Quel “miracolo” nel titolo dell’ultima fatica di Spike Lee ricorda film come Miracolo nella 34° strada o Il miracolo delle campane, pellicole dove l’elemento strappalacrime e fantastico veste un ruolo fondamentale e Spike Lee sembra far rivivere reminiscenze di quel genere filmico nel personaggio di Angelo Toracelli, il bambino salvato dall’amico immaginario (in realta’ l’amico non sopravvissuto all’eccidio di Sant’Anna) facendolo ricomparire come deus ex machina alla fine del film.
Si spegne una voce
Capone era la voce storica dei documentari italiani e continuera’ ad accompagnarci nei reportage di Geo&Geo o Superquark.
Al cinema il suo doppiaggio piu’ importante fu certamente quello di Luke Skywalker nella prima triologia di Guerre stellari
La classe
La macchina da presa si appiccica nervosamente ai professori e agli studenti di una scuola media delle banlieu francesi.
Senza retorica ci racconta il quotidiano fatto di speranze e delusioni di un manipolo di professori, in particolare del professore di lettere, François Bégaudeau, intepretato dallo stesso professore che ha scritto il libro da cui il film e’ tratto.
Un insegnante coraggioso, disponibile e pieno di buona volonta’ verso la sua classe; nonostante questo, una sua pur lieve superficialita’ verra’ scontata duramente da uno dei ragazzi piu’ difficili della classe.
Al di la’ delle ideologie e dei facili discorsi di classe e integrazione, la pellicola di Cantet ci descrive un mondo complesso e a parte (Entre le murs, come appunto recita il bel titolo originale) dove allievi e professori ogni giorno scendono in trincea per guadagnarsi palmo a palmo la fiducia reciproca.
Giovanna la Pazza
Il film di Vicente Aranda vorrebbe indagare sulla pazzia della regina Giovanna I di Castiglia: pazza d’amore per il suo sposo Filippo il Bello o vittima di una congiura ordita dallo sposo austriaco per toglierle il trono? Ovviamente la via scelta e’ la prima, facendo del personaggio della regina castigliana un esempio di amour fou: peccato, al di la’ di ogni giudizio storico, perche’ in alcuni momenti il regista riesce tratteggiare il ritratto di una donna intelligente, anticonformista e fortemente moderna: decisa ad allattare al seno i suoi figli, coraggiosa nel partorire da sola il futuro imperatore Carlo V in una latrina, pronta a lottare per il suo regno quando capisce che le sta per essere tolto. Questo e’ almeno il quadro che ce ne fa il regista perche’ la verita’ storica non viene neppure toccata: Giovanna, impazzisce soltanto dopo la morte del benamato consorte e la congiura guidata dal marito e’ degna di un romanzo d’apppendice.
Ma del resto, la piega che prendera’ il racconto lo si intuisce da subito quando Giovanna arriva nelle Fiandre: si vedono i due principi che dovranno passare insieme il resto della loro vita attraversare un lungo salone studiandosi con fare guardingo e mentre lo spettattore comincia a meditare sulla difficolta’ dei matrimoni politici ecco Filippo il Bello baciare appassionatamente la leggiadra fanciulla, pretendere subito la benedizione religiosa per poi rinchiudersi con lei nei suoi appartamenti per una settimana d’amore che precedera’ le nozze ufficiali: ora io dubito che questo potesse accadere nelle formali corti del tardo Quattrocento, soprattutto alla figlia di Isabella la Cattolica, ma ovviamente il film sposa la tesi che travolta da cotanto ardore Giovanna non potra’ che vivere tutta la sua vita aspettando di soddisfare le bramosie del suo sposo, che invece mai sazio si dedichera’ a tutte le pulzelle che incontra fino a condurre a corte una mora conosciuta in un postribolo e farle vestire gli abiti di dama della regina, e chi troviamo nei panni dell’araba? ma Manuela Arcuri.. scelta forse per la sua liason con lo scieicco?
Trattandosi di una coproduzione italo-iberica anche Filippo il Bello e’ interpretato da un attore italiano: Daniele Liotti, reduce dal tv-movie su Antonio da Padova, pare essersi preparato per questo ruolo con un occhio all’Enrico VIII di Charles Laughton, fatte le debite differenze ovviamente, e non parlo di aspetto fisico.. per lo meno i due personaggi storici si possono definire contemporanei!
Se sicuramente sono da lodare costumi e fotografia, il film non puo’ dirsi che mal riuscito per la mancanza di coraggio: soprattutto come film storico: nonostante la perentoria voce fuori campo che raccorda le vicende della triste regina, permangono alcune lacune e il finale anche dal punto di vista della love story e’ tirato per i capelli: da evitare.
Cronenberg al Palazzo delle Esposizioni di Roma
Sono lieta di aderire alla richiesta di pubblicizzare le iniziative cinematografiche del Palazzo delle Esposizioni di Roma anche se la distanza mi impedisce di partecipare.
