Il mondo nuovo

Il mondo nuovo

La Nuit de Varennes
Francia, Italia 1982 Gaumont
con Marcello Mastroianni, Hanna Schygulla, Jean-Louis Barrault, Harvey Keitel, Andréa Ferréol, Daniel Gélin, Laura Betti, Jean-Claude Brialy, Pierre Malet, Enzo Jannacci, Jean-Louis Trintignant, Didi Perego
regia di Ettore Scola

Giugno 1791: lo scrittore libertino Nicolas Edmé Restif de la Bretonne viene a sapere, in un postribolo di strani movimenti al palazzo reale e decide di controllare, finendo per salire su una carrozza di posta per seguire una contessa austriaca in incognito che sta portando gli abiti da parata al re in fuga per ricongiungersi con le forze realiste ma la fuga dei Borbone termina a Varennes con la cattura che li porterà alla ghigliottina..

Introdotto e chiuso dalla narrazione della rivoluzione francese da parte di un saltimbanco italiano interpretato da Enzo Jannacci, Il mondo nuovo è un film profondamente malinconico che sa giustificare le ragioni di una rivoluzione ma ha anche la capacità di guardare con affetto un mondo che sta scomparendo, incarnato dai suoi eroi ormai decrepiti, in primis il vecchio Casanova anche lui in incognito e in fuga dal suo ultimo padrone, il conte di Waldstein, i cui scagnozzi alla fine riusciranno a riacciuffarlo per riportarlo in Boemia.




Lanuitdevarennes


Vecchio e malato il grande seduttore riesce ancora ad affascinare le tre dame che viaggiano sulla diligenza: la contessa de la Borde che si è innamorata di lui quando lo vide a corte quindici anni prima, la vedova Gagnon che propone a Casanova di condividere con lei la vecchiaia e la cantante italiana Virginia Capacelli che con tutto il suo cinismo non disdegnerebbe le attenzioni del vecchio libertino.
Tra i due vecchi libertini, Restif e Casanova è simpatia immediata e a un certo punto si pensano anche suocero e genero ma solo per non deludere una vecchia amante: il settecento che sta per finire con loro è un secolo teatrale di parrucche e volti incipriati, di bugie dette per spirito di galanteria.




Ilmondonuovo


In carrozza viaggiano altri personaggi, l’inglese Thomas Paine, considerato uno dei padri della rivoluzione americana, un rivoluzionario che rischierà a sua volta la ghigliottina a Parigi per aver criticato l’esecuzione dei reali francesi. Nel 1791 è ancora un giovane studioso al seguito del ricco De Wendel di cui sta visitando le avveniristiche miniere, del resto siamo anche alle porte della rivoluzione industriale.
La carrozza è un piccolo mondo dove questi spiriti superiori s’incontrano e commentano inizialmente con superficialità gl’inconsueti accadimenti, forse non troppo consci della portata degli eventi ma l’incontro con un popolino sempre più violento fa capire quanto sia venuto meno il legame tra il popolo e il sovrano che non è più il “bon papa” e alla fine anche la contessa dovrà arrendersi all’evidenza nonostante s’inchini di fronte agli abiti del sovrano che rivestono solo un manichino.




Ilmondonuovo


I vecchi protagonisti di un’epoca che si sta concludendo anticipano il finale tragico che toccherà a Luigi XVI e Maria Antonietta ma anche le pagine più tragiche della Storia quando si compiono, si scrivono nell’inconsapevolezza e quanto è contemporaneo l’affollarsi della gente nella bottega del ceraio Monsier Sauce che sta ospitando i sovrani, com’è televisivo il raccontare dei Sauce a chiunque lo chieda, con le stesse parole l’incontro emozionante con i reali, di cui anche la contessa de la Borde intravede solo i piedi, ridotta ormai al rango di una spettatrice comune.




Lanuitdevarennes


La storia di un episodio storico di portata eccezionale, visto dagli occhi dei contemporanei, raccontata da un saltimbanco sotto un ponte della Senna offre un ennesimo coup de theatre quando Restif risale dal bordo della Senna per ritrovarsi nell’epoca contemporanea, mostrando gli effetti di quel mondo nuovo germinato due secoli prima che ha perso in grazia e bellezza guadagnando in libertà, bene così fragile da dover essere perennemente salvaguardato, come ammonisce il lungimirante Restif.

