Zodiac

Zodiac Il film non mi ha appassionato in maniera viscerale, forse per l’eccessiva lunghezza che mi ha frenato molto prima di decidere di vederlo (ma del resto pare che ormai sia necessario mettere in conto le piaghe da decubito ogni volta che si va al cinema), nonostante questo trovo che Zodiac sia una pellicola molto bella e interessante, non solo perche’ c’e’ un magnifico Robert Downey jr, ma soprattutto per la capacita’ di offrire rimandi cinefili e televisivi: nei ruoli minori c’erano gli interpreti di tutte le serie televisive piu’ famose degli ultimi tempi, a proposito, quante inquadrature vi ci sono volute prima di riconoscere il Dr. Green, “Ciccio” di E.R nell’imparruccato collega del detective Toschi? Detective Toschi magistralmente interpretato da Mark Ruffalo che a tratti sembrava rendere omaggio alla svagatezza de Il tenente Colombo.
Per quanto riguarda i rimandi cinefili, il film restituisce integralmente l’atmosfera di certo cinema degli anni’ 70 , penso a Tutti gli uomini del Presidente, rivela il legame tra il primo Challagan del caso Skorpio con la vicenda di Zodiac, e soprattutto a tirare le fila della vicenda c’e’ uno dei piu’ bei film degli anni’ 30, La pericolosa partita di Ernest B. Schoedsack, (si’ quello di King Kong) e proprio a proposito di questa pellicola permettetemi di sparare per l’ennesima volta sul doppiaggio italiano che chiama la major che lo realizzo’ , la RKO, con uno snobistico “arkeio” invece dell’italianizzato “errekappao” salvo poi non citare nemmeno una volta il titolo esatto del film, neppure l’originale (che pure avrebbe fatto tanto fino!) The most dangerous game e tantomeno i due titoli italiani con la pellicola e’ stata distribuita nel nostro Paese La pericolosa partita e Caccia fatale.

Il destino nel nome

Ildestinonelnome L’epoea della famiglia Ganguli divisi tra le origini indiane e la nuova vita in America.

Melodramma famigliare, che a discapito di quanto mostrato nei trailer, piu’ che le vicende del giovane Gogol, mi sembra seguire maggiormente le vicissitudini della bella Ashima, che a meta’ degli anni ‘70 sposa con un matrimonio combinato (solo dopo aver camminato nelle sue scarpe, in una delle scene piu’ belle del film) il giovane Ashok Ganguli che vive in America. Ashima si ritrova lontana dalla famiglia in una citta’ come New York, di cui non comprende la lingua. All’integrazione nel nuovo Paese si sostituisce lo scontro generazionale con i figli, che sono nati negli USA quindi hanno un rapporto differente con le tradizioni e la cultura dei genitori e vedono nell’India solo un luogo turistico, magistrali e commoventi le riprese che Mira Nair riserva al monumento piu’ famoso, il Taj Mahal.
Dopo la morte di Ashok e aver risolto il proprio rapporto con i figli, Ashima decide di trascorrere sei mesi in India e sei mesi in America, riprendendo anche le lezioni di canto tradizionale indiano (immagine con il quale si chiude il film) realizzando cosi’ in pieno il senso del suo nome, che significa “senza confini”: l’impressione che ho avuto e’ che tutte le sottolineature del significato del nome Gogol, servissero a fare da contraltare alla storia di Ashima.

