Mese: Aprile 2005
Carmelo Bene: la voce e il fenomeno
Roma dedica un mese (da oggi fino al 28 maggio) di conferenze e proiezioni delle opere del grande maestro del teatro (e non solo) italiano.
Qui, in dettaglio, il programma degli eventi che si terrano alla Casa dei Teatri, Villino Corsini.
Be Cool / Get Shorty
Prima di andare al cinema a vedere Be Cool (la recensione e’ qui) ho rivisto Get Shorty nell’edizione speciale a due dvd.
Pur non essendo un capolavoro, il primo capitolo della saga di Chili Palmer ha mantenuto inalterata nel tempo la sua divertente freschezza poco impegnativa che lo rende ancora oggi un film molto godibile.
L’edizione del dvd e’ molto piacevole e qualitativamente buona. Gli extra rispecchiano la natura un po’ sbruffona del mondo hollywoodiano infatti nelle featurette i protagonisti si prendono dei meriti che il regista nel commento audio aveva attribuito a se stesso (John Travolta ad esempio sostiene di aver voluto personalmente che fosse inserita la scena in cui Chili Palmer va al cinema a vedere L’infernale Quinlan).
E’ molto divertente la scena tagliata del cimitero con il cameo di Ben Stiller nei panni di un giovane regista appena uscito dall’universita’ che gira uno degli horror di Harry Zimm con dei movimenti di macchina assurdi per dimostrare le proprie capacita’ e che viene ripreso dal produttore gaglioffo che vuole inquadrature piu’ prosaiche che inchiodino lo spettatore alla sedia.
L’extra piu’ interessante e’ quello che narra la genesi del libro e la sua trasposizione sul grande schermo: e’ ormai noto che il personaggio di Travolta e’ ispirato a una persona realmente esistente: Ernest “Chili” Palmer, ex strozzino di Brooklyn poi diventato investigatore privato. Elmore Leonard lo conobbe casualmente sul finire degli anni ‘70 e si appassiono’ alle sue vicende, in Get Shorty compare brevemente all’inizio del film come “picciotto” di Ray Barboni.
Mi ha molto divertito trovare un blooper in questo extra: per l’inserto a Las Vegas, Leonard racconta di essersi documentato accuratamente tramite un aiutante che gli mandava foto e descrizioni dettagliate dei grandi casino’ e a testimonianza di questo una voce fuori campo legge alcune righe del romanzo scritte in sovrimpressione su un resort con tanto di pagina da cui e’ tratta la citazione, purtroppo l’albergo scelto per illustrare la narrazione e’ Il Bellagio, ancora in costruzione alla meta’ del 1998 mentre il romanzo e’ stato scritto nel 1990!
Tra i contenuti speciali si puo’ anche trovare un anticipazione di Be Cool, e forse proprio per spingere il nuovo film, il dvd si trova facilmente in offerta: io l’ho trovato a meno di 12 euri al Bennett.
Il resto di niente
Liberamente ispirata al romanzo omonimo di Enzo Striano, la vita di Eleonora Pimentel Fonseca, eroina della repubblica partenopea del 1799 rivissuta dalla protagonista in attesa di subire la pena capitale.
Un film ammaliante, con la bellezza pura e fredda di un cristallo.
Geniale la capacita’ di fare di un budget ridotto all’osso il punto di forza della pellicola, puntando su una scenografia naturale perfetta per sottolineare la delicata miscela tra cinema e linguaggio teatrale con i bellissimi disegni di Oreste Zevola a raccordare i vari momenti storici (nel suo sito una selezione d’immagini tratte da film).
Dal punto di vista cinematografico emerge chiaramente la lezione degli ultimi lavori storici di Rossellini e in alcuni momenti la ricostruzione di un barocco quasi onirico richiama le atmosfere de Il Casanova di Federico Fellini.
