Senza tetto né legge

SenzatettoneleggeSans toit ni loi
Francia 1985
con Sandrine Bonnaire, Macha Méril, Yolande Moreau, Stéphane Freiss
regia di Agnès Varda

Una mattina d’ inizio inverno in un fosso viene trovato il cadavere di una ragazza, una barbona senza documenti probabilmente morta congelata. La voce off della regista dice di essere rimasta colpita dalla vicenda di questa ragazza che non ha lasciato nulla dietro di sé e di esser riuscita a ricostruire l’ultimo periodo della sua vita dalle parole di chi l’ha incontrata.

Avevo visto Senza tetto né legge all’uscita in sala dopo la vittoria del Leone d’oro a Venezia, a trent’anni di distanza provo lo stesso senso di devastazione di quella prima visione, forse anche peggiore perché la società si è sempre più omologata e basta molto meno per essere considerati (sopratutto se donna) una ribelle “senza tetto né legge” finendo emarginati e vittime di una solitudine sempre più divorante.
Con uno stile scarno e poetico Agnès Varda racconta una storia di duplice lettura: da una parte c’è Mona, segretaria insofferente alle regole che spinge la sua ribellione fino a scegliere la strada e la solitudine. Strafottente e dura, come tutti Mona non può vivere senza i suoi simili, pur tenendoli a distanza e la discesa negli inferi della noncuranza è dovuto ad alcuni rifiuti particolarmente sofferti, quello della docente univeritaria che per qualche giorno la accoglie nella sua macchina mentre è in viaggio per poi abbandonarla senza preavviso e quello del tunisino che promette di prendersi cura di lei per poi cacciarla quando gli altri emigrati che condividono con lui la vecchia casa nella cascina rifiutano la presenza di una donna tra loro.



Sanstoitniloi


Il film racconta anche le reazioni di chi incontra anche solo casualmente questa strana ragazza che pietosamente la regista fa uscire dalle acque di un freddo mare autunnale, come una sirena sperduta tra gli esseri umani.
C’è chi cerca di approfittare di lei, chi la compatisce, chi ne ha paura o le impartisce lezioni di vita ma anche chi la invidia (guarda caso tutte donne) e proietta su di lei le sue fantasie di libertà o d’amore come la cameriera Yolande che la sorprende addormentata con un compagno occasionale nel castello disabitato di cui lo zio è custode e nella sua mente imbevuta di romanzetti i due diventano gli amanti del castello, la coppia perfetta che la ripaga di una relazione con un delinquentello che la sfrutta.
Per la docente universitaria, Mona è quasi un cucciolo abbandonato di cui prendersi cura ma ben presto si stanca, salvo poi pentirsi di averla lasciata sola: sarebbe l’unica disposta ad aiutare veramente Mona ma è anche l’unica che non ha più occasione di incontrarla; perché nel suo vagabondare la ragazza gira in tondo, una falena impazzita che tenta di sfuggire a quel consesso umano che la attrae ma che non sa gestire ed è altamente simbolico che a portarla alla morte sia l’inconsapevolezza di attraversare un paese con una tradizione legata al vino per cui uomini mascherati (tipo i Krampus altoatesini) prendono di mira i passanti, terrorizzando e sfinendo definitivamente Mona già stremata dalla vita sempre più randagia.

I peggiori

I fratelli Massimo e Fabrizio Miele e la sorellina tredicenne Chiara vivono a Napoli da sei anni, da quando la madre è fuggita all’estero lasciando decine di famiglie sul lastrico, compresi i figli che tentano di sbarcare il lunario con l’incubo che gli venga tolta la sorella.
Presi dalla disperazione decidono di rapinare l’albanese per cui lavora come manovale Fabrizio che non viene pagato da mesi. Nella loro goffaggine, i due fratelli scoprono, involontariamente, un traffico di passaporti sequestrati agli extracomunitari e diventano delle star del web: decidono quindi di diventare I Demolitori facendosi pagare per smerdare furbetti e furbastri di ogni risma..



