La donna del giorno

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USA 1936 MGM
con William Powell, Myrna Loy, Spencer Tracy, Jean Harlow, Walter Connolly, Charley Grapewin, Cora Witherspoon
regia di Jack Conway

Il  New York Evening Star pubblica una notizia falsa su un’ereditiera: nonostante le copie vengano immediatamente ritirate, la notizia arriva al ricco padre che intenta una causa milionaria per diffamazione al giornale.
Per salvare il quotidiano dalla chiusura, il direttore Warren Haggerty è costretto a rivolgersi a Bill Chandler, un giornalista manipolatore che una volta lavorava al giornale; il piano è quello di mettere Connie Allenbury nella situazione di ruba mariti di cui era stata falsamente accusata, per questo Chandler la corteggerà dopo aver sposato Gladys, l’eterna fidanzata di Haggerty ma le cose non andranno come previsto..

LadonnadelgiornoSpumeggiante commedia brillante con un cast d’eccezione: Myrna Loy e William Powell rivendiscono i fasti de L’uomo ombra del 1934 formando una coppia davvero notevole: l’ereditiera Connie Allenbury sa tener testa a lungo alle manovre di Bill Chandler che finisce per innamorarsi veramente di lei e fa di tutto per proteggerla dagli appostamenti dei paparazzi del New York Evening Star.
Se Connie non cade facilmente nella rete di Chandler, ad innamorarsi subito di lui è Gladys, l’eterna fidanzata di Haggerty che non riesce mai ad impalmarlo: la notizia falsa su Connie Allenbury fa saltare per l’ennesima volta il matrimonio tra i due.
Jean Harlow avrebbe voluto interpretare la parte dell’ereditiera ma il ruolo di Gladys svela una vis comica della platinata bomba sexy che fa rimpiangere ancora di più la sua morte prematura avvenuta nel 1937.




JeanHarlowLibeledLady


Anche William Powell dimostra un grande talento per le gag fisiche nella scena della pesca alla trota che verrà omaggiata ne Lo sport preferito dell’uomo, l’ultima commedia screwball di Howard Hawks.
Oltre la commedia romantica, ne La donna del giorno appare il tema della manipolazione giornalistica che il regista Jack Conway esaspera ne L’amico pubblico n°1, pellicola del 1938 che scandalizzò la critica per il cinismo con cui il protagonista, un impudente Clark Gable, manipolava le notizie.




Libeled lady


Il titolo italiano è lo stesso per un’altra commedia che ha per protagonista Spencer Tracy nel 1942, il cui titolo originale è The Woman of the year: diretto da George Stevens, è il film che fece nascere la sua grande storia d’amore con Katharine Hepburn.

Venere e il professore

A song is born
USA 1948 MGM
con Danny Kaye, Virginia Mayo, Steve Cochran, Felix Bressart, Benny Goodman
regia di Howard Hawks


VenereEilprofessore

Rinchiusi da ben nove anni nella loro accademia per scrivere una grande enciclopedia della musica con dischi annessi, sei illustri professori di musica, guidati dal musicologo Hobart Frisbee, non si accorgono che la musica è cambiata e ora il jazz e lo swing regnano nei locali notturni. Fatta la notevole scoperta grazie a due lavavetri di colore, il timido Frisbee s’avventura nella vita notturna della città per indagare il nuovo fenomeno. L’accademico chiede alla cantante Honey Swanson di rispondere ad alcune domande e la ragazza si rifiuta ma quando deve cercare un rifugio per nascondersi dalla polizia per non testimoniare contro il suo fidanzato malvitoso, Honey si ricorda del professore e si presenta all’accademia nel cuore della notte..




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Howard Hawks gira il remake musicale di un suo film del 1941: Colpo di Fulmine con Gary Cooper e Barbara Stanwyck, che si guadagnò una nomination agli Oscar.
La trama è piuttosto scontata: la ragazza non è così cinica come vuol far credere e finisce per innamorarsi del professore timido ed impacciato che dovrà ricorrere all’astuzia e alla musica per liberarsi del boss e dei suoi scagnozzi.
Come nel film precedente si scorge un rovesciamento della fiaba di Biancaneve e i sette nani: anche qui i professori sono sette e invece di aiutare una dolce fanciulla rischiano di venire gabbati da lei.
Danny Kaye è forse un po’ penalizzato nel ruolo del timidone che lo costringe a tenere a freno la sua verve, infatti il momento migliore è quando interpreta il ballo samoano per convincere la filantropa che li sovvenziona a non tagliare i fondi alla ricerca: la filantropa è una vecchia zitella un po’ innamorata del professore e ovviamente cede (i soldi) alla danza d’accoppiamento, sperando in ben altro.
Nei panni del professor Gerkikoff troviamo il caratterista Felix Bressart, comparso in tre dei film americani di Lubitsch, in particolare era l’agente Buljanoff che si era fatto traviare dalla bella vita parigina in Ninotchka.

