Lo sconosciuto del terzo piano

Stranger on the Third Floor
USA 1940, RKO
con Peter Lorre, John McGuire, Margaret Tallichet, Charles Waldron, Elisha Cook Jr., Charles Halton, Ethel Griffies, Cliff Clark, Oscar O’Shea, Alec Craig, Otto Hoffman
regia di Boris Ingster

La testimonianza del giornalista Mike Ward si rivela fondamentale in un caso di omicidio e anche per la sua carriera: la notorietà porta ad un aumento di stipendio e la possibilità di sposare Jane, la sua ragazza che però nutre dei dubbi sulla colpevolezza di Joe Briggs. Briggs viene condannato a morte e Jane resta profondamente turbata. Tornando al suo appartamento Mike nota uno strano individuo aggirarsi attorno allo stabile e si accorge che il suo vicino, con cui ha avuto spesso da ridire, non sta russando come al solito. Mike sospetta che il signor Meng sia morto ma proprio per le discussioni precedenti teme di essere accusato dell’omicidio. Dopo un sonno tormentato Ward entra nella camera del vicino e lo trova morto, ucciso come il barista della cui morte è incolpato Briggs. Consigliato da Jane, Ward si rivolge alla polizia facendo notare la somiglianza tra i due casi e finisce in carcere come sospettato, sarà Jane a risolvere il caso e a riuscire ad impalmare l’amato.

Lo sconosciuto del terzo piano viene annoverato tra i primi -se non il primo- noir del cinema ed ha anche la fama di aver influenzato Quarto Potere di Orson Welles.

È un film dalla storia molto peculiare: si tratta della pellicola d’esordio di un regista che ha girato solo tre film e poi è diventato un produttore.

Peter Lorre era agli ultimi giorni di contratto sotto la RKO e viene ingaggiato, anche come nome di richiamo, visto che l’attore più famoso del cast, per la parte del malato di mente che teme un nuovo ricovero al punto di uccidere: Lorre appare per pochi minuti e per quanto il  personaggio sia poco sviluppato, la presenza scenica dell’attore è sempre magnetica e ci regala un villain che suscita anche compassione.

Anche la trama del film è inconsueta: parte come uno dei tanti thriller per poi trasformarsi in un incubo di paranoia: Ward è sicuro di aver visto Briggs sulla scena del crimine anche se non lo ha visto commettere l’omicidio ma quando torna a casa si ritrova a vivere tutte le le tappe che hanno portato Briggs alla sedia elettrica: ha dei precedenti con la vittima per cui sarebbe il primo sospettato dell’omicidio, quindi decide di fuggire ma questo non farebbe che aggravare i sospetti.
Il giornalista si addormenta e le sue paranoie si manifestano in un incubo che è il segmento per cui vale la pena vedere il film: un frammento onirico che attinge a piene mani dall’espressionismo tedesco.
Il risveglio riporta alla ragione e il protagonista trova la forza di entrare nella camera del vicino constatandone la morte.

Quando viene fermato dalla polizia c’è un nuovo plot twist: è Jane che si mette alla ricerca dello strano individuo che il fidanzato ha notato aggirarsi attorno a casa sua la notte del delitto e riesce a trovarlo rischiando di venire uccisa ma durante l’inseguimento lo sconosciuto viene investito da un camion, segue happy end.

L’unico elemento che contraddice il genere noir è l’happy end finale (anche per Briggs) per il resto sia stilisticamente che per contenuti il film rispetta (o forse anticipa?) gran parte dei canoni del noir e sicuramente i principali: il presunto colpevole che deve dimostrare la sua innocenza, la voce off narrante, le luci espressioniste che creano un bianco e nero fortemente contrastato .

