L’idolo cinese 

Three Strangers
USA 1946, Warner Bros.
con Sydney Greenstreet, Geraldine Fitzgerald, Peter Lorre, Joan Lorring, Robert Shayne, Marjorie Riordan, Arthur Shields, Rosalind Ivan, John Alvin, Peter Whitney, Alan Napier
regia di Jean Negulesco

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Londra, notte del capodanno cinese 1938. Una signora elegante attira a casa sua due uomini; davanti al loro sconcerto spiega che il suo intento è quello di seguire un’antica tradizione: tre sconosciuti devono esprimere lo stesso desiderio davanti alla dea cinese della fortuna allo scoccare del nuovo anno. La donna ha anche pensato che il denaro sia il mezzo adatto per poter poi realizzare il proprio desiderio senza rivelarlo e uno dei due uomini offre un suo biglietto per la corsa di cavalli del Grand National. Siglato l’accordo e aspettata la mezzanotte, i tre si separano: si ritroveranno dopo diverse peripezie quando il biglietto verrà estratto…

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La sceneggiatura del film è di John Huston e Howard Koch, dati più memorabili della regia corretta ma anonima di Negulesco. 
Si tratta di un film noir dalla costruzione anomala: le storie dei tre protagonisti s’incrociano solo nel prologo e nel finale poi ognuno segue il proprio destino.

La cosa interessante è che ognuno di loro ha qualcosa di losco e ci si domanda se la dea sarà benevola nonostante il loro comportamento non proprio specchiato: il karma avrà modo di fare il suo corso.

Crystal Shackleford è una donna della buona società che vive separata dal marito da anni dopo averlo tradito. Il marito ora vorrebbe divorziare per sposarsi con un nuovo amore ma Crystal riesce a dividere la coppia inventando una gravidanza. 

Johnny West è un ubriacone che si trova coinvolto in un omicidio e condannato alla pena capitale, mentre Crystal e Arbutny decidono di spartirsi l’eventuale vittoria in due, viene scagionato e riesce a presentarsi in tempo all’appuntamento. 

Jerome K. Arbutny è un avvocato che gestisce il patrimonio di una lady. Perde il capitale giocando in borsa ed ha bisogno di liquidità per coprire la perdita quindi vorrebbe vendere il biglietto che è stato estratto come vincente se il cavallo scelto vincerà la corsa ma la ferma opposizione di Crystal lo porta ad ucciderla mentre si svolge la gara. Il cavallo scelto vince ma West e Arbutny non possono ritirare il denaro visto che il biglietto è firmato anche dalla donna uccisa. Johnny accetta la cosa con filosofia e torna alla propria vita con la ragazza che ama mentre Arbutny impazzisce e confessa il delitto in mezzo alla folla. 

La giustizia divina segue vie imperscrutabili e spesso sardoniche, a salvarsi è l’uomo dei bassifondi mentre i due membri onorabili della società si dimostrano più gretti: l’avvocato mette la propria credibilità davanti a tutto mentre Crystal è una figura completamente amorale che non verrà rimpianta da nessuno.

La signora Harris va a Parigi

Mrs. Harris Goes to Paris
GB 2022
con Lesley Manville, Jason Isaacs, Isabelle Huppert, Alba Baptista, Anna Chancellor, Lucas Bravo, Lambert Wilson, Rose Williams, Ellen Thomas, Roxane Duran, Christian McKay, Guilaine Londez
regia di Anthony Fabian



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Londra anni ’50: l’attempata Mrs.Harris fa la cameriera a ore nel ricordo del marito disperso in guerra fino a quando nel guardaroba di una lady da cui va a fare le pulizie non vede un abito Dior originale e se ne innamora al punto da voler risparmiare per comprarsene uno. Per una serie di ragioni il progetto diventa possibile e la signora Harris parte per Parigi dove dovrà scontrarsi con lo snobismo di alcune clienti e della direttrice dell’atelier. Altri incontri favorevoli però le permetteranno di realizzare il suo sogno e di salvare anche la Maison a rischio fallimento.



