In nome di Dio – Il texano

3 Godfathers
USA 1948 MGM
con John Wayne, Pedro Armendáriz, Harry Carey Jr., Ward Bond, Mae Marsh, Mildred Natwick, Jane Darwell
regia di John Ford



Innomedidio


Robert Hightower, William Kearney e Pedro Rocafuerte arrivano nella cittadina di Benvenuto (Welcome) per svaligiare la banca sulle loro tracce si mette lo sceriffo “Dolce Perla” molto più coriaceo di quanto lasci intendere il suo buffo nome che apposta degli uomini a tutti i luoghi di abbeveraggio costringendo oi tre banditi a girovagare fino a quando arrivano a un vecchio pozzo dove trovano una carovana con dentro una donna sola che deve partorire. I tre aiutano la puerpera che muore subito dopo il parto dopo aver affidato il neonato ai tre uomini che prendono molto seriamente la loro responsabilità di padrini rischiando la vita (due la perderanno) per portare in salvo il piccolo Robert William Pedro.



3Godfathers


Il texano può definirsi il western di Natale di John Ford,: gli eventi si svolgono durante l’Avvento e Robert arriva in paese la notte di Natale; l’anteprima ci fu il 23 novembre 1949 e il film uscì nelle sale il 13 gennaio.
La pellicola è il remake del film muto  Marked Men girato nel 1919 dallo stesso Ford.
Si tratta sicuramente di un film minore nella filmografia del grande regista ma la fotografia è davvero impressionante: mancano i rossi pinnacoli del Grand Canyon ma gli spazi immensi del deserto del Mojave e della Valle della Morte sottolineano il simbolismo religioso dell’opera: il sacrificio, anche della vita redime i tre improbabili Re Magi.



Iltexano


Ad alleggerire il messaggio religioso i soliti tocchi umoristici caratteristici dei film di John Ford, questa volta tutto sembra essere basato sul nome: i tre che si ricordano continuamente di aggiungere il proprio nome al neonato, l’improbabile nome dello sceriffo Perley “Buck” Sweet in originale che in italiano diventa Perla Dolce.
Anche i nomi dei paesi hanno un significato religioso: Welcome, il luogo della rapina vuoledare il benvenuto ai tre delinquenti che non sanno di essere prossimi alla loro redenzione, Nuova Gerusalemme è la meta dove condurre il bambino e trovare una nuova vita, simbolismo pesante visto da qui ma sicuramente significativo per i pionieri puritani della Frontiera che intereressano al regista.
Il film ha ispirato l’anime giapponese Tokyo godfathers.
Il personaggio di William Kearney è interpetato da Harry Carey Jr., figlio di Harry Carey che fu interprete del film del 1919, l’attore morì nel 1947 e John Ford gli ha dedicato In nome di Dio.

The changeling

Canada 1980
con George C. Scott, Trish Van Devere, Melvyn Douglas, Madeleine Sherwood, Jean Marsh
regia di Peter Medak



Thechangeling


Il compositore John Russell decide di trasferirsi da New York a Seattle dopo che la moglie e la figlioletta sono morte davanti ai suoi occhi in un incidente automobilistico.
A Seattle ha un incarico universitario e gli viene assegnata una vecchia casa vittoriana in disuso da anni dove presto l’uomo inizia ad avvertire strane presenze. L’antica magione nasconde un terribile segreto riguardante il senatore Joseph Carmichael che usa tutto il suo potere per intimidire Russell ma il fantasma non ha più intenzione di tacere..



Changelingl


Solitamente apprezzo i film che Scorsese ha segnalato nella sua lista degli undici film più spaventosi ma The Changeling che pure rientra nell’elenco, mi lascia piuttosto perplessa per quel che concerne la trama.
La sequenza iniziale dell’incidente sulla neve è molto bella anche se ha poco a che fare con il resto del film: posso anche capire che una perdita così dolorosa e recente serva a giustificare la disponibilità del protagonista ad avvertire e seguire le comunicazioni paranormali ma che una persona così provata accetti di andare a vivere in una vecchia casa disabitata da anni, mi lascia francamente perplessa.
Non ho capito poi il finale: perché il piccolo Carmichael non trovi la pace dopo la sepoltura e dopo che la sua storia è stata svelata ma abbia un delirio finale poltergeistiano anche contro coloro che lo hanno aiutato.



