La ragazza del punk innamorato

How to Talk to Girls at Parties
GB, USA 2016
Elle Fanning, Alex Sharp, Nicole Kidman, Ruth Wilson, Matt Lucas, Edward Petherbridge, Joanna Scanlan, Tom Brooke
regia di John Cameron Mitchell

Londra 1977, anno del Giubileo della regina e trionfo del punk: tre quindicenni del sobborgo di Croydon, patiti di musica con una loro fanzine, s’imbucano a un concerto punk e poi vorrebbero raggiungere l’after party ma finiscono nella festa sbagliata. Convinti di essere ospiti di americani, i tre sperimentano le stranezze dei “turisti”: Henn s’innamora a prima vista di Zan che decide di seguirlo per sperimentare il punk. Convinti che Zan sia vittima di una setta, i tre chiedono aiuto ai loro amici punk per liberare la ragazza…

La quarta regia di John Cameron Mitchell, noto per il film di debutto Hedwig – La diva con qualcosa in più, è un film che ha diviso la critica: certamente è un film bizzarro ma interessante, tratto dall’omonimo racconto di Neil Gaiman.

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Il regista gioca abitualmente con temi sessuali pruriginosi quindi non possiamo certo stupirci della sua rappresentazione del sesso alieno che va letta come una rivisitazione in chiave grottesca del secondo chakra (le sei colonie aliene sono legate ognuna ad un chakra e Zan con la sua gravidanza ibrida darà vita al settimo chakra, quello del cuore)

Ovviamente quello che spicca in questo pastiche tra filosofia, sci-fi e teen movie è l’ambientazione nell’Inghilterra dell’esplosione del punk inteso come una forma di ribellione giovanile, forse l’ultima che in pochi anni, se non mesi, viene fagocitata dal capitalismo: Bodicea sottolinea come le stelle affermate del punk siano ormai modelli consumistici ma il suo lavoro è quello di una talent scout in cerca di nuovi successi e Zan stessa fa notare ad Henn che alcune sue affermazioni siano contraddittorie.

Zan è un’aliena in visita alla Terra nel suo mondo i giovani visitano altre dimensioni per poi essere divorati dal genitore che così assimila le loro conoscenze. Zan vuole avere un’esperienza diretta delle realtà che vive e sulla Terra le viene concesso di passare due giorni con i locali.
Nonostante la ragazza non intenda ribellarsi al suo destino, la sua scelta porterà una rivoluzione nelle leggi della sua comunità.

La ragazza del punk innamorato è un inno sbilenco alla libertà, ricostruzione surreale del decennio 68/77: le divise in latex e gli arredi della dimora aliena richiamano la pop art (infatti i tre ragazzi li scambiano per americani), nel suo procedere eccentrico, il film strappa un sorriso e una riflessione.

Paper Moon – Luna di carta

Paper Moon
USA 1973
con Ryan O’Neal, Tatum O’Neal, Madeline Kahn, John Hillerman, Burton Gilliam, P. J. Johnson, Randy Quaid, Noble Willingham
regia di Peter Bogdanovich

Il truffatore Moses Pray partecipa al funerale di una conoscente, una donna equivoca che lascia una figlia di 9 anni, Addie. Data la presenza alle esequie, Moses viene scambiato per il padre della piccola che lui disconosce ma, siccome si reca in Missouri, gli viene comunque affidata la bambina perché la porti dall’unica parente rimastale. Prima di partire, Moses non esita a ricattare chi ha investito la donna e pensa di potersi tenere i soldi ma non ha fatto i conti con il caratterino di Addie che diventerà la sua miglior socia in affari…

Paper Moon è la summa dei due film precedenti di Bogdanovich: dal precedente Ma papà ti manda sola? il regista prende lo spirito delle grandi commedie anni ’30 e trasferisce la guerra dei sessi delle schermaglie amorose nel rapporto tra (presunto) padre e figlia.
Dal film d’esordio, L’ultimo spettacolo, prende lo stile: il bianco e nero luminoso, i vasti spazi in cui inserisce primi piani dei personaggi o la profondità di campo per la triangolazione degli stessi.