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L’interesse del film sta infatti nelle comparsate: al film partecipano le più note stelle del jazz, il clarinettista Benny Goodman fa addirittura parte dei sei professori, mentre gli altri partecipano interpretando sé stessi a partire da Louis Armstrong che nel 1956 parteciperà anche ad Alta Società, il remake musicale di Scandalo a Filadelfia.
L’elenco dei musicisti che suonano in Venere e il professore è impressionante: Tommy Dorsey, Charlie Barnet, Lionel Hampton, Mel Powell, i ballerini Buck and Bubbles che interpretano i lavavetri che fanno conoscere la musica d’improvvisazione agli accademici, doppiati vergognosamente in italiano e chiamati Bingo e Bongo. I gruppi The Page Cavanaugh Trio, The Golden Gate Quartet e Russo and the Samba Kings.

Lo sport preferito dall’uomo

Man’s Favorite Sport?
Usa 1964 Universal
con Rock Hudson, Paula Prentiss, Maria Perschy, Charlene Holt
regia di Howard Hawks

San Francisco: Roger Willoughby è l’impiegato di punta del reparto caccia e pesca di Abercrombie & Fitch Co: ha scritto un libro sulla pesca e per questo viene creduto un campione. Un giorno però Willoughby viene costretto dal suo capo a partecipare a un famoso torneo di pesca sul lago Wakapoogie: l’idea è venuta ad Abigail Page, una volitiva ragazza che cura le pubbliche relazioni dell’hotel che ospita l’evento. Inutile per Willoughby confessare di non saper pescare, l’intraprendente fanciulla si propone di istruirlo nell’arte della pesca..

Lo sport preferito dall’uomo è il quart’ultimo film di Howard Hawks e l’ultima commedia da lui diretta.
Il regista che più di tutti ha raccontato lo scontro tra i sessi, che in quest’ultima pellicola rappresenta con due locomotive che si scontrano frontalmente, da l’addio alla commedia brillante ispirandosi al suo capolavoro: Susanna! La pellicola del 1938 viene citata esplicitamente quando a Easy Mueller, la figlia del proprietario dell’albergo, si strappa l’abito e per aiutarla Roger cammina sincrornizzato alle sue spalle proprio come facevano Katharine Hepburn e Cary Grant.

Paula Prentiss è adorabile nel ruolo di Abigail, una fanciulla che sa quello che vuole (ben presto capisce di volere Roger) e raggiunge i propri risultati con una faccia tosta incredibile, passando dalla sfrontatezza al pianto senza problemi ma è Rock Hudson ad offrire una prova perfetta: ragazzone mite, vittima della fama del suo libro, che non sa come districarsi dalle idee folli di Abigail.
L’attore è sempre in scena e oltre ad essere vittima di Abigail è anche vittima di una natura che gli si ritorce contro: Roger non ha mai lasciato la città e si trova costretto a fare camping e praticare uno sport di cui non sa nulla e nonostante le mille traversie esplicitate in divertenti gag molto fisiche, Roger riuscirà a vincere la gara con la classica (!) fortuna del principiante.
Pur richiamandosi alla grande stagione della commedia screwball, Hawks è molto attento ai tempi in cui vive: le ragazze sono molto più disinibite e sensuali che negli anni ’30 creando ancora più problemi alla vittima designata che provocano involontariamente girando fasciate in aderentissime tute da sub o con camicette rese trasparenti dalla pioggia.

 

 

 

 

Gli uomini preferiscono le bionde

Gentlemen Prefer Blondes
USA 1953 20th Century Fox
con Marilyn Monroe, Jane Russell, Charles Coburn, Elliott Reid, Tommy Noonan, Taylor Holmes, Norma Varden, George Winslow, Marcel Dalio
regia di Howard Hawks




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Per impedire il matrimonio a Parigi tra il figlio Gus e la ballerina arrivista Lorelei, il magnate Esmond Sr. trattiene il figlio in America e spedisce un detective sulla nave perché controlli la ragazza che viaggia con l’amica e collega Dorothy. Tra il detective Malone e Dorothy scoppia l’amore anche se la ragazza crede che il detective la corteggi solo per spiare meglio l’amica che nel frattempo s’infila in situazioni che fanno saltare il fidanzamento..




Gentlemanpreferblondes


Uno dei più film più famosi di Marilyn grazie all’accoppiata vincente con Jane Russell, le due bellezze mozzafiato degli anni ’50 interpretano due ballerine di rivista che non potrebbero essere più diverse: finta scema Lorelei che punta solo al denaro, disincantata Dorothy che s’innamora solo di bellocci regolarmente spiantati.



Gentlemenpreferblondes


La presenza delle due ragazze sulla nave da crociera non passa inosservata, soprattutto agli occhi del vecchio “Piggy” diminutivo che lascia poco all’immaginazione, di Sir Beekman, proprietario di miniere ma tenuto al guinzaglio corto da Lady Beekman, l’astuta Lorelei, innamorata della tiara della signora Beekman, riesce a convincere Piggy a regalargliela ma la manovra,frutto di ricatto e moine sarà quella che porterà alla rottura del fidanzamento con Gus e alla fine della ricca vita parigina con conseguente rischio di galera. Le due intraprendenti amiche riusciranno a mettere le cose a posto: Lorelei seducendo per l’ennesima volta il suo milionario mentre Dorothy si spaccia per lei in tribunale scandalizzando la corte con una parodia molto più sexy del numero di Diamond are the girl’s best friends che Lorelei fa al cabaret e che Madonna ha omaggiato nel video di Material girl.
Malone intanto recupera la tiara e Lorelei convince anche il futuro suocero sull’onestà delle sue intenzioni.




