Kill?

Il romanzo di Roberto Vacca, acquistato dopo aver letto la segnalazione di KinemaZone e divorato in una notte, racconta le disavventure di Giacomo Elliot, promotore finanziaro che del tutto accidentalmente sventa un attentato a Silvio Berlusconi. L’uomo fatichera’ non poco a liberarsi dagli assidui tentativi di ringraziamento del premier e dei propositi di vendetta dei terroristi.
Vacca riporta in auge un genere ormai comparso, quello del panphlet: dietro la storia narrata con uno stile asciutto e secco, si nasconde un’ analisi dolorosa del nostro paese, rovinato dall’approsimazione e dalla presunzione di un potere che non riesce a guardare piu’ in la del proprio naso e del proprio interesse.
La piena proprieta’ linguistica di Vacca (non solo dell’italiano, ma anche dell’ingese, dello spagnolo e del latino) sottolinea anche l’approsimazione culturale e linguistica di una nazione che vorrebbe stare tra le piu’ grandi potenze del mondo: imperdibile il brano della correzione via telefono del linguaggio manageriale.
Il giudizio su Berlusconi e’ lapidario e raccapricciante, dubito che il Cavaliere o chi per lui l’abbia capito…

20 centimetri

Il trans Marieta non ha ereditato solo il nome del padre all’anagrafe, Adolfo, ma anche “un gioiello di famiglia” lungo venti centimetri che e’ il suo maggior cruccio: l’incolmabile distanza tra lei e la completa femminilita’. Altra caratteristica della nostra eroina e’ di soffrire di narcolessia e cadere addormentata nei momenti piu’impensati facendo stupendi sogni in technicolor ed in chiave musicale.



20centimetros


Il secondo lavoro di Ramon Salazar e’ uno strano ibrido tra musical e realismo che talvolta sfugge di mano al giovane epigono di Almodovar: in particolare ho trovato poco chiaro il finale, Marieta realizza il suo sogno, ma il presunto happy end lascia sconcertati perche’ i segnali sullo sfondo lungo tutto il film, animali squartati a mercato, maschere d’arredo tristi se non orrorifiche, la fine del personaggio interpretato da Rossy de Palma, facevano presagire una soluzione tragica o per lo meno fallimentare.
Nel complesso pero’ siamo di fronte a un’opera originale e divertente che ha nei momenti musicali i suoi punti di forza: si ripercorre la storia del musical classico americano, citando Marilyn, Cabaret e Grease per arrivare al videoclip facendo il verso a Marilyn Manson e cantando brani dei Queen, di Madonna e Sabrina Salerno, ma c’e’ anche Parole Parole di Mina in versione francese. Superbo e’ il sogno-videoclip sulle note di True Blue di Madonna: Marieta sfuggira’ la realta’ nella narcolessia ma il suo sogno d’amore e’ estremamente lucido: dopo le gioie del matrimonio, le incombenze della figliolanza, le frustrazioni sfogate sul cibo, le corna ed il recupero del sentimento in vecchiaia: una spietata analisi dell’amore al giorno d’oggi in poco piu’ di tre minuti!
Protagonista assoluta del film e’ Monica Cervera che canta balla, recita in vesti maschili.
Attrice gia’ vista in Crimen Perfecto dov’era l’orrido cesso che faceva le scarpe a Gabriel, e musa ispiratrice di Salazar che l’ha scelta anche per la sua opera prima Piedras e per il corto d’esordio Hongos, la Cervera sta dimostrando un grande talento: se e’vero che una brava attrice deve sapere anche esser brutta, questa donna non troppo piacente riesce anche ad esser bella, senza aver pero’ paura di mettere al servizio della macchina da presa il suo viso irregolare: quasi uno shock, visto dall’Italia, patria di attricette carine e siliconate e che esporta solo aldige bellezze mute (leggi Bellucci).


