter Seller nel ruolo del Signor Robinson.

Auguri a Peter O’Toole

Peterotoole L’attore è scomparso il 14 dicembre 2013

Compie 80 anni un mito del cinema, nominato sei volte all’Oscar, senza mai riuscire a vincere l’ambito premio; ha fondato la sua carriera sul fascino ambiguo ed elegante dei suoi tratti efebici regalando alla storia del cinema un personaggio indimenticabile come Lawrence d’Arabia.
Peter Seamus O’Toole nasce in Irlanda, a Connemara, il 2 agosto 1932. A causa della grave carestia la famiglia si sposta Inghilterra nella città di Leeds dove il giovane Peter cresce tra i pub facendo delle bevute una sua nota e solidissima passione. Abbandona presto gli studi, ma vince una borsa di studio alla Royal Academy of Dramatic Arts di Londra e inizia ben presto a calcare i palcoscenici teatrali.
Si avvicina prima alla televisione e solo nel 1960 debutta nel cinema ne Il ragazzo rapito di di Robert Stevenson. Il terzo film è ambientato tra gli Innuit, Ombre bianche diretto da Nicholas Ray sempre nel 1960, ma è il quarto lavoro a dargli un ruolo definitivo nella cinematografia mondiale, il kolossal Lawrence d’Arabia di David Lean del 1962. La leggenda narra che il regista volesse Albert Finney come protagonista, ma Katharine Hepburn grande amica di O’Toole, fece pressioni perchè il ruolo fosse affidato al suo amico pressoché sconosciuto. E come al solito il fiuto di Kate ebbe ragione.

Nel 1964 l’attore è Enrico II nello scandaloso Becket e il suo re dove si insinuava che tra i due personaggi storici vi fosse una liason sentimentale, regia di Peter Glenville. Nonostante lo scandalo il film fece incetta di premi e nomination nelle principali kermesse.
Nel 1965 è protagonista del Lord Jim di Richard Brooks tratto dall’omonimo romanzo di Joseph Conrad.
Il film seguente è Ciao Pussycat dove O’Toole interpreta un dongiovanni impenitente che si rivolge a uno psicanalista ancora più fissato di lui con le donne, interpretato da Peter Sellers. Nel cast c’e’ anche Woody Allen e una serie di bellissime protagoniste femminili.
Nel 1966 ancora una commedia accanto alla raffinata Audrey Hepburn in Come rubare un milione di dollari e vivere felici per la regia di William Wyler.
Nel kolossal di John Huston, La Bibbia l’attore incarna gli angeli di Dio.
Dopo La notte dei generali, curioso film bellico dai risvolti thriller diretto da Anatole Litvak che vale a Peter O’Toole il secondo David di Donatello per il miglior attore straniero nel 1967, troviamo l’artista anche nel primo James Bond 007 – Casinò Royale dove il celeberrimo agente segreto britannico è interpretato da David Niven.
Nel 1968 è ancora Enrico II ne Il leone d’inverno accanto a Katharine Hepburn che vince l’Oscar come miglior protagonista femminile mentre il nostro Peter si deve accontentare della terza nomination non andata a buon fine. Per la quarta nomination deve solo aspettare il 1969, con Goodbye Mr. Chips di Herbert Ross remake di Addio, mr. Chips! diretto nel 1939 da Sam Wood.
Altra prova superlativa che gli vale una nomination è quella del 1972 per il ruolo di Jack Arnold Alexander Tancred Gurney – 14º Conte di Gurney ne La classe dirigente, feroce satira di Peter Medak sull’establishment britannico.
Una nomination ai Golden Globe gli vale anche L’uomo della Mancha dove l’attore ha il doppio ruolo di Cervantes e Don Chisciotte accanto a Sophia Loren (Dulcinea) diretto sempre nel ‘72 da Arthur Hiller.
Dopo il ruolo di Tiberius in Io, Caligola di Tinto Brass, O’Toole guadagna una nuova nomination con Professione Pericolo dove interpreta Eli Cross, un regista ossessionato dal realismo al punto tale da far rischiare più volte la vita a uno stuntman dal passato losco.
Anche L’ospite d’onore diretto nel 1982 da Richard Benjamin gli vale l’ennesima nomination senza costrutto.
Nel 1987 è Reginald Johnston, precettore de L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci che gli fa guadagnare il David di Donatello come miglior attore non protagonista.
Quasi tutti gli anni ‘90 preferisce passarli lontani dalle scene per dedicarsi al cricket.
Torna al cinema con il ruolo di Arthur Conan Doyle in Favole (1997) di Charles Sturridge e nel 2006, dopo aver ricevuto l’Oscar alla carriera nel 2003, arriva la sesta nomination agli Oscar per Venus, film inedito in Italia.
Purtroppo la sua battaglia con gli Oscar sembra essere definitivamente persa: l’11 luglio scorso l’attore ha annunciato il ritiro dalle scene.