La donna del ritratto

The Woman in the Window
Usa 1945 RKO
con Edward G. Robinson, Joan Bennett, Raymond Massey, Edmund Breon, Dan Duryea, Thomas E. Jackson, Arthur Loft, Dorothy Peterson
regia di Fritz Lang




La donnadelritratto


Vedere un vecchio film in una sala cinematografica è sempre emozionante, anche quando si tratta di una copia disastrata come in questo caso.



La storia ha per protagonista un professore di psicologia (Edward G. Robinson) la cui vita scorre nel tran tran della vita
famigliare tra lezioni, casa e circolo; mentre la famiglia e’ in vacanza incontra una modella (Joan Bennett) che ha avuto modo di ammirare in un ritratto
e improvvisamente si trova coinvolto in una spirale di omicidi e ricatti.
Fritz Lang getta il suo sguardo inquieto sulla vita grigia di un borghese di mezz’età in bilico tra colpa ed innocenza seguendo passo passo il
suo vano tentativo di occultare le prove fino al tentativo di suicidio.


L’happy end a sorpresa e’ stato spesso criticato, ma il regista sosteneva che fosse l’unico possibile e in effetti è vero, dato che scioglie in una risata una storia che rischia di essere letta come una parabola moralista, quasi un manifesto del codice Hays, dove ogni minima deviazione dalle regole e dalle convenzioni (il Detour, per citare il capolavoro assoluto del genere) viene scontata amaramente.




Thewomaninthewindow


Undici anni dopo, nel 1955, Billy Wilder riprende lo stesso tema della fantasia libertina di un uomo la cui moglie è lontana, facendone un capolavoro di comicità in Quando la moglie e’ in vacanza: l’adulterio (pensato, non ancora consumato) non porta piu’ diritti al patibolo.

Divorzio Pixar – Disney

Pixar ha annunciato che il contratto di distribuzione che la
lega a The Walt Disney Company fino al 2006 non sarà rinnovato. La casa di
creazione dei film di animazione più entusiasmanti degli ultimi anni sarà quindi
libera di trovare sul mercato nuovi partner a condizioni evidentemente più
soddisfacenti. Disney manterrà i diritti di distribuzione dei primi sette film
(fino a Cars, che uscirà nel 2005).

La notizia fa sperare in un futuro dei cartoons piu’ ironico (dati i corti che
hanno accompagnato i film) e fuori dal melenso buonismo che la Disney propone da
quasi 80 anni.
Vero e’ che la casa di Topolino&c. e’ in crisi e solo il
connubio con la Pixar ne garantiva la sopravvivenza: ci apprestiamo a dire addio
al mondo dei paperi?

Aspettando il nuovo disco dei Verdena

Starless

sei la mia gioia insensibile
e
questo è come ti rivorrei
ma è tutto così normale
il male che vorrei

da te
e ancora spero come non mai
di renderti ogni perchè
ma è
ancora così normale
il male che vorrei
per te
e sarò così falso

io sarò così solo per te
è giusto che sia immorale
il male che
vorrei
per te
io sarò così falso
io sarò così solo per te
ma è
ancora così normale
il male che vorrei
per te
sunchild

Opopomoz



Opopomoz

La bassezza infernale escogita un piano per
sconfiggere definitivamente quelli dei piani alti: impedire il miracolo della
nascita di Gesu’ Bambino che si ripete ogni Natale, il proposito verra’ attuato
in quel di Napoli, nonostante sia risaputo che i napoletani ne sappiano una piu’
del diavolo. L’attenzione di Astarotte, Farfaricchio e Scarapino, gli emissari
infernali in missione, e’ richiamata da Rocco, un ragazzino geloso della
prossima nascita del fratellino che dovra’ avvenire proprio in coincidenza del
Natale, sara’ lui ad entrare nel presepe e cercare di impedire la nascita del
Bambinello.
Il tema dell’ultimo cartone di Enzo D’Alo’ e’ il Natale, ma
l’opera non sostenuta da un adeguato battage pubblicitario arriva solo ora nelle
sale di provincia.
E’ un peccato perche’ la storia e’ molto piacevole e’
divertente, originale nel punto di vista di un ragazzino che si ritrova ad
odiare il Natale, il periodo dell’anno piu’ caro all’infanzia, per lo meno nei
nostri ricordi d’adulti.
I disegni sono di Walter Gavazzuti, scomparso
all’inizio dell’anno e si nota un miglioramento dai tempi de La Freccia
Azzurra
o anche de La gabbianella e il gatto: l’immagine e’ piu’
brillante e ne guadagna anche in tridimensionalita’.
Per il suo lato
fantastico la storia permette un uso immaginifico dei disegni e nello scontro
finale la divinita’ infernale si presentera’ come un gaga’ impomatato.
Molto
interessanti i credits: le musiche sono di Pino Daniele, la canzone dei titoli
di coda di Gege’ Telesforo. I doppiatori sono Silvio Orlando nella parte del
padre, John Turturro in quella dello zio americano trapiantato a Napoli
(spassosissimo quando canta “partono i bastimenti per terre assai luntane” al
contrario, cioe’ rimpiangendo l’America),
Vincenzo Salemme presta la voce a
un San Giuseppe logorroico, Peppe Barra e’ al solito grandioso nel doppio ruolo
del re infernale e in quello della Principessa Magia “sorella figlia e mugliera
dei tre Re Magi”.
Data la difficolta’ di reperire il film nelle sale, vi
consiglio di vedere almeno il sito