E’ una coincidenza quantomeno singolare che in poco tempo entrambe le eroine della repubblica napoletana siano state celebrate sullo schermo: lo scorso anno infatti i Fratelli Taviani dedicarono uno sceneggiato televisivo all’altra figura femminile di quel contesto storico: Luisa di SanFelice, interpretata da Laetitia Casta. Se il modello proposto dai Taviani non si discostava da quello classico di un’eroina romantica che si trova invischiata nella Storia per seguire il suo sogno d’amore, Antonietta de Lillo ci racconta la presa di coscienza di se’ da parte di una donna, molto in anticipo sui tempi, che abbandona il matrimonio d’interessi con un uomo rozzo e che pone la sua cultura e la sua intelligenza al servizio della sua missione politica: sono molto belle e sentite le scene in cui insegna a leggere e scrivere alla sua domestica e quella in cui vede nello spettacolo dei burattini un modo per comunicare con il popolo: il problema della comunicazione tra una classe colta e intellettualizzata e un popolo tenuto nell’ignoranza e nella fame e’ sicuramente tra i temi centrali del film e per quanto le cose siano cambiate, la difficolta’ di riuscire a comunicare le proprie idee e’ ancora un problema attualissimo.
Ottima la prova del cast, dove spicca una Maria De Medeiros quasi titanica nei panni della protagonista, in grado di essere credibile nel ruolo della timida fanciulla e in quello della donna dai capelli imbiancati (quasi il contraltare di Maria Antonietta) che attende che si compia il suo destino.
Jean Vigo
Cento anni fa nasceva Jean Vigo. Potrei annoiarvi con qualche annotazione biografica, ma preferisco lanciare una proposta un po’ folle.
Mi piacerebbe che la giornata modiale del gatto fosse spostata dal 17 febbraio a oggi, del resto nessun cineasta ha mai reso sullo schermo il potenziale felino come ha fatto Vigo ne L’atalante : i gatti visti come segno di anarchia (nella cabina di Papa Jules piovono letteralmente gatti) e di vita che irrompe senza possibilità’ di essere arginata (si tratta quasi sempre di cuccioli) e poi qualunque gattofilo che si rispetti apprezzera’ che sia stato scelto il gatto come animale totemico in un film che narra una storia d’amore, anzi di un matrimonio il cui simbolo più prevedibile avrebbe dovuto essere il cane, l’animale che rappresenta la fedelta’ per antonomasia; ma senza entrare in sterili diatribe sul fatto che anche il micio sia capace di grande slanci affettivi, sicuramente per far durare a lungo un rapporto conviente maggiormente saper gestire i propri spazi ed esser un po’ filosofi, proprio come i gatti.
Memoria storica
Buon 25 aprile a tutti
festa del cine..ma(h)
Dal 25 al 28 aprile si terra’ per la prima volta in Italia La festa del cinema, un ‘iniziativa che arriva dalla Francia per portare la gente al cinema: acquistando un biglietto a prezzo pieno si ricevera’ “il bigliettone” che permettera’ di entrare in qualsiasi altra sala aderisca all’iniziativa pagando solo un euro e mezzo nei restanti giorni dell’evento.
Carina come idea, vero?
Peccato per la settimana scelta per presentarla, la settimana tra il ponte del 25 aprile e quello del primo maggio e’ solitamente quella in cui ci si prende un primo scampolo di vacanza quindi il cinema non e’ esattamente in cima ai pensieri degli italiani.
Ma per quei quattro cinefili che attendono con ansia di sfruttare i giorni di sconto e che abitano in zone la cui densita’ di sale cinematografiche e’ pari allo zero, e magari si illudono di poter vedere il film di Florestano Vancini E ridendo l’uccise o Raul, il diritto di uccidere di Andrea Bolognini o il francese La donna di Gilles ( i film citati sono quelli che vorrei tanto vedere io che ho a disposizione circa 20 sale cinematografiche nel raggio di 15 km) vediamo quali sono i film in uscita questa settimana:
Comandante il documentario che Oliver Stone dedica alla figura di Fidel: si accettano scommesse su quante sale saranno disposte a proiettarlo..
