CineMexico – L’epoca d’oro del cinema messicano

Mexico

Dopo il grande successo della retrospettiva dedicata a Luis Buñuel, che realizzò in Messico, esule dalla Spagna, molti dei suoi capolavori, il Palazzo delle Esposizioni volge nuovamente l’attenzione all’época dorada del cinema messicano, uno dei capitoli più interessanti del cinema mondiale, quasi sconosciuto al pubblico europeo, ma che rappresenta un episodio sorprendente nella storia del cinema di tutti i tempi, per la portata produttiva e l’intensità della sua forza espressiva.
Il cinema messicano raggiunse la maturità negli anni della seconda guerra mondiale, che si rivelarono un periodo estremamente proficuo per il suo sviluppo culturale: durante il conflitto, la posizione politica del Messico, unico paese in America Latina a schierarsi decisamente con gli Alleati, incoraggiò grandi investimenti statunitensi in ambito cinematografico, che sostennero nel paese lo sviluppo di un’intensa attività produttiva e la diffusione delle sue pellicole a livello internazionale, nell’area di lingua spagnola. In questo terreno favorevole poterono crescere le potenzialità artistiche di autori di grande genio, quali Emilio Fernández, a cui si dedica un vero e proprio omaggio in apertura delle rassegna. Nei suoi capolavori come in quelli degli altri grandi registi presentati, l’impianto melodrammatico tradizionale, in un eccesso di passioni e crudeltà tirate sino allo spasimo, raggiunge una complessità psicologica e una ricchezza estetica di grande modernità per sperimentazione e audacia.
Questi grandi registi si impossessarono dei principali generi hollywoodiani, dal melodramma alla commedia musicale, dal dramma politico a quello urbano, stravolgendone e saturandone gli elementi attraverso un immaginario originale e uno sguardo corrosivo. Furono così capaci di dare sfogo alle inquietudini della modernità assillante e di tradurne i conflitti in personaggi antitetici dalla forte carica simbolica, come la prostituta o la santa, o in situazioni estreme, come l’esplosione di una vitalità sensuale o l’accanirsi del destino che la frustra, aprendo inediti scenari analitici ben oltre la matrice folkloristica di superficie.

20/21 Gennaio 2011 21:00
Flor Silvestre
di Emilio Fernández. Con Dolores del Río, Pedro Armendáriz. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (91′)
Il Messico insanguinato dalle lotte rivoluzionarie fa da sfondo al leggendario film rivelazione del grande maestro Emilio El Indio Fernández, che con questa opera, considerata una delle più belle del cinema messicano, getta le fondamenta di un nuovo linguaggio cinematografico.

22/23 Gennaio 2011 21:00
María Candelaria
di Emilio Fernández. Con Dolores del Río, Pedro Armendáriz. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (110′)
Capolavoro che ha fatto conoscere a livello internazionale il fenomeno del cinema messicano e il talento del grande regista, che scolpisce con vigore istintivo e appassionato la tragedia degli indios sul volto splendente di Dolores del Río, già stella di Hollywood. Palma d’oro a Cannes.

25/26 Gennaio 2011 21:00
La perla
di Emilio Fernández. Con Pedro Armendáriz, María Elena Marqués. 1945
v. o. con sottotitoli in italiano (85′)
La visionarietà accesa e melodrammatica di Fernández raggiunge un esito straordinario con un altro dramma di passioni primitive e arcaiche: il tragico apologo di un povero pescatore che crede di sfuggire alla miseria quando trova la più bella perla mai vista.

27/28 Gennaio 2011 21:00
Enamorada
di Emilio Fernández. Con Pedro Armendáriz, María Félix. 1946
v. o. con sottotitoli in italiano (92′)
Melodramma di passioni forti alleggerito dai toni della commedia, rappresenta una punta del cinema di Fernández, che ha modellato un personaggio indimenticabile – una “bisbetica domata” shakespeariana alle prese con la rivoluzione – per la grande stella del cinema latino, la meravigliosa María Félix.

29/30 Gennaio 2011 21:00
Nosotros los pobres
di Ismael Rodríguez. Con Pedro Infante, Evita Muñoz. 1947
v. o. con sottotitoli in italiano (125′)
Dramma a tinte fosche ambientato nei sobborghi di Città del Messico, tra prostitute tisiche e uomini senza scrupoli, è il più grande successo di pubblico del cinema messicano di tutti i tempi, il monumento della cultura popolare nazionale, dallo stile pieno di eccessi, barocco e meravigliosamente mostruoso.

