Lo strano mondo di Daisy Clover

Inside Daisy Clover
USA 1965, Warner Bros
con Natalie Wood, Christopher Plummer, Robert Redford, Roddy McDowall, Ruth Gordon, Katharine Bard, Peter Helm, Betty Harford, John Hale
regia di Robert Mulligan



Insidedaisyclover


Anni ’30: la quindicenne Daisy Clover proviene da una famiglia disastrata dalla Grande Depressione, tenta un concorso canoro e viene scelta da un grande produttore hollywoodiano per diventare la nuova fidanzatina d’America. Il prezzo sarà far internare la madre un po’ svanita facendola passare per morta ma Daisy sembra trovare l’amore con un giovane attore che nasconde la sua omosessualità, cosa che la ragazza scopre dopo il matrimonio. La relazione con il tycoon e la morte della madre scuotono ulteriormente la ragazza che cade vittima di una profonda depressione sfiorando il suicidio.



Lo strano mondodi DaisyClover


Mentre l’epoca d’oro delle major è ormai al tramonto, la Warner, una delle più grandi e famose case di produzione, tenta questa critica dall’interno ma il film non fu successo né di critica né al botteghino causa anche dei pesanti tagli di produzione.
CJhUIl film è diventato un cult con il tempo anche per le vicissitudini della protagonista: Natalie Wood che iniziò la carriera cinematografica da bambina e morì misteriosamente cadendo da uno yacht, quindi è difficile guardare le scene di Daysy e Wade che si rifugiano sulla barca senza pensare al triste destino che sarebbe toccato all’attrice.
Un’altra attrice adolescente a cui sembra ispirarsi il film è Judy Garland: Daisy truccata da clown con la parrucca di lana gialla con le trecce richiama la Dorothy de Il Mago di Oz.



Lo stranomondodi daisyclover


Natalie Wood interpretò il film a 27 anni e quindi come quindicenne è poco credibile ma la sua bravura fa dimenticare questo dettaglio, molto bravo anche Robert Redford nei panni del fascinoso attore seduttore per nascondere la propria omosessualità: sa essere seducente e malinconico, conscio di inseguire amori che non potranno mai soddisfarlo. Milena (in originale Malora), la materna moglie del produttore è stata una delle sue amanti che per lui ha tentato il suicidio, Christopher Plummer è luciferino nei panni di produttore, glaciale e fintamente accondiscendente salvo accorciare sempre più “il guinzaglio” della sua stella.



Insidedaisyclover


Un ritratto torbido dei retroscena del mondo hollywoodiano nel periodo di suo massimo splendore costruito anche con filmati d’epoca. La costrizione in cui si cade Daisy è rappresentata dalle scene in stradine strette oppresse da edifici incombenti che siano quelli il vecchio luna park dove vive Daisy o i capannoni degli studios. Molti campi lunghi a sottolineare la solitudine della protagonista; notevole la scena della crisi di nervi nel camerino di doppiaggio con alternanza di silenzi, suoni tecnici e urla; lieto fine un po’ posticcio ma liberatorio.

Bagdad Café

Out of Rosenheim
Germania, USA 1987
con Marianne Sägebrecht, CCH Pounder, Jack Palance, Christine Kaufmann, Monica Calhoun, Darron Flagg, George Aquilar, G. Smokey Campbell, Hans Stadlbauer, Alan S. Craig, Apesanahkwat
regia di Percy Adlon



BagdadCafe


In vacanza in America con il marito, la bavarese Jasmin litiga con il coniuge e scende dall’auto con la valigia. Arriva al Bagdad Cafè, un motel distributore di benzina in mezzo al niente nel deserto del Mojave. A gestirlo c’è Brenda, che ha appena cacciato il marito fannullone (e la colpa è anche del marito di Jasmin anche lui sostato alla stazione di servizio). L’incontro tra la matronale tedesca e la sciatta americana non è dei più felici ma piano piano nascerà un’amicizia che trasformerà il Bagdad Cafè in un oasi nel deserto.


