La porta proibita

Jane Eyre
USA, 1943 20th Century Fox
con Orson Welles, Joan Fontaine, Margaret O’Brien, Peggy Ann Garner, John Sutton, Sara Allgood, Henry Daniell, Agnes Moorehead, Aubrey Mather, Edith Barrett, Hillary Brooke, Elizabeth Taylor
regia di Robert Stevenson



Laportaproibita


L’orfana Jane Eyre viene spedita dalla zia in severissino collegio dove per le privazioni Jane perde l’unica amica, Helen. Raggiunta la maggiore età Jane cerca un posto da istitutrice e lo trova alla Romita, fosca tenuta di Edoardo Rochester. Il proprietario è tenebroso come la sua magione ma da subito è incuriosito dall’istitutrice della figlioccia che presto s’innamora di lui. Rifiutata la bella pretendente (al suo denaro) anche Rochester si dichiara a Jane ma il giorno delle nozze il cognato dell’uomo impedisce le nozze dicendo che Edoardo è già sposato, l’uomo rivela finalmente il segreto della Romita: un’ala del castello è abitato dalla sua prima moglie, ormai pazza furiosa. Jane se ne va, dopo aver assistito la zia morente sente l’impellente bisogno di tornare alla Romita dove scopre che la pazza ha ucciso la sua sorvegliante, dato fuoco alla tenuta per poi suicidarsi e Edoardo ha perso temporaneamente la vista nel tentativo di salvarla. Jane può finalmente restare con l’uomo che ama.



La portaproibita


Produzione costosa di David O. Selznick che resta la più celebre trasposizione cinematografica dal romanzo di  Charlotte Brontë grazie anche al cast di gran rilievo.
Jane è interpretata da Joan Fontaine, reduce dai successi di Rebecca e Il Sospetto, ancora una volta nei panni di una donna che fatica a coronare il suo sogno d’amore anche se il problema di Jane Eyre non è la scarsa autostima la sfortunatissima posizione sociale.
Edward Rochester (Edoardo nel doppiaggio originale italiano) è interpretato da Orson Welles per la prima volta nei panni di attore per altri ma il suo rapporto con le major si era ormai incrinato e Welles doveva lavorare come attore per permettersi la produzione dei suoi film.



Jane eyre


Nel ruolo della dolce Helen dagli indomabili capelli ricci morta per i troppi rigori del collegio gestito dal dispotico signor c’è una giovanissima Liz Taylor al suo terzo film, un ruolo molto piccolo ma commovente che si fa ricordare ancora oggi.



JaneEyre


Welles come al solito fece molto di più che interpretare il film e la sua presenza si sente in tutti gli aspetti della pellicola: porta con sé alcuni degli attori di fiducia, su tutti Agnes Moorehead nel ruolo dell’odiosa zia di Jane e anche il compositore Bernard Herrmann veniva dalla “factory” wellesiana.
Non pare che Welles abbia messo mano al girato ma il regista Robert Stevenson racconta questa favola gotica con uno stile molto vicino a quello di Orson Welles nel bianco e nero molto contrastato, la composizione delle immagine giocata con le ombre, la profondità di campo.



La porta proibita


Il film è un classico prodotto del suo tempo, confezione perfetta, ottima interpretazione anche nei ruoli minori una certa libertà rispetto al romanzo, forse per lo spettatore odierno può risultare appesnatito da qualche lungaggine ma resta un’opera di grande fascino.
Il titolo italiano si riferisce alla porta che separa la ala del castello dove vive la pazza, che non si vede mai nel film grazie al consiglio dello scrittore Aldous Huxley coinvolto nella sceneggiatura.

Fari nella nebbia

Italia, 1942
con Fosco Giachetti, Mariella Lotti, Luisa Ferida, Antonio Centa, Mario Silenti, Lauro Gazzolo, Nelly Corradi, Dhia Cristiani, Carlo Lombardi, Lia Orlandini
regia di Gianni Franciolini



Farinellanebbia


Cesare, camionista di lunga percorrenza è spesso in lite con Anna, la giovane moglie moglie che si annoia a restare a casa ad aspettarlo. La rottura tra i due è inevitabile e Cesare finisce per mettersi con Piera che ha fatto di tutto per sedurlo ma quando la donna capisce che Cesare non è veramente innamorato di lei lo tradisce con un collega. Cesare se ne accorge e torna nella casa coniugale a prendere la pistola per vendicarsi ma qui incontra Anna e i due sposi si ritrovano.