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Un film scintillante, che finisce con un doppio matrimonio ma sotto i lustrini e lo sfavillio dei diamanti Howard Hawks racconta con candore crudele e spiazzante il diritto tutto femminile di accaparrarsi un uomo ricco, dove la ricchezza maschile fa il paio con la dote femminile più ambita dagli uomini: la bellezza.




Gentlemenpreferblondes


Il musical è il remake dell’omonimo film muto del 1928 oggi considerato perduto; al primo film e al musical teatrale del 1949 da cui provengono i numeri musicali del film del 1953, ha collaborato Anita Loos autrice del romanzo omonimo pubblicato nel 1925.

Barbara Stanwyck

Barbara Stanwyck 105 anni per una delle attrici più brave del cinema americano, modello di modernità ed emancipazione non solo nella recitazione: nel 1944 era l’attrice più pagata di Hollywood.
Ruby Catherine Sevens nasce a Brooklyn il 16 luglio 1907. A quattordici anni intraprende la carriera di danzatrice e diventa una ballerina delle Ziegfeld Folies nel 1922. Il cinema la nota e nel 1927 Barbara Stanwyck debutta con un piccolo ruolo non accreditato in Broadway Nights di Joseph C. Boyle e prosegue la sua attività teatrale che le farà incontrare il primo marito, l’attore Frank Fay che sposa nel ‘28 rima di trasferirsi insieme a lui a Hollywood. Nel 1929 il primo ruolo da protagonista ne La porta chiusa di George Fitzmaurice.

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Benchè il film non abbia fortuna, come il seguente Rosa del Messico, Frank Capra la vuole per Femmine di lusso del 1930: il film racconta l’amore tra una modella e il pittore che vede incarnato in lei il suo ideale pittorico; la pellicola viene ricordata per le chiari allusioni erotiche di alcune scene.
Il connubio artistico con Capra sforna alcune pellicole molto significative dei primi anni ’30 quali La donna del miracolo (1931), Proibito (1932) e L’amaro tè del generale Yen (1933). Barbara Stanwyck è ormai un attrice affermata che nel 1937 riceve la sua prima nomination agli Oscar per Amore sublime diretto da King Vidor.

Stelladallas

L’attrice considerò sempre il ruolo di Stella Dallas la sua prova migliore ma i suoi lavori più famosi appartengono alla prima metà degli anni ‘40: la commedia degli equivoci Lady Eva accanto a Henry Fonda per la regia di Preston Sturges del 1941, lo stesso anno in cui ancora per Frank Capra interpreta Ann Mitchell, la furba giornalista che deve gestire la campagna di Gary Cooper in Arriva John Doe.

ArrivaJohnDoe

Nel 1942 è ancora accanto a Gary Cooper in Colpo di Fulmine: dirige Howard Hawks ma la sceneggiatura è di Billy Wilder che rovescia la favola di Biancaneve facendo della protagonista femminile “il principe” che risveglia il glottologo Bertram Potts. E sarà proprio Wilder a dirigere la Stanwyck nel ruolo della vita, quello di Phyllis Dietrichson, il prototipo della dark lady che dominerà gli schermi nella seconda metà degli anni ‘40, nel film La fiamma del peccato del 1944.

Fiammapeccato

Nel 1946 è protagonista del bellissimo noir Lo strano amore di Marta Ivers accanto a Van Heflin e Kirk Douglas per la regia di Lewis Milestone.
Ancora un film ad alta tensione in Il terrore corre sul filo (1948) di Anatole Litvak dove l’attrice è una donna bloccata a letto da una malattia che intercetta casualmente una telefonata da cui arguisce che il marito (Burt Lancaster) la vuole uccidere.

Terrorefilo

Ne I marciapiedi di New York del 1949 di Mervyn LeRoy, la Stanwyck deve badare a tenersi il marito James Mason tentato dal ritorno dell’amante Ava Gardner (e la Gardner fu una delle amanti del secondo marito di Barbara Stanwyck, il bellissimo Robert Taylor che l’attrice amò follemente e da cui divorzia nel 1951).
Il film di Fritz Lang La confessione della signora Doyle del 1952 si segnala più per una piccola partecipazione, ma esplosiva di Marilyn Monroe.
Nel 1954 e’ tra i protagonisti de La sete del potere il film di Robert Wise che racconta le lotte tra i vicepresidenti di un’industria alla morte improvvisa del presidente di cui la Stanwyck interpreta la vedova.
Nel 1960 l’attrice debutta in televisione con un suo show che vincerà un Emmy, The Barbara Stanwyck Show e alla televisione l’attrice consacrerà la parte finale della sua carriera.
Tra gli ultimi film per il grande schermo va segnalato Anime sporche (1962) di Edward Dmytryk accanto a Henry Fonda, nel film l’attrice interpreta la tenutaria lesbica di un bordello e proprio Henry Fonda alla fine della loro tempestosa relazione sentimentale sul set di Lady Eva si era lasciato sfuggire delle tendenze omosessuali dell’attrice.
L’ultimo film per il cinema è Passi nella notte del 1964 e il protagonista maschile è l’ex marito Robert Taylor.
Tra il 1965 e il ‘69 è la matriarca Victoria Barkley nella serie televisiva La grande Vallata, il telefilm segna l’inizio della carriera televisiva di Barbara Stanwyck che ritroviamo in Uccelli di rovo, nel ruolo di Constance Colby Patterson in Dinasty da cui nasce lo spin-off I Colby di cui è protagonista.