Bagdadcafe


La surreale commedia di Percy Adlon, reduce dal successo di Sugar Baby, sempre con Marianne Sägebrecht, anticipa per molti versi la commedia tipica del Sundance Festival: luoghi marginali, famiglia disfunzionale, personaggi bizzarri che in qualche modo riescono a superare le loro distanze (uscire dalla confort zone) e crearsi una loro personale felicità. Conditi da uno stile di riprese raffinato dalle inquadrature sghembe, gli elementi citati sono tutti presenti nel film: il caffè in mezzo al nulla sui bordi dell’autostrada, la nevrotica Brenda che gestisce motel, pompa di benzina e bar senza poter contare sull’aiuto di nessuno, cacciato il marito lazzarone non può far certo affidamento sui due figli, Sal che pensa solo al pianoforte e a fatica si occupa del figlioletto neonato e l’adolescente Phyllis che pensa solo ai ragazzi. Il caffè è il punto di ritrovo di una serie di personaggi sbandati che vivono nel motel: tra tutti la tatuarice Debby e l’ex scenografo di Hollywood Rudi Cox che si diletta di pittura e sarà il primo ad essere folgorato dalla grazia nascosta nell’austera Frau Muenchgstettner; ad interpretarlo c’è un bravissimo Jack Palance ex duro dei polizieschi anni ’50 che porta con incredibile eleganza una serie di variopinte di camicie di raso.



Bagdag cafè


Forse la rappresentazione dei due opposti femminili è semplicistica: l’opulenta e materna Jasmin in contrasto con la sciatta e secca donna di colore ma è interessante vedere come, man mano che si allentano le differenze tra le due donne anche le loro caratteristiche si ammorbidiscono: Brenda inizia a curarsi di più mentre Jasmin abbandona la sua rigidità teutonica: via il cappellino bavarese con le piume, i capelli sempre meno tirati nelle elaborate crocchie e indumenti sempre più scollati, fino a raggiungere l’accettazione delle proprie forme boteriane nell’evoluzione delle sessioni di posa per Rudi (il Mereghetti dice che i quadri sono stati realizzati veramente da Jack Palance).
Ci sono molti riferimenti alla pittura nel film, lo stesso regista dice di essersi ispirato a Dalì che ritroviamo neri colori vivaci della pellicola, c’è qualcosa di magrittiano soprattutto nella valigia maschile dato che Jasmin nella fuga ha preso quella del marito, la pompa di benzina in certe riprese ricorda il quadro di Hopper.
Bagdad Café è notissimo anche per la colonna sonora Calling you fu scritta appositamente per il film e divenne ben presto un successo mondiale tanto che dal film è stato tratto un musical oltre che una serie tv.

Diario di una donna perduta

Tagebuch einer Verlorenen
Germania 1929
con Louise Brooks, Fritz Kortner, Carl Goetz, Gustav Diessl, Franz Lederer, Michael von Newlinsky, Alice Roberts, Franziska Kinz, Arnold Korff, Andrews Engelmann, Valeska Gert, Edith Meinhard, Sybille Schmitz, Siegfried Arno, Kurt Gerron
regia di Georg Wilhelm Pabst



