Figli delle stelle

Figlidellestelle In seguito alla morte di un collega sul posto di lavoro, Toni, un operaio di Marghera viene invitato a Roma per intervenire ad una trasmissione televisiva. Nella capitale conosce altri precari che lo coinvolgono nel rapimento del ministro del lavoro. L’azione si deve svolgere in una sauna, ma i vapori del bagno fanno confondere gli improvvisati criminali che prelevano il politico sbagliato, un umile sottosegretario..

Il messaggio e’ chiaro fin dal titolo: l’Italia non e’ in grado di affrontare le sfide di questi tempi perche’ ripiegata nell’esaltazione nostalgica del favoloso ventennio degli anni ‘60/’80 e ogni tentativo di reazione passa attraverso stilemi appartenenti a quegli anni che culmina con l’anacronismo lampante dell’azione dimostrativa legata al rapimento politico. L’empasse e’ pero’ soprattutto culturale e i riferimenti di tutti i protagonisti, dal nostalgico marxista, alla giornalista alternativa fino al politico vanno dal pop orecchiabile di Alan Sorrenti alla riflessione alta di Luigi Tenco. Il rifugiarsi nel passato qualunquista del “stavamo meglio quando stavamo peggio” diventa immersione totale quando il covo si sposta in Val d’Aosta, in un vecchio condominio di appartamenti per vacanze nei pressi di Cervinia, custode di cimeli dei gloriosi anni’70-’80: pile di vecchi quarantacinque giri e vecchie tute da sci dagli inserti improbabili.
La critica che si puo’ fare al divertente film di Lucio Pellegrini e’ quella di non essere cattivo e graffiante come una commedia all’italiana ma forse anche questo appunto ha un che di nostalgico. E’ apprezzabile invece il coraggio della sceneggiatura di affastellare situazioni sempre piu’ surreali e mantenerle credibili e divertenti (la scoperta degli altri condomini di avere i rapinatori nello stabile) e di tirare tutte le fila in un finale agrodolce ma una volta tanto non aperto, il che e’ piu’ che encomiabile.

Wall Street – il denaro non dorme mai

Wallstreetildenaronondormemai Finita di scontare la sua pena per inside trader nel 2001, nel 2008 Gordon Gekko torna agli onori della cronaca finanziaria con la sua autobiografia dove illustra i danni della finanza contemporanea e anticipa l’imminente crisi economica che travolgera’ Wall Street. Jake Moore, giovane broker, fidanzato con Winnie, la figlia di Gekko che non vuole piu’ avere a che fare con il padre, rimane suo malgrado affascinato dal vecchio squalo della finanza e gli chiedera’ aiuto per vendicarsi di chi ha fatto fallire la banca d’intermediazione in cui lavora costringendo al suicidio l’anziano proprietario, Louis Zabel..

