Le ragazze di San Frediano

Italia 1955
con Antonio Cifariello, Rossana Podestà, Giovanna Ralli, Marcella Mariani (II), Giulia Rubini, Luciana Liberati, Corinne Calvet, Adriano Micantoni, Gianni Minervini, Sergio Raimondi, Giuliano Montaldo, Peter Trent
regia di Valerio Zurlini



Leragazzedisanfrediano


Andrea Sernesi detto Bob, è un aitante meccanico che pensa solo alle ragazze: Gina bella ma timida vicina di casa a cui ha promesso di sposarla salvo poi aizzare le liti di vicinato tra la famiglia Sernesi e la zia della ragazza, Tosca ingegnosa ragazza che fa di tutto per liberarsi dal controllo paterno per poter uscire con Bob ma mentre si reca a un appuntamento con lei, il bel meccanico nota una ragazza Silvana insegnante alle scuole serali e pur di sedurla si iscrive al corso e non lascia in pace la ragazza neppure quando scopre che è seriamente fidanzata con un suo caro amico, Gianfranco. Nel frattempo riallaccia la relazione con Mafalda, l’unica che ha scoperto che divide il presunto fidanzato con altre tre e decide di fare la ballerina di rivista per potersene andare in tournée e dimenticarlo. Bob non perde nessuna occasione: si dice pronto a testimoniare di una raffinata signora, Bice, dopo aver assistito casualmente a un piccolo incidente stradale in cui la donna è rimasta coinvolta. L’aitante giovanotto tiene in piedi le cinque relazioni tra bugie e qualche piccola verità ma il castello di carte precipita quando Gina tenta il suicidio e le promesse di matrimonio devono essere concretizzate…



Le ragazzedi san frediano


Opera prima di Valerio Zurlini tratto dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini. Zurlini trasforma l’impiegato in un meccanico iscrivendosi pienamente nel solco del neorealismo rosa, quel filone più leggero e romantico nato negli anni ’50 dal neorealismo post bellico, genere ideale per raccontare la voglia di vivere e le speranze di un’Italia che inizia a intravedere la tranquillità di una stabilità economica dopo gli orrori della guerra.



Leragazze di sanfrediano


Il soprannome americano, Bob deriva dall’attore americano Robert Taylor star delle commedie romantiche anni ’30 che come spiega la didascalia iniziale ne linguaggio popolare indica in tono vagamente dispregiativo il classico ragazzo belloccio che fa girare la testa alle ragazze e il film è dedicato, con molta ironia, a tutti quei ragazzi vittime, loro malgrado, dell’attenzione morbosa delle ragazze.
Il film si discosta dal romanzo soprattutto nel finale: nel libro le ragazze si vendicano con uno scherzo crudele: lasciando il ragazzo nudo e sfottendole per le ridotte dimensioni dei genitali. Nel film è il fratello maggiore che va a recuperare alla stazione e lo riporta a casa a suon di calci e schiaffoni, un percorso lungo due chilometri e mezzo tiene a precisare la voce off di Arnoldo Foà che tiene a sottolineare come le botte prese da Bob siano più dolorose dei calci virtuali che il ragazzo ha dato ai sentimenti delle ragazze prese in giro.



Le ragazze di san frediano


Il pessimismo che caratterizzerà la filmografia di Zurlini traspare proprio nei personaggi femminili, il film non è lunghissimo e le cinque ragazze sono poco più che abbozzate ma a tutte il regista riesce a regalare un carattere peculiare: Tosca è volitiva e tiene testa a Bob, Gina è timida ma determinata a mettere pace tra la zia e la famiglia Sernesi per coronare il suo sogno d’amore, Silvana si lascia sedurre dai racconti di Bob che si finge un motociclista e palpita per la sorte del presunto centauro, Mafalda è la più realista si accorge dell’inaffidabilità del fidanzato e cerca una via d’uscita, una carriera nel varietà. Tutte sono però accomunate dal sogno del matrimonio unica possibile ambizione femminile negli anni ’50. Si distingue Bice, tanto raffinata a dettare la moda quanto spiccia nel cercare una relazione con Bob, che vorrebbe come mantenuto nella sua trasferta parigina, cosa che il ragazzo rifiuta per noia.



