Nulla sul serio

Nothing sacred
USA 1937
con Carole Lombard, Fredric March, Charles Winninger, Walter Connolly, Sig Ruman, Frank Fay, Troy Brown Sr., Maxie Rosenbloom, Margaret Hamilton, Olin Howland
regia di William A. Wellman

Dopo aver causato una truffa al giornale in cui lavora, il giornalista Wally Cook  è retrocesso al reparto necrologi. Per ricostruire la propria reputazione Cook propone al direttore di seguire la storia di Hazel Flagg, una giovane donna del Vermont, che sta morendo per una contaminazione da radio. Proprio quando il giornalista arriva in città, Hazel scopre di aver ricevuto una diagnosi sbagliata e di godere di ottima salute ma la proposta di Cook è troppo alettante per una ragazza di provincia che ha sempre sognato di vedere New York. Mentre Hazel si adatta facilmente a tutti gli onori tributati al suo coraggio nell’affrontare la morte imminente, il giornalista è sempre più disgustato dallo sfruttamento del pietismo creato dalla carta stampata anche perché si è innamorato , ricambiato, della ragazza e vorrebbe sposarla anche se è in punto di morte ma le cose cambiano quando si scopre che Hazel non è in fin di vita…

Girato in Technicolor, è l’unico film a colori di Carol Lombard che riteneva il film una delle sue opere più riuscite.

Il film proclama il suo spirito dissacrante fin dal titolo e continua nei titoli di testa dove i protagonisti sono rappresentati da figurine caricaturali.

È un classico esempio di commedia screwball che nasconde una satira feroce al sistema giornalistico pronto a sostenere qualsiasi causa pur di aumentare le tirature.
Anche Hazel è figlia del suo tempo e sinceramente dispiaciuta di essere sana ma costretta a una vita di provincia e preferisce fingersi malata ma avere il suo momento di gloria a New York: il prezzo da pagare per i begli abiti e le serate di gala sono le macabre presentazioni come la coraggiosa ragazza che guarda in faccia la morte con un sorriso.

I dialoghi sono veramente divertenti e surreali anche se il film non è invecchiato benissimo e forse non ha mai veramente funzionato.

Piuttosto fastidioso oggi è vedere la scena del pugno che Wally assesta a Hazel nel tentativo di farla apparire malata di fronte al nuovo consulto dei medici europei. La scena è chiaramente una gag e Hazel non esita a restituire il destro alla prima occasione ma è più inquietante la battuta del giornalista al direttore che li ha scoperti dicendo che sta esercitando il suo diritto di futuro marito, altra battuta sarcastica che rivela una squallida e drammatica realtà.

Finale attualissimo: per non rovinare definitivamente la reputazione del giornale, Hazel finge di voler morire in solitudine e scomparire dalla città che l’ha tanto amata, i realtà lei è Wally si rifanno una nuova vita sotto falso nome ai Caraibi.

Sui mari della Cina

China Seas
USA 1935, MGM
con Jean Harlow, Clark Gable, Wallace Beery, Lewis Stone, Rosalind Russell, Dudley Digges, Robert Benchley, C. Aubrey Smith, Akim Tamiroff, William Henry, Lilian Bond, Edward Brophy, Soo Yong, Ivan Lebedeff, Hattie McDaniel, Donald Meek
regia di Tay Garnett