The changeling


C’è da dire che il regista Peter Medak è il terzo subentrato nel progetto e notoriamente i cambi di regia lasciano degli strascichi sul lavoro ultimato.
Per il resto il film non si discosta dal modello delle grandi produzioni horror anni ’70 con grandi attori del passato in ruoli inconsueti, il senatore Carmichael è interpretato da Melvyn Douglas, star delle commedie brillanti anni ’30: era lui che riusciva a far ridere la Garbo, severa Ninotchcka dell’omonimo film di Lubitsch.
Una serie di caratteristi dalle facce inquietanti sul modello di Rosemary’s baby, colori acidi ereditati dai film di Dario Argento.



Thechangeling


Nel fatto che il corpo del bambino ucciso nel 1910 sia stato gettato in un pozzo, qualcuno vede una fonte d’ispirazione per The Ring (cfr. Il Mereghetti) ma anche questa mi pare una forzatura.

L’uomo leopardo

The Leopard Man
USA 1943 RKO
con Dennis O’Keefe, Margo, Jean Brooks, James Bell, Isabel Jewell, Margaret Landry, Abner Biberman
regia di Jacques Tourneur




L'uomoleopardo


Per attirare l’attenzione del pubblico la showgirl Kiki Walker entra con un leopardo al guinzaglio mentre si esibisce la sua rivale Clo-Clo, ma l’animale scappa e sbrana una ragazzina; nei giorni seguenti altre due donne, compresa Clo-Clo, muoiono per gli attacchi del leopardo ma Kiki e il suo agente sospettano che il felino non sia colpevole dei due omicidi..




Theleopardman


Tratto dal romanzo Black Alibi di Cornell Woolrich, L’uomo leopardo chiude la trilogia horror nata dalla collaborazione del regista francese Jaques Tourneur e il produttore Val Lewton che ha la sua punta di diamante nel primo film, Il bacio della pantera a cui segue Ho camminato con uno zombi.




Leopardman


L’uomo leopardo è tra i primi film a portare sullo schermo la figura del serial-killer spinto da pulsioni irrefrenabili, sul modello di M – Il mostro di Düsseldorf.
Tourneur innalza le dinamiche horror a una perfezione quasi scientifica: le ombre della notte e i misteri che nascondono vengono sottolineate dal percorso della prima vittima, Teresa Delgado, la ragazzina che trovando l’emporio più vicino chiuso deve uscire dal paese per procurarsi la farina, attraversando il ponte dove si è nascosto il leopardo nero. Teresa ha sempre avuto paura del buio e pur vincendosi non può che bloccarsi paralizzata ogni volta che le ombre o gli anfratti rendono la notte più nera sottolineando il meccanismo base su cui fanno leva gli horror RKO.




L'uomoleopardo


L’identificazione del femminino con gli animali è molto accentuata: Teresa è una preda come l’uccellino in gabbia, Kiki sottolinea con il felino l’aspetto sensuale, Clo-Clo usa le nacchere per produrre un suono ossessivo che ricorda un serpente a sonagli ed è lei infatti a far fuggire il leopardo dal night club. Il legame della ballerina di flamenco con la chiromante introduce invece l’elemento della predestinazione che anticipa il destino di morte che tocca alla ragazza.