Il risultato è una commedia tenera e molto divertente che restituisce in pieno l’atmosfera della Grande Depressione anche per le famiglie di migranti, le uniche persone che Moses e Addie incrociano sulle deserte strade tra Kansas e Missouri. 

Moses è un piccolo truffatore che vende bibbie ai famigliari dei defunti di cui ha letto il necrologio, l’arrivo di Addie gli permette di sfruttare al meglio la sua “attività” la piccola ha una grande capacità di osservazione e un grande talento per la gestione del denaro, per questo decide di liberarsi di Trixie Delight, una ballerina di cui Moses si è invaghito sperperando il capitale.
Quando l’ultima truffa va a finire male, Moses lascia Addie dalla zia ma nessuno dei due resiste alla lontananza: non è più importante se Moses è il padre biologico della bambina,  il loro legame è ormai indissolubile.

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Come è noto il film è interpretato dagli O’Neal padre e figlia, la debuttante Tatum che vinse l’Oscar.
Si sa che i bambini sono sempre bravi a recitare ma il debutto di Tatum O’Neal è rimarchevole perché il personaggio di Addie non è una presenza di contorno, leziosa o pestifera ma è un personaggio, possiamo dire il principale del film, con un carattere ben approfondito: deve elaborare il lutto e l’orfaneità, capire se Moses è il suo vero padre in un periodo pre adolescenziale in cui  l’idea di esser rifiutata per la sua mancata femminilità comincia a farsi sentire. 

I colori del tempo

La Venue de l’avenir
Francia 2025
con Suzanne Lindon, Abraham Wapler, Vincent Macaigne, Julia Piaton, Zinedine Soualem, Paul Kircher, Vassili Schneider, Sara Giraudeau, Cécile de France, Pomme, Fred Testot, Vincent Perez, François Berléand, Philippine Leroy-Beaulieu, Olivier Gourmet
regia di Cédric Klapischy

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Dovendo costruire un grande centro commerciale, un comune della Normandia effettua delle ricerche genetiche per risalire agli eredi di Adèle Meunier la cui casa risulta disabitata dal 1944 per i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Della trentina di parenti trovati ne vengono scelti quattro per consentire l’apertura dell’immobile. La casa si rivela una capsula del tempo e nasconde tesori inaspettati, addirittura un dipinto inedito di Monet: tra lettere, cimel vari e una bevuta di ayahuasca si ricostruisce la vita Adèle che a fine Ottocento, appena ventenne, lasciò la casa per andare a cercare la madre a Parigi…

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Il film si muove su due piani storici: gli anni bohémien di Adèle nella Parigi della Belle Époque dove divide una stanza a Montmartre con due giovani artisti conosciuti durante il viaggio e scopre di essere figlia di un celebre artista, e il presente in cui i quattro rappresentanti degli eredi si appassionano alla storia familiare.

La trama contemporanea è piuttosto originale mentre quella ottocentesca è un po’ più scontata ma nell’insieme il film risulta molto piacevole ed offre una riflessione interessante sui media e sull’arte.

La rivoluzione fotografica del secondo ottocento che sconvolge l’arte portando alla nascita dell’Impressionismo (la pittura ha perso la sua funzione di rappresentare la realtà storica) e del cinema viene confrontata con l’uso smodato delle immagini consumate dai social nel presente: divertente la scena iniziale del film con l’influencer davanti alle Ninfee di Monet che nota che i colori del quadro non valorizzano un abito e tutto l’enturage propone di cambiare i colori del dipinto in post-produzione piuttosto che al vestito che andava monetizzato in quella nuance.

L’idolo cinese 

Three Strangers
USA 1946, Warner Bros.
con Sydney Greenstreet, Geraldine Fitzgerald, Peter Lorre, Joan Lorring, Robert Shayne, Marjorie Riordan, Arthur Shields, Rosalind Ivan, John Alvin, Peter Whitney, Alan Napier
regia di Jean Negulesco

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Londra, notte del capodanno cinese 1938. Una signora elegante attira a casa sua due uomini; davanti al loro sconcerto spiega che il suo intento è quello di seguire un’antica tradizione: tre sconosciuti devono esprimere lo stesso desiderio davanti alla dea cinese della fortuna allo scoccare del nuovo anno. La donna ha anche pensato che il denaro sia il mezzo adatto per poter poi realizzare il proprio desiderio senza rivelarlo e uno dei due uomini offre un suo biglietto per la corsa di cavalli del Grand National. Siglato l’accordo e aspettata la mezzanotte, i tre si separano: si ritroveranno dopo diverse peripezie quando il biglietto verrà estratto…

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La sceneggiatura del film è di John Huston e Howard Koch, dati più memorabili della regia corretta ma anonima di Negulesco. 
Si tratta di un film noir dalla costruzione anomala: le storie dei tre protagonisti s’incrociano solo nel prologo e nel finale poi ognuno segue il proprio destino.