Le ragazzedisanfrediano


Se la rappresentazione dei caratteri popolari del quartiere, distanti dall’immagine da cartolina di Firenze rientrano negli stilemi del neorealismo rosa, pur esasperandoli, il distacco sentimentale di Bob emerge anche dalla costruzione delle immagini: se non amoreggia è sempre sullo sfondo distaccato dalla ragazza, al limite posa una mano sulla spalla.

L’Immortale

Italia 2019
con Marco D’Amore, Giuseppe Aiello, Salvatore D’Onofrio, Gianni Vastarella, Marianna Robustelli, Martina Attanasio, Nello Mascia, Gennaro Esposito, Aleksey Guskov
regia di Marco D’Amore



Limmortale


Ciro di Marzio sopravvive al colpo di pistola di Genny Savastano e viene ripescato dagli scagnozzi del boss Aniello Pastore che, sfruttando la presunta morte di Ciro, lo invia a gestire i suoi traffici di droga in Lettonia. Appena arrivato l’Immortale si trova al centro di una guerra tra il boss russo con cui fa affari don Aniello e una banda locale che vorrebbe gestire in proprio il traffico di cocaina e Ciro dovrà decidere con chi schierarsi. Ad accoglierlo in Lettonia per conto del boss napoletano c’è una banda di magliari capeggiati da Bruno, una vecchia conoscenza di Di Marzio, quasi una figura paterna che aveva iniziato il giovanissimo orfano Cirù alla malavita. Affiorano i ricordi e conti con il passato ancora da chiudere…

Se poco più di una decina di anni fa Sky iniziava la produzione seriale ispirandosi ai film non necessariamente di grande successo come Non pensarci, oggi riesce a portare sul grande schermo uno spin-off della sua serie di maggiore successo, Gomorra.
Aveva ragione chi in quel commovente finale di stagione del 2017 leggeva nelle bollicine d’aria che uscivano dal naso di Ciro la prova che ancora una volta di Marzio era immortale, fedele al suo destino che lo volle unico sopravvissuto della sua palazzina nel terremoto dell’Irpinia del 1980.
Marco D’Amore, oltre che l’interprete principale è anche il regista del film: non è facile però farsi un parere sul suo lavoro in un’operazione come questa che ovviamente deve rispettare atmosfere e colpi di scena tipici della serie, cosa che a L’Immortale riesce benissimo.
Sicuramente buona la scrittura con il parallelo tra la storia del presente e il passato di fine anni ’80: L’immortale qui si conferma qualcosa di più di un semplice spin-off sul personaggio più cupo di Gomorra: come ci insegna la tradizione dietro un cuore nero c’è sempre una persona delusa una volta di troppo.
Un richiamo alla letteratura classica ben congeniato che trasforma il film in qualcosa di più di un’operazione ponte verso la prossima stagione visto che si conclude con il ricongiungimento tra i due fraterni amici Genny e Cirù.

Desiderio

Desire
USA 1936, Paramount
con Marlene Dietrich, Gary Cooper, John Halliday, William Frawley, Ernest Cossart, Akim Tamiroff, Alan Mowbray, Zeffie Tilbury
regia di Frank Borzage



Desire


Madeleine De Beaupre è una truffatrice che a Parigi riesce a mettere a segno il colpo del secolo: rubare una collana di perle da oltre due milioni a un celebre gioielliere. Mentre si dilegua in Spagna, Madeleine incrocia l’americano Tom Bradley che le fa la corte. La donna finge un guasto alla macchina per poter superare con lui la frontiera spagnola nascondendo la collana nella sua tasca poi scappa con la sua auto lasciandolo a piedi. A San Sebastian Madeleine deve giustificare al complice Carlos Margoli la perdita della collana rimasta nella giacca di Bradley. Tom intanto raggiunge San Sebastian con mezzi di fortuna e chiede ragione del furto dell’auto. Madeleine e Carlos che si fingono due aristocratici, sono molto disponibili con l’ingenuo americano nel tentativo di recuperare la collana, Tra Tom e Madeleine nasce la passione ma Carlos e zia Olga, l’altra complice, spingono perché la donna si liberi dell’innamorato, Madeleine invece gli rivela di essere una ladra e l’amore trionfa con la restituzione della collana al gioielliere Duvalle.



Desire


Remake di una commedia tedesca del 1933, Addio giorni felici (Die schönen Tage von Aranjuez), interpretata da Brigitte Helm. La produzione, molto lussuosa girata anche a Parigi e in Spagna, è di Ernst Lubitsch che lascia la direzione a Frank Borzage anche se il maestro tedesco ha diretto alcune scene per precedenti impegni del regista ufficiale.
Lo stile di Lubitsch è ben presente nel gioco di seduzione della truffatrice che per mettere a segno il colpo si finge con il gioielliere la moglie del celebre psichiatra Maurice Pauquet e con questi la moglie del gioielliere Duvalle.



