Addio ad Arthur Penn

Arthurpenn Si e’ spento martedi’ 28 settembre, il regista Arthur Penn, fratello del fotografo Irving Penn e padre del regista televisivo Matthew Penn, nessuna parentela invece con l’attore Sean Penn.
Nato a Philadelphia il 27 settembre del 1922, Arthur Penn studia all’Actor Studios di Los Angeles e muove i primi passi nella televisione iniziando a lavorare nel 1951 per la NBC.
Il debutto cinematografico risale al 1958 con Furia selvaggia, rilettura in chiave psicoanalitica del mito di Billy The Kid visto come un adolescente inquieto interpretato da Paul Newman.
Oltre che alla regia cinematografica, Penn si dedica anche alla regia teatrale e il suo secondo lungometraggio e’ la trasposizione cinematografica di una piece che aveva diretto in teatro, Anna dei miracoli. Rifiutando di scegliere Elisabeth Taylor per il ruolo di protagonista, Penn ripropone sul grande schermo la coppia di attrici della versione teatrale, Anne Bancroft e Patty Duke che vennero premiate con l’Oscar mentre al regista ando’ la sua prima nomination. Nasce cosi’ la leggenda uno dei film che personalmente amo di piu’, girato in un bianco e nero fortemente contrastato come la vicenda di Ellen Keller.
Per la sua terza opera, dopo essere stato licenziato da Burt Lancaster dal set de Il treno, il regista si ispira alla nouvelle vague francese con Mickey One interpretato da Warren Beatty, una pellicola che vuole portare sullo schermo il disagio di una generazione ispirandosi ad una dimensione di angoscia kafkiana.
Nel 1966 e’ la volta de La caccia, con cast d’eccezione: Marlon Brando, Robert Redford, Jane Fonda e Angie Dickinson. La storia dell’inseguimento di un evaso che scatena le reazioni piu’ disparate negli abitanti di una cittadina del Texas pero’ non piacque al produttore Sam Spiegel che licenzio’ il regista e rimonto’ il girato a sua discrezione.

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La delusione spinse Arthur Penn a decidere di lasciare il cinema ma Warren Beatty lo convinse a dirigere Gangster Story (1967). La storia violenta di Bonnie&Clyde esaltati come eroi belli e dannati, valse la seconda nomination al regista e fu un grande successo di pubblico. Il film rappresenta il trait d’union tra la nouvelle vague francese e il cinema della nuova Hollywood.
Nel 1969 il regista gira Alice’s Restaurant, la ballata sulla cultura hippye che gli vale la terza nomination all’oscar.
Del 1970 e’ Piccolo grande uomo il film che insieme a Soldato blu dello stesso anno, contribuisce a smontare il mito della Frontiera e a rivalutare il genocidio degli Indiani d’America.
Nel 1975 Penn tratteggia il ritratto di un grande loser in Bersaglio di notte, storia di un investigatore privato (Gene Hackman) alle prese con una vicenda lavorativa piu’ grande di lui a cui si intrecciano le sue disavventure personali (il tradimento della moglie).

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Del 1976 e’ Missouri, ancora una volta un western che dissacra la mitologia del genere, uno scontro tra allevatori e ladri di bestiame interpretato da Jack Nicholson e Marlon Brando.
Gli amici di Georgia del 1981, e’ forse il suo ultimo capolavoro, pur avendo una fama molto inferiore ai suoi lavori precedenti. Diradata l’attivita cinematografica che termina nel 1990 con Con la morte non si scherza, Arthur Penn chiude la sua carriera con lavori televisivi, lo stesso settore in cui aveva esordito.