Ipeggiori


Esilarante opera prima di Vincenzo Alfieri, anche protagonista del film assieme al divo televisivo del momento Lino Guanciale, I peggiori rientra nel filone di commedie che definirò spaghetti comics, quello che strizza l’occhio ai blockbuster americani rivisitati nella povertà di mezzi e di situazioni tipicamente italiane, le punte di diamante del genere sono ovviamente Smetto Quando Voglio e Lo chiamavano Jeeg Robot ma trovo che I Peggiori non sia esattamente (solo) un emulo dei film sopra citati, a differenziarlo c’è sicuramente la dimensione del buddy movie, la strana coppia formata da due caratteri agli antipodi: il posato Fabrizio e il superficiale Massimo che debbono prendersi cura della piccola di famiglia, la scafatissima Chiara che, a differenza dei fratelli, non ha avuto problemi ad integrarsi nella realtà napoletana e parla in dialetto, mentre i fratelli maggiori rimpiangono la precedente lussuosa vita romana a cui hanno dovuto rinunciare per lo scandalo provocato dalla fuga della madre.
IPeggioriLa similitudine maggiore con Smetto quando voglio sta nel denunciare la profonda crisi economica che spinge a dover ricorrere al malaffare per sopravvivere, ma i due fratelli sono sicuramente più sfigati della banda dei ricercatori e tutto quello che gli capita dopo il furto all’albanese è dovuto al caso. C’era il rischio che il film cavalcasse i malumori del paese invece la pellicola mette all’erta, seppur con grande leggerezza e nel suo modo tipicamente sgangherato, dalle derive di emulazione del web.
Il merito più grande del film resta la prova recitativa degli attori perfetti nell’adeguarsi ai personaggi sopra le righe e bidimensionali, tipicamente da fumetto soprattutto il personaggio di Eva Perrot forse il primo caso italiano di cattiva, anzi cattivissima, al femminile ottimamente interpretata da Antonella Attili.
Sorprendente la prova di Biagio Izzo che, messe da parte le vesti comiche, si cimenta nel ruolo del commissario con una faccia stropicciata e malinconica, degna di un polar francese.

William Merritt Chase (1849-1916): un pittore tra New York e Venezia

Chiude oggi la mostra monografica che Ca’ Pesaro dedica all’impressionista americano William Merritt Chase (1º novembre 1849 – 25 ottobre 1916) legato alla città di Venezia da alcuni soggiorni sia negli anni giovanili di formazione che in quelli maturi, in cui accompagna gli allievi dei suoi corsi di pittura. L’attività d’insegnante di Chase è stata molto importante e tra i suoi allievi si annoverano tra gli altri, Georgia O’Keeffe ed Edward Hopper.
La mostra prende il via dalle prime esperienze pittoriche dell’artista, poi l’indagine sull’attività artistica di Chase si svolge analizzando le tematiche principali delle sue opere.



Chaselogomostra


Tra le nature morte del primo soggiorno veneziano, ispirate ai bodegon spagnoli, si segnala A Fishmarket in Venice del 1878 rimaneggiata nel 1889 dal pittore che elimina il pescatore e rinomina il dipinto The Yield of the Waters, della prima versione del quadro si può vedere una piccola riproduzione fotografica nella didascalia introduttiva alla sezione.
Dopo il primo viaggio europeo Chase torna a New York e acquista uno studio al Tenth Street Studio Building, che diventa punto d’incontro per numerosi artisti e nella seconda sezione della mostra possiamo vedere la rappresentazione pittorica del celebre studio in cui colpisce l’enorme cigno appeso alla parete.