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Favola dai buoni sentimenti che ricorda un po’ le atmosfere di Emily in Paris non a caso tra i protagonisti figura Lucas Bravo, il cuoco di cui è innamorata Emily e che qui veste i panni del timidi contabile che si innamorerà della modella esistenzialista e salverà la Maison Dior dal fallimento creando una linea di profumi e quant’altro permetta anche al ceto medio di sognare i fasti della grande casa di moda.
Ambizioni di critica sociale all’acqua di rose per una commedia che punta più ai toni favolistici: Parigi è piena d’immondizia per colpa degli intrallazzi del re dell’immondizia la cui moglie, Madame Avallon, dipinta come una vera strega snob, è la più accesa nemica della signora Harris che invece può contare sull’appoggio del Marchese de Chassagne, anche se pure lui rischia qualche involontario svarione classista.
Lo spunto più originale del film è quello di aver scelto una protagonista di mezza età per ricordare di non smettere di sognare e continuare a credere nell’amore. Tra fiaba e legge dell’attrazione (a un certo punto tutto si mette a funzionare e in pochi giorni Mrs, Harris può realizzare il suo sogno dopo tanto penare); la nostra eroina, come in ogni fiaba, resta sempre -troppo- di buon cuore e rischia di rovinare il suo sogno in un sottofinale fintamente amaro che poi si rivela ultra zuccheroso ma il messaggio rimane positivo e la commedia risulta molto gradevole grazie anche ai favolosi costumi di Jenny Beavan.

Living

GB 2022
con Bill Nighy, Aimee Lou Wood, Alex Sharp, Tom Burke, Adrian Rawlins, Oliver Chris, Michael Cochrane, Zoe Boyle, Lia Williams, Richard Cunningham, Patsy Ferran, John MacKay, Robert Burton Hubele, Anant Varman, Jessica Flood
regia di Oliver Hermanus


Living


Un anziano burocrate scopre di essere malato di cancro e di avere ancora pochi mesi da vivere, decide così di provare a cambiare vita, dandosi alla bella vita in una località balneare ma sensa successo, casualmente reincontra una giovane impiegata nel suo ufficio che ha lasciato il lavoro e si avvicina a lei per cercare di capire il segreto della sua gioia di vivere; proprio durante una chiacchierata con la ragazza Mr Williams ha un’illuminazione: tornare a fare il proprio lavoro con la passione che ha perso negli anni, prende quindi a cuore la pratica di un parco per bambini chieda tempo rimbalzava tra i vari uffici comunali e ne fa la propria ragione di vita. Il suo entusiasmo scuote, anche se solo per breve tempo, i colleghi…



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Il remake del film Vivere di Akira Kurosawa che si era ispirato a un racconto di Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič vanta la sceneggiatura del premio nobel Kazuo Ishiguro autore del romanzo Quel che resta del giorno da cui James Ivory ha tratto l’omonimo film.
Il film è ambientato nella Londra del 1952, ancora segnata dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale e dal rigido conformismo sociale: Mr. Williams è un vecchio caposezione di un ufficio pubblico londinese, vive in un sobborgo m come i suoi sottoposti ma pur prendendo tutte le mattine lo stesso treno non condivide il viaggio con loro. E’ vedovo da anni e vive nella casa di famiglia con il figlio e la nuora insofferente.
Quando scopre di avere pochi mesi di vita, l’uomo reagisce prelevando parte dei risparmi e trasferendosi in una località balneare per cercare di godersi gli ultimi mesi ma questa fuga non è consolatoria così torna alla vita quotidiana, cosciente della pochezza della sua esistenza: anche il legame con il figlio è poco più che formale e infatti non gli confida il suo stato di salute, preferisce farlo con Miss Harris, una giovanissima impiegata che ha lasciato l’ufficio per un lavoro più soddisfacente, la verve della ragazza ha sempre affascinato il vecchio capoufficio e ora che gli resta poco da vivere, Mr. Williams si lascia andare al piacere della sua compagnia anche se scopre che la ragazza lo aveva soprannominato Mr. Zombie. Williams capisce di essere stato per lungo tempo un “morto vivente” e si interroga su come sfruttare al meglio il poco tempo gli resta da vivere, si accorge di aver sempre voluto fare il lavoro che ha fatto, solo si è lasciato divorare dalla routine così torna in ufficio e prende a cuore la pratica di alcune mamme che chiedono la trasformazione di un angolo abbandonato del loro quartiere in un parco per bambini. Il burocrate riuscirà a far realizzare il parco e la morte lo coglie soddisfatto e amato, più di quanto non lo sia mai stato in vita sua. Anche i suoi sottoposti rievocando l’impresa di Mr. William giurano di seguire il suo esempio ma ben presto il tran tran riprende il sopravvento, l’unico a rimanere fedele all’insegnamento di Mr. Williams è Mr. Wakeling, l’ultimo assunto che si fidanza anche con la signorina Harris.
Vidi il film di Kurosawa troppo tempo fa per poter confrontare le due opere ma trovo nel minimalismo dell’opera di Hermanus un certo gusto giapponese o quantomeno orientale: il riuscire a trovare il senso della vita nelle piccole cose, coscienti che quel piccolo cambiamento non rivoluzionerà il mondo ma avrà comunque la propria utilità: la riconoscenza delle persone del quartiere e la ripresa dei mortiferi ingranaggi della burocrazia. Anche il trovare la propria ragione di vita fuori dalla famiglia è molto poco occidentale e una tematica cara a Ishiguro: per noi sarebbe più ovvio il tentativo di recuperare il rapporto col figlio, messo in ulteriore crisi dai pettegolezzi sul vecchio Williams e la sua giovane amica.