Sui maridellacina


Il burbero capitano Alan Gaskell gestisce con rigida disciplina il suo piroscafo che fa rotta da Hong Kong a Singapore. Durante un viaggio in cui deve trasportare un carico d’oro s’imbarca anche la sua amante, l’attrice volgarotta Dolly “China Doll” Portland. Ben più inatteso è l’imbarco di Sybil Barclay, raffinata lady inglese per cui Gaskell aveva perso la testa anni prima lasciando la Royal Navy per i mari della Cina perché Sybil era sposata. Ora la donna è vedova ed è venuta a cercare l’uomo di cui anche lei era innamorata. Il ritorno di fiamma irrita Dolly che per consolarsi accetta la corte di Jamesy McArdle scoprendo che l’uomo è in combutta con i pirati locali. Dolly avverte subito Gaskell ma lui, stufo delle sue avances, la caccia senza lasciarla parlare. Per ripicca Dolly ruba la chiave dell’arsenale e aiuta McArdle a far salire i pirati. La cassaforte però è vuota e Gaskell viene torturato ma non rivela il nascodiglio dell’oro; Tom Davids, un vecchio capitano che sta per essere degradato per alcuni atti di codardia, sacrifica la vita per sgominare la banda di pirati. Ripreso il controllo della nave Gaskell non ci mette molto a scoprire il tradimento di McArdle che si suicida mentre la vibrande difesa di Doly gli fa capire il suo errore verso la ragazza scoprendo di essere innamorato di lei. Con la scusa dello scandalo Gaskell lascia Sybil e chiede a Dolly di sposarlo.



Sui maridella cina


Sui mari della Cina è un film che mescola commedia romantica e toni avventurosi, un buon mix anche se il film, pur piacevole, ripropone elementi già visti in altre pellicole più note: Clark Gable, the king of Hollywood, è diviso tra due donne, la bionda sguaiata e la mora raffinata come ne Lo Schiaffo con Jean Harlow che ricalca il ruolo del film precedente.



Cinaseas


L’ambientazione esotica, l’insospettabile capo occidentale dei banditi e il variegato mondo che si ritrova sul piroscafo ricorda un po’ Shanghai Express.
Sui mari della Cina resta comunque un film molto piacevole, il quarto della coppia d’oro della MGM, Jean Harlow / Clark Gable; forse un po’ sottotono la comprimaria Rosalind Russell che deve trattenere la sua notoria verve per interpretare la raffinata vedova del jet set inglese.
I personaggi di contorno vanno da quello tragico dell’ex capitano Davis che si riscatterà solo sacrificando la sua vita a quello comico dello scrittore perennemente ubriaco, passando dalla signora sposata che si fa rubare le perle da un truffatore pur di lasciar credere al marito che siano false e non un regalo ottenuto in maniera poco ortodossa.



Sui mari dellaCina


Le scene dello scontro coi i pirati sono state girate da William A.Wellman (cfr. Mereghetti) e Gable rifiutò la controfigura per le scene del tifone in cui deve bloccare il compressore al cui interno è nascosto l’oro cercato dai pirati.

Ray Milland

Raymilland

Il 10 marzo 1986 moriva Ray Milland, nome d’arte di Reginald Truscott-Jones, nato nel Galles il 3 gennaio 1907.
Pur non diventando mai una stella di prima grandezza (ed è un vero peccato, dato che fascino e carisma non gli mancava) ha avuto una lunghissima carriera con ruoli molto importanti.
Esordisce nei tardi anni ’20 sugli schermi inglesi con il nome di Raymond Milland e già nel 1931 è negli Usa sotto contratto per la MGM che lo sfrutta per piccoli ruoli. Dopo una breve parentesi in patria si trasferisce definitivamente in America dove viene messo sotto contratto dalla Paramount per cui lavorerà almeno per un ventennio.
Tra i ruoli degli anni ’30 ricordiamo Il Giglio d’oro del 1935 diretto da Wesley H. Ruggles dove interpreta un giovane lord inglese che mette a rischio l’amore tra la dattilografa Claudette Colbert e il giornalista Fred MacMurray; nel ’36 è il coprotagonista maschile de La figlia della Giungla, film di debutto di Dorothy Lamour che le vale l’esotico soprannome di Sarong Queen.
Del 1937 è la commedia brillante Che bella vita di Mitchell Leisen con cui Milland girerà altri cinque film: Arrivederci in Francia e I cavalieri del cielo sono pellicole di propaganda essendo girate rispettivamente nel 1940 e 1941; Schiave della città del 1944 è il primo film in technicolor del regista che mischia musical e psicanalisi. Amore di Zingara del 1945 è un film di spionaggio che vede recitare Milland accanto a Marlene Dietrich e Kitty, sempre del 1945, è una pellicola ambientata nel tardo settecento che rilegge la fiaba di Cenerentola con spiccato cinismo.
Nel 1939 l’attore veste i panni di uno dei tre fratelli Geste arruolati nella Legione Straniera nel film Beau Geste di William A.Wellman.