Theleopardman


Altro elemento classico delle pellicole prodotte da Val Lewton è il riferimento a tradizioni secolari di paesi lontani che Tourneur fa scontrare con il pragmatismo della metropoli americana, dalla maledizione della donna pantera dell’Est Europa, agli zombie delle Antille per finire con il New Mexico dove, uscito dal limbo della tradizione (la processione che ricorda una vecchia tragedia è solo collaterale alla storia) lo scontro si rivela essere tra ricchezza e povertà: in un posto che “non è un paese per bionde”, Clo-Clo muore perché esce di casa per cercare i cento dollari che le sono caduti nel tragitto, Kiki e Jerry sopiscono il senso di colpa per la pensata del leopardo evitando di lasciare la cittadina durante la festività ed impegnandosi in prima persona per trovare il colpevole e l’happy end finale è sostenuto dalla promessa dei due di rinunciare alla finzione del cinismo.

Il culto del cobra

The Cult of the Cobra
USA 1955 Universal
con Faith Domergue, Richard Long, Marshall Thompson, Kathleen Hughes, William Reynolds, Jack Kelly, Myrna Hansen, David Janssen, Leonard Strong, James Dobson, Walter Coy
regia di Francis D. Lyon



Ilcultodelcobra


Asia, 1945: sei soldati americani trascorrono da turisti l’ultimo giorno di missione e conoscono un incantatore di serpenti disposto a farli partecipare a una cerimonia dei Lamiani che credono nella metamorfosi da uomo a cobra. Durante il rito, Nick scatta una fotografia rivelando la loro presenza: Daru, l’incantatore viene ucciso mentre i sei soldati vengono maledetti. Nick muore la notte stessa mentre altri tre compagni muoiono nel giro di poche settimane nonostante il ritorno negli Usa. Intanto Lisa, una bella e misteriosa ragazza è andata a vivere vicino ai due ex commilitoni e ora coinquilini Paul e Tom..




Cult of the cobra


B movie chiaramente derivato da Il bacio della pantera, le citazioni si fanno sempre più esplicite a partire dalla scena nel bowling deserto che ricorda quella della piscina fino al finale omologo: davanti alla macchina non c’è il corpo dell’animale ma il cadavere della ragazza, ne Il culto del cobra quest’ultima trasformazione è l’unica passabile come effetto speciale mentre è davvero deludente la trasformazione precedente dell’ombra del profilo di Lisa che si trasforma nella sagoma del serpente.




Cult of the cobra


Si tratta di un classico bmovie che può risultare accettabile proprio perché telefonato: tutto avviene esattamente nel momento in cui lo spettatore se lo aspetta, fatta salva l’apparizione della vecchietta dell’Esercito della Salvezza che interrompe la tensione dell’omicidio di Rico. Qualche raffinatezza nel modo di girare e nel montaggio salvano il film dalla totale mediocrità.

Addio giovinezza!

Addiogiovinezza!Italia 1940
con Maria Denis, Clara Calamai, Adriano Rimoldi, Carlo Campanini, Carlo Minello, Bianca Della Corte
regia di Ferdinando Maria Poggioli

Torino 1910: Mario, studente in medicina fa di tutto per conquistare la sartina Dorina, andando ad abitare anche nella stanza affittata dalla povera famiglia della ragazza. Seguono due anni di amore felice fino a quando Mario, salvando una persona che sta annegando nel Po, attira l’attenzione di Elena, una ricca mantenuta che gli si offre. Il ragazzo non sa resistere all’”avventura elegante” e finisce con rompere con Dorina. I due innamorati si rivedranno solo dopo la laurea di Mario per un ultimo addio.

Quarta versione cinematografica -e l’unica sonora- dell’omonima commedia teatrale scritta nel 1911 da  Sandro Camasio e Nino Oxilia.
Il regista Ferdinando Maria Poggioli riscrive la sceneggiatura con Salvator Gotta  e Giacomo De Benedetti (non accreditato in virtù delle leggi razziali) ampliando il tema della maliarda che seduce il giovane rovinando un amore pulito e trasforma la pellicola in una perfetta ricostruzione d’epoca della Torino d’inizio secolo con la vita goliardica degli studenti sempre a caccia di una bella sartina, affidando un tocco comico alla figura di Leone (Carlo Campanini) impacciato studente fuori corso, vittima delle burle de compagni e confidente di Mario.




Addiogiovinezza!