Frenzy

GB, 1972
con Jon Finch, Alec McCowen, Barry Foster, Billie Whitelaw, Anna Massey, Barbara Leigh-Hunt, Bernard Cribbins, Vivien Merchant, Michael Bates, Jean Marsh, Madge Ryan, Gerald Sim, Jimmy Gardner, Noel Johnson, Clive Swift, John Boxer, Elsie Randolph, George Tovey
regia di Alfred Hitchcock



Frenzy


Quando la sua ex moglie viene uccisa, Richard Blaney, ex ufficale della Raf, viene scambiato per il killer delle cravatte. La morte di Babs, sua nuova compagna e l’unica che gli crede, ne causa l’arresto ma capendo che a denunciarlo è stato il suo amico Rusk che gli aveva promesso un posto sicuro, Blaney intuisce che l’uomo è il vero assassino. Blaney organizza la fuga dalla prigione per vendicarsi di Rusk ma a casa sua trova il cadavere dell’ennesima vittima e sopraggiunge anche l’ispettore Oxford che però ha capito chi è il vero killer.



Frenzy


A 72 anni il maestro del brivido Alfred Hitchcock torna nella sua Londra per girare quello che sarà il penultimo film della sua carriera, una pellicola che ha diviso la critica, del resto c’è qualcosa di straniante nelle nudità e negli abiti moderni che contrasta con la composizione molto classica delle scene che sembrano le stesse di un Hitchcock anni ’50.
Come sempre Hitch ci regala il cameo della sua presenza nel prologo del film, tra la folla che ascolta un comizio sulla riva del Tamigi quando il fiume restituisce il corpo di una ragazza nuda con una cravatta al collo, l’ultima vittima del killer della cravatta che terrorizza la città.
Il film poi si sposta su Richard, l’ex ufficiale ora barista con il vizio dell’alcol: un bicchiere prima di iniziare il turno gli costa il posto di lavoro. Rimasto senza soldi, l’uomo va confidarsi con la ex moglie che ora gestisce un’agenzia per cuori solitari ma i suoi modi bruschi impensieriscono la segretaria che è piuttosto preoccupata nel lasciare sola la principale con l’ex marito. Alla fine Brenda e Richard vanno a cena insieme e la donna di nascosto gli lascia dei soldi.
Il giorno dopo Brenda riceve la visita di Rusk, cliente che la donna ha allontanato per i gusti particolari: Rusk è il killer delle cravatte e Brenda la sua prossima vittima.