Desiderio


Nel ruolo di Carlos Margoli doveva esserci John Gilbert in cerca di un rilancio della carriera dopo l’affossamento della MGM ma l’attore morì per gli effetti dell’alcolismo all’inizio delle riprese.
Gary Cooper che aveva già lavorato con Lubitsch incarna ancora una volta il perfetto americano che ritroveremo ne L’ottava moglie di Barbablù, indifferente al fascino dell’aristocrazia, ingenuo ma estremamente retto: il perdono a Madeleine per essere una ladra arriva dopo una sonora sculacciata.
Gary Cooper e Marlene Dietrich avevano già lavorato insieme in Marocco di Josef von Sternberg e la diva ritrova l’attore in uno dei primi film girati dopo la rottura con il suo regista-mentore.



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Desire era un film molto amato dalla Dietrich, ed è ancora una commedia molto piacevole da vedere, se la prima parte del film presenta lo stile molto leggero e divertente di Lubitsch, si sente la differenza con la mano di Borzage, più sensuale nel corteggiamento a San Sebastian che riserva forse qualche lungaggine d troppo rispetto al finale che irrompe subitaneo e riporta ai toni della leggerezza: la licenza di matrimonio scambiata con la condizionale è un tipico tratto lubitschiano.



Desiderio


Di certo in questo film, Marlene Dietrich, in cerca di una nuova immagine dopo la rottura con Sternberg, è l’epitome dello stile deco, grazie ai costumi di Travis Banton: le inquadrature alla guida della decapottabile sono una citazione molto fedele del celebre quadro di Tamara de Lempicka, Tamara in Le Vert Bugatti del 1925.
In Italiano il film è conosciuto anche come Canaglie di lusso.

Girolimoni, il mostro di Roma

Italia 1972
con Nino Manfredi, Gabriele Lavia, Orso Maria Guerrini, Guido Leontini, Gianna Morelli, Claudio Nicastro, Anna Maria Pescatori, Mario Carotenuto, Luciano Catenacci, Laura De Marchi, Arturo Dominici, Carlo Alighiero, Piero Morgia
regia di Damiano Damiani



Girolimoniilmostrodiroma


Nella prima metà degli anni ’20, mentre Mussolini sta consolidando il suo potere, una serie di omicidi a sfondo sessuale perpetrati su delle bambine, scuote Roma: il popolo esige giustizia mettendo anche in dubbio la valenza del fascismo e a quel punto è lo stesso Mussolini a esigere un colpevole. In maniera del tutto arbitraria il mostro viene individuato nel fotografo Gino Girolimoni, nonostante le accuse siano montate ad arte, Girolimoni ben presto viene riconosciuto innocente ma se la notizia del suo arresto era stata messa in grande risalto, il silenzio cade sulla notizia della scarcerazione così il cognome Girolimoni resta sinonimo di pedofilo e il povero fotografo non riuscirà più a ritrovare la riabilitazione per l’ingiusta condanna.



Girolimoni ilmostrodiRoma


Il film di Damiano Damiani si può dividere in tre atti: il primo dove si ricostruisce piuttosto fedelmente la psicosi che coglie il popolino romano per la morte delle ragazzine: si rievoca la figura di uno dei primi arrestati, il vetturino Sterbini (Mario Carotenuto) che si suicida per la vergogna dell’accusa. Viene anche introdotta la figura del tutto arbitraria del serial killer, in realtà non si è mai saputo chi fosse. Damiani lo immagina come un ragazzo del popolo coperto dai famigliari per non perdere la clientela della rivendita di verdure. Non stupisce che a pretendere la morte dei vari sospettati sia proprio la madre del serial killer per allontanare i sospetti dal figlio che arriverà ad uccidere anche una nipotina.



Girolimoni  il mostro di roma


Il secondo atto è quello dell’entrata in scena di Girolimoni, fotografo amante della bella vita e delle belle donne ed è proprio per gelosia che l’ingegner Jachino segnala Girolimoni come molestatore di ragazzine: in realtà ha intuito benissimo che i frequenti colloqui del fotografo con la giovanissima domestica riguardano la moglie. A condurre le indagini c’è il brigadiere Apicella, superiore di Girolimoni durante la Grande Guerra, nonostante la conoscenza, o forse per una gelosia nata proprio durante la guerra, Apicella manipola le prove in modo che Girolimoni diventi il mostro.