Il giorno della memoria

Che gli ebrei fossero brave persone, vittime di una follia
dittatoriale, non l’ho imparato dai libri di scuola o dal cinema, ma
dall’esperienza personale. Un fratello di mio nonno nascose una famiglia di
ebrei durante la seconda guerra mondiale, da allora […]tra queste persone si
e’ instaurato un legame che va oltre i vincoli di sangue: mia cugina Delia, che
e’ l’unica rimasta della sua famiglia, passa ancor’oggi il periodo invernale
ospite di questa famiglia che si e’ anche presa cura amorevolmente e fino
all’ultimo, di sua madre. Direi che 59 anni di gratitudine sono un esempio piu’
unico che raro.
Qualche anno fa sono stata a Monaco di Baviera e ho sentito
il dovere di visitare il campo di concentramento di Dachau: non puo’ non saltare
all’occhio come questo lager fosse vicinissimo alla cittadina omonima.
E’
strano come non vi siano indicazioni stradali per arrivare al campo e da una
parte lo trovo anche giusto: mica e’ un monumento di cui andare fieri, la
contraddizione e’ che e’ visitato da moltissime persone tutte armate di macchina
fotografica e telecamera, personalmente l’ho trovato di pessimo gusto: a meno
che un tuo famigliare sia stato deportato qui, che cavolo ci troverai mai da
filmare? e’ un luogo d’orrore, per quanto ripulito e reso asettico.
Le azioni
egli ebrei oggi sono un po’ in ribasso a causa delle scelte politiche dello
stato di Israele, su cui non intendo pronunciarmi ma consiglio a tutti la
visione del film Exodus di Otto Preminger che racconta la difficile
nascita dello stato di Israele, protagonista e’ Paul Newman che proprio ieri ha
compiuto 79 anni.

Non
voglio parlare della politica israeliana perche’ sarebbe errato giudicare un
popolo dalle scelte dei suoi governanti, VERO? Gli ebrei poi sono una cultura
transnazionale e che centrerebbero gli ebrei italiani con le decisioni
israeliane?
Cio’ non toglie che invece di guardare la trave nel nostro occhio
liftato quando e’ stato il momento di scegliere Mieli come presidente della Rai,
proprio mentre Israele adottava il pugno di ferro, ci si e’ ricordati delle sue
origini ebraiche e si e’ fatto passare per ingordigia “tipica” di questo popolo
la sua richiesta di avere uno stipendio da manager: peccato che nello stesso
periodo Bonolis stesse chiudendo un favoloso contratto per passare alla Rai e
RaiSatArt non riuscisse a entrare nella nuova piattaforma satellitare di Sky per
mancanza di fondi.. Ma nei campi di concentramento non fu tentato solo lo
sterminio della razza ebraica: ci finirono sistematicamente anche gli
omosessuali , identificati con il triangolo rosa (ad Amsterdam c’e’ forse
l’unico monumento che ricorda queste vittime naziste) e soprattutto altre
categorie che raramente vengono ricordate: gli zingari e i portatori di
handicap: i primi vanno a fuoco ancora oggi e per i secondi "la dolce morte" e’
sempre auspicata. Il senso della giornata di oggi non e’ quello di ricordare le
vitime, ma di ricordare che e’ facile chiudere gli occhi e far finta di non
vedere, sopratutto quello che ci risulta scomodo

