Baciami, stupido

Kiss Me, Stupid
USA 1964, UA
con Dean Martin, Kim Novak, Ray Walston, Felicia Farr, Cliff Osmond, Doro Merande, Barbara Pepper, Tom Nolan, Skip Ward, Alice Pearce
regia di Billy Wilder



KissMe Stupid


A  Climax, piccolo paesino del Nevada, due compositori dilettanti, l’insegnante di musica Orville J. Spooner e il benzinaio Barney Millsap sognano di diventare ricchi vendendo le loro canzoni. L’occasione d’oro arriva quando alla stazione di servizio si ferma il celebre cantante Dino, Barney gli manometter l’auto per costringerlo a fermarsi una notte in citta, ospite di Orville. Orville però è gelosissimo della bella moglie Zelda e Dino è un noto sciupafemmine, Barney suggerisce all’amico di litigare con la moglie perché lasci la casa e far arrivare al suo posto Polly la Bomba, la più bella cameriera del bar più malfamato della città perché si presti alle voglie di Dino. Il piano pare funzionare fino a quando Zelda non torna a casa e scopre lo scambio…



Kissme stupid


Tratto da una commedia italiana, L’ora della fantasia di Anna Bonacci già adattata per il grande schermo da Camerini nel 1952 (Moglie per una notte), Baciami stupido fu un grande flop sia di critica che al botteghino visto il cinico disvelamento dei costumi operato dal caustico regista viennese.
La formula è quella classica della pochade con lo scambio delle parti ma l’analisi del way of life americano è così spietatamente sincero che il pubblico e la critica non furono in grado di accettarli.
Le battute fulminanti dei dialoghi, soprattutto tra Barney e Orville riguardano il denaro, il conto in banca dei più celebri compositori, il denaro che spegnerebbe la gelosia di Orville, dettato da un senso d’inferiorità verso la moglie, la più bella ragazza della cittadina.
Per afferrare il successo Barney e Orville sono disposti a tutto soprattutto quando l’occasione si concretizza nella presenza fortuita del celebre cantante interpretato da Dean Martin che fa il verso a sé stesso: Las Vegas, belle donne, alcol e battute su Sinatra e gli altri componenti del Rat Pack.
Nonostante sia il loro quinto anniversario di matrimonio, Orville fa di tutto per litigare con la moglie per spedirla a casa dei genitori e mettere al sicuro la sua virtù dalle brame di Dino, soprattutto dopo aver scoperto che Zelda prima del matrimonio guidava il fan club locale del cantante.
Buttata fuori la moglie arriva Polly, cameriera o meglio prostituta de L’ombelico, un localaccio alle porte della città dove le cameriere servono seminude con un diamante nell’ombelico. Polly è la ragazza di punta del locale, vive in una roulotte dietro al bar con un pappagallo che guarda western tutto il giorno dopo che il suo promesso sposo l’ha piantata lì rubandole l’auto.



Baciami stupido


E’ la classica prostituta dal cuore d’oro con ambizioni piccolo borghesi frustrate da un amante sbagliato, da subito dimostra un grande interesse per Orville, organista della parrocchia, firmatario di una petizione che vorrebbe far chiudere il locale in cui lavora la ragazza di cui però non esita a servirsi per ottenere i suoi scopi. Polly invece è piuttosto disgustata da Dino e il suo fare da play boy ma è disposta a svolgere il suo compito per aiutare Orville che però viene colto da un’impeto di gelosia anche per la moglie fasulla e caccia Dino che si rifugia all’Ombelico dove è andata a sbronzarsi anche Zelda e succederà l’irreparabile che Orville voleva evitare.
L’inaspettato impeto di gelosia di Orville ne sottolinea ulteriormente la mentalità borghese: non è tanto di Zelda che è geloso quanto dell’istituzione matrimoniale, non importa chi sia la persona che gli appartiene, anche solo per un vincolo fasullo.
Zelda dal canto suo è ubriaca e dorme nella roulotte di Polly e Dino la scambia per la bellezza del locale, lasciandole cinquecento dollari prima di andarsene. L’immagine esplicita del pagamento per giunta a una donna sposata dev’essere stata uno shock per l’America puritana dei primi anni ’60.
Molto più elastica la figura della bella mogliettina che sfrutta l’occasione per liberarsi della gelosia di Orville ma prima rende i 500 dollari a Polly, più che per integrità viene da pensare per eliminare una rivale ora che il marito è un compositore di successo dato che Dino alla fine, ottenuto quel che cercava, ha comprato la canzone tormentone del film Listen to me, Sophia.



Baciami stupido


Il film è condito da numerose battute e citazioni metacinematografiche, titoli di film inseriti qua e là, la parodia della scena del pompelmo tratta da Nemico Pubblico con James Cagney che nel film del ’31 metteva a posto l’amante spremendole mezzo pompelmo sul volto, cosa che Barney suggerisce a Orville che ovviamente non trova mai l’occasione e finisce per fare una spremuta al reverendo venuto per la petizione, poi nonostante le immagini del western al televisore siano poco riconoscibili, mi piace pensare che siano scene da Un Dollaro d’onore, la migliore interpretazione di Dean Martin.
Il cast pensato originariamente per la pellicola è stato cambiato: Peter Seller doveva essere Orville ma abbandonò il film per problemi al cuore, esistono foto del set con l’attore che indossa il maglione con la faccia di Beethoven, Marilyn avrebbe dovuto essere Polly e Kim Novak la omaggia molto bene, pare che Sinatra avrebbe dovuto avere il ruolo di Dean Martin e Shirley McLaine quello di Felicia Farr.