Fari nella nebbia


Un melodramma a lieto fine che si segnala per uno spirito realistico che anticipa l’imminente neorealismo di Ossessione.
Se stiamo a vedere il soggetto potrebbe essere adatto anche a una commedia da telefoni bianchi: la mogliettina giovane che vuole fare la bella vita ma poi si pente, il marito che nel frattempo si trastulla con una donna leggera che, capito di non poterlo avere lo tradisce con un altro, happy end con l’amore ritrovato tra i due coniugi; a cambiare totalmente è l’ambientazione che mostra la vita dura dei camionisti, le nebbie del Turchino (il film è ambientato e girato tra Acqui e Savona) che richiamano il clima da Fronte popolare de Il porto delle nebbie, anche se i francesi avrebbero fatto schiantare l’automezzo di Cesare dopo la riconciliazione con la moglie.



Farinella nebbia


Franciolini mostra la vera condizione popolare: case di ringhiera, interni dignitosi ma poveri, scene girate dal vero (ho riconosciuto una storica curva di quando si svalica il Turchino), quanto di più distante dalle commedie dei telefoni bianchi che scimmiottavano il bel mondo delle commedie sofisticate americane con ambientazione mitteleuropea quando il tema era il disfacimento della famiglia.



Fari nellanebbia


C’è un interesse inconsueto per la condizione femminile: Anna ha vent’anni, un marito sempre via per lavoro, quello che chiede è di poter continuare a fare la commessa e svagarsi ogni tanto e non diventare subito madre ma l’alternativa al matrimonio è quello di essere una ragazza leggera, che deve ricambiare le cene e i balli concedendosi al corteggiatore, una mentalità che sarebbe perdurata fino alla fine del secolo. Piera è nella condizione a cui Anna si rifiuta di cedere e spera di trovare l’amore vero con Cesare, tanto che è disposta ad imparare anche a cucinare ma quando capisce di essere solo un passatempo anticipa l’abbandono di lui buttandosi nelle braccia del suo collega.



Fari nella nebbia


Ambientazione realistica, sottolineatura dell’insoddisfazione femminile: l’era del cinema come propaganda dei principi fascisti volge decisamente al termine.

Misery non deve morire

Misery
USA 1990, MGM
con James Caan, Kathy Bates, Richard Farnsworth, Frances Sternhagen, Lauren Bacall, Gregory Snegoff, Graham Jarvis, Jerry Potter
regia di Rob Reiner


Miserynondevemorire


Paul Sheldon è uno scrittore di romanzi rosa di grande successo. Decide di far morire Misery, l’eroina della serie di romanzi che gli ha dato la fama e scrivere un romanzo di spessore letterario. Come sempre conclude la stesura in una sperduta località del Montana ma mentre torna a New York ha un incidente durante una tormenta di neve. Lo salva Annie, un’infermiera fan sfegatata di Misery che sa tutto anche dell’autore. Paul si accorge che la donna è mentalmente instabile ma tutto precipita quando Annie legge l’ultimo romanzo di Misery e scopre la sua morte: a suon di torture costringerà il romanziere a riportare in vita la sua adorata eroina.



Miserynon devemorire
Miserynon devemorire


Un classico della cinematografia anni ’90 che sa essere un horror in grado di farsi apprezzare dal grande pubblico ma anche essere una sottile riflessione sull’atto creativo. Annie rappresenta il pubblico a cui deve appartenere l’opera letteraria una volta staccatasi dall’autore ma rappresenta anche il doppio dell’autore stesso che deve scegliere tra il facile successo garantito dai romanzetti rosa o l’impegno faticoso della letteratura: le torture sofferte da Paul rappresentano lo scavo interiore a cui dev’essere pronto un Autore.