Milland'30

Nel 1942 gira Vento Selvaggio di Cecil B. DeMille, un’avventura marinara che si segnala per uno dei pochissimi ruoli negativi interpretati da John Wayne.
Lo stesso anno segna anche l’incontro con Billy Wilder che lo dirige in Frutto Proibito accanto a Ginger Rogers travestita da dodicenne: è il primo film di Wilder e il caustico regista da subito affronta un tema spinoso come l’attrazione per le minorenni.
Con Wilder Ray Milland gira ancora nel 1945 il film che gli vale l’unico Oscar della carriera: Giorni perduti, una storia estremamente realistica e inconsueta per l’epoca della discesa nell’alcolismo di uno scrittore fallito.

Giorniperduti

La carriera dell’attore continua sempre molto intensa ma il ruolo di Giorni perduti fa scoprire il lato oscuro dell’attore che è quello che gli porterà ri risultati più interessanti come Il tempo si è fermato de 1948, un thriller dalle sfumature noir diretto da John Farrow, che lavora con l’attore anche l’anno seguente ne La Sconfitta di satana, una versione noir del mito di Faust ( cfr. Il Mereghetti 2014) che esce sconfitto dalle sue trame per irretire l’onesto procuratore Foster. Nel 1950 Farrow e Milland collaborano ancora nel western, non memorabile, Le Frontiere dell’odio.
Sempre del 1948 è il melò vittoriano Amarti è la mia dannazione dove Milland seduce una vedova e la induce al delitto ma sarà vittima della sua vendetta quando la donna scoprirà che ha un’amante.
Del 1952 è La Spia dove Milland da il meglio della sua recitazione nevrotica: è uno scienziato che confida agli agenti dell’Est gli studi sul nucleare: per sottolineare il senso di segretezza il film è completamente privo di dialoghi.
Nel 1954 è lo spiantato tennista Tom Wendice che vuole uccidere la moglie ne Il Delitto Perfetto di Hitchcock. Il film venne girato in 3D e segna l’inizio della collaborazione tra il maestro del terrore e Grace Kelly.
L’anno seguente l’attore interpreta l’architetto Stanford White vittima del triangolo amoroso tra la bella Evelyn Nesbit e il suo gelosissimo marito Harry Thaw ne L’altalena di velluto rosso di Richard Fleischer.

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Il 1955 è anche l’anno in cui Milland esordisce dietro la cinepresa con il western Gli Ostaggi. In tutto sono quatto le regie dell’attore: Lisbona, film di spionaggio del 1956, Obiettivo Butterfly del ’58 e Il giorno dopo la fine del mondo  pellicola sci-fi del 1962: pur trattando generi diversi, i film diretti da Ray Milland hanno tutti la caratteristica di essere low budget come i film horror o di fantascienza a cui l’attore inizia a dedicarsi entrando anche nella factory di Roger Corman per cui gira Sepolto vivo (1962) dal ciclo di film tratti da Poe e l’anno seguente il notevole L’uomo dagli occhi a raggi X.

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Già dal 1955 Milland inizia a recitare in serie televisive, cosa che continuerà a fare fino alla fine della sua carriera, segnaliamo le sue partecipazioni a Ellery Queen, dove appare nel pilot; Colombo, Fantasilandia, Cuore e batticuore, Love Boat, mentre sul grande schermo si limita a camei, da segnalare nel 1970 il ruolo del severo Oliver Barrett III padre di Ryan O’Neal nello strappalacrime Love Story.
Ha un ruolo anche ne Gli ultimi Fuochi l’ultimo film di Elia Kazan girato nel 1976.
La sua ultima apparizione è del 1985 nel corto The Gold Key di Richard G. Kutok.