Un film leggero dove colpisce, in cauda venenum, la denuncia sociale: nonostante Dorina si umilii nel supplicare la vamp di lasciarle l’amato, nel finale scopriamo che quello della sartina era comunque un amore a tempo, destinato a finire con la laurea di Mario che se ne torna al paese a fare probabilmente il medico condotto, non certo una grande carriera ma le barriere sociali gli impedirebbero comunque di sposare un’umile sartina che resta solo il ricordo degli anni spensierati di gioventù.




Addio giovinezza


Un’aura di malinconica predestinazione avvolge la commedia fin dall’esordio visto che i due autori morirono giovanissimi nella Prima Guerra Mondiale; Poggioli, classe 1897 ha l’età giusta per venare di malinconia della passata gioventù il suo film ma Addio Giovinezza! aquisisce un ulteriore senso di drammatica predestinazione essendo uscito nelle sale nel dicembre del 1940, nel primo anno della Seconda Guerra Mondiale che cambierà inesorabilmente le sorti e i costumi italiani.

I maledetti di Broadway

Bloodhounds of Broadway

Bloodhounds of Broadway
USA 1989
con Madonna, Matt Dillon, Rutger Hauer, Josef Sommer, Randy Quaid, Jennifer Grey, Esai Morales, Dinah Manoff, Ethan Phillips, Steve Buscemi
regia di Howard Brookner

Il reporter Waldo Winchester rievoca i ruggenti anni ’20 dove gangster, prostitute e bel mondo si mischiavano senza problemi e ricorda l’incredibile notte dell’ultimo dell’anno del 1928 in cui si intrecciano le vite e gli amori del gangster Cervello, del suo scagnozzo Regret e del giocatore d’azzardo sempre in rosso Feet Samuels.

Film corale che mescola quattro storie scritte da Damon Runyon con un eccesso di personaggi che rende troppo dispersivo il film, a cui si aggiungono i problemi dovuti alla scomparsa precedente all’uscita della pellicola del regista  Howard Brookner, morto di AIDS a soli trentacinque anni e famoso soprattutto per il documentario d’esordio, Burroughs: The Movie dedicato al maestro della beat generation che ha un piccolo cameo nei panni di un cameriere ne I maledetti di Hollywood.
Maledettidihollywoodl debutto nel cinema di finzione di Brookner è molto atteso e il regista si trova a disposizione un grande cast: Rutger Hauer è Cervello il gangster donnaiolo che spende decine di migliaia di dollari per mantenere le sue amanti ma che rischia di morire dissanguato in mezzo alla strada perché nessuna delle sue donne ha intenzione di occuparsi di lui, lo ospita solo la fioraia a cui ha regalato un bigliettone.
La sua storia è la più emblematica per raccontare i folli anni ’20 e la notizia della sua morte che arriva allo scoccare dell’anno nuovo sottolinea la nota malinconica: sta arrivando il 1929 con la grande depressione e la fine di un mondo di svagato divertimento e follia che dovrebbe esser rappresentato dalla storia di Feet, il giocatore d’azzardo sempre al verde che per conquistare la ballerina Hortense Hathaway ha venduto il suo corpo alla scienza, nella fattispecie a un medico che vuole studiare i suoi enormi piedi (da cui il soprannome) e non si rassegna quando Feet, che ha conquistato Hortense decide di non suicidarsi più e lo insegue con tanto d’ascia per tutta Broadway: il segmento di follia non è molto riuscito anche se Randy Quaid è forse l’attore più in parte e Hortense è interpretata con molta convinzione da Madonna, con i capelli neri alla maschietta per l’obbligatorio omaggio a Louise Brooks; risulta più surreale che la più avida balleriana della città sogni di trasferirsi in campagna ed allevare galline con il,suo Feet.
Jennifer Grey, la Babe di Dirty Dancing, è Lovely Lou, il grande amore di Regret, lo scagnozzo di Cervello, donnaiolo come il suo capo, nonostante i problemi i due riescono comunque per tornare insieme e a loro è dedicato l’happy end finale mentre si allontanano verso il loro “scampolo di paradiso” ma ancora più fortunato è Basil Valentine, gangster di mezzatacca che la ricca e sciroccata Harriet MacKyle crede un killer sanguinario e a cui affida la vendetta della morte accidentale del pappagallo di famiglia: s’imbarcheranno sul primo translatlantico per l’Europa.
A queste trame principali già complesse da seguire s’intrecciano diverse storie minori di infedeltà, truffe e quant’altro, da segnalare in un piccolo ruolo Steve Buscemi che ha incarnato negli ultimi anni l’epopa degli anni ’20 e del proibizionismo nella serie Boardwalk Empire.