Misery non deve morire


Rob Rainer, che aveva già diretto ottimamente Stand by me, sempre tratta da un romanzo di Stephen King venne indicato dallo stesso autore per questa nuova avventura cinematografica a cui il regista si preparò ispirandosi a Hitchcock (si dice che ne abbia rivisto l’opera omnia): l’ispirazione hitchcockiana è palese: i tanti dettagli sui gesti dei due antagonisti per raccontare come, soprattutto Paul, si preparino all’inevitabile scontro, il montaggio alternato, in particolare quello del rientro di Annie dopo esser tornata a comprare le risme di carta con la sincronia tra lei che infila la chiave nella toppa per entrare in casa e lui che richiude la porta della sua stanza con la forcina dopo aver perlustrato la casa in assenza della donna.
Molto hitchcockiana anche la sequenza iniziale che si apre sul cerino, la sigaretta e la bottiglia di Dom Perignon, elementi del classico rito di fine stesura di Paul Sheldon ma anche elementi che anticipano i punti nodali della trama: il dar fuoco ai due romanzi, il tentativo fallito di drogare Annie durante il brindisi.



Misery


L’intepretazione dell’infermiera psicotica valse l’Oscar e il Golden Globe a Kathy Bates.

Il signore delle mosche

Lord of the Flies
GB 1963
con James Aubrey, Tom Chapin, Hugh Edwards, Roger Elwin, Tom Gaman, Roger Allan, David Brunjes, Peter Davy, Kent Fletcher, Nicholas Hammond
regia di Peter Brook



Ilsignoredellemosche


Durante una guerra nucleare i ragazzini di un college inglese vengono evacuati in Australia ma l’aereo precipita e solo una ventina di ragazzi si salva su un’isola deserta. Se il gruppo di naufraghi all’inizio è coeso e cerca di seguire delle leggi che ricordano quelle scolastiche, ben presto il gruppo dei cacciatori si ribella e, garantendo il cibo e la protezione da un fantomatico mostro che vive sull’isola, riesce a prendere il potere eliminando anche fisicamente gli elementi più ragionevoli che non si piegano alla regressione tribale della legge del più forte.



Ilsignoredellemosche


Tratto dall’omonimo romanzo di  William Golding, Il signore delle mosche è il terzo film diretto dal regista Peter Brook, noto per il suo impegno teatrale. E’ il primo di cui l’autore cura anche la sceneggiatura.
La trasposizione è fedele al libro, ponendo l’accento sulla nascita del totalitarismo che sfrutta e alimenta le paure della gente.
Da subito nel gruppo si scontrano la leadership di Ralph, il ragazzino che suonando la conchiglia richiama a se tutti i sopravvissuti e Jack, il capo gruppo dei cantori del college. Inizialmente viene eletto democraticamente Ralph e Jack sembra sottostare all’ordine stabilito. Quello che il ragazzino non sembra veramente tollerare è il rapporto di amicizia tra Ralph e Piggy, in italiano Bombolo, un ragazzino grassoccio e occhialuto il cui parere è tenuto in gran conto da Ralph.
Jack si assume da subito il ruolo di cacciatore oltre che l’impegno di badare al fuoco ma è indubbio che preferisce il primo al secondo e dopo aver lasciato spegnere il fuoco proprio mentre un aereo perlustra l’isola, si lascia trascinare totalmente dall’istinto più barbaro con la complicità del suo braccio destro Roger. Assodata la presenza del mostro, trasformano la testa di un maiale che hanno ucciso in un totem a cui sacrificare per tenere a bada le ire della bestia con cui convivono.



Lordoftheflies


L’unico a non credere all’esistenza del mostro è Simon che va a controllare di persona l’effettiva presenza del mostro, scoprirà che si tratta del cadavere di un paracadutista ma quando scende per avvisare gli altri li trova in preda al parossismo di una festa dopo la caccia, esasperata da una notte di piogge e tuoni così viene scambiato lui stesso per il mostro e ucciso.
E’interessante come il regista racconti in maniera biblica l’ascesa al monte e la discesa con la conoscenza di Simon, mi ha fatto venire in mente Mosè che riceve i comandamenti e al ritorno trova gli israeliti che venerano il vitello d’oro. Purtroppo in questo caso non è la ragione a vincere ma l’uccisione di Simon rappresenta la completa perdita d’innocenza dei naufraghi. Solo Ralph, Piggy e i due gemelli fanno gruppo a parte mentre tutti gli altri sono succubi di Jack e i suoi accoliti che li convincono che il mostro ha preso le sembianze di Simon per ingannarli.
Se Simon rappresenta la purezza, Piggy rappresenta la ragione e, a causa dei suoi problemi fisici, diventa la prossima vittima del gruppo che gli ruba gli occhiali e quando si reca a reclamarli con i suoi amici viene ucciso da Roger. La prossima vittima designata è Ralph mentre i due gemelli sono costretti a far parte del gruppo. Il ragazzo si salva solo per l’arrivo dei grandi ma nella furia primordiale Jack ha incendiato tutta l’isola: le cacce non necessarie, la devastazione fine se stessa anticipano, non so quanto inconsapevolmente, la situazione attuale.