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Se non sorprende che il regista sveli il colpevole già a inizio film, è piuttosto insolito che mostri l’efferatezza di un atto violento e l’aggressione di Rusk è decisamente sgradevole e il primo piano di Brenda dopo essere stata strozzata è osceno. Il vecchio regista sembra adeguarsi al gusto del nuovo giallo in voga nei primi anni ’70, ma la smentita arriva dall’omicidio di Babs che segue in piena fiducia Rusk nel suo appartamento: la macchina da presa segue i due lungo tutto il tragitto dal bar alla soglia dell’appartamento poi inizia una carrellata all’indietro che ci lascia immaginare le sorti della povera ragazza nelle mani dello psicopatico.
Frenzy potrà anche essere un film minore ma Hitchcock ne fa comunque un manifesto cinematografico contro la reiterazione degli omicidi così in voga nei thriller del periodo.


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Nella seconda parte del film predomina l’humor nero: Rusk si accorge di aver perso la sua spilla con l’iniziale e capisce che è rimasta nelle mani di Babs durante l’omicidio. Il killer si è già disfatto del corpo gettando il sacco che lo contiene su un camion che deve trasportare un carico di patate fuori città, gli tocca quindi intrufolarsi nel camion per cercare la spilla ma il camion parte e la ricerca dello spillone si trasforma in una grottesca lotta tra il cadavere e l’assassino che alla fine sarà costretto a spezzare le dita irrigidite dal rigor mortis per recuperare la spilla.
Altri tocchi umoristici vengono dalla vita privata dell’acuto ispettore Oxford vittima delle cene della moglie che sta facendo un corso di cucina francese. Mentre la mdp indugia sui suoi “manicaretti” la coppia discute serenamente del caso, anche nei particolari più sanguinosi ribadendo l’idea di portare un omicidio in ogni salotto alla base della serie tv Hitchcock presenta degli anni ’60.



-Frenzy


Frenzy è l’ennesima declinazione del classico tema hitchcockiano della persona accusata per sbaglio che deve dimostrare la propria innocenza, il ritorno suoi luoghi dell’infanzia (non solo Londra ma proprio il quartiere di Covent Garden) del vecchio maestro sembrano acuire quel vecchio ricordo della notte passata in prigione per volontà del padre: la cella ripresa dall’alto e quegli ispettori flemmatici che nel corso dei decenni hanno sempre mantenuto la stessa fisionomia, devono essere proprio simili a quelli di quel famoso aneddotto

Il segreto del Tibet

Werewolf of London
USA 1935 Universal
con Henry Hull, Warner Oland, Valerie Hobson, Lester Matthews, Lawrence Grant, Spring Byington, Clark Williams, J.M. Kerrigan, Charlotte Granville, Ethel Griffies, Zeffie Tilbury
regia di Stuart Walker



Il segreto del tibet


Il botanico Wilfred Glendon è in Tibet per cercare un fiore che cresce con il favore della luna. La pianta si trova in una valle isolata dove le guide non lo vogliono accompagnare e anche un missionario sconsiglia di proseguire il viaggio. Glendon insiste nel raggiungere la vallata e trova il fiore ma viene ferito da una mostruosa creatura. Tornato a Londra lo scienziato trascura la giovane moglie per dedicarsi agli studi della Mariphasa lupina lumina, in una delle poche occasioni sociali organizzate dalla moglie incontra il dottor Yogami interessato alla Mariphasa in quanto unica cura per la licantropia. Inoltre Yogami rivela a Glendon di averlo già a conosciuto e che a Londra ci sono attualmente due lupi mannari. Glendon intuisce che l’essere che lo ha aggredito in Tibet era Yogami in versione licantropa. Alla prima luna piena Yogami ruba i fiori della pianta mentre Glendon senza antidoto si trasforma in lupo mannaro seminando il terrore in città. Quando Yogami tenta nuovamente di rubare la mariphasa, Glendon lo uccide poi volge i suoi istinti belluini sulla moglie che si è avvicinata a un vecchio spasimante…


Il segretodel Tibet


Il segreto del Tibet non è il primo film di licantropi in assoluto ma è il primo film che la Universal dedica al lupo mannaro, data la poca qualità dell’opera il film viene spesso dimenticato in favore del seguente film del 1941 che ha per protagonista Lon Chaney Jr.
Cause dell’insuccesso furono la scelta del protagonista, l’attore Henry Hull che rifiutò il pesante trucco pensato da Jack Pierce e riproposto poi da L’uomo lupo.
Pesò anche l’uscita quasi in contemporanea con La moglie di Frankenstein attesissimo sequel di successo.