Orchidea Bionda

Ladies of the Chorus
USA 1949 Columbia
con Marilyn Monroe, Adele Jergens, Rand Brooks, Nana Bryant, Steven Geray
regia di Phil Karlson



Ladiesofthechorus


Mae e Peggy Martin, madre e figlia, sono ballerine di fila in uno spettacolo di varietà; quando la prim’attrice viene cacciata il direttore chiede a Mae di prendere il suo posto ma la madre lascia che sia la figlia a debuttare e Peggy diventa ben presto “the queen of burlesque” facendo innamorare un giovane di buona famiglia che la chiede in moglie. Mae acconsente alle nozze solo se famigliari e parenti dello sposo approvano il mestiere di Peggy ma Randy Carroll non dice nulla alla madre e il giorno del fidanzamento gli orchestrali riconoscono la ragazza nell’imbarazzo generale che verrà spazzato via da un’alzata d’ingegno della brillante Mrs.Carroll.




Orchideabionda


Commediola sentimentale insignificante che passa alla storia per essere il film in cui Marilyn Monroe debutta come protagonista: il suo nome è sopra i titoli di testa, il suo comprimario è Rand Brooks, l’attore che interpretò il povero Carlo Hamilton, primo marito di Rossella in Via col Vento.




Orchidea bionda


La futura diva è graziosissima e adorabile, perfetta nel ruolo dell’ingenua senza ancora la malizia che ne farà un sex-symbol; Marilyn rispecchia fedelmente il personaggio che porta sullo schermo: una ragazza educatissima (chiama la madre “mother”) di buoni studi che dopo la laurea decide di lavorare nel mondo dello spettacolo come la madre, la vera protagonista del film. L’amore tra Peggy e Randy fila senza intoppi e rischia di essere rovinato solo le remore di Mae Martin, che rievoca attraverso alcuni flash back il suo infelice matrimonio, distrutto proprio dalle differenze sociali e dai pregiudizi sulle ballerine. Ovviamente la gravidanza le ha stroncato anche la carriera e non le resta che fare la ballerina di fila ancora oggi, nascondendo i capelli ingrigiti con una inquietante parrucca bionda.




Ladies of the Chorus


Per fortuna l’arzilla suocera non si lascia scomporre dalla diversa estrazione sociale e per evitare lo scandalo si esibisce alla festa di fidanzamento millantando a sua volta un passato da cantante che spegne ogni pettegolezzo.
Il plot, oltre che buonista, è oggettivamente poco credibile, fortunatamente il film dura solo 60 minuti e i numeri musicali sono molto piacevoli: Marilyn canta la celeberrima Every Baby Needs a Da Da Daddy.

Il vampiro dell’isola

Isle of the Dead
USA 1945 RKO
con Boris Karloff, Ellen Drew, Marc Cramer, Katherine Emery, Helene Thimig, Alan Napier, Jason Robards Sr., Ernst Deutsch
regia di Mark Robson



Ilvampirodellisola


1912: dopo una vittoriosa battaglia il generale  greco Pherides, in compagnia del reporter americano Oliver Davis va a visitare la tomba della moglie che si trova su un isolotto poco distante dal campo di battaglia e trova la tomba profanata. Sentendo cantare i due uomini s’addentrano nell’isola e trovano la casa di un archeologo che dice che il cimitero è stato violato dai ladri di tombe ma la vecchia governante Kira confida al generale che tra i morti era stata trovata una  vorvolaka.
Allo sprezzo di Pherides, Kira fa notare l’aspetto emaciato di un’ospite di Albrecht mentre Thea, la ragazza che si occupa della donna è estremamente fiorente. La morte improvvisa di un altro ospite della casa costringe il generale, il dottore del suo esercito e gli ospiti della villa a una convivenza forzata per evitare che il contagio si diffonda fuori dall’isola.
Pherides si lascia convincere dalla vecchia gpvernante che Thea sia una figura malefica mentre il reporter e la signora St.Aubyn difendono la ragazza dalle credenze popolari ma l’arcano ha avrà un finale inaspettato..




