
What Price Hollywood?
USA 1932, RKO
con Constance Bennett, Lowell Sherman, Neil Hamilton, Gregory Ratoff, Brooks Benedict, Louise Beavers, Eddie Anderson
regia di George Cukor
Mary Evans è una cameriera che cerca di sfondare a Hollywood, l’occasione arriva quando serve Max Carey, regista del momento che ubriaco, le chiede di accompagnarlo a una prima. Il fare spigliato della ragazza le vale un provino che non va bene ma Mary insiste e dopo essersi preparata per bene riesce ad ottenere la parte e la sua carriera decolla. Riesce anche a conquistare e sposare Lonny Borden, un ricco playboy che si diceva stufo delle bionde hollywoodiane. Lonny però mal sopporta gli impegni della moglie che dal giorno del matrimonio s’intromettono nella vita familiare e quando Carey, completamente ubriaco si presenta a casa loro, Borden chiede il divorzio anche se Mary è incinta. Divisa tra figlio e carriera Mary non dimentica il regista che l’ha lanciata e che ormai è vittima dell’alcol al punto di suicidarsi. Per sfuggire ai pettegolezzi su un suo presunto legame con Carey, la donna si trasferisce in Francia dove si ricongiunge con il marito.

Nel 1932 il cinema non ha ancora 40 anni ma ha già abbastanza materiale per costruire un melodramma ispirato a fatti veri: la Hollywood Babilonia degli anni ’20 va ben oltre suicidi, alcolisti, spose assalite dai fan appena uscite dalla chiesa.
A che prezzo Hollywood? ha inoltre il pregio di mettere in scena i meccanismi cinematografici: non è certo il primo film ambientato nel mondo del cinema ma di solito assistiamo alla proiezione delle riprese commentate da produttori o tecnici, in questo film viene mostrato come si realizza un film e non sono poche le scene con la macchina da presa in campo, il regista inquadrato, il binario dei carrelli. Il tutto diventa parte integrante della trama non è un inserto documentaristico o di repertorio.

Anche la vita delle star è mostrata in maniera meno stereotipata: non è la fortuna a fare di Mary una diva ma il suo impegno, bocciata al primo provino trascorre la notte a riprovare la scena.
In filigrana c’è la critica del mondo del gossip: tutti i passaggi della carriera di Mary, sono sottolineati da trafiletti di giornale che ricamano sul presunto legame tra il regista e la sua star, tanto da insinuare che Carey sia la causa del divorzio per poi esplodere in un mare di illazioni quando il regista si suicida a casa di Mary che lo ospitava dopo avergli pagato la cauzione per tirarlo fuori dalla galera.

Per quanto non si calchi troppo sulla figura del produttore, Julius Saxe passa da essere dal confidente della sua star allo spietato contabile che licenzia l’ex regista di successo quando il suo alcolismo diventa ingestibile e che mette la vita privata di Mary in secondo piano rispetto a quella lavorativa.
A smussare il tono moralista del film c’è la prova brillante degli interpreti e le grandi soluzioni registiche di Cuckor, su tutte quella del suicidio di Carey che colpisce ancora oggi.
La storia è antesignana di È nata una stella tanto che Geoge Cukor rifiutò di dirigere la prima versione del film del 1937 ritenendola troppo simile a questo suo lavoro del ’32 anche se poi diresse la versione del 1954, il musical con Judy Garland.






