Demagogia per demagogia..

Lettera aperta a Mel Gibson su La passione di
Cristo


Passionecristo

Beh Mel, complimenti.
Le cose sembrano andarti proprio bene: il Papa ha approvato la tua versione de La passione di Cristo, il film ha incassato solo nel primo giorno oltre i 20 milioni di dollari
e in piu’ al primo spettacolo della mattinee’ nel Kansas una donna e’ morta
d’infarto per il violento impatto visivo della crocifissione, certo povera
donna.. dispiace, ma un colpo di fortuna simile non l’ha avuta neppure Lucas
quando gli venne il ghiribizzo di far partire Guerre Stellari dal quarto
capitolo!
Ammettilo che in un angolino della tua mente in queste giornate ti
si affaccia l’idea di essere un novello profeta, sarebbe anche comprensibile,
sai… pero’ volevo dirti di stare attento: e’ che per la mie esperienze
personali mi sono fatta l’idea che Dio abbia un senso dell’umorismo un po’
particolare, a dirti la sincera verita’ penso che Gesu’ Cristo fosse un gran
gabazzone, ma dai mei ricordi di anni di catechismo e frequentazioni di scuole
cattoliche se c’erano delle categorie di persone che gli stavano proprio sulle
scatole erano i cosiddetti "sepolcri imbiancati" e i venditori nel tempio, se
hai ripassato cosi’ accuratamente il Vangelo per preparare il film immagino tu
sappia di cosa sto parlando.
Geniale il tuo ufficio marketing che ha avuto
l’idea di far uscire il film in America il mercoledi’ delle ceneri, primo giorno
di Quaresima, (immagino che in Italia avrete l’accortezza di farlo uscire il
Venerdi’ Santo) credo che queste scelte non siano casuali, vero? Viene quasi da
pensare a una nuova crociata spirituale per rinvigorire il decadente spirito
cristiano.. Solo che attingendo sempre ai miei vaghi ricordi di catechismo, mi
pare che la Quaresima sia un periodo di rinuncia non solo nell’alimentazione e
cosi’, benche’ io per prima ritenga la benificenza un fatto estremamente
personale e privato, mi piacerebbe sapere se hai rinunciato a una sola giornata
di incasso, la prima: con 40 miliardi di vecchie lire quanti bambini del
terzomondo potrebbero essere curati e sfamati?

Alberto Sordi

Un anno dalla morte di Alberto Sordi, attore che non amo
particolarmente anche se riconosco che e’ stato tra i piu’ grandi interpreti
della commedia all’italiana, forse mi e’ piu’ caro come voce italiana di
Ollio.


Sordi

Molti convegni e rassegne televisive ce lo
ricordano, vorrei segnalare la mostra fotografica  Caro Alberto… Le
fotografie di Enrico Appetito per i bambini dell’Associazione Peter Pan
che
si inaugura oggi a Roma all’Auditorium Parco della Musica. Sono scatti sui set
del noto attore realizzati da Enrico Appetito, fotografo di scena e amico di
Alberto Sordi, scomparso il 12 settembre 2003.
La mostra ha scopo benefico,
infatti i proventi andranno all’Associazione Peter Pan, organizzazzione che si
occupa di aiutare le famiglie con bambini ricoverati presso il reparto
oncologico dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, di cui Albertone era
sostenitore.

i vincitori del Cesar

In attesa della cerimonia degli Oscar di domenica prossima,
evento che si prevede costosissimo perche’ i proventi dovranno finanziare la
costruzione del Museo del cinema di Los Angeles, ecco i risultati degli "Oscar "
francesi


Miglior film
Le invasioni barbariche di
Denys Arcand

Miglior regia
Denys Arcand per Le invasioni
barbariche

Miglior attrice
Sylvie Testud per Stupeur et
tremblement

Miglior attore
Omar Sharif per Monsieur Ibrahim e i fiori
del Corano

Miglior attrice non protagonista
Julie Depardieu per La
petite Lili

Miglior attore non protagonista
Darry Cowl per Mai sulla
bocca

Miglior attrice emergente
Julie Depardieu per La petite
Lili

Miglior attore emergente
Gregori Derangere per Bon
voyage

Miglior film straniero
Mystic River di Clint
Eastwood

Miglior film europeo
Good bye, Lenin! di Wolfgang
Becker

Miglior sceneggiatura
Denys Arcand per Le invasioni
barbariche

Miglior opera prima
Da quando Otar è partito di Julie
Bertuccelli

Miglior cortometraggio
L’uomo senza testa di Juan
Solanas

Miglior colonna sonora
Benoît Charest per Appuntamento a
Belleville

Miglior fotografia
Thierry Arbogast per Bon
voyage

Miglior scenografia
Catherine Leterrier e Jacques Rouxel per
Bon voyage

Miglior suono
Gerard Hardy, Gérard Lamps e Jean-Marie
Blondel per Mai sulla bocca