Ortissima – Rabarama

LocandinaRabarama L’attuale edizione di Ortissima percorsidorta 2010 e’ imperdibile, non solo perche’ dedicata per la prima volta ad un scultrice donna, Rabarama -che io adoro- ma soprattutto per la cura con cui sono stati scelti i punti del borgo medievale di Orta San Giulio dove posizionare le sculture monumentali dell’artista creando un dialogo tra la cornice e l’opera come nel caso di Ri-nascita dove il braccio teso verso l’alto della statua e’ in rapporto diretto con la torre di Villa Crespi, l’analogo legame vincola la posizione arcuata della figura di Palpit-azione con il porticato ad archi a tutto sesto che la ospita. E’ notevole anche la cura per l’illuminazione notturna.
All’interno di Palazzo Penotti Ubertini sono esposte le sculture di piccole dimensioni e alcuni dipinti di Rabarama insieme a un video molto esaustivo sul valore concettuale dei simboli che l’artista usa per decorare le sue sculture. Rabarama, al secolo Paola Epifani, deve infatti la sua fortuna alla capacita’ con cui ha saputo unire al talento per la scultura classica che esalta la figura umana un raffinato discorso concettuale che si estrinseca nei motivi decorativi che vestono la “pelle” delle sue figure: arabeschi, alveoli, puzzle, labirinti.. elementi di un linguaggio contemporaneo universalmente comprensibile. E l’importanza di questa rinascita della scultura contemporanea grazie all’influsso della performance e della body art e’ il fulcro del bel saggio di Luca Beatrice che apre il catalogo dedicato alla mostra.
Personalmente mi sono innamorata di Trans-porto, rappresentata anche sulla locandina dell’evento, opera che esalta il valore tridimensionale della scultura: di primo acchito si nota la tensione della statua ma ad uno sguardo piu’ attento colpisce l’abbandono del volto e anche nel braccio teso si coglie una certa mollezza, un’ambiguita’ di sensazione ben rispecchiata dalla struttura prevalentemente maschile del corpo a cui si contrappone la squisita dolcezza del volto femmineo.



Ortissima Percorsidorta 2010 – Rabarama
Palazzo Penotti Ubertini
Orta San Giulio
dal 24 aprile al 3 ottobre 2010

La passione

Lapassione Gianni Dubois e’ un regista in crisi che viene costretto con il ricatto dalla giunta di un paesino toscano a dirigere la Sacra Rappresentazione della Passione del Venerdi’ Santo..

L’ultima fatica di Mazzacurati e’ solo parzialmente riuscita con un finale che non riesca a mantenere le promesse.
La prima parte e’ decisamente divertente per la critica della provincia con la messa alla berlina di un’insolita Toscana, quella del cosiddetto Chiantishire, abitata da stranieri (l’affittacamere tedesca) e meta di vacanze per gli intellettuali di sinistra (appunto il regista costretto a cedere all’assurdo ricatto per non sputtanarsi) dove vince il referendum contro l’inquinamento elettromagnetico con conseguente mancanza di copertura per la telefonia cellulare.

LapassioneIl finale invece non e’ all’altezza di quanto promesso: la rappresentazione ha un esito disastroso ma nonostante questo (o forse proprio per questo) la funzione salvifica dell’arte viene esaltata con riferimenti anche pasoliniani, impossibile non pensare a La ricotta quando i due ladroni vengono issati sulla croce al tramonto per andare in scena a notte inoltrata. A commuovere e’ “la passione” (intesa come vicenda personale) del coprotagonista Ramiro che sacrifica la sua stessa vita e le proprie paure per il buon esito dello spettacolo, un po’ meno il solito finale aperto che riguarda il regista forse pronto per una nuova storia, sia d’amore che cinematografica.
Nonostante le aspettative deluse, La passione resta comunque un film divertente, dove si ride molto e in maniera intelligente interpretato da un ottimo cast che da solo vale il prezzo del biglietto.

Internazionale a Roma

Internazionale un progetto a cura di CineAgenzia

Internazionale porta al Palazzo delle Esposizioni i migliori documentari prodotti nell’ultima stagione, selezionati per il festival che la rivista organizza da anni a Ferrara e che si è imposto come uno degli appuntamenti più interessanti e innovativi nel panorama culturale nazionale. Il pubblico della capitale avrà così l’occasione di condividere una delle importanti sezioni che compongono la manifestazione, la rassegna di documentari, pensata come l’indice di un ipotetico numero del settimanale, fatto questa volta non di testi e fotografie ma di immagini in movimento, con la stessa attenzione per la qualità dell’informazione e della “scrittura” e uno sguardo attento sull’attualità internazionale.
Grazie alla collaborazione tra Internazionale e il Palazzo delle Esposizioni l’intero programma di documentari vedrà la presenza di ospiti e di redattori del settimanale, che presenteranno al pubblico le proiezioni e i temi dei film, spesso ignorati dai media dominanti, se non quando si impongono con i toni dell’emergenza.
A legare i film scelti non è la geografia, visto lo sforzo di andare a toccare i paesi più lontani, dal Nicaragua alla Corea del Nord, dall’Islanda alla Sierra Leone, né un tema dominante, poiché i documentari affrontano questioni diverse, per quanto inevitabilmente interdipendenti, come crisi economica, diritti umani, migrazioni e conflitti. A emergere come elemento unificante è piuttosto la necessità di guardare queste immagini, e la realtà che ci circonda, senza fidarci troppo delle apparenze e del nostro stesso punto di vista: è la prima lezione di ogni reporter, è quello che ognuno di noi deve allenarsi a fare per affrontare la complessità del mondo e smontare la banalità dei pregiudizi.

