La signora Harris va a Parigi

Mrs. Harris Goes to Paris
GB 2022
con Lesley Manville, Jason Isaacs, Isabelle Huppert, Alba Baptista, Anna Chancellor, Lucas Bravo, Lambert Wilson, Rose Williams, Ellen Thomas, Roxane Duran, Christian McKay, Guilaine Londez
regia di Anthony Fabian



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Londra anni ’50: l’attempata Mrs.Harris fa la cameriera a ore nel ricordo del marito disperso in guerra fino a quando nel guardaroba di una lady da cui va a fare le pulizie non vede un abito Dior originale e se ne innamora al punto da voler risparmiare per comprarsene uno. Per una serie di ragioni il progetto diventa possibile e la signora Harris parte per Parigi dove dovrà scontrarsi con lo snobismo di alcune clienti e della direttrice dell’atelier. Altri incontri favorevoli però le permetteranno di realizzare il suo sogno e di salvare anche la Maison a rischio fallimento.



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Favola dai buoni sentimenti che ricorda un po’ le atmosfere di Emily in Paris non a caso tra i protagonisti figura Lucas Bravo, il cuoco di cui è innamorata Emily e che qui veste i panni del timidi contabile che si innamorerà della modella esistenzialista e salverà la Maison Dior dal fallimento creando una linea di profumi e quant’altro permetta anche al ceto medio di sognare i fasti della grande casa di moda.
Ambizioni di critica sociale all’acqua di rose per una commedia che punta più ai toni favolistici: Parigi è piena d’immondizia per colpa degli intrallazzi del re dell’immondizia la cui moglie, Madame Avallon, dipinta come una vera strega snob, è la più accesa nemica della signora Harris che invece può contare sull’appoggio del Marchese de Chassagne, anche se pure lui rischia qualche involontario svarione classista.
Lo spunto più originale del film è quello di aver scelto una protagonista di mezza età per ricordare di non smettere di sognare e continuare a credere nell’amore. Tra fiaba e legge dell’attrazione (a un certo punto tutto si mette a funzionare e in pochi giorni Mrs, Harris può realizzare il suo sogno dopo tanto penare); la nostra eroina, come in ogni fiaba, resta sempre -troppo- di buon cuore e rischia di rovinare il suo sogno in un sottofinale fintamente amaro che poi si rivela ultra zuccheroso ma il messaggio rimane positivo e la commedia risulta molto gradevole grazie anche ai favolosi costumi di Jenny Beavan.

Chi giace nella culla della zia Ruth?

Whoever Slew Auntie Roo?
GB, 1971
con Shelley Winters, Mark Lester, Chloe Franks, Ralph Richardson, Lionel Jeffries, Hugh Griffith, Rosalie Crutchley, Pat Heywood, Judy Cornwell, Michael Gothard, Jacqueline Cowper, Richard Beaumont, Charlotte Sayce, Marianne Wilcox
regia di Curtis Harrington


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Rosie Forrest è una ricca vedova che vive nel ricordo della figlioletta morta in tenera età cadendo dalla balaustra delle scale. La servitù si approfitta di lei illudendola di essere in contatto con la figlia Katherine tramite un falso medium. Rosie organizza da anni una festa natalizia per una decina di orfani, i più meritori dell’istituto. Quando partecipano anche i due fratellini Christopher e Katy, Rosie nota la somiglianza tra la bambina e la figlioletta morta tanto da decidere di adottarla. Christopher per non perdere la sorellina cerca di convincerla che zia Roo sia una strega ma il legame tra Kathy e Rosie cresce tanto che la donna impedisce con uno stratagemma che la bimba torni all’orfanatrofio. Christopher torna nella villa per ritrovare la sorella e scopre Rosie ale prese con la mummia della prima figlia convincendosi sempre di più che la donna sia una strega. Rosie intanto segrega i due bambini per far sì che la polizia non glieli porti via m, nella convinzione di sconfiggere la strega, i ragazzini danno fuoco alla casa uccidendo la donna

Favola gotica che ricalca la fiaba di Hansel e Gretel, una produzione fastosa che ha per protagonista un’ottima Shelley Winter nei panni di una donna vittima di una lucida follia, una stella del varietà americano che si è trasferita in Inghilterra per amore, sposando un prestidigitatore di successo. Dopo la morte della figlia e quella de marito Rosie vive rinchiusa in una casa museo con tutti i cimeli del passato, vittima della servitù che con la complicità del falso medium Mr Benton le fanno credere di poter contattare la figlioletta.
Quando il maggiordomo Albie si accorge che Rosie ha rapito la piccola Kathy convinta che sia la reincarnazione della figlia, se ne va spillandole altro denaro e svelandole il tranello delle false sedute spiritiche. Rimasta sola con i due bambini per Rosie potrebbe iniziare una nuova vita, ma i misteri dell’antico maniero, la scoperta della figlia mummificata non fanno altro che alimentare la convinzione di Christopher di essere finito nelle mani di una strega che vuole mangiare lui e la sorella e il ragazzino userà tutto il su ingegno per sfuggire alla presunta strega; a sottolineare la candida cattiveria dei bambini c’è anche il furto dei gioielli di Rosie da sfruttare quando saranno grandi.
Il film non è invecchiato bene, è un po’ prolisso e a tratti noioso anche se dietro i toni leggeri di una favola nera per bambini si cela la storia molto triste di una donna sola e sfruttata da tutti, anche da due poveri orfanelli dall’aria angelica.