Girolimoniil mostrodi roma


Il terzo atto racconta quello che succede dopo la scarcerazione: la notizia viene taciuta da giornali per ordine di Mussolini così il marchio dell’infamia resta sul fotografo: non può più esercitare la sua altra attività di procacciatore di casi per gli avvocati, anche una ragazza di cui si era innamorato lo lascia quando scopre la sua vera identità. Ad aiutarlo resta solo il giornalista Gianni Di Meo che per non perdere il posto ha dovuto adeguarsi al silenzio sul caso Girolimoni ma vorrebbe aiutare l’uomo cercando il vero colpevole: le sue attenzioni si concentrano su un prelato inglese, colto in atti di pedofilia ma il fotografo rifiuta di denunciarlo non volendo che un altro innocente subisca la sua sorte.



Girolimoni il mostro di Roma


Il percorso kafkiano nella giustizia, reso ottimamente dalla prova di Nino Manfredi, si’intreccia con la politica: il caso del mostro di Roma andava risolto perché Mussolini doveva ancora consolidare il suo potere, il clamoroso sbaglio investigativo porta il duce a decidere che la cronaca nera venisse eliminata quasi del tutto dai giornali italiani, la situazione tragicomica è resa bene dal film mescolando toni da commedia all’italiana a quelli di film da denuncia civile.
Nonostante dopo il fascismo l’innocenza di Girolimoni fosse dimostrata e resa nota, l’onda colpevolista nei suoi riguardi non si spense mai del tutto e ancora oggi il suo nome è sinonimo di perversione sessuale.

Nosferatu il vampiro

Nosferatu, eine Symphonie des Grauens
Germania, 1922
con Gustav Von Wangenheim, Max Schreck, Greta Schroder, Gustav Botz, Alexander Granach, John Gottowt, Wolfgang Heinz, Guido Herzfeld, Albert Venohr, Heinrich Witte, Georg H. Schnell, Ruth Landshoff
regia di Friedrich Wilhelm Murnau



Nosferatu ilvampiro


L’agente immobiliare Knock, succube del conte Orlok, gli trova una casa desolata nella città di Wisborg e invia Thomas Hutter nei Carpazi per far firmare il contratto al conte. Il pacioso Hutter ride degli avvertimenti ricevuti alla locanda e di un libro sui vampiri ma quando s’avventura nelle terre di Orlok dove nessuno ha voluto accompagnarlo inizia ad avere strane visioni e turbamenti, scoprirà a proprie spese la natura vampiresca del conte quando questi si è già imbarcato per Wisborg. La nave arriva in città senza equipaggio, morto durante il viaggio, si pensa per colpa della peste. Hutter ritorna fortunosamente a casa e riprende la vita con l’amata Helen che durante la sua assenza aveva avuto strane premonizioni. La ragazza, nonostante il divieto di Hutter, legge il libro dei vampiri e conscia della strana presenza che abita nella desolata casa di fronte decide di sacrificarsi per il bene della comunità.



Nosferatu_


Ineguagliabile capolavoro di Murnau che, come è noto rischiò di andare perduto: la storia s’ispira chiaramente al romanzo di Bram Stoker ma il regista cambiando ambientazione e nomi pensava di sfuggire ai diritti d’autore richiesti invece dalla vedova dello scrittore. Tutte le copie della pellicola furono destinate al macero, Murnau riuscì a metterne in salvo una salvando il suo capolavoro.



Nosferatu ilvampiro


Nosferatu riesce ancora oggi ad angosciare lo spettatore per la capacità di rappresentare l’orrore, per molti critici il film nasconde una critica sociopolitica alla situazione della Germania: la mancanza di un corrispettivo di Van Helsing stigmatizzerebbe l’inazione tedesca di fronte al precipitare degli eventi dopo la Prima Guerra Mondiale.



Nosferatuilvampiro


Tra mille citazioni e parodie il primo vampiro è ancora il più inquietante. Pur essendo un capolavoro dell’espressionismo tedesco Murnau si discosta dall’estetica espressionista: niente scenografie sghembe e antinaturalistiche ma la trasformazione della natura (moltissime scene sono riprese di ruoli reali) in scenari perturbanti grazie all’uso dei negativi e altri effetti speciali dell’epoca.
L’uso delle ombre resta fenomenale: se è celeberrima la scena dell’ombra del vampiro che sale le scale per recarsi da Helen è ancora più disturbante come continua la scena con l’ombra degli l’artigli di Orlok sulla camicia della ragazza fino a ghermirle il cuore.