Si ringrazia Ferrara sotto le Stelle

PROGRAMMA

06/10/2010 21:00
The Red Chapel – documentario
Ingresso libero
di Mads Brügger. Danimarca, 2009 (88′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presentano Giovanni De Mauro (Direttore di Internazionale) e Sergio Fant (CineAgenzia). Alla presenza del regista Mads Brügger
Un giornalista senza scrupoli e una coppia di improbabili comici di origini coreane partono dalla Danimarca per andare in Corea del Nord. Autorizzati a entrare nel paese, metteranno a dura prova il senso dell’umorismo dei nordcoreani e il culto del “Caro Leader”, Kim Jong-il. Una satira spietata che prende di mira il paese più chiuso del mondo.

07/10/2010 21:00
Stolen – documentario
Ingresso libero
di Dan Fallshaw e Violeta Ayala. Australia, 2009 (77′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Sergio Fant (CineAgenzia).
Partiti per documentare la situazione dei sahrawi, il popolo originario del Sahara Occidentale, due registi australiani scoprono una realtà nascosta: l’esistenza della schiavitù nei campi profughi del Fronte Polisario. Tra minacce, pressioni politiche e servizi segreti, Fallshaw e Ayala si trovano coinvolti in un intrigo internazionale e il loro documentario si trasforma in una spy story.

08/10/2010 21:00
Last Train Home – documentario
Ingresso libero
di Lixin Fan. Canada, 2009 (87′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Junko Terao (Internazionale)
Ogni primavera le città cinesi piombano nel caos: milioni di persone si riversano nelle stazioni per andare a festeggiare il capodanno nei loro villaggi di origine. Sono soprattutto operai che lavorano nelle grandi città industriali della costa. Nel suo remiatissimo film d’esordio, il regista Lixin Fan ha seguito i viaggi e le speranze degli Zhang, una delle tante famiglie divise tra città e campagna, tradizione e modernità.

09/10/2010 18:30
The Town of Badante Women – documentario
Ingresso libero
di Stephan Komandarev. Bulgaria, 2009 (70′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Andrea Pipino (Internazionale)
A Varshets, in Bulgaria, il tasso di disoccupazione è altissimo. Per molte donne la soluzione è andare in Italia a lavorare come badanti. Partono per stare un anno, ma spesso si fermano più a lungo. Intanto a Varshets cambia anche lo stile di vita degli uomini, tra faccende domestiche e strategie di auto-aiuto, aspettando i soldi che una volta al mese arrivano dall’Italia e le visite (sempre più rare) delle mogli.

09/10/2010 21:00
Bananas!* – documentario
Ingresso libero
di Fredrik Gertten. Svezia, Danimarca, 2009 (87′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Il Nemagon, un pesticida vietato negli Stati Uniti dal 1977, è stato usato nelle piantagioni di banane del Nicaragua, dove in alcune zone acqua, terra, cibo e perfino il latte materno sono stati contaminati, danneggiando gravemente la salute dei braccianti. Juan “Accidents” Dominguez, un avvocato di Los Angeles specializzato in rimborsi milionari, fiuta il caso della sua vita e a nome di oltre diecimila nicaraguensi cita in giudizio la multinazionale Dole Food. Una vittoria segnerebbe un precedente storico, rendendo possibili richieste di risarcimento da parte di tutte le vittime dei pesticidi nel mondo.

10/10/2010 18:30
God Bless Iceland – documentario
Ingresso libero
di Helgi Felixson. Islanda, Germania, Svezia, 2009 (90′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Nell’ottobre del 2008 l’Islanda è travolta da un collasso economico senza precedenti. Le tre maggiori banche nazionali falliscono nella stessa settimana e il 22 gennaio 2009 il governo si dimette, dopo settimane di violente proteste. Una delle crisi più clamorose del capitalismo globale raccontata attraverso la vita della gente comune.