Diario di una ragazza perduta


L’adolescente Thymian Henning, sconvolta dal licenziamento improvviso della governante, cede alle lusinghe del socio del padre, il viscido Meinert che la mette incinta salvo poi rifiutarsi di sposarla. La ragazza viene spedita in un riformatorio e la bambina messa a balia. Il padre di Thymian intanto si è sposato con la nuova governante che lo induce a lasciare la ragazza al proprio destino nonostante Thymian abbia inviato il giovane conte Osdorff a perorare la sua causa. Il giovane, a sua volta ripudiato dallo zio, si offre di far fuggire la ragazza; con loro scappa anche Erika. Thymian corre subito a vedere la figlioletta e scopre che è morta, distrutta dal dolore si lascia trascinare nella casa di piacere dove lavora Erika e diventa a sua volta una prostituta. Quando dopo qualche anno muore il padre, la ragazza eredita le sue fortune ma preferisce lasciarle ai figli di Meta, gettata sul lastrico da Meinert. Osdoroff che si era offerto di sposare Thymian, si suicida. Il conte zio, sentendosi responsabile della morte del nipote, si prende cura della ragazza che per il suo nuovo rango, viene invitata a entrare nelle dame di carità. Uno dei primi impegni è proprio una visita alla casa correzionale da cui era fuggita. Quando Erika, finita ancora una volta in riformatorio, viene mostrata come caso irrecuperabile, Thymian non resiste e rivela il proprio passato accusando i due aguzzini che gestiscono il collegio



Diaryofalostgirl


Il titolo del film non è casuale: Thymian riceve un diario nel giorno della Cresima e l’oggetto accompagna la ragazza attraverso tutte le peripezie che l’aspettano, ad inaugurarlo è proprio Meinert che le scrive l’ora dell’appuntamento in farmacia, il tentativo di requisirlo da parte della direttrice del riformatorio scatena la ribellione delle collegiali che permette la fuga di Thymian e la sua amica, poi Erika, quando si dividono dopo la fuga, segna l’indirizzo della casa di appuntamenti che diventerà il rifugio delle ragazze fino alla morte di Osdorff.



Tagebuch einer Verlorenen


Diario di una donna perduta è un melodramma fosco che forma un dittico con il precedente Lulù Il vaso di Pandora approfondendo la condizione femminile nell’epoca della repubblica di Weimar, quello che colpisce infatti del film è il suo profondo realismo già mostrato nella scena iniziale: la governante Elizabeth scacciata malamente nonostante mostri gli abitini di un neonato, certamente figlio del farmacista che le preferisce una nuova amante, stavolta più furba che riesce a farsi sposare ai danni della figlia legittima. Nonostante l’astuzia, Meta nulla può davanti al potere maschile di Meinert che s’impossessa della farmacia incurante del destino della donna e dei suoi due figlioletti.
L’azione nel film passa quasi tutta attraverso le mani, molto spesso artiglianti come quelle di Meta che guida il destino del farmacista e peggio ancora come quelle del direttore della casa di correzione che ha il vizio di prendere le ragazze che gli sono affidate per il collo per costringerle alla vita grama che devono condurre: impressionante l’inquadratura della lista di Verboten, i divieti che regnano nel convitto.



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A volte le mani sanno anche accarezzare consolatorie ma spesso è un inganno, Pabst non salva nessuno: il padre di Thymian che si tiene accanto tutta la vita il seduttore della figlia scacciando lei, il giovane conte Orloff che finisce in un suicidio la sua carriera da mantenuto: avrebbe sposato Thymian solo dopo la sua eredità e con quella avrebbe rinverdito la sua posizione sociale. Anche la vecchia maitresse è materna e comprensiva ma ciò non toglie che sfrutti le ragazze che vivono sotto il suo tetto e anche il vecchio conte che si prende cura di Thymian per riscattarsi degli errori con il nipote, finisce per avere una relazione con lei, anche se la appoggia e la segue nella sua decisione finale e dice la battuta finale sull’amore che salverebbe tante ragazze perdute dal loro destino.



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Pabst ci regala un quadro sconfortante ma realistico del suo tempo dove tutto si riduce al sesso e al denaro e spesso sono presenti grandi mazzi di banconote che passano di mano.
Il segmento del film ancora oggi più potente è la parte ambientata nella casa di correzione: le ragazze costrette ai gesti meccanici ricordano gli operai di Metropolis, il godimento sadico della prevaricazione (l’estasi della direttrice durante la lezione di ginnastica) anticipa il delirio nazista.