William A.Wellman

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William Augustus Wellman nasce il 29 febbraio 1896 a  Brookline nel Massachusetts da una famiglia che discende dai Padri Fondatori e da un firmatario della Dichiarazione d’Indipendanza ma il giovane Bill è uno scavezzacollo che finisce per essere espluso da scuola e fare diversi mestieri per mantenersi.
Douglas Fairbanks lo nota durante uno spettacolo teatrale e gli suggerisce di fare l’attore ma il giovane Wellman preferisce andare volontario nella Prima Guerra Mondiale per poter coronare il proprio sogno: diventare aviatore. Si distingue per il suo coraggio in battaglia e riceve la Croce di Guerra ma viene abbattuto dalla contraerea tedesca ed è costretto a tornare in patria per diventare addestratore di volo in California dove incontra nuovamente Fairbanks e si lascia convincere a recitare.
Debutta in The Knickerbocker Buckaroo del 1919 ma quello dell’attore è un mestiere che Wellman ben presto inizia ad odiare mentre è sempre più attrato dalla macchina da presa. Già nel 1920 debutta come regista non accreditato per la Fox in The Twins of Suffering Creek.
Il debutto accreditato dietro la cinepresa è del 1923 in ben due film che gira nello stesso giorno: The Man Who Won e Second Hand Love: la rapidità nelle riprese resterà una caratteristica peculiare della sua carriera.
Wellmanwingsbison-ashx Nel 1927 gira Ali (Wings) la storia di due aviatori rivali in amore che diventano amici al fronte. L’opera è muta e sonorizzata in un secondo tempo, nel 1929.
Ali è stato il primo film a vincere, insieme ad Aurora di F.W.Murnau, la prima edizione degli Oscar del 1929 come miglior produzione categoria che poi si sarebbe trasformata in quella del miglior film.
E’ stato anche il primo film a mostrare il bacio (fraterno!) tra due uomini e ad introdurre la nudità: si vede la visita medica di un arrualamento e fa capolino il seno nudo della protagonista Clara Bow, sex symbol dell’epoca.
Il primato più importante di Ali è però quello di aver inventato un nuovo genere quello dei film di guerra con battaglie aeree, cui appartiene il film di Howard Hughes, Gli angeli dell’inferno, di cui ci ha raccontato Martin Scorsese in The Aviator.
Scorsese è un grande ammiratore di Wellman, regista che viene considerato solo un abile artigiano, e sostiene che il suo primo gangster movie Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno trova anche ispirazione nel celeberrimo lavoro di Wellman del 1931, Nemico Pubblico, film di cui restano ancora oggi memorabili alcune scene, come quella di James Cagney che spreme mezzo pompelmo sulla faccia della fidanzata.

Nemicopubblico

Molto attivo per tutti gli anni ’30, Wellman spazia nei diversi generi: dall’avventura de Il richiamo della foresta (1935) con Clark Gable, ispirato molto liberamente al romanzo di Jack London, alla commedia sofisticata (e cinica) Nulla sul serio del 1937 in cui un reporter (Fredric March) segue il caso di una ragazza (Carole Lombard) che sta per morire per avvelenamento da radio ma la ragazza sta benissimo e finge la malattia solo per godersi New York spesata dal giornale.
Sempre del 1937 è il film che valse a Wellman l’unico Oscar per la miglior sceneggiatura originale di E’ nata una stella (ispirata al film di Cukor del 1932, A che prezzo Hollywood?). La pellicola vanta due remake, quella di George Cukor del 1954 con Judy Garland e quella del 1976 con Barbra Streisand diretta da Frank Pierson.