Nosferatu

USA 2024
con Nicholas Hoult, Lily-Rose Depp, Bill Skarsgård, Aaron Taylor-Johnson, Willem Dafoe, Emma Corrin, Ralph Ineson, Simon McBurney
regia di Robert Eggers

Al giovane Thomas Hutter viene affidata una pratica complessa: vendere un vecchio maniero di Wisborg a un conte transilvano che non può spostarsi dal suo luogo d’origine. Benché il lavoro lo terrà lontano per mesi dalla moglie appena sposata, Hutter accetta di buon grado l’incarico proprio per garantire una sicurezza economica alla futura famiglia ma Ellen, che prima delle nozze era stata una ragazza problematica affetta da un’acuta forma di malinconia è estremamente contrariata dal viaggio del marito che ben presto smette di dare notizie di sé facendo ricadere la giovane donna nelle sue turbe giovanili. Friedrich Harding e sua moglie, che hanno accolto in casa Ellen, si rivolgono, su consiglio del medico di famiglia, a un luminare svizzero che non disdegna l’occulto; il professor Albin Eberhart Von Franz abbraccia i vaneggiamenti di Ellen confermati anche dal fortunoso ritorno di Thomas: una malefica entità si è mossa dalla Trasilvania per gettare la sua ombra di morte su Wisborg…

La terza versione di Nosferatu, diretta da Robert Eggers è stato il film più discusso d’inizio 2025 e come al solito si sono dimostrate eccessive le esaltazioni dell’opera come del resto le stroncature.
Pur non essendo perfetto il film di Eggers ha degli spunti interessanti.
La differenza maggiore tra il Nosferatu di Murnau e i film di Dracula (di cui la pellicola di Murnau era una versione non autorizzata) è nel ruolo della figura femminile, vittima da salvare da Van Helsing &co nei film che hanno pagato i diritti agli eredi di Bram Stoker, eroina che si sacrifica volontariamente nella versione di Murnau; eppure nel capolavoro del 22 all’eroina sono riservate ben poche scene, Herzog lascia più spazio a Ellen che diventa protagonista assoluta nel film di Eggers.

Il film si apre sulla giovane solitaria che invoca una presenza attirando così l’attenzione di Nosferatu. L’amore per Thomas Hutter placa le fantasie orrorifiche di Ellen ma ormai il conte ha messo in moto la sua macchinazione per arrivare a lei attraverso Knock, il capo di Hutter che è un devoto servitore di Nosferatu.
Giusto porre in risalto l’eroina in grado di sconfiggere Nosferatu: ma è davvero una lettura attenta al femminile o la trita versione dell’oppressione della sessualità femminile vittoriana? Infatti appena si sposa a Ellen passano tutte le fantasie perché finalmente attiva sessualmente.

Per salvare capra e cavoli, da ragazzina troppo eccitabile che ha smosso anche gli inferi per trovare un sollievo alla sua solitudine (quindi colpevole di aver attirato Nosferatu) Ellen viene ripresentata come una persona dalle grandi doti medianiche che in tempi meno sessuofobici sarebbe stata una grande sacerdotessa, personalmente avrei gradito meno ambiguità sulla giovinezza di Ellen, ma credo sia stato un tema su cui si sia voluto giocare, in fondo la battuta più memorabile del film recita “il male nasce dentro di noi o viene da fuori?”

Anche la scelta dell’attrice mi lascia un po’ perplessa, non entro in merito alle doti di Lily-Rose Depp che mi sembra che se la cavi ma di certo una buona fetta di pubblico, come la sottoscritta, ha passato gran parte del tempo a cercare le somiglianze con il celebre padre e non saranno sfuggite le tante inquadrature dove i tagli di luce segnano il volto di Lily con occhiaie degne dei film in stop motion di Tim Burton.