Kitty Foyle, ragazza innamorata

Kitty Foyle
USA 1940 RKO
con Ginger Rogers, Dennis Morgan, James Craig, Eduardo Ciannelli, Ernest Cossart, Gladys Cooper, Eduardo Ciannelli, Odette Myrtil
regia di Sam Wood


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La stessa notte in cui il fidanzato, un solido pediatra, le chiede di sposarla, compare alla porta di Kitty Foyle il suo grande amore, un rampollo dell’alta società di Filadelfia con cui si era anche brevemente sposata ma che non aveva saputo ribellarsi ai diktat della famiglia, ora Wyn le chiede di fuggire con lui: dove si troverà Kitty a mezzanotte? Sul molo con Wyn o alla cappella per il matrimonio notturno con Mark?

Sostanzialmente il film che lancia la carriera di Ginger Rogers alla fine del sodalizio con Fred Astaire: non il primo film in “solitaria” ma l’oscar vinto come migliore attrice protagonista per il ruolo di Kitty Foyle costruisce la reputazione dell’attrice che compare, nella rievocazione delle sue vicende personali nei panni di una quindicenne con le treccine anticipando così il ruolo di Frutto proibito di Billy Wilder dove la trentenne attrice si finge una dodicenne.
Kitty Foyle, ragazza innamorata è un film sentimentale sempre in bilico tra commedia e melodramma, Dalton Trumbo, nominato all’Oscar per la miglior sceneggiatura, edulcora un po’ troppo la critica sociale insita nell’omonimo romanzo di Christopher Morley uscito nel 1939
Personalmente non ho molto apprezzato la pantomima iniziale, tra l’altro nemmeno interpretata dalla protagonista: il film si apre introducendo Kitty come un’esponente della classe sociale colletti bianchi (gli impiegati) e per spiegare cos’è questa recente classe sociale si salta all’inizio del secolo mostrando la vita di una giovinetta di buona famiglia che sposa lo spasimante che si azzardato a baciarla, gestisce il budget famigliare ma non contenta diventa suffragetta e così i pari diritti si trasformano nella scortesia sul tram da parte degli uomini mentre a inizio ‘900 era tutto un cedere il posto e al duro lavoro segue la “malinconia delle 17,30” cioè la tristezza di non avere un fidanzato con cui metter su famiglia, un’apertura davvero prolissa e patriarcale su cui posso esprimermi poco dato che non conosco il romanzo originale.
In ogni caso la nostra Kitty non soffre certo della suddetta forma di malinconia visto che la sua vita è divisa da anni tra due spasimanti e il caso la mette davanti alla scelta definitiva nella stessa notte.
La coscienza di Kitty si palesa allo specchio, unico guizzo passabile in una regia altrimenti piatta e rievoca tutta l’esistenza della ragazza: l’adolescenza a Filadelfia, incantata dagli eventi mondani della città, l’abbandono degli studi per colpa della Grande Depressione, l’incontro con Wyn, ovvero Wynnewood Strafford VI, con cui inizia una relazione che non si concretizza per il divario sociale. Alla morte del padre Kitty si traferisce a New York e qui incontra Mark, giovane medico spiantato che le fa una corte serrata ma il cuore di Kitty è sempre per Wyn che finalmente torna e le chiede di sposarlo, il matrimonio però è osteggiato dalla famiglia snob di lui che vorrebbero far terminare gli studi a Kitty, darle un’infarinatura di buone maniere e poi ricelebrare le nozze in pompa magna ma l’orgogliosa ragazza irlandese non ci sta così chiede il divorzio ma si scopre incinta e contemporaneamente scopre che Wyn ha ceduto e si è sposato con una ragazza del suo ceto, Kitty perde il bambino, in un viaggio per lavoro a Filadelfia incontra anche la moglie di Wyn con un figlioletto che avrebbe l’età del suo, insomma nulla viene risparmiato alla povera fanciulla innamorata che alla fine capisce la solidità di Mark che è diventato pediatra e le è sempre stato accanto e preferisce il matrimonio alla fuga con il grande amore di gioventù.
Una scelta anche sensata visto che Wyn è dipinto come uno smidollato che non sa mai prendere posizione ed è succube delle regole di famiglia ma tutto il film è intriso di continue allusioni all’importanza del matrimonio nella vita di una donna quindi anche la scelta di Mark diventa un po’pesante, non dettata certo da un grande sentimento