Quasi un quarto di secolo dopo Oliver Stone ritorna ad occuparsi di alta finanza: se il primo capitolo dell’87 si limitava a descrivere i maneggi illeciti di Wall Street, questo nuovo capitolo assume lo spessore di un saggio filosofico con diversi piani di lettura: una contrastata storia famigliare, una rielaborazione del fallimento della Lehman Brothers e del piano nazionale per salvare le banche americane e un apologo sul senso dell’economia e a questo proposito il bastian contrario Stone rivaluta (anche giustamente) il mondo della finanza in un momento in cui e’ considerato la causa di tutti i mali. Per il regista, figlio di un broker, l’esplosione delle bolle finanziare con le loro catastrofiche conseguenze, e’ un fenomeno fisiologico, tipico di ogni realta’ correlata alla natura umana: serve a dare uno scossone a meccanismi ormai obsoleti che pero’ l’umanita’ si ostina a portare avanti fino alle estreme conseguenze. Per questo motivo il sempre perfido ma intelligente Gekko e’ disposto a una svolta “umanista” sul finale: il vecchio mondo della finanza rappresentato dal quadro di Goya con Saturno che divora i suoi figli e’ arrivato alla fine, bisogna riniziare dalla green economy mettendo di nuovo al centro le esigenze dell’uomo e mettendo in conto nuove bolle. Dell’economia non ci si liberera’ mai come dimostra il complesso di Edipo (anzi di Elettra, dato che siamo nella versione al femminile) di Winnie la figlia che odia il padre che ha sempre messo davanti all’esigenze della famiglia i suoi interessi personali, ma che si innamora di un broker.
Piuttosto particolare e’ la suoneria scelta per il cellulare di Jake, la colonna sonora de Il buono il brutto e il cattivo che rimanda allo scontro a tre tra Jakob, Gekko e Bretton James ma a me pare che Stone richiami anche i consigli della moral guidance Clint Eastwood che in Million dollar baby consigliava a Maggie di comprarsi la casa in contanti senza mutui (nel 2004!) e in Gran Torino Kowalski ricorda al ragazzino asiatico l’importanza di tenere da conto quel che si ha senza sprecarlo e l’importanza di saper fare lavori manuali per riparare le cose.
A una densita’ dei contenuti corrisponde anche una grande ingeniosita’ nella forma: bellissimi i grafici di borsa che seguono il profilo di New York, metropoli esaltata nella pellicola. Non mancano altre finezze stilistiche in particolare quella della notizia del suicidio di Zabel data al telegiornale e riflessa nell’occhio piangente di Jake.

Adèle e l’enigma del faraone

Adeleblancsec Mentre l’indomita giornalista Adèle Blanc-Sec e’ in Egitto per recuperare la mummia del medico personale di Ramsete al fine di riportarlo in vita e fargli curare Agathe, la sorella malata, a Parigi, il professor Esperandieu, che dovrebbe resuscitare la mummia, allena i poteri della mente facendo schiudere un uovo di pterodattilo che terrorizza la Ville Lumière..

Siamo nel campo del puro intrattenimento ma non c’e’ dubbio che questo centone sui dinosauri e le mummie abbia tutto il fascino della leggerezza e della fantasia facendo dimenticare i fantasy manichei sugli scontri tra bene e male: vedere un pterodattilo governato da un vezzoso boa di struzzo e’ finalmente originale. Accantonato anche il cote’ horror che solitamente accompagna il fantasy, il film di Besson mette in scena mummie con un aplomb tipicamente britannico e l’apparizione di Agathe malata colpisce non tanto per la sua crudezza ma perche’ si ispira chiaramente al dipinto La colonna rotta di Frida Kahlo.
Con freschezza ed ironia Besson riesce a restituire tutta la gloria della Parigi del 1911: la volitiva e intrepida Adèle e’ piu’ una rivisitazione di una suffragetta che un’Indiana Jones in gonnella ante-litteram (anche se gli omaggi a Spielberg ci sono); Agathe e’ stesa su un letto intarsiato degno di Majorelle e tutto l’appartamento di Adèle e’ arredato in perfetto stile art nouveau. La pellicola e’ percorsa da una vena anarcoide con presa in giro dei politici (la gustosissima sequenza delle telefonate per sollecitare la risoluzione del caso dello pterodattilo) tipica di un periodo di regicidi e che ricorda anche lo spirito delle comiche da cui arriva anche la reiterazione della scena di Adèle cacciata di prigione ogni volta che fallisce un tentativo di liberare Esperandieu; compare anche un esploratore cacciatore di bestie feroci, Justin de Saint-Hubert, figura tipica dell’inizio del XX secolo: gira con gli occhi bistrati di un divo del cinema muto e fara’ una meritata fine barbina.
Finale aperto per un secondo episodio con il nemico giurato di Adèle, Dieuleveult, pronto a rovinarle il viaggio su un famoso transatlantico partito nell’aprile 1912..