Nosferatu


La maschera di Orlok è iconica, il suo volto tra le assi della bara dove lo scopre Hutter spaventevole, tutto questo grazie all’ottimo trucco sul volto dell’attore Max Schreck e l’ottima campagna stampa dell’epoca che voleva che lo schivo attore fosse un vero vampiro come raccontato nel film L’ombra del vampiro del 2000.

Il circo degli orrori

Circus of horrors
GB 1960
con Anton Diffring, Erika Remberg, Yvonne Monlaur, Donald Pleasence, Jane Hylton, Kenneth Griffith, Conrad Phillips, Jack Gwillim, Vanda Hudson, Yvonne Romain, William Mervyn, John Merivale, Walter Gotell
regia di Sidney Hayers



Circusofhorrors


Londra 1947, Rossiter è un chirurgo plastico che azzarda un’operazione al volto della figlia di un luminare, lasciandola deturpata. Denunciato, il medico si da alla fuga e uccide un poliziotto finendo poi fuori strada. Ferito al volto si rifugia a casa di Angela, la sua amante e guida il fratello di lei, Martin, in un’operazione che gli cambia i connotati. I tre espatriano in Francia e s’imbattono in un piccolo circo, Nicole, la figlia del proprietario è rimasta sfregiata da una bomba durante la guerra e Rossiter riesce facilmente a far sparire le sue cicatrici, con grande gioia del padre, l’ubriacone Vanet a cui il medico chiede di prenderlo come socio nel circo. Non c’è bisogno di concludere la trattativa perché un orso infuriato sbrana Vanet senza che Rossiter intervenga. Il medico cambia nome e inizia a compiere magistrali interventi di chirurgia plastica su prostitute sfregiate che poi ricicla come artiste nel circo. Quando però le ragazze se ne vogliono andare muoiono in strani incidenti apparentemente casuali. Al decimo delitto il circo Schuler ha ormai la nomea di circo maledetto e le autorità delle varie nazioni iniziano a indagare: sarà l’ispettore Ames di Scotland Yard a risolvere il caso fingendosi un giornalista che vuole scrivere un articolo sulle misteriosi morti del circo…



Ilcircodegliorrori


Un classico del cinema horror britannico segnalato per il sadismo e il compiacimento di mostrare i volti deturpati, i trucchi però non sono dei migliori e i volti deformati sono evidentemente protesi plasticose e non incutono nessun timore o ribrezzo, molto più inquietanti e realistiche le scene d’intervento al viso del francese Occhi senza volto girato sempre nel 1960.



Circodegliorrori


Il successo del film si deve certamente al numero di belle e procaci attrici che girano nei succinti costumi circensi; la canzone Look for a Star che accompagna l’esibizione della contorsionista Ellissa ha avuto grande successo internazionale.
Il film è comunque piacevole, con una buona capacità di giocare con l’attesa per l’imminente ennesimo omicidio;il dottor Rossiter/Schuler appartiene alla schiera degli scienziati pazzi: sicurissimo delle sue indubbie capacità mediche non è certo spinto da spirito di abnegazione ma il suo narcisismo è venato di sadismo: non si fa scrupolo di ricorrere all’omicidio per eliminare eventuali ostacoli sulla sua strada e ha una relazione con tutte le ragazze che ha operato, innamorato della bellezza che ha (ri)creato in loro, fino all’arrivo di Melina di cui s’innamora veramente ma è così presuntuoso da dirlo ad Angela, la donna che per oltre dieci anni gli è stata accanto accettando i suoi tradimenti e coprendo i suoi omicidi. Quest’ultimo smacco da la forza a lei e al fratello, spesso esecutore materiale degli omicidi, di ribellarsi e causare la morte di Melina mentre Evelyn Morley, presente allo spettacolo per riconoscere il medico che l’aveva deturpata, avrà la sua vendetta sul dottor Rossiter.