ChaseAconfortableCorner


La fine dell’Ottocento segna la scoperta del Giapponismo sulle due coste dell’Atlantico e un pittore alla moda come Chase non si esime dai ritratti in kimono: A Comfortable Corner introduce al tema portante della pittura di Chase: il ritratto femminile. Il pittore sa sottolineare l’importanza che la figura della donna acquisisce nella società ritraendo le sue importanti committenti in pose che nei secoli passati erano riservate a dignitari e condottieri richiamandosi ancora alla pittura olandese e fiamminga come nel notevole ritratto di Lydia Filed Emmet (1892).



ChaseLydiaFieldEmmet


Questo nucleo è quello che più mi ha colpito per l’originalità del punto di vista dell’artista che ottiene buoni risultati anche nelle opere dedicate alla vita domestica della sua famiglia con particolare attenzione ai giochi dei figli e Hide and Seek (Nascondino) del 1888 è l’opera che più mi ha intrigato in questa sezione.
Ci si sposta poi ad indagare la pittura en plein air di William Merritt Chase che risponde alle esigenze della nuova vita moderna newyorkese e alle istanze impressioniste conosciute in Europa dal pittore che trasforma la sua residenza estiva di Shinnecock Hills  nei pressi di Long Island, in una delle prime scuole americane di pittura all’aperto.



TheBigBrassBowl Chase


Nella penultima sezione si torna ad analizzare le nature morte in cui il pittore rivela sempre la sua passione per la scuola fiamminga e tra le opere esposte si fa ricordare The Big Brass Bowl del 1889 dove il vaso d’ottone diventa un motivo per esercitare la perizia pittorica nei gioco di riflessi e di deformazioni.
La mostra si chiude con il tributo a Venezia e Firenze, città in cui Chase torna da pittore affermato (a Fiesole comprerà anche una villa) e l’attenzione della sala converge tutta sul bellissimo Balcone veneziano del 1913.




ChaseAVenetianBalcony

Hanno fatto di me un criminale

They Made Me a Criminal
USA 1939 Warner Bros
con John Garfield, Claude Rains, Ann Sheridan, Gloria Dickson, May Robson, Barbara Pepper
regia di Busby Berkeley



Hannofattodimeuncriminale


Johnny Bradfield campione del mondo dei pesi leggeri festeggia la vittoria con una solenne sbornia in cui rivela che la sua facciata da bravo ragazzo senza vizi e che vive solo per la mamma è falsa. Purtroppo la confidenza viene ascoltata da un giornalista deciso a rivelarla, Johnny sviene tentando di colpirlo e il suo manager da una bottigliata in testa all’uomo per fermarlo e lo uccide. Il manager e Goldie, l’amica di Johnny, scappano lasciando che la colpa ricada sul boxeur ma muoiono carbonizzati in un incidente d’auto.
Creduto morto nell’incidente Johnny diventa un barbone e se ne va all’Ovest, in Arizona trova rifugio in un centro di recupero per giovani a rischio riformatorio, si affeziona ai ragazzi e s’innamora della sorella di uno di loro tanto da decidere di rischiare di essere riconosciuto pur di trovare i soldi per portare avanti il ranch..




Hannofattodimeuncriminale


Busby Berkeley è più noto come coreografo di sfavillanti numeri musicali che come regista e questo film tra il dramma e il noir non dovrebbe proprio rientrare nel suo genere.
Pur diversi limiti, il film presenta delle caratteristiche interessanti: innanzi tutto è la pellicola che fa conoscere John Garfield, il primo dei ribelli morto a soli 39 anni il 21 maggio 1952, famoso protagonista de Il postino suona sempre due volte con Lana Turner.
John Bradfiel è il classico personaggio in cerca di redenzione: ha avuto tutto ma deve scontare la mancanza di fiducia nel prossimo: non esistono amici, dice all’inizio della sfuriata che rivelerà la sua falsa immagine di bravo ragazzo.
Perduta la fama e il denaro, Johnny diventa uno dei tanti barboni che viaggiano sui treni merci e finisce nel ranch Rafferty dove lega facilmente con i ragazzi inducendoli anche a comportarsi in maniera poco leale perché è l’unico modo per farsi strada nel mondo ma ci mette molto di più ad entrare nel cuore della bella Peggy.
La parte più interessante del film è la descrizione del legame di Johnny con i ragazzi (i The Dead End Kids così chiamati dalla pièce di Broadway che avevano interpretato prima di essere chiamati a Hollywood da Sam Goldwyn) sulla costruzione di questo legame è incentrata anche la sequenza più interessante del film, quella del bagno nella cisterna. Mentre tutti sguazzano, un contadino utilizza l’acqua abbassandone il livello dentro la cisterna, per Johnny e gli altri diventa impossibile uscire e il più piccolo rischia anche di affogare: il montaggio alternato, le riprese subacquee e gli schizzi d’acqua sanno creare una certa tensione e rendere palpabile il rischio corso dai protagonisti.