ITALIA ANNO ZERO – Cinema e Risorgimento

Itaanno0 In occasione della mostra 1861. I pittori del Risorgimento

il Palazzo delle Esposizioni presenta

ITALIA ANNO ZERO – Cinema e Risorgimento

In collaborazione con

Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale

La storia dell’Unità d’Italia è stata la dannazione di molti scolari, schiacciati tra date e battaglie, ma se si scorre quella del nostro cinema la sensazione si ribalta: tra i capolavori più appassionanti della nostra cinematografia ci sono i film sul Risorgimento. Inevitabilmente i grandi registi che hanno voluto riflettere sul carattere e l’identità italiani, si sono rivolti ad analizzare questo momento storico, che ha segnato la nascita dell’Italia come nazione moderna.

In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e della grande mostra 1861. I pittori del Risorgimento delle Scuderie del Quirinale, il Palazzo delle Esposizioni presenta, in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, le migliori pellicole che hanno ricostruito per lo schermo gli eventi risorgimentali.

Con serietà e forza poetica, grandi registi hanno ripercorso gli episodi e i personaggi che hanno portato il nostro Paese alla conquista dell’indipendenza e dell’unità nazionale, alla ricerca della nostra verità, cercando di raccontare la storia come vita degli uomini, lontani dalla retorica. Questi film sono inoltre il frutto del dibattito politico e culturale degli anni in cui sono stati realizzati, costituiscono pertanto un documento prezioso dell’evoluzione della riflessione politica del nostro paese. Un percorso attraverso pellicole straordinarie, per imparare ad amare la storia attraverso immagini dal fascino irresistibile.

21 e 22 ottobre, ore 21.00

1860. I Mille di Garibaldi

di Alessandro Blasetti. Italia, 1934 (80’). Per gentile concessione di Ripley’s Film

Il primo maestro del cinema italiano racconta l’epopea garibaldina con uno stile totalmente originale, fuori dalla retorica magniloquente del ventennio, scegliendo un punto di vista dal basso, popolare, quello dei picciotti siciliani che combattono insieme ai garibaldini. Un capolavoro della nostra storia cinematografica precursore del Neorealismo, anche per il rigore stilistico, ripreso dal cinema sovietico, lo stile scarno, asciutto ed efficace, l’uso di attori non professionisti e del dialetto, la scoperta straordinaria del paesaggio in immagini lucenti e solari, che rimandano alla pittura di Fattori.

23 e 24 ottobre, ore 21.00

Senso

di Luchino Visconti. Italia 1954 (120’)

Capolavoro assoluto della storia del cinema, di intensità straordinaria e bellezza unica: sullo sfondo della guerra italo-austriaca Visconti ritaglia un melodramma di sensualità esasperata e morte, sfogando la sua visione critica della storia in una rilettura senza ipocrisie del Risorgimento e della tragica decadenza di una società in tempo di rivoluzione.

26 e 27 ottobre, ore 21.00

Piccolo mondo antico

di Mario Soldati. Italia 1941 (107’)

Soldati, straordinaria figura di scrittore-regista, raggiunge la sua maturità con questo capolavoro riconosciuto della cinematografia preneorealista, traducendo i conflitti amorosi ed esistenziali raccontati da Fogazzaro sullo sfondo della lotta antiaustriaca, in un film di alta bellezza formale. L’ambientazione perfetta, dove il paesaggio diventa stato d’animo, carica di chiaroscuri espressivi il dramma dei protagonisti, come la strepitosa Alida Valli nel suo primo ruolo drammatico.

28 e 29 ottobre, ore 21.00

Il brigante di Tacca del Lupo

di Pietro Germi. Italia 1952 (104’)

Lo sguardo cinico e realista del grande Pietro Germi esplora le ambiguità del Risorgimento e della storia in generale, svelando i difficili retroscena dell’Unità d’Italia, tra guerra civile e brigantaggio, e rinnova il linguaggio del dramma storico attraverso il ritmo incalzante del western americano alla John Ford, che si adatta perfettamente agli scenari desertici di un meridione ostile e carico di contrasti dolorosi.