Il segretodel Tibet


Costruito come gli horror dell’epoca, Il segreto del Tibet non riesce molto a mischiare l’elemento comico della la zia petulante e le vecchie ubriacone con la trama drammatica che forse è quella più debole. Il confronto tra i due licantropi, entrambi “mad doctor” che si sono infettati in nome della scienza, poteva essere interessante invece si limita alla battaglia per procurarsi il fiore di mariphasa, antidoto alla trasformazione senza approfondire le personalità dei due personaggi.



Werewolf of london


Più che il cotè horror resta interessante quello fantascientifico: il macchinario che crea il raggio lunare per far fiorire la mariphasa anche fuori dal Tibet e soprattutto il marchingegno che permette a Glendon di vedere su uno schermo chi si avvicina al suo laboratorio: un’anticipazione del videocitofono.
Buono, anche se privo di particolari slanci, l’uso delle luci, delle ombre espressioniste e una grande attenzione per le immagini riflesse, simbolo per eccellenza del doppio.

Il teschio maledetto

The Skull
GB 1965 Amicus
con Peter Cushing, Christopher Lee, Patrick Magee, Patrick Wymark, Jill Bennett, Michael Gough, Nigel Green, April Olrich
regia di Freddie Francis



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Qualche anno dopo la morte del Marchese de Sade, un frenologo fa riesumare il cadavere per procurarsi il cranio del marchese e studiarlo ma iniziano una catena di omicidi.
Nella Londra del 1965 lo studioso di demonologia Christopher Maitland e Sir Matthew Phillips si contendono gli oggetti più bizzarri spesso procurati dal losco Anthony Marco. Quando Marco propone a Maitland l’acquisto del teschio di de Sade, Phillips gli rivela che l’oggetto era suo e gli è stato rubato ma è ben contento di essersi liberato della sua influenza nefasta e consiglia l’amico di non acquistarlo. Maitland però è già soggiogato dal cranio e rischia di uccidere anche la moglie, salvata dal crocifisso che porta al collo…


Theskull


Dal racconto The Skull of the Marquis de Sade di Robert Bloch, autore di Psycho, la Amicus, casa di produzione inglese rivale della Hammer, trae un film non eccezionale ma passabile per gli amanti del genere. Da menzionare la celebre coppia Christopher Lee/Peter Cushing il primo ha solo una comparsata di lusso mentre Cushing è il protagonista vittima delle suggestioni demoniache del teschio, privo della forza di volontà dell’amico Matthew Phillips.



Theskull


Ci sono momenti di noia e altri che testimoniano un’invecchiamento della pellicola (i giochi di luce ancora gradevoli ma superati) però l’incubo in cui Maitland è prelevato senza motivo da due poliziotti e costretto a giocare alla roulette russa dal giudice, è decisamente angosciante ancora oggi e rivela una sottigliezza psicologica che vuole andare oltre il semplice plot di un teschio strumento demoniaco.



Il teschio maledetto


Interessante la soggettiva dall’interno del cranio: permette delle buone composizioni delle immagini e sottolinea la volontà nefasta che domina l’oggetto, il finale infatti, è un puro scontro di volontà tra l’uomo e l’oggetto demoniaco.