Il signore delle mosche


Con un taglio da documentario antropologico Brook ci racconta la regressione dei ragazzi attraverso la trasformazione dell’aspetto: le divise che si fanno sempre più lacere, le cappe nere dei cantori che li caratterizzano da subito come elementi pericolosi e i segni dipinti sul corpo di Jack che diventano più complessi e vistosi man mano che aumenta il suo dispotico potere.
Con un remake girato nel 1990.

I vampiri di Salem’s Lot

A Return to Salem’s Lot
USA 1987 Warner Bros
con Michael Moriarty, Samuel Fuller, Andrew Duggan, Evelyn Keyes, June Havoc, Tara Reid
regia di Larry Cohen



I vampiri di salem'slot


L’antropologo Joe Weber viene richiamato dalla foresta equatoriale perché la ex moglie non sa più tenere a bada il figlio adolescente, Jeremy. Joe decide di trascorrere del tempo con lui portandono in uno sperduto paesino del Maine dove una vecchia zia gli ha lasciato una casa. Salem’s Lot , abbreviazione di Gerusalem’s Lot, si rivela ben presto essere una cittadina governata dai vampiri che hanno attirato Weber con lo scopo di fargli scrivere un testo antropologico che esalti le virtù del loro modello sociale. L’arrivo inatteso di uno sgangherato cacciatore di nazisti salverà Joe e suo figlio dalla fascinazione vampirica.



AReturnToSalemsLot


Il film di Larry Cohen ha ben poco a che fare con la miniserie televisiva del 1979, Le notti di Salem diretta da Tobe Hooper anche se dovrebbe esserne sequel.
Il regista come al solito immette nei suoi horror una lettura sociopolitica e una forte dose di ironia.



I vampiridi salemlot


Il giudice Axel è riuscito a far prosperare una comunità di vampiri nel cuore dell’America grazie al profilo basso, ad alcuni schiavi umani, detti droni, che danno una parvenza di vita alla cittadina durante il giorno mentre i vampiri sono rinchiusi nelle loro bare (esilarante la buona notte tra il giudice e la moglie nelle loro bare gemelle). I vampiri di Salem si sono anche evoluti: bevono sangue umano in rare occasioni e si nutrono di quello di mucca, senza uccidere i bovini che hanno una vita di gran lunga migliore che in un allevamento umano. Una vita quasi idilliaca che seduce Joe e soprattutto il figlio Jeremy facendo leva sul suo desiderio di non crescere più, evitando le responsabilità dell’età adulta.



I vampiridisalem'slot

Non è difficile leggere una critica all’apparente perfetta America reazionaria degli ultimi anni dell’era reaganiana. A scompaginare i piani arriva Van Meer uno strambo cacciatore di nazisti interpretato dal regista Sam Fuller, il vero motivo per vedere un film altrimenti dimenticabile è proprio la presenza del regista che recita come Jimmy Durante, sempre un po’ stralunato con l’immancabile sigaro e battute tipicamente anni ’80 come “io i nazisti non li catturo, io i nazisti li uccido”. Ahimè profetica una delle sue battute finali del film “tra cento anni non crederanno neanche che i nazisti sono esistiti”.

Il Villaggio dei Dannati

Village of the Damned
GB, 1960, MGM
con George Sanders, Barbara Shelley, Michael Gwynn, Laurence Naismith, John Phillips, Richard Vernon, Jenny Laird, Richard Warner, Thomas Heathcote, Martin Stephens, Charlotte Mitchell, Keith Pyott, John Stuart, Bernard Archard, Sheila Robins, Peter Vaughan, Tom Bowman, Susan Richards, Rosamund Greenwood, Sarah Long, Pamela Buck
regia di Wolf Rilla