Grandevallata

Nel 1982 arriva l’Oscar alla carriera l’unica statuetta vinta dall’attrice che pure aveva avuto quattro nomination guadagnandosi il soprannome di “the best actress who never won an Oscar”.
Muore il 20 gennaio 1990 a Santa Monica, California.

La donna della mia vita

LaDonnadellamiaVita Leonardo, un ragazzo timido e imbranato con le ragazze, con un grosso complesso di inferiorita’ verso il fratello maggiore Giorgio, don giovanni impenitente, si e’ appena ripreso da un tentato suicidio per amore e conosce Sara, anche lei reduce da una storia fallimentare con un uomo sposato. Leonardo e Sara si innamorano e la felicita’ sembra a portato di mano, almeno fino a quando non si scopre che l’ex di Sara era Giorgio, il fratello di Leonardo..

Un film che mi ha mandato in sollucchero: adoro da sempre la commedia sofisticata, molto poco praticata in questi ultimi anni, quindi mi godo con immenso piacere le poche pellicole che attengono con classe ed intelligenza al genere e plaudo al ritorno di Luca Lucini alla commedia brillante dopo il buon tentativo de L’uomo perfetto (2005).
La commedia sofisticata mette alla berlina con pungente ironia le dinamiche sentimentali ed ha per sfondo l’alta societa’: l’errore pu’ frequente negli ultimi anni e’ di ambientare le commedie brillanti in diverse location internazionali finendo per disperdere il materiale in cartoline dalle citta’ piu’ belle del mondo. La donna della mia vita punta con intelligenza su un ambientazione tutta italiana, l’azione si svolge tra Roma e Milano ma e’ il capoluogo meneghino a fare da cornice al girotondo amoroso dimostrando un fascino da grande metropoli sia negli esterni che negli interni di lussuose abitazioni altoborghesi pur mantenendo intatta la sua tipicita’, vedi la Sandrelli e Lella Costa a passeggio nelle vesti inappuntabili delle sciure della Milano bene.
Il motore attorno a cui ruota la vicenda e’ tipicamente italiano, non sarebbe mai venuto in mente ne’ a Cukor ne’ ad Howard Hawks, il grande narratore della guerra dei sessi: a condizionare le personalita’ di Giorgio e di Leonardo, facendo del primo un playboy superficiale e del secondo un sensibile ragazzo intimidito dalle donne e’ la madre, l’immarcescibile mamma italiana. Alba e’ un ex signorina buonasera (altro tocco geniale per sottolineare una peculiarita’ italica) che ha piegato a suo piacere le personalita’ dei figli per coprire le conseguenze di una vita amorosa un po’ turbolenta. La interpreta una monumentale Stefania Sandrelli che dai tempi de La famiglia di Scola recita il ruolo della madre un po’ sventata (profetica la battuta “uno scemo in famiglia ci vuole”) la cosa stupefacente e’ che l’attrice sa rivestire ogni suo personaggio di sfumature diverse invece di ridurlo a cliche’.
La commedia sofisticata esige attori belli ma che sappiano anche recitare e anche questo assunto e’ rispettato dall’ultima opera di Lucini: gareggiano in bravura oltre che in belta’ i due belloni Gassman e Argentero, se il primo procede (ottimamente) per sottrazione, colpisce soprattutto la prova di Luca Argentero che conferma il suo talento soprattutto nella prima parte del film quando veste i panni dell’imbranato.

Spaziale!

Astrieparticelle

Tornano le rassegne cinematografiche al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Il tema questa volta e’ legato alla alla grande mostra dedicata all’Universo,
Astri e particelle. Le parole dell’Universo sempre al Palazzo delle Esposizioni.
Una rassegna cinematografica che partendo dagli esordi del cinema arriva ad un’anteprima estremamente appetibile che troverete scorrendo il programma

A chi resta ipnotizzato a guardare le stelle e sogna di raggiungere la Luna, il Palazzo delle Esposizioni offre un viaggio entusiasmante verso l’ignoto, attraverso una serie di eventi eccezionali. Il cinema riveste un ruolo importantissimo nell’immaginario contemporanea sull’Universo, perché ha interpretato sin dalle sue origini il nostro desiderio di evasione nello Spazio, traducendolo in mirabolanti scenografie e avventurosi viaggi. In occasione della mostra “Astri e particelle. Le parole dell’Universo” il Palazzo delle Esposizioni presenta la rassegna spaziale!, dedicata ai grandi film di fantascienza. Si parte con tre capolavori del cinema muto, arricchiti da live spaziale!, la sonorizzazione musicale composta appositamente ed eseguita dal vivo dai migliori esponenti del panorama della musica elettronica italiana. Dalle origini si passa ai film di culto della sci-fi degli anni ’50, sino alle opere più mature che, dagli anni ’60 ad oggi, hanno trasformato il viaggio nell’ignoto in una ricerca nel profondo dell’anima umana. Un percorso emozionante, con un evento imperdibile ed esclusivo: l’anteprima nazionale dell’attesissimo Moon, diretto da Duncan Jones, figlio di David Bowie. 