Theymademeacriminal


Anche l’antagonista di Johnny è in cerca di riscatto: Monty Phelan è un ottimo detective ma ha mandato alla sedia elettrica un innocente e quindi ora è relegato in ufficio. Phelan ritiene che il cadavere trovato nell’auto non sia quello del pugile ma i superiori non gli credono e gli affidano il caso solo per toglierselo di torno.
Da buon segugio Phelan riconosce Johnny da una foto e si presenta all’incontro amatoriale che il boxeur è pronto a sostenere per trovare i soldi per salvare il ranch dalla chiusura. Scoperta la presenza del poliziotto, Johnny pensa di scappare ma poi decide di combattere con la destra pur essendo mancino per non farsi riconoscere: sarà l’incitamento di Phelan che lo ha riconosciuto comunque a far sì che Johnny stravinca l’incontro guadagnando i soldi anche per un altro pugile dilettante.




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Con una camminata che ricorda quella famosa di Casablanca, Phelan si avvia verso il treno con il pugile arrestato per l’omicidio del giornalista ma alla fine decide di lasciarlo andare: Johnny si è riscattato e Phelan ha avuto conferma delle proprie abilità investigative che gli fanno intuire che il pugile non è colpevole dell’omicidio.

Pranzo di nozze

The Catered Affair
USA 1956 MGM
con Bette Davis, Ernest Borgnine, Debbie Reynolds, Rod Taylor, Barry Fitzgerald
regia di Richard Brooks




Pranzodinozze


Jane Hurley vuole sposarsi con una cerimonia molto semplice e pochissimi invitati, neppure lo zio della madre che abita a casa loro. Il padre è ben contento di risparmiare i soldi della cerimonia perché finalmente può comprarsi la licenza del taxi, la madre fa buon viso a cattivo gioco ma quando il vicinato insinua che le nozze siano così rapide perché Jane è incinta, Agnes s’indispettisce ed esplode quando conosce i futuri consuoceri: la donna non accetta di passare per più povera di quello effettivamente è ed inizia a programmare una cerimonia lussuosa..



Pranzodinozze


Il film è la trasposizione cinematografica di una fortunata serie televisiva andata in onda nel 1955 e diventa un’interessante indagine sui rapporti familiari, tutto ruota attorno alla figura di Bette Davis: madre imperiosa, moglie infelice che sente arrivare la vecchiaia. Il matrimonio sbrigativo della figlia le ricorda la sua triste cerimonia nuziale di cui non conserva alcun ricordo.
Rendendosi conto di aver trascurato la figlia perché il primogenito è morto in Corea, Agnes trova nei preparativi delle nozze un modo per avvicinarsi alla figlia che accetta l’intromissione materna solo per farla felice.
Le pretese di Agnes però non influenzano solo il menage familiare, anche la migliore amica di Jane viene messa in difficoltà perché non ha i soldi per comprarsi l’abito da damigella.