20cm

Se mi lasci ti cancello

Semilasciticancello Eternal Sunshine of the Spotless Mind
USA 2004
con Jim Carrey, Kate Winslet
regia di Michel Gondry

Ho acquistato il doppio dvd di The eternal sunshine of the spotless mind, poetico titolo (e’ un verso di Pope) orribilmente deturpato dalla traduzione italiana.
Il film mi e’ piaciuto molto per certi versi mentre non mi ha soddisfatto per altri. Ho amato molto la fotografia e la regia di Michael Gondry che e’ stato abilissimo nel rendere le atmofere surreali ed a tratti angoscianti dello script.
Ho trovato molto interessante la storia, anche se sono riuscita a sopportare a malapena il personaggio di Joel cosi noioso ed insicuro, di conseguenza la sua storia d’amore con la folle Clementine non mi ha convinto piu’ di tanto perche’ manca del tutto l’elemento giocoso. Anche il fatto che Joel cerchi di salvare il ricordo di Clem nascondendolo tra le memorie d’infanzia, se da una parte suffraga la teoria che una persona si innamora sempre di cio’ che gli manca, dall’altro dimostra che il protagonista non e’ altro che un povero sfigato, del resto anche se tutto il film si svolge nella sua testa, lui non fa che seguire , anche nel suo mondo piu’ intimo, le direttive di Clem.
All’antipatia del personaggio si unisce anche la scarsa considerazione che ho dell’attore che lo interpreta, Jim Carrey la cui prova per quanto osannata, mi e’ piaciuta poco perche’ trapelava lo sforzo compiuto dall’attore per trattenere la gigioneria che lo contraddistingue e credo che le scene d’infanzia siano state quasi obbligate per dargli modo di recitare sopra le righe come suo solito.
Mi e’ piaciuto molto l’innesto della storia di Mary, la segretaria della Lacuna: nel commento al film, regista e sceneggiatore sottolineano il contrasto tra la storia “tutto in una notte” del personale della clinica e i due anni d’amore di Joel e Clem, inoltre nella sezione delle scene tagliate c’e’ la versione integrale di quando Mary va a risentire il nastro della sua memoria perduta e scopre che il “buon” professore di sui si era innamorata l’aveva indotta ad abortire, peccato che questo particolare sia rimasto fuori dalla versione definitiva del film perche’ avrebbe sicuramente dato piu’ spessore alla scelta della ragazza di restituire i ricordi a tutti coloro che si erano serviti della clinica.
Questa sezione e’ forse la piu’ interessante del disco di extra: ci sono anche le scene con la fidanzata precedente di Joel, personaggio poi tagliato; la qualita’ del materiale girato avrebbe meritato una versione piu’ lunga del film perche’ le soluzioni proposte erano interessanti e molto spesso fortemente esaustive.
Poco soddisfacente invece il commento sonoro di Gondry e Kaufmann: innanzitutto anche la posizione all’interno del dvd lascia perplessi, non lo si trova nel menu’ principale ma tra le funzioni della scelta della lingua, poi si capisce chiaramente che i due erano molto disinteressati a questa operazione, soprattutto Charlie Kaufman: lo sceneggiatore parla pochissimo ed a monosillabi, ad un certo punto dopo un lungo silenzio Gondry gli ricorda che dovrebbero dire qualcosa.
Sinceramente come fruitori non se ne riceve una bella sensazione..