Questo Nosferatu , infatti, non è solo un remake dei due capolavori precedenti ma è anche una summa di tutto l’horror di autore a partire dal Dracula di Bram Stoker di Coppola da dove viene l’idea di ringiovanire il vampiro mentre si nutre del sangue delle due vittime così da vecchio tremante lo vediamo trasformarsi in un figuro nerboruto (anche Nosferatu paga pegno all’era dei comics) che si riveste man mano di strati epiteliali più solidi anche se all’incontro amoroso con la sua bella di presenta con ancora qualche piaga putrescente.
È un Nosferatu poco presente sullo schermo spesso celato nell’ombra e in effetti era difficile competere con le due figure iconiche dei precedenti film ma la discussione è stata principalmente sui suoi baffoni, sinceramente non ricordavo che lo stesso Stoker li menzionasse nel romanzo, ho subito pensato ai baffoni del ritratto di Vlad Tepes, il sanguinario principe transilvano a cui s’ispira la figura di Dracula.

Sicuramente più presenti gli omaggi all’espressionismo tedesco, forse le sequenze che ho apprezzato di più: l’ombra della mano che si stende su Wisborg trasformandosi nei cavalli dell’Apocalisse e in assoluto la mia scena preferita è Thomas che si avvicina al feretro dove dorme Nosferatu e nelle prime inquadrature da lontano sembra di vedere il conte assiso su un trono, ho trovato divertente che Dafoe gigioneggi tratteggiando il suo professore sul Dottor Caligari.

A contrastare l’oscurità orrorifica del mondo di Nosferatu c’è la perfetta ricostruzione del mondo d’inizio Ottocento, dalla fotografia esangue che riprende quella del film di Herzog regalandoci bellissime inquadrature di lillà che richiamano i celebri versi della poesia di T.S.Eliot, La sepoltura dei morti

April is the cruellest month, breeding

Lilacs out of the dead land, mixing

Memory and desire, stirring

Dull roots with spring rain.

Winter kept us warm, covering

Earth in forgetful snow, feeding

A little life with dried tubers.

I gangsters

The Killers
USA 1946 Universal
con Burt Lancaster, Ava Gardner, Edmond O’Brian, Albert Dekker, Sam Levene, Vince Barnett, Virginia Christine, Charles D. Brown, Jack Lambert, Donald MacBride, Charles McGraw, William Conrad, Phil Brown, Queenie Smith, Jeff Corey, Harry Hayden, Bill Walker, John Miljan, Gary Owen
regia di Robert Siodmak



Igangsters


Due killer arrivano in una sperduta cittadina per uccidere un benzinaio, Pete Lunn detto Lo svedese; l’agente assicurativo Jim Reardon indaga sulla misteriosa morte dell’uomo e scoprendo il suo passato riesce a risolvere una grossa rapina rimasta insoluta per anni.



Thekillers


Con La scala a chiocciola e Lo specchio oscuro, I gangsters è uno dei capolavori del regista di origine tedesca Robert Siodmak e dei tre è quello che risulta fondante dell’estetica del film noir: le ombre contrastate dell’espressionismo tedesco sottolineano il destino ineluttabile che porta alla tragedia, incarnato nella bellezza glaciale di una delle più ambigue dark lady della storia del cinema, Kitty Collins.
Il film è tratto dal racconto omonimo di Ernest Hemingway e pur seguendo fedelmente solo l’inizio del racconto, fino alla morte dello Svedese, lo scrittore apprezzò molto la trasposizione cinematografica alla cui sceneggiatura parteciparono, non accreditati per appartenenza a diverse mayor, anche John Huston e Richard Brooks.



TheKillers


La pellicola è caratterizzata dall’uso del flashback: attraverso i ricordi dei diversi personaggi, Reardon riesce a ricostruire l’identità di Lunn, ex pugile finito nel giro della malavita che si lascia incastrare dalla bellissima e infida Kitty per cui perde la testa al primo sguardo. La struttura filmica è certamente mutuata da Quarto Potere a cui si deve anche l’uso dei campi lunghi ma a caratterizzare l’opera di Siodmak sono soprattutto i piani sequenza nervosi e inusuali con l’uso del dolly, su tutti la scena della rapina nella cappelleria e l’arrivo di Lunn al ritrovo dopo il colpo per portarsi via il malloppo.
I gangsters ha il merito di lanciare la carriera dei due affascinanti protagonisti: per Burt Lancaster è il ruolo del debutto mentre per Ava Gardner è il primo ruolo importante, bravo anche Edmond O’Brian nei panni dell’agente assicurativo anche se imita un po’ troppo Humprey Bogart.