Pranzodinozze


In equilibrio tra dramma e commedia, Pranzo di Nozze va a scandagliare nei significati sociali della cerimonia nuziale dove ogni tentativo di rompere la tradizione viene guardato con sospetto: se Jane si sposa in sei giorni sicuramente è incinta, il ricevimento dev’essere sfarzoso a testimoniare una serenità economica che alla famiglia Hurley manca completamente.
Happy end con la promessa di un altro imminente matrimonio inaspettato e la scoperta del compagno di una vita per Tom e Agnes.

La canarina assassinata

The Canary Murder Case
USA 1929 Columbia
con Louise Brooks, William Powell, Jean Arthur, Eugene Pallette
regia di Malcolm St. Clair
(versione muta)
Frank Tuttle (versione sonora)



Thecanarymurdercase


La ballerina Margaret O’Dell soprannominata la Canarina per il suo numero più famoso, viene trovata strangolata nella sua camera d’albergo. La donna era una scaltra ricattatrice e diversi suoi spasimanti si aggiravano attorno alla sua stanza d’albergo la notte dell’omicidio, ma chi è l’assassino? Lo scoprirà l’acuto Philo Vance.



Lacanarinaassassinata


The canary murder case è il primo film dedicato al detective Philo Vance interpretato dall’attore William Powell. Il film è famoso per avere come protagonista, nel ruolo della canarina, la bellissima Louise Brooks e la pellicola è tra i motivi del declino dell’attrice.
Del film furono girate due versioni, muta e sonora. Dopo le riprese la Brooks andò in Germania per girare con G. W. Pabst e si rifiutò di tornare in America per registrare il sonoro del film, i suoi dialoghi furono doppiati da ma quando l’attrice tornò in America l’episodio non fu dimenticato e la sua carriera venne stroncata.
CanarymurdercaseA parte la sfolgorante presenza dell’attrice sono ben pochi i motivi per vedere il film che si rivela piuttosto noioso: la gran parte delle riprese sono a telecamera fissa e soprattutto a ripresa frontale, dando un tono molto didascalico al film.
Powell è fascinoso ma il suo Philo Vance non ha nulla a che spartire con la verve de L’uomo ombra: si limita a osservare e raccogliere indizi; c’è anche una noiosa partita a poker che serve al detective per capire la mentalità dei sospettati e agli spettatori tocca sorbirsi una mano di carte per ogni indiziato con le relative reazioni.
Come nell’omonimo romanzo di S.S. Van Dine, a complicare la trama arriva anche la morte per incidente del colpevole che sta andando a confessare così a Vance tocca ingegnarsi per capire da solo la dinamica dell’omicidio e scagionare l’innocente incriminato dalla polizia.
Tutto sommato è meglio ammirare le foto pubblicitarie che recuperare il film.

La maschera di cera

House of Wax
USA 1953 Warner Bros
con Vincent Price, Phyllis Kirk, Frank Lovejoy, Carolyn Jones, Charles Bronson
regia di André De Toth



Lamascheradicera


Il professor Henry Jarrod ha un magnifico museo delle cere a carattere storico ma il suo socio in affari, Matthew Burke, ritiene sia più vantaggioso economicamente puntare sul sensazionalismo. I due decidono di dividersi ma quando il piano slitta, Burke dà fuoco al museo per riscuotere l’assicurazione. Si pensa che Jarrod sia morto nell’incendio ma qualche tempo dopo ricompare riaprendo un nuovo museo con annessa stanza degli orrori.
Ad essersi “suicidato” è invece l’ex socio e anche Cathy Gray, la ragazza che lo frequentava viene ritrovata morta da Sue Allen, la sua migliore amica che ha sorpreso l’assassino ancora in camera. Sue trova poi un’inquietante somiglianza tra l’amica deceduta e la Giovanna d’Arco del museo delle cere..