30 e 31 ottobre, ore 21.00

Viva l’Italia!

di Roberto Rossellini. Italia 1961 (106’)

Nell’anno del centenario, Rossellini affronta la spedizione dei Mille con una straordinaria vocazione antiretorica, ricostruendo gli avvenimenti che contribuirono a unificare il nostro paese con rigorosa oggettività e attenzione al lato umano, per liberare l’epopea garibaldina dall’alone del mito e dare alla rievocazione storica la spoglia concretezza di una cronaca realistica, a partire dall’osservazione di particolari minori, quotidiani, persino antieroici.

2 e 3 novembre, ore 21.00

La pattuglia sperduta

di Piero Nelli. Italia 1952 (74′)

Un piccolo gioiello quasi dimenticato del nostro cinema neorealista guarda le vicende della prima guerra d’indipendenza a partire dalla partecipazione popolare, seguendo un gruppo di soldati sbandati, che vagano nella nebbia verso un nemico invisibile. Contro la retorica della storia ufficiale che mitizza i protagonisti, questo curioso film di guerra evidenzia la dimensione psicologica delle persone comuni e diventa l’occasione per riflettere sulle conseguenze di carattere sociale prodotte da ogni conflitto.

4 e 6 novembre, ore 21.00

San Michele aveva un gallo

di Vittorio Taviani, Paolo Taviani. Italia 1973 (87’)

La crisi irreversibile del movimento anarchico nella società italiana di fine secolo incarnata da un anarchico internazionalista che tenta di provocare un’insurrezione. I Taviani realizzano un’opera memorabile e affascinante, tra le punte più alte del cinema italiano degli anni settanta, sul conflitto politico-esistenziale tra due modi di intendere la rivoluzione.

7 e 9 novembre, ore 21.00

Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato

di Florestano Vancini. Italia 1972 (126’)

Una pellicola aspra, tesa e sconvolgente, porta alla luce un episodio poco conosciuto e drammatico dell’impresa dei Mille in Sicilia – l’arresto e la fucilazione di rivoltosi per ordine di Nino Bixio – offrendo una lucida lezione di controinformazione storica, lontanissima dalla mitologia nazionale costruita attorno alla figura di Garibaldi.

10 e 11 novembre, ore 21.00

Nell’anno del Signore

di Luigi Magni. Italia 1969 (105’)

Mosso da una graffiante vocazione anticlericale, Magni dipinge un affresco beffardo della Roma prerisorgimentale, dando voce a Pasquino, autore di satire anonime in cui si riassumeva il malcontento del popolo oppresso. Trittico di mattatori, Manfredi, Sordi, Tognazzi, in stato di grazia.

13 e 14 novembre, ore 21.00

Allónsanfan

di Paolo Taviani, Vittorio Taviani. Italia 1974 (115’)

I Taviani indirizzano la loro acuta riflessione storica sulla Restaurazione e la crisi esistenziale di un nobile lombardo opportunista, che tradisce la lotta rivoluzionaria. La ricostruzione è sostenuta magistralmente da un’atmosfera visionaria di squisito splendore, ispirata alla grande pittura dell’Ottocento.

16 e 17 novembre, ore 21.00

Quanto è bello lu murire acciso

di Ennio Lorenzini. Italia 1975 (85’)

La disastrosa impresa di Carlo Pisacane a Sapri, che la tradizione ha avvolto di un alone romantico, rivisita alla luce della consapevolezza critica contemporanea, in un film fervido e asciutto, che evidenzia gli ideali egualitari e la grande passione rivoluzionaria della vicenda, unitamente alla coscienza dei suoi limiti sociali e storici. Sostenuto dal ritmo incalzante delle bellissime canzoni scritte da Roberto De Simone, che infondono alla storia l’andamento di una ballata popolare.

