Breve incontro

Brief Encounter
GB 1945
con Celia Johnson, Trevor Howard, Cyril Raymond, Valentine Dyall, Stanley Holloway, Marjorie Mars
regia di David Lean



BriefEncounter


Laura Jesson è una casalinga di un sobborgo londinese dalla vita piuttosto monotona: il giovedì è il giorno in cui si reca nella cittadina più vicina per gli acquisti, un giorno in stazione incontra il dottor
Alec Harvey che la aiuta con un bruscolino in un occhio, dopo qualche incontro casuale tra i due nasce l’amore ma ad entrambi manca il coraggio di abbandonare le loro famiglie e decidono di lasciarsi per sempre.



Breve incontro


Uno dei film più noti dell’Inghilterra post bellica tratta dall’atto unico di Noël Coward, Vita Tranquilla che vinse la Palma d’oro a Cannes 1946 mettendo in luce il talento del regista David Lean.
Il film parte dall’addio alla stazione, gli ultimi momenti che Laure e Alec possono passare insieme sono rovinati da un’amica linguacciuta della donna che si unisce ai due senza riguardo.
Solo a casa, immaginando di confidare al marito -l’unico con cui non può parlare- l’innamoramento per Alec, la casalinga inizia a rievocare la relazione nata del tutto casualmente e consumata nel giro di quattro giovedì.



Breveincontro


La pellicola è conosciuta per il suo realismo ma Lean sa inserire alcuni elementi molto cinematografici, ad esempio quando parte e quando si chiude il flash back della relazione, rimane per qualche secondo in sovrimpressione Laura seduta sulla poltrona, come se fosse al cinema, il passatempo preferito di una donna definita spesso sognatrice e la stessa dimensione torna per la sequenza del sogno in treno, quando quando la donna fantastica su un futuro con Alec, fatto di teatri parigini, gondole veneziane e giri per il mondo.



Breve incontro


Ben più tragico è il sentimento raccontato dalla cinepresa quando Laura realizza che Alec se n’è andato per sempre e per colpa dell’amica non ha potuto salutarlo. Il carrello in avanti mentre s’inclina l’inquadratura anticipa lo smarrimento e il pensiero del suicidio mentre nella scena iniziale si poteva pensare che Laura fosse uscita sui binari per cercare di vedere ancora una volta Alec.

Star Wars: Gli ultimi Jedi

Star Wars: The Last Jedi
USA 2016
con Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Lupita Nyong’o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio Del Toro
regia di Rian Johnson


Starwarsgliultimijedi


Mentre sul pianeta Ahch-To Rey cerca di convincere Luke Skywalker ad unirsi alla Resistenza, i ribelli subiscono delle forte perdite per causa di un tracciatore che permette di localizzare la loro flotta anche nell’iperspazio. Finn, con l’aiuto di Rose cerca di entrare nell’ammiraglia del Primo Ordine per bloccare il congegno ma vengono traditi da chi aveva promesso di aiutarli e rischiano di essere giustiziati.
I ribelli superstiti intanto si sono rifugiati su Crait e le forze dell’impero stanno per distruggerli quando finalmente Luke Skywalker decide di aiutarli.



Star wars gli ultimi jedi


Ancora una volta il secondo capitolo di una saga di Guerre Stellari è migliore del primo anche se l’esito del film è altalenante: spunti interessanti si alternano a battute ironiche quasi demenziali, momenti in cui si spinge sulla commozione e la retorica (la morte della sorella di Rose) e soprattutto Leia che vola nello spazio come una qualsiasi fata Disney non si può vedere!



Star wars gliultimijedi


Le soddisfazioni arrivano inaspettatamente dal personaggio di Kylo Ren che ne Il Risveglio della Forza era risultato un po’ ridicolo fino all’omicidio del padre Han Solo, guadagna ora un certo spessore: l’ambizione che lo spinge verso logiche inattese sia al Leader Supremo Snoke che a Rey con cui rafforza il contatto telepatico, la spiegazione del passaggio al lato oscuro per colpa dello zio, che è anche il motivo per cui Luke si è isolato su Ahch-To.
E’ interessante la ribellione di Kylo Ren al destino familiare: diventare un potente Jedi solo perché erede degli Skywalker come se la Forza fosse un appannaggio di una famiglia reale, un concetto che veniva (?) dato per scontato infatti c’erano (e forse ci sono ancora) grandi aspettative sulle origini di Rey anche se l’equilibrio nella forza diventa perfetto proprio quando a un erede per linea di sangue si contrappone una senza famiglia.