I giochi dei grandi, dramma sull’adulterio con un cast interessante
La stella di Laura cartoon made in Bulgaria dedicato ai piu’ piccoli
Sahara Il film d’avventura che ha fatto innamorare Penelope Cruz e Matthew McConaughey (..e chi se ne frega..)
Missione tata Vin Diesel fa la guardia a dei bambini pestiferi
American Trip della serie American pie e compagnia bella..
Tutti all’attacco l’ultima.. “fatica “ di Massimo Ceccherini
e ultimo, ma ultimo in tutti i sensi, tranne, ahime’, che negli incassi
Troppo belli il debutto al cinema di Costantino e Daniele!
Ma che bella festa.. sbagliero’, ma a me pare che sia la festa AL cinema, piu’ che quella DEL cinema…
Suspect zero
Suspect zero
L’agente Mackelway viene distaccato in una sede secondaria dell’ FBI perche’ ha usato metodi poco leciti per incastrare un sospetto. Ben presto viene contattato da quello che si crede essere l’ennesimo serial killer, tale Benjamin O’Ryan, che si rivela essere un ex agente del progetto Icarus dell’ FBI: un progetto ora abbandonato che sfruttava le capacita’ extrasensoriali di persone dotate in tal senso, per individuare gli assassini che agiscono senza uno specifico schema ripetitivo. I due collaboreranno per catturare uno dei piu’ grandi omicidi a sospetto zero che stia insanguinando l’America.
Anticipo subito che questo e’ uno dei film peggiori che abbia visto negli ultimi anni, anzi forse il peggiore: la trama e’ piuttosto bislacca e mal raccontata, alcuni passaggi sono poco chiari.
La regia che vorrebbe essere impreziosita da alcuni flash virati in seppia o rosso o immagini sporche, stilemi cosi’ di moda in questi ultimi tempi, e’ in realta’ banalmente televisiva: il rapimento del bambino che poi verra’ salvato e’ rappresentato cosi’: la madre stende un’immensa fila di lenzuoli bianchi contro l’azzurro del cielo del New Mexico mentre il bambino gioca sull’altalena, i panni lambiscono di tanto in tanto il fanciullo nascondendolo alla vista finche’ l’altalena ricompare vuota, la scena dura almeno qualche minuto ma anche il piu’ occasionale frequentatore di sale cinematografiche capisce dal taglio dell’inquadratura come andra’ a finire.
La pellicola mostra anche la piu’ triste messa gospel del mondo con lo spiritual scandito dal battito di mani sull’ undueetre’ del valzer: ributtante!
Il pericoloso killer a cui Mackelway e O’Ryan danno la caccia attraversa gli States su un camion nero alla Duel, ma non stupisce che E. Elias Merhige dopo aver devastato Nosferatu di Murnau ne L’ombra del vampiro, stavolta si sia mosso con la grazia di un elefante nel suo presunto omaggio al cult di Spielberg.
Non c’e’ tensione, non c’e’ partecipazione al dolore delle numerose vittime a cui O’Ryan e’ stato connesso durante i loro terribili ultimi istanti, anzi nelle scene dell’enorme numero di avvisi di persone scomparse che il fax sputa fuori a getto continuo si rimane disgustati pensando che queste cose accadono davvero e che esistano film del genere che ci marciano sopra.
Per quanto concerne la recitazione, Ben Kingsley in versione allucinata e’ anche credibile, ma si vede che la sua e’ una prova di maniera e non sentita, Aaron Eckhart il mal di testa probabilmente l’aveva davvero dato che non aveva ben chiare le sfumature del suo ruolo e Carrie-Anne Moss ha l’aria sempre piu’ consunta.
Da evitare accuratamente.