Danza macabra

Italia 1964
con Barbara Steele, Georges Rivière, Margarete Robsahm, Arturo Dominici, Silvano Tranquilli, Sylvia Torrente, Giovanni Cianfriglia, Umberto Raho, Benito Stefanelli, Salvo Randone
regia di Antonio Margheriti



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Il giornalista Alan Foster si reca in una taverna per intervistare E.A. Poe in trasferta londinese. Nella discussione sul sovrannaturale si inserisce anche Lord Blackwood che scommette con il giovane che non riuscirà a sopravvivere a un’intera notte nel suo castello diroccato alle porte di Londra. Il giovane accetta e inizia per lui una terrificante avventura…



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Un classico del cinema gotico italiano rifatto dallo stesso regista dopo pochi anni, nel 1971, in una versione a colori intitolata Nella stretta morsa del ragno.
La regia di Danza Macabra all’inizio era stata affidata a Bruno Corbucci che dovette lasciare per sopperire ad altri impegni e fu sostituito da Margheriti che si firma con il suo classico pseudonimo inglese Anthony Dawson ma tutta la crew tecnica e il cast italiano utilizza, come d’abitudine a quei tempi, un nome d’arte inglese.



Casteofblood


Il regista riprende con eleganza i topos più classici del cinema gotico fotgrafati in un contrastato bianco e nero da Riccardo Pallottini: castelli aviti dove dominano incontrastate le ragnatele, le tombe nel parco che fanno il paio con i misteriosi avelli delle cripte. Inizialmente ci ride anche il giornalista che ha accettato la scommessa ma ben presto il suo soggiorno si trasforma in un incubo che sa turbare ancora oggi, anche grazie alla bella colonna sonora di Riz Ortolani.



Danza macabra


Poco dopo il suo arrivo Alan incontra una giovane donna, Elisabeth che si presenta come la sorella rinnegata di
Lord Blackwood, le frasi sono ambigue ma il giornalista crede che sia una fanciulla viva con cui s’intrattiene piacevolmente nell’alcova ma ben presto il dottor Carmus gli spiega come nella notte del due novembre i morti del castello rivivano le loro tragiche morti: a funzionare è l’angoscia del testimone umano sospeso sulle soglie del tempo: Alan dovrà assistere alla morte di Carmus e dalla coppia che ha accettato di pernottare nel castello l’anno precedente e poi salvarsi dai fantasmi assetati di sangue grazie all’aiuto di Elizabeth che si è innamorata di lui.



Danza macabra


All’epoca il film si segnalò per l’erotismo: un seno nudo, l’estasi amorosa e la scena d’amore saffico, tutto molto casto visto con gli occhi odierni anche se l’atmosfera morbosa rimane.
Sul piano attoriale da menzionare Montgomery Gleen, ovvero Silvano Tranquilli, in un sofferto e allucinato Edgar Allan Poe.
Il plot ha qualche cedimento, i dialoghi sono forse quelli invecchiati peggio ma il colpo di scena finale è notevole: io ricordo dall’adolescenza quello identico della versione del ’71 trasmesso nel ciclo notturno di film curato da Claudio G.Fava.

L’orribile segreto del dr. Hichcock

Italia 1962
con Barbara Steele, Robert Flemyng, Silvano Tranquilli, Maria Teresa Vianello, Harriet Medin, Spencer Williams, Evar Simpson, Neil Robinson, Howard Rubian, Nat Harley
regia di Riccardo Freda aka Robert Hampton



L'orribile segretodel dottor hichcock


Londra 1885: l’eminente professor Bernard Hichcock ha messo a punto un potente anestetico che rallenta i parametri vitali e consente rischiose operazioni chirurgiche. Il siero viene usato dal professore per soddisfare le sue perversioni necrofile sulla giovane moglie compiacente ma una dose troppo forte risulta letale e Margaretha muore. Sconvolto, il professore lascia Londra affidando la villa alla fedele governante Martha. Hichcock torna dopo dodici anni con la giovane moglie, Cynthia sposata dopo averla curata per un forte shock emotivo. La nuova sposa sente fin dalla prima notte strani rumori che la governate giustifica con la presenza della sorella malata. Mentre Cynthia si sente perseguitata dall’ingombrante presenza della prima moglie, il professore è nuovamente vittima delle sue tentazioni necrofile. Quando anche a lui si palesa il fantasma di Margaretha, decide di avvelenare Cynthia che però si salva anche grazie all’intervento del giovane dottor Lowe che si era innamorato di lei a prima vista.