Starwars DJ


Le avventure di Finn e Rose e gli scontri tra Resistenza e Primo Ordine rappresentano il lato tradizionale della saga riproponendo scene più o meno fedeli ai moduli classici: anche il cameo molto ben caratterizzato di Benicio del Toro ricorda un po’ la figura inaffidabile di Lando Calrissian (anche se si vociferava fosse il figlio di Bobba Fett).



Starwars gliultimjedi


La presenza di attori del calibro di Benicio del Toro e Laura Dern in due camei sottolineano l’importanza della saga nell’immaginario collettivo ma questo è anche l’ultimo film a cui partecipa Carrie Fisher, scomparsa nel 2016 poco dopo la fine delle riprese e sicuramente la sua morte ha messo in crisi gli sceneggiatori dato che ogni film di questa trilogia sembra caratterizzato dal sacrificio dei protagonisti della trilogia originale: Han Solo nel primo capitolo, Luke in questo, quasi certamente il terzo episodio avrebbe insistito sullo scontro madre-figlio, vederemo se la morte prematura dell’attrice porterà a un cambio di script o a soluzioni creative per ovviare alla mancanza scenica della Principessa Leia.

6 gradi di separazione

Six Degrees of Separation
USA 1993 MGM
con Stockard Channing, Will Smith, Donald Sutherland, Ian McKellen, Mary Beth Hurt, Bruce Davison, Richard Masur, Catherine Kellner, Anthony Michael Hall, Heather Graham, Osgood Perkins, Anthony Rapp, Eric Thal
regia di Fred Schepisi


6gradidiseparazione


Una sera, nel lussuoso appartamento dei Kittredge si presenta un ragazzo di colore ferito, dice di esser stato rapinato e di essere il figlio di Sidney Poitier nonché compagno di università dei figli dei Kittredge che lo aiutano e restano affascinati dal suo charme ma la mattina dopo lo trovano a letto con un uomo e cacciano entrambi di casa. Ben presto vengono a sapere che ad altri abitanti dell’Upper East Side è capitata la stessa (dis)avventura e intuiscono che l’unico elemento che li unisce è che i figli hanno frequentato lo stesso liceo, scopriranno così chi ha raccontato a Paul tante informazioni su di loro ma la vicenda avrà nuovi risvolti che toccheranno profondamente soprattutto la signora Kittredge.



Sei gradi di separazione


Tratto dall’omonima commedia teatrale di John Guare, il film mantiene una struttura profondamente teatrale soprattutto nella prima parte, ambientata nell’appartamento dei Kittredge dove la macchina da presa si muove con eleganza tra gli ambienti.
New York poi irrompe nel film con le scene ad Harward e a Central Park dove Paul incontra la coppia di giovani artisti in cerca di fortuna e si spaccia per il figlio ripudiato di Flan Kittredge.
Da città spumeggiante NYC si trasforma in squallida metropoli senza cuore nel sottofinale con l’arresto di Paul e la sua improvvisa scomparsa dalle vite dei Kittredge che alla fine non riescono più a trattare la vicenda come un curioso aneddoto con cui affascinare gli amici e rivelano quanto li abbia toccati l’incontro con quel bizzarro ragazzo, che rimane un enigma: sicuramente un giovane afroamericano povero, gay e occasionale marchettaro, forse con problemi mentali, che entra nelle vite dei ricchi newyorkesi quasi per curiosità senza rubare praticamente nulla, vista la fiducia con cui gli vengono aperte le porte.



SixDegreesofSeparation


Con dialoghi brillanti e graffianti Sei gradi di separazione sottolinea proprio la falsità dei rapporti umani: quando Paul viene creduto un ragazzo ricco, addirittura figlio di un divo del cinema, sono tutti ammirati dal suo fascino salvo definirlo con gli epiteti più volgari e razziali quando scoprono che non è chi dice di essere, certo, è la rabbia provocata dall’inganno, la paura di essere in mano a un malintenzionato ma i Kittredge non sono proprio delle mammole quando si tratta di trovare i soldi per i lori traffici ai limiti del lecito: vendono quadri di inestimabile valore fuori dai circuiti canonici per permettere evasioni fiscali e scavalcare i musei, servendosi dei soldi di personaggi come Geoffrey, il proprietario di miniere sudafricane che non potrebbe investire i soldi fuori dalla sua nazione.
C’è anche una satira sugli intellettuali: Flan Kittredge con la sua vastissima cultura sulla storia dell’arte è quasi commosso all’idea di avere una comparsata in Cats, il film che Sidney Poiter starebbe traendo dal celebre musical sui gatti.