L’inquilino del terzo piano

Le locataire
Francia 1976
con Roman Polanski, Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Bernard Fresson, Jo Van Fleet, Claude Piéplu, Shelley Winters, Lila Kedrova
regia di Roman Polanski



Le locataire


Il timido impiegato Trelkowski trova un appartamento da affittare in cui fino a pochi giorni prima abitava una ragazza che si è lanciata di sotto. Per aver la certezza di poter affittare l’appartamento, Trelkowski va a trovare Simone Chule in ospedale e qui conosce la sua amica Stella con cui ha un rapporto sessuale. Il giorno dopo Simone muore e il giovane impiegato può stabilirsi nel suo appartamento. Ben presto però Trelkowski inizia a sentirsi vessato dagli altri inquilini che lo accusano di essere rumoroso e disturbarli durante la notte. Affascinato dagli oggetti di Simone che sono restati nell’appartamento, Trelkowski si convince che i suoi vicini congiurino contro di lui per fargli subire la stessa sorte di Simone…



L'inquilino del terzo piano


Film poco amato da critica e pubblico all’uscita in sala, L’inquilino del terzo piano ha assunto col tempo lo status di film cult, chiudendo la cosiddetta trilogia dell’appartamento che comprende Repulsion e Rosemary’s baby la differenza sostanziale con gli altri due film che hanno per protagonista una donna, è il punto di vista maschile: Trelkowski è un polacco naturalizzato francese che deve sempre fare i conti con una latente xenofobia che lo porta ad essere particolarmente accondiscendente e a subire le pesanti ramanzine del suo vecchio padrone di casa e le lamentele dell’intero palazzo. Il barista sottocasa poi non considera le richieste del giovane e gli propone la stessa colazione e le stesse sigarette che fumava Simone. La rabbia trattenuta di Trelkowski si trasforma in una paranoia persecutoria dove si convince che i suoi “nemici” vogliano fargli ripercorrere il tragico destino della precedente inquilina.



L'inquilinodel3piano


Fragile e suggestionabile, Trelkowski nasconde delle ambiguità morali e forse delle devianze sessuali: l’interesse per la sorte di Simone in coma è dettato dall’interesse di poter abitare l’appartamento senza il rischio che la precedente inquilina avanzi delle pretese nel caso si riprenda. La partecipazione al funerale è dettata dalla necessita di incontrare nuovamente la disinibita Stella facendo scaturire un senso di colpa che trasforma l’omelia del prete in un delirio accusatorio. Il fatto che a Simone non interessassero gli uomini lascia intendere un’omosessualità latente che potrebbe aver portato al travestitismo di Trelkowski che condivide con la precedente inquilina la passione per Stella.
L’ossessione per l’egittologia di Simone è un buon spunto per rivestire la trama di una patina horror basata sul mito della reincarnazione egizia e il bagno pieno di geroglifici, camera mortuaria/ macchina del tempo risulta sempre inquietante.



Thetenant


Pur nelle suggestioni surreali e kafkiane, Polanski omaggia chiaramente Alfred Hitchcock mettendo insieme spunti e citazioni da almeno tre suoi film: la carrellata iniziale sulle finestre dell’immobile rimandano a La Finestra sul cortile ma le tendine di pizzo dozzinale confondono la visione e non permettono di svelare i misteri come nell’elegante complesso residenziale americano. La scala elicoidale del palazzo e il ritorno della morta vengono da La donna che visse due volte e la trasformazione nella morta ricorda Psycho.
Notevole l’inquadratura finale che ripropone l’incontro di Stella e Trelkowski al capezzale di Simone: ora capiamo il significato dell’urlo della moribonda o chi per essa.