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Ammetto la mia colpa: non sono stata in grado di apprezzare questo capolavoro del gotico italiano, girato in soli dodici giorni, una fretta che ha prodotto errori evindenti nella pellicola: la notte dell’arrivo a villa Hichcock Cynthia va a letto con la camicetta che indossa sotto l’abito da viaggio senza cambiarsi mentre la mattina si presenta a colazione in una vaporosa vestaglia abbinata alla camicia da notte. So che il film è stato sforbiciato dalla critica ma il rientro in carrozza di Chyntia e Kurt dopo la sera a teatro iniziata alle 20,00 e presumibilmente teminata verso mezzanotte mostra il viaggio in piena luce diurna ed è palesemente il riciclo la stessa scena dell’arrivo di Chyntia e Bernard.



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Anche dal punto divista scenografico Freda non fa mancare nulla della paccottiglia gotica: il gatto nero, il giardino incolto, bare divelte da cui spuntano le ossa, teschi, ragnatele, sudari e compagnia cantante, decisamente un po’ troppo.



L'orribile segreto del dottorhichcock


Il tema tabù della necrofilia è interessante quando il dottore rischia di esser sorpreso a profanare una salma in obitorio ma sono scoppiata in una risata quando si dilunga ad accendere i ceri nella stanza addobbata come una camera mortuaria mentre la bella Margaretha attende di esser narcotizzata.
La scena in cui la donna muore poi, è recitata in maniera così artefatta che pensavo che fosse una messinscena di Margaretha per liberarsi del perverso marito, invece no: la donna si fa riconoscere, non si sa bene come, e dopo dodici anni torna l’insana passione ai danni della povera Chyntia il cui sangue dovrebbe servire per far ringiovanire Margaretha che era stata sepolta viva.



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Come si evince dal titolo, il film omaggia Alfred Hitchcock, soprattutto i primi film americani: una governante ostile alla nuova moglie come la signora Denvers di Rebecca, il bicchiere di latte avvelenato come ne Il Sospetto.
Riccardo Freda si firma Robert Hampton e tutte le maestranze italiane, cast compreso usano uno pseudonimo inglese.

Il pensionante

The Lodger – A Story of the London Fog
GB 1927
con Ivor Novello, June Tripp, Malcolm Keene, Marie Ault, Arthur Chesney
regia di Alfred Hitchcock


The lodger


Mentre Londra è sconvolta dagli omicidi a cadenza settimanale di un serial killer, un ambiguo individuo affitta una stanza presso una pensione, Daisy, la bella figlia dei locatari finisce per innamorarsi di lui anche se sarebbe quasi promessa al detective che conduce le indagini. Il comportamento bizzarro del pensionante porta ben presto i genitori di Daisy e il detective a sospettare che sia il killer; ormai ammanettato l’uomo sfugge ai poliziotti ma rischia di essere linciato dalla folla…


Thelodger


Terza regia di Alfred Hitchcock ma il primo film che il regista riteneva pienamente suo nonostante i contrasti con la produzione: il futuro maestro del brivido avrebbe voluto lasciare il mistero sulla presunta colpevolezza del pensionante ma la scelta dell’affascinante divo Ivor Novello imponeva che fosse fatta chiarezza sull’innocenza del protagonista che allora Hitchcock trasforma in un martire: l’ombra degli infissi che gli disegnano una croce sul volto, la scena in cui il pensionante viene liberato dall’inferriata dove si era impigliato con le manette costruita come una deposizione.



Ilpensionante


Il tema dell’innocente sospettato ingiustamente -il pensionante è il fratello della prima vittima che ha giurato alla madre morente di scoprire l’assassino- diventa un tema portante della teoretica hitchcockiana, come l’ossessione per le bionde: le vittime sono tutte bionde, il pensionante non sopporta i quadri di ragazze bionde alle pareti della sua stanza (capiremo che gli ricordano la sorella) e l’insegna del locale notturno che promette riccioli biondi compare anche in lontananza dalla finestra della magione mentre i protagonisti si baciano nell’happy end.