18 e 21 novembre, ore 21.00

I Viceré

di Roberto Faenza. Italia 2007 (120’)

Ritratto lucidissimo e spietato della nobiltà siciliana nel difficile passaggio all’Italia unita, in un affresco di grande bellezza e suggestione per scene, costumi, musiche e ottime interpretazioni, che ha il merito di far riscoprire il romanzo di Federico De Roberto, uno dei pochi capolavori della narrativa italiana dell’Ottocento.

Informazioni:

PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI – SALA CINEMA
scalinata di via Milano 9 A, Roma

www.palazzoesposizioni.it

INGRESSO LIBERO SINO A ESAURIMENTO POSTI
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card

Gorbaciof

Gorbaciof Marino Pacileo, detto Gorbaciof per la voglia che ha sulla fronte, e’ un contabile del carcere di Poggioreale che si gioca gran parte dei soldi che maneggia, riuscendo sempre a tenersi fuori da storie piu’ grandi di lui, almeno fino a quando si innamora di Lila, la figlia del ristoratore cinese costretto ad ospitare nel suo locale il tavolo del poker di cui Gorbaciof e’ assiduo.

Che le conseguenze dell’amore fossero estremamente deleterie per chi vive ai margini, lo avevamo imparato sempre da Toni Servillo nell’omonimo capolavoro di Paolo Sorrentino; in quest’ultima fatica del regista Stefano Incerti, a pagare lo scotto della passione e’ un simpatico gaglioffo pronto a giocarsi il tutto per tutto con il destino. Che l’esito di questa scommessa con la vita non sara’ felice e’ preannunciato dalle anticipazioni legate agli animali: la tigre in gabbia allo zoo, le bestiole rinchiuse nel negozio di animali, il destino infausto del protagonista di un documentario naturalista che passa alla tv mentre la bella Lila si affaccia nella stanza per dire silenziosamente addio al padre. Tutti segnali dell’impossibilita’ di sfuggire alle gabbie in cui la vita ci costringe. Purtroppo il regista regala a Gorbaciof la sorte piu’ stupida che il fato poteva destinargli in un finale citazionista che lascia una punta di delusione: personalmente avrei preferito che il destino del protagonista si compisse nella scena precedente.
Di veramente rimarchevole in questa pellicola resta la prova di Toni Servillo: Gorbaciof pronuncera’ al massimo dieci battute in tutto il film, l’intera costruzione del personaggio e’ affidata alla mimica facciale e corporea, a partire dalla camminata da guappo e dal vestito troppo attillato. Un lavoro immane sul corpo a cui ci aveva abituato solo la comicita’ di Antonio Albanese.

Breaking Bad – Reazioni Collaterali

Breakingbad Com’e’ che un mite professore di chimica si ritrova in mutande in mezzo ad un’interstatale del New Mexico, con una pistola in mano? Per scoprirlo bisogna a risalire a qualche settimana prima quando, pochi giorni dopo il suo cinquantesimo compleanno, a Walter White viene diagnosticato un cancro al polmone che non gli lascia scampo. Per garantire un futuro ai famigliari (moglie, figlio disabile e nascitura in arrivo) il professore decide di sfruttare le sue conoscenze in chimica per produrre metanfetamine e per piazzarle ricatta un ex studente, Jesse Pinkman: non lo consegnera’ alla polizia se si mettera’ in societa’ con lui..

E’ sbarcata su Rai4 la prima stagione della serie tv prodotta nel 2008 dalla AMC e gia’ arrivata alla terza stagione. Il prodotto non e’ nuovo per il pubblico italiano perche’ trasmesso sul finire del 2008 sul canale satellitare AXN.
Io me l’ero persa all’epoca e sono rimasta folgorata dai primi due episodi (del resto la serie, ha raccolto un bel po’ di premi, soprattutto per la prima stagione), divertita dal tono grottesco ricco di humour nero (lo sfondamento della vasca nel secondo episodio e’ impagabile).
Sono molto colpita anche dalla qualita’ di luci e fotografia: la serialita’ americana ci ha abituati a standard molto alti, ma Breaking bad mi sembra superiore alla media, soprattutto il primo episodio, girato in gran parte in esterni ha un gusto molto piu’ cinematografico che televisivo.