Nosferatu il vampiro

Nosferatu, eine Symphonie des Grauens
Germania, 1922
con Gustav Von Wangenheim, Max Schreck, Greta Schroder, Gustav Botz, Alexander Granach, John Gottowt, Wolfgang Heinz, Guido Herzfeld, Albert Venohr, Heinrich Witte, Georg H. Schnell, Ruth Landshoff
regia di Friedrich Wilhelm Murnau



Nosferatu ilvampiro


L’agente immobiliare Knock, succube del conte Orlok, gli trova una casa desolata nella città di Wisborg e invia Thomas Hutter nei Carpazi per far firmare il contratto al conte. Il pacioso Hutter ride degli avvertimenti ricevuti alla locanda e di un libro sui vampiri ma quando s’avventura nelle terre di Orlok dove nessuno ha voluto accompagnarlo inizia ad avere strane visioni e turbamenti, scoprirà a proprie spese la natura vampiresca del conte quando questi si è già imbarcato per Wisborg. La nave arriva in città senza equipaggio, morto durante il viaggio, si pensa per colpa della peste. Hutter ritorna fortunosamente a casa e riprende la vita con l’amata Helen che durante la sua assenza aveva avuto strane premonizioni. La ragazza, nonostante il divieto di Hutter, legge il libro dei vampiri e conscia della strana presenza che abita nella desolata casa di fronte decide di sacrificarsi per il bene della comunità.



Nosferatu_


Ineguagliabile capolavoro di Murnau che, come è noto rischiò di andare perduto: la storia s’ispira chiaramente al romanzo di Bram Stoker ma il regista cambiando ambientazione e nomi pensava di sfuggire ai diritti d’autore richiesti invece dalla vedova dello scrittore. Tutte le copie della pellicola furono destinate al macero, Murnau riuscì a metterne in salvo una salvando il suo capolavoro.



Nosferatu ilvampiro


Nosferatu riesce ancora oggi ad angosciare lo spettatore per la capacità di rappresentare l’orrore, per molti critici il film nasconde una critica sociopolitica alla situazione della Germania: la mancanza di un corrispettivo di Van Helsing stigmatizzerebbe l’inazione tedesca di fronte al precipitare degli eventi dopo la Prima Guerra Mondiale.



Nosferatuilvampiro


Tra mille citazioni e parodie il primo vampiro è ancora il più inquietante. Pur essendo un capolavoro dell’espressionismo tedesco Murnau si discosta dall’estetica espressionista: niente scenografie sghembe e antinaturalistiche ma la trasformazione della natura (moltissime scene sono riprese di ruoli reali) in scenari perturbanti grazie all’uso dei negativi e altri effetti speciali dell’epoca.
L’uso delle ombre resta fenomenale: se è celeberrima la scena dell’ombra del vampiro che sale le scale per recarsi da Helen è ancora più disturbante come continua la scena con l’ombra degli l’artigli di Orlok sulla camicia della ragazza fino a ghermirle il cuore.



Nosferatu


La maschera di Orlok è iconica, il suo volto tra le assi della bara dove lo scopre Hutter spaventevole, tutto questo grazie all’ottimo trucco sul volto dell’attore Max Schreck e l’ottima campagna stampa dell’epoca che voleva che lo schivo attore fosse un vero vampiro come raccontato nel film L’ombra del vampiro del 2000.

