L’om dra fioca

Lo spot pubblicitario sulla nazionale di bob giamaicana, sponsorizzata dalla Fiat, passato dagli schermi televisivi a quelli delle sale cinematografiche e’ oggettivamente simpatico, anche se, essendoci la Fiat di mezzo, l’incongruenza ci scappa.
Per chi non lo ricordasse il plot e’ questo: nel bar di un paesino di montagna entra un uomo terrorizzato e in dialetto urla : “la’ fuori c’e’ un gigante! pieno di braccia!” al che la barista angosciata si porta le mani alla bocca mormorando “l’om dra fioca”, la didascalia pero’ non traduce l’uomo della neve ma bensi’ Lo yeti! Sara’ un mio limite ma non riesco ad immaginarmi l’abominevole abituato alle altezze e alle vastita’ dell’Himalaya adattarsi alle (per lui) modeste vette di Alpi e Appennini!
Inoltre questa pubblicita’ mi ha richiamato alla mente qualcosa di ancestrale: la prima volta che l’ho vista e’ stato proprio l’espressione “l’om dra fioca”a farmi riconoscere l’uso del dialetto piemontese e mi rode non essere a conoscenza di nessun leggendario “om dra fioca” che si manifesti nelle nostre valli: il mio bagaglio antropologico si limita a 2 “om savarghi” (selvaggi) e a un “re di buss” (re delle bisce) che non so neppure se faccia testo dato che il fantomatico sovrano delle serpi era una farneticazione dell’ubriacone del paese che io ho visualizzato come un Sir Biss piu’ cattivo.

Il trailer di Star Wars in digitale

All’ Arcadia di Melzo il film Robots (le mie impressioni sul cartoon le trovate su qui) viene preceduto dal trailer in digitale dell’ultimo episodio di Star Wars.
E’ la prima volta che vedo un film, non d’animazione, girato e proiettato in digitale e bisogna ammettere che l’esperienza e’ notevole: perfezione e pulizia d’immagine eccelsa, in particolare le spade jedi balenano nel buio come immaginano debbano fare i raggi beta vicino alle porte di Tannhauser.
Venendo alla trama del film il nuovo look di Anakin fa ben sperare: caschetto mosso e cicatrice sull’occhio ricordano Capitan Harlock, l’eroe di sci-fi romantico per eccellenza; tutto e’ pronto per il Titanic dello spazio (la definizione e’ dello stesso Lucas).


Starwars

La schivata

Laschivata

Periferia parigina: Krimo prende una cotta per Lydia, una compagna di scuola, dopo averla vista provare la recita scolastica, per amor suo vestira’ i panni di un improbabile Arlecchino..

Il film che ha fatto incetta dei premi principali all’ultima edizione dei Cesar e’ giocato tutto sui toni della leggerezza e dell’immedesimazione: leggera e frivola come una damina del settecento, Lydia percorre gli spazi squallidi tra i casermoni del quartiere indossando il suo costume di scena: tutto si trasfigura nella luce di quell’abito fuori dal tempo e Krimo non puo’ fare a meno di restare abbagliato da una visione cosi’ diversa dalla normalita’ in cui vive.
Come nell’opera di Marivaux che i ragazzi devono recitare, c’e’ lo scambio di ruoli tra servi e padroni, cosi’ Kechiche, il giovane regista di origine nordafricana, ci fa provare le emozioni dei preadolescenti delle banlieue, i primi palpiti amorosi uguali per tutti i quattordicenni del mondo, con le incursioni verso l’altro sesso che avvengono solo in delegazione, in compagnia degli amici piu’ fidati ed e’ bello scoprire che ancora oggi i codici amorosi sono gli stessi di dieci, venti o trent’anni fa..
Operato questo processo d’identificazione, lo strappo che ristabilisce la distanza con quel mondo “degradato” risulta ancora piu’ netto: per la risposta tanto attesa alla proposta di mettersi insieme da parte di Krimo, la tensione si fa piu’ palpabile ed e’ nell’aria che qualche cosa deve accadere, ma non ci si aspetta che il pugno nello stomaco arrivi da quella direzione cosi’ inaspettata e il disagio dello spettatore che fino a poco prima sorrideva alla propria adolescenza ormai lontana e’ racchiuso nella silenziosa lacrima d’umiliazione che scende dalla guancia di Frida.

Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi

Lemonysnicket Brad Silberling emulo di Tim Barton?
seee… gli piacerebbe!
Fratelli Baudelaire vs Harry Potter?
Ma non c’e paragone! Il maghetto vince su tutta la lunghezza!
Sono solo dispiaciuta che Jude Law abbia prestato il suo volto (in penombra!!!) a Lemony Snicket quando le sue nobili origini inglesi gli avrebbero garantito un buon ruolo nella saga potteriana.
Vabbe’… la mia analisi un poco piu’ seria sul film la trovavate su ImpattoSonoro, ora qui sotto

I tre fratelli Baudelaire, Violet, Klaus e Sunny, ragazzi dalle qualita’ eccezionali, si ritrovano improvvisamente orfani: la loro casa e’ andata misteriosamente a fuoco e i loro genitori sono periti nell’incendio che ha distrutto tutte le loro cose. Vengono affidati a un lontano cugino, il Conte Olaf un attore bislacco e crudele che tenta di eliminarli per impossessarsi della loro eredita’..

Questo film doveva essere la risposta americana alla saga di Harry Potter, ma non riesce mai a tenere il passo con il fantastico mondo del maghetto inglese, pur essendo tratta da una collana di libri per l’infanzia di grande successo e buona fattura che descrive in 13 volumi le peripezie degli orfanelli Baudelaire.
La pellicola ha momenti interessanti e anche molto divertenti e talvolta riesce anche a spaventare lo spettatore, ma mostra dei limiti molto pesanti; il principale e’ dato dal fatto che questo primo film (ma dubito che ce ne saranno altri) nasce dalla fusione dei primi tre romanzi, (Un infausto inizio, La stanza delle serpi, La funesta finestra) ed il difetto di una sceneggiatura segmentata e poco omogenea e’ evidentissimo: Olaf pare essere mosso solo dall’interesse per il denaro dei Baudelaire e tutto il tema dell’associazione segreta che contrasta il male a cui appartengono i genitori dei tre fanciulli rimane nebulosamente sullo sfondo. Lo stile di narrazione in prima persona che caratterizza le avventure scritte da Lemony Snicket diventa solo un’appendice verbosa che appesantisce il film, in particolare il predicozzo finale moraleggiante e buonista e’ di una noia mortale.
La scenografia e’ ricca e fantasmagorica e pare ispirarsi alle atmosfere create di Tim Burton, ma in questo mondo che fonde stili gotici con macchine ed utensili anni ’50, stona notevolmente il costume di Klaus Baudelaire: se le sue sorelle indossano abiti con crinolina vagamente punkeggianti e al Conte Olaf e alla sua ghenga sono riservate mise degne del piu’ eccessivo glam-rock, il ragazzo indossa un comunissimo maglione blu abbinato a un paio di pantaloni beige ed essendo praticamente sempre in scena con il suo stile minimalista e realista impedisce al mondo fantastico che il film vorrebbe dipingere, di decollare.
Star indiscussa del film e’ Jim Carrey, qui in una prova forse un po’ troppo sopra le righe, di certo lo surclassa l’inossidabile Meryl Streep nei panni della stravagante zia Josephine.
Fastidioso per qualunque cinefilo che si rispetti, l’autocelebrazione di Jim “faccia di gomma” Carrey quando in attesa che un treno investa i ragazzi sfoglia un giornale che porta Lon Chaney sr. in copertina: c’e’ molta differenza tra il saper recitare credibilmente con protesi in silicone e le storpiature che si autoinfliggeva il celebre divo del muto!

