Lasciami entrare

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Svezia, primi anni 0ttanta: Oskar, dodicenne vittima della banda di bulli della sua scuola, trova la forza di ribellarsi ai soprusi grazie all’amicizia con Ely, una strana bambina che va ad abitare nell’appartamento vicino al suo.. 
Nuova declinazione del tema del vampirismo che punta sull’angosciosa scoperta della mancanza di innocenza dei bambini che si affacciano all’adolescenza, sottolineando un tema attuale come quello del bullismo. Infanzie un po’ slabbrate che cercano una strada qualsiasi per sfuggire alla solitudine in cui li getta un mondo fatto di adulti disillusi o compresi nell’inseguimento delle lori illusioni (i genitori di Oskar, i beoni del quartiere).
 Il regista Tomas Alfredson compone immagini bellissime esaltando le fredde geometrie razionaliste dei sobborghi di Stoccolma, avvolte quasi sempre nelle gelide e scure notti svedesi rese irreali dal riverbero della neve a cui si contrappone la luce fintamente calda degli interni. 
C’e’ qualche breve momento di comicita’ involontaria come quella dei gatti che assalgono la neovampira, ma per il resto il film e’ lodevole soprattutto nel condurre la vicenda verso un presunto lieto fine lasciando solo intuire il destino amaro di chi vittima lo e’, forse, per predestinazione.

Perche’ ho tolto il blogroll

Visto che e’ una domanda che mi e’ stata posta piu’ volte in diverse sedi rispondero’ pubblicamente a chi e’ cosi’ interessato a codesta questione.
Ho tolto il blogroll perche’ buona parte dei blog segnalati era ormai inattiva da tempo e siccome molti  dei blog  in standby erano quelli con cui avevo rapporti piu’ stretti, davvero non avevo cuore a un repulisti lasciando solo i blog attivi con cui avevo effettuato solo uno scambio di link per educazione o per esplicita richiesta, per cui ho deciso di eliminare il blogroll la cui funzione del resto e’ sostituita da tempo dalla lettura dei feed aggiornati dei blog che realmente mi interessano.
Quindi si tratta di una motivazione puramente sentimentale, se poi qualcuno risente del calo di qualche decimo di punto su technorati (non credo davvero che li mio dis-link possa valere di piu’!) mi dispiace, ma al cuore non si comanda!

Valzer con Bashir

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Stranissima ma geniale commistione di linguaggi filmici per questa pellicola d’animazione che racconta in prima persona l’esperienza del regista come se si trattasse di un documentario: in sovrimpressione ci sono anche le scritte con il nome e la professione delle persone intervistate. 
La trama e’ semplice: Ari Folman si accorge, parlando con un amico, di non avere ricordi di quando era soldato in Libano, nel 1982; si confronta allora con amici e terapeuti per cercare di recuperare la propria memoria storica e quella di un’intera generazione costretta dagli orrori della guerra a rimuovere parte delle proprie esperienze, tipo quella di aver assistito alla strage nei campi di Sabra e Chatila che ospitavano profughi palestinesi. 
Una riflessione sulla memoria e soprattutto su certi quesiti sulla natura umana che sorgono quando ci si trova di fronte a massacri immani, una sorta di risposta anche alla Shoah, fantasma che agita il back ground del regista, figlio di deportati: chi non si e’ mai chiesto di fronte all’Olocausto come il popolo tedesco abbia potuto assistere senza fiatare ad un orrore simile? Valzer con Bashir risponde anche a questa domanda facendosi seguire passo passo i meccanismi di difesa che scattano nella mente umana di fronte all’indicibile. Che la mente dell’uomo non sia in grado di tollerare la strage e preferisca rimuoverla non e’ una passiva giustificazione di fronte agli orrori della guerra ma un drammatico monito per non doversi trovare a gestire qualcosa che la nostra intima natura non e’ in grado di accettare. 
Per questi motivi il messaggio che il fim porta, trascende di gran lunga l’attenzione che i media gli hanno dedicato additandolo come un anomalo miracolo pacifista proveniente da Israele, Paese che in questi ultimi tempi non si e’ certo distinta per spirito di fratellanza.
Piu’ interessante sarebbe riflettere come nazioni differenti della devastata area medio orientale riescano a toccare vette di eccellenza artistica attraverso un linguaggio filmico solitamente dedicato all’infanzia come il cartone animato, penso ovviamente a Persepolis dello scorso anno: anche in quel caso l’immagine e la parola erano insufficienti a raccontare l’orrore che andava sublimato attraverso la fantasia e credo che il finale di Valzer con Bashir, fatto di filmati di repertorio risulti cosi’ toccante proprio perche’ si arriva alla tragedia con gli occhi “vergini”, protetti dallo sguardo poetico e simbolico che solo l’animazione consente di realizzare.