24 e 25 novembre, ore 21 

Metropolis

di Fritz Lang. Con Gustav Fröhlich, Brigitte Helm, Alfred Abel. Germania 1927 – v.o. con sottotitoli in italiano (117’)  live spaziale! musicato dal vivo da I.H.C.

Uno dei più importanti film di ogni epoca, universalmente riconosciuto come modello del cinema moderno: il conflitto tra magia e tecnologia sconvolge i ritmi alienanti di una megalopoli del XXI secolo, portando alla ribellione degli operai-schiavi. Messinscena di un delirio, opera d’arte totale, vera e propria sinfonia visiva, in cui la fantasia architettonica e pittorica di Lang si esprime ai massimi livelli.

I.H.C.: attivo dal ’98, il gruppo è formato da alcuni dei più interessanti musicisti degli ultimi anni, provenienti da progetti quali l’Orchestra di Piazza Vittorio, Ardecore, Etruria Criminale Banda, Roberto Gatto Quintet, una fusione di jazz, funk, rock, noise ed avanguardia e un suono che unisce Miles Davis, gli Stooges e i Funkedelic. 

26 e 27 novembre, ore 21 

Una donna nella Luna

di Fritz Lang. Con Klaus Pohl, Willy Fritsch, Gerda Maurus. Germania 1929 – v.o. con sottotitoli in italiano (169’)

live spaziale! musicato dal vivo da Gianni Music Quartet

Un’astronave porta sulla Luna quattro uomini e una donna spinti dal miraggio di presunte miniere d’oro. Straordinario capolavoro e pietra miliare del cinema di fantascienza raramente proiettato in Italia, è il primo tentativo di rappresentare il viaggio spaziale in termini realistici e il risultato fu talmente convincente da indurre i nazisti a ritirare ogni copia dalla circolazione e distruggere il modellino originale del razzo, preoccupati di mantenere il segreto sui propri studi missilistici.

Gianni Music Quartet: torna la geniale miscela di sonorità elettroniche e acustiche di Gianni Rosace (dj e producer, fondatore dell’Half Die Festival), con Pino Pecorelli al contrabbasso, Mike Cooper (John Lee Hooker, Howlin’ Wolf) alla chitarra slide e Pietro Pompei (Ars Ludi e Ensemble di Musica Contemporanea dell’Auditorium di Roma), al vibrafono e percussioni. 

29 novembre, doppio spettacolo: ore 17 e 21 

Aelita

di Yakov Protazanov. Con Yuliya Solntseva, Igor Ilyinsky, Nikolai Tsereteli. URSS 1924 – v.o. con sottotitoli in italiano (120’)

live spaziale! musicato dal vivo da Gamers in Exile

La rivoluzione socialista nello spazio: un astronauta sbarca su Marte dove regna la bellissima regina Aelita e prende parte alla rivoluzione dei proletari marziani, soggetti a un sistema di bestiale sfruttamento. Primo leggendario capolavoro della fantascienza sovietica, un film straordinario anche dal punto di vista estetico, grazie all’estrosità della messa in scena, che vanta l’impiego di scenografie costruttiviste contrapposte a scorci realistici di Mosca.

Gamers in Exile: Due incredibili costruttori di paesaggi sonori elettronici, che hanno raccolto grandi consensi all’estero. Valerio Lupo Faggioni, artist in residency all’Istituto di Musica Elettronica di Arhus in Danimarca, ricercatore per i laboratori Dolby di San Francisco e Guido Zen, attivo dal ‘95 a Londra dove ha collaborato con Leftfield, John Lydon, Shola Ama. Insieme hanno suonato a Londra, New York, Copenaghen, Parigi, Tokyo e all’Art Basel in Svizzera. Autori della colonna sonora di Biutiful Cauntri, il film documentario rivelazione del 2008. 

1 dicembre, ore 21 

La ‘cosa’ da un altro mondo

di Christian Nyby, Howard Hawks. Con Margaret Sheridan, Kenneth Tobey, Robert Cornthwaite. USA 1951 – v. italiana (87’)

Un disco volante sepolto dai ghiacci del Polo Nord nasconde un mostro sanguinario arrivato dallo spazio. Vero e proprio capolavoro della science fiction e capostipite del filone “alieno”, questo leggendario fanta-horror sorprende ancora oggi per la suspense e il senso di attesa, che cancella le certezze e la razionalità della società contemporanea.

2 e 15 dicembre, ore 21

L’invasione degli ultracorpi

di Don Siegel. Con Kevin McCarthy, Dana Winters, King Donovan. USA 1956 – v. italiana (80’)

Strani invasori dallo spazio atterrano sotto forma di baccelli in una tranquilla cittadina e occupano i corpi dei suoi abitanti. Un grande film di fantascienza degli anni ’50, che la scrittura asciutta e concreta di Don Siegel trasforma in una parabola dell’orrore quotidiano di inquietante suggestione. 