Miglior montaggio
Valérie Loiseleux, Ludo
Troch e Danielle Anezin per Un couple épatant Cavale Après la
vie

Migliori costumi
Jackie Budin per Mai sulla bocca

A suma dra Tur, a suma semper i migliur

Il Carnevale sembra essere definitivamente uscito dalla mia
vita: neppure piu’ Sabrina ha voglia di mascherarsi, e in effetti non sembrano
piu’ tempi da spensierati veglioni.
La sfilata dei carri allegorici
sopravvive solo nelle cittadine che hanno fatto di questa tradizione un introito
economico, qui e’ morta da tempo portandosi via tanti ricordi di carri di cui
non so piu’ il nome ne’ la storia che volevano rappresentare. Non rammento
neppure se ho partecipato l’anno in cui fu costruito il cavallo di Troia che poi
per lungo tempo fece bella mostra di se’ nel campo sportivo, ricordo “la
scoperta della Merica “ e il costume da indiana ma non su cosa voleva
ironizzare. Eravamo ancora i migliori come riportava la scritta posta sul primo
trattore (rigorosamente un Massey Fergunson) che apriva la sfilata, ma non
costruivamo gia’ piu’ macchine da scena di un certo livello meccanico che
sorprendevano chi assisteva alla nostra pantomina, come il cammello che alzando
la coda sbrinciava petroldollari sugli astanti.
E’ nitidissimo nella mia
memoria il ricordo del primo carro a cui partecipai in eta’ prescolare.
Quell’anno era stato a lungo alla ribalta il problema della Torre di Pisa e
della sua inclinazione pericolosa, cosi’ raccontammo la storia di un saggio
cinese invitato a risolvere la situazione.
Io e un altra bambina eravamo le
cinesine che facevano da contorno al medico sul suo baldacchino. Mia madre mi
fece un abito bellissimo che conservo ancora: pantaloni blu con casacca ocra,
tutto di raso, il cappello a cono era ocra con i pois blu e un paio di calze
intrecciate formavano il mio lungo codino.
I cinesi avevano la faccia
dipinta di vernice gialla, l’altra bambina rifiuto’ categoricamente la vernice e
opto’ per un piu’ prosaico cerone suscitando tutto il mio disprezzo e fu con una
certa sicumera che mi avvicinai al bidone di vernice e strizzati gli occhi e i
labbruzzi mi feci spennellare (e forse proprio quella mano di biacca e’ il
segreto della tanto decantata qualita’ della mia pelle!).
Dalla mia posizione
privilegiata a due metri di altezza mi incantai nell’osservare la folla durante
la sfilata: c’era moltissima gente almeno per una bimba di 5 anni! Ero cosi’
presa nello scrutare volti e maschere che dimenticai di spargere coriandoli al
mio passaggio, me lo ricordo’ mia madre quando le fui accanto: pochi metri piu’
in la’ c’era un vigile che stava scrivendo qualcosa, mi rifiuto di pensare che
stesse facendo una multa, ma a dimostrazione che non ho mai subito il fascino
della divisa rovesciai un intero sacchetto di coriandoli sulla sua testa
china.
Arrivati in piazza del Duomo inizio’ la pantomina: Olindo, l’istrione
del paese, interpretava il medico cinese con sopracciglioni e una lunga barba
bianca, invitato dalla popolazione scese con sussiego dalla portantina giro’
intorno alla torre scrutandola, poi con aghi giganti la punzecchio’ mentre tra
cigolii e stridori il prezioso monumento inizio’ ad ondeggiare per poi
schiantarsi al suolo mentre il medicastro venne rincorso dai “pisani”
inferociti.
Ovviamente vincemmo quella gara e posso ancora sentir
rieccheggiare le risate degli astanti.