Il Re Scorpione

Rescorpione Stasera Canale5 trasmettera’ in prima visione per la tivvu’ generalista Il Re Scorpione, prequel assurdo del colossal piu’ brutto della fine del secolo scorso: La Mummia (1999) a cui era seguito un altrettanto deplorevole La Mummia – il ritorno (2001) la cui mancanza di originalita’ si rivelava anche nel titolo.
Il prequel si svolge in un epoca indefinita prededente al sorgere della civilta’ egizia, nella citta’ di Gomorra (!) ricostruita come neppure nei peggiori peplun teverini si poteva inventare, ed anche all’occhio meno allenato non possono sfuggire 4 colonne copiate papali papali da Cnosso.
Tra i vari demeriti del film c’era anche quello di voler lanciare nell’empireo cinematografico un campione del wrestling, The Rock (al secolo Dwayne Johnson), quale epigono dei vari Stallone o Scwharzenegger: l’attore si e’ rivelato una meteora dell’action movie e tenta di riciclarsi nella commedia come dimostra la sua partecipazione a Be Cool.
Pessime prove anche dal punto di vista dell’azione con scene che mancano di competenza: si va dai piu’ volgari colpi bassi a mosse pseudo marziali a la citazione de Il mio nome e’ Remo Williams dove il protagonista fermava le pallottole con le mani.
Mummia32 E pensare che l‘epopea de La Mummia e’ una delle piu’ gloriose della cinematografia horror di tutti i tempi: inizia nel 1932 con la prima versione di Karl Freund, dove Boris Karloff, reduce dal successo di Frankenstein da’ vita a Himotep, egizio incautamente riportato in vita dalla lettura di un antico papiro, con l’inganno si mette alla guida di una spedizione archeologica per ritrovare la tomba della sua amata e resuscitarla, ma al gruppo si unisce una donna che pare la reicarnazione stessa dell’antica principessa, mandando in confusione il perfido Himotep.
Da questo capolovaro prolifera una serie infinita di sequel e remake , di cui certo il piu’ famoso e’ quello prodotto dalla Hammer nel ‘59.
Mummia1959 In questa versione il protagonista e’ un sacerdote (interpetato da Christopher Lee) mummificato vivo per colpa del suo illecito amore verso una principessa del sangue, con il compito di vigilare sul sonno eterno del suo amore. Si risvegliera’ per salvare la tomba dell’amata dalla profanazione dei soliti incauti archeologi; il film diventa quasi un melo‘ fiammeggiante perche’ la somiglianza tra la figlia dell’archeologo e l’antica principessa causeranno l’imbarazzo della mummia che dopo aver seguito il suo amore redivivo fino a Londra, non trovera’ il coraggio di compiere la sua vendetta.
La versione del 1999 e’ solo una scusa per provare i nuovi effetti speciali consentiti dalla tecnologia digitale, la formula seguita e’ quella del film d’avventura con risvolti comici sulla scia di Indiana Jones ma il risultato e’ molto piu’ scadente: manca l’elemento basilare della sorprendente somiglianza tra la protagonista e la principessa morta e invece si introduce lo svarione storico delle 7 piaghe d’Egitto il cui numero viene pure aumentato..
L’incredibile successo del film ha permesso, purtroppo la realizzazione di un seguito dove la coppia di eroi prolifera: almeno nella serie de L’uomo ombra con Dick Powell e Mirna Loy in cui, con molta buona volonta’, e’ possibile trovare un precedente di queste avventure, i protagonisti si limitavano ad accudire un simpatico fox terrier di nome Asta!

Sean Connery

Seanconnery**L’attore è scomparso il 31 ottobre 2020**


Auguri a Sean Connery, uno degli attori piu’ affascinanti del cinema mondiale, famoso per esser stato il James Bond per antonomasia.
Nato ad Edimburgo, in Scozia, da una famiglia molto umile, Connery approda poco piu’ che ventenne al mondo dello spettacolo, il successo gli arride nel 1962 quando porta sullo schermo il famoso agente con licenza d’uccidere creato da Jan Fleming: indimenticabile la scena in cui si toglie la tuta da sub e sfoggia un perfetto smoking bianco, e altrettanto storico il nugolo di bond girl che lo circonda (tra tutte la stupenda Ursula Andress in bikini).
Sean Connery vestira’ sette volte i panni dell’agente segreto, ma riuscira’ a liberarsi con successo da questo ruolo anche perche’ negli anni (1962-1971 con un ritorno del 1983) in cui ha interpretato i film di 007 la sua carriera non si e’ mai limitata a quel ruolo, basti pensare che nel 1964 lavoro’ per Hitchcock in Marnie.