Absolute Beginners

GB 1986
con Eddie O’Connell, Patsy Kensit, David Bowie, James Fox, Ray Davies, Eve Ferret, Steven Berkoff, Lionel Blair, Chris Pitt, Graham Fletcher-Cook, Mandy Rice-Davies, Tony Hyppolite, Anita Morris, Sade Adu, Bruce Payne, Ronald Fraser, Carmen Ejogo, Sandie Shaw
regia di Julian Temple



Absolutebeginners


Londra 1958: mentre nasce la Swinging London il giovane fotografo Colin è innamorato di Crepe Susette ma la ragazza pensa più alla carriera che all’amore e si sposa con il sarto della regina Henley of Mayfair. Anche Colin per ripicca pensa solo alla carriera e inizia a lavorare per Vendice Partners salvo scoprire che l’uomo è dietro alla speculazione edilizia che investe la zona malfamata di Notting Hill dove il fotografo abita con il suo amico di colore. Anche lo stilista marito di Crepe Suzette è coinvolto nell’affare talmente losco da fomentare i suprematisti bianchi per allontanare le persone di colore dal quartiere: le tensioni razziali esplodono con violenza ma fanno ritrovare Colin e Crepe Suzette.



Absolutebeginners


Tratto dal romanzo omonimo di  Colin MacInnes, Absolute Beginners segna il debutto nel lungometraggio del re dei videoclip anni ’80, Julian Temple. Il film presentato fuori concorso a Cannes 1986 si rivelò piuttosto deludente anche perché il battage pubblicitario che ne anticipava l’uscita era stato martellante dato i nomi di spicco in campo musicale che partecipavano al cast e negli anni il film è diventato un cult proprio per la presenza di Sade e David Bowie e la colonna sonora composta dai gruppi più cool della scena pop inglese del periodo.
Il film è oggettivamente un po’ noioso: ci sono troppe cose perché l’attenzione del pubblico si focalizzi anche sono sulla storia d’amore dei due protagonisti che resta appena abbozzata; più che un musical Absolute beginners è un lunghissimo videoclip di cui mantiene il principio fondante: importa poco la storia, il messaggio dev’essere veicolato dalla bellezza delle immagini e la musica.



Absolutebeginners


Il film è infatti coloratissimo e girato con virtuosismi che ricordano lo stile sperimentale dei film inglesi degli anni ’60 a conferma che gli anni ’80 sono figliazione diretta di quel periodo e il vero oggetto della critica della pellicola.
Gli spunti sociali sono anche interessanti: i teen ager che finalmente conquistano il mondo sono in realtà visti come un’ulteriore bacino di clientela per scaltri venditori: anche il nuovo complesso residenziale che dovrebbe sorgere a Notting Hill è pensato per i giovani sposi, parola di Vendice Partners, venditore di sogni tirato a lucido come il miglior pubblicitario anni’80.
Che l’istigazione razziale sia sempre pilotata per portar profitto solo a qualcuno è una lezione che dovremmo tenere bene a mente anche oggi.

Parigi o cara

Italia 1962
con Franca Valeri, Vittorio Caprioli, Fiorenzo Fiorentini, Antonio Battistella, Nunzia Fumo, Michèle Bardollet, Greta Gonda, Nando Cicero, Gigi Reder
regia di Vittorio Caprioli


Parigi ocara


Delia attempata prostituta romana ha un fratello che vive a Parigi. Alcune casualità la convincono ad abbandonare Roma per cercare fortuna a Parigi. Il piano fallisce e Delia finisce per accettare la proposta di Gennaro, pizzaiolo vedovo con due bambini che vuole tornare a Roma per aprire un locale.



Parigiocara


Un capolavoro misconosciuto del cinema italiano: una strepitosa Franca Valeri che tratteggia una prostituta che ha realizzato le sue aspirazioni piccolo borghesi, una casa in un quartiere nuovo con tutti i servizi, i risparmi prestati a strozzo. Sotto la sua puntigliosa precisione Delia nasconde un grande desiderio: Parigi dove vive il fratello maggiore che non vede da oltre un decennio. Bastano accenni saltuari, addirittura una signora che coccola il suo cane che si chiama Parigi per convincere Delia a sistemare tutti i suoi affari e tentare la grande avventura.
Il fratello la accoglie con sopportazione e la sistema a casa di amici nell’estrema periferia parigina e tenta di dissuadere in ogni modo la sorella dall’intento di restare in città. Delia avrebbe trovato anche alcuni agganci, una prostituta italiana che le aprirebbe alcune porte, l’incontro con due ricconi che le fanno trascorrere l’unica notte di follia ma la sfortuna fa in modo che i contatti non si concretizzino e Delia finisce per tornare a Roma con Gennaro e suoi bambini, scorgendo solo durante il viaggio verso la stazione le bellezze parigine che non è riuscita ad ammirare.
Nei panni di Gennaro c’è Vittorio Caprioli all’epoca marito della Valeri e regista del film.
Con la graffiante ironia che caratterizza i due artisti, Parigi o cara sbeffeggia miti abitudini dell’Italia del boom economico: Delia racconta la sua vita a una giornalista (Flora Clarabella, non accreditata) e mentre scorrono le immagini del cuore di Roma e quelle dei nuovi quartieri della cintura romana Delia descrive quanto fosse brutto il palazzo dove è nata, dove ancora oggi non c’è l’ascensore mentre nella sua palazzina suburbana gode di tutte le comodità e la bellezza del nuovo che preferisce di gran lunga al fascino dell’antico: il massimo che Delia può concepire è l’”antico ripulito” dell’Eur.