Seigradidiseparazione


Il fatto che il ragazzo si rifaccia vivo nonostante sappia di essere ricercato, che voglia stare coi Kittredge, tocca molto Ouisa che si sente scelta da questo ragazzo mentre i suoi figli le danno sempre contro, affascinata dalla teoria dei sei gradi di separazione, che sostiene che sei sia il massimo dei passaggi che separano ogni uomo sul pianeta, la donna è quasi tentata di andare oltre a tutti i preconcetti sulla razza, la posizione, gli stessi legami familiari e basarsi solo sulla piacevolezza della serata trascorsa con Paul ma come è lo stesso ragazzo a ricordarle, la vita è come il quadro di Kandinsky dipinto su entrambi i lati: ordine e disordine.



Six degrees of separation


Ottimamente recitato da tutto il cast, il film valse una nomination agli Oscar a Stockard Channing, la celebre Rizzo di Grease e fu la pellicola che mise in luce il talento di Will Smith.

Mia cugina Rachele

My Cousin Rachel
USA 1952 20th Century Fox
con Olivia De Havilland, Richard Burton, John Sutton, Audrey Dalton, Ronald Squire, George Dolenz, Tudor Owen
regia di Henry Koster



Mia cugina Rachele


Nella Cornovaglia del XIX secolo, l’orfano Philip Ashley viene cresciuto amorevolmente dal cugino Ambrose; quando il giovane è ormai ventenne, il cugino acciaccato va a svernare in Italia e qui si sposa con una lontana parente, la contessa italiana Rachele Sangalletti. Dopo le nozze Philip inizia a ricevere delle strane lettere in cui il cugino accusa la moglie di cercare di ucciderlo, Philip parte per Firenze ma trova solo la tomba di Ambrose mentre Rachele è partita subito dopo il funerale. Qualche tempo dopo Rachele si trova a  Plymouth e Philip la invita nella casa di famiglia per chiederle spiegazioni della morte del cugino, si trova di fronte una donne amabile e affascinante di cui si innamora perdutamente tanto da intestarle tutti i beni che non aveva ereditato per la morte improvvisa del marito. Rachel però rifiuta di sposarlo e improvvisamente Philip si ammala: torna il sospetto che la donna sia una letale avventuriera..




Mycousinrachel


Dal romanzo omonimo di Daphne Du Maurier, pubblicato nel 1951, un bel film dalla gestazione un po’ sofferta: alla regia doveva esserci  George Cukor poi sostituito da Henry Koster, mentre per il ruolo di Rachele si era pensato addirittura alla Garbo. Anche per Olivia de Havilland fu comunque un ritorno: dopo L’Ereditiera del 1949, l’attrice si era dedicata solo al teatro.
Il film è anche noto per essere il primo lavoro americano di Richard Burton che guadagnò subito una nomination agli Oscar.




Mia cugina rachele


Melodramma a tinte fosche che evoca subito la tragedia aprendosi su un impiccato per delitto passionale, Mia cugina Rachele sa mantenere l’ambiguità della protagonista e conservare il mistero della sua vera natura anche dopo la sua morte: una donna di buon cuore, estremamente comprensiva verso il marito e il giovane nipote la cui famiglia è segnata dalla tara della malattia, confermata anche dall’amico di famiglia e tutore Nick Kendall o una spietata avventuriera falsa e disposta a tutto per arricchirsi con la complicità dell’amico e legale Guido Rainaldi, addirittura un’avvelenatrice in grado di eliminare gli Ashley con le sue tisane?




Miacuginarachele


Ciascuno è libero di inrerpretare la vicenda a proprio piacere, resta una grande produzione cinematografica con ottimi attori, e l’ottima fotografia che gioca anche con le ombre sottolinea l’ambiguità della storia, bella la sequenza della malattia di Philip che nel delirio crede di esser riuscito a sposare Rachel.