La cena delle beffe

Italia 1942 Cines
con Amedeo Nazzari, Oscar Valenti, Clara Calamai, Memo Benassi, Alfredo Varelli, Valentina Cortese, Elisa Cegani, Luisa Ferida, Lauro Gazzolo, Piero Carnabuci
regia di Alessandro Blasetti



Lacenadellebeffe


Nella Firenze rinascimentale Giannetto Malespini è da sempre vittima delle angherie dei fratelli Chiaramantesi, finchè sotto l’egida del Tornaquinci, suo amico e protettore decide di vendicarsi facendo allontanare Gabriello e facendo passare Neri per pazzo. L’uomo incantenato nelle segrete del palazzo di Tornaquinci viene torturato e costretto a subire le rivalse di tutte le persone che ha perseguitato ma Lisabetta, da sempre innamorata di lui lo convince ad assecondare i suoi aguzzini per essere liberato. Giannetto, compreso l’inganno chiede ancora una volta la pace a Neri ma dopo l’ennesimo rifiuto gli fa credere che si troverà a casa di Ginevra di cui è innamorato anche Gabriello Chiaramentesi ed è proprio il fratello a morire sotto i colpi di Neri convinto di uccidere Giannetto: incapace di affrontare l’ultima beffa Neri impazzisce veramente.




La cena delle beffe. jpeg


Uno dei più celebri film del periodo bellico, noto per il primo seno nudo ufficiale della storia del cinema italiano e la celebre battuta di Neri Chiaramantesi “chi non beve con me peste lo colga”.
La pellicola venne realizzata subito dopo La Corona di Ferro riadattando costumi e scenografie per ricostruire una Firenze medicea ricca in ornamenti ma fosca, piena di ombre di gusto espressionista che si riflettono sui volti, anticipatrice nelle segrete e nelle camere di tortura della futura stagione gotica italiana.




La cena delle beffe


Pur essendo film di pura evasione, La Corona di Ferro sembrava contenere un monito verso la dittatura fascista mentre La cena delle beffe sembra prevedere il finale tragico della guerra civile: la ribellione di chi ha sempre subito mille angherie da parte del più forte che anche nella ritorsione continua a riproporre una pacificazione che negata definitivamente sfocia nella vendetta sanguinaria ed è davvero toccante la scena finale con Giannetto che si porta le mani al volto disperato, conscio tropp o tardi della portata della sua beffa, anche pensando al destino che sarebbe toccato all’interprete Oscar Valenti che avrebbe pagato con la fucilazione assieme alla compagna (innocente) Luisa Ferida l’adesione alla repubblica di Salò e alla Decima Mas.
Quando il film fu rieditato nel 1946 il suo nome fu cancellato dai cartelloni, pratica ipocrita tornata che è tornata improvvisamente di moda per uno dei cinepanettoni attualmente in uscita.




Lacenadellebeffe1946


Colpisce il forte legame omoerotico che unisce i tre protagonisti maschili: indissolubile il rapporto tra di due fratelli Chiarmantesi la cui forza e baldanza da sempre ammirata da Giannetto lo trasforma in un succube delle loro beffe che subisce da sempre in silenzio pur di avere la loro accettazione fino a quando l’esasperazione lo porta alla vendetta.




