Perfect Strangers (Intermezzo matrimoniale)

Perfectstrangers Usa 1950 Warner bros
con Ginger Rogers,Dennis Morgan, Thelma Ritter
regia di Bretaigne Windust

Strana commistione di melo’ e film giudiziario per questo film passato tempo fa in Rai e visionato oggi pomeriggio, doppiato ma senza traduzione del titolo (del resto e’ il terzo film di matrice americana o anglosassone cosi’ intitolato).
L’ambientazione giudiziaria e’ tipica: una giuria chiamata a decidere le sorti del processo di un uomo sposato accusato di aver assassinato la moglie pr poter rifarsi la vita con l’amante: dettagliato il ripercorrere del formarsi della giuria, con le perplessita’ e i dubbi (lavorativi piu’ che morali) di chi dovra’ assumere questo impegno.
IntermezzomatrimonialeIl melo’ puritano si sovrappone al tema giuridico perche’ all’interno della giuria, che per decisione del giudice viene tenuta isolata affinche’ non sia influenzata dalla bagarre della stampa, si ripete la storia che sta alla base del processo: l’innamoramento tra un uomo sposato e una bella divorziata,che resa conscia proprio dal processo delle conseguenze che l’amore colpevole (?) avra’ sugli altri si ritira in buon ordine.
Interessante spaccato di un epoca sostenuto dalla recitazione perfetta di ottimi attori tra cui si distingue Thelma Ritter nella parte di una casalinga un po’ svampita.

Sky

Il gran giorno e’ alle porte: domani iniziera’ la programmazione di Sky, la nuova piattaforma satellitare nata dalla fusione di Tele+ e Stream.
Ridicoli cartelloni pubblicitari a parte, in questo mese di attesa abbiamo imparato a conoscerla e le prospettive sembrano allettanti: innanzitutto il prezzo di abbonamento e’ diminuito e l’offerta di canali aumentata, soprattutto per quanto riguarda il pacchetto cinematografico.
Se personalmente esulto pregustando le notti di halloween su Universal a base di vecchi horror, mi incuriosisce anche il modificarsi del canale Cult,che accanto ai due canali Raicinema pare trasmettere i film piu’ interessanti per qualita’ e (finora) scarsa visibilita’ spero anche in succulenti documentari o semplici schede di approfondimento su autori o titoli.
Tranquilizzante anche la situazione del canale Rai dedito alla fiction, che pare riservare uno spazio seppur minimo ai vecchi sceneggiati.
Il rammarico e’ per la chiusura di Cineclassic che ci aveva abituato alle chicche dei suoi fondi magazzino della RKO e che stasera dara’ un’addio grandioso agli abbonati italiani trasmettendo Quarto Potere e Susanna, ma nulla ci vieta di sperare che in un futuro nuovi accordi possano farlo rientrare nell’ attuale offerta satellitare.

il ciulatore del tempo

20091 Quando il tuo San Sebastiano di fiducia (a proposito: piacuta la foto? avrei potuto ossessionarti con antonello da Messina ma ho preferito qualcosa di piu’ moderno) e’ giu’ di morale e per giunta ti manda una bella citazione di Guccini [ma davvero vedi cosi’ il mio blog? :’-O ] tocca abbandonare le frecce al curaro e adempire antiche promesse.
Sviluppata nei primi anni novanta dalla sottoscritta e dalla sua compagna di ricerche Chiara, questa teoria vuole studiare il bizzarro fenomeno che colpisce in prevalenza in tarda eta’ liceale sicuramente in eta’ universitaria:  tu decidi di farti la tua sacrosanta telefonatina giornaliera di una decina di minuti prima di gettarti a capofitto sui libri , giusto per aggiornarti sulle ultime novita’..
Insomma quanto ci puoi impiegare a raccontare brevemente gli ultimi speteguless? Sembra strano ma come minimo passa un’ora, un’ora un quarto ed e’ il rientro improvviso di un genitore che con l’ultima bolletta in mano e una forbice minacciosa da un altra ti induce ad interromperti sul piu’ bello.
Ora io e la mia collega scienziata ci siamo sacrificate per anni tentando di risolvere questo rompicapo temporale e siamo giunti all’unica ed ovvia conclusione: esiste un ciulatore del tempo che si annida nelle cornette telefoniche e creando una bolla spazio-temporale si nutre del tempo che riesce a sottrarti: sono riuscita a dargli anche una fisionomia, non definitiva certo, in questa dimensione non e’ possibile avere altro che una visione distorta della realta’, comunque credo che si presenti come uno dei Grandi Antichi di Lovecraft, anzi probabilmente fa parte di quella cosmogonia ed uscito dal mondo sotterraneo si e’ rifugiato nel cavo di un telefono..

David Niven, the english gentleman

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A vent’anni esatti dalla scomparsa di un grande interprete della commedia inglese e americana, l’omaggio e’ doveroso.
David Niven, nato a Londra il 1º marzo 1910, ha rappresentato il prototipo del gentleman inglese: elegante sorriso ironico; sublime in Scala al Paradiso di Powell e Pressburger, lavoro’ anche con Lubitsch e Ford.
Vinse un oscar per una delle sue poche interpretazioni drammatiche Tavole separate, ma il ruolo tagliato su misura per lui resta il Phileas Fogg de Il giro del mondo in ottanta giorni.