007licenzadiuccidere

Zardoz Gli anni ‘70 lo vedono impegnato in film di un certo spessore come Zardoz (1973) di Boorman, Il vento e il leone di John Milius e L’Uomo che volle farsi re di Huston, entrambi del 1975, Robin e Marian firmato da Richard Lester nel 1976.
Il decennio successivo Connery partecipa a produzioni piu’ di cassetta che decreteranno il successo del suo fascino a partire da Atmosfera zero del 1981 e il ritorno al ruolo di 007 con Mai dire mai.
Nell’86 e’ il nobile spagnolo maestro di Christopher Lambert in Highlander, l’ultimo immortale ed e’ il geniale Guglielmo da Baskerville nella trasposizione cinematografica de Il Nome della rosa.
Guglielmodab L’anno seguente gira The Untouchables – gli intoccabili di Brian de Palma e per il ruolo di Jim Malone vince l’Oscar.
La seconda meta’ degli anni ‘80 segna l’apice del suo successo che culmina nel ruolo del padre di Indiana Jones nell’ultimo episodio della saga, Indiana Jones e l’ultima crociata.
Meno significative le sue apparizioni negli anni seguenti, ma il vecchio leone di Scozia non demorde e si lamenta che Hollywood lo sta mettendo da parte.

clandestini in pubblicita’

E’ stata, e continua ad essere una delle pubblicita’ piu’ martellanti di quest’estate, ed io non riesco ancora ad abituarmi al suo stupido messaggio razzista. Mi riferisco alla pubblicita’ dell’aranciata San Pellegrino, fatta con sole arance siciliane quindi le povere arance clandestine che non passano la prova di Ciuri Ciuri vengono aspirate da un tubo e vanno incontro ad un ignoto, ma si presume terribile, destino.
E’ l’ingresso ufficiale della figura del clandestino nel dorato mondo della pubblicita’, che era gia’ stata introdotta con toni piu’ paternalistici dalla mucca esclusa dai verdi pascoli del Parmigiano: se la’ tutto era camuffato da toni sorridenti (“che buffa!” era la battuta che spesso concludeva lo spot) nel commercial dell’aranciata gli argomenti si fanno piu’ decisi: la scenografia bianca ed asettica lascia poco spazio al confronto e alla mediazione, l’arancia che conosce la cucaracha trema dopo esser stata scoperta e viene cacciata senza possibilita’ d’appello..
Sara’ solo un ridicolo messaggio pubblicitario, ma mi manda in bestia e non ci trovo niente di ironico come sostiene l’articolo di hideout: se e’ proprio necessario ragionare per luoghi comuni avrei trovato piu’ divertente un picciotto siciliano che mette in fuga a colpi di lupara le arance infiltrate..

Die bergkatze (The wild cat)

Die bergkatze%0AdiebergkatzeGermania 1921
con Pola Negri
regia di Ernst Lubitsch
titolo italiano Lo scoiattolo
titolo internazionale: The wildcat

Il tenente Alexis, damerino rubacuori, viene destinato ad una guarnigione spersa sui monti dove l’annuncio del suo arrivo mette in moto le trame matrimoniali della moglie e della figlia del comandante della fortezza.
Ma lungo il tragitto il bel militare viene aggredito dai briganti e si invaghisce, ricambiato, di Rischka, la figlia del capobanda..