Parigiocara


Chiuso il suo amato e sudato appartamento Delia finisce in una soffitta della periferia francese, sporca e dalla finestra murata, un palazzo e un quartiere molto più decadente del bistrattato palazzo in cui Delia è nata: nonostante la delusione l’allure parigina conquista la donna ma nonostante i suoi tentativi non riuscirà mai a uscire dal quartiere per raggiungere la Concorde (e finale pronunciata e bell’aperta) e dopo esser stata cacciata dagli amici del fratello per una notte con il figlio della coppia che la ospita e aver perso i contatti con il bel mondo, Delia si rassegna a tornare a Roma con il pizzaiolo che l’ha puntata dal primo momento.

Aquaman

USA 2018 Warner Bros
con Jason Momoa, Amber Heard, Patrick Wilson, Willem Dafoe, Nicole Kidman, Dolph Lundgren, Temuera Morrison, Yahya Abdul-Mateen II, Michael Beach
regia di James Wan



Aquaman


Maine, 1985: durante una tempesta il guardiano del faro Thomas Curry trova il corpo di una donna riverso sugli scogli: si tratta di Atlanna regina di Atlantide. I due s’innamorano e hanno un figlio, Arthur ma dopo qualche anno gli atlantidei attaccano il faro per reclamare il ritorno di Atlanna. Anche se dovrà sposare Barox, il promesso sposo da cui era fuggita, la regina torna nel suo regno per salvare la sua famiglia terrestre. Arthur viene istruito sul mondo atlantideo da Vulko, un dignitario di corte fedele ad Atlanna. Grazie ai suoi poteri marini che sfrutta a fin di bene, Arthur diventa l’eroe chiamato Aquaman e durante una delle sue imprese lascia che un vecchio pirata muoia dopo aver assaltato un sottomarino, il figlio di Jesse Kane diventerà l’acerrimo nemico di Aquaman, Black Manta.
Mentre il fratellastro atlantideo vuole riunire tutti gli antichi regni e diventare Ocean Master, la principessa Mera chiede ad Arthur di reclamare il regno per evitare lo scontro con i terrestri ma Aquaman rifiuta fino a quando non vede i primi effetti sulle terre emerse degli attacchi di Orm. Arthur sfida il fratello ma viene battuto per conquistare il regno e il popolo di Atlantide dovrà recuperare il Tridente Sacro di Re Atlan, nella ricerca lo accompagna Mera. Oltre al Tridente Arthur riporta ad Atlantide la madre Atlanna creduta morta da anni. La regina favorisce la riconciliazione tra i due figli ma Black Manta sta organizzando la sua vendetta…



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Ho abbandonato i cinecomics da tempo e l’unico motivo per vedere Aquaman era il protagonista, il bel Jason Momoa. Senza nessuna aspettativa mi sono trovata coinvolta nell’inizio di questa nuova saga (la vendetta di Black Manta sarà il motore del secondo capitolo).
Quello che ho apprezzato è il tono epico: Aquaman non eredita i suoi poteri per un caso fortuito o un esperimento scientifico, gli provengono dalla sua origine atlantidea e la ricerca del tridente scomparso nel regno sepolto sotto il Sahara e la parentesi in Sicilia restituiscono, seppur nella lettura superficiale da blockbuster americano, il sapore della quest, della ricerca tipico di tanto cinema anni’80 da Indiana Jones a Alla ricerca della pietra verde, pellicole da cui Aquaman recupera anche il giocoso scontro tra i sessi che le pellicole anni ’80 mutuavano dalle commedie anni ’30.