Isle of the dead


Classico horror della RKO di Val Lewton, basato tutto sulle suggestioni, i giochi d’ombra e le antiche leggende popolari; questa volta tocca alla Grecia con la figura della vorvolaka, il vampiro del folklore ellenico. Il titolo inglese rimanda al celebre quadro di Arnold Böcklin ripreso fedelmente dall’isola cimitero su cui si svolge la vicenda.




Ilvampirodell'isola


Solo 71 minuti giocati,anche con qualche momento di stanchezza, sul capire chi sia l’essere malefico che infesta la casa: Boris Karloff, “il cane da guardia” come viene definito, rischia di essere il maggior sospettato con l’espressione allucinata e le profonde occhiaie che caratterizzano il suo personaggio.




Isleofthedeath


In realtà nessuno è stato contagiato da una vorvolaka ma la suggestione crea un mostro e quando Mrs.St.Aubyn cade in catalessi viene subito inumata per evitare il contagio. Il risveglio della donna, ispirato a La caduta della casa degli Usher di Poe, porta ad improvviso innalzamento della tensione e la voce che si sente lamentarsi a schermo completamente nero provoca ancora un perfetto brivido di terrore a conferma che i meccanismi della paura non cambiano col passare del tempo e che Lewton e i suoi registi sapevano metterli in scena perfettamente.

Blade Runner 2049

Nel futuro post apocalittico del 2049 intelligenze artificiali sempre più evolute sono al servizio dell’uomo. L’agente K è un Nexus di ultima generazione che lavora per la polizia di Los Angeles con il compito di ritirare i vecchi modelli ribelli. Quando rintraccia e uccide il replicante Sapper Morton che vive solitario in una fattoria, K trova una sorta di bara sepolta accanto a un vecchio albero, all’interno vengono scoperti i resti di una Nexus femmina morta per le conseguenze del parto: è Rachel, il modello esclusivo della Tyrell fuggito con Deckard.
La notizia è sconvolgente perché nessuno ha mai sospettato che i replicanti fossero in grado di riprodursi anche se il capo dell’azienda che ha rilevato la produzione di androidi, Niander Wallace, da tempo sogna di creare umanoidi in grado di riprodursi per colonizzare gli extra mondi su cui far rifiorire la civiltà terrestre.
Nelle sue ricerche del bambino androide, K si convince di essere il figlio di Rachel e Deckard e si mette sulle tracce del presunto padre che trova tra le rovine dell’antica Las Vegas completamente distrutta dalle radiazioni. Ma K è stato seguito e Deckard viene condotto da Wallace che cerca di comprarlo proponendogli una fedele riproduzione di Rachel. Intanto K, salvato da un gruppo di androidi ribelli scopre il segreto che si cela dietro la misteriosa nascita del figlio di Rachel e Deckard.



Bladerunner2049
attenzione spoiler


Trama piuttosto complessa per uno dei film più attesi degli ultimi anni e che non ha avuto il successo sperato al botteghino.
Si tratta di una buona pellicola ma pensare che potesse essere all’altezza dell’originale era impensabile, l’unica idea davvero originale è quella di far credere che K sia erede di Deckard e poi fargli seguire il destino di Roy Batty con tanto di ripresa della musica di Vangelis con una morte sotto la neve invece che sotto la pioggia.
Per il resto Blade Runner 2049 non si discosta troppo dalla pioggia di sequel o prequel di classici scifi degli ultimi anni da Star Wars ad Alien: con l’obbligo di non discostarsi troppo dall’originale per non tradire i vecchi fan dei film originali che non sono poi neppure così anziani (e lo affermo parlando con cognizione di causa!)
Scatta quindi l’obbligo di esasperare alcuni tratti salienti: l’amore tra il replicante K e l’intelligenza artificiale Joi che si manifesta solo in un ologramma enfatizza l’amore impossibile tra Deckard e Rachel, mentre Mariette è una Prissy meno inquietante e Luv una Rachel maggiormente in grado di controllare le proprie emozioni.
Di certo anche se i nomi di richiamo sono maschili, l’universo di Bale Runner 2049 è declinato al femminile come dimostrano anche i personaggi del Tenente Joshi e quello di Freysa, capo dei Nexus ribelli.