Inception

Futuro prossimo venturo. L’ultima frontiera dello spionaggio industriale e’ introdursi nei sogni per carpire i segreti piu’ reconditi. Dom Cobbs e’ uno specialista del settore ma un giorno una delle sue vittime, il ricco industriale giapponese Saito, lo ritrova e gli propone un un progetto molto difficile: non estrapolare un’informazione ma impiantare un’idea nell’incoscio di un giovane miliardario, prossimo erede di un monopolio energetico. In cambio Saito dara’ a Cobbs la possibilita’ di liberarsi dell’accusa di uxoricidio e rivedere i suoi figli..

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Inception


Nel film piu’ bello della storia del cinema si tenta di ricostruire la vita di un magnate della carta stampata dalla parola pronunciata in punto di morte, Rosabella; nella sua pellicola piu’ ambiziosa, Christopher Nolan fa in modo che nel giovane Fischer l’idea si innesti ritrovando la “Rosabella” dei suoi sogni.
InceptionFondere Quarto Potere e Blade Runner e’ un progetto molto audace e solo Nolan poteva ambire a tanto, riuscendo, almeno in parte a realizzare il suo proposito. Il congegno e’ perfetto, seppur complicatissimo: ci si muove su cinque livelli, tre di sogno, il piano della realta’ (o cosi’ l’epigono di Deckard crede..) e l’inconscio assoluto. La pecca molto probabilmente sta nel piano emotivo: non c’e’ una scena che riesca a commuovere anche se l’addio tra Cobbs e la moglie aveva un alto potenziale drammatico. Forse solo la scena finale riesce ad essere toccante ma benche’ il regista abbia cercato di limitare gli effetti speciali, quello che passera’ alla storia di questa pellicola sara’ il gusto tipicamente escheriano del cambiamento di prospettiva con il passaggio del piano orizzontale a piano verticale di Parigi.

Pa-ra-da

Parada-jpg

Italia 2008
con Jalil Lespert, Daniele Formica, Evita Ciri
regia di Marco Pontecorvo

Nel 1992 il clown di strada Miloud Oukili, francese di origini algerine, lascia Parigi per collaborare con delle ONG in Romania. A Bucarest Miloud rimane sconvolto dalla realta’ dei boskettari, bambini di strada che vivono nelle fogne e decide di aiutarli..

Parada e’ un’associazione che punta al riscatto dei bambini di strada rumeni avvicinandoli all’attivita’ circense. L’opera prima di Marco Pontecorvo, presentata al Festival di Venezia 2008 nella sezione Orizzonti, racconta gli eventi che portano alla nascita dell’associazione: l’incontro sconvolgente tra Miloud (che ha il sorriso contagioso e l’entusiasmo di Jalil Lespert) e i bambini, il suo mettersi al loro livello per conquistarne la fiducia tanto da adattarsi a dormire nel sottosuolo con loro. Il fastidio creato alla malavita e ai poliziotti corrotti dall’attivita’ di Miloud porta il clown a creare la sua associazione.
Il film sa trattare un tema cosi’ tragico e sconvolgente con uno sguardo rispettoso della realta’ dei bambini. Anche se a volte il tono e’ un po’ telefonato (la violenza sulla piccola prelevata dai poliziotti in stazione), la pellicola ha dei momenti di vera poesia e commozione, sempre legati all’attivita’ circense: la delicatezza surreale con cui Miloud approccia per la prima volta i bambini in stazione e’ disarmante per i ragazzini cresciuti nella diffidenza verso gli adulti e sa conquistare anche lo spettatore, lo stesso dicasi per la fantasia con cui i bambini sanno abitare la casa costruita solo con il nastro.