Carnival of souls

USA 1962
con Candace Hilligoss, Sidney Berger, Frances Feist, Herk Harvey, Stan Levitt, Art Ellison
regia di Herk Harvey


Carnivalofsouls


Tre ragazze vengono sfidate da due ragazzi e inizia una gara automobilistica che finisce drammaticamente con l’auto delle ragazze caduta da un ponte in un fiume limaccioso. Le ricerche sono difficili e solo una ragazza, Mary Henry esce miracolosamente illesa dalle acque del fiume. Dopo pochi giorni Mary si trasferisce nello Utah per fare l’organista in una chiesa. Mentre si avvicina alla città la sua attenzione viene attratta da una strana costruzione vicino al lago, un vecchio luna park abbandonato. Cominciano anche delle strane visioni che si fanno sempre più insistenti: Mary è perseguitata da un uomo inquietante e a sempre più spesso ha la sensazione di essere estranea al mondo: la gente non si accorge di lei e non le risponde. Un medico che l’aiuta durante una crisi isterica giustifica le sue crisi con il forte shock dell’incidente automobilistico ma la situazione si fa sempre più drammatica e nel giro di un giorno Mary perde il lavoro e la stanza in affitto, si rifugia nel luna park abbandonato ma verrà ritrovata solo la sua macchina mentre di lei non c’è più traccia… almeno nello Utah.



Carnivalof souls


Carnival of souls è un b movie realizzato per il circuito dei drive in che ebbe scarso successo all’uscita ed è stato recuperato solo anni dopo diventando un cult del cinema horror. In Italia è uscito per la prima volta in dvd nel 2009.



Carnival of souls


La trama non lascia molto all’immaginazione: Mary Henry che, come si definisce lei stessa, ha una forte volontà, sfugge al suo destino ma la morte, anzi i morti sono sulle sue tracce e la riportano tra di loro nel vecchio luna park abbandonato. Ad inquietare però non è tanto la facile favola horror quanto la capacità del regista di raccontare attraverso di essa il senso di alienazione e di solitudine: l’alcol e il sesso per sfuggire alla noia rappresentati dal vicino di stanza lumacone, l’angoscia di risultare invisibili, cioè non essere considerati, dal mondo circostante, sono tematiche all’avanguardia per un film del 1962.



Carnival ofsouls


Nonostante sia un film low budget c’è un grande gusto per la composizione fotografica, un uso interessante del bianco e nero, una fotografia luminosa quando rappresenta la “normalità” della vita che lascia spazio al prevalere dei toni scuri quando ci si addentra nei lati più oscuri e perturbanti dell’animo umano.



Carnivalofsoul


Il vecchio luna park abbandonato è un’idea sempre affascinante per l’ambientazione di un film horror e la danse macabre girata a velocità accelerata è davvero inquietante, anche il trucco dei morti così sfatto è molto in voga dal Joker di Nolan in poi.
Ottima la scelta della protagonista, un volto angelico da vittima ma perfetto anche per una folle.

Le sette probabilità

Seven Chances
USA 1925
con Buster Keaton, Snitz Edwards, Ray Barnes, Ruth Dwyer, Frances Raymond, Erwin Connell, Jules Cowles
regia di Buster Keaton



Le7probabilità


La società di Jimmy Shannon e del suo socio Billy sta per fallire quando Jimmy riceve una grossa eredità che potrà riscattare solo se sarà sposato alle sette di sera del giorno del suo compleanno che è quello in cui l’avvocato gli ha notificato il testamento. E’ l’occasione per fare quello che non ha mai avuto coraggio di fare: chiedere la mano di Mary, ma nel suo imbarazzo Jimmy rovina la proposta e Mary rifiuta il matrimonio ma quando capisce che le intenzioni del fidanzato sono dettate dal sentimento, la ragazza invia il suo servitore da Jimmy per accettare il matrimonio. Intanto il socio e l’avvocato convincono Jimmy a sposarsi in ogni caso per ottenere l’eredità ma nessuna delle donne conosciute accetta la proposta. Così Billy arriva a pubblicare un annuncio sul giornale e le spose si presentano in chiesa a frotte. A Jimmy non resta che la fuga inseguito dalle sue innumerevoli nubende mentre Mary lo aspetta a casa per celebrare la sospirata cerimonia, se Jimmy arriverà in tempo…



