Mentre a Ginevra si lavora sull’antimateria, la Chiesa Cattolica e’ sconvolta dalla morte improvvisa del Pontefice. Si apre il conclave ma quattro tra i vescovi piu’ vicini al Soglio, i Preferiti, vengono rapiti dall’antica setta degli Illuminati che vuole distruggere l’intera Citta’ del Vaticano; per risolvere l’enigma torna in campo il simbolista Robert Langdon..
La premiata ditta Howard-Hanks torna a cimentarsi con le opere di Dan Brown, stravolgendone pero’ l’assetto: se il volume Angeli e demoni precede il celeberrimo Codice da Vinci e apre le ostilita’ tra il Vaticano e lo scrittore, il film diventa il sequel delle avventure del famoso accademico, chiamato in causa proprio dalla Chiesa che nella precedente indagine era stata da lui svergognata dando luogo a un’inimicizia che si sanera’ alla fine di questa nuova avventura.
Nonostante i toni concilianti il Vaticano non ha permesso le riprese, cosi’ tutte le scene ambientate nel piccolo stato pontificio sono girate alla Reggia di Caserta o realizzate al computer, in maniera molto credibile anche se l’azzurro della Cappella Sistina non e’ mai vivido come nelle riprese dell’originale.
Oltre che un blockbuster (perfino dgnitoso!) dai toni millenaristici con i cieli che si aprono su San Pietro, il film e’ un meraviglioso spot per Roma (alzi la mano chi non subisce il fascino dell’Urbe!) vera protagonista del solito gioco di indovinelli alla base del plot.
Anche il product placement della nuova Lancia Delta e’ molto azzeccato, peccato che sia proprio l’autovettura a non esser piu’ bella come una volta.
Quasi irriconoscibile Ewan McGregor nei panni del camerlengo con quella nuova fronte liscia senza la ciste che lo caratterizzava.
1892, Virgil Cole e Everett Hitch sono due pistoleri che offrono i loro servigi come sceriffi alle cittadine di frontiera in difficolta’ per riportare ordine e giustizia. Il loro sodalizio verra’ messo in crisi da una donna, Miss Allison French conosciuta nella citta’ di Appaloosa…
Alla sua seconda regia, Ed Harris, si cimenta con il western ispirandosi ai grandi classici del genere: la sua posa e la sua camminata riprendono quella di John Wayne, le scenografie omaggiano lo stile di Sergio Leone, ma personalmente il film mi ha fatto venire in mente i cinque western che Anthony Mann giro’ con James Stewart, per il sottile studio psicologico dei personaggi che ci porta a scoprire le dinamiche del legame tra Cole e il suo vice. Apparentemente piu’ sicuro di se’, lo sceriffo avverte il proprio deficit socioculturale che lo porta spesso a incespicare sulle parole poco conosciute o a non avere un vocabolario forbito. Di solito a queste mancanze sopperisce il silenzioso Hitch, che pero’ non potra’ nulla di fronte l’arrivo della raffinata, per quanto subdola, signorina French.
Mai ruolo fu piu’ azzeccato per l’odiosa Zellwegger visto quanto e’ detestabile la figura femminile che interpreta; eppure quel che risulta interessante nella pellicola e’ proprio come i due uomini intuiscano perfettamente il carattere della donna senza per questo giudicarla e tanto meno condannarla. E’ uno strano miscuglio di maschilismo ma anche di sincero rispetto piuttosto inconsueto.
Credo che non si possa parlare di questo film senza affrontare il possibile risvolto omoerotico tra i due protagonisti, sinceramente io non ho visto nulla sullo schermo che facesse allusione a un sentimento tra i due ma comunque i sensi erano allertati a subdorare qualcosa: oramai non e’ piu’ possibile vedere due uomini senza pensare che se la intendano e la cosa mi pare squallida quanto l’esigenza di mettere a tacere ogni possibile amore omosessuale del passato: pensare che due uomini che passano molto tempo insieme per forza di cose debbano finire a letto mi pare un modo per sminuire l’omosessaulita’ ponendola giusto un gradino piu’ su dell’idea politicamente scorretta di crederla una devianza o una malattia.
Gli appunti in bella copia del mio intervento su Cinema e Luna aFinalmente è sabato di sabato 18 luglio.
Quarantesimo anniversario dello Sbarco sulla Luna, “quel piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’umanita’” che avvenne il 20 luglio 1969 alle ore 16.17, EDT.
Ovviamente il cinema ama le ricorrenze ed infatti la pellicola piu’ attesa della nuova stagione e’ Moon, lungometraggio di esordio di Duncan Jones, noto anche come Zowie Bowie, essendo il figlio del celeberrimo David Bowie. La pellicola narra di un astronauta solo sulla Luna dove gestisce un giacimento minerario e allo scadere del suo mandato l’uomo fara’ delle scoperte sconvolgenti sul suo destino. La pellicola dalle reminiscenze kubrikiane di 2001 Odissea nello spazio ha vinto, tra gli altri premi, l’ultimo Sundance.