Lost

Lost

Un gruppo di sopravvissuti ad un disastro aereo si ritrova su una strana isola, abitata da fantomatici e terrificanti animali, tagliato fuori da ogni possibilita’ di comunicazione con il mondo esterno.
Questa in sintesi la base su cui si sviluppano le vicende della nuova serie televisiva trasmessa da Fox da martedi’ scorso.
Campione di ascolti in America e con una trama sulla carta avvincente, Lost si e’ rilevata molto deludente: la scenografia un po’ fasulla ed ultrapatinata non mi pare l’ideale per un serial dai risvolti horror ma soprattutto i dialoghi sono tremendi. L’incontro tra Jack, il dottore, e la bella Kate, destinati a diventare i leader della comunita’, avviene cosi’: lui dopo aver coraggiosamente soccorso i compagni si rincantuccia in un angolo per controllare le proprie ferite, passa lei, leggermente stralunata e lui le chiede se sa cucire, se abbia mai riparato un paio di jeans, la fanciulla ammette di aver cucito le tende del suo appartamento al che il dottore la invita a suturargli la ferita che ha sulla schiena, dopo qualche titubanza Kate accetta e aperto un kit da cucito da viaggio che era stato rinvenuto tra i rottami dell’aereo, chiede a Jack se ha qualche preferenza sul colore con il quale dovra’ ricucirlo!
La sceneggiatura monotona non aiuta ad appassionarsi ai numerosi segreti che l’isola cela, la regia e’ tipicamente televisiva, senza guizzi.
Da come sono analizzati i rapporti che si instaurano nel gruppo, che piu’ malassortito non poteva essere, mi sorge il dubbio che questo telefilm nasca sull’onda del successo di reality dedicati alla sopravvivenza e il paragone con L’isola dei famosi (negli States Celebrity Survivor) e’ sempre incombente.
Probabilmente la serie avra’ successo anche da noi, ma io non continuero’ a seguirla neppure quando arrivera’ sui canali in chiaro, sara’ che sono cresciuta guardando I sopravvissuti

Baywatch sbarca al cinema

Ancora rimpiangete le corse sulla spiaggia, i muscoli guizzanti.. insomma le forme sinuose delle bagnine di Baywatch? Niente paura! Spielberg ha comprato i diritti del celeberrimo telefilm per la sua casa di produzione, la DreamWork. Non sara’ lui a scrivere le nuove avventure cinematografiche (programmate per il 2006) dei bagnini piu’ famosi del mondo, ma lo stesso team che ha reso celebre la serie. Difficilmente si rivedranno sul grande schermo le vecchi glorie David Hasselhoff o Pamela Anderson, ma certamente i loro sostituti non faranno rimpiangere la loro statuaria bellezza, del resto Silicon Valley non e’ poi cosi’ distante..

Il terzo genio. Omaggio ad Harold Lloyd

Freshman
The Freshman
USA 1925 con Harold Lloyd, Jobyna Ralston, Hazel Keener
regia di Sam Taylor e Fred C. Newmeyer

Ieri sera si e’ inaugurata a Torino, alla presenza della nipote dell’artista, Suzanne Lloyd, la rassegna dedicata al comico americano, dimenticato per qualche tempo e che ora e’ al centro di una serie di progetti, tra cui una collana di dvd.
Il film che ha aperto la kermesse era The Freshman, La matricola o Viva lo sport! del 1925, in cui Harold Lloyd interpreta la parte di una matricola del college imbranata e pasticciona, che diventa lo zimbello di tutti, per poi trasformarsi in extremis nell’eroe della scuola.
Suzanne Lloyd ha precisato che il nonno teneva particolarmente a questo film, dato che era stato costretto ad interrompere gli studi prima del diploma, per cui c’e’ una forte immedesimazione dell’artista con il personaggio.
La pellicola si e’ rivelata ancora molto fresca e divertente, con gag esilaranti come quelle dell’abito solamente imbastito o quella del gattino.
Molto piacevole anche la musicazione dal vivo del divertentissimo Maestro Robert Israel ispirata a musiche originali degli anni ’20 e a brani d’opera: le gag erano sottolineate da fischi e altri suoni clawneschi, che accentuavano l’atmofera comica.




Vivalosport


Nessuna invenzione stilistica da parte della regia firmata da Fred C. Newmeyer e Sam Taylor, tutto e’ affidato al sapiente talento di Lloyd che dimostra di essere un ottimo attore comico, anche se non una maschera come Chaplin o Keaton, il che non e’ necessariamente un difetto.
Paragonandolo a comici piu’ noti, anche se a loro volta vittime attualmente di un periodo di oblio, Harold Lloyd mi fa pensare a Stanlio e Ollio: vedo lo stesso tipo di comicita’ preparata dove si iniza a ridere gia’ prima della gag vera e propria, pregustando quello che sta per succedere.
Del resto sia la coppia Laurel-Hardy che Harold Lloyd sono state stelle della scuderia di Hal Roach.
L’omaggio continua con altri film e cortometraggi (le care vecchie comiche!) molto interessanti, che saranno replicati nel fine settimana pasquale.