Bladerunner 2049


Ridley Scott sta dimostrando da tempo un’attenzione morbosa ai sui due capolavori Alien e Blade Runner, se del primo si sta quasi perdendo il contro tra sequel e prequel per il secondo film non si contano le versioni riviste e corrette per ogni anniversario dalla director cut in poi anche se il sequel sembra ispirarsi alla prima versione con il lieto fine della fuga di Deckard e Rachel imposto dalla casa di produzione e realizzato con scene di scarto di Shining di Kubrick quindi in un mondo metacinematografico i due fuggitivi stanno correndo verso l’Overlook Hotel, dove solo un destino di morte poteva toccare a Rachel, pur non trovando nessun psicopatico sulla propria strada.




Bladerunner2049


La morale sembrerebbe dunque quella di fermarsi al primo film, come conferma anche il responso del pubblico ma l’incontro tra Deckard e la vera figlia, Ana Stelline, lascia la via aperta per nuovi capitoli della saga che ho il vago sentore, parlando di extramondi, che voglia allacciarsi all’attuale prequel di Alien dove il tema della coscienza degli androidi è il tema portante.

Quell’incerto sentimento

That Uncertain Feeling
USA 1941
con Merle Oberon, Melvyn Douglas, Burgess Meredith, Harry Davenport, Eve Arden, Olive Blakeney, Sig Ruman
regia di Ernst Lubitsch



Thatuncertainfeeling


Jill Baker dopo sei anni di felice matrimonio con l’agente assicurativo Larry inizia a soffrire di alcuni disturbi psicosomatici: singhiozzo ed insonnia. Convinta dalle amiche ad andare in cura da uno psicanalista, incontra nella sala d’attesa un altro paziente, il pianista Alexander Sebastian dall’ego smisurato ma impossibilitato a suonare davanti al pubblico. Jill si lascia sedurre dal fascino bizzarro di Sebastian ma quando Larry scopre la tresca il divorzio è inevitabile.. forse.





Quellincertosentimento


Opera minore, remake del film muto Kiss Me Again, sempre girato dal regista nel 1925 e oggi considerato perduto.
Pur conservando alcuni divertenti tocchi lubitschiani nell’ossessione femminile per la bellezza e la giovinezza, il film ripropone pedissequamente i passaggi classici del genere remarriage, il sottogenere della commedia romantica dove una coppia sposata ha una crisi per poi riappacificarsi, solitamente con un trucco divertente ai danni dell’altro, in questo caso quello che non funziona è proprio la scoperta della finta relazione di Larry con la segretaria Sally: l’imperante gioco del periodo, la “guerra dei sessi” avrebbe imposto una ripicca da parte di Jill mentre il suo trovare tenero e buffo la finta presenza in camera da letto di Sally toglie mordente al film.




ThatUncertainFeeling


Quell'incertosentimentoPiù incisiva la prima parte con la rappresentazione della noia matrimoniale con le frasi di circostanza della coppia (novità, tutto bene?) e i divertenti dialoghi tra Jill e lo psicanalista:
è pronta a conoscere se stessa?
No sono piuttosto timida

Divertente il personaggio di Sebastian, intellettuale contrario al mondo che si esprime solo per “pfui!”, il suo spirito di protesta si rivelerà solo una posa e l’uomo sarà ben contento di vivere nel lussuoso appartamento di Park Avenue, peccato non aver dedicato più tempo ad approfondire la trasformazione del carattere.




That uncertain feeling


Il problema fondamentale del film sembra essere la durata, poco più di 80 minuti e una decina di minuti in più avrebbero certamente giovato, è da considerare che il film è una produzione indipendente del regista associato con la Sol Lesser Productions.