Wellman30

Se il film sulla legione straniera Beau Geste del 1939 con Gary Cooper, che aveva avuto un piccolo ruolo anche in Ali, è ancora noto, quasi misconosciuta è diventata la pellicola del 1942 interpretata da Ginger Roger Adolphe Menjou e George Montgomery, Condannatemi se vi riesce!, commedia satirica sullo showbiz, adattamento di una commedia alla base anche del musical Chicago. Secondo imdb era tra i film preferiti di Kubrick.
Il capolavoro di Wellman arriva nel 1943, con Alba fatale, un western realistico contro il linciaggio che secondo wikipedia è tra i favoriti di Clint Eastwood (vedi un po’ ‘sti artigiani del cinema..).
Seguono una serie di film di guerra tra cui spiccano I forzati della gloria del 1945, Bastogne (1949), Prigionieri del cielo del 1954 che gli vale una nomination per la miglior regia, alternati a western come Cielo Giallo con Gregory Peck del 1948 e il particolarissimo Donne verso l’ignoto che racconta di una carovana di donne che da Chicago vanno a raggiungere i pionieri nel West per sposarsi con loro. Un film epico girato tutti in esterni che racconta la conquista del West attraverso la figura femminile, coraggiosa e indomita tanto quanto gli uomini che l’ha preceduta.

Wellmanwestern

Wellman si ritira dalle scene del 1958 con un ultimo film di battaglie aeree della Prima Guerra Mondiale, La squadriglia Lafayette.
Si spenge il 9 dicembre 1975.

Alba fatale

Albafatale
The Ox-Bow Incident
Usa 1943
con Herny Fonda Dana Andrews, Antony Quinn
regia di William A. Wellman

Nevada 1885. Un paese e’ scosso da grandi razzie di bestiame e quando si sparge la notizia che un allevatore e’ stato assassinato, un drappello di uomini decide di farsi giustizia da solo: finira’ per impiccare tre uomini innocenti.

Uno dei primi film che demolisce il mito della frontiera facendo dell’ambientazione western una scusa per un intensa galleria psicologica di personaggi girata quasi tutta per intensi primi piani in campo e controcampo.
Da Gil Carter (Gino, nel doppiaggio dell’epoca), il personaggio interpretato da Henry Fonda che torna con un amico al paese natio e con poche battute ci introduce l’atmosfera del luogo, al maggiore Tetley che gira con una divisa sudista ma forse non ha neppure partecipato alla guerra e ha un rapporto conflittuale con il figlio che ritiene troppo poco virile, ai due personaggi positivi che si uniscono alla spedizione nel tentativo di fermare la mattanza fino ai tre poveri disgraziati che per una serie di circostanze non hanno prove per dimostrare la loro innocenza: grandissima prova del sempre sottovalutato Dana Andrews e con un notevole Antony Quinn nelle vesti del messicano.
La tensione emotiva e’ sempre alta ma il finale e’ da brividi, con il figlio del capitano costretto a frustare il cavallo di uno dei condannati che non trova la forza di compiere il suo gesto cosi’ l’impiccato dev’essere finito a colpi di fucile (tutto rigorosamente fuori dall’inquadratura). Dopo essersi data la loro sommaria giustizia, il drappello incontra lo sceriffo che non ho solo ha arrestato i veri colpevoli ma li informa che l’allevatore creduto morto in realta’ e’ solo leggermente ferito.
La mediocrita’ o meglio la banalissima normalita’ dei personaggi risalta tutta nell’infilata di facce desolate al bancone del saloon, mentre si raccolgono una colletta per la vedova di Martins, non si salva quasi nessuno: anche Fonda non e’ l’onesto ostinato di La parola ai giurati, il suo personaggio decide di unirsi ai giustizieri per evitare che la loro attenzione si rivolga verso lui e il suo amico, a loro volta stranieri in quelle terre.
Quando si dice andamento circolare di un film: la scena di apertura vede l’arrivo in paese di Fonda e il suo amico mentre un cane attraversa la strada da destra verso sinistra; nella scena di chiusura i due cowboys lasciano il villaggio per la stessa strada che il cane riattraversa in senso contrario.

Una volta questi film li chiamavano Bmovie, oggi viaggiano con quattro stelle sul Mereghetti ma passano su Rete4 alle quattro di mattina.