3 dicembre, ore 21 

Moon

di Duncan Jones. Con Sam Rockwell, Kevin Spacey, Matt Berry, Kaya Scodelario. Gran Bretagna 2009 – v. italiana (97’) ANTEPRIMA NAZIONALE

Un’occasione imperdibile per scoprire in anteprima nazionale uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno: il primo film di Duncan Jones, figlio del mitico David Bowie. Un omaggio alla sci-fi anni ‘70 e ‘80 reinterpretata in chiave creativa, per una lettura profonda e provocatoria della condizione umana. Un astronauta solitario, interpretato dal fantastico Sam Rockwell, accompagnato da un robot calmo e rassicurante – che ricorda HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio – alla fine della sua missione triennale sulla Luna fa una scoperta orribile… Presentato al Sundance Film Festival, premiato ai Festival di Seattle ed Edimburgo. 

4 e 19 dicembre, ore 21 

2001: Odissea nello spazio

di Stanley Kubrik. Con Keir Dullea, Gary Lockwod. Gran Bretagna 1968 – v. italiana (141’)

Capolavoro assoluto della storia del cinema, rappresenta una delle riflessioni più articolate sul rapporto civiltà – tecnologia e sul destino dell’umanità, in un percorso temporale dagli uomini scimmia alla conquista dello spazio.

5 e 18 dicembre, ore 21

Solaris

di Andrei Tarkovskij. Con Natalya Bondarchuk, Donatas Banionis, Jüri Järvet. URSS 1972 – v.o. con sottotitoli in italiano (165’)

Tarkovskij trasforma il cosmo nel subconscio umano: su Solaris, un pianeta con un oceano che pensa, gli astronauti sono alle prese con le proiezioni della loro memoria. Angoscioso, ossessivo, enigmatico, il film ha un potere ipnotico che inchioda lo spettatore con immagini che non si erano mai viste al cinema. 

6 dicembre, ore 21 

Il pianeta selvaggio

di René Laloux. Disegni originali di Roland Topor. Francia, Cecoslovacchia 1973 – v. italiana (70’)

Gli umani sono diventati i servi di enormi alieni, in questo film d’animazione di straordinaria suggestione. Capolavoro di fantasia figurativa, grazie agli allucinati disegni di Roland Topor, grande pittore e scrittore surrealista, fondatore del celebre gruppo Panique con Arrabal e Jodorowski. Premiato al Festival di Cannes.

8 dicembre, ore 21

The Dish

di Rob Sitch. Con Sam Neill, Kevin Harrington, Patrick Warburton. Australia 2000 – v. italiana (101’)

Tratto da una storia vera, è una commedia brillante, coinvolgente e molto divertente. Racconta le emozioni, il dramma e l’umorismo che hanno caratterizzato i quattro giorni dell’Apollo 11 nel 1969 e lo straordinario ruolo di un paesino dell’Australia, dove la NASA decise di installare un enorme radiotelescopio per permettere la visione in tutto il mondo dello sbarco dell’uomo sulla Luna. 

9 dicembre, ore 21 

Uomini veri

di Philip Kaufman. Con Dennis Quaid, Sam Shepard, Barbara Hershey. USA 1983 – v. italiana (193’)

La storia avventurosa dei piloti che presero parte alle prime missioni aereospaziali della Nasa, e in particolare di Chuck Yeager che per primo superò nel 1947 la barriera del suono. Il film unisce bene la componente documentaristica a quella spettacolare grazie all’avvincente ricostruzione degli avvenimenti e a un ottimo cast. 

10 dicembre, ore 21 

Lo strano caso dei raggi cosmici

di Frank Capra, William T. Hurtz. USA 1957 – v.o. con sottotitoli in italiano (Documentario, 55’)

Un rarissimo e sorprendente esperimento del grande Frank Capra che si cimenta in un documentario sullo spazio, che ha per protagonisti tre insigni scrittori – Poe, Dickens, Dostoevskij, rappresentati da buffe marionette. Un intelligente mix di cinema dal vivo e di animazione, cui hanno dato un notevole contributo animatori della Disney e noti scienziati, che cercano di spiegare la complessa storia delle ricerche sui raggi cosmici dalla fine dell’Ottocento in poi. 

11 e 16 dicembre, ore 21

Il pianeta proibito

di Fred McLeod Wilcox. Con Walter Pidgeon, Anne Francis, Leslie Nielsen. USA 1956 – v.o. con sottotitoli in italiano (98’)

Classico della fantascienza cinematografica, è una fantasiosa rielaborazione della “Tempesta” di Shakespeare, in chiave psicoanalitica. Uno dei primi esempi maturi del genere, con uno dei primi personaggi-robot dello schermo. Un piccolo capolavoro brillante e intelligente che fissa i parametri dell’immaginario del cinema di fantascienza. 

12 e 20 dicembre, ore 21 

Blade Runner

di Ridley Scott. Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young. USA 1982 – v. italiana (117’)

Uno dei film di fantascienza più celebri di tutti i tempi, cult-movie dalle atmosfere magiche che ha cambiato per sempre il nostro immaginario del futuro. Immagini cariche di emozioni travolgenti e oppressive costruiscono la metropoli del futuro, modernissima e decadente scenografia dove si inseguono un cacciatore di taglie e “replicanti” ribelli, uniti dalla paura della morte. 