Divertentissima commedia firmata dal regista tedesco che contiene i temi principali dell’opera lubitschiana: la satira sul potere e sul matrimonio sottolineati da una grande carica eversiva e da una scenografia ai limiti del surreale, caratteristiche che rendono il film particolarmente grottesco.
Il potere militare e’ messo alla berlina da soldati lavativi e codardi, mai pero’, quanto il loro comandante. Esilaranti le scene del trasferimento di Alexis con una folla di donne piangenti che accorrono per salutarlo, ironica precognizione di quel che, qualche anno dopo, si realizzo’ drammaticamente ai funerali di Rodolfo Valentino.
Altrettanto innoqua e’ la banda di predoni, comandata in verita’ dalla bella Rischka .
La passione che sboccia tra lei ed Alexis porta i terribili malfattori ad introdursi nel forte che sta festeggiando il fidanzamento tra il tenente e la figlia del comandante; i briganti si travestono e partecipano alla festa che si trasforma in un’orgia distruttiva, tra scambi di persona e continui furti.
Per quel che concerne il matrimonio, Lubitsch rappresenta chiaramente il suo pensiero mettendo in scena una cerimonia dove il legame tra i due promessi e’ sancito da una catena da forzati che lega i polsi dei due sposi.
Quando al bizzarro banchetto che segue le sue nozze, Rischka scopre dal foglio di giornale che fa da tovagliolo che anche Alexis e’ ormai convolato, scoppia in lacrime ed e’ commovente come il marito, che la ama veramente, forzi la catena per renderle la liberta’.
Ma quando la bella selvaggia si rende conto che anche la figlia del comandante e’ perdutamente innamorata di Alexis, fara’ di tutto per far disamorare di se’ il tenente e, riuscitaci tornera’ dal marito che nel fattempo ha sciolto metri di neve con le sue lacrime.
Se e’ chiaro il pensiero di Lubitsch sul matrimonio, molto piu’ complesse appaiono le sue idee sull’amore che pare funzionare solamente tra esseri simili e va conquistato con fermezza (il bislacco corteggiamento del predone a Rischka) e pazienza (la sopportazione da parte della moglie delle avventure sentimentali di Alexis).

Diebergkatzemascherino Oltre la scenografia di chiara matrice surrealista, la pellicola si distingue per l’uso originale del mascherino che fa da cornice al fotogramma: sono numerissimi e con le funzioni piu’ disparate, a volte puramente ornamentali, altre con il compito di dare enfasi all’immagine: la scalata al forte presenta un mascherino verticale che stringe l’immagine acuendone il senso di verticalita’, o addirittura con funzioni simboliche: le scene dei briganti hanno un mascherino a denti di pescecane con forte venatura drammatica che contrasta con la natura paciosa e smidollata della banda.

Il film, presentato a strade del cinema 2005 di Aosta, e’ stato musicato dal vivo dal gruppo fancese La Tendresse che ha fatto un’ottimo lavoro pieno di sfumature jazz che hanno sconfinato nel rock durante la simbolica cerimonia nuziale.
Coraggiosa ma interessante la scelta di rimanere in silenzio durante le scene della festa al forte, quando le immagini mostravano un’orchestra che suonava.

N.

  L’ennesima interessante coincidenza vuole che termini di leggere il romanzo di Ernesto Ferrero la  notte che precede l’inizio delle riprese cinematografiche (cioe’ oggi) del film diretto da Virzi’   e  tratto molto liberamente   dal libro: innanzitutto Martino Acquabona nel film sara’ giovanissimo  mentre nella narrazione e’ coetaneo dell’Imperatore malgrado all’inizio si  abbia la sensazione che sia un giovane idealista, ma N. e’ un testo molto  piu’ complesso di quello che appare dal suo scarno stile diaristico e benche’ di Napoleone vengano sottolineati tutti i peggiori difetti (molto dolorosi da leggere per una napoleonica per effetto pavloviano  come amo definirmi) alla fine il suo fascino rimane inalterato.
Virzi’  farà  invece “una rilettura ironico-patetica di Napoleone: una specie di fanfarone che fa un pò pena e un pò ridere ma suscita anche una specie di irresistibile attrazione".
Il suo Napoleone fanfarone sara’ interpretato da Daniel Auteuil e nonostante la bravura dell’attore non mi aspetto molto da questa caratterizzazione come non mi esalto’ nei panni del grande Corso, Marlon Brando, protagonista dell’insipido Desiree’.
Adoro invece le interpretazioni di Charles Boyer in Maria Walewska accanto a Greta Garbo e quella del grande ed unico Albert Dieudonne’ in Napoleon di Abel Gance; resto in attesa dell’imminente prova di Al Pacino nei panni di Napoleone relegato a Sant’Elena che amoreggia con una giovane britannica.