Il piu’ celebre film degli ultimi tempi che ha per protagonista la luna e’ sicuramente Apollo 13, campione di incassi e statuette firmato dalla coppia Ron Howard&Tom Hanks prima di cadere nel gorgo della fascinazione di Dan Brown. Apollo 13 e‘ anche la consacrazione definitiva di Ed Harris, non nuovo alle avventure spaziali infatti nel 1983 era tra i protagonisti di Uomini Veri il film di Philip Kaufmann che racconta la nascita della conquista allo spazio partendo dall’ottobre 1947 quando Chuck Yeager sull’ X15 supero’ la barriera del suono.
Sullo sbarco sulla Luna grava anche la teoria di un complotto che il cinema seppe prontamente sfruttare nel 1978 con Capricorn One, dove si racconta la mega truffa della Nasa ordita perche’ l’ente spaziale era insicuro della riuscita su una missione su Marte: le immagini dello sbarco marziano vengono quindi girate in studio. Basta sostituire la Luna a Marte ed ecco narrato il complotto che vorrebbe 600 milioni di spettatori nel mondo truffati da un filmato girato sulla terra e trasmesso in mondovisione in quella sera di luglio del ‘69. Il film si ricorda anche come il tentativo di lanciare la ex stella del football O.J. Simpson come star hollywoodiana ma l’uomo trovera’ una ben piu’ triste fama grazie al clamoroso processo per l’omicidio della moglie.
Nei primi anni ‘70 sull’onda dell’emozionante missione anche la televisione si dedica alla Luna, soprattutto i telefilm inglesi firmati dalla premiata ditta Gerry&Sylvia Anderson: in U.F.O. la moon base (base luna) era il primo baluardo per cercare di respingere gli attacchi degli alieni, mentre in Spazio 1999 si ipotizza che il nostro satellite sia diventato, a trent’anni dalla sua conquista, la discarica delle scorie nucleari del pianeta Terra e il 13 settembre 1999 un’esplosione nucleare fa schizzare la Luna fuori dall’orbita terrestre lanciandola nello spazio profondo.
Anche prima della conquista del suolo lunare, il pallido astro aveva ispirato il cinema, basta pensare al capolavoro del 1902 Le voyage dans la Lune firmato da Georges Melies. La pellicola e’ entrata cosiì tanto nell’immaginario collettivo che nel 1996 una band alternativa come gli Smashing Pumpkins decide di omaggiare il film di Melies girando un video che e’ praticamente il suo remake: Tonight, tonight
Venerdi’ sera sono andata a vedere, per la prima volta in vita mia, i Momix; un’esperienza esaltante che raccontero’ attraverso le due espressioni facciali che hanno monopolizzato il mio viso.
Fortunatamente era una sera ventosa e quindi le zanzare erano assenti altrimenti la prima parte dello spettacolo sarebbe sta abbastanza complicata per me visto che sono stata quasi tutto il tempo a bocca aperta per lo stupore delle meraviglie inventate da questi geniali ballerini illusionisti: l’elegante assolo sullo specchio che permetteva a una sola ballerina di inventare figure fantasmagoriche con il suo corpo, la visione fantastica dell’eta’ primitiva con l’incredibile triceratopo ma soprattutto il gioioso gioco con guanti e gambali fosforescenti che ha ripercorso la storia della vita sulla terra dagli organismi unicellulari fino alle intelligenze artificiali con i simpaticissimi emoticon che facevano la faccina triste per strappare l’applauso e poi strizzavano l’occhio.
Nel secondo tempo la mia faccia sfoggiava un sorriso completamente beota perche’ nel segmento dedicato agli eventi atmosferici mi era diventata lampante la filiazione diretta del genere di danza dei Momix dalle danze serpentine o luminose della mia adorata Loie Fuller , danzatrice americana che porto’ la danza fuori dai canoni classici e con le sue movenze sinuose contribui’ alla creazione dello stile Art Nouveau.
Ero cosi’ felice che quando la mia insopportabile vicina, che fino a quel momento aveva passato la maggior parte del tempo a far illuminare il display del suo cellulare, e’ esplosa in un "brava!" durante l’esibizione della pioggia volevo quasi chiederle se conosceva la Fuller, tanto era insopprimibile il mio desiderio di condividere la gioia della mia scoperta.
Loie Fuller, Danse Serpentine
Altra esibizione della Fuller che richiama l'inizio di Bothanica
Pare che ci siano ottime possibilita’ che chi riceve il segnale televisivo dal Monte Penice non debba risintonizzare RAI1: lo storico ed altissimo traliccione copre un ventaglio di utenti troppo vasto che va dal Basso Piemonte fino al varesotto, per correre il rischio di perdere altri spettatori oltre quelli persi da RAI2 in questa fase di swich over del primo passaggio al digitale terrestre.