Ilvillaggiodeidannati


Un giorno il villaggio di  Midwich, in Inghilterra, cade improvvisamente addormentato per alcune ore, se ne accorge un ufficiale che era al telefono con il cognato e recatosi sul posto assiste allo strano fenomeno che termina dopo poche ore senza lasciare conseguenze. Dopo alcuni mesi però tutte le donne fertili del villaggio si ritrovano incinte; i bambini nascono tutti prematuramente con uno sviluppo fisico e mentale ben superiore alla norma. La loro intelligenza è anche collettiva e ben presto i bambini dimostrano di saper manipolare le menti altrui. Il dottor Zellaby vorrebbe cercare di trarre vantaggio da queste capacità e propone di isolare i ragazzini nella scuola ma i continui “incidenti” agli altri abitanti del villaggio lo convincono a ricorrere a una soluzione estrema…



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Un classico della fantascienza con un sequel, La stirpe dei dannati del 1963 e un remake nel 1995 firmato da Carpenter.
L’originale resta insuperato per il taglio quasi documentaristico dal regista che inizia a raccontare le conseguenze di un’improvvisa incoscienza da parte di un intero villaggio, dal rubinetto rimasto aperto alla corriera che finisce fuori strada, poi i tentativi dei militari di comprendere la situazione con il dramma dell’aereo che si schianta al suolo perché sceso nell’area interessata dalla perdita di coscienza. Anche in questo primo momento tragico Rilla continua la sua scelta di non mostrare l’orrore ma di raccontarcelo attraverso le emozioni che passano sul volto di chi sta assistendo all’incidente.
Delle improvvise gravidanze, anche di donne che non dovrebbero dovuto avere rapporti sessuali: la diciassettenne, la donna con il marito assente da un anno, viene mostrato l’effetto sulla situazione famigliare e collettiva tanto che il vicario dovrà rinunciare al segreto della confessione.
La nascita quasi contemporanea dei bambini che rivelano delle impercettibili differenze, la strana forma al microscopio dei capelli biondissimi, gli occhi inquietanti e le unghie più affilate del normale, confermano la fecondazione aliena e se le donne che hanno partorito i bambini sono intimorite ma legate ai figli, gli uomini si sentono defraudati e l’insofferenza verso gli alieni diventa sempre più pressante.
Scoprire di non essere il padre naturale del figlio David, offre allo studioso Gordon Zelleby la possibilità di studiare la natura, soprattutto psichica, dei bambini senza lasciarsi influenzare troppo dalle emozioni e il dottore instaura con loro un dialogo alla pari per capire le loro intenzioni. Nel frattempo si scopre che Midwich non è l’unico villaggio dove sono avvenute queste misteriose nascite ma l’evento si è verificato lo stesso giorno in altri luoghi del pianeta con effetti disastrosi: alcuni popoli tribali hanno ucciso subito i neonati, qualcuno anche le madri, mentre i russi hanno finito per bombardare l’intero villaggio sugli Urali quando non sono stati più in grado di gestire le capacità psichiche dei bambini.
L’intelligenza collettiva dei piccoli li mette a conoscenza della sorte dei loro simili e quindi pone il gruppo di Midwich in una posizione difesiva: sono gli ultimi sopravvissuti e faranno di tutto per continuare a sopravvivere così anche Zellaby si deve rassegnare a ricorrere a misure estreme, scontando col sacrificio personale l’hybris dello scienziato che ha messo l’ansia di conoscenza davanti al bene comune.
Un pamphlet di nemmeno 80 minuti sulla natura umana e la sua relazione con il diverso, ancora attualissimo. L’unico effetto speciale è quello degli occhi che diventano fosforescenti quando i bambini condizionano le menti altrui e anche questo trucco, nella sua semplicità, risulta ancora oggi molto efficace.

Estate Violenta

Italia 1959 Titanus
con Jean-Louis Trintignant, Eleonora Rossi Drago, Jacqueline Sassard, Enrico Maria Salerno, Lilla Brignone, Cathia Caro, Bruno Catotenuto, Tina Gloriani, Giampiero Lettera, Raf Mattioli, Federica Ranchi, Sergio Paolini
regia di Valerio Zurlini



Estateviolenta


Riccione, estate del 1943; in spiaggia Carlo, figlio di un potente gerarca incontra Roberta, vedova di un ufficiale di marina. La passione tra i due è incontenibile anche se suscita la riprovazione degli amici di lui e dei familiari di lei. Sarà il precipitare degli eventi dopo il 25 luglio a dividere inesorabilmente gli amanti.