7chances


Riscoperto solo negli anni ’70 il film non è perfetto, la prima parte, quella più legata all’opera teatrale a cui è ispirata, è abbastanza anonima la comicità surreale e rocambolesca del comico esplode nella seconda parte quando il nugolo di spose rincorre infuriato il povero Jimmy, richiamando il mito di Orfeo fatto a pezzi dalle Baccanti: le spose travolgono l’intera città terrorizzando tutti gli uomini, anche un intero drappello di poliziotti tra cui si era nascosto Jimmy.
La furia femminile viene rappresentata fisicamente dalla valanga di sassi che rincorre Jimmy e che alla fine il nostro eroe dovrà dribblare per sfuggire alla massa di spose che solo la furia della natura potrà sconfiggere. Certamente c’è una vena misogina ma Buster Keaton mette in scena anche l’infelice matrimonio con l’attrice Natalie Talmadge, una delle cause della fine prematura della sua carriera.



Le sette probabilità


La fuga precipitosa diventa anche una prova ginnica non indifferente: girata en plein air e non in studio, dove tra capitomboli, ruzzoloni e scatti fulminei Keaton attraversa tutti i dintorni di Los Angeles, dagli spazi metropolitani alle colline scoscese.
Il comico è anche regista del film e anche nella prima parte regala alcune raffinatezze: la gag del cane che cresce mentre Jimmy non si decide a dichiararsi a Mary è un classico, ma il cambio di fondale quando Keaton sale in macchina senza far spostare la vettura è una trovata usata solo da Buster Keaton.

Cavalleria

Italia 1936
con Elisa Cegani, Amedeo Nazzari, Silvana Jachino, Anna Magnani, Mario Ferrari, Enrico Viarisio, Fausto Guerzoni, Romolo Costa, Silvio Bagolini, Rita Livesi, Fedele Gentile, Adolfo Geri, Felice Minotti, Michele Malaspina, Luigi Carini, Cecyl Tryan, Oreste Fares, Walter Grant, Albino Principe
regia di Goffredo Alessandrini



Cavalleria


Torino 1901: la contessina Speranza de Frasseneto è innamorata dell’ufficiale di cavalleria Umberto Solaro ma quando scopre che il padre è sull’orlo del fallimento e lo stress mina il suo cuore, si sacrifica e sposa il ricco barone von Osterreich. Solaro per dimentare l’amata si butta nel lavoro e diventa uno migliori cavallerizzi dell’esercito. Dopo alcuni anni si trova come allievo il fratello minore di Speranza, Vittorio e quando il giovane finisce all’infermeria per una caduta da cavallo Speranza e Umberto si rincontrano. Solaro si fa trasferire a Roma per essere vicino all’amata ma presto la loro relazione diventa fonte di pettegolezzi e Vittorio per salvare l’onore della sorella, ricorre a un duello. Speranza decide di troncare definitivamente la sua relazione con Solaro e glielo comunica prima di una gara importante, l’ufficiale cade e Mughetto, l’amato cavallo dev’essere abbattuto. Il soldato allora decide di entrare in aviazione diventando un asso dell’aria e morendo durante la prima guerra mondiale.