10/10/2010 21:00
War Don Don – documentario
Ingresso libero
di Rebecca Richman Cohen. Stati Uniti, 2010 (85′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Jamila Mascat (Internazionale)
Issa Sesay, ex comandante ribelle della Sierra Leone, aspetta il suo processo nella sede del tribunale internazionale creato dalle Nazioni Unite. È accusato di crimini contro l’umanità: arruolamento di bambini, mutilazioni, stupri e genocidio. I suoi difensori, però, sostengono che ha protetto i civili e ha giocato un ruolo decisivo nel processo di pace. Raccogliendo le testimonianze degli avvocati, delle vittime e dello stesso Sesay, il film mette “sotto processo” il sistema della giustizia internazionale: la condanna di un uomo può chiudere i conti con il passato traumatico di un intero paese?

informazioni:

Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 a, Roma

http://www.palazzoesposizioni.it

INGRESSO LIBERO SINO A ESAURIMENTO POSTI

Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card

Marco Nereo Rotelli – Poetry. Parola d’artista

Nato a Venezia nel 1955, Marco Nero Rotelli e’ uno dei piu’ interessanti artisti italiani che sviluppa la sua ricerca artistica nell’ambito della parola (intesa come segno, glifo) e della poesia, collaborando con tantissimi poeti, compresa Fernanda Pivano, omaggiata con un’istallazione in Corso Buenos Aires dal titolo “Le parole dell’amore”.
Milano celebra l’artista con una mostra molto suggestiva che occupa gli spazi espositivi della Rotonda della Besana e Palazzo Reale. Sono rimasta molto colpita dall’allestimento di questa seconda sezione chiamata Di-segni d’Oriente e d’Occidente: luci molto basse che puntano direttamente sulle opere di Rotelli. Nelle teche i collage su fogli scritti dal poeta Adonis in arabo, lingua il cui aspetto ornativo e’ lampante, e le celebri porte d’oro di cui l’ambiente soffuso sottolinea l’aspetto mistico del fondo oro che riprende gli stilemi bizantini ed altomedievali mentre i simboli dei vari alfabeti creano una dimensione quasi esoterica. Avendo la sottoscritta una passione per le lingue straniere che parte dalla fascinazione per alfabeti diversi dl nostro, non posso che rimanere ammaliata da un percorso artistico che si sviluppa attraverso questo linguaggio di segni.
Gran conclusione mercoledi’ 29 settembre alle 21,00 con l’evento “Orbita teatrale. Parola in luce” proiezione di giochi di luce (altro aspetto artistico indagato da Rotelli) sulla facciata di Palazzo Reale.

Marconereorotelli

Marco Nereo Rotelli – Poetry. Parola d’artista
dal dal 19 luglio al 29 settembre 2010

Rotonda di via Besana
Palazzo Reale
Milano

Addio a Sandra Mondaini

Sandramondaini

Sorvolando sulla commozione per una persona che non ha potuto/voluto sopravvivere alla scomparsa del compagno di una vita, di Sandra Mondaini va certamente ricordata l’unicita’ nel panorama televisivo italiano quello di una donna piacente che tra i vari talenti a sua disposizione ha puntato sul talento comico nonostante la sua bellezza e senza andare a discapito di questa. Forse se il varieta’ e’ morto e’ anche per l’impossibilita’ di portare avanti questo connubio, almeno nel nostro Paese.

Somewhere

Somewhere Celebre attore hollywoodiano trascina stancamente la sua vita allo storico hotel Chateau Marmont tra sbronze e sesso quando e’ costretto, suo malgrado, a prendersi cura della figlia undicenne.

Nulla di nuovo sotto il sole per la quarta fatica di Sofia Coppola, fresca di Leone d’Oro veneziano, a partire dalla trama: quant’e’ trito il filone della convivenza forzata con uno o piu’ pargoli che cambiano la vita ad un adulto? L’ultima tendenza ora e’ far sparire il genitore che fino a quel momento si era occupato dell’infante senza nemmeno trovare una scusa plausibile, una volta lo si faceva defungere ma questo tipo di soluzione sarebbe troppo drastica e melodrammatica per il filone minimal della Coppola che in soli quattro film e’ gia’ riuscita a far diventare il suo stile un cliche’. Nel suo immaginario di adorabili protagoniste biondocrinite, la regista tira sempre un po’ troppo in lungo la scena che pure avrebbe un suo fascino o un senso: i giri in tondo della Ferrari 360 Modena, la carrellata indietro di Johnny e Cleo a bordo piscina, la carrellata in avanti sul volto di Johnny al trucco per gli effetti speciali durano sempre un attimo in piu’ del dovuto, tanto che la scena della maschera che compare velocemente nel trailer ha un effetto piu’ dirompente, io avevo avuto l’impressione che si liquefacesse deformando il volto del protagonista.
Altrettanto scipita e banalotta la morale sul mondo dello spettacolo e della tivvu’: Sofia ci sottolinea come Johnny Marco sia un attore di cassetta senza spessore, non ha frequentato scuole di recitazione, e’ coperto di tatuaggi insensati e se la scena ai Telegatti vuol fare il verso alla tv tutta lustrini, peggiore mi e’ sembrata l’intevista di Giorgia Surina (manco citata nei titoli di coda), vj storica di MTV Italia che nei suoi urletti e domande sceme fa la parodia della tivu’ giovanilista.
Nella delusione generale crolla anche il mito dello Chateau Marmont, storico hotel losangelino delle star, dove fu trovato morto per overdose John Belushi, alla fine della prima esibizione delle due gemelle lap dancer, mentre una ripone il palo si vede una presa di corrente a cui l’elettricita’ arriva tramite una piattina che scavalca lo zoccolino: che orrore, per giunta neppure a norma!