Mascheradicera


Remake della versione del 1933 diretta da Michael Curtiz, La Maschera di Cera e’ il primo film in 3D prodotto da una major come la Warner, la cosa curiosa e che il regista André De Toth era cieco da un occhio e quindi non poteva vedere l’effetto stereoscopico del suo lavoro.
Il film è un horror girato in un technicolor fiammeggiante dove le scene gotiche, come l’inseguimento di Sue nella notte lungo strade deserte avvolte nella nebbia, o il suo vagare nel museo chiuso sono stemperate da momenti umoristici, come le tre amiche di cui una sviene durante la visita.



Houseofwax


Pur avendo interpretato spesso dei vilain, La Maschera di Cera è la prima occasione per Vincent Price di vestire i panni di un mostro dalla doppia natura, logorato dalla follia e dalla sete di vendetta.
Nel ruolo della prima vittima troviamo Carolyn Jones in versione bionda e ricciuta che sarebbe poi diventata la Morticia Addams della fortunata serie tv.
Altra presenza inaspettata da segnalare, quella di Charles Bronson che interpreta Igor, l’aiutante sordomuto di Jarrod.

Bionda Fragola

StrawberryblondeThe Strawberry Blonde
USA 1941 Warner Bros
con James Cagney, Olivia De Havilland, Rita Hayworth, Jack Carson
regia di Raoul Walsh

Il dentista Biff Grimes rievoca la sua giovinezza quando dieci anni prima s’era innamorato della bella Virginia, una ragazza dai capelli biondo fragola che però gli ha preferito l’amico Hugo Barnstead, la cui ricchezza è accumulata anche con l’imbroglio e infatti a causa sua Biff finisce in galera. La fortuna di Biff però è aver sposato Amy, ragazza meno appariscente ma molto più affidabile di Virginia.

Raoul Walsh è un regista attivo fin dai tempi del muto che ha dato il meglio di sé nei film d’azione, gangster movie e noir ma che ha comunque spaziato in ogni genere cinematografico e Bionda Fragola è il suo film sentimentale, una commedia che invece di giocare con la malinconia d’antan dell’inizio del XX secolo, punta più sulla verve dei protagonisti: James Cagney ci mette come sempre tutta la sua grinta disegnando un uomo che non si lascia piegare dalla vita (basta pensare alla scazzottata finale con i vicini di casa, ragazzi del college). Olivia De Havilland è come sempre all’altezza del ruolo ed è notevole la scena in cui Amy si presenta nel parco dove Biff sta aspettando Virginia che intanto si è promessa a Hugo, salvando il ragazzo dagli sberleffi degli amici.
La bionda fragola del titolo è Rita Hayworth scelta per il ruolo solo in favore della sua taglia uguale a quella di Ann Sheridan che aveva abbandonato il ruolo dopo che i costumi erano già stati realizzati. Per la prima volta l’attrice viene presentata come una rossa, colore di capelli che contraddistinguerà gli anni del grande successo iniziato proprio con i tre film girati nel 1941, è anche una delle pochissime volte in cui canta con la sua voce originale, poi verrà sempre doppiata anche nei grandi successi come Gilda.



Biondafragola


La realizzazione del film fu piuttosto contrastata comunque la pellicola si rivelò un grande successo al botteghino a differenza della prima versione del 1933, One Sunday Afternoon, con Gary Cooper che fu l’unico film in perdita del grande divo.

Tovarich

TovarichUSA 1937 Warner Bros
con Charles Boyer, Claudette Colbert, Basil Rathbone, Anita Louise
regia di Anatole Litvak

Il Principe Mikail Alexandrovitch Ouratieff e la moglie, la Granduchessa Tatiana Petrovna Romanova, sfuggiti alla repressione bolscevica, vivono a Parigi da perfetti squattrinati pur essendo depositari di quatto miliardi di franchi che sono stati affidati dallo Zar al principe. Per non cadere nella tentazione di spenderli i due si riciclano come maggiordomo e cameriera a casa di un banchiere. Qui serviranno a una cena diplomatica dove incontreranno il Commissario Dimitri Gorotchenko che li aveva torturati ai tempi della Rivoluzione ma per il bene della Russia affideranno a lui i denari dello Zar, perché non vengano svenduti i pozzi petroliferi russi.

