Gremlins

USA 1984, Warner Bros
con Zach Galligan, Phoebe Cates, Hoyt Axton, Polly Holliday, Frances Lee McCain, Judge Reinhold, Dick Miller, Glynn Turman, Keye Luke, Scott Brady, Corey Feldman, Jonathan Banks, Edward Andrews
regia di Joe Dante

L’inventore fallito Rand Peltzer si trova a Chinatown per vendere le sue invenzioni quando in un vetusto negozietto trova un adorabile creatura, un Mogwai che decide di regalare al figlio come regalo di Natale. Le regole per gestire la bestiola sono apparentemente semplici, non esporlo alla luce, non bagnarlo e soprattutto non dargli da mangiare dopo la mezzanotte. Ovviamente Billy infrangerà involontariamente le tre regole portando il mogwai, chiamato Gizmo, a generare una schiera di piccoli molto aggressivi che ben presto mutano in orridi mostriciattoli che finiscono per seminare il terrore nella pacifica Kingston Falls…

Il regista Joe Dante e lo sceneggiatore Christian Columbus,  frenati dal produttore Spielberg, decidono di sconvolgere il genere della commedia natalizia con un’orda d’irriverenti mostriciattoli tanto simpatici quanto pericolosi in questo capolavoro della horror comedy anni ’80, che è una sarabanda di citazioni:  l’introduzione a Chinatown con la voce off del protagonista rimanda al genere noir e quindi avvisa lo spettatore che una situazione inusitata e catastrofica verrà a sconvolgere l’esistenza del protagonista.

L’evoluzione della vicenda è divisa in capitoli segnati dai film che appaiono in tv: la calda atmosfera natalizia della tipica cittadina di provincia è introdotta da La vita è meravigliosa, il film natalizio per antonomasia di Frank Capra; i fotogrammi con Clark Gable appartengono al film Indianapolis del 1950 e aprono alla sottotrama amorosa tra Billy e Kate e non a caso il titolo originale del film è To Please a Lady (letteralmente per compiacere una signora)

I riferimenti poi tornano ai gremlins che diventano aggressivi dopo un periodo di muta nel bozzolo proprio come i baccelli de L’invasione degli ultra corpi che passa alla tv.

Dopo aver devastato la città con scene demenziali che parodiano tutti i grandi successi dei primi anni ’80 compreso il rovesciamento di “telefono casa” di E.T.  (qui è Ciuffo Bianco che taglia i fili e impedisce una telefonata che potrebbe salvare la città) i gremlins vanno al cinema e guardano il classico Disney Biancaneve e i sette nani, tra le tante letture della scelta non va dimenticato l’omaggio alla casa di produzione che aveva pensato di trarre un film dal racconto Gremlins di Dahl a cui Columbus s’ispirò per scrivere la sceneggiatura di questo film. 

Billy e Kate salvano la città mandando a fuoco il cinema: che anche Gremlins sia uno dei rimandi cinefili del catartico finale di Bastardi senza gloria di Tarantino? Di certo lo schermo a brandelli con i mostricci in fuga a me ha fatto ricordare la battaglia contro lo schermo del Don Quixote di Orson Welles.

via GIFER

Referenti altissimi per una commedia che non lesina la satira dei costumi: ricordiamo che il vecchio Wing non vuole vendere il mogwai, è il nipote che per necessità di denaro rincorre il signor Peltzer e gli vende l’animaletto all’insaputa del nonno che torna nel finale come un deus ex machina a riprendersi Gizmo rimanendo scandalizzato del fatto che i Peltzer gli abbiano insegnato a guardare la televisione contaminando un essere misterioso dal potenziale angelico e diabolico con la più becera omologazione. 

Rand Peltzer è un personaggio ambiguo come sottolineato dalla sua introduzione nei bassifondi di Chinatown, un romantico inventore di prodotti inutili reso cinico dalla necessità di denaro: vede la nascita dei piccoli mogwai come un evento da sfruttare e rivendere con il suo nome.

La satira contro l’edonismo reaganiano era netta anche se giocata sui toni della commedia e del fantastico.