Addio a Tony Curtis

Tonycurtis Settimana pesantemente luttuosa per la cinematografia americana, iniziata con la scomparsa il 26 settembre, della centenaria Gloria Stuart, tra le attrici preferite del regista James Whale che aveva avuto un ritorno di gloria in tarda eta’ interpretando la parte di Rose da anziana in Titanic, proseguita con la dipartita di Arthur Penn e culminata il 29 settembre con la morte a Las Vegas di Tony Curtis, attore dalla carriera sterminata in cui incastona alcuni gioielli assoluti della storia del cinema.
L’attore era nato nel Bronx di New York il 3 giugno 1925, da una famiglia ebrea di origini ungheresi e infatti il suo nome era Bernard Schwartz cambiato per il debutto sulle scene in James Curtis poi in Anthony e accorciato definitivamente in Tony Curtis.
Il debutto nel cinema avviene nel 1949 in un film di Jerry Lewis inedito in Italia, How to Smuggle a Hernia Across the Border dove incontra Janet Leigh, l’attrice che sara’ la sua prima moglie, comprimaria in molti dei suoi film e madre delle figlie che proseguiranno la carriera artistica, Jamie Lee Curtis e Kelly Curtis.
Il successo arriva nel 1953 dove l’attore, con accanto a Janet Leigh, porta sullo schermo la biografia romanzata de Il Mago Houdini per la regia di George Marshall, classico film hollywoodiano che non spicchera’ per meriti eccezionali ma che ha il pregio di insinuarsi sotto pelle, soprattutto se lo vedi in giovanissima età.
Del 1957 e’ Piombo rovente, riflessione pessimista sulla corruzione e sul potere dei massmedia firmata da Alexander Mackendrick che vede Curtis recitare accanto a Burt Lancaster con cui lavorera’ molto spesso, come in Trapezio dell’anno precedente sotto la direzione di Carol Reed.
Tra i quattro film girati dall’attore nel 1958 sono da segnalare I vichinghi diretto da Richard Fleischer ed interpretato accanto a Kirk Douglas: si tratta di uno dei primi film dove la documentazione storica prevale sulle classiche rievocazioni hollywoodiane estremamente fantasiose. La parete di fango gli valse l’unica nomination agli oscar per il ruolo del galeotto evaso bianco incatenato al compagno di colore Sidney Poitier.
Il ‘59 e’ l’anno di grazia per Tony Curtis, protagonista con Jack Lemmon e Marilyn Monroe del capolavoro di Billy Wilder, Nessuno e’ perfetto e per la regia di Blake Edward e’ il tenente burlone Nicholas Holden del sottomarino che finira’ dipinto di rosa in Operazione sottoveste.
Nella sterminata carriera dell’attore che dopo i successi del ‘59 e’ richiestissimo, vanno menzionate la partecipazione a Spartacus di Kubrick nel 1960, il rinnovato incontro con Blake Edwars ne La grande corsa (1965) omaggio alle comiche slapstick e in una carriera quasi tutta votata alla commedia, spicca il ruolo de Lo strangolatore di Boston girato nel 1968 sotto la direzione di Richard Fleischer.
Attentiaqueidue Tra il 1971/72 Tony Curtis, accanto al futuro 007 Roger Moore interpreta una serie televisiva britannica Attenti a quei due (The Persuaders!), di grandissimo successo in Europa ma non altrettanto seguita in America e questo fu forse uno dei motivi che porto’ alla chiusura della serie. Il telefilm narra le avventure di due amici rivali, il nobile inglese Lord Brett Sinclair (Moore) e il milionario americano, self-made man, Danny Wilde.
Nel 1976 partecipa a Gli ultimi fuochi di Elia Kazan, uno degli ultimi ruoli degni di nota dell’attore che restera’ attivo tra cinema e tv fino al 2008 quando interpreta il film di Alain Zaloum David & Fatima, storia di amore tra un ebreo e una musulmana nella Gerusalemme divisa dallo scontro tra israeliani e palestinesi.