Occhi senza volto

Les yeux sans visage
Francia 1960
con Pierre Brasseur, Alida Valli, Edith Scob, François Guerin, Alexandre Rignault, Béatrice Altariba, Juliette Mayniel
regia di Georges Franju




Occhi senza voltojpg


Il professor Génessier è un luminare della medicina noto per i suoi studi sul trapianto dei tessuti. Il centro dei suoi studi non è però la sua rinomata clinica ma il laboratorio nei sotterranei della sua villa dove compie esperimenti sui cani e strappa i volti di ignare fanciulle per restituire il viso alla figlia  Christiane, deturpata da un incidente d’auto causato dal padre. Sarà proprio la figlia a mettere fine alla catena di orrori perpetrati dal padre.




Lesyeuxsansvisage


Vedendo Occhi senza volto mi è tornato in mente il saggio sul cinema fantastico francese che arricchiva l’edizione in dvd de Les Visiteurs du soir dove si sosteneva che, per la significativa impronta iniziale lasciata da Georges Méliès, il cinema francese è più votato al risvolto fantastico che a quello horror e in fondo lo dimostra anche Les yeux sans visage, che pure fu uno dei film più gore della cinematografia francese che creò molto sconcerto all’uscita in sala per la messa in scena piuttosto cruda dell’espianto della pelle del viso.




Eyeswithoutaface


Erano gli anni dei grandi successi inglesi della Hammer Film e il produttore francese Jules Borkon voleva risollevare le sorti del genere in Francia con Les Yeux sans visage.
Nonostante queste premesse che giustificano gli aspetti truculenti, la pellicola non insiste molto sul classico tema dello scienziato pazzo di cui il professor Génessier poteva offrire un’ennesima interessante declinazione: l’affetto verso i pazienti, il sorriso di scherno quando coglie la madre della bambina nascondere l’anello per fingersi povera e non pagare.
Il film si concentra invece sull’evoluzione del personaggio di Christiane che da cavia umana degli esperimenti del padre, come lei stessa si definisce, si trasforma nella vendicatrice delle vittime sacrificate in suo nome, uccidendo la povera Louise, segretaria factotum del padre che è disposta ad aiutarlo nel suo delirio per riconoscenza verso un intervento riuscito che le ha ridato la bellezza. Christiane libera anche i cani che si avventano sul professor Génessier sbranandolo e poi si allontana nel bosco, proprio come un essere fantastico che ha ristabilito l’ordine che la polizia e Jacques, il suo fidanzato, non erano riusciti a riportare nonostante il piano escogitato per incastrare il professore e che era miseramente fallito.




Eyeswithoutface


Per nulla apprezzato all’uscita in sala il film è stato rivalutato con tempo ed è diventato un caposaldo del genere: la maschera che Christiane indossa per proteggere il viso deturpato è stata d’ispirazione per diverse pellicole da Halloween a La pelle che abito di Almodovar, passando ovviamente per Face/Off di John Woo a cui è particolarmente congeniale anche la scena della liberazione delle colombe da parte di Christiane prima di smarrirsi nel bosco.




Lesyeuxsansvisage


Anche la canzone di Billy Idol, Les Yeux sans visage è un tributo al film.

Il cameraman

The cameraman
USA 1928 MGM
con Buster Keaton, Marceline Day, Harold Goodwin, Sidney Bracy, Harry Gribbon
regia di Edward Sedgwick, Buster Keaton (non accreditato)



Thecameraman


Buster, fotografo di ritratti a poco prezzo s’innamora a prima vista di Sally, impiegata al reparto notizie della MGM. Nel tentativo di conquistarla, si ricicla come cameraman ma i primi filmati che propone alla redazione sono inguardabili. Per aiutarlo Sally gli passa una soffiata su una probabile rissa a Chinatown ma Buster perde il rullo delle immagini in esclusiva. Sarà un a scimmia addomesticata a recuperare il documento e a filmare anche l’eroico salvataggio di Sally da parte di Buster, impresa di cui si era preso il merito Stagg, suo rivale in amore e sul lavoro.