01/02 Febbraio 2011 21:00
Aventurera
di Alberto Gout. Con Ninón Sevilla, Tito Junco. 1949
v. o. con sottotitoli in italiano (101′)
Un filone cinematografico tipicamente messicano, fiorito nel periodo d’oro, è il melodramma da cabaret, che unisce il noir al musical: giovani donne innocenti finiscono in sordidi night-club e devono difendere la loro innocenza da ogni genere di depravazione. Aventurera rappresenta il capolavoro cult del genere, grazie alla sublime ed esplosiva Ninón Sevilla.

03/04 Febbraio 2011 21:00
La mujer del puerto
di Arcady Boytler. Con Andrea Palma, Domingo Soler. 1933
v. o. con sottotitoli in italiano (76′)
Film d’atmosfera e pieno di fascino, che negli anni ’30 anticipa molte tematiche del decennio successivo: è la storia di una prostituta, archetipo di un filone cinematografico senza equivalenti negli altri paesi, che non risparmia alcun eccesso del melodramma, dall’omicidio all’incesto.

05/06 Febbraio 2011 21:00
Doña Bárbara
di Fernando de Fuentes. Con María Félix, Julián Soler. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (138′)
Protagonista di questo capolavoro melodrammatico è la femme fatale del Messico, María Félix, considerata la Marilyn Monroe latina per la sua bellezza inebriante e la prorompente sensualità. Conquistò la fama proprio con la straordinaria interpretazione di Doña Bárbara, la crudele divoratrice di uomini che ha turbato generazioni di messicani con la magia del suo sguardo.

08/09 Febbraio 2011 21:00
Ay Jalisco no te rajes
di José Rodríguez. Con Jorge Negrete, Gloria Marín. 1941
v. o. con sottotitoli in italiano (120′)
Capolavoro di grande successo del genere popolare nazionale per eccellenza, la commedia ranchera, una sorta di western avventuroso, trapiantato nel clima e nell’identità culturale del paese, tra sparatorie e inserti canori.

10/11 Febbraio 2011 21:00
Distinto amanecer
di Julio Bracho. Con Andrea Palma, Pedro Armendáriz. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (108′)
Il ritmo e la tensione del noir al servizio di tematiche di attualità, come la corruzione politica e le lotte sindacali, fanno di questa pellicola una delle migliori del periodo, lontana dall’innocente folklore delle ambientazioni rurali, svela l’altra faccia del paese: la mostruosa evoluzione della metropoli con i suoi ambienti sordidi.

12/13 Febbraio 2011 21:00
Campeón sin corona
di Alejandro Galindo. Con David Silva, Amanda del Llano. 1945
v. o. con sottotitoli in italiano (100′)
Punto di riferimento obbligato per conoscere il cinema classico messicano, di cui rappresenta uno dei momenti più alti, costruisce il migliore ritratto della realtà messicana del ventesimo secolo, attraverso la storia di un boxer e del suo tentativo di riscatto sociale nei bassifondi della metropoli.

info
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 A, Roma
INGRESSO LIBERO SINO A ESAURIMENTO POSTI
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card