Al Palazzo delle Esposizioni un viaggio entusiasmante nel cinema degli ultimi trent'anni attraverso le opere di un genio, David Cronenberg: dagli esordi nel genere horror sino ai film che lo fanno conoscere al grande pubblico, Scanners e La zona morta, il suo cinema ci trasporta in realtà parallele, abissi dell'animo umano. Se il grande successo internazionale arriva con La mosca, la sua sfida più grande è senza dubbio Il pasto nudo, che ricrea il delirio paranoico di Burroughs dopo numerosi tentativi andati a vuoto di altri registi. Cronenberg ottiene il suo primo riconoscimento a Cannes nel 1996 con Crash, che gli vale il Gran Premio della Giuria, mentre nel 1999, Existenz conquista l'Orso d'argento a Berlino
26 ottobre e 5 novembre, ore 21.00
(Naked Lunch)
con Peter Weller, Judy Davis, Julian Sands, Ian Holm. USA, Canada, Giappone 1991 (115’)
Macchine da scrivere come schifosi insetti, striscianti esseri sessuati, alieni che secernono droga lattiginosa: il mondo delirante di Burroughs e del suo libro di culto in una rappresentazione sul confine tra l’assurdo dell’incubo e l’assurdo della realtà, allucinata materializzazione dell’inconscio.
con James Spader, Holly Hunter, Rosanna Arquette. USA 1996 (98’)
con Jennifer Jason Leigh, Jude Law, Ian Holm, Willem Dafoe. USA, Canada 1999 (97’)
Cronenberg si avventura nella realtà virtuale con le sue malsane pulsioni che si concretizzano in un’efficace commistione di carne, macchina e cervello. Grande il fascino visivo e un gioco insinuante e disturbante che trasmette inquietudini sulla realtà ormai prossima.
con Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Gabriel Byrne. Canada, USA 2002 (98’)
Un viaggio nella follia tratto dal romanzo di McGrath: mondi che si intrecciano, discesa nell’incubo, virtuosistico gioco di specchi con cui Cronenberg, maestro dell’ambiguità, ci immerge nella stessa incertezza di prospettiva del protagonista, nella sua memoria e nella sua coscienza frantumate.
sala Cinema
ingresso scalinata di via Milano 9 A
The hurt locker
Un robottino che ricorda il Pathfinder marziano, una terra desolata simile a un arido paesaggio lunare, un uomo che si muove indossando una tuta da astronauta: il film della Bigelow si apre su un mondo alieno, quello di questa schifosa guerra in Iraq così lontana da ogni concezione della guerra -sempre orrida- che nelle nostre tranquille lande occidentali possiamo avere.
L’ingresso del protagonista, il sergente William James che entra in una squadra affiatata a sostituire il precedente artificiere morto durante una missione, introduce una dimensione più epica: James si vede come un eroe solitario, quasi un cowboy moderno, che sfida le regole e gioca con la propria vita, collezionando gli inneschi delle bombe che è riuscito a disinnescare, pur e conservando sprazzi di umanità (il rapporto con Beckham).
In realtà è solo un modo per sopravvivere alla guerra, un’ armatura: a proposito è interessante notare come i gesti per indossare le raffinate tute protettive abbiano un che di arcaico, richiamando la vestitura del cavaliere medievale aiutato dagli scudieri. James si costruisce un personaggio da eroe solitario ma l’alienazione si è già impossessata di lui come dimostra la sua breve permanenza a casa soprattutto nella scena al supermercato davanti all’immenso scaffale dei cereali.
The hurt locker ha un andamento un po’ altalenante dovuto alla costruzione episodica della trama ma i momenti di tensione, soprattutto all’inizio, sono davvero mozzafiato e la regia è ottima e se la si piantasse a sottolineare questo film è firmato da una donna sarebbe un miracolo: mai ho tanto sentito strombazzare la cultura di genere e credo mai così a sproposito!
Pur con i suoi difetti, una pellicola che ha davvero qualcosa da dire, personalmente non riuscirò più a sentire l’annuncio dell’esplosione di una bomba da quelle parti con la stessa indifferenza di prima.
Burn after reading
Quando la CIA decide di retrocedere l’analista Osborne Cox per problemi di alcolismo, questi si offende e si licenzia. La moglie preoccupata per un eventuale calo del tenore di vita decide di divorziare e buttarsi tra le braccia del suo amante Harry Pfaffer, ma Harry e’ in realta’ un don giovanni incallito che non ha nessuna voglia di lasciare la moglie e nel frattempo flirta anche con Linda, impiegata di una palestra dove e’ stato trovato un CD contenente informazioni riservate della CIA. Pur di trovare i soldi per un serie di interventi plastici di cui ha assolutamente bisogno per dare una svolta alla propria vita Linda non esita a incoraggiare il collega Chas a chiedere un riscatto per la restituzione del dischetto…
La sequenza di eventi a catena corre come un domino surreale per tutto il film portando ad esiti a volte inattesi, ma sempre esilaranti per lo spettatore che ha presente tutta la situazione, non cosi’ per la CIA che si trova dover gestire una situazione senza sapere di averla causata in prima persona. L’idiozia e’ dunque al potere ma se non fosse per le due donne volitive (forse tre?), motivate da interessi molto meschini e superficiali la macchina degli eventi non si sarebbe messa in moto e le eroine in un modo o in un altro alla fine riescono ad ottenere quello che vogliono, a differenza dei protagonisti maschili che restano in completa balia degli eventi.
Giocando con le classiche paranoie americane del complotto, i fratelli Cohen mettono in scena una commedia ottima che si avvale di un gran cast: questo film mi ha finalmente permesso di apprezzare in pieno le qualita’ attoriali di Brad Pitt, che finora avevo penalizzato per la vacuita’ dell’espressione, non per nulla l’unica pellicola dove fin’ora l’avevo ammirato era Intervista con il vampiro dove la sua bellezza un po’ vuota (giudizio meramente personale) si adeguava perfettamente al personaggio bidimensionale del non morto Louis.
In Burn after reading Pitt e’ veramente impagabile nel suo ruolo svampito e sfido chiunque a resistere alla sua vis comica quando nel maldestro tentativo di ricatto in auto strizza gli occhi per cercare di fare lo sguardo da duro.