Cane Bianco

Canebianco White Dog
USA 1982
con Paul Winfield, Kristy McNichol, Burl Ives, Paul Bartel
regia di Samuel Fuller



E’ la storia di un magnifico cane bianco (nel senso che e’ un cane lupo candido come la neve) addestrato per essere un cane bianco, cioe’ un cane addestrato all’assalto delle persone di colore.
Trovato casualmente da una giovane attrice, verra’ affidato ad un addestatore di colore che tentera’ di guarire la bestia dal razzismo istillatole dall’uomo.
Quando la giovane riceve la telefonata che il cane e’ probabilmente del tutto guarito e sta per uscire, alla sua porta si presenta il precedente proprietario, che a lungo aveva cercato; il razzista che aveva trasformato il cane in una terribile belva assassina e’ un quieto vecchetto che arriva accompagnato dalle dolci nipotine, a sottolineare che la crudelta’ umana si nasconde anche sotto le piu’ innoque apparenze.
Il cane morira’, perche’ riconciliato con la razza nera e non intimidito dalla ragazza bianca, non potra’ fare a meno di saltare alla gola del vecchio proprietario del centro di addestramento, che nella sua mente ormai associa a quella del vecchio crudele che aveva iniziato il suo folle addestramento: certo, sarebbe stato possibile recuperare il cane anche alla categoria "anziani", ma la drammaturgia ha le sue leggi.


Whitdog

E il film si chiude su un’ultima immagine del cane morto in un arena di sabbia, immagine quasi profetica del destino orrido che oggi tocca a tanti cani vittima della follia umana che ne fanno combattenti mortali.
Ma come ci insegna la LAV, con la sua campagna di recupero e di adozione adistanza di ex combattenti, tutti i cani possono essere recuperati, per certi appartementi alla mia specie, ho dei dubbi.

Art Deco 1910-1939

ArtDeco Ha avuto il sapore dell’evento la mostra sull’art deco (la prima cosi’ detttagliata) che si e’ chiusa a al Victoria&Albert Museum il 20 luglio scorso.
L’intento della rassegna e’ stato quello di dimostrare come questo periodo artistico rappresenti l’inizio dell’eta’ moderna e infatti non quadri o cimeli storici erano esposti nelle sale del VAM, ma oggetti ancor oggi di uso quotidiano, cioe’ quotidiano se si appartiene a una certa classe sociale, dato che nella prima sala faceva bella mostra di se’ un motore fuoribordo per motoscafo!
La caratteristica principale del deco infatti e’ l’ostentazione della ricchezza: da una naturale evoluzione dell’art nouveau con cui condivide le fonti: archaismi regionali e gusto esotico, questo stile raggiunge il massimo splendore nell’America dei “roaring Twenties”, dove i soldi erano facili e le donne ostentavano le mise e i giielli di cui abbiamo avuto un assaggio nella mostra.
Velluti, pelli e pietre preziose ricoprono i mobili e gli oggetti d’uso quotidiano., soprattutto quando l’art deco sbarca nelle regioni piu’ lontane e principesche quali l’India dei maraja.
In questi anni anche la vita dei comuni mortali registra dei cambiamenti: l’introduzione di nuovi materiali plastici come la bachelite, ma soprattutto le attenzioni vanno al lato ludico dell’esistenza: dal cinema al teatro (una significativa calca maschile si e’ fermata ancora oggi davanti al video di Josephine Baker che danza seminuda con suo gonnellino di banane) al turismo “di massa” se mi e’ concesso il termine: e allora poster di autostrade e trafori appena inaugurati, transatlantici mastodontici che solcano i mari e rendono piu’ vicina l’America dei grattacieli e del jazz, ma soprattutto di Hollywood!
E’ significativo che in questa mostra oltre a due quadri di Tamara di Lempicka, scelti per rappresentare la “smart girl” dell’epoca siano state le scene filmiche a darci testimonianza diretta dell’atmofera anche perche’ nell’ambito fotografico regna incotrastato Man Ray con il suo spirito sperimentale, cosi’ l’influenza egizia (la scoperta della tomba di Tutankamon avviene del 1922) e’ testimoniata. oltre che dai gioielli ispirati ai monili antichi, da foto di scena della Cleopatra di Cecil B. DeMille del 1934 interpretata da una splendida Claudette Colbert; l’atmosfera americana, accanto alle silhoutte dei grattacieli e alla musica jazz in sottofondo era data dallle immagini dei balletti di Gay divorcee (Cerco il mio amore) di Mark Sandrich con la celebre coppia Astaire Rogers, mutuate dagli spettacoli delle Ziegfeld Follies e quale ambiente piu’ deco’ del Grand Hotel dove recita la divina Garbo?
Ma le illusioni cinematografiche attirano meno l’attenzione delle signore che gli stupendi abiti da sera di Chanel, Patou o Schiapparelli, dei gioielli favolosi di Cartier e cosi’ rieccomi tra calca dei visitatori, mentre la mostra si avvia alla fine con gli oggetti sempre piu’ comuni dei tardi anni trenta: radio, affettatrici, un jukebox datato 1940: il mondo non sogna piu’.