La cosa interessante è che ognuno di loro ha qualcosa di losco e ci si domanda se la dea sarà benevola nonostante il loro comportamento non proprio specchiato: il karma avrà modo di fare il suo corso.

Crystal Shackleford è una donna della buona società che vive separata dal marito da anni dopo averlo tradito. Il marito ora vorrebbe divorziare per sposarsi con un nuovo amore ma Crystal riesce a dividere la coppia inventando una gravidanza. 

Johnny West è un ubriacone che si trova coinvolto in un omicidio e condannato alla pena capitale, mentre Crystal e Arbutny decidono di spartirsi l’eventuale vittoria in due, viene scagionato e riesce a presentarsi in tempo all’appuntamento. 

Jerome K. Arbutny è un avvocato che gestisce il patrimonio di una lady. Perde il capitale giocando in borsa ed ha bisogno di liquidità per coprire la perdita quindi vorrebbe vendere il biglietto che è stato estratto come vincente se il cavallo scelto vincerà la corsa ma la ferma opposizione di Crystal lo porta ad ucciderla mentre si svolge la gara. Il cavallo scelto vince ma West e Arbutny non possono ritirare il denaro visto che il biglietto è firmato anche dalla donna uccisa. Johnny accetta la cosa con filosofia e torna alla propria vita con la ragazza che ama mentre Arbutny impazzisce e confessa il delitto in mezzo alla folla. 

La giustizia divina segue vie imperscrutabili e spesso sardoniche, a salvarsi è l’uomo dei bassifondi mentre i due membri onorabili della società si dimostrano più gretti: l’avvocato mette la propria credibilità davanti a tutto mentre Crystal è una figura completamente amorale che non verrà rimpianta da nessuno.

Il principe studente

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The Student Prince in Old Heidelberg
USA 1927, MGM
con Ramón Novarro, Norma Shearer, Jean Hersholt, Gustav von Seyffertitz, Philippe De Lacy, Edgar Norton, Bobby Mack, Edward Connelly, Otis Harlan, André Mattoni, George K. Arthur, Lionel Belmore, Robert Brower, Èdythe Chapman
regia di Ernst Lubitsch

Il principe Karl-Heinrich, da sempre insofferente alla vita di corte, può finalmente vivere gli aspetti camerateschi che gli sono sempre stati negati dall’etichetta quando si trasferisce con il suo tutore a Heildeberg per studiare. S’innamora anche di Kathi la bella locandiera dell’albergo in cui vive. Ma la spensieratezza dura poco: dopo un anno di studi Karl-Heinrich viene richiamato a corte perchè le condizioni del sovrano sono critiche… 

La pellicola è ispirata all’operetta Il Principe studente e alla piéce teatrale Old Heidelberg e le due opere compongono il titolo originale del film.
Il lavoro era stato proposto inizialmente a Erich Von Stroheim per sfruttare il successo de La Vedova Allegra e qualcosa nell’introduzione della locanda di Heidelberg richiama la locanda del primo incontro tra Sally e Danilo, anche se Stroheim rifiutò di dirigere il film che arrivò a Lubitsch con il cast già scelto e il regista non  fu mai soddisfatto dei due protagonisti, sicuramente bravi ma non all’altezza delle sottili sfumature tipiche dalle opere del maestro berlinese.

Il principe studente è un melodramma incentrato sulla nostalgia della giovinezza e una sottile critica al potere. Seguiamo la crescita di Karl-Heinrich dalla prima infanzia al matrimonio e mentre il popolo scandisce le fasi della sua vita con la frase “dev’essere meraviglioso essere un principe!”, noi vediamo la sua esistenza solitaria: strappato alla balia senza neanche poterla salutare, strappato dal suo primo amore durante i pochi mesi felici ad Heidelberg dalla malattia dello zio e costretto al matrimonio per obblighi dinastici.

