La ragazza del punk innamorato

How to Talk to Girls at Parties
GB, USA 2016
Elle Fanning, Alex Sharp, Nicole Kidman, Ruth Wilson, Matt Lucas, Edward Petherbridge, Joanna Scanlan, Tom Brooke
regia di John Cameron Mitchell

Londra 1977, anno del Giubileo della regina e trionfo del punk: tre quindicenni del sobborgo di Croydon, patiti di musica con una loro fanzine, s’imbucano a un concerto punk e poi vorrebbero raggiungere l’after party ma finiscono nella festa sbagliata. Convinti di essere ospiti di americani, i tre sperimentano le stranezze dei “turisti”: Henn s’innamora a prima vista di Zan che decide di seguirlo per sperimentare il punk. Convinti che Zan sia vittima di una setta, i tre chiedono aiuto ai loro amici punk per liberare la ragazza…

La quarta regia di John Cameron Mitchell, noto per il film di debutto Hedwig – La diva con qualcosa in più, è un film che ha diviso la critica: certamente è un film bizzarro ma interessante, tratto dall’omonimo racconto di Neil Gaiman.

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Il regista gioca abitualmente con temi sessuali pruriginosi quindi non possiamo certo stupirci della sua rappresentazione del sesso alieno che va letta come una rivisitazione in chiave grottesca del secondo chakra (le sei colonie aliene sono legate ognuna ad un chakra e Zan con la sua gravidanza ibrida darà vita al settimo chakra, quello del cuore)

Ovviamente quello che spicca in questo pastiche tra filosofia, sci-fi e teen movie è l’ambientazione nell’Inghilterra dell’esplosione del punk inteso come una forma di ribellione giovanile, forse l’ultima che in pochi anni, se non mesi, viene fagocitata dal capitalismo: Bodicea sottolinea come le stelle affermate del punk siano ormai modelli consumistici ma il suo lavoro è quello di una talent scout in cerca di nuovi successi e Zan stessa fa notare ad Henn che alcune sue affermazioni siano contraddittorie.

Zan è un’aliena in visita alla Terra nel suo mondo i giovani visitano altre dimensioni per poi essere divorati dal genitore che così assimila le loro conoscenze. Zan vuole avere un’esperienza diretta delle realtà che vive e sulla Terra le viene concesso di passare due giorni con i locali.
Nonostante la ragazza non intenda ribellarsi al suo destino, la sua scelta porterà una rivoluzione nelle leggi della sua comunità.

La ragazza del punk innamorato è un inno sbilenco alla libertà, ricostruzione surreale del decennio 68/77: le divise in latex e gli arredi della dimora aliena richiamano la pop art (infatti i tre ragazzi li scambiano per americani), nel suo procedere eccentrico, il film strappa un sorriso e una riflessione.

Paper Moon – Luna di carta

Paper Moon
USA 1973
con Ryan O’Neal, Tatum O’Neal, Madeline Kahn, John Hillerman, Burton Gilliam, P. J. Johnson, Randy Quaid, Noble Willingham
regia di Peter Bogdanovich

Il truffatore Moses Pray partecipa al funerale di una conoscente, una donna equivoca che lascia una figlia di 9 anni, Addie. Data la presenza alle esequie, Moses viene scambiato per il padre della piccola che lui disconosce ma, siccome si reca in Missouri, gli viene comunque affidata la bambina perché la porti dall’unica parente rimastale. Prima di partire, Moses non esita a ricattare chi ha investito la donna e pensa di potersi tenere i soldi ma non ha fatto i conti con il caratterino di Addie che diventerà la sua miglior socia in affari…

Paper Moon è la summa dei due film precedenti di Bogdanovich: dal precedente Ma papà ti manda sola? il regista prende lo spirito delle grandi commedie anni ’30 e trasferisce la guerra dei sessi delle schermaglie amorose nel rapporto tra (presunto) padre e figlia.
Dal film d’esordio, L’ultimo spettacolo, prende lo stile: il bianco e nero luminoso, i vasti spazi in cui inserisce primi piani dei personaggi o la profondità di campo per la triangolazione degli stessi.


Il risultato è una commedia tenera e molto divertente che restituisce in pieno l’atmosfera della Grande Depressione anche per le famiglie di migranti, le uniche persone che Moses e Addie incrociano sulle deserte strade tra Kansas e Missouri. 

Moses è un piccolo truffatore che vende bibbie ai famigliari dei defunti di cui ha letto il necrologio, l’arrivo di Addie gli permette di sfruttare al meglio la sua “attività” la piccola ha una grande capacità di osservazione e un grande talento per la gestione del denaro, per questo decide di liberarsi di Trixie Delight, una ballerina di cui Moses si è invaghito sperperando il capitale.
Quando l’ultima truffa va a finire male, Moses lascia Addie dalla zia ma nessuno dei due resiste alla lontananza: non è più importante se Moses è il padre biologico della bambina,  il loro legame è ormai indissolubile.

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Come è noto il film è interpretato dagli O’Neal padre e figlia, la debuttante Tatum che vinse l’Oscar.
Si sa che i bambini sono sempre bravi a recitare ma il debutto di Tatum O’Neal è rimarchevole perché il personaggio di Addie non è una presenza di contorno, leziosa o pestifera ma è un personaggio, possiamo dire il principale del film, con un carattere ben approfondito: deve elaborare il lutto e l’orfaneità, capire se Moses è il suo vero padre in un periodo pre adolescenziale in cui  l’idea di esser rifiutata per la sua mancata femminilità comincia a farsi sentire. 

I colori del tempo

La Venue de l’avenir
Francia 2025
con Suzanne Lindon, Abraham Wapler, Vincent Macaigne, Julia Piaton, Zinedine Soualem, Paul Kircher, Vassili Schneider, Sara Giraudeau, Cécile de France, Pomme, Fred Testot, Vincent Perez, François Berléand, Philippine Leroy-Beaulieu, Olivier Gourmet
regia di Cédric Klapischy

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Dovendo costruire un grande centro commerciale, un comune della Normandia effettua delle ricerche genetiche per risalire agli eredi di Adèle Meunier la cui casa risulta disabitata dal 1944 per i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Della trentina di parenti trovati ne vengono scelti quattro per consentire l’apertura dell’immobile. La casa si rivela una capsula del tempo e nasconde tesori inaspettati, addirittura un dipinto inedito di Monet: tra lettere, cimel vari e una bevuta di ayahuasca si ricostruisce la vita Adèle che a fine Ottocento, appena ventenne, lasciò la casa per andare a cercare la madre a Parigi…

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Il film si muove su due piani storici: gli anni bohémien di Adèle nella Parigi della Belle Époque dove divide una stanza a Montmartre con due giovani artisti conosciuti durante il viaggio e scopre di essere figlia di un celebre artista, e il presente in cui i quattro rappresentanti degli eredi si appassionano alla storia familiare.

La trama contemporanea è piuttosto originale mentre quella ottocentesca è un po’ più scontata ma nell’insieme il film risulta molto piacevole ed offre una riflessione interessante sui media e sull’arte.

La rivoluzione fotografica del secondo ottocento che sconvolge l’arte portando alla nascita dell’Impressionismo (la pittura ha perso la sua funzione di rappresentare la realtà storica) e del cinema viene confrontata con l’uso smodato delle immagini consumate dai social nel presente: divertente la scena iniziale del film con l’influencer davanti alle Ninfee di Monet che nota che i colori del quadro non valorizzano un abito e tutto l’enturage propone di cambiare i colori del dipinto in post-produzione piuttosto che al vestito che andava monetizzato in quella nuance.