Alla conquista dei dollari

The Toast of New York
USA 1937 RKO
con Edward Arnold, Frances Farmer, Edward Arnold, Cary Grant, Jack Oakie, Donald Meek, Thelma Leeds, Clarence Kolb, Billy Gilbert
regia di Rowland V. Lee


Alla conquista dei dollari


Jim Fisk è un imbonitore che si arricchisce durante la Guerra di Secessione e continua la scalata alla borsa americana con i soci Nick Boyd e Luke. Mentre conduce operazioni sempre più spregiudicate, Fisk aiuta l’aspirante attrice Josie Mansfield a far carriera e si innamora di lei ma tra Josie e Nick è amore a prima vista anche se i due si sacrificano per riconoscenza verso Fisk ma quando l’investitore decide di comprare tutto l’oro sul mercato rischiando di far fallire la nazione, Boyd si mette contro di lui nel vano tentativo di salvarlo dalla furia di chi ha perso tutto per le sue speculazioni…



The toast of new york


Vicenda molto romanzata della vita di James Fisk, spregiudicato magnate della seconda metà del XIX secolo: le operazioni di borsa sono raccontate con tono da commedia grazie alla presenza di Jack Oakie (il Napaloni de Il grande dittatore) personaggio fittizio che ha proprio il compito di sdrammatizzare le situazioni: Luke perde il primo milione guadagnato da Fisk e Boyd durante la guerra perché prende alla lettera le false missive che Fisk inviava dal Sud per non destare sospetti.
Anche la figura realmente esistita di Daniel Drew, altro grande investitore della Wall Street dell’epoca, è ridotta a macchietta grazie all’interpretazione del caratterista Donald Meek.



The toast of New York


Le vicende sentimentali di Fisk invece sono estremamente romanzate e rese un polpettone: mentre nella realtà fu proprio il socio Edward S. Stokes a sparargli dopo averlo ricattato insieme a Josie, nel film Boyd e Josie sono due esempi di specchiata virtù che arrivano al sacrificare il loro amore per gratitudine verso l’amico e benefattore.
Boyd è interpretato da Cary Grant che si conferma attore versatile, perfetto sia nei risvolti comici del film, che nel lato sentimentale mentre ad interpretare Josie c’è la bellissima e sfortunata Frances Farmer, finita anche in manicomio, alla cui tragica vicenda è dedicato il film Frances del 1982.
Alla conquista dei dollari fu una produzione molto costosa e si vede dalle scenografie magniloquenti anche se non troppo raffinate ma il polpettone sentimentale e la complicata storia di maneggi economici non fu apprezzata dal pubblico e la pellicola si rivelò un disastro economico per la RKO.

Sulla mia pelle

Il resoconto dell’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi è un racconto asciutto che ancora una volta testimonia l’onestà intellettuale della famiglia, sia nel non nascondere le colpe del figlio sia nell’affidarsi alla legge, perché se è straziante l’agonia di Stefano, una delle immagini che personalmente mi è rimasta più impressa è quella dei genitori davanti all’ingresso del Pertini, soli nel buio, davanti a un citofono che gracchiava l’impossibilità di visitare il figlio senza i permessi.


Sulla mia pelle

Un affidarsi alla legge quasi ingenuo quando, durante la perquisizione notturna, il padre si fida e crede che le forze dell’ordine siano in contatto con l’avvocato di famiglia che invece non verrà mai chiamato, un comportamento che onestamente avrei avuto anche io: se un rappresentante dello Stato ti dice una cosa gli presti fede in forza del suo ruolo e invece la tragedia di Cucchi si sviluppa in un delirio kafkiano di omissioni, distrazioni e indifferenza che portano il ragazzo alla morte.



Sullamiapelle

Il pestaggio, l’imperdonabile orrore iniziale, avviene dietro una porta chiusa, nel silenzio che ancora avvolge questo aspetto del calvario di Stefano, un’ingiustizia palese che però avrebbe potuto avere conseguenze meno drammatiche se gli avvenimenti seguenti non avessero congiurato contro la sorte del ragazzo e ancora una volta il film non esita a mostrare che qualche appiglio a Stefano era stato dato per uscire dal baratro mortale in cui stava cadendo.



Sulla miapelle

Un ottimo film di impegno civile dove all’equilibrio della scrittura si accompagna un rigore stilistico fatto di luci livide, di corridoi che indirizzano ineluttabilmente Stefano verso la morte, come quei poliziotti sempre addosso fino a schiacciarlo come sono state stritolate le sue costole e poi quelle immagini sul tavolaccio che hanno un che di pasoliniano.
Della prova di Alessandro Borghi è stato detto tutto il bene possibile: innegabile la sua capacità di incarnare nella voce e nel fisico tutta la fragilità e il dolore di Stefano.