Il pensionante

The Lodger – A Story of the London Fog
GB 1927
con Ivor Novello, June Tripp, Malcolm Keene, Marie Ault, Arthur Chesney
regia di Alfred Hitchcock


The lodger


Mentre Londra è sconvolta dagli omicidi a cadenza settimanale di un serial killer, un ambiguo individuo affitta una stanza presso una pensione, Daisy, la bella figlia dei locatari finisce per innamorarsi di lui anche se sarebbe quasi promessa al detective che conduce le indagini. Il comportamento bizzarro del pensionante porta ben presto i genitori di Daisy e il detective a sospettare che sia il killer; ormai ammanettato l’uomo sfugge ai poliziotti ma rischia di essere linciato dalla folla…


Thelodger


Terza regia di Alfred Hitchcock ma il primo film che il regista riteneva pienamente suo nonostante i contrasti con la produzione: il futuro maestro del brivido avrebbe voluto lasciare il mistero sulla presunta colpevolezza del pensionante ma la scelta dell’affascinante divo Ivor Novello imponeva che fosse fatta chiarezza sull’innocenza del protagonista che allora Hitchcock trasforma in un martire: l’ombra degli infissi che gli disegnano una croce sul volto, la scena in cui il pensionante viene liberato dall’inferriata dove si era impigliato con le manette costruita come una deposizione.



Ilpensionante


Il tema dell’innocente sospettato ingiustamente -il pensionante è il fratello della prima vittima che ha giurato alla madre morente di scoprire l’assassino- diventa un tema portante della teoretica hitchcockiana, come l’ossessione per le bionde: le vittime sono tutte bionde, il pensionante non sopporta i quadri di ragazze bionde alle pareti della sua stanza (capiremo che gli ricordano la sorella) e l’insegna del locale notturno che promette riccioli biondi compare anche in lontananza dalla finestra della magione mentre i protagonisti si baciano nell’happy end.



Il pensionante


Pur con qualche debito all’espressionismo tedesco nei giochi d’ombra e un volto deformato da un vetro tra la folla che commenta l’omicidio iniziale, Hitchcock si dimostra un geniale inventore di soluzioni visive: il pensionante che passeggia nella propria camera facendo tremare il lampadario al piano inferiore diventa una ripresa dal basso del protagonista che cammina su un pavimento di vetro, la diffusione della notizia dell’ennesimo omicidio a mezzo stampa anticipa quello che diventerà una scena classica del cinema americano: la rotativa che sforna il titolo del giornale. Hitchcock insiste e oltre alla stampa sottolinea la psicosi di massa anche con la diffusione della notizia via radio e tra i volti che si susseguono c’è anche quello della moglie Alma Reville.
Anche il regista si ritaglia un cameo, anzi due, è la prima volta e diventerà un marchio di fabbrica dei suoi film.

L’imperatrice Caterina

L'imperatriceCaterina

The Scarlet Empress
USA 1934 Columbia
con Marlene Dietrich, John Lodge, Sam Jaffe, Louise Dresser, Edward Von Sloan, Jameson Thomas, Ruthelma Stevens, Maria Sieber
regia di Josef von Sternberg

La principessa prussiana Sofia Federica viene chiesta in moglie dal Granduca Pietro futuro zar di tutte le Russie. A condurre la romantica principessina in Russia è il conte Alexey Razumovsky che le descrive il promesso sposo come un adone, orgoglio della corte e poi tenta di sedurla. Arrivata a corte Caterina si trova di fronte un promesso sposo brutto oltreché pazzo e scopre che il galante Alexey è l’amante della zarina. Quando anche il figlio le viene strappato dalla zarina, a Caterina non resta che l’ambizione e inizia a tessere gli intrighi che la porteranno sul trono dopo aver deposto il marito.


Limperatricecaterina

Ispirandosi ai diari di Caterina II, Josef von Sternberg realizza un film delirante dal punto visivo che fu anche di ispirazione per Eisenstein per Ivan il Terribile.
Il regista segue puntigliosamente la trasformazione della giovane e ingenua principessa in una donna cinica, che impara ad usare il proprio fascino per ottenere il potere.