Paycheck

Poster_lg02Un ingegnere informatico “affitta” periodi della sua vita a compagnie che lo
utilizzano per sviluppare progetti nati dallo spionaggio industriale, terminato
il lavoro la sua memoria viene ripulita perche’ egli stesso non possa rivendere
il materiale che ha creato. Un amico gli offre un lavoro piu’ lungo del solito:
tre anni della sua vita in cambio delle quote societarie, ma l’offerta nasconde
un trucco. e nel corso dei tre anni il protagonista si innamorera’ della bella
Rachel.


L’ultima fatica di John Woo e’ un action movie piu’ che dignitoso
ispirato a un racconto di Philip Dick: non so se i nomi di Rachel e Dekker
ricorrano anche nell’opera, ma credo siano piu’ un omaggio a Blade
Runner
.
Penso che la critica lo abbia accolto in maniera piuttosto fredda
perche’ il film non ci mostra il futuro in maniera cupa e angosciante, come
solitamente accade nelle opere tratte da Dick: Woo utilizza i toni del giallo
rosa di Once a Thief dove se non ricordo male c’era un inseguimento tra
auto e moto ben piu’ rocambolesco di quello che il regista mette abilmente in
scena in Paycheck, e forse i toni leggeri sono un escamotage per superare
i veti delle major americane sempre restie all’estremo sacrificio del
protagonista.
Ricorre l’eterna dualita’ tra bene e male che caratterizza
tutte le opere del maestro di Hong Kong, a cui va il merito di aver reso quasi
decente perfino la recitazione (?) di Ben Affleck, e scusate se e’ poco.

Sono fuori dal tunnel.. del Caparezza

Cronaca di un concerto deludente

Si arriva al Thunder Road intorno alle dieci: i parcheggi sono pochi, il nome e
il prezzo piuttosto popolare sono di sicuro richiamo. Alle 22.30 una piccola
folla e’ gia accalcata davanti all’ ingresso sotto la pioggia battente e il
vento sferzante, nell’ora che occorrera’ per riuscire ad entrare la situazione
di scanzonata pazienza si fa piu’ tesa: e’ arrivata altra gente che spinge, non
rispetta la fila.
Alle 23.30 esatte inzia il concerto come da programma,
nessun ritardo per dar modo a chi e’ fuori nella calca di riuscire ad entrare:
gli ultimi perderanno almeno 15, 20 minuti di concerto. L’organizzazzione si e’
rivelata pessima, probabilmente Caparezza non sa nulla della situazione per cui
sale sale sul palco accolto dalle note del suo tormentone: nemmeno la boy band
piu’sprovveduta brucerebbe cosi’ il pezzo forte e infatti e’ solo un refrain
come nella migliore tradizione sanremese.
Si inizia con Nel paese dei
balordi
e Capa porta un naso finto, prosegue con Dagli all’untore e
asperge il pubblico: per ogni canzone c’e’ un elemento caratterizzante.
Caparezza salta e occhieggia per tutte le 14 canzoni dell’album piu’ qualche
pezzo del precedente lavoro, ma non scatta nessuna magia, neppure durante
Follie preferenziali che e’ certo il brano migliore.
Del resto il
giovane pubblico e’ piu’ impegnato a lavorare di videotelefono che ad
ascoltarlo: una ragazzotta si consulta con l’amica ad ogni canzone, se e’ il
caso estrare il telefonino, registra la musica e dopo aver digitato un titolo
ripone coscienziosamente l’ammennicolo, pronta a riestrarlo pochi minuti
dopo.
Dal canto suo Caparezza e’ evidentemente impegnato a far fruttare la
sua gallina delle uova d’oro:Sono fuori dal tunnell e’ la nuova sigla
diZelig che e’ ricominciato proprio ieri e lungo il concerto lascia
cadere distrattamente i nomi di Bisio e l’Incontrada, durante il pezzo in
questione indossa una maglietta con scritto “non scaricate la mia suoneria”:
deludente risposta del nuovo fustigatore dei costumi nazionale al mondo dello
spettacolo che lo sta fagocitando.
Tornata a casa apro il vassoio del cd e
sostituisco Caparezza con Il suicidio del samurai dei Verdena.