Crimen Perfecto
Gabriel e’ il direttore del reparto donne di un grande magazzino ed e’ in lizza per diventare direttore di piano con Don Antonio, direttore del reparto maschile. Perde la grande scommessa della sua vita e finisce per uccidere il suo nuovo superiore in una lite. Convinto di essere finito, viene aiutato da Lourdes, la piu’ brutta delle commesse, che gli fornisce un alibi e lo aiuta a disfarsi del cadavere ma in cambio..
Stavo per perdemi questa deliziosa commedia nera a causa del trailer italiano che lo presentava come una banale commedia un po’ sguaiata, e il danno della distribuzione italiana non si limita a un trailer montato male, ma si accanisce sul titolo che da Crimen Ferpecto diventa Crimen Perfecto eliminando l’anticipazione insita nel titolo che ci avverte che la perfezione a cui ci spingono i media non potra’ esser raggiunta.
Ancora un a volta un film ambientato in un non luogo: un grande magazzino dove sembra che si possa realizzare ogni desiderio: begli oggetti, belle donne e una bella carriera, e’ il regno di Gabriel e come un fortino che lo difende dalle brutture del mondo ci viene mostrato nelle poche inquadrature esterne: una struttura alta, compatta, circondata da mendicanti e dove alle dieci del mattino la gente preme per entrare, soprattutto in tempo di saldi, il momento in cui il sogno capitalista si fa piu’ vicino.
Il non luogo per sfuggire alla banalita’ della vita quotidiana: le case sono disordinati luoghi senza personalita’ se sono appartamenti di single od orrorifici loculi (anche quando sono rivestiti di pizzi e peluche) se accolgono i riti della moderna vita famigliare scanditi dalla televisione: Lourdes chiedera’ a Gabriel di sposarla in uno show televisivo che deve aver fatto la sua comparsa anche in Italia.
Gabriel e’ un personaggio volgare e mediocre come i suoi colleghi, rispetto ai quali si crede di gran lunga superiore, ma comunque noi parteggiamo per lui perche’ sulla sua strada incontra Lourdes, donna brutta e sciatta, per giunta arrivista e meschina, insomma la personificazione di tutto cio’ che non vorremmo mai essere: e’ lampante che in questa cattivissima commedia non si salva nessuno, neppure il pubblico.
Una storia ben congegnata, dove non mancano le citazioni e i rimandi cinematografici da La notte dei morti viventi a Hitchcok, ma il fascino maggiore sta nel coraggio di aver portato all’estreme conseguenze, senza la paura di cadere in un divertito horror, l’apologo contro il consumismo e l’omologazione ai modelli imposti dai media che avvicina il lavoro di Alex de la Iglesia piu’ al grottesco meschino di Marco Ferreri che a quello grandioso di Bunuel.
Liberatorio.
Gli impressionisti e la neve
Ultima settimana per poter vedere alla Promotrice delle Belle Arti di Torino la mostra Gli impressionisti e la neve. La Francia e l’Europa: interessante per il grande valore delle opere di artisti di sicuro richiamo, presenta anche delle ghiotte curiosita’ come i quadri che Gauguin dedica un tema cosi’ lontano da quello che lo rendera’ famoso, e una panoramica sull’ impressionismo dei Paesi dell’Est, corrente a lungo dimenticata per l’ostracismo dei regimi comunisti.
Apparentemente monotona : circa 150 opere dedicate ad un unico tema, la mostra e’ imprenscindibile per coloro che amano questo elemento e non lo vedono solo come un inconveniente al banale trantran quotidiano o un’anomalia dai risvolti catastrofici che riempie i telegiornali: il fascino dell’esposizione sta piu’ nell’impressione che puo’ suscitare nell’animo che nel valore artistico delle opere.
Personalmente sono stata riportata all’eta’ mitica dell’infanzia ritrovando le grandi “cavalle di neve” tra le quali giocavo da bambina nella Casa rossa nella neve di Hans Olde e Febbraio Atmosfera inizio primavera di Emil Jacob Shindler ha la stessa atmosfera che ancora oggi posso ritrovare lungo le rogge.