L'imperatriceCaterina

Molto brava Marlene Dietrich nel tratteggiare l’evoluzione della zarina: da fanciulla bamboleggiante (ruolo insolito per l’attrice) a donna sicura di sé dal classico sorriso sghembo e beffardo tipico di Marlene.
Ad interpretare Sofia Federica da piccola c’é Maria Riva, la figlia della diva. La scena è quella classica del racconto anticipatrice del destino: il precettore racconta alla bambina le efferatezze dei grandi sovrani russi e l’immagine si dissolve dal volto della bimba a una serie di immagini di torture, ultima quella di un uomo usato come batacchio di una grande campana di bronzo e le campane torneranno spesso nel film a segnare tutti i momenti salienti:l’arrivo a corte, il matrimonio, la nascita del figlio, la morte di Caterina I.



Caterina

L’imperatrice Caterina è tra gli ultimi film di una major girato prima che entrasse in vigore il codice Hays e Josef von Sternberg, con innumerevoli allusioni sessuali, ne approfitta per mettere in scena una Russia barbara dominata da sesso e violenza, più che le nudità che oggi risulterebbero molto caste; per i nostri tempi è più sconvolgente vedere l’educazione “sentimentale” di Caterina con la Dietrich che sorride soddisfatta tra le braccia di due cicisbei che ha appena baciato.



The scarlet empress

Si tratta di un film visivamente eccezionale: la capacità del regista di lavorare con la luce esaltando la bellezza di Marlene, usando il controluce per sottolineare l’ambiguità dei personaggi e creando ombre espressioniste è all’apice e questo si aggiunge la delirante messa in scena sempre di matrice espressionista come le inquietanti sculture che ornano il palazzo reale: la scena del banchetto nuziale si apre sulla scultura di uno scheletro ad anticipare il funesto esito delle nozze di Pietro, le scenografie sono sontuose e debordanti tanto da far perdere di vista gli attori, a volte anche i protagonisti.



Thescarletempress

Alle scene di massa ( mille comparse accreditate nei titoli di testa) fanno da contrappunto i primi piani o i dettagli dei volti e il regista sa scegliere una gamma volti degni della cinematografia russa contrapposti alla bellezza quanto mai levigata della Dietrich.

La Bella Addormentata nel Bosco

The Sleeping Beauty
USA 1959 Disney
regia di Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark




Labellaaddormentatanelbosco


I festeggiamenti della nascita della principessa Aurora sono funestati dall’arrivo della strega Malefica, che offesa per non esser stata invitata, profetizza che la bella principessina morrà al compimento del sedicesimo anno d’età pungendosi con un fuso. Fortunatamente Serena, l’ultima delle tre fate buone non aveva ancora espresso il suo augurio e riesce a trasformare la morte di Aurora in un sonno a cui porrà fine solo un bacio d’amore. Le tre fate buone si rifugiano nel folto del bosco dove allevano Aurora con il nome di Rosaspina senza ricorrere alla magia per non farsi scoprire da Malefica e cercare di sfuggire alla sua maledizione ma il giorno del compleanno di Rosa per ultimare l’abito con cui rientrare a palazzo, le tre fate ricorrono alla magia attirando l’attenzione della strega che può così portare a termine il suo piano ma quello stesso giorno Rosa ha incontrato nel bosco il principe Filippo a cui è promessa fin dalla nascita e tra i due è nato l’amore..




Sleepingbeauty


La Bella Addormentata nel Bosco è il sedicesimo classico Disney, un progetto molto ambizioso che occupò gli studi d’animazione per quasi un decennio puntando su molte innovazioni tecniche come la presentazione in 70mm e la stereofonia a sei canali ma all’uscita la pellicola non ottenne un grande successo né di pubblico né di critica tanto che le fiabe classiche come le precedenti Biancaneve e i sette naniCenerentola furono abbandonate fino al 1989 quando venne realizzata La Sirenetta.




SleepingBeauty


Probabilmente l’idea di appoggiarsi alla fiaba classica che aveva avuto due illustri antesignane, fu scelta proprio per potersi dedicare alle innovazioni tecniche ma si rivelò un’arma a doppio taglio perché sorse la necessità di distinguere nettamente personaggi e situazioni che potevano riallacciarsi alle opere precedenti.