Jericho

Jericho_3 Sbarcato martedi’ scorso su rai2 sull’onda del grande successo ottenuto negli States (anche se la CBS aveva intenzione di chiudere il serial dopo la prima stagione e solo la protesta dei fan piu’ accaniti ha fatto mettere in cantiere qualche altro episodio), Jericho racconta le vicende dell’omonimo paesino, situato in Kansas che assiste all’esplosione di un fungo atomico e, restato completamente isolato, si convince di essere l’unico luogo sopravvissuto a un attentato nucleare in tutti gli Stati Uniti; leggendo questo plot sommario ci si fa l’idea di esser di fronte a una storia corale dove le vicende personali si intrecciano con il dramma sociale e magari qualche stolto ingenuo (leggi la sottoscritta) si illude che possa ispirarsi piu’ a I sopravvissuti che a Lost. Ovviamente siamo sulla falsa riga di Lost, con qualcuno che sembra sapere quello che e’ veramente successo e ne tira le fila.
Protagonista, direi assoluto e’ Jack Green, figlio dello sceriffo appena rientrato al paesello natio per riscuotere l’eredita’ del nonno che pero’ il padre non gli vuole concedere facendo allusioni a un oscuro passato del figlio che si intuisce fallimentare.
Con l’esplosione Jack si trasforma da inaffidabile figliol prodigo in supereroe: con un pezzo di metallo piantato nella gamba riporta a casa sana e salva la scolaresca il cui pulmino era stato sorpreso per strada dall’esplosione, ma solo dopo aver salvato una bambina da morte certa con l’immancabile incisione alla trachea. La mattina dopo con la sua gamba cifula si issa sul tetto dell’ospedale (l’unico ad avere questa pensata nell’intera comunita’: wow!) e scorge un temporale in avvicinamento che portera’ le piogge radioattive, in men che non si dica il nostro eroe organizza l’evacuazione del paese nei due rifugi atomici e siccome uno e’ inagibile, trasferisce mezza citta’ in miniera, facendo saltare l’ingresso per impedire le pericolose infiltrazioni d’acqua, dopodiche’ si reca in una tenuta fuorimano e salva la ex fidanzata e un’altra fanciulla da due pericolosi evasi.
Dagli ammericani, pero’ c’e’ sempre qualcosa da imparare: per chi come me ha qualche difficolta’ a distinguere al primo colpo la destra dalla sinistra, ecco il trucco delle elementari americane che mi pare ben piu’ proficuo della castagna in tasca propugnato dalle italiche scuole: guardate il dorso delle vostre mani stese: la sinistra e’ quella il cui indice e pollice formano una “L”, sensato, no?

Jean Harlow

Jeanharlow Il mito della bionda sexy e prorompente, dalla vita sfortunata che si incarna tuttora nella leggenda di Marilyn Monroe, ha un precedente in Jean Harlow che incarno’ la bellezza sfrontata e al contempo ingenua nel cinema degli anni ‘30 e va da se’ che Marilyn avesse una venerazione per l’attrice scomparsa a soli 26 anni.
Harlean Carpenter nasce il 3 Marzo 1911, a Kansas City, nel Missouri; il padre e’ un dentista e la madre nutre velleita’ artistiche che riversa sulla figlia che scegliera’ il nome materno come pseudonimo per la sua carriera. A soli 16 anni si sposa e si trasferisce a Los Angeles dove tenta la via del cinema, entrando anche nel giro delle comiche di Hal Roach e lavorando accanto a Stanlio e Ollio.
Il matrimonio finisce nel giro di due anni e la giovane attrice e’ raggiunta dalla madre che per tutta la sua breve vita le fa da sprone e vive nel lusso guadagnato dalla figlia.
Nel 1930 finiscono i ruolo non accreditati di comparsa: Jean e’ stata notata da Howard Hughes che la scrittura in sostituzione della protagonista norvegese Greta Nissen per la versione sonorizzata del suo grandioso film sugli aeroplani, Gli angeli dell’inferno: Jean Harlow interpreta il ruolo che le sara’ congeniale per tutta la sua carriera, quello della maliarda.

Harlowfilm

Nel 1931 e’ la coprotagonista di James Cagney in Nemico pubblico diretto da William A. Wellman, uno dei primi gangster movie della storia del cinema .
Il potenziale erotico della Harlow scandalizza l’America ma fa di lei una diva, consacrata definitivamente dalla commedia di Frank Capra, La donna di platino tanto che il titolo diventa il suo soprannome (Platinum Blonde).
Nel 1932 gira per la regia di Victor Fleming Lo schiaffo, secondo dei sei film che la vedono protagonista accanto a Clark Gable, con il quale forma la coppia cinematografica piu’ sexy degli anni ’30.
Nel 1933 e’ la pacchiana Kitty Packard nella commedia sofisticata piu’ cattiva di tutti i tempi, Pranzo alle 8 per la regia di George Cukor. Altrettanto perfida e’ l’altra commedia che la Harlow gira nello stesso anno: Argento vivo per la regia di Victor Fleming, che racconta le vicissitudini della diva Lola Burns, circondata da una schiera di parenti e aiutanti scrocconi e avidi e amanti imbroglioni che ricalca molto da vicino la vera situazione di Jean Harlow.
Nel 1937, durante le riprese di Saratoga, commedia leggera ambientata nel mondo delle corse Jean Harlow muore il 7 giugno, per una nefrite.
Il film viene portato a termine da una controfigura, (riconoscibilissima, anche se compare solo di spalle) e per la morbosita’ suscitata dalla scomparsa della giovane star, diventa uno dei piu’ grandi campioni d’incassi della storia del cinema.

Saratoga_2