Lestateviolenta


Estate Violenta sarebbe stata un bel film anche se la vicenda non fosse ambientata in quell’anno tremendo, forse ne è conscio lo stesso regista perché le scenografie e i costumi non sono così accurati e riferiti ai primi anni ’40. Che una donna, per quanto libera, si leghi a un ragazzo più giovane non era certo visto di buon occhio neppure alla fine degli anni ’50.



Lestate violenta


Roberta, ragazza di buona famiglia sposata a un ufficiale di marina morto eroicamente, passa le vacanze con la figlia di quattro anni e la madre che la tratta ancora come una ragazza da educare. L’incontro con Carlo le fa scoprire la potenza della passione che mancava nel matrimonio, possiamo supporre combinato, con il marito più grande di lei. La passione amorosa le fa quasi dimenticare il ruolo di madre e quando Carlo viene trovato senza i documenti militari che giustifichino il suo esonero alla leva, la donna, per timore di perderlo, decide di fuggire con lui e nasconderlo in una villa in campagna. Un bombardamento in treno metterà i due amanti di fronte alla realtà nel modo più duro: il cadavere di una bambina mostrato nella stessa posizione scomposta in cui la piccola Colomba si era rifugiata spaventata tra le braccia di Carlo a inizio film favorendo l’incontro tra il giovane e la madre. La visione mette i due di fronte alle loro responsabilità, verso la figlia Roberta e verso la patria il giovane.



L'estate violenta


Carlo è un ragazzo disilluso: la madre lo ha abbandonato da piccolo, il padre pensa solo alla carriera e poi a mettersi in salvo alla caduta del fascismo, le uniche attenzioni paterne sono quelle per facilitargli la vita, compreso l’esonero dalla guerra. Frequenta giovani altrettanto agiati e nella sua comitiva c’è Rossana, innamorata di lui che da subito intuisce l’attrazione scattata tra la “vedova” e Carlo e li scoprirà mentre si baciano per la prima volta. A fare le spese del legame scandaloso è anche Maddalena, giovane cognata di Roberta che era stata introdotta nella compagnia di giovani ma che preferisce andarsene quando il legame tra Roberta e Carlo diventa noto.



L'estateviolenta


La macchina da presa è spesso vicina ai volti con composizioni visive ardite, a sottolineare l’attenzione psicologica verso i personaggi e la drammaticità della situazione, non solo storica: la condanna della relazione tra Carlo e Roberta sottolinea l’ipocrisia di classi sociali che fino a quel momento non si erano fatto scrupolo di sfruttare la loro posizione per condurre una vita agiata anche in piena guerra, sia i parvenu che si erano fatti una posizione con fascismo, che le famiglie di lignaggio più signorile come quella di Roberta.

E’ ricca, la sposo e l’ammazzo

A New Leaf
USA, 1971, Paramount
con Walter Matthau, Elaine May, Jack Weston, George Rose, James Coco, Doris Roberts, Renée Taylor, William Redfield, Graham Jarvis, Jess Osuna, David Doyle
regia di Elaine May



Anewleaf


Henry Graham si deve rassegnare: la sua condotta lassista e spendacciona l’ha ridotto sul lastrico. Quando il maggiordomo Harold gli suggerisce di prender moglie, Graham approva l’idea pensando di eliminare la futura coniuge e continuare la vita da scapolo con la nuova eredità. Graham individua la moglie ideale nella ricchissima e goffa Enrichetta Lowell, insegnante di botanica. Nonostante l’avvocato della donna cerchi di metterla in guardia dalle mire di Graham, Enrichetta decide di sposare immediatamente il sedicente innamorato. Graham si libera della servitù che vive alle spalle di Enrichetta, in accordo con l’avvocato McPherson e rimessi a posto i conti della moglie inizia a pensare al modo per eliminarla. Durante la luna di miele Enrichetta scopre una nuova varietà di felce e la chiama con il nome del marito, una scelta che tocca il cuore di Henry che non riesce a mettere in atto il suo piano omicida quando si presenta l’occasione perfetta.



