Fuori

Italia 2025
con Valeria Golino, Matilda De Angelis, Elodie, Corrado Fortuna, Antonio Gerardi,Francesco Gheghi, Daphne Scoccia
regia di Mario Martone

Estate 1980 la scrittrice Goliarda Sapienza cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita dopo essere finita in carcere per aver rubato dei gioielli. Abbandonando ogni speranza di veder pubblicato il suo romanzo,  Goliarda sembra trovare conforto nell’amicizia con due ragazze conosciute in carcere…

Al di là del semplice gioco fuori /dentro riferito al carcere e al rovesciamento di come la protagonista riesca a vivere in maniera opposta all’idea convenzionale di cosa sia fuori e dentro rispetto alla detenzione, mi stupisce quanto un titolo semplice come Fuori si riveli perfetto per descrivere la protagonista e il film stesso che è un’opera delicata che sa racchiudere più mondi e modi di vivere.

Goliarda Sapienza è l’autrice de L’arte della gioia, romanzo pubblicato postumo in Francia e che solo dopo il successo internazionale è stato pubblicato in Italia.
Intellettuale che sopravvive grazie a traduzioni e correzioni di bozze, finisce in galera per il furto di gioielli a casa di un ex amica/amante.

In questa realtà la scrittrice trova una rinnovata libertà nel rapporto con le compagne di cella, in particolare Roberta, una giovane da sempre coinvolta con la malavita, con legami con il brigatismo e vittima della droga. Una figura affascinante e torbida resa molto bene da Matilda De Angelis che in un finale inatteso offre a Goliarda del materiale che si rivela fondamentale per i due libri sull’esperienza carceraria che daranno notorietà alla scrittrice.

Il film è permeato da ritmi sospesi, fuori dal tempo, c’è l’inquadratura di un orologio che segna le 10 e 10 e non serve altro per capire a cosa allude nell’estate dell’80 ma tutto il peso della Storia resta fuori da questa storia marginale dallo spaesamento umano di una donna stanca di combattere per far pubblicare la propria opera e quindi far riconoscere il proprio valore intellettuale, respinta dal mondo al quale forse non ha mai  sentito di appartenere, la Roma dei salotti bene.

La capitale è un’altra protagonista della pellicola, fotografata con i colori ingialliti di una vecchia polaroid che dilatano i tempi morti dell’estate, le sue architetture sia i palazzi bene che le borgate hanno un un che di minaccioso, sorta di castello chiusi da cui le protagoniste sono escluse o da cui fuggono.

La storia non è lineare ma tutto un gioco di flash back tra episodi che precedono l’esperienza carceraria e altri che la seguono, senza soluzione di continuità, a creare una realtà parallela a quella cronologica, cercando di ricostruire il mondo interiore di un’autrice fuori dagli schemi.

Merita attenzione l’interpretazione della Golino premiata col Nastro d’argento come migliore attrice protagonista: è importante ricordare come l’attrice che ha vestito i panni della scrittrice, quasi contemporaneamente è stata anche regista e sceneggiatrice dell’ottima miniserie tv tratta dal romanzo L’arte della gioia

#GregoryPeck100

Gregory peckTamarafiglaidellasteppa

Eldred Gregory Peck nasceva il 5 aprile 1016 a LaJolla, in California. E’ scomparso il 12 giugno 2003 lasciando una carriera cinematografica di grande spessore di cui ricordiamo le tappe fondamentali.

Tamara figlia della steppa 1944
Il film d’esordio per la regia di Jacques Tourneur è un mediocre film di propaganda bellica, uno dei pochissimi filosovietici.



Io ti salverò 1945
Spellbound
Al quarto film Peck è protagonista di uno dei capolavori di Alfred Hitchcock, celebre, tra l’altro, per le scenografie oniriche realizzate da Salvador Dalì.



Duello al sole 1946
Duelloalsole
Quattro registi per un film voluto da Selznick per lanciare la moglie Jennifer Jones, resta un capolavoro di amour fou per la scena finale della morte dei due protagonisti.



Il caso Paradine1948
Ilcasoparadine
Seconda e ultima collaborazione con Hitchcok in un film giudiziario dove l’integerrimo avvocato Keane s’innamora della sua cliente interpretata da una glaciale Alida Valli.



Cielo di fuoco1949
Cielodifuoco
Film di guerra e nello specifico di battaglie aeree, quasi dimenticato ma secondo il Mereghetti forse una delle migliori interpretazioni di Gregory Peck che gli vale la quarta nomination della carriera agli Oscar.



Vacanze Romane 1953
Vacanzeromane
Il film forse più celebre dell’attore che valse l’Oscar alla debuttante coprotagonista Audrey Hepburn.



Moby Dick 1956
Mobydick
Peck è il capitano Achab nella seconda versione filmica del romanzo di Melville diretta da John Huston.
L’ultimo ruolo interpretato dall’attore è ancora in Moby Dick , nella miniserie tv del 1998 dove intereta Padre Mapple.



I cannoni di Navarone 1961
Icannonidinavarone
Celeberrimo e spettacolare kolossal ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale.



Il Promontorio della paura 1962
Ilpromontoriodelapaura
Gregory Peck è l’avvocato perseguitato dal galeotto che ha fatto incarcerare. Scorsese ne gira il remake nel 1991 e i protagonisti del primo film tornano in due piccoli ruoli opposti a quelli del film originale. Per Gregory Peck il film del 1991 fu l’ultimo girato per il grande schermo.



Il buio oltre la siepe 1962
Ilbuiooltrelasiepe
Il ruolo di Atticus Finch valse a Peck l’unico Oscar della sua carriera, il secondo Golden Globe e l’identificazione con la dirittura morale del personaggio.



Arabesque 1966

Arabesque
Con Sophia Loren nel giallorosa diretto da Stanley Donen che si diletta con lo stile pop e patinato delle riviste dell’epoca.



Un uomo senza scampo 1970
Unuomosenzascampo
Sceriffo perde la testa per una giovane disinibita, ruolo non nuovo per Peck ma la regia asciutta di Frankenheimer e l’età del divo donano al personaggio dello sceriffo Tawes una connotazione particolarmente triste e malinconica.



I ragazzi venuti dal Brasile 1978
Iragzzivenutidalbrasile
Fantapolitica che spaventa con un cast magnifico: Peck è il sadico Mengele braccato dal cacciatore di nazisti Ezra Lieberman (Laurence Olivier)