Cavalleria


Cavalleria è il film che lancia la carriera di Amedeo Nazzari, innegabilmente molto affascinante in divisa e nei panni di un eroe romantico che non riesce a dimenticare la donna amata.
La trama un po’ sdolcinata e retorica non è certo il punto di forza del film, che pure si lascia seguire senza fatica, fondendo nel personaggio del romantico protagonista la figura di Federico Caprilli, campione e innovatore dell’equitazione italiana e quella di Francesco Baracca, l’asso dell’aviazione che proveniva dal reggimento di cavalleria tanto che il suo simbolo era un cavallo rampante poi passato alla casa automobilistica Ferrari.
A funzionare è lo stile di Alessandrini, grande patito di cavalli come emerge dal film: affronta con lo stesso stile le panoramiche sui cavalli che le parate di signore del bel mondo in mise elegantissime e riprende con grande esperienza le scene delle acrobazie dei cavallerizzi.
E’ interessante notare come le prime inquadrature del film siano strettissime sui volti dei giovani de Frasseneto e Solaro a cavallo, facendoli rientrare in un’unica inquadratura mentre poi il regista prediliga i campi lunghi, anche la scena dell’esibizione di Fanny, la canzonettista interpretata da Anna Magnani che aveva sposato il regista nel 1935, è ripresa dal fondo del teatro.
La pellicola è girata quasi tutta in esterni con una bella fotografia e la silhouette dei soldati in controluce ha un che di fordiano. Ancora più intrigante la scena della battaglia dove i fili d’erba fuori fuoco davanti ai soldati regalano un tocco di lirico realismo.

La rabbia giovane

Badlands
USA 1973 Warner Bros
con Martin Sheen, Sissy Spacek, Warren Oates, Ramon Bieri, Alan Vint, Gary Littlejohn, John Carter, Bryan Montgomery, Gail Threlkeld, Terrence Malick
regia di Terrence Malick



La rabbia giovane


La quindicenne Holly Sargis accetta la corte del giovane spiantato Kit Carruthers che ha dieci anni più di lei. Il padre della ragazza si dimostra contrario alla relazione e viene ucciso da Kit durante un alterco. Holly aiuta il ragazzo a dar fuoco alla casa inscenando anche il loro suicidio poi fugge con lui. I due si rifugiano in una foresta lontani da tutto ma quando la polizia li rintraccia inizia una fuga costellata di omicidi. Holly e Kit decidono di rifugiarsi in Canada ma con la stessa indifferenza con cui ha accettato la fuga, la ragazza decide di abbandonare Kit che si lascia catturare a pochi chilometri dal confine. A lui toccherà la sedia elettrica a lei una pena lieve con la condizionale e il matrimonio con il figlio del suo avvocato.



Badlands


Il film d’esordio del regista Terrence Malick è un piccolo gioiello della cinematografia anni ’70, ispirato alla storia vera di Charles Starkweather e Caril Ann Fugate. Malick realizza un road movie, genere molto in voga nel periodo, ma lo caratterizza con quelli che diventeranno tratti distintivi del suo cinema: il lirismo nato dalla grande attenzione per la natura e la voce off in questo caso è quella di Holly e più che un flusso di coscienza, la voce sembra leggere il diario di una quindicenne superficiale come è la protagonista.
E’ sicuramente la figura della ragazza l’elemento più straniante del film: l’indifferente mansuetudine con cui accetta il suo destino di Kit, indifferente all’omicidio del padre e alle altre morti che seguiranno fanno di Holly una sorta di Lolita inconsapevole e allucinata, ben conscia però che quella con Kit sarà solo una parentesi: mentre vivono ancora il loro idillio nella foresta lei pensa già a chi sarà il suo compagno di vita e come farà ad incontrarlo. Il suo allontanamento da Kit non nasce dal raccapriccio per la vita che stanno conducendo ma per la noia che questa le provoca.



Larabbiagiovane


Il personaggio di Kit assume una certa logica nel finale quando il “nemico pubblico n°1” viene condotto nella base militare e ti sovviene all’improvviso che l’alternativa alla vita rocambolesca scelta da Kit è quella da carne da macello nella Guerra di Corea: nella sua follia violenta Kit sta cercando un’alternativa al destino segnato della white trash.
Il paesaggio è il terzo protagonista della pellicola come suggerisce anche il titolo originale, Badlands e l’evoluzione del paesaggio segue quella dello stato d’animo dei protagonisti: prima una natura lussureggiante dove rifugiarsi e illudersi di poter vivere lontani da tutti poi la piattezza monotona delle praterie che rispecchia la noia durante la fuga, quando l’idea di una vita sempre in viaggio ha perso ogni fascino. Le montagne in lontananza del Canada, evanescenti come il sogno irraggiungibile che rappresentano.