Bellaaddormentata

Benché Walt Disney, occupato in altri progetti commerciali, seguisse poco la lavorazione del film, La Bella Addormenta nel Bosco è quello che forse rispecchia di più il suo desiderio di collegare i suoi lungometraggi alla storia dell’arte. Ambientando la vicenda nel XIV secolo, il modello a cui ispirare il disegno diventa il Rinascimento tedesco e le miniature de Les Très Riches Heures du duc de Berry, il cui azzurro intenso caratterizza gli abiti di Re Uberto, padre di Filippo.
Se la storia stenta un po’ a partire i momenti migliori arrivano quando Malefica scopre il nascondiglio della principessa: la sequenza dell’ipnosi di Aurora e quella del combattimento di Filippo con il drago s’ispirano alle classiche ispirazioni orrorifiche di Walt Disney: il simbolismo e l’espressionismo cinematografico tedesco.

La donna di picche

The Queen of Spades
GB 1949
con Anton Walbrook, Edith Evans, Yvonne Mitchell, Ronald Howard, Mary Jerrold, Anthony Dawson, Pauline Tennant
regia di Thorold Dickinson




Ladonnadipicche


Il capitano del genio Herman Suvorin è amico del principe Andrei, ufficiale della guardia e guarda con invidia la facilità con cui i nobili ufficiali si giocano fortuna sul tavolo da gioco. Un giono in un libro di stregoneria, Suvorin trova il racconto di una leggenda che aveva già sentito a voce, di come 60 ani prima la principessa Ranevskaya avesse venduto l’anima al diavolo per ottenere il segreto per vincere al gioco. La principessa è ancora viva e Suvorin decide di sedurne la giovane dama di compagnia per entrare in possesso del segreto. Una sera il capitano riesce ad entrare nellacamera da letto della principessa e la scongiura di rivelargli il suo segreto ma la donna muore di paura. Ricorrendo ancora al libro di stregoneria, Suvorin cerca di scoprire i segreti dei morti e una notte in sogno riceve la visita della contessa che gli rivela come vincere una fortuna al tavolo da gioco, a patto che l’uomo sposi la sua ex dama di compagnia. Lisaveta Ivanovna rifiuta le nozze e Suvorin si reca al circolo degli ufficiali giocando i numeri vincenti ma se le prime due mani si rivelano esatte, nell’ultima perde tutto sbagliando la carta scelta e cadendo definitivamente nella follia.




Thequeenofspades


Dal racconto omonimo di  Aleksandr Puškin  il regista Thorold Dickinson trae un film molto interessante che per un certo periodo è stato anche considerato perduto. Anche l’attenzione sull’autore che a metà degli anni ’50 abbandonò la regia per dedicarsi all’insegnamento universitario di cinematografia, si è risvegliata solo nell’ultimo decennio dopo che Martin Scorsese ha rivalutato la sua figura e ha giudicato La donna di picche “ stunning film is one of the few true classics of supernatural cinema”.




La donna di picche


Di certo si vede che il regista è anche uno studioso appassionato e la messa in scena è molto raffinata nei movimenti di macchina e nella composizione delle immagini, vero trionfo di uso di specchi e immagini riflesse con i protagonisti che guardano più spesso il riflesso che la persona con cui stanno parlando a sottolineare la dimensione irreale del racconto, in bilico tra fantasy e follia.




Ladonnadipicche


La fotografia usa un bianco e nero fortemente contrastato richiamando per certi versi il cinema espressionista tedesco a cui sarebbe congeniale anche la tram del film, di cui per altri furono girate due versioni mute, la prima nel 1916 è una pellicola russa mentre quella del 1922 è una produzione ungherese; in totale le versioni cinematografiche del film sono sei, compresa questa di Dickinson.
Notevole anche la precisione storica dei costumi: la vecchia contessa veste ancora come una dama del settecento e molti dei suoi abiti posati sui manichini diventano parte della scenografia, Lisaveta Ivanovna veste in perfetto stile impero (il film è ambientato nel 1806) mentre Suvorin porta un cappello bicorno sul modello del suo idolo, Napoleone Bonaparte, un uomo che ha saputo sfidare la sorte e piegare il destino al suo volere, anche Suvorin è spinto dalla medesima ambizione ma diventa una tragica caricatura del suo modello cadendo nella follia.