A new leaf


Il film è diretto da Elaine May, anche protagonista del film ma il montaggio è disconosciuto dall’autrice: il film doveva essere più lungo, sui 180 minuti (!) e contemplare l’avvelenamento dell’avvocato da parte di Graham ma la Paramount tagliò la sottotrama e ridusse il film a una commedia piacevole limitando i toni da commedia nera alle fulminanti battute.



Anewleaf


A funzionare è il contrasto tra l’happy end e il cinismo dei propositi: Walter Mattau ovviamente è perfetto nell’interpretare il burbero Graham: memorabile il giro d’addio a tutti i locali del jet set per accettare il fatto di essere ormai povero. Tutto il cast, comunque, regala un’ottima prova in un film dove prevale la vena surreale e sopra le righe.



Anewleaf


Pellicola più amata dalla critica che dal pubblico (non ebbe ingrosso successo al botteghino) E’ ricca, la sposo e l’ammazzo, è in fondo un storia di seconde occasioni: Graham ha molto più rispetto per il patrimonio di Enrichetta che del suo che ha sperperato. Anche il prendersi cura di una donna perennemente distratta e goffa, benché inizialmente solo per interesse, aiuta la crescita emotiva del personaggio e la felce che porta il suo nome diventa una sorta di riconoscimento del valore fino ad allora mai sospettato oltre che il suggello dell’amore di Enrichetta.

Giulietta degli Spiriti

Italia 1965
con Giulietta Masina, Sandra Milo, Mario Pisu, Sylva Koscina, Valentina Cortese, José Luis de Villalonga, Valeska Gert, Friedrich von Ledebur, Lou Gilbert, Caterina Boratto, Luisa Della Noce, Silvana Jachino, Milena Vukotic, Fred Williams, Anne Francine
regia di Federico Fellini



Giuliettadegli spiriti


La borghese Giulietta non vuole accettare il fatto che il marito la tradisca ma la sorella maggiore la convince a rivolgersi a un investigatore privato che la mette di fronte alla realtà dei fatti. Da sempre attratta dallo spiritismo si rifugia in un mondo fantastico che la aiuta a trovare le forze per affrontare l’abbandono del coniuge.



Giuliettadeglispiriti


Giulietta degli spiriti è un po’ il contraltare femminile di 8 e 1/2 dove Fellini analizza la presa di coscienza di un fallimento al femminile: Giulietta è la figlia di mezzo di una donna bellissima e altera, le sue due sorelle sono più volitive (la primogenita) e belle di lei (la frivola sorella minore). Essere riuscita a conquistare un uomo piacente come Giorgio è forse la più grande rivalsa dell’anonima Giulietta ed è quindi difficile accettare il probabile abbandono. Interessante la scelta di Mario Pisu per interpretare il marito: l’autore ne esalta la somiglianza con Mastroianni invecchiandolo un po’, a voi le ovvie letture da psicanalisi spicciola sull’immaginario del regista e il suo rapporto matrimoniale e tutta l’ammirazione per la Masina per aver avuto il coraggio di interpretare il ruolo con accanto l’amante storica del marito.



Giuliettadeglispiriti


Le forze di Giulietta sono tutte interiori, coltivate dalla donna nel suo mondo appartato: il villino in cui vive Giulietta sembra una casetta da fiaba, a simboleggiare la purezza interiore della donna, circondata da un’universo femminile, dell’ingombrante famiglia abbiano già detto, poi c’è l’amica svanita Valentina, le due servette, una angelica (Milena Vukotic) e quella più smaliziata sempre richiamata dalla padrona.



Giulietta degli spiriti


Tra sedute spiritiche, ricordi del passato, visioni e sogni Giulietta elabora la sua situazione: dalla negazione alla ribellione rappresentata dall’amicizia con l’equivoca vicina di casa, Susy che attrae Giulietta con l’esplosiva sensualità che la donna vorrebbe copiare salvo tirarsi indietro all’ultimo per essere davvero sè stessa, liberando la se stessa bambina dai sensi di colpa cattolici, grazie alla complicità del nonno, persona eccentrica che era scappato con una ballerina del circo (sempre la Milo). L’immaginario maschile di Giulietta si limita a un distinto amico del marito, forse personaggio immaginario, che si limita a una corte discreta e formale nei confronti della donna; forse è questo il limite del film non indagare il rapporto della protagonista con il maschile ma limitarsi al confronto scontro con il mondo femminile verso cui Giulietta si sente chiaramente inadeguata.