Possiamo dividere l’opera in tre segmenti quella introduttiva con Karl-Heinrich ragazzo solitario che trova una figura amica nel precettore che lo seguirà anche all’università. 

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La parte centrale ad Heidelberg con la scoperta dell’amicizia e soprattutto dell’amore.
La scena notturna nella radura con le lucciole tremolanti sui fiori non appartiene molto allo stile di Lubitsch: il regista ha notoriamente un taglio più realista, questa scena è fortemente simbolica e trova ragion d’essere nella terza parte quando il principe torna per l’ultima volta ad Heidelberg e i compagni non lo trattano più in maniera cameratesca ma gli tributano i rispetti che si devono a un reggente. La radura, ora arida e brulla, è il luogo d’addio tra i due innamorati: la primavera delle illusioni è terminata in un soffio e inizia la lunga stagione dei compromessi.

Il film si chiude con il matrimonio del principe tra il tripudio della folla che ancora una volta lo ritiene fortunato ma la ripresa dentro la carrozza è emblematica: la principessa non si vede mai, a sottolineare la solitudine di Karl-Heinrich e l’interscambiabilità della donna: poteva essere chiunque avesse i requisiti adatti a regnare.

Un’altra nota melanconica viene dalla contestualizzazione storica: il film è ambientato nei primi anni del ‘900 e come sappiamo la fine della Prima Guerra Mondiale spazzerà via le monarchie, anche quelle della fantasiosa Ruritania (territorio inesistente per indicare i fittizi regni mitteleuropei  di tanti film e operette) quindi la rinuncia a Kathi è un sacrificio inutile, visto che una decina d’anni dopo Karl Heinrich perderà il suo trono. 

L.A. Confidential

USA 1997, Warner Bros
con Kevin Spacey, Russell Crowe, Guy Pearce, James Cromwell, Kim Basinger, Danny DeVito, David Strathairn, Ron Rifkin, Matt McCoy, Simon Baker, Graham Beckel, Darrell Sandeen, Michael McCleery, Tomas Arana
regia di Curtis Hanson

Los Angeles 1953: mentre il mercato della droga è in subbuglio per la morte di un capomafia e la polizia deve rifarsi un’immagine dopo il Natale di sangue, uno dei poliziotti sospesi dal servizio per aver partecipato al linciaggio viene trovato tra i morti della carneficina alla caffetteria Nite Owl. I primi sospettati sono dei ragazzi di colore ma tre poliziotti, per motivazioni diverse, non credono a questa pista e, pur non andando d’accordo tra loro, si alleano per scoprire la verità; qualcuno pagherà con la vita…

Canto del cigno del genere neo-noir: il lato torbido della luccicante Città degli Angeli raccontato in maniera precisa e complessa: una lunga introduzione, più storie apparentemente slegate tra loro che s’intrecciano per rivelare che il mandante è sempre  lo stesso con la sete di governare lo stretto connubio di sesso e droga che attraversa la città.

L’introduzione al periodo storico è precisa: ce la racconta il giornalista Sid Hudgens che dirige un tabloid scandalistico chiamato Hush Hush e ha sul libro paga il detective Jack Vincennes, detto Hollywood Jack perché è il consulente di una serie televisiva che dovrebbe esaltare la polizia losangelina ed è il protagonista di arresti eccellenti costruiti ad arte con Sid.
Jack avrà un inatteso scatto di coscienza quando troverà sgozzato un ragazzotto di provincia i cui sogni di gloria hollywoodiana si sono spenti facendo il gigolo a favore degli scatti fotografici di Sid.

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Il secondo poliziotto è Bud White, giovane partner di Dick Stensland, il poliziotto ucciso al Nite Owl. Bud è un picchiatore, esegue gli ordini senza fare domande e passa per uno poco sveglio in cambio di riserva il diritto di sfogare la sua rabbia più cieca su chi maltratta le donne nel tentativo di superare il trauma della madre massacrata dal marito davanti ai suoi occhi.