Il calendario della rassegna

The musketeer of Pig Alley

Musketeers-of-pig-alley-theUSA 1912
con Elmer Booth, Lillian Gish, Donald Crisp
regia di David Wark Griffith

La vicenda narrata sarebbe il solito melodramma amoroso tipico dell’epoca: giovane coppia di sposi indigente, il marito musicista lascia la citta’ in cerca di fortuna, muore la vecchia madre e la giovane moglie viene corteggiata dal boss del quartiere che per lei sfidera’ la gang rivale. Resosi conto del forte legame tra i giovani sposi il gangster si fa da parte e i due giovani gli forniscono un alibi per lo scontro a fuoco, ma alla fine la giustizia trionfa.

Il momento piu’ interessante della pellicola e’ quello dello scontro tra le due bande rivali: non si tratta di una battaglia a viso aperto, ma i gangster si cercano in un dedalo di viuzze che rende perfettamente l’idea della citta’ tentacolare, nello spettatore si crea ancora oggi tutta la tensione per il pericolo che puo’ annidarsi dietro l’angolo da cui puo’ spuntare un compare, un nemico o un poliziotto e questi figuri che strisciano rasente i muri come insetti o come un cancro che assedia la citta’ osano guardare direttamente in macchina ed avvicinarsi tanto da sembrar quasi in grado di uscire dallo schermo!


The muskeeter of pig alley


Elmer Booth, attivissimo attore del muto morto nel 1915 in un incidente d’auto alla cui guida c’era Tod Browning, inventa una perfetta maschera da vilain, chiaro referente per tutto il ganster-movie classico: la boria e la grinta del “piccolo cesare” Edward G. Robinson e la irrivente sbruffonaggine dell’”angelo con la faccia sporca” James Cagney.

Volevo solo dormirle addosso

Volevosolodormirleaddosso

Marco Pressi e’ un giovane formatore del personale in una multinazionale, gli affari dell’azienda vanno male e il nuovo assetto dirigenziale gli propone di diventare capo del personale con il compito di licenziare 25 persone nel giro di tre mesi..

Un film che avrebbe potuto gettare uno sguardo amaro sull’attuale mondo del lavoro ma che si perde in maniera indecorosa. Il carattere del protagonista non e’ delineato in maniera chiara: non si capisce il perche’ di alcune sue particolarita’ ai fini della storia e sinceramente non si capisce neppure se alla fine dei tre mesi infernali venga stritolato dal sistema o riesca a mantenere una sua integrita’ o per meglio dire, indifferenza.
Altra cosa estremamente irritante e’ l’ambientazione tipicamente milanese: gia’ e’ trito il cliche’ che la grande azienda senza scrupoli sia nel capoluogo lombardo, ma la caratterizzazione dialettale di alcuni personaggi e’ fastidiosa e peggiore e’ il tentativo di recitare in milanese da parte degli attori non lombardi: sembra di essere finiti in una parodia anni ‘80 degli yuppi!
La pellicola si rivela interessante per uno studio sociologico e dimostrare i danni di programmi televisivi come Zelig che hanno addormentato la gia’ scarsa attenzione del pubblico creando una reazione pavloviana tra tormentone e risata: il “ti stimo molto”, frase-difesa del protagonista, ripetuto anche a sproposito, e’ stato inteso come uno dei tormentoni del famigerato programma e non solo ha scatenato fragorose risate in sala ma e’ stato immediatamente assorbito e fatto proprio dal pubblico all’uscita dal cinema.
Cameo di Carlo Freccero nel ruolo dell’ ex capo di Marco Pressi.

La piu’ grande star del cinema

E’ Cary Grant la star cinematografica piu’ grande di tutti i tempi, almeno secondo la classifica della rivista americana Premiere.
Al secondo posto c’e’ l’indimenticabile Marilyn Monroe, terzo e’ arrivato Tom Cruise, seguito dal rude John Wayne mentre Ingrid Bergman si e’ piazzata al quinto.
Fino al 14 aprile e’ aperta una votazione on line per dare la possibilita’ ai lettori di rivoluzionare la classifica.

Questa e’ la mia cinquina:

Top Five Greatest Movie Stars of All Time

#1 Marilyn Monroe
#2 Clark Gable
#3 Marlene Dietrich
#4 Cary Grant
#5 Rita Hayworth