The cameraman


Secondo evento della ottava edizione del Gran Festival del Cinema Muto, dedicato quest’anno alla commedia slapstick, The cameraman è il primo lungometraggio di Keaton prodotto dalla MGM e il penultimo film muto interpretato dal comico. Il film è conosciuto in Italia anche con il titolo Io… e la scimmia secondo la tendenza di rititolare in italiano diversi film di Keaton con l’espressione “Io… e“, suppongo per renderli immediatamente riconoscibili come film di Buster Keaton.



The cameraman


La pellicola è forse l’ultimo capolavoro di Buster Keaton che, passato sotto il controllo della MGM perse sempre più la propria indipendenza creativa, peggiorata anche dal passaggio al sonoro.
Nel film possiamo ritrovare tutti i temi cari alla teoretica keatoniana: l’impossibilità di vivere nel mondo per cui Keaton viene sempre sopraffatto dalla folla, sia nella sequenza iniziale quando incontra Sally, sia nella scena sull’autobus quando la folla lo divide dalla donna che sta corteggiando.
Altra situazione classica di Keaton è la protagonista femminile posta in una situazione di oggettivo pericolo, in questo caso al centro delle onde di un motoscafo rimasto senza guida.




TheCameraman


C’è anche tutta la prestanza fisica dell’attore: la sequenza in cui scende o sale le scale per andare a rispondere al telefono è girata in un unico piano sequenza con la macchina da presa che riprende frontalmente le molte rampe di scale mosse da un meccanismo ascendente/discendente per mantenere sempre in quadro il comico che si scapicolla.
Altrettanto celebre è la sequenza al campo di baseball dove le eccellenti doti di mimo permettono al grande comico di improvvisare un’intera partita tutto da solo.



Ioelascimmia


Come tema portante del film torna il rapporto cinema realtà, già affrontato ne La Palla n°13: la prima proiezione delle riprese incoerenti dell’apprendista cameraman fatte di movimenti indietro e sovrimpressioni sembrano anticipare L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov che uscirà nel 1929; anche il rapporto sempre conflittuale con gli oggetti di Keaton rende la telecamera un oggetto che gode quasi di vita propria a discapito del povero cameraman.
Dopo questa sorta di tributo alle avanguardie cinematografiche, Keaton conclude facendo risolvere la sua situazione sentimentale e lavorativa dalle riprese di una scimmia che testimoniano come si sono svolti i fatti: il cinema lo possono fare davvero tutti?

Sicilian Ghost Story

Siciliaghoststory

La tredicenne Luna è innamorata del compagno di classe Giuseppe, anche se la madre non vuole che lo frequenti perché figlio di mafiosi. Quando il ragazzino viene rapito per ricattare il padre che si è pentito, Luna è l’unica che cerca di scuotere il paese dall’indifferenza omertosa..

Ho recuperato Sicilian Ghost Story al cineforum di Alessandria, dove la proiezione è stata preceduta da un collegamento telefonico a Luca Bigazzi, direttore della fotografia del film fortemente risentito per le molte critiche tutte italiane alla pellicola che invece è molto apprezzato all’estero.
Non si può che essere d’accordo con il maestro della fotografia perché il film ha una forte valenza sociale nel rievocare la tragica vicenda di Giuseppe di Matteo, vittima di mafia segregato per oltre due anni e poi strangolato e sciolto nell’acido a soli quindici anni.
Non basta certo il senso civile per dare valore a una pellicola ma in questo caso il film è davvero ben fatto e il lavoro di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza è molto interessante perché cerca una nuova via per raccontare la tragedia malavitosa. Una strada per certi versi simile a un altro piccolo film (per budget e distribuzione) in cui spicca la fotografia di Luca Bigazzi, L’intervallo, un’altra storia di due adolescenti costretti a una convivenza forzata dai camorristi che ha dei passaggi che sconfinano nella fiaba.