Blow out

Usa 1981
con John Travolta, Nancy Allen, Dennis Franz, John Lithgow
regia di Brian De Palma.


Blowout

Jack Terry e’ un tecnico del suono con un passato in polizia, ora si occupa degli effetti sonori in filmetti di serie B. Una notte mentre sta registrando dei suoni all’aperto, assiste casualmente a un incidente d’auto in cui rimane ucciso un noto politico in lizza per la Casa Bianca mentre era in compagnia di un’accompagnatrice occasionale. Jack salva la ragazza e viene pregato di non far trapelare nulla dell’avventura del politico ma una volta a casa scoprira’ di aver registrato un rumore insolito che precede l’incidente: uno sparo..

Blowout

Assente troppo a lungo dalle televisioni, Blow out viene proposto da domani per tre serate da Sky Cinema Classics.
Con il suo consueto citazionsimo (gia’ il titolo dimostra il chiaro omaggio a Blow up di Michelangelo Antonioni) De Palma riflette su un tema per lui fondamentale, il rapporto tra realta’ e finzione e questa volta lo spazio in cui si svolge l’azione e’ proprio quello cinematografico visto dall’insolita angolazione del suono: sara’ il colpo di fucile che non doveva essere registrato a metter in monto la vicenda e sara’ la mancanza di voce, coperta dai fuochi d’artificio a portarla a termine.
Il film si apre con un divertente piano sequenza di tre minuti (per la precisione 2 piu’ 1, dato che c’e’ una cesura) dove si fa il verso agli horror porno-soft creati dalla casa di produzione per cui lavora Jack e prosegue con un gustoso split screen dove si mostra il lavoro di Jack mentre nell’altra meta’ dello schermo la televisione racconta l’ascesa del governatore che avra’ l’incidente a cui assistera’ il protagonista. L’attenzione con cui De Palma si occupa di un aspetto poco noto del cinema, gli effetti sonori, testimoniano l’amore assoluto del regista per la settima arte e col passare del tempo sono diventati uno degli aspetti piu’ interessanti del film dato che quei macchinari analogici sono ormai cimeli da museo e il film stesso mentre li celebra, ne decreta anche un po’ la morte visto che c’e’ un uso di effetti digitali (i due protagonisti sullo sfondo dei fuochi d’artificio nel finale) che, benche’ ancora rudimentale, anticipa i tempi che verranno.
La vicenda thriller e’ probabilmente troppo macchinosa ma De Palma non lesina i virtuosismi: c’e’ una prevalenza cromatica di soli quattro colori bianco rosso, blu e giallo e molte inquadrature sono composte solo con questi colori e poi c’e’ l’uso quasi sperimentale della macchina da presa che ruota piu’ volte su se’ stessa mentre Jack scopre che hanno frugato a casa sua e cancellato tutto il suo lavoro.
Notevole il cast a partire da un bravo John Travolta in un ruolo inusuale per lui, soprattutto in quel momento della sua carriera dov’era l’idolo delle ragazzine, una svampitissima Nancy Allen e per i cultori di Dexter sara’ un piacere trovare John Lithgow gia’ nei panni del serial killer.
Si inizia ridendo ma si finisce nella commozione piu’ assoluta con uno dei finali piu’ tristi e cinicamente romantici che abbiate mai visto.