Le strade di Bud e Jack scorrono parallele e li accomuna solo il disprezzo verso il tenente Ed Exley, figlio di un eroico poliziotto morto in azione. Exley è stato l’unico a testimoniare contro i colleghi nel Natale di sangue, l’incorrutibilità del giovane poliziotto fa il paio con la sua abilità politica e riesce a fare carriera nonostante sia poco amato.

L.A.  Confidential 1997  Kevin Spacey Guy Pearce
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Los Angeles ovviamente è anche Hollywood e la malavita nutre e si nutre del sottobosco dello star-system, c’è una gag sulla relazione tra Lana Turner e Johnny Stompanato e gran parte della trama ruota attorno a un faccendiere che ha messo in piedi un servizio di escort simili alle dive più amate, alcune delle sue ragazze sfruttano la somiglianza naturale come quella di Lynn Bracken con Veronica Lake, altre devono ricorrere alla chirurgia plastica per diventare Rita Hayworth. Bud s’innamora di Lynn e comincia a indagare sul caso del collega ucciso perché assassinato mentre era in compagnia di una collega di Lynn, morta anche lei al Nite Owl.
Lynn però va a letto con Exley per metterlo in trappola con un servizio fotografico di Sid, la reazione di Bud è inconsulta ma alla fine si alleerà con Exley per arrivare al mandante di tutti gli omicidi.

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Per i due poliziotti e la donna c’è un lieto fine ma la storia emersa dalle indagini è così torbida da lasciare l’amaro in bocca.

Il film ebbe un grande successo di critica e di pubblico confermando la carriera di star come Kevin Spacey e Kim Basinger che ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista.
Per gli altri ruoli, il regista ha puntato su un cast poco conosciuto e la pellicola si è rivelata un ottimo trampolino di lancio per i tre australiani del cast: Guy Pearce e soprattutto Russell Crowe, ma anche Simon Baker, il giovane attore gigolo sgozzato è poi diventato celebre con la serie tv The mentalist

Il dio dell’amore

Italia 2026
con Vanessa Scalera, Isabella Ragonese, Vinicio Marchioni, Corrado Fortuna, Anna Bellato, Francesco Colella, Elia Nuzzolo, Marco Quaglia, Angelo Orlando, Benedetta Cimatti, Enrico Borello, Chiara Ferrara
regia di Francesco Lagi

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Ada finalmente rimane incinta del suo compagno, Filippo che per questo motivo lascia la sua amante, Silvia una sua studentessa che si mantiene facendo la cameriera ed è al ristorante che ha conosciuto Arianna, una cardiochirurga che si sta separando dalla moglie Ester che fa la psicologa ed è attratta da Jacopo un suo paziente che sviluppa un attaccamento ossessivo per le ragazze che ama, ne sa qualcosa Linda la sua ex, una maestra che ora si è innamorata del padre di un suo allievo, Pietro che scopre di essere il padre biologico della figlia che Ada avrà con Filippo…

La colonna sonora del film è di Stefano Bollani, quasi tutta strumentala a parte una canzone Il dio dell’amore, cantata da Valentina Cenni, che ricalca lo stile dei brani anni’60 e solo in un secondo tempo si intuisce che è un brano originale. Questo discorso vale un po’ per tutto il film: il girotondo amoroso che lega tutti i personaggi rimanda a La ronde di Ophüls, la Scalera in palese imbarazzo davanti a Jacopo ricorda un po’ i patemi della Tataranni davanti a Calogiuri; Jacopo fa l’autista di autobus e per colpa delle sue ossessioni gestisce le corse in maniera tale che nemmeno l'”autobussiere” Celentano di Innamorato Pazzo.

Per dire che c’è molto di già visto ne Il dio dell’amore eppure mentre tornano certi temi ti accorgi che è una musica nuova come la canzone di Bollani.
Sarà l’idea di far raccontare gli strani percorsi amorosi da Ovidio grande cantore dell’amore dell’età augustea che diventa anche genius loci dell’Urbe: La Grande Bellezza (altro possibile referente) di Roma è una componente importante del film, dai monumenti alle borgate la città diventa lo sfondo ideale per quest’umanità brulicante sempre in cerca d’amore e vittima del capricci di questo dio bambino.
C’è poi un lavoro interessante sul montaggio che alterna stili diversi, una fotografia più amatoriale che stacca dal racconto del film per indagare i sentimenti dei protagonisti tra ricordi e sguardi in macchina. 