Nope

USA 2022
con Daniel Kaluuya, Keke Palmer, Brandon Perea, Michael Wincott, Steven Yeun, Wrenn Schmidt, Keith David, Devon Graye, Jennifer Lafleur, Terry Notary, Barbie Ferreira, Donna Mills, Ryan W. Garcia, Rhian Rees, Sophia Coto, Courtney Elizabeth, Andrew Patrick Ralston
regia di Jordan Peele


Nope


Alla strana morte del padre, i fratelli OJ ed Em Haywood ereditano l’attività di famiglia, un ranch per l’addestramento di cavalli per i set cinematografici. Gli affari non vanno molto bene e OJ è costretto a vendere alcuni cavalli a Jupe, ex stella televisiva che ora gestisce un parco a tema western. Quando i fratelli Haywood iniziano a sospettare che una presenza aliena infesti i cieli sopra il loro ranch decidono di filmarlo per guadagno, il tecnico Angel Torres, impiegato nel grande magazzino di elettronica dove i due fratelli hanno comprato l’attrezzatura si interessa al caso e viene coinvolto. Visto che la presenza aliena è in grado di creare un campo elettromagnetico che spegne tutti i devices elettronici, Em decide di interpellare un direttore della fotografia che lavora ancora con telecamere a manovella. Antlers Holst prima nicchia poi si lascia coinvolgere nell’impresa. Intanto anche Jupe ha scoperto l’UFO e organizza uno spettacolo con pubblico pagante per mostrarlo in azione ma l’alieno risucchia e divora tutti i presenti. Per il gruppo degli Haywood non si tratta più solo di riprendere l’alieno ma di eliminarlo…


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Horror fantascientifico dalle venature western (nuvole e cavalli imbizzarriti a me hanno fatto venire in mente anche Il vento di Sjöström, a suo modo un altro western anomalo) Nope propone una riflessione sul tema della visione, un tema molto caro al cinema ma che Jordan Peele sa declinare in modo originale partendo dagli antipodi della storia cinematografica e facendo riferimento al fantino di colore ripreso nel 1878 da Eadweard Muybridge in The Horse in motion una serie di cronofotografie note per aver dimostrato come si muove un cavallo al galoppo e come le rappresentazioni artistiche fino a quel momento fossero falsate dalle ipotesi basate sull’impressione del movimento.
L’unica cosa che non si conosce della celeberrima sequenza è l’identità del fantino afroamericano, con questa sottolineatura Peele mette ancora una volta al centro la questione dei neri, tema politico cardine della sua cinematografia. Gli Haywood si appropriano dell’identità del fantino dichiarando di essere suoi diretti discendenti, vantando quella che Antlers Holst definisce “la nobiltà del cinema” ma anche i 4 quarti di nobiltà oggi valgono poco e per sopravvivere i due fratelli devono realizzare un video sulla presunta presenza aliena che diventi virale, anzi di più che attiri l’attenzione di show come quello di Ophra. Un intento simile ce l’ha Jupe, un asiatico che è stato una stella televisiva da bambino, protagonista della sitcom Gordy’s Home terminata tragicamente quando uno degli scimpanzé che interpretava Gordy impazzì e fece una strage sul set. Jupe, unico sopravvissuto si crede un privilegiato e cerca di “addomesticare” l’alieno nutrendolo con i cavalli comprati da OJ ma quando realizza uno spettacolo della pastura aliena per il pubblico, l’UFO divora tutti i presenti perché, come OJ ha capito, l’essere alieno si nutre solo di chi lo guarda, in altre parole lo spettatore fagocita sé stesso guardando e questo avviene soprattutto con le immagini violente che invece di farci provare repulsione ci attraggono morbosamente, come dimostrano i flash back della strage sul set dello scimpanzé e le vecchie immagini di una lotta tra un felino e un serpente su cui sta lavorando Holst.
L’indicibile che dovrebbe restare anche invisibile è invece diventato un prodotto di largo consumo nella nostra società dell’immagine: non appena si suppone la presenza aliena dietro la strage al parco di Jupe, arriva subito un reporter di TMZ per “documentare” i fatti ma sarà la prima vittima dell’alieno ribattezzato Jean Jacket da OJ (ovvio il riferimento mediatico nel nome del protagonista), altra vittima sarà Holst che si espone alla presenza aliena per riprenderlo da una luce migliore. Lo scontro tra gli Haywood e l’alieno assume i contorni di uno scontro western, con OJ che cavalca incontro al suo destino ma sarà l’acume di Em a distruggere l’essere e anche a riprenderlo. E’ un modello femminile un po’ diverso quello proposto da Em, estroversa tanto quanto il fratello è chiuso e concentrato sul rapporto con gli animali, è un’eroina credibile e piacevole anche con felponi e bermuda extralarge, quanto di più lontano dall’ideale sexy di ogni personaggio femminile, anche nei film d’azione.
Peele sa giocare bene con le inquietudini e per quanto il film possa risultare un po’ macchinoso la tensione non cala mai e l’attenzione dello spettatore non si perde.