Cosi’ pare che la folla batta Berlusconi.. gia’ perche’ la bizzarra necessita’ di risintonizzare RAI1 a un passo dalla digitalizzazione dei canali terrestri, nasce dall’esigenza si lasciare delle frequenze libere per Europa7 che ha vinto tutti gradi della battaglia legale contro l’abusiva Rete4, ovviamente a lasciar libere le frequenze non e’ il canale colpevole ma nientemeno che l’ammiraglia della tv pubblica nazionale..
Margaret Elliot e’ stata una diva di prima grandezza ma ormai e’ in declino e ridotta sul lastrico. Finisce per essere arrestata per guida in stato di ubriachezza e a pagarle la cauzione e’ un ex attore che Margaret aveva lanciato e che ora si e’ ritirato dal cinema per dedicarsi alla falegnameria navale, l’uomo tenera’ di distogliere Margaret dall’ossessione per la sua carriera..
Si tratta di un film a basso costo, interamente costruito sulle doti di Bette Davis, che tanto per cambiare si guadagno’ una nomination agli Oscar; Sterling Hayden anche recitativamente e’ monolitico come il carattere del suo personaggio mentre la quattordicenne Natalie Wood interpreta la figlia che la diva ha avuto dal suo primo marito.
Il personaggio di Margaret Elliot (per cui la Davis disse di essersi ispirata a Joan Crowford) descrive l’amaro declino di un’artista che non vuole arrendersi al tempo che passa e neppure puo’ farlo, visto che dalla sua carriera dipendono le sorti economiche dei parenti sanguisuga e il prestigio della figlia, cosi’ l’artista continua a scendere la china fino alla patetica scena del provino per il ruolo della donna quarantenne recitata in maniera ammiccante con la speranza di arrivare al ruolo principale di una ragazza ventenne; provino che rivisto sullo schermo mettera’ finalmente di fronte Margaret alla realta’, in una scena madre che solo la Davis sa rendere credibile.
Forse si mettono in scena un po’ troppi cliche’ sul mondo hollywoodiano, ma la prima parte ha un che di claustrofobico ed ossessivo che puo’ valere la visione, mentre l’happy end e’ decisamente posticcio.
Ieri a Los Angeles si e’ spento nel sonno il famoso caratterista, comprimario di tanti celebri film.
il vero nome dell’attore era Mladen George Sekulovich, nato a Chicago nel 1912 da genitori dell’Est europeo. Nel 1937, dopo gli studi teatrali, Malden arriva a New York e viene presto notato da Elia Kazan con cui spesso collaborera’ sul grande schermo.
Il debutto cinematografico e’ del 1940 con una breve comparsata nella commedia romantica Non desiderare la donna d’altri diretta da Garson Kanin. Nel 1951 arriva l’oscar per la parte di Harold ‘Mitch’ Mitchell ne Un tram che si chiama desiderio diretto appunto da Kazan e interpretato da Marlon Brando, colleghi che Malden ritrova nel 1954 in Fronte del porto. Intanto nel ‘52 era stato Jim Gentry, il ricco possidente che sposa Jennifer Jones in Ruby fiore selvaggio di King Vidor e nel 1953 interpreta il poliziotto che conduce le indagini in Io confesso di Alfred Hitchcock.
Nel ‘56 uno dei suoi rari ruoli da protagonista in Baby Doll sempre diretto da Elia Kazan: e’ il marito della sposa bambina interpretata da Carroll Baker corteggiata da Ely Wallach. Dal film prese il nome il celebre indumento di lingerie.
Nel 1957 Malden si cimenta con la regia firmando Il fronte del silenzio, unico film da lui diretto, un discreto film processuale incentrato su un caso di tradimento riguardante alcuni militari impegnati nella guerra di Corea.
Nel 1961 e’ Brando a cimentarsi con la regia e sceglie Karl Malden come suo antagonista per I due volti della vendetta: Malden e’ lo sceriffo Dad Longworth, ex compagno di rapine di Rio (Brando) che non aveva esistato a lasciar catturare pur di salvarsi ed e’ ora oggetto della vendetta di Rio.
Tra gli altri film di Malden vanno ricordati L’uomo di Alcatraz del ‘62, La donna che inventò lo strip-tease (1962) musical di Melvin Le Roy con una grande Natalie Wood.
Del 1964 sono Chi giace nella mia bara? accanto a Bette Davis e Il grande sentiero, diretto da John Ford. Nel ‘70 e’ tra i comprimari di Patton generale d’acciaio e l’anno seguente e’ il protagonista del debutto del nostro Dario Argento, Il gatto a nove code. Dal ‘72 al ‘77 per 120 episodi sara’ il Detective Lt. Mike Stone nel serial Le strade di San Francisco accanto a Michael Douglas, il famigerato poliziesco rende l’attore uno dei volti piu’ noti del piccolo schermo tanto che partecipera’ anche ad altre serie meno note qui in Italia.
Torna al cinema sul finire degli anni’ 80 con un ruolo in Pazza diretto da Martin Ritt ed interpretato da Barbra Streisand. Vietnam morte Orange e’ l’ultimo film interpretato dall’attore nel 1988.