La Bella Addormentata nel Bosco

The Sleeping Beauty
USA 1959 Disney
regia di Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark




Labellaaddormentatanelbosco


I festeggiamenti della nascita della principessa Aurora sono funestati dall’arrivo della strega Malefica, che offesa per non esser stata invitata, profetizza che la bella principessina morrà al compimento del sedicesimo anno d’età pungendosi con un fuso. Fortunatamente Serena, l’ultima delle tre fate buone non aveva ancora espresso il suo augurio e riesce a trasformare la morte di Aurora in un sonno a cui porrà fine solo un bacio d’amore. Le tre fate buone si rifugiano nel folto del bosco dove allevano Aurora con il nome di Rosaspina senza ricorrere alla magia per non farsi scoprire da Malefica e cercare di sfuggire alla sua maledizione ma il giorno del compleanno di Rosa per ultimare l’abito con cui rientrare a palazzo, le tre fate ricorrono alla magia attirando l’attenzione della strega che può così portare a termine il suo piano ma quello stesso giorno Rosa ha incontrato nel bosco il principe Filippo a cui è promessa fin dalla nascita e tra i due è nato l’amore..




Sleepingbeauty


La Bella Addormentata nel Bosco è il sedicesimo classico Disney, un progetto molto ambizioso che occupò gli studi d’animazione per quasi un decennio puntando su molte innovazioni tecniche come la presentazione in 70mm e la stereofonia a sei canali ma all’uscita la pellicola non ottenne un grande successo né di pubblico né di critica tanto che le fiabe classiche come le precedenti Biancaneve e i sette naniCenerentola furono abbandonate fino al 1989 quando venne realizzata La Sirenetta.




SleepingBeauty


Probabilmente l’idea di appoggiarsi alla fiaba classica che aveva avuto due illustri antesignane, fu scelta proprio per potersi dedicare alle innovazioni tecniche ma si rivelò un’arma a doppio taglio perché sorse la necessità di distinguere nettamente personaggi e situazioni che potevano riallacciarsi alle opere precedenti.

Bellaaddormentata

Benché Walt Disney, occupato in altri progetti commerciali, seguisse poco la lavorazione del film, La Bella Addormenta nel Bosco è quello che forse rispecchia di più il suo desiderio di collegare i suoi lungometraggi alla storia dell’arte. Ambientando la vicenda nel XIV secolo, il modello a cui ispirare il disegno diventa il Rinascimento tedesco e le miniature de Les Très Riches Heures du duc de Berry, il cui azzurro intenso caratterizza gli abiti di Re Uberto, padre di Filippo.
Se la storia stenta un po’ a partire i momenti migliori arrivano quando Malefica scopre il nascondiglio della principessa: la sequenza dell’ipnosi di Aurora e quella del combattimento di Filippo con il drago s’ispirano alle classiche ispirazioni orrorifiche di Walt Disney: il simbolismo e l’espressionismo cinematografico tedesco.

Il barone di Munchhausen

MunchhausenMünchhausen
Germania 1943 UFA
con Hans Albers, Ferdinand Marian, Hermann Speelmans, Ilse Werner, Brigitte Horney, Käthe Haack
regia di Josef von Baky

Dopo una festa in costume, il barone di Munchhausen rievoca le avventure del famoso antenato settecentesco: la conoscenza con Cagliostro, la relazione con Caterina di Russia, il viaggio sulla palla di cannone che lo rende schiavo dei turchi, la liberazione grazie a una scommessa con il sultano e conseguente fuga con Isabella d’Este dall’harem alla volta di Venezia, qui sfugge all’inquisizione su un pallone aerostatico che porta Munchhausen e il suo fedele servo Christian sul lato nascosto della Luna..

Il barone di Munchhausen ha segnato la mia infanzia con il suo spirito avventuroso e fantastico: era, se non erro, un classico natalizio poi è scomparso per decenni dai palinsesti televisivi.
Sono contentissima di aver ritrovato intatto la fantasmagoria che mi aveva colpito da bambina, i colori e i toni da cartone animato e anche di non dover provare imbarazzo perché il film è in realtà un caposaldo della propaganda nazista, fortunatamente non nei contenuti, puramente d’evasione, ma nell’esaltazione tecnica del cinema tedesco: per il venticinquesimo anniversario della fondazione dell’UFA, Goebbels voleva dimostrare che la cinematografia tedesca era tecnologicamente avanzata come quella americana e in grado di offrire un prodotto simile se non superiore a Il Mago di Oz del 1939 e al cartoon della Disney Biancaneve e i sette nani che nel 1937 era stato eletto miglior film.




