Nino, maneggione di professione, tenta di sopravvivere con la madre Liliana nella Bologna del primissimo dopoguerra; quando scopre di avere in Puglia dei parenti paterni di cui non era a conoscenza, ed in particolare uno zio da sempre innamorato della madre, non esita a partire per buttare Liliana tra le braccia del cognato.
Mi ha piacevolmente sorpresa quest’ultimo film di Pupi Avati, regista che non amo in modo particolare.
Ho apprezzato la delicata malinconia con cui ricostruisce i primi anni del dopoguerra italiano: nel suo racconto vengono quasi mitizzati, come sempre si fa per il periodo della propria giovinezza, ma la durezza del momento riesce ad arrivare.
La storia narrata e’ molto particolare, in bilico tra commozione ed amarezza, e talmente coinvolgente che piu’ volte mi son ritrovata a chiedermi cosa sarebbe successo di li’ a poco e come sarebbe finita, imprevedibilita’ che ultimamente riscontro assai di rado al cinema.
Avati dimostra un grande talento nel trovare facce che bucano lo schermo, come quelle della famiglia del notaio e poi puo’ contare su un cast in stato di grazia: la Ricciarelli supera piu’ che dignitosamente la prova del debutto sul grande schermo, Neri Marcore’ e’ perfettamente credibile nella parte dell’infido Nino e l’ottimo Antonio Albanese riesce finalmente a uscire completamente dalle sue macchiette televisive, ma ad illuminare lo schermo sono le due vecchie zie, in particolare una grandissima Marisa Merlini.
Ma quando la cassiera passa almeno dieci minuti con in mano il volume che raccoglie tutte le fiabe di Capuana che tu hai appena acquistato perche’ in allettante offerta e mentre si sfoglia quello che ormai e’ il TUO libro ti pone intelligentissime domande che non riguardano il fatto che tu conosca il testo, ma, badate bene, se tu ne sia gia’ in possesso e tu sei costretta con sforzo sovrumano a dominare i muscoli facciali, trasformando i denti digrignati in una parodia di sorriso mentre rispondi che se l’avessi gia’ in casa molto probabilmente non lo (ri)compreresti e quando, fiera della tua distaccata ironia, sei praticamente certa che la tortura sia terminata, l’attenzione della sadica commessa viene attirata da una misera confezione di alchechengi che tu hai incautamente acquistato e ti tocca tenere anche una lezione di botanica per spiegare a quale specie appartenga il frutto e che sapore abbia allora si’ rimpiangi la passione per le Luger di Bree Van de Kamp!
Drew Baylor e’ un disegnatore di scarpe che ha fatto perdere un milione di dollari alla compagnia per cui lavora disegnando un modello di scarpe orrendo. Dopo un brutale licenziamento a cui segue l’abbandono della fidanzata, viene a sapere che il padre e’ morto. Accantonati momentaneamente i propositi di suicidio, va ad Elisabethtown, paese d’origine del padre dove e’ accaduta la disgrazia per riportare a casa la salma ma l’incontro con i parenti e una simpatica hostess durante il volo finiranno per cambiare la sua vita.