Lacenadellebeffe


Fascinoso nella sua doppia natura Oscar Valenti, bellissima Clara Calamai che oltre alla famigerata scena a seno nudo recita diverse scene coperta solo da una veste da camera trasparente che non lascia nulla all’immaginazione e nel vederla così bionda e raffinata si capisce lo sconcerto che dovette provare il pubblico nel vederla negli abiti tristemente realistici di Ossessione.
Su tutti domina però Amedo Nazzari, aitante e amabile anche nella sua crudeltà, davvero una star da esportazione hollywoodiana e l’accento sardo non è poi così terribile come è diventato nella leggenda e nelle parodie.

Gigi

USA 1958 MGM
con Leslie Caron, Louis Jourdan, Maurice Chevalier, Hermione Gingold, Isabel Jeans, Eva Gabor, Jacques Bergerac, John Abbott
regia di Vincente Minnelli



Gigiloc


Parigi, 1900: Gaston Lachaille, rampollo di un ricchissimo industriale, vive annoiato il bel mondo tra mantenute, scandali e feste da Chez Maxime, l’unico luogo dove si sente a suo agio è a casa di Mamita Alvarez, una vecchia cocotte che vive con la figlia cantante d’opera e la giovanissima nipote Gigi. Forse è proprio la freschezza e l’innocenza di Gigi a distrarre Gaston dalla noia del bel mondo almeno fino a quando non si accorge che che la fanciulla è ormai cresciuta..




Gigi


Un classico dei musical MGM, vincitore di nove Oscar che l’ha reso il film più premiato fino al 1987 quando è stato spodestato da L’ultimo imperatore di Bertolucci.
La pellicola è tratta dall’omonimo racconto di Colette con la sola variazione di eliminare la madre di Gigi trasformata in una svagata cantante di cui giungono i gorgheggi dalla stanza accanto a favore del personaggio del tutto inventato di Honoré Lachaille, lo zio di Gaston, vecchio viveur che in gioventù ha avuto una grande passione per la nonna di Gigi.
Interpretato dal sempre perfetto Maurice Chevalier, il personaggio sdoppia la figura di Gaston che nel romanzo è un uomo di mezz’età che finisce per sposare un’adolescente e soprattutto ha il compito di introdurre la vicenda quindi mettere una distanza ulteriore tra l’America perbenista degli anni ’50 e la disinvolta Belle Époque parigina d’inizio secolo eppure, oggi, rivedendo dopo tantissimi anni la pellicola che è stata un classico della mia infanzia, ho provato un lieve disgusto nel sentire un vecchio cantare Thank Heaven for Little Girls: prevedo tempi duri nel distinguere la sacrosanta lotta per i diritti e la leggerezza e/o la contestualizzazione storica di un film se pare che anche un classico come Via col Vento subisca attualmente censure per non urtare le sensibilità afroamericane!




Gigi


Dove il film conferma tutta la sua grandezza è nella scenografia e nei costumi, settori sotto il controllo di Cecil Beaton che riesce a ricostruire perfettamente le atmosfere dell’epoca: l’appartamento di Honoré è una perfetta sintesi dell’art nouveau, le scene a Trouville sembrano uscite da un quadro impressionista come i meravigliosi abiti femminili.




Gigi


Un musical un po’ anomalo cantato sì ma ben poco coreografato e il momento più bello è la dolcemente melanconica rievocazione dell’amore passato tra Honoré e M.me Alvarez che cantano I Remember It Well nella struggente luce rosata di un tramonto a Trouville.




Gigi


Altra peculiarità insolita per un film di una major americana è di avere un tris di protagonisti esclusivamente francesi e se Chevalier e Jourdan conservano tutto il fascino dell’accento parigino, l’adorabile Leslie Caron risulta già troppo “anglicizzata” dalle precedenti esperienze ma fresca e vivace come il suo personaggio, le si perdona tutto.