CagliostroMunchhausen


Per l’adattamento si sceglie un classico fantastico della letteratura tedesca, Il barone di Munchhausen che già Melies aveva portato sul grande schermo nel 1911.
Imponente la realizzazione: nel cast compaiono i grandi nomi della cinematografia tedesca, anche se i ruoli sono brevi; le porcellane per la cena di gala alla corte di Caterina di Russia sono vere porcellane Meissen settecentesche; le riprese a Venezia furono realizzate nella città lagunare e per realizzarle si chiuse per un giorno il Canal Grande.




MunchhauseneChristian


Anche dal punto di vista degli effetti speciali la pellicola si rivelò all’altezza degli standard dell’epoca con il segmento sulla luna con gli abitanti della luna che possono staccarsi a piacere la testa dal corpo.
Coloratissimi e fantasiosi i costumi che variano dalla fedeltà storica dell’abbigliamento del doge alla rivisitazione giocosa degli abiti turchi con turbanti e barbe esagerate.




BaronediMunchhausen


La trama è l’esaltazione dello spirito avventuroso, della curiosità per il mondo tanto che Muunchausen rinuncia al potere offertogli da Cagliostro in nome delle avventure e le donne, il finale che non rivelerò data la poca diffusione della pellicola, rappresenta il classico spirito fantastico tedesco, facendo slittare nel gotico i toni ironici che hanno caratterizzato tutta la pellicola, giusto corrispettivo dello slittamento iniziale quando l’interruttore della luce e l’auto parcheggiata in giardino fanno capire che la scena del ballo iniziale non era ambientato nel ‘700 ma si trattava di un ballo in costume.

Venere e il professore

A song is born
USA 1948 MGM
con Danny Kaye, Virginia Mayo, Steve Cochran, Felix Bressart, Benny Goodman
regia di Howard Hawks


VenereEilprofessore

Rinchiusi da ben nove anni nella loro accademia per scrivere una grande enciclopedia della musica con dischi annessi, sei illustri professori di musica, guidati dal musicologo Hobart Frisbee, non si accorgono che la musica è cambiata e ora il jazz e lo swing regnano nei locali notturni. Fatta la notevole scoperta grazie a due lavavetri di colore, il timido Frisbee s’avventura nella vita notturna della città per indagare il nuovo fenomeno. L’accademico chiede alla cantante Honey Swanson di rispondere ad alcune domande e la ragazza si rifiuta ma quando deve cercare un rifugio per nascondersi dalla polizia per non testimoniare contro il suo fidanzato malvitoso, Honey si ricorda del professore e si presenta all’accademia nel cuore della notte..




Venereprofessore

Howard Hawks gira il remake musicale di un suo film del 1941: Colpo di Fulmine con Gary Cooper e Barbara Stanwyck, che si guadagnò una nomination agli Oscar.
La trama è piuttosto scontata: la ragazza non è così cinica come vuol far credere e finisce per innamorarsi del professore timido ed impacciato che dovrà ricorrere all’astuzia e alla musica per liberarsi del boss e dei suoi scagnozzi.
Come nel film precedente si scorge un rovesciamento della fiaba di Biancaneve e i sette nani: anche qui i professori sono sette e invece di aiutare una dolce fanciulla rischiano di venire gabbati da lei.
Danny Kaye è forse un po’ penalizzato nel ruolo del timidone che lo costringe a tenere a freno la sua verve, infatti il momento migliore è quando interpreta il ballo samoano per convincere la filantropa che li sovvenziona a non tagliare i fondi alla ricerca: la filantropa è una vecchia zitella un po’ innamorata del professore e ovviamente cede (i soldi) alla danza d’accoppiamento, sperando in ben altro.
Nei panni del professor Gerkikoff troviamo il caratterista Felix Bressart, comparso in tre dei film americani di Lubitsch, in particolare era l’agente Buljanoff che si era fatto traviare dalla bella vita parigina in Ninotchka.