Videodrome

Canada 1983
con James Woods, Sonja Smits, Deborah Harry, Peter Dvorsky, Leslie Carlson, Jack Creley, Lynne Gorman, Julie Khaner
regia di David Cronenberg


Videodrome

Max Renn, proprietario di una piccola emittente televisiva propone una programmazione a base di sesso e violenza per attrarre l’attenzione ma anche perché è convinto che attraverso la visione si possano sublimare questi impulsi. Sempre alla ricerca di prodotti più realistici, Renn incappa in una trasmissione pirata, Videodrome, un catalogo di efferate torture. Affascinato dalla immagini che sperimenta assieme alla conduttrice radiofonica Nicki Brand, Max cerca di sapere di più del programma diventando vittima e complice di una lotta per la manipolazione delle menti.



Videodrome


In Videodrome il tema portante della poetica cronenberghiana, la fusione tra uomo e macchina, assume una valenza profondamente politica e anticipatoria della realtà che stiamo vivendo: a trentacinque anni dalla realizzazione del film sì è anche avverato l’assunto del professore Brian O’Blivion: La televisione è la realtà, e la realtà è meno della televisione, dove la televisione è la matrice di tutti i media, in particolare i social che oggi ci bombardano con la loro visione distorta della realtà “oggettiva” o storica (le fake news) mentre la realtà “soggettiva” cioè personale va confermata attraverso l’immagine: che importa dove sei andato in vacanza o che cena luculliana hai gustato se non la testimoni fotograficamente sui social?



Videodrome


A livello filmico il costrutto è notevole: si parte da un’immagine televisiva che risveglia il protagonista, che più volte durante il film avrà diversi risvegli o soprassalti di coscienza, un gioco di scatole cinesi che precipitano il personaggio in un incubo sempre più allucinante: una perversione televisiva che si pensa prodotta all’estero si scopre esser realizzata a Pittsburgh, nel cuore dell’America, quella che si può concepire un’aberrazione di pochi deviati, al limite in mano alla mafia si rivela essere una congiura politica a fini dittatoriali per “migliorare la razza” ed esiste addirittura un altra entità, una setta religiosa in grado di riprogrammare gli eversori, un climax ascendente vertiginoso che non può che concludersi nella dissoluzione finale, lasciando allo spettatore la flebile speranza che si tratti solo di un’allucinazione folle del protagonista.

La figlia di Dracula

Dracula’s Daughter
USA 1936 Warner Bros
con Gloria Holden, Otto Kruger, Marguerite Chruchill, Edward Van Sloan, Gilbert Emery, Irving Pichel, Billy Bevan, Nan Grey, Hedda Hopper, E.E. Clive
regia di Lambert Hillyer


La figlia di dracula


Van Helsing viene catturato da due solerti poliziotti di Scotland Yard subito dopo aver ucciso il Conte Dracula e chiama a difenderlo lo psichiatra Jeffrey Garth. Intanto il corpo di Dracula svanisce misteriosamente: è stato prelevato e bruciato dalla contessa Marya Zaleska, la figlia di Dracula che spera in questo modo di liberarsi dal vampirismo ereditato dal padre; il tentativo fallisce e quando la donna incontra Garth rimane affascinata dalle sue teorie sul potere guaritore della mente e vorrebbe farsi curare da lui, intanto su di lei si addensano i sospetti di vampirismo e per convincere lo psichiatra a seguirla in Transilvania Marya Zaleska rapisce Janet, la ragazza di cui Garth è innamorato…



DraculasDaughter


Il primo sequel del celebre Dracula del 1931 ha una storia produttiva piuttosto complicata: l’idea venne nel 1933 a David O. Selznick che voleva girarlo per la MGM ispirandosi al racconto di Bram Stoker Dracula’s Guest. Il progetto venne ceduto alla Universal nel 1935, l’intento era quello di farlo girare a James Whale, reduce dal successo de La moglie di Frankenstein, sequel dell’altro celebre mostro della Universal, ma il regista si manifestò dubbioso sul fatto di girare un nuovo horror subito dopo il precedente e così la regia passò a Lambert Hillyer più abile nelle commedie e infatti i tocchi comici non mancano nella pellicola, forse sono addirittura eccessivi e la causa dello scarso successo dell’opera.



La figlia di dracula


Del cast di Dracula resta solo Edward Van Sloan che interpreta nuovamente Van Helsing ma il personaggio di  Marya Zaleska è molto interessante: vampira suo malgrado fa di tutto per liberarsi della sua condizione, prima incenerendo la salma del padre poi affidandosi alla psichiatria, nonostante gli sforzi non riesce a liberarsi dalla sete di sangue e l’ipnosi su Lili, una modella trovata in fin di vita permette di capire chi è il nuovo vampiro che infesta Londra dopo la morte di Dracula.