The queen of spades


Andrei, il principe che introduce Suvorin in un mondo fuori la sua portata, è interpretato da Ronald Howard, di cui oggi ricorre il centenario della nascita, il figlio dell’attore Leslie Howard. Il suo è un personaggio corretto e di buon cuore, veramente innamorato di Lisaveta e compassionevole con l’amico impazzito, figura che l’attore incarna con l’eleganza e il portamento che hanno reso celebre il genitore.

Amore folle

AmorefolleMad Love
USA 1935 MGM
con Peter Lorre, Frances Drake, Colin Clive, Ted Healy, Edgar Brophy
regia di Karl Freund

Gogol chirurgo geniale, è ossessionato da Yvonne, attrice di uno spettacolo Grand Guignol. Quando le rivela il suo amore scopre che la donna è sposata a un pianista che sta tornando da una tournèe. Il treno su cui viaggia l’uomo deraglia poco prima di entrare a Parigi e Stephen Orlac si ritrova con le mani maciullate. Yvonne si rivolge al dottor Gogol perché le mani del marito non vengano amputate e il chirurgo trapianta gli arti di un assassino appena ghigliottinato al pianista inconsapevole. Durante la lunga riabilitazione Orlac sembra aver perso il suo talento al pianoforte sviluppando un’insana passione per i coltelli, arma prediletta dall’omicida Rollo, e Gogol decide di sfruttare la situazione a su vantaggio per sedurre Yvonne: farà in mondo che il pianista si accusi dell’omicidio del patrigno..




Madlove


La più riuscita delle tante versioni filmiche del romazo di Maurice Reanrd, la storia delle mani dell’assassino trapiantate che vivono di vita propria conservando gli istinti omicidi del corpo originario.
La prima versione, Orlacs Hände, è del 1925 firmata dal maestro del cinema espressionista Robert Wiene; anche Karl Freund ha origini tedesche: fu l’operatore di Metropolis e lasciò la Germania all’avvento del nazismo.
In America Freund si cimenta come regista in una decina di film lasciandoci il capolavoro horror La Mummia con Boris Karloff; Amore Folle fu la sua ultima regia cinematografica dove ripropone la lezione espressionista nei giochi di ombre e negli ambienti gotici: Parigi non è mai stata così lugubre come in questa pellicola.




Amore folle


Protagonista del film è Peter Lorre al primo film americano: la testa calva, gli occhi sgranati che sanno prendere anche una luce crudele quando rivelano gli istinti sadici del suo animo: imperdibile la scena della condanna a morte per ghigliottina di Rollo, tutta fuori inquadratura ma leggibilissima sul volto del chirurgo che è solito non perdersi mai una condanna capitale.
Anche il suo amore per la bella Yvonne si sviluppa vedendola protagonista di uno spettacolo macabro dove la donna viene sottoposta a torture.




Madlove


Tutta la vicenda ruota attorno al tema del doppio: la doppia personalità di Gogol che oscilla tra l’estrema tenerezza per i pazienti e il sadismo, Yvonne e la statua di cera che la rappresenta e che Gogol ha acquistato alla fine dello spettacolo sognando di portarla in vita come Galatea, le personalità Orlac e Rollo fuse insieme dall’intevento chirurgico.
Amorefolle
Se è chiara la derivazione di Darth Vater da Metropolis (a cui Freund, come abbiamo già detto, partecipò attivamente) anche il mostruoso abbigliamento a cui Gogol ricorre per far impazzire Orlac trova dei rimandi nel cattivo di Star Wars: le mani metalliche, il sostegno per la testa ricucita da Gogol dopo esser stata spiccata dal collo dell’assassino.