Asongisborn

L’interesse del film sta infatti nelle comparsate: al film partecipano le più note stelle del jazz, il clarinettista Benny Goodman fa addirittura parte dei sei professori, mentre gli altri partecipano interpretando sé stessi a partire da Louis Armstrong che nel 1956 parteciperà anche ad Alta Società, il remake musicale di Scandalo a Filadelfia.
L’elenco dei musicisti che suonano in Venere e il professore è impressionante: Tommy Dorsey, Charlie Barnet, Lionel Hampton, Mel Powell, i ballerini Buck and Bubbles che interpretano i lavavetri che fanno conoscere la musica d’improvvisazione agli accademici, doppiati vergognosamente in italiano e chiamati Bingo e Bongo. I gruppi The Page Cavanaugh Trio, The Golden Gate Quartet e Russo and the Samba Kings.

C’era una volta Walt Disney, alle origini dell’arte degli studi Disney

IletatiunfoiswaltdNel 2006 sono caduti i due anniversari di Walt Disney: i 40 anni dalla morte, avvenuta il 15 dicembre 1966 e i 105 dalla nascita (5 dicembre 1901) e Parigi ha celebrato queste date con una mostra molto interessante di cui sono venuta a conoscenza tramite Jiro .
L’intento dell’esposizione e’ quello di indagare sulle matrici artistiche e culturali che stanno alla base del fenomeno Disney, soprattutto dei bellissimi lungometraggi supervisionati direttamente dal fondatore della major tra il 1937, anno di Biancaneve e i sette nani che vince un oscar costruito su misura formato dalla classica statuetta a cui sono state aggiunte sette statuine in miniatura per premiare anche i nanetti e l’anno della morte, il ‘66 in cui esce Il Libro della giungla.
OscarbiancaneveE’ interessante vedere come l’ispirazione disneyana si fondi su una fusione: alle diverse matrici culturali europee, in pittura e’ lampante il riferimento ai simbolisti, al Dore’ e all’art nouevau, ma anche all’accuratezza naturalistica del gotico internazionale, mentre in ambito cinematografico Disney fu particolarmente sensibile all’espressionsmo tedesco; a questi stimoli, dicevo, si unisce l’ispirazione esclusiva ai volti delle dive hollywoodiane per definire i tratti delle eroine (un misto di Shirley Temple e Janet Gaynor per Biancaneve, Joan Crawford per Crimilde e Jean Harlow per la Fata dai capelli turchini in Pinocchio).
Non manca l’approfondimento sul celebre incontro tra Disney e Dali’ che tentarono una collaborazione rimasta incompiuta, il famoso Destino di cui viene trasmesso il magnifico cortometraggio di sei minuti montato nel 2003: un‘opera che se fosse uscita nei tardi anni ‘40 avrebbe sicuramente suscitato scalpore per la modernita’ del tema e dei tratti: il volto della protagonista ad esempio, mi ha ricordato molte eroine della piu’ recente produzione Disney.
L’ultima sala mostra invece l’influenza che i piu’ celebri personaggi disneyani hanno sull’arte contemporanea dopo esser diventati icone della cultura popolare moderna.
Se il tema era sviscerato in maniera approfondita e poteva fare la gioia di qualsiasi amante dell’arte altrettanto non posso dire della sistemazione dei materiali: disposti in teche attorno alle pareti delle sale, costringevano gli spettatori a formare lunghe code dato che spesso qualcuno si fermava per vedere gli spezzoni dei cartoon proiettati in mezzo alla sala; il fatto di aver visto la mostra nelle vacanze natalizie tra frotte di turisti con nugoli di bambini al seguito, convinti di assistere a un evento studiato per l’infanzia non ha certo giovato al mio godimento.

Il était une fois Walt Disney – Aux sources de l’art des studios Disney

16 septembre 2006 – 15 janvier 2007
Galeries nationales du Grand Palais
Entrée Square Jean Perrin
Paris