Un matrimonio all’inglese

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Il giovane rampollo di una nobile famiglia inglese torna al castello avito portando da Montecarlo un’ingombrante sorpresa: la maliarda moglie americana dal passato burrascoso..
 
Per la serie debbo fidarmi esclusivamente del mio istinto va detto che i trailer de Un matrimonio all’ inglese non mi avevano entusiasmato e me lo sarei peso volentieri ma le critiche piu’ che buone e l’assoluta mancanza di alternativa del periodo post-natalizio, mi hanno portato a vedere questa pellicola che mi ha decisamente annoiato: se e’ indubbiamente ottima la ricostruzione storica, se e’ intelligente e graffiante il plot scritto da uno dei maestri della commedia inglese del XX secolo, Noel Coward, la sagacia delle battute si perde in un’eccessiva ridondanza stilistica (le innumerevoli immagini riflesse in ogni dove, dagli specchi ai pomelli delle porte!) e soprattutto non funziona l’amalgama tra la partitura comica e il lato tragico dei personaggi della disinibita moglie americana e il suo disperato suocero: se il regista, Stephan Elliott, ha detto che la commedia va dosata come una spezia e non come una salsa, perche’ ha rovinato la ricetta con densi e noiosi pistolotti sull’ammmore e la condizione umana?
Sopravvalutato.

La duchessa

Laduchessa

La diciassettenne Georgiana Spencer va sposa al ricco Duca di Devonshire con il compito ben preciso di dargli un figlio maschio. Il conte e’ un uomo prosaico tanto la moglie e’ raffinata e romantica quindi il loro matrimonio si rivela ben presto infelice anche per la lunga attesa del sospirato erede. Per consolarsi dell’insoddisfazione matrimoniale il duca non esita a prendersi come amante la migliore amica della moglie che vive sotto il loro tetto e l’allegra convivenza continua anche quando Georgiana scopre la tresca. La duchessa intanto ha ritrovato l’amore tra le braccia di uno spasimante dell’adolescenza a cui la lega lo spirito sognatore e l’interesse politico.. 
Tratto dalla biografia firmata da Amanda Foreman, un biopic su un’antenata di Lady D. (non per nulla chiamata Lady G.): esistono davvero molte analogie tra le due Lady di casa Spencer? Non cosi’ tante a mio parere, forse solo un certo spirito romantico e ingenuamente ribelle che non consente alle due donne di misurarsi con la probabilissima infelicita’ di un matrimonio di interesse che si fonda esclusivamente sulla necessita’ di continuare la dinastia. 
Il film di Saul Dibb permette di godere di una raffinatissima messa in scena fatta di elegantissimi palazzi e costumi sfarzosi; quando la pellicola vuole tentare la dnuncia della dura condizione femminile finisce un po’ nel ridicolo: dubito che le urla di una donna stuprata nella camera da letto di un piano nobile potessero arrivare fino al vestibolo del palazzo data la robustezza dei muri, ma qualora cio’ fosse possibile e’ ben difficile che sul volto di un lacche’ si dipingesse la pieta’ e il disgusto come avviene nel film.