Chboyer

La nave delle donne maledette

La nave delledonnemaledette Italia, 1953
con Kerima, Ettore Manni
regia di Raffaello Matarazzo

Isabella, nobildonna spagnola, viene scoperta colpevole d’infanticidio la sera in cui si svolgono i festeggiamenti del suo fidanzamento, evento che avrebbe risollevato le condizioni economiche della famiglia. L’intrigante governante convince la cugina povera, Consuelo ad addossarsi la colpa per impedire che i suoi parenti benefattori finiscano sul lastrico: la ragazza accetta e viene condannata ai lavori forzati nelle colonie d’oltremare. Sulla stessa nave che conduce Consuelo al suo destino, sale la cugina con il marito che governera’ i possedimenti in terre straniere e il giovane avvocato che ha difeso la povera fanciulla ed e’ convinto della sua innocenza, non che perdutamente innamorato di lei..

Questa volta Matarazzo sposta l’azione in un tempo remoto perche’ il tema che va ad affrontare e’ troppo scabroso: una madre che si libera del neonato (nato gia’ morto) gettandolo in un pozzo.
La lontananza geografica e storica permette di creare anche un melo’ fortemente erotico, almeno per quegli anni perche’ le scene che al tempo suscitarono tanto scalpore e gli strali della censura oggi fanno un po’ ridere: ad un certo punto le forzate si ribellano e assaltano i marinai, ben presto la lotta a suon di schiaffoni si trasforma in baci appassionati, ma parte della ciurma non e’ stata ancora conquistata e allora le donne usano armi tipicamente femminili per convincerli ed e’ esilarante vedere il primo piano stralunato di un marinaio trasformasi nella soggettiva del suo sguardo, fisso su una parata di seni sovradimensionati (per giunta seminudi!) che avrebbero fatto la gioia di Russ Meyer!
L’azione ambientata in epoca settecentesca invoglia Matarazzo ad essere piu’ sadiano del solito e la virtuosa eroina subisce numerose angherie che culminano con la fustigazione imposta dalla cugina cattiva, che nel frattempo e’ diventata l’amante del capitano della nave.
Melodramma dalla forte carica eversiva che non salva nessuno dei rappresentanti delle classi ricche e parteggia apertamente per i derelitti, i poveri e gli ubriaconi; il film non si esime dalla solita catarsi finale tipica di Matarazzo che culmina nel rogo della nave da cui si salvano solo i puri, cioe’ Consuelo e l’avvocato che l’ ama.
Uno dei primo film italiani ad essere girato a colori, circola in televisione solo in una versione in bianco e nero.

Blueberry

Blueberry

Grandi stroncature per un film che a mio parere sta tranquillamente in piedi con la sua moralina new age, stemperata in una sana ironia, ed il colpo di scena finale.  Pellicola  che ha certamente  un grande fascino visivo grazie a una fotografia spettacolare  (con i paesaggi desertici messicani non poteva essere altrimenti) ed a particolarissime elaborazioni  digitali del “mondo degli spiriti”, che non sono piaciute quasi a nessuno ma che tutto sommato ci possono anche stare. Interessante e non banale anche l’uso del nudo integrale che pare richiamare L’origine du monde di Courbet.
Il difetto principale della pellicola sta nella sua superficialita: a meno di quarantott’ore dalla visione  mi dovrei sforzare per raccontare la trama e tutto cio che mi e’ rimasto in mente e’ qualche sprazzo di cielo azzuro: un film meno catastrofico di quanto si dica, ma drammaticamente piu’ banale.