Venere peccatrice

Thatstrangewoman The strange woman
Usa 1946
con Hedy Lamarr, George Sanders
regia di Edgard George Ulmer

A Bangor, nel New England della prima meta’ del XIX secolo, Jenny Hager cresce con un padre alcolizzato, sicura pero’ del potere che la sua bellezza esercita sugli uomini. Poco piu’ che adolescente Jenny sposa il vecchio ma ricco mercante Isaiah Poster anche se ha sempre avuto un legame molto stretto con suo figlio Ephraim. Quando il giovane torna dal college Jenny lo seduce ma ben presto alla pusillaminita’ del ragazzo Jenny preferisce il fascino virile di John Evered anche se promesso alla sua amica Meg Saladine..

Melodramma in costume in cui Ulmer tratteggia un’ambigua dark lady: Jenny Hager fin da piccola si dimostra manipolatrice e attratta dal denaro ma quando diventa la moglie del ricco Poster non esita a distinguersi in citta’ per il suo spirito caritatevole. Il passaggio ricorda molto Via col vento quando Rossella e Rhett decidono di conquistarsi le simpatie della societa’ bene di Atlanta per il bene di Diletta. Un’altra reminiscenza di Via col vento l’ho avuta quando Jenny viene definita una signora perche’ si prende cura di una donna malata ed indigente come faceva la madre di Rossella, del resto una certa somiglianza tra le due attrici, Vivien Leigh e Hedy Lamarr e’ innegabile.
Se della ricchezza Jenny sa fare buon uso, non e’ altrettanto in grado di gestire il suo rapporto con gli uomini: dopo la morte del padre riesce a farsi sposare dal ricco mercante ed e’ molto interessante la scena in cui i notabili del paese, tra cui il futuro marito, decidono le sorti della ragazza rimasta sola arrivando a proporle il matrimonio con Poster per garantirle la sicurezza economica. Appagato il desiderio di ricchezza Jenny pensa di poter appagare i sensi con il giovane Poster (emblematica la stretta sul braccio di Ephraim quando Lena e’ inseguita dagli ubriachi) ma per quanto il ragazzo ceda alla seduzione arrivando forse ad uccidere il padre non ha abbastanza nerbo per la capricciosa Jenny che si innamora di John Everd facendosi sposare incurante del fatto che l’uomo sia promesso alla sua cara amica Meg.
Purtroppo sul finale la vicenda cosi’ complessa scappa di mano al regista e la risoluzione, ovviamente drammatica, affidata al senso di colpa scatenato in Jenny dalle parole di fuoco di un predicatore capitato in citta’, e’ deludente; resta un uso affascinate del bianco e nero con delle ombre di gusto espressionista e una buona prova attoriale dei protagonisti con un insolito George Sanders in un classico ruolo da bell’attor giovane.

Shrek e vissero felici e contenti

Shrekfeliciecontenti
Stressato dalle responsabilita’ della vita domestica, dopo la nascita dei tre orchetti gemelli, Shrek sogna solo di poter tornare alla solitaria vita prematrimoniale e per poter realizzare il desiderio di essere ancora un temibile orco, almeno per un giorno, firma un contratto magico con Tremotino. Quello che Shrek non sa e’ che Tremotino lo odia a morte perche’ quando l’orco libero’ dall’incantesimo Fiona, fece sfumare il contratto che l’infido mago stava siglando con i genitori della principessa disposti a cedergli il regno pur di liberare la figlia dal maleficio..

Scampoli e fondi di magazzino per raffazzonare una storia che permetta di sfruttare la saga di Shrek, giunta al quarto episodio, per il mero ritorno economico del 3D. Il film dura solo 93 minuti e per quanto io sia una fan delle pellicole non troppo lunghe, in questo caso e’ lampante che la brevita’ sia dovuta soprattutto alla mancanza di idee e si cerca di allungare il brodo con un contorno di insensati balletti.
Vivranno anche felici e contenti alla fine, ma quanto spiace assistere alla fine di un mito durato meno di un decennio: dello spirito anarchico e citazionista che rese grande Shrek, non resta piu’ nulla, siamo di fronte a un prodotto quasi parodistico dove vengono reiterati senza alcun costrutto i tratti distintivi dei vari personaggi. Si tenta anche la carta della commozione nel finale ma decisamente non funziona: non si piange e si ride molto poco. L’unica figura veramente azzeccata del mondo parallelo creato dal contratto stipulato da Shrek e’ quella del Gatto con gli Stivali che da prode spadaccino si e’ trasformato in un grasso gatto di casa spazzolato due volte al giorno.