Sicilian ghost story


Di fiaba gotica si parla espressamente per Sicilian Ghost Story, del resto anche il titolo richiama il genere ma anche se tornano diversi elementi favolistici classici ad esempio il montgomery rosso di Luna che fa di lei una sorta di Cappuccetto Rosso, ho avuto l’impressione che il mondo a cui fa riferimento il film non è il gotico inglese ma i rimandi sono alla cultura classica della Magna Grecia: molti degli animali mostrati sono degli psicopompi, traghettatori di anime, in grado di mettere in contatto il mondo reale con l’aldilà e su questo continuo contatto tra i due mondi è giocato tutto il film: l’io interiore estremamente creativo di Luna cerca strenuamente di entrare in contatto con l’amore perduto.
Questa insistita ricerca di un contatto con il mondo dei fantasmi mi ha fatto pensare a un altro film, sempre presentato a Cannes 2017: Personal Shopper dove Maureen tenta disperatamente di comunicare con il gemello morto per restare in contatto con una parte di sé che rischia di perdersi in un paese straniero, in un’attività fittizia e un mondo di comunicazioni virtuali. Allo stesso modo Luna si aggrappa all’amore per Giuseppe per non farsi derubare della capacità di amare dall’atteggiamento omertoso della società che la circonda: non sono più i fantasmi a reclamare l’attenzione degli uomini ma sono i vivi a cercare di colmare il vuoto interiore attraverso i morti.



Sicilianghoststory


Definirei Sicilian Ghost Story un film intriso di cultura classica e umanista, quasi esoterico: l’acqua, elemento dominante di tutta la pellicola non rimanda solo al tragico destino di Giuseppe di Matteo che il film oserà esplicitare con una sequenza veramente toccante, ma diventa strumento alchemico di trasformazione per un corpo distrutto che rivive negli elementi naturali: come nella mitologia la pietà degli dei trasforma in piante o animali tanti sfortunati amanti della mitologia.

Orgoglio e pregiudizio

OrgoglioepregiudizioPride and Prejudice
USA 1940 MGM
con Greer Garson, Laurence Olivier, Mary Boland, Edna May Oliver, Maureen O’Sullivan, Ann Rutherford, Edmund Gwenn, Melville Cooper, Frieda Inescort, Edward Ashley Cooper
regia di Robert Z. Leonard

Prima trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Jane Austen che si segnala per la scarsa fedeltà al testo, motivo per cui oggi non è una versione molto amata.
Le differenze sono soprattutto nella scarsa fedeltà storica: il film viene ambientato in un periodo più tardo per dar modo di sfoggiare costumi fantasiosi con crinoline sullo stile di Via col Vento il trionfale kolossal dell’anno precedente a cui paga pegno anchel’immagine dell’allacciatura del corsetto di Elizabeth Bennett che torna anche su alcuni poster, rimando lampante alla celebre scena di Scarlett O’Hara.
Se la protagonista di Via col Vento era l’inglese in trasferta Vivien Leigh, l’orgoglioso Darcy ha il volto di Laurence Olivier marito della Leigh con cui formava in quel periodo una delle coppie più acclamate di Hollywood. E del cast di Via col Vento ritroviamo anche Ann Rutherford sorella minore di Rossella che in Orgoglio e Pregiudizio è la sventata Lydia che fugge di casa con il losco seduttore  Wickham.




Lydiaemrsbennettpridenadprejudice


Rispetto alle versioni seguenti (gran parte serie televisive prodotte dalla BBC) la produzione MGM si prende la libertà di sottolineare gli aspetti della “battaglia dei sessi” tipica della commedia brillante americana di quegli anni e anche il britannico Laurence Olivier è in grado di rivestire lo snobismo del suo Darcy di sorniona ironia.




Prideandprejudice


Puntando sugli aspetti da commedia vengono sottolineati con ottime caratterizzazioni i personaggi minori e le loro fisime: Mary Boland  è una Mrs.Bennet sventantamente ciarliera, inutilmente preoccupata del destino delle figlie che alla fine si sistemano da sole e resta esilarante, quasi un tocco slapstick, la gara con le carozze tra le signorine Bennet guidate dalla volitiva madre contro Lady Lucas e Charlotte per arrivare prima a casa e informare i rassegnati mariti dell’arrivo al villaggio dei due facoltosi giovanotti.




Prideandprejudice


Anche Melville Cooper è superlativo nell’interpretare il cugino Collins che erediterà la tenuta di M.Bennett ed è totalmente succube della sua protettrice, Lady Catherine de Bourgh interpretata da una quantomai segaligna ma adorabile Edna May Oliver.