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Un altro referente molto presente è sicuramente il Trono di Spade: un bastardo che si scontra con il fratello legittimo per la conquista dei Sette Regni, e guarda caso il protagonista del film si è fatto notare proprio nelle prime stagione della serie nel ruolo di Khal Drogo.
La regina Atlanna ha un’acconciatura con le trecce, sdoganate da Il Signore degli Anelli, sono diventate un must proprio con il Trono di Spade.



Aquaman


Il difetto più grande che posso imputare al film è proprio quello di non aver sviluppato un immaginario proprio: Orm sembra un elfo cattivo, i fondali di Atlantide hanno i colori fosforescenti di Avatar, l’unica idea interessante è quella degli ippocampi usati come destrieri per i cavalieri di re Nereus interpretato da Dolph “ti spiezzo in due” Lundgren.



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Il cast infatti è di grande richiamo: Nicole Kidman nel ruolo di Atlanna, Willem Dafoe nei panni del consigliere Vulko, e su tutti Jason Momoa che gioca ironicamente con il suo incontestabile fascino truzzo e ammiccante.

Il mistero della camera nera

The Black Room
USA 1935, Columbia
con Boris Karloff, Marian Marsh, Robert Allen, Thurston Hall, Katherine DeMille, John Buckler, Henry Kolker, Sidney Bracey, Helena Grant, Colin Tapley, Marion Lessing, Torben Meyer
regia di Roy William Neill



Il mistero della camera nera


Sul casato dei Berghman aleggia una fosca profezia riportata nel motto di famiglia: il casato, nato dal fratricidio di due gemelli, si estinguerà quando nasceranno nuovamente due gemelli. La cosa accade sul finire del XVIII secolo, ben presto il secondogenito Anton lascia il castello oppresso dal peso della maledizione ma dopo una decina d’anni il gemello Gregor lo invita caldamente a tornare a casa. Gregor de Berghmann è odiato dagli abitanti del villaggio perché ritenuto responsabile della sparizione di diverse giovani donne; quando viene ritrovato nel castello lo scialle della sua ultima vittima, la cameriera Mashka, Gregor propone di cedere l’amministrazione delle proprietà ad Anton, in realtà Gregor ha invitato il gemello a tornare per ucciderlo e spacciarsi per lui. Il piano riesce piuttosto bene ma sarà Thor il fedele cane di Anton a svelare lo scambio di persona e a far scoprire che Gregor nel corso degli anni aveva riaperto la nefanda camera nera murata alla nascita dei due gemelli per impedire che la profezia si compisse nel luogo predestinato.



The black room


Un dignitoso film gotico con qualche vaga reminiscenza de Il gatto nero di Edgar Allan Poe, in questo caso è il cane che svela la presenza del pozzo dove Gregor nasconde le sue vittime e fa cadere il perfido barone sul corpo del fratello minore in modo che la lama che lo aveva trafitto uccida anche Gregor avverando così la profezia dei Berghmann che voleva che il gemello minore uccidesse il maggiore.
Il film, basto su una leggenda ungherese fu fortemente voluto dall’attore Boris Karloff che ambiva cimentarsi con un doppio ruolo, e la performance dell’attore è ritenuta ancora oggi molto valida.



Ilmistero dellla camera nera


Non ci sono particolari effetti speciali nella messa in scena dei due gemelli, tutto viene risolto con controcampi o sovrapposizioni della pellicola per mettere nella stessa scena i fratelli.
Anche le scene horror sono poche, giusto i corpi in decomposizione in fondo al pozzo, mentre l’armamentario gotico è mostrato in gran profusione: cimiteri, corvi, prigioni e ovviamente la camera nera che è una stanza di tortura dalle pareti di onice nero.



Ilmistero della cameranera


[Spoiler] Il crudele Gregor si distingue per una sensualità piuttosto laida che traspare nel modo brutale con cui corteggia la nobile Thea: il piano di fingersi Anton nasce per poter sposare la bella nipote del colonnello Hassell, il vecchio ufficiale viene ucciso per aver visto che il falso Anton usa il braccio atrofizzato per firmare i documenti e sarà sempre l’uso del braccio fintamente paralizzato per difendersi dall’attacco del cane che rivela a tutti lo scambio di persona, salvando Thea da un infelice matrimonio e permettendole di riunirsi all’amato tenente accusato della morte dello zio.