Consigli per gli acquisti

Le mie piu’ trepidanti attese sono giunte alla fine: e’ ottima
la recensione di Film Tv sul dvd de Les enfants du paradis capolavoro
francese del 1945, curata dalla BIM: due dischi che comprendono la versione
italiana intitolata Amanti perduti e la versione integrale in francese
con sottotili, piu’ interessanti extra sul lavoro di Marcel Carne’ e Jacques
Prevert.

Buone nuove anche per i cultori di Star
Wars
: finalmente a settembre usciranno in dvd gli attesissimi primi tre
episodi (quelli del 1977, 1980 e 1983) della saga di Lucas: restaurati e
rimasterizzati in digitale, saranno raccolti in un cofanetto di quattro dischi
di cui uno zeppo di extra ed inediti.

Ararat

Ararat

Ha la trama complessa delle decorazioni di un tappeto caucasico, con volute temporali e racemi che si perdono nel nulla, questo film che Egoyan dedica al genocidio armeno compiuto dai turchi nel 1915.
La scelta del regista e’ particolare: la pellicola non e’ un j’accuse, ma ci mette davanti agli occhi la vicenda nella sua complessita’mostrandoci che quasi 90 anni fa (il film e’ del 2002) in Anatolia sono state uccise un milione mezzo di persone con un’operazione di pulizia etnica che il governo e la popolazione turca non vuole (o non puo’?) ammettere ancora oggi, costringendo i sopravvissuti alla diaspora a dover continuamente giustificare la propria storia. Sul piano personale pero’, la storica dell’arte che ha dedicato la sua vita a preservare la memoria del suo popolo, non vuole ammetteredavanti alla figliastra che il padre di quest’ultima si e’ suicidato quando la compagna decise di lasciarlo; il regista armeno che sta girando un film sul genocidio, compie alcune forzature storiche per rendere piu’ coinvolgente la vicenda; l’attore di origine turca che interpreta il capo dell’esercito turco tenta una difesa delle ragioni del suo popolo.
Verita’ sempre nascoste, mezze verita’ che si sovrappongono, ma come conclude il doganiere dopo l’ultima giornata di lavoro prima della pensione, accettando finalmente l’omosessualita’ del figlio (un’altra frattura da riconciliare): “l’importante non e’ come si sono svolti veramente i fatti, ma quello che ti fanno capire.”
Una frase che si adatta perfettamente alla realta’ cinematografica: Ararat e’ infatti un film su un film, un tema che fa impazzire i critici cinematografici che possono sbizzarrirsi con le teorie sulla visione e sul cineocchio che pietosamente vi risparmio.
Un buon film, da recuperare assolutamente nella versione originale, dato che il doppiaggio ha ridotto alla sola lingua italiana le quattro che sono state usate nella storia, forse con l’intento di rendere meglio le incomprensioni tra i popoli?

John Travolta e Matt Dillon

“ I nati di oggi sono destinati a una carriera di successo,
con eccezionale partenza e continuazione tra alti e bassi”
Questo potrebbe
concludere un qualsiasi astrologo televisivo considerando le esperienze dei due
attori che festeggiano oggi il loro compleanno.


John Travolta compie oggi 50 anni: l’attore
con la carriera piu’ altalenante di Hollywood divenne un mito nel 1977 vestendo
i panni di Tony Manero ne La Febbre del sabato sera e fu consacrato
l’anno dopo da Grease.

Nel 1983 riprende i panni di Manero nel flop
Staying alive, la sua carriera sembra finita, ma i successi commerciali
di Senti chi parla lo riportano in auge. Riconsacrato da Tarantino in
Pulp Fiction e’ il protagonista del piu’ bell’actiom movie americano di
John Woo, Face Off.

Si festeggiano anche i 40 anni di Matt Dillon.

Agli esordi era considerato il nuovo James Dean e frotte di ragazzine
verenati accorrevano a vedere I ragazzi della 56° strada e Rusty il
selvaggio
.

L’idiolatria finisce ma Dillon non smette di
interpretare il ruolo del ribelle, scegliendo spesso film di nicchia, tra tutti
va ricordato Insoliti criminali unica prova da regista di Kevin
Spacey.


Nel 1998 grandissimo successo per il ruolo comico di Tutti pazzi per
Mary
, accanto alla, allora fidanzata Cameron Diaz.