Vi informiamo che dopo la tappa londinese la mostra sarà presentata al Royal Ontario Museum di Toronto (Canada) dal 20 settembre 2003 al 4 gennaio 2004, al Museum of Fine Arts di San Francisco (Usa) dal 13 marzo al 5 luglio 2004 e al Museum of Fine Arts di Boston (Usa) dal 22 agosto 2004 al 9 gennaio 2005.

Chi ha paura della psicanalisi?

Ieri sono andata a fare il vega test presso la mia farmacia all’avanguardia, quando la farmacista ha notato allegramente che mentalmente sto bene (!) altrettanto scherzosamente ho ribattuto che dopo quattro anni di analisi e’ il minimo. La reazione della dottoressa mi ha colpito perche’ si e’ sentita in dovere di scusarsi come se avesse fatto una gaffe.
Davvero ancora oggi andare in analisi e’ un fatto da malati e che va tenuto nascosto? Parrebbe di si, viste le reazioni che di solito provoco in chi metto al corrente di questo mio “vizietto”.
Dopo uno sguardo perplesso, l’interlocutore osserva che non saprebbe cosa raccontare, che sarebbe infastidito da una persona che vuole entrarti nella mente e facendo proprio quello che un attimo prima pareva disturbarlo profondamente, tenta di scoprire i segreti di questo cervellino balzano: parare questi colpi e’ facilissimo, basta chiedere con lo sguardo di chi ha finalmente trovato un compagno di sventura in questa valle di lacrime”Perche’? ..ci vuoi andare anche tu?!?” che subito risponde con un inorridito “no,no!” e l’argomento psicanalisi viene definitivamente abbandonato.
Ma oggi ho deciso di venire allo scoperto: morbosi dei segreti del lettino, e’ il vostro momento!
Debbo innanzitutto tristemente confidarvi che non sono pazza e tanto meno una personalita’ multipla come nel famoso film con Joanne Woodward La donna dai tre volti, e questa opera, fondamentale per l’approccio psicanalitico mio e della mia amica Chiara nell’adolescenza, non viene neppure studiato nelle universita’: anzi la mia psicologa non l’ha mai visto! (ma sicuramente un giorno riusciro’ a colmare questa sua grave lacuna)

La mia psicologa e’ un donnino veramente in gamba: non ha il classico studio con chaise long in pelle nera ne’ la pessima abitudine di sedermisi alle spalle: due comodissime poltrone faccia a faccia accolgono le nostre chiacchierate: posso proprio dire che parliamo in eguale misura, talvolta dei miei sogni, (le poche volte che ne ricordo uno) molto piu’ spesso le discussioni partono dal cinema dall’arte o dai libri: memorabile la volta che arrivai pressoche’ scandalizzata dal fatto che Tolstoj descrivesse il braccio della Karenina come grassoccio: e io che avevo sempre identificato il personaggio nella bellezza eterea di Greta Garbo!
Un altro tema su cui ci siamo soffermate per mesi e che rappresenta un punto di riferimento ancora oggi e ‘ Frida Khalo e spesso le sedute si trasformano in uno sfogliare di pagine di catalogo (altra nostra eroina e’ Georgia o Keffe).
Insomma nulla di eclatante, una monotona esistenza dedicata all’arte.. as usual.

Addio a Yvonne Sanson

YvonneSanson

Si e’ spenta all’eta’ di 77 anni la regina del melodramma italiano, con la sua bellezza piena e sofferta era l’interprete ideale dei film strappalacrime di Raffaello Matarazzo: la donna che nasconde un segreto,o che deve scontare la sua bellezza prorompente sempre unita all’ingenuita’, cadendo vittima di tranelli che la allontaneranno (spesso per sempre) dal suo grande amore (interpretato da Amedeo Nazzari) o addirittura dagli stessi figli.
I titoli piu’ famosi della sua carriera sono Catene, I figli di nessuno, Torna!, L’angelo bianco, titoli che sono gia’ tutto un programma: feuilletton cinematografici di grande successo, a cui Matarazzo seppe dare uno spessore e a volte incapparono anche nella rigida censura cattolica degli anni ’50: l’adulterio, vero o presunto, era sempre dietro l’angolo.

L’attrice era nata in Grecia, a Salonicco il 29 agosto 1925 e solo nel 1943 era arrivata in Italia in cerca di fortuna iniziando una carriera da indossatrice. Notata da un produttore appare per la prima volta sullo schermo nel 1946 in La grande aurora di Giuseppe Maria Scotese ma è il terzo film del 1947 diretto da Alberto Lattuada, Il delitto di Giovanni Episcopo a farla notare da critica e pubblico. Nel 1949 con Catene inizia la collaborazione con Matarazzo e Nazzari che segna un capitolo estremamente peculiare della storia del cinema italiano.