13 e 17 dicembre, ore 21 

L’ignoto spazio profondo

di Werner Herzog. Con Brad Dourif, Ellen Baker, Donald Williams. Francia, Germania, Gran Bretagna 2005 – v. italiana (81’)

Un’avventura cinematografica monumentale, geniale, strabiliante e poetica. L’autore contemporaneo più visionario racconta, tra documentario e fantascienza, il viaggio allucinante e filosofico di un’astronave alla ricerca di altri pianeti su cui vivere, dopo che un’apocalisse ecologica ha reso vana la vita sulla terra.

Il progetto di sonorizzazione musicale live spaziale! è a cura di Giovanni Guardi.

Si ringraziano per la collaborazione alla rassegna cinematografica il Festival dell’Immaginario e Zero in condotta di Perugia

Si ringrazia Sony Pictures Entertainement, Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung, Cineteca di Bologna, Cineteca D. W. Griffith, Cinecittà Luce, Fandango, Warner Bros. Italia, International Entertainment Enterprises, Collettivo dell’Immagine, Boschetto, Lab 80 Film, Emme Cinematografica 

informazioni:
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 a, Roma

biglietto: intero € 4,00 – ridotto € 3,00
abbonamento alla rassegna € 25,00
www.palazzoesposizioni.it

Gary Cooper

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Il 13 maggio 1961 moriva Gary Cooper, l’attore che piu’ di tutti, tra i divi della prima stagione hollywoodiana, ha incarnato il mito positivo dell’americanita’: l’uomo onesto e franco, al limite dell’ingenuita’, pronto a pagare qualsiasi prezzo pur di non rinunciare ai propri ideali.

Frank J. Cooper, nasce il 7 maggio 1901, ad Helena, nel Montana. Gli studi sono quelli di agraria, ma il giovane Frank si stanca presto della campagna e si trasferisce in California per diventare caricaturista; Hollywood gli apre le porte come stuntman e Cooper inizia fare il cascatore nei film western, nel 1925 un piccolo ruolo in Tricks lo fa notare dalla Paramount che lo mette sotto contratto e il suo agente lo ribattezza Gary per non confonderlo con un altro attore.

Gary Cooper inizia a far carriera e ben presto, nel 1930 e’ il legionario Tom Brown, che la cantante Amy Jolly, interpretata da Marlene Dietrich, non esita a seguire nel film Marocco di Joseph von Sternberg.

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Gli anni ‘30 trasformano il bellissimo attore in un divo ed e’ conteso da tutti i piu’ grandi registi del momento: oltre a von Sternberg, Gary Cooper lavora con Lubitsch nel 1933 (Partita a quattro) e nel 1938 (L’ottava moglie di Barbablu’) mentre nel 1936 interpreta per Frank Capra uno dei personaggi che meglio sintetizza la teoretica del regista, il milionario dal cuore d’oro Longfellow Deeds di E’ arrivata la felicita’, ancora per Capra sara’ l’ingenuo John Doe che arringa le folle in Arriva John Doe del 1941.

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Per un altro film del medesimo anno Gary Cooper vince l’oscar, Il sergente York, regia di Howard Hawks, ispirato alla vera storia di Alvyn York, un quacchero, inizialmente obiettore di coscienza durante la Prima Guerra Mondiale, che suo malgrado e’ costretto a misurarsi con un male assoluto come la guerra, questo film e’ forse il primo vero tassello del mito dell’uomo integerrimo incarnato dall’attore che nel 1956 interpretera’ ancora un quacchero costretto suo malgrado all’uso delle armi ne La Legge del Signore di William Wyler.

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La fama di Gary Cooper non si appanna negli anni ‘40 anche se il decennio passa regalando pochi ruoli significativi all’attore, tra questi va ricordato l’epocale Per chi suona la campana di Sam Wood del 1943.

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Il film che consegna Gary Cooper all’olimpo cinematografico arriva nel 1952: e’ Mezzogiorno di fuoco, dove l’attore disegna una perfetta maschera di uomo integro costretto a combattere da solo all’interno di un esemplare congegno filmico diretto da Fred Zinnemann.

Nel 1957 è il protagonista di Arianna, il film in cui Billy Wilder paga maggiormente il suo debito con Lubitsch, nello stile e nella scelta degli attori, volendo uno dei protagonisti della grande stagione americana del maestro berlinese.
Da sempre legato al genere western, sul finire degli anni ’50 Gary Cooper e’ protagonista di due western crepuscolari, opere di due maestri della nuova concezione del genere, Dove la terra scotta di Anthony Mann del 1958 e L’Albero degli impiccati girato da Delmer Daves l’anno seguente.

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Nel 1961 riceve un’oscar alla carriera, ma non puo’ andare a ritirarlo perche’ gia’ gravemente colpito dal tumore che lo stronchera’ qualche mese dopo.