Giuliettadeglispiriti


Giulietta degli Spiriti è il primo film a colori di Fellini che riesce a usare il mezzo cromatico per esaltare il suo mondo fantastico con un uso antinaturalistico della fotografia, la purezza dei bianchi, la violenza e la sensualità dei rossi, i drappi viola delle monache, gli improvvisi cambi di luce e l’uso del controluce creano un mondo visivo molto affascinante a cui contribuiscono i costumi eccezionali di Piero Gherardi che collabora anche alle scenografie dove predomina lo stile art nouveau, almeno per le abitazioni femminili, quella composta di Giulietta e quella smodata di Susy, è interessante notare che l’arredo scelto da Giorgio per la casa dell’amante è molto più dozzinale e meno fantasioso, la collezione di pestelli come simboli fallici esplicitano l’uso per cui è stato pensato l’appartmento.
L’nnegabile potenza visiva del film sovrasta l’intera opera che, come detto sopra, risulta una lettura un po’ trita dell’universo femminile.

Fuga nel tempo

Enchantment
USA 1948
con David Niven, Teresa Wright, Evelyn Keyes, Farley Granger, Jayne Meadows, Leo G. Carroll, Philip Friend, Shepperd Strudwick, Gigi Perreau
regia di Irving Reis



Fuganeltempo


Durante la seconda guerra mondiale un generale in pensione torna a vivere nella vecchia casa di famiglia; quando si presenta la nipote americana ausiliaria militare per chiedergli ospitalità, il vecchio non la vorrebbe in casa ma presto si affeziona a Grizel che nutre grande curiosità per la storia di Lark, un’orfana cresciuta in casa come una quarta figlia dal padre del generale. Grizel conosce Pax un aviatore ferito in battaglia e un giorno se lo ritrova in casa: Pax è il nipote di Lark venuto a visitare la casa dove è cresciuta la zia. Tra i due giovani nasce l’amore ma Grizel è troppo timorosa del futuro per legarsi, sarà il vecchio Rollo a spingerla tra le braccia del giovane, memore del suo amore sfumato per Lark.



Fuga neltempo


Misconosciuto melodramma sentimentale con venature fantastiche che riprende per certi versi la storia di Cime Tempestose: in una notte da tregenda il signor Dane torna a casa con una piccola orfana e impone ai tre figli di accettarla come sorella, per i ragazzi Pelham e Roland detto Rollo non è un problema ma fin dal primo giorno Selina, la figlia maggiore, vede in Lark una rivale e le farà sempre pesare il debito di riconoscenza che la ragazza deve alla sua famiglia. Quando intuisce che tra Rollo e Lark il sentimento va oltre l’amore fraterno, Selina fa di tutto per allontanare i due giovani fino a mettere di fronte Rollo a una scelta: una brillante carriera militare o l’amore. Rollo indugia e sarà Lark a decidere per entrambi sposando un conte italiano e lasciando per sempre la casa dei Dane.



Fuga nel tempo


La storia di Lark è raccontata per flash back e ancora oggi funziona molto bene il passaggio senza soluzione di continuità tra il tempo presente e gli anni della gioventù di Rollo, Grizel e Pax spesso rivivono le medesime situazioni favorendo il passaggio temporale tra le due epoche. Questa scelta stilistica crea un”atmosfera molto malinconica e sollecita l’attenzione dello spettatore.



Enchantment


Il sottofinale è forse tirato un po’ troppo per le lunghe ma il finale assume una connotazione fantastica che aggiunge alla pellicola una dose massiccia di inatteso amor fou: arriva un telegramma a Pax che gli comunica che la zia è morta da un mese, ben prima che conoscesse i Dane e Rollo confida di essere a conoscenza della sua morte quindi il dialogo che il vecchio generale aveva con Lark non era il flusso dei ricordi ma la presenza della donna amata.
Spronando Grizel ad inseguire Pax per non perderlo, Rollo salva la vita alla nipote perché poco dopo la casa viene colpita da una bomba uccidendo il vecchio che si può finalmente riunire alla sua amata, come se il coronato sogno d’amore dei nipote riscattasse quello infelice di Rollo e Lark.



Fuga nel tempo


Inedito Farley Granger con i baffetti, che gli stanno molto bene, David Niven è quasi irriconoscibile sotto il pesante trucco dell’anziano generale.