Collinsorgoglioepregiudizio


Il ruolo di Lady de Bourgh nel film è quello che differisce più dal romanzo originale facendo diventare l’autoritaria nobildonna il deus ex machina che fa finalmente esplodere i sentimenti tra i due protagonisti: i puristi innamorati del libro storceranno il naso ma si sa che il film è sempre un’altra cosa e per la caratterizzazione del personaggio e il tono giocoso della pellicola, la libertà che si sono presi gli autori è deliziosa.




Ladydebourghprideandprejudice

Amore sublime

Stella Dallas
USA 1937 MGM
con Barbara Stanwyck, John Boles, Anne Shirley, Barbara O’Neil, Alan Hale, Tim Holt, Marjorie Main
regia di King Vidor



StellaDallas


Stella Martin, figlia di operai riesce a farsi sposare da Stephen Dallas il direttore della filanda dove lavorano il padre e il fratello. Ben presto le incompatibilità caratteriali e sociali dividono i due sposi e Stella rifiuta di seguire il marito a New York restando nel Massachussetts con l’amatissima figlia Laurel. Solo quando la ragazza è cresciuta, Stella si accorge che la sua volgarità innata rischia di rovinare il futuro della figlia e allora sparisce dalla sua vita concedendo al marito il divorzio e l’opportunità a Laurel di farsi una posizione sociale.




Amoresublime


Un caposaldo del melodaramma sull’amore materno che non scade mai nel patetico grazie alla robusta regia di King Vidor, autore del cinema muto che negli anni ’30 e ’40, abbandonata la sperimentazione personale, firma alcuni capolavori del melodramma come Duello al sole.
A reggere il film è la grande prova di Barbara Stanwyck davvero sublime nel tratteggiare la figura di una donna volgare che non riesce ad elevarsi nonostante il matrimonio con un uomo di classe superiore e si accontenta di esser uscita dalla povertà per lasciarsi sprofondare nel cattivo gusto di abiti sempre troppo carichi di pizzi, trucchi vistosi e riccioli troppo tinti, fino a diventare così ridicola da mettere in cattiva luce la figlia che ha preso tutto il buon gusto del padre: Stephen Dallas è un esponente del jet set, suo padre si è suicidato dopo il fallimento dell’azienda e Stephen ha lasciato tutto per rifarsi una posizione.




Stella dallas


A New York Stephen ritrova Helen, la ragazza di buona famiglia a cui era promesso e che ha dovuto lasciare per il tracollo finanziario del padre. La donna ora è vedova con tre figli e l’amore con Stephen rinasce. Laurel ammira moltissimo la signora Morrison ma è legata da affetto profondissimo alla madre perché se Stella Dallas è una donna senza gusto ha in fondo un buon cuore, lo si vede nel rapporto con Ed Munn, un allibratore equivoco che spesso la mette nei guai con il suo comportamento sguaiato ma che Stella non esita ad aiutare quando si accorge che le cose non gli vanno bene economicamente.




Amore sublime


Del resto solo un cuore grande può avere il coraggio di sparire dalla vita dell’amatissima figlia per non rovinarle il futuro con la sua imbarazzante presenza e così Stella Dallas si accontenterà di vedere lo sfarzoso matrimonio della figlia da una finestra (volutamente lasciata aperta da Helen) come una passante qualunque.
Se il ruolo di Stella Dallas valse alla Stanwyck la nomination agli oscar, tutto il cast offre un’ottima prova nel rappresentare l’evoluzione dei personaggi la cui storia occupa almeno un ventennio e infatti anche Anne Shirley ricevette una nomination come migliore attrice non protagonista per il ruolo della dolce Lollie Dallas.




Amoresublime


Da segnalare Tim Holt nel ruolo di Richard Grosvenor III il futuro marito di Lauren che nel 1942 sarà lo scapestrato George Minafer Amberson ne L’Orgoglio degli Amberson e non accreditata c’è Hattie McDaniels, la Mamie di Via col vento nel ruolo di cameriera di casa Dallas.