Venere e il professore

A song is born
USA 1948 MGM
con Danny Kaye, Virginia Mayo, Steve Cochran, Felix Bressart, Benny Goodman
regia di Howard Hawks


VenereEilprofessore

Rinchiusi da ben nove anni nella loro accademia per scrivere una grande enciclopedia della musica con dischi annessi, sei illustri professori di musica, guidati dal musicologo Hobart Frisbee, non si accorgono che la musica è cambiata e ora il jazz e lo swing regnano nei locali notturni. Fatta la notevole scoperta grazie a due lavavetri di colore, il timido Frisbee s’avventura nella vita notturna della città per indagare il nuovo fenomeno. L’accademico chiede alla cantante Honey Swanson di rispondere ad alcune domande e la ragazza si rifiuta ma quando deve cercare un rifugio per nascondersi dalla polizia per non testimoniare contro il suo fidanzato malvitoso, Honey si ricorda del professore e si presenta all’accademia nel cuore della notte..




Venereprofessore

Howard Hawks gira il remake musicale di un suo film del 1941: Colpo di Fulmine con Gary Cooper e Barbara Stanwyck, che si guadagnò una nomination agli Oscar.
La trama è piuttosto scontata: la ragazza non è così cinica come vuol far credere e finisce per innamorarsi del professore timido ed impacciato che dovrà ricorrere all’astuzia e alla musica per liberarsi del boss e dei suoi scagnozzi.
Come nel film precedente si scorge un rovesciamento della fiaba di Biancaneve e i sette nani: anche qui i professori sono sette e invece di aiutare una dolce fanciulla rischiano di venire gabbati da lei.
Danny Kaye è forse un po’ penalizzato nel ruolo del timidone che lo costringe a tenere a freno la sua verve, infatti il momento migliore è quando interpreta il ballo samoano per convincere la filantropa che li sovvenziona a non tagliare i fondi alla ricerca: la filantropa è una vecchia zitella un po’ innamorata del professore e ovviamente cede (i soldi) alla danza d’accoppiamento, sperando in ben altro.
Nei panni del professor Gerkikoff troviamo il caratterista Felix Bressart, comparso in tre dei film americani di Lubitsch, in particolare era l’agente Buljanoff che si era fatto traviare dalla bella vita parigina in Ninotchka.

Asongisborn

L’interesse del film sta infatti nelle comparsate: al film partecipano le più note stelle del jazz, il clarinettista Benny Goodman fa addirittura parte dei sei professori, mentre gli altri partecipano interpretando sé stessi a partire da Louis Armstrong che nel 1956 parteciperà anche ad Alta Società, il remake musicale di Scandalo a Filadelfia.
L’elenco dei musicisti che suonano in Venere e il professore è impressionante: Tommy Dorsey, Charlie Barnet, Lionel Hampton, Mel Powell, i ballerini Buck and Bubbles che interpretano i lavavetri che fanno conoscere la musica d’improvvisazione agli accademici, doppiati vergognosamente in italiano e chiamati Bingo e Bongo. I gruppi The Page Cavanaugh Trio, The Golden Gate Quartet e Russo and the Samba Kings.

Scandalo a Filadelfia

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The Philadelphia Story
Usa 1940 MGM
con Katharine Hepburn, Cary Grant, James Stewart
regia di George Cukor

L’altezzosa Tracy Lord, una delle più ricche ereditiere di Filadelfia, è alla vigilia del secondo matrimonio con un magnate di umili origini, George Kittredge. L’ex marito C. K. Dexter Haven vende l’esclusiva del matrimonio a un giornale di gossip e fa passare il cronista e la fotografa che devono seguire l’evento per amici del fratello della sposa. Parrebbe un dispetto all’ex moglie ma in realtà Dexter ha ceduto al ricatto del direttore del giornale per evitare lo scandalo che colpirebbe la famiglia se venisse pubblicato un articolo sulla tresca che il padre di Tracy ha avuto con una ballerina e perciò avvisa i Lord sulla vera identità degli improvvisi ospiti. Dopo un primo scontro Tracy scopre che il giornalista Macaulay “Mike” Connor è in realtà uno scrittore dall’animo profondo e tra i due scatta l’attrazione proprio la sera prima del matrimonio: George sarà comprensivo con la sventatezza della promessa sposa?


The Philadelphia Story


Celeberrimo capolavoro della commedia sofisticata americana passato alla storia, oltre che per i meriti artistici, per aver rilanciato la carriera di Katharine Hepburn, soprannominata negli anni precedenti veleno dei botteghini per gli insuccessi teatrali a cui legò il proprio nome. La caparbia attrice acquistò i diritti della commedia e raddrizzò definitivamente la sua carriera con l’aiuto di Howard Hughes come racconta anche il film di Scorsese The aviator. Mi pare romantico ricordare che il suo personaggio si chiama Tracy, come il grande amore della Hepburn, Spencer Tracy che l’attrice avrebbe incontrato sul set del film successivo, La donna del giorno (1942).


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Diretto con la consueta eleganza da George Cukor, The Philadelphia story presenta tutti gli elementi classici della commedia sofisticata: scambi di persona, gag fisiche che richiamano il slapstick delle comiche (la scena d’apertura con Cary Grant che getta a terra la Hepburn spingendola all’indietro con una mano sulla faccia) girandole amorose che, con buona pace del Codice Hays aggirato dal genere comedy of remarriage (divorziati che tornano insieme dopo altre relazioni) descrivevano una società molto meno bacchettona in fatto di scappatelle matrimoniali e infatti, tutto ruota attorno alla “rossa” Tracy altera e molto dura nel giudicare gli altri: è stata lei a spingere la madre a lasciare il padre in seguito alla tresca con la ballerina. Anche il matrimonio con Dexter è fallito perchè Tracy non accetta la sua debolezza verso l’alcol. Quando le vengono rinfacciate tutte queste cose e quando prova una tenerezza con lo spiantato Mike, Tracy capirà l’importanza della comprensione e del perdono per essere felice.


Scandalo a filadelfia


Non manca la satira sociale diretta non tanto verso il bel mondo, quanto verso gli arricchiti che non hanno sensibilità e nobiltà d’animo: non ci sono grossi problemi infatti nel riconoscersi e stimarsi tra i due giornalisti e i ricchi Dexter e Tracy che apparentemente non avrebbero nulla in comune.
I capolavori sono tali perchè offrono una lettura nuova con il mutare dei tempi: oggi, che il gossip è uscito dal sottobosco delle riviste dedicate per regnare sulle testate più autorevoli dei quotidiani, salta all’occhio il fastidio con cui era visto dalla buona società di una volta.


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Il film vanta un remake (Alta Società, 1956) di tutto rispetto in quanto a cast: Grace Kelly Bing Crosby, Frank Sinatra e la presenza di Louis Armstrong ma la bravura del trio Hepburn, Stewart, Grant resta inarrivabile: Katharine Hepburn è splendente e Cary Grant superbo mentre James Stewart vinse inaspettatamente il suo unico Oscar come attore protagonista forse per compensare quello perso l’anno precedente per Mr. Smith va a Washington citato in Scandalo a Filadelfia nel fervore con cui Mike detta la lettera che denuncia le nefandezze del direttore del giornale.