Il pensionante


Pur con qualche debito all’espressionismo tedesco nei giochi d’ombra e un volto deformato da un vetro tra la folla che commenta l’omicidio iniziale, Hitchcock si dimostra un geniale inventore di soluzioni visive: il pensionante che passeggia nella propria camera facendo tremare il lampadario al piano inferiore diventa una ripresa dal basso del protagonista che cammina su un pavimento di vetro, la diffusione della notizia dell’ennesimo omicidio a mezzo stampa anticipa quello che diventerà una scena classica del cinema americano: la rotativa che sforna il titolo del giornale. Hitchcock insiste e oltre alla stampa sottolinea la psicosi di massa anche con la diffusione della notizia via radio e tra i volti che si susseguono c’è anche quello della moglie Alma Reville.
Anche il regista si ritaglia un cameo, anzi due, è la prima volta e diventerà un marchio di fabbrica dei suoi film.

La figlia di Dracula

Dracula’s Daughter
USA 1936 Warner Bros
con Gloria Holden, Otto Kruger, Marguerite Chruchill, Edward Van Sloan, Gilbert Emery, Irving Pichel, Billy Bevan, Nan Grey, Hedda Hopper, E.E. Clive
regia di Lambert Hillyer


La figlia di dracula


Van Helsing viene catturato da due solerti poliziotti di Scotland Yard subito dopo aver ucciso il Conte Dracula e chiama a difenderlo lo psichiatra Jeffrey Garth. Intanto il corpo di Dracula svanisce misteriosamente: è stato prelevato e bruciato dalla contessa Marya Zaleska, la figlia di Dracula che spera in questo modo di liberarsi dal vampirismo ereditato dal padre; il tentativo fallisce e quando la donna incontra Garth rimane affascinata dalle sue teorie sul potere guaritore della mente e vorrebbe farsi curare da lui, intanto su di lei si addensano i sospetti di vampirismo e per convincere lo psichiatra a seguirla in Transilvania Marya Zaleska rapisce Janet, la ragazza di cui Garth è innamorato…



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Il primo sequel del celebre Dracula del 1931 ha una storia produttiva piuttosto complicata: l’idea venne nel 1933 a David O. Selznick che voleva girarlo per la MGM ispirandosi al racconto di Bram Stoker Dracula’s Guest. Il progetto venne ceduto alla Universal nel 1935, l’intento era quello di farlo girare a James Whale, reduce dal successo de La moglie di Frankenstein, sequel dell’altro celebre mostro della Universal, ma il regista si manifestò dubbioso sul fatto di girare un nuovo horror subito dopo il precedente e così la regia passò a Lambert Hillyer più abile nelle commedie e infatti i tocchi comici non mancano nella pellicola, forse sono addirittura eccessivi e la causa dello scarso successo dell’opera.



La figlia di dracula


Del cast di Dracula resta solo Edward Van Sloan che interpreta nuovamente Van Helsing ma il personaggio di  Marya Zaleska è molto interessante: vampira suo malgrado fa di tutto per liberarsi della sua condizione, prima incenerendo la salma del padre poi affidandosi alla psichiatria, nonostante gli sforzi non riesce a liberarsi dalla sete di sangue e l’ipnosi su Lili, una modella trovata in fin di vita permette di capire chi è il nuovo vampiro che infesta Londra dopo la morte di Dracula.



Draculasdaughte


Marya vorrebbe che il professor Garth si dedicasse solo a lei seguendola in Transilvania ma l’uomo rifiuta allora la donna lo costringe a seguirla rapendo Janet e rivelando al fedele servitore Sandor che è innamorata del medico e vuole trasformarlo in vampiro, Sandor, a cui la donna aveva promesso l’immortalità, la uccide per gelosia.



La figlia di dracula


La rivelazione dell’innamoramento per Garth suona un po’ strana perché La figlia di Dracula è intriso di sottotesti omoerotici e del resto la prima vampira della letteratura, Carmilla di Sheridan Le Fanu, era lesbica. Se con Garth non vediamo mai un interesse che vada oltre le discussioni sulla psichiatria (tecnica sempre alla ribalta come cura all’omosessualità) è lampante la venatura saffica della scena con Lili e anche la scena nel castello con Janet svenuta lascia intendere un interesse della contessa per la fanciulla.