Draculasdaughte


Marya vorrebbe che il professor Garth si dedicasse solo a lei seguendola in Transilvania ma l’uomo rifiuta allora la donna lo costringe a seguirla rapendo Janet e rivelando al fedele servitore Sandor che è innamorata del medico e vuole trasformarlo in vampiro, Sandor, a cui la donna aveva promesso l’immortalità, la uccide per gelosia.



La figlia di dracula


La rivelazione dell’innamoramento per Garth suona un po’ strana perché La figlia di Dracula è intriso di sottotesti omoerotici e del resto la prima vampira della letteratura, Carmilla di Sheridan Le Fanu, era lesbica. Se con Garth non vediamo mai un interesse che vada oltre le discussioni sulla psichiatria (tecnica sempre alla ribalta come cura all’omosessualità) è lampante la venatura saffica della scena con Lili e anche la scena nel castello con Janet svenuta lascia intendere un interesse della contessa per la fanciulla.

La dalia azzurra

The Blue Dahlia
USA 1946 Paramount
con Alan Ladd, Veronica Lake, William Bendix, Howard Da Silva, Doris Dowling, Tom Powers, Hugh Beaumont, Howard Freeman, Don Costello, Will Wright
regia di George Marshall



The blue dahlia


Tornato dalla guerra, il capitano di marina Johnny Morrison scopre che la moglie Helen non solo lo tradisce ma la sua ubriachezza ha causato la morte del figlioletto. Nonostante l’impulso di uccidere la moglie, Johnny se ne va sotto la pioggia e gli viene offerto un passaggio dalla bella Joyce (ex moglie dell’amante di Helen). Quando la mattina dopo Helen viene trovata morta, Johnny è il primo sospettato ma anche Buzz, uno dei due fedeli sottoposti con cui ha fatto ritorno, ha incontrato la donna che per giunta ricattava l’amante…



Ladaliaazzurra


Siamo agli inizi della stagione noir e La dalia azzurra non vanta ancora l’uso di una fotografia contrastata con i giochi di ombre di matrice espressionista che a breve diventerà la caratteristica estetica del genere; con una regia piuttosto anonima il film è tra i primi a raccontare il disincanto dei reduci, la sensazione di sentirsi in trappola senza poter fare affidamento alla giustizia e introduce la figura della dark lady: Doris Dowling (che avrà anche una carriera italiana a partire da Riso Amaro) è la classica donna perduta: insofferente alla vita matrimoniale e alla lontananza del marito, pur di partecipare a una festa si porta dietro il figlioletto che morirà nel viaggio di ritorno per un incidente causato dalla madre ubriaca. Si accompagna degnamente a Eddie Harwood, proprietario del night club che da il nome alla pellicola e ha un passato losco per cui ha cambiato nome ed Helen, che è a conoscenza del fatto, non esita a ricattarlo quando l’uomo vuole liberarsi di lei perché ancora innamorato della moglie la bella Joyce che lo ha lasciato perché non si trova a suo agio con gli affari poco puliti del marito.



Thebluedahlia


La classica opposizione tra la bionda e la bruna ma quella di Joyce non è una figura angelica, grazie al fascino malinconico di Veronica Lake si gioca con l’ambiguità del suo personaggio e Johnny fatica a credere che la donna che lo ha aiutato sia casualmente la moglie dell’amante di Helen, sospetta piuttosto un intrigo per incastrarlo.
Poi c’è Buzz, il fedele commilitone di Johnny, ferito alla testa non sopporta la musica troppo ritmata e ad alto volume, che gli causa furiosi mal di testa e amnesie. Quando Johnny la lascia dopo aver scoperto la verità sulla morte del figlioletto, Helen chiama i suoi amici per cercarlo, risponde Buzz che si offre di aiutarla, la abborda senza conoscerla e ha uno scoppio di rabbia quando capisce chi è la donna che sta tentando di sedurlo.
La sceneggiatura originale di Raymond Chandler, l’unica scritta appositamente per il cinema nata da un romanzo non terminto, prevedeva che l’assassino fosse Buzz e tutta la prima parte del film indirizza verso questo colpevole ma poi la Marina fece pressioni e si dovette trovare l’escamotage del ricatto a Harwood per trasformare il gestore della Dalia Azzurra nell’assassino.



La dalia azzurra


Il film è il terzo dei quattro girati dalla coppia Ladd-Lake, la loro perfetta alchimia cinematografica era nata per esigenze sceniche: furono messi insieme per la loro scarsa altezza.