Versione cinematografica di una commedia teatrale di successo del 1933 firmata da Jacques Deval, Tovarich si avvale della perfetta recitazione brillante di Claudette Colbert e Charles Boyer.
Il regista Anatole Litvak, non è uno dei grandi della commedia brillante americana ma da ottimo artigiano sa portare a casa il risultato, per altro Litvak ha origini russe, espatriato proprio per dissenso politico e il suo film più celebre riguarda nuovamente i Romanov: Anastasia.
Quello che è interessante è proprio la lettura politica estremamente equilibrata: i due nobili non hanno problemi ad essere dei provetti servitori perché in realtà anche nella loro dorata vita precedente erano i servitori personali dello zar e della zarina. Quando i Dupont scoprono di avere al loro servizio due nobili di alto lignaggio non possono fare a meno di dimostrare loro il rispetto che certo non riservano alla servitù normale perché il fascino della grande nobiltà è sempre irresistibile, soprattutto sui parvenu.



Tovarich


Sconvolge, visto da qui, dove a oltre 70 anni dal 25 aprile, stiamo ancora a litigarci la festa nazionale, che vent’anni dopo la rivoluzione d’ottobre il messaggio sia pacificatorio con il denaro dato all’aguzzino per il bene superiore della Russia, sarà anche un finale molto edulcorato ma ripeto, il confronto con il nostro presente avvelenato viene naturale e non a favore di quest’ultimo.
Sempre uguale invece la percezione del banchiere: essendo banchiere, dice Madame Dupont a Mikail, il marito non sa far di conto quindi dovrà essere il maggiordomo ad occuparsi della contabilità casalinga. La granduchessa ritiene i banchieri i veri responsabili della rivoluzione bolscevica e nella cena finale quattro o cinque banchieri di diversa nazionalità si spartiscono le ricchezze del mondo, quindi sereni: anche ottant’anni fa il vero nemico era già il complotto dei plutocrati.

Lola Montès

LolamontesFrancia 1955
con Martine Carol, Peter Ustinov, Anton Walbrook, Ivan Desny, Oskar Werner
regia di Max Ophüls

Lola Montes, ballerina e cortigiana che ha avuto per amanti artisti e sovrani, conclude la sua esistenza esibendosi in un circo americano dove mette in scena i momenti più scabrosi della sua esistenza e si lascia baciare le mani per un dollaro.

L’ultimo film di Max Ophüls è anche l’unico a colori nella carriera del regista purtroppo fu un flop al botteghino e venne rivalutato solo in un secondo tempo.
Se la tematica della mercificazione del desiderio è sempre stata presente nella teoretica dell’autore, in quest’ultimo lavoro il regista ne esaspera la valenza anticipando quello che il futuro televisivo avrebbe riservato: il mito alla portata di tutti, anche il villico americano può baciare la mano che ha portato un monarca ad abdicare e senza rinunciare a nulla, pagando solo un dollaro.
D’altro canto la fiumana di gente in fila rappresenta anche la massificazione del desiderio: bisogna andare a toccare quella donna, ideale di bellezza, anche se ormai è minata dalla stanchezza e dalla malattia.



Lola Montes circo


Il cinema di Ophüls è sempre stato caratterizzato da un gusto barocco e raffinato, la ricchezza delle scenografie e gli azzardi dei movimenti di macchina, elementi presenti anche in Lola Montès, soprattutto nei flash back che rievocano il passato glorioso della donna. In Lola Montès però, mette in scena anche il making of: svela quello che c’è dietro la costruzione di un mito, caratteristica del circo è proprio quella di allestire il sogno davanti agli occhi dello spettatore con i cambi di scena in diretta ma anche l’incontro tra il sovrano e la ballerina nel passaggio riservato sopra le quinte del teatro allude ai retroscena che servono alla costruzione di un personaggio di grido.