Badlands


Da menzionare i due protagonisti del film: Martin Sheen e Sissy Spacek, sempre in scena in un film che anticipa di pochi anni i film che li renderanno icone cinematografiche: Carrie per lei nel 1976 e per lui Apocalypse Now del 1979.
Piccolo cameo del regista: è l’uomo che va a bussare alla villa del riccone in cui si sono rifugiati i due ricercati e viene allontanato da Kit.
Il film è stato d’ispirazione per Bruce Springsteen per la canzone Nebraska del 1982 contenuta nell’omonimo album,

Stregata dalla luna

Moonstruck
USA 1987 MGM
con Cher, Nicolas Cage, Vincent Gardenia, Olympia Dukakis, Danny Aiello, Julie Bovasso, Feodor Chaliapin Jr., Nada Despotovich, Anita Gillette, John Mahoney
regia di Norman Jewison



Moonstruck


Loretta Castorini, rimasta vedova a trent’anni, accetta di sposare il suo corteggiatore, Johnny Cammareri appena questi rientrerà dal suo viaggio in Sicilia per dire addio alla madre morente. Johnny chiede alla fidanzata di contattare Ronnie, il fratello con cui non ha più contatti da anni per invitarlo al matrimonio. Loretta chiama il futuro cognato ma riceve una risposta sgarbata e decide di andare a parlargli di persona, tra i due scoppia la passione ma Loretta non intende rinunciare a Johnny pur sapendo di non esserne innamorata. Ronnie promette a Loretta che si farà da parte se lei lo accompagna all’Opera ad assistere alla Boheme. Loretta accetta ma dopo lo spettacolo si ferma nuovamente da Ronnie, intanto Johnny torna prima dalla Sicilia: la madre è improvvisamente migliorata e lui deve rompere il fidanzamento per non metterla nuovamente in pericolo di vita. Ronnie non perde l’occasione e propone a Loretta di sposarlo.



Stregatadallaluna


Stregata dalla luna è una commedia romantica, grande successo di botteghino e di pubblico che vinse ben tre oscar: quello di migliore attrice per Cher, quello di miglior attrice non protagonista per Olimpia Dukakis che interpreta la madre di Loretta e quello di migliore sceneggiatura originale.
L’idea vicente del film è proprio la rilettura della commedia brillante americana in chiave italoamericana: gran parte del film è ambientato a “Broccolino” e della comunità italiana si prendono in giro bonariamente vizi e virtù: la superstizione innanzitutto. Loretta crede di essere rimasta prematuramente vedova perché non ha rispettato tutte le ritualità del matrimonio e questo secondo matrimonio non è dettato dalla passione come il primo ma è Loretta lo vede come una sorta di riscatto dalla sfortuna precedente compiendo tutti i passi necessari per arrivare alle nozze, a partire dalla proposta in ginocchio.
L’italiano però è anche il romantico per eccellenza e allora ecco che un grande plenilunio viene a illuminare i paesaggi da cartolina di New York e a riaccendere vecchie passioni (gli zii di Loretta) rimestare grandi amori (l’infedeltà del padre di Loretta, dettata dalla crisi della mezza età) e a far nascere nuove passioni (Loretta e Ronnie).



Moonstruck


Il cast è davvero ottimo e rivedere dopo tanto tempo i due protagonisti sui generis lascia un po’ interdetti: la trasformazione di Cher da trascura zitella attempata in elegante signora anticipa la sua ricerca dell’eterna giovinezza, come se non bastasse -per me che non l’ho mai amato molto- trovare Nicholas Cage seducente, sono rimasta davvero basita nell’accorgermi, quando Loretta lo apostrofa “sei un lupo” che il look , mano di legno compresa, rimanda a Wolverine, spero solo che sia Ronnie Cammareri a rifarsi al fumetto e non il Wolverine cinematografico a rifarsi a una commedia romantica.