Rock Hudson

Rockhudson Oggi Rock Hudson compirebbe 80 anni, invece se ne ando’ il 2 ottobre 1985, prima illustre vittima dell’AIDS, la sua morte fece molto scalpore perche’ attiro’ definitivamente l’attenzione su una malattia ancora poco conosciuta che fino a quel momento si pensava fosse relegata ai bassifondi della droga e dell’omosessualità.
C’e’ un bel saggio online che analizza a fondo la figura di Rock Hudson, della maschia cultura americana anni ‘50 di cui fu simbolo, delle ambiguita’ celate in molti suoi film e delle conseguenze che suscito’ la sua malattia tenuta nascosta fino all’ultimo a cui vi rimando; a me interessa ricordare che nonostante l’attore, sia arrivato al cinema per via del suo fisico imponente e affascinante (leggenda vuole che il nome Rock derivi dalla Rocca di Gibilterra) abbia poi lasciato opere di ottimo livello nella storia del cinema a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60, soprattutto in collaborazione con Douglas Sirk.
Segnalo anche a sua partecipazione ai primi due dei cinque western che Anthony Mann girò con James Stewart: Winchester 73 e Là dove scende il fiume.
Il primo incontro col regista avviene sul set de Il capitalista del 1952, collaboreranno ancora nel mediocre Il Figlio di Kociss prima di creare i capolavori del melo’ La Magnifica ossessione (1954) e Secondo Amore del 1955, in questi due film il bel Rock Hudson fa coppia con la “bruttina stagionata”, nonche’ prima moglie di Ronald Reagan, Jane Wyman.



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Per Sirk l’attore interpreta anche Come le foglie al vento nel 1956 e due anni dopo Il trapezio della vita.
Non va dimenticato che fu il protagonista de Il gigante (1956), noto per essere stato l’ultimo film di James Dean.



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Il decennio successivo vede Rock Hudson specializzarsi nelle commedie romantiche, spesso accanto alla “vergine di ferro” Doris Day, da segnalare anche una leggerissima ma graziosa commedia del 1961, Torna a Settembre dove interpreta l’amante americano che non si vuole impegnare, della nostra Gina Lollobrigida.
Nel 1964 e’ protagonista dell’ultima commedia firmata da Howard Hawks, Lo sport preferito dell’uomo.

StarWars: le mostre

Starwartheshow Il capitolo conclusivo di StarWars potra’ non aver soddisfatto tutti i palati, ma di certo la chiusura della saga di George Lucas e’ un evento epocale se viene celebrata con un’esposizione alla Triennale di Milano, StarWars, the show e la mostra sul cinema di fantascienza, Cose da un altro mondo inaugurata martedi 24 maggio al Museo del Cinema di Torino, dedica un’ampia sezione ai giocattoli da collezione di StarWars perche’ e’ con il film di Lucas che il merchandising di fantascienza esce dal contesto dei giocattoli per l’infanzia e diventa oggetto di culto per gli adulti.

Cosedaunaltromondo Ho gia’ visto la mostra di Milano che e’ ben fatta e permette di approfondire i temi e l’immenso lavoro che sta dietro a StarWars.
Modelli a grandezza naturale degli sgusci de La minaccia fantasma, costumi di scena di molti personaggi: c’e’ anche la mise succinta che trasformo’ Carrie Fisher in un sex-symbol quando la Principessa Leila (Leia nella versione originale) apparve incatenata a Jabba The Hutt, modellini di edifici e l’antro che Luke Skywalker deve attraversare ne L’impero colpisce ancora per confrontarsi con la Forza, mentre schermi al plasma rimandano i momenti topici dei film.
Leila
Proprio rivedendo i vari spezzoni mi sono accorta di una cosa che manca totalmente nella nuova trilogia: lo scontro tra i sessi mutuato dalla commedia sofisticata e da Howard Hawks in particolare, felicemente impersonato da Jan Solo e la Principessa Leila con Luke che veste, suo malgrado, i panni dell’antagonista. La folgorazione pero’ l’ho avuta guardando i disegni che portano alla creazione di C3PO: se non avessi visto coi miei occhi uno schizzo con la scritta "this one is right" mai avrei intuito che lo storneggiato traduttore derivasse nientemeno che dalla sensuale donna-robot di Metropolis!
Metropolis

E siccome giusto martedi’ scorso ho rivisto Metropolis, che apriva la sezione filmica della mostra torinese, ancora sotto shock per la scoperta fatta pochi giorni prima a Milano ho notato altre somiglianze tra il capolavoro di Lang e l’epopea di Lucas che mi fanno pensare che il film tedesco sia tra i principali referenti del regista californiano.
L’invenzione architettonica: il futuristico profilo di Metropolis e’ l’archetipo di tutte le fantasiose citta’ di StarWars, sviluppate verso l’alto.
L’uso tecnologico: nella versione filologicamente restaurata da Enno Patalas si vede Joh Federsen usare un videotelefono!
L’inventore pazzo, Rothwang ha perso una mano nei suoi esperimenti, quindi calza un inquietante guanto di pelle nera, che in StarWars e’ il tratto distintivo della famiglia Skywalker, in particolare di Darth Fener, anzi Darth Vader, come vuole la versione originale e indovinate qual’e’ l’ unico appellativo che il giovane Freder utilizza per rivolgersi al padre dittatore? Vater! Forse nella Berlino del ’77 qualche acuto cinefilo poteva gia’ intuire che Darth Vader era l’incarnazione dell’ingombrante figura paterna da combattere…