Vallanzasca – Gli angeli del male

Vallanzasca Se devo trovare un difetto macroscopico al film e’ la data di uscita: a poco piu’ di un mese dalla fine della seconda stagione di Romanzo Criminale, chi, come la sottoscritta, ha amato molto quella serie, trovera’ molte, forse troppe analogie tra il biopic sul bel Rene’ e le avventure della banda della Magliana, a partire da luci e scenografie (ineccepibili, per altro) per culminare in un momento di gloria per la banda della Comasina che trionfa in coca e biglietti da centomila che cita praticamente la sigla della fiction.
Anche la costruzione del plot con le avventure infantili che portano in riformatorio Renatino e saldano il suo legame con l’elemento della banda che piu’ gli causera’ guai (un Filippo Timi decisamente sopra le righe) ricorda la partenza di Romanzo Criminale (il film, stavolta).
Forse se Vallanzasca fosse arrivato in sala subito dopo il passaggio veneziano il ricordo di Romanzo Criminale sarebbe stato piu’ sbiadito e la nuova pellicola si sarebbe sottratta al confronto, dettato principalmente dalla nostalgia.
Volendo continuare il paragone tra Vallanzasca e il film Romanzo Criminale, essendo anche dello stesso regista, la storia del bandito milanese dimostra una maggior compattezza registica rispetto al lavoro precedente. Le scene di azione sono degne dei poliziotteschi anni ’70 e merita sicuramente di essere menzionato il montaggio alternato del pestaggio in carcere con l’entrata in discoteca del protagonista, un Kim Rossi Stuart che regala una nuova notevole interpretazione cimentandosi anche con il dialetto meneghino.
Il film non e’ un agiografia di Vallanzasca, ma di certo gli perdona molte cose cose, anche troppe dato che si sarebbe parteggiato per lui come del resto si e’ parteggiato per il Mesrine di Nemico pubblico n. 1: figure che acquistano una loro dimensione epica, per quanto negativa, nel rifuggire dal mondo piccolo borghese a cui appartengono e nel seguire un loro codice d’onore ormai di altri tempi, vedi la battuta di Vallanzasca nell’intervista a Radio Popolare quando dice che non sente di avere nulla in comune con un ragazzino che spara in testa ad una vecchietta per un bottino ridicolo.
Ribadendo che i protagonisti sono negativi e non certo modelli da seguire, resta interessante il lavoro di meditazione storica che molti paesi europei portano avanti attraverso le figure dei grandi banditi che hanno rappresentato un fenomeno storico di ribellione al di fuori dalle ideologie politiche, in un mondo ormai completamente assorbito dal sistema mafioso.

Vizi di famiglia

Vizi di famiglia Rumor Has It
USA 2005,
con Jennifer Aniston, Mark Ruffalo, Shirley MacLaine, Kevin Costner
regia di Rob Reiner

Sarah e’ una trentacinquenne insicura con un lavoro frustrante (scrive necrologi) e un fidanzato che non e’ certa di voler sposare. Tornata a Pasadena per il matrimonio della sorella, scopre casualmente che la madre ha avuto una avventura prima delle nozze: la possibilita’ di essere illegittima giustificherebbe il senso di alienazione che Sarah ha sempre provato verso la propria famiglia, le indagini pero’ la portano a scoprire che sua madre e sua nonna sono state protagoniste della storia che ha ispirato Il laureato..

Lo spunto del film e’ interessante e originale: omaggiare un grande classico del passato come Il laureato portando in scena i protagonisti del pettegolezzo che starebbe alla base del libro e del film, per questo motivo l’azione e’ ambientata nel 1997, per dar modo di conciliare l’eta’ anagrafica dei protagonisti con gli eventi della celebre opera; purtroppo dopo un’introduzione spumeggiante il film precipita nella previdibilita’ piu’ ovvia con un andamento quasi da tvmovie.
Oltre al plot inconsistente, la pellicola ha un altro grave handicap: la protagonista Jennifer Aniston che sfodera il suo repertorio di espressioni corrugate che ben abbiamo imparato a conoscere dai tempi di Friends; sfortunatamente la diva televisiva non ha la capacita’ di stare al passo con i suoi comprimari, fra tutte la nonna interpretata da una grintosa e spudorata Shirley McLane, anche Mark Ruffalo nei panni del fidanzato si conferma un attore estremamente duttile, Kevin Costner come vecchio seduttore ha l’aria un po’ spersa e una mazzata gli arriva dal doppiaggio italiano con una voce piu’ senile che seducente, irresistibile il cameo di Kathe Bates, non accreditata per il ruolo di Zia Mitzi, con un look improponibile ed estremamente divertente.
Nonostante il richiamo a grandi pellicole del passato: si nominano Casablanca e Psyco e c‘e’ qualche riferimento musicale a Mrs. Robinson ed alle colonne sonore di Sergio Leone, a me e’ tornato in mente uno scult dei tardi anni ‘80 Congiunzione di due lune interpretato dalla bella Sherilyn Fenn, una delle protagoniste di Twin Peaks; la storia non e’ poi molto dissimile, se si toglie l’omaggio cinematografico: una giovane donna alla vigilia del matrimonio si concede una scappatella e la nonna vissuta offre saggi consigli. La differenza sta nella morale libertaria nel film dell’88 che contrasta vivacemente con quella molto neocon (al limite della pruderie con l’accenno al rischio di incesto) del lavoro di Reiner, in linea con la nuova America.

recensione pubblicata a so tempo su ImpattoSonoro