Golden globe

Vincono i Golden Globe come migliori attori Sean Penn per
Mistyc River e Charlize Theron per la sua interpretazione in
Monster.
Mystic River fa assegnare anche un premio a Tim
Robbins come migliore attore non protagonista.
Migliori film dell’anno sono
il terzo episodio della saga de Il signore degli anelli per la categoria
film drammatici e Lost in translation come migliore film comico: a Bill
Murray va anche la palma di miglior attor comico.
Direi che questo premio fa
scalpore: nella discussione che ha infiammato i blog a proposito di questo film,
chi l’ ha molto
amato e’ rimasto colpito dalla storia d’amore, per chi, come me, non l’ha
apprezzato le critiche si sono concentrate sugli stereotipi offerti dal film, ma
che fosse un film comico era sfuggito a tutti noi!

Happy bithday to..

Oggi si festeggiano i 60 anni di Rutger Hauer, l’attore
olandese assurto ai fasti hollywoodiani.
Interprete di buoni film come
Osterman weekend, Ladyhawke e The hitcher, verra’ sempre
ricordato come il Roy Batty di Blade runner protagonista del monologo
piu’ famoso degli ultimi vent’anni: “ho visto cose che voi
umani..”

Ricorrono anche i 76 anni dell’icona del cinema francese:
la grande Jeanne Moreau.

basso profilo

L’anno e’ iniziato con un innalzamento degli omicidi avvenuti
dentro le pareti domestiche, ma forse e’ solo una mia impressione: a parte
qualche sintetica nota nei telegiornali non e’ partito il solito carrozzone di
speciali ed inchieste sul tema.
Del resto queste tragedie si sono svolte
nella piu’ agghiacciante banalita’: coppie di mezz’eta’ se non anziane, famiglie
allo sfascio sopraffatte dal male di vivere, nessuna efferatezza su belle
ragazze, nessuna Medea carnefice dei figlioli, quindi manca l’elemento morboso
che possa incatenare l’attenzione dello spettatore, figuriamoci se un Crepet, un
Morelli o il criminologo di fama si possono scomodare! Non e’ neppure estate e i
palinsesti non si possono riempire con lo studio del rapporto tra caldo e
violenza: ci sono argomenti ben piu’ importanti all’attenzione dei media: sapere
quanto ha investito ogni singolo risparmiatore incappato nella fregatura
Parmalat, il nuovo look di Berlusconi, la bagarre Striscia-Bonolis, i guai
dell’Inter e poi stasera inizia il Grande Fratello: il basso profilo non paga,
nemmeno in cronaca nera.

Ritorno a Cold Mountain

Couldmountain

Occhei, occhei.. un film non va giudicato dal trailer; ma di certo quelli dell’ultima fatica di Antony Minghella, ricordano molto da vicino Via col Vento: il campo di battaglia dopo la sanguinosissima battaglia di Gettysburg cita i feriti alla stazione di Atlanta; vediamo Ada/Nicole Kidman raspare tra la neve e non puo’ non venirti in mente il giuramento d Rossella di non patire piu’ la fame dopo aver rosicchiato una radice; Jude Law compare da lontano a piedi esattamente come Ashley di ritorno alle Dodici Querce alla fine della guerra.
Vedremo, intanto il film ha fatto incetta di nomination (ben 13) per i Bafta, gli Oscar inglesi e promette bene anche per quelli americani e per i Golden Globe.

Recensione post visione 


Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli


Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!

Da evitare accuratamente.

Striscia il disgusto

Tacere, avrei voluto tacere su questa squallida bagarre
televisiva che credo stia solo disgustando gli italiani MA quando Tito
Giliberto, pochi minuti fa in un servizio di Verissimo ha paragonato
questa ridicola messinscena a I duellanti, capolavoro del 1977 di Ridley
Scott, oltre ad averci rimesso quasi un piatto (al solito stavo lavando i
piatti) mi sono incazzata come una jena.

Non ho
mai sopportato Striscia, per l’evidente manipolazione d’immagini (sia pure a fin
di bene) che contraddistingue i suoi servizi, per il modo di infierire e poi
conludere tutto a tarallucci e vino e non sopporto Bonolis per i programmi
disgustosi che ha fatto e per il suo ostentato citazionismo di Sordi e Toto’,
artisti di cui non e’ pure degno di legare le scarpe e ora mi tocca sorbirmeli
in tutte le salse…
Non volete fare un passo in dietro e
vergognarvi?
Bene vi propongo una soluzione piu’ radicale: potreste
gentilmente gettarvi dalla finestra e lasciarci vivere in
pace?
Grazie.