Cortesie per gli ospiti

The Comfort of Strangers
UK 1990
con Christopher Walken, Rupert Everett, Natasha Richardson, Helen Mirren, Manfredi Aliquò, Giancarlo Previati
regia di Paul Schrader

Colin e Mary sono una coppia inglese tornata a Venezia per decidere del proprio futuro amoroso. Una sera si perdono nelle calli mentre cercano un locale e vengono abbordati da un elegante signore che li invita in un bar. Storditi dal troppo vino e dalle chiacchiere un po’ inquietanti di Robert, Colin e Mary finiscono per addormentarsi per strada. Il giorno dopo incontrano di nuovo Robert che, saputa la disavventura, li invita nel suo palazzo a ristorarsi. Qui la coppia conosce anche Caroline, la moglie di Robert. Dopo qualche giorno Colin e Mary si ritrovano casualmente di nuovo davanti al palazzo di Robert, Caroline li vede e li invita ad entrare per un ultimo saluto dato che lei e il marito sono in partenza…

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Paul Schrader dirige una storia torbida ed inquietante sceneggiata da Harold Pinter in maniera piuttosto fedele all’omonimo romanzo di Ian McEwan sostenuta da un quartetto di attori di grande livello.

La bellezza di Colin, interpretato da un Rupert Everett al culmine del suo fascino attira inconsapevolmente le attenzioni della folle coppia sadomasochista.


Seguendo la tendenza tipica del periodo a cavallo tra anni ’80 e ’90, è un film molto patinato: i costumi sono di Giorgio Armani e in alcuni momenti sembra di vedere una sua campagna pubblicitaria, ma in Cortesie per gli ospiti funziona il contrasto tra la vicenda perversa e lo stile elegante e pacato di Armani.


Il punto di forza del film è l’ambientazione veneziana: anche se i luoghi scelti per girare sono tra i più turistici e quindi riconoscibilissimi, la fotografia di Dante Spinotti sa esaltare il lato decadente della città rendendola misteriosa ed esotica tanto da ricordarmi l’Algeria del coevo Il té nel deserto di Bertolucci con la fotografia di Storaro

La porta d’oro

Hold Back the Dawn
USA 1941, Paramount
con Charles Boyer, Olivia de Havilland, Paulette Goddard, Walter Abel, Victor Francen, Curt Bois, Rosemary DeCamp, Eric Feldary, Nestor Paiva, Eva Puig, Micheline Cheirel, Madeleine Lebeau, Billy Lee, Mikhail Rasumny, Charles Arnt, Arthur Loft, Gertrude Astor, Martin Faust, Brian Donlevy, Veronica Lake, Richard Webb
regia di Mitchell Leisen

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il gigolo George Iscovesco decide di lasciare Parigi e di trasferirsi in USA passando dal Messico. Per le sue origini rumene i tempi d’attesa per il visto richiederebbero anni ma grazie ad Anita, vecchia conoscenza dei tempi parigini, George scopre che se sposa un’americana riuscirà ad entrare negli States in un mese. In un giorno conquista la maestrina Emmy Brown e la sposa ma finisce per innamorarsi di lei…

Commedia romantica che guadagnò sei candidature agli Oscar e si segnala per essere l’ultima sceneggiatura scritta da Billy Wilder che poco soddisfatto del risultato finale decise di dirigere personalmente i propri progetti.

Un’altra peculiarità del film è l’incipit: vediamo Geoge entrare negli studi della Paramount per  per vendere  un soggetto a Mr. Saxon, un regista che aveva conosciuto in Francia prima della guerra. Il soggetto è la sua rocambolesca storia d’amore con Emmy che dopo aver scoperto il motivo per cui Geoge l’ha sposata, ha un incidente d’auto mentre torna ad Azusa, suo paese natale. Per risarcirla del denaro che nel frattempo gli era stato prestato, a Geoge non resta che vendere la sua storia.
Ad interpretare il regista mr. Saxon c’è Mitchell Leisen, il vero regista del film, mostrato mentre dirige una scena con Veronica Lake tratta da I cavalieri del cielo, il film che lancia la carriera dell’attrice e che nella filmografia del regista precede La porta del cielo.