Il dottor Jekyll

Dr. Jekyll and Mr. Hyde
USA 1931 Columbia
con Fredric March, Miriam Hopkins, Rose Hobart, Holmes Herbert, Halliwell Hobbes, Edgar Norton, Tempe Pigott
regia di Rouben Mamoulian




Dr Jekyll And Mr Hyde


Il valente dottor Henry Jekyll stupisce l’uditorio dell’università con una lezione che spiega la doppia natura dell’animo umano e rivela i suoi studi volti a sciogliere questo legame che consuma lo spirito con l’eterna lotta contro gli impulsi bestiali che lo legano alla terra e gli impediscono di elevarsi verso il bene supremo. Preso dai suoi impegni professionali, Jekyll trascura l’amata fidanzata Muriel che vorrebbe sposare subito proprio per non perdere tempo a convenzioni sociali come il corteggiamento ma l’austero futuro suocero si oppone e parte per un viaggio con la figlia. Lasciato solo a Londra Jekyll deve anche resistere alla tentazione verso Ivy Pierson, una bella prostituta che gli si è offerta per averla salvata da un violento, così lo scienziato si dedica anima e corpo ai suoi esperimenti sperimentando su se stesso la pozione che dovrebbe sciogliere i vincoli della duplice natura dell’animo umano…




Dr.JekyllandMr.Hyde


La più bella versione delle tantissime trasposizioni cinematografiche del celebre romanzo di Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde anche se molto meno conosciuta di quella del 1941 ma del resto la MGM acquistò i diritti di questa versione e di quella del 1920 per evitare confronti diretti con il suo lavoro magniloquente ma che non approfondiva nessuno degli aspetti messi in luce dalle versioni precedenti.
Il film di Mamoulian prende in esame soprattutto la repressione sessuale di cui è vittima il dottor Jekyll, dando spazio alle figure femminili introdotte dalla trasposizione teatrale di Thomas Russel Sullivan del 1887, imprescindibile per tutte le versioni cinematografiche. Nel film del 1931 lo scienziato è tentato dalla bella Ivy e costretto ad attendere per mere convenzioni sociali di poter impalmare l’amata Muriel.




DrJekyll and MrHyde


Essendo un film del periodo Pre Code, Mamoulian non esita a sottolineare gli aspetti sensuali del tormento di Jekyll incarnati da una bellissima e bravissima Miriam Hopkins che tentando Jekyll con lo spogliarello e il bacio, finisce vittima di Hyde, l’incarnazione degli istinti più bestiali legati al sesso che torna per ucciderla soffocandola in un abbraccio mortale che termina fuori scena mentre la mdp indugia su una riproduzione del romantico abbraccio di Amore e Psiche del Canova accentuando per contrasto la drammaticità del rapporto tra Hyde e Ivy che ancora oggi conserva tutta la sua portata estremamente fisica e violenta tanto che già nel 1936, il film fu censurato e sforbiciato di alcuni minuti.




Ildottorjekyll


A fare del film un capolavoro è l’abilità tecnica nel trucco di per cui le trasformazioni di Jekyll in Hyde avvengono davanti agli occhi dello spettatore e il protagonista Frederic March, premiato meritatamente con l’oscar, sa incarnare perfettamente anche nelle movenze sia il fascinoso dottore che il mostro belluino dall’agilità scimmiesca.
Inarrivabile l’uso della cinepresa da parte del regista: in anni come quelli del consolidamento del sonoro che comportavano una certa rigidità nella composizione per restare a favore degli ingombranti e inamovibili mezzi di ripresa del suono, Mamoulian si permette una grande libertà nelle riprese a partire dalla celeberrima sequenza iniziale in soggettiva dal punto di vista di Jekyll.




IlDrJekyll


Molto interessante l’uso delle dissolvenze: anche la sola dissolvenza dell’orchestra a un ballo supera l’ellissi temporale e diventa un modo per enfatizzare il tema del doppio al centro dell’opera. Stessa finalità nell’uso del tendino che passando da una scena all’altra permette di avere contemporaneamente sullo schermo due immagini antitetiche.
Il film fu presentato alla prima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 1932 dove vinse due premi, per il Miglior film originale e per la miglior interpretazione, futura Coppa Volpi.