Il film è un’opera molto gradevole magari dall’esito un po’ prevedibile ma può contare su un cast di grandi attori: Charles Boyer sa costruire da par suo il personaggio di George Iscovesco dosando charme e ambiguità sottolineati dal pulsare della sua leggendaria vena sulla tempia. 

Olivia de Haviland ricevette una nomination come miglior attrice: è davvero deliziosa nel ruolo della maestrina travolta prima dalle marachelle dei suoi allievi poi dalla corte di George che finisce per conquistare con il suo ingenuo entusiasmo.

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Il ruolo della terza incomoda è interpretato da Paulette Goddard: Anita è una ballerina cinica ed arrivista da sempre innamorata di George, quando lo ritrova casualmente in Messico è lei a suggerirgli il matrimonio come scorciatoia per poter ottenere il visto e sarà lei a rivelare a Emmy il motivo per cui George l’ha sposata.

Diverse storie di contorno di altri attendenti asilo creano un atmosfera corale su cui veglia l’ispettore Hammock.

C’è la classica notte d’amore negata, marchio di fabbrica delle commedie romantiche di Leisen e il film è impreziosito da belle composizioni, soprattutto allo specchio: oltre alle scene in cui rivela la doppiezza degli intenti dei personaggi, ci sono alcune inquadrature di pura bellezza come quella dedicata a Olivia de Havilland ripresa nello specchietto retrovisore dell’auto.

The Life of Chuck

USA 2024, Eagle Pictures
con Tom Hiddleston, Jacob Tremblay, Karen Gillan, Kate Siegel, Molly Quinn, Mark Hamill, Matthew Lillard, Mia Sara, Chiwetel Ejiofor, Carl Lumbly, Annalise Basso, Taylor Gordon, Trinity Bliss, Rahul Kohli, Heather Langenkamp, Violet McGraw, David Dastmalchian, Saidah Ekulona, Harvey Guillén, Q’orianka Kilcher, Antonio Raul Corbo, Franklin Ritch, Matt Biedel,Andy Grush, Samantha Sloyan, Nick Offerman
regia di Mike Flanagan

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Mentre il mondo sta finendo tra terremoti e sparizioni di corpi celesti, compaiono cartelli pubblicitari che ringraziano Charles Krantz per i meravigliosi 39 anni trascorsi insieme: chi è Charles, detto Chuck e c’è un legame tra la sua glorificazione e la fine imminente del mondo?

Dal racconto omonimo di Stephen King, un film che ne rispetta anche la struttura ad episodi che racconta a ritroso la vita di Chuck Krantz. §spoiler§ l’inquietante fine del mondo a cui assistiamo è la distruzione del mondo “mentale” del protagonista che muore a 39 anni per un tumore al cervello: la scomparsa di internet, l’interruzione dei programmi televisivi sono la manifestazione dei danni cerebrali.

Il secondo segmento rievoca un momento di pura gioia in cui Chuck esprime sé stesso: è fuori città a una convention quando si ferma ad ascoltare una busker per strada e inizia a ballare realizzando per un momento il grande sogno della sua infanzia, diventare ballerino.


Il terzo capitolo rievoca l’infanzia di Chuck: rimasto orfano da bambino vive coi nonni paterni in una casa vittoriana con una torretta detta la cupola, dove gli è proibito entrare. Il divieto aumenta la curiosità e dai racconti carpiti al nonno, Chuck intuisce che in quella stanza ci sono fantasmi e visioni di morte. Alla scomparsa del nonno, Chuck entra nella cupola e ha una visione di sé stesso in punto di morte ma il ragazzo decide di vivere pienamente la sua vita invece che logorarsi nell’attesa della fine.

Una storia semplice ma potente resa intrigante dalla costruzione rovesciata.
Un messaggio toccante e profondamente umano: anche se non conosciamo il come e il quando, sappiamo che l’incontro con la morte sarà ineluttabile, sta noi trasformare il tempo a disposizione nell’occasione per vivere pienamente l’attimo o sprecarlo nella timorosa attesa della fine.