I ruggenti anni Venti

The Roaring Twenties
USA 1939 Warner Bros
con James Cagney, Priscilla Lane, Humphrey Bogart, Gladys George, Jeffrey Lynn, Frank McHugh, Abner Biberman, Paul Kelly, Elisabeth Risdon
regia di Raoul Walsh



The roaring20s


Eddie Bartlett, George Hally e Lloyd Hart si conoscono in Francia durante la Prima Guerra Mondiale. Il ritorno alla vita normale non è facile: Eddie fa il tassista e finisce senza saperlo a fare una consegna di alcolici illegali, venendo arrestato e finisce in galera nonostante Lloyd, ora avvocato, patrocini la sua causa. A tirarlo fuori di galera ci pensa Panama Smith, la cantante a cui doveva fare la consegna. Eddie non ci mette molto a capire come funziona il racket degli alcolici e in breve diventa un boss. Intanto ritrova Jean Sherman, una ragazzina che gli scriveva quando era in guerra ora è una bella ragazza che vuole fare la cantante e il gangster le spiana la strada. Eddie ritrova George quando decide di scalzare un boss che gestisce la compravendita di liquori pregiati, insieme i due dominano la città ma George è troppo violento e uccide una guardia che era un loro superiore durante la guerra. E’anche il primo ad informare Eddie che Jean in realtà è innamorata di Lloyd. La delusione amorosa porta Eddie all’alcolismo nel frattempo arriva il crollo di Wall Street e George rileva la compagnia di taxi di Eddie per una somma di denaro ridicola lasciandogli un unico taxi con cui Eddie cerca di sopravvivere dopo aver perso tutto. Dopo qualche anno il tassista carica Jean che lo riconosce e lo invita a casa: Lloyd ha fatto carriera e hanno un bimbo. L’incontro sprofonda nuovamente Eddie nell’alcol ma quando Jean viene a chiedergli aiuto perché George minaccia il marito, Eddie non si tira indietro…



Theroaringtwenties


L’ultimo gangster movie con l’ambizione di raccontare il decennio più folle della storia americana: il proibizionismo, la malavita organizzata, il crollo del ’29 e di come tutto sia legato, a partire dalla disoccupazione che colpisce i reduci della Grande Guerra.
Il film è ispirato a un racconto di  Mark Hellinger The World Moves On è introdotto da una didascalia e i salti temporali sono raccontati da una voce off sulle belle dissolvenze simboliche di Walsh: i grattacieli che si squagliano come neve al sole per raccontare il crollo della Borsa sono indimenticabili.



Theroaring twenties


I tre protagonisti sono emblematici: Eddie, gangster dal cuore d’oro costretto a darsi alla malavita perché non trova altro lavoro e che investe tutti i suoi risparmi in una compagnia di taxi spazzata via dalla crisi e dal cinismo di George, il vero cattivo della storia -Humprey Bogart all’ultimo ruolo da comprimario- la cui natura crudele viene mostrata nella trincea francese: Lloyd rifiuta di sparare a un tedesco perché poco più che adolescente, George lo uccide commentando che non arriverà a diciassette anni. Subito dopo viene proclamato l’armistizio, quindi su George da subito pesa una morte inutile.



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Lloyd fa da prestanome a Eddie negli anni d’oro del racket ma poi diventa assistente del procuratore generale pronto a testimoniare contro George che ha continuato a prosperare con altri intrighi. Rappresenta il nuovo corso impresso da Roosevelt, l’impegno e la conciliazione necessari per uscire dalla Grande Depressione.
Walsh rispetta gli stilemi principali dei gangster movie anni ’30, ad esempio la paura del gangster quando si trova di fronte alla morte e anche il duro Bogart supplica Eddie quando questi tira fuori la pistola.



I ruggenti anni venti


Anche per il tassista c’è la morte ma anche la redenzione: si trascinerà ferito sui gradini di una chiesa, bianchi di neve, al suo fianco sempre Panama Smith la donna che lo ha sempre amato in silenzio e non lo ha mai abbandonato.

L’uomo dai mille volti

Man of a Thousand Faces
USA 1957 Universal
con James Cagney, Jane Greer, Dorothy Malone, Marjorie Rambeau, Jim Backus, Robert Evans, Celia Lovsky, Jeanne Cagney, Roger Smith, Simon Scott, Jack Albertson
regia di Joseph Pevney



Luomodaimillevolti


All’inizio del ‘900 Lon Chaney è una stella del varietà sposato con una giovane cantante, Cleva, a cui ha taciuto di essere figlio di genitori sordomuti. Quando Cleva rimane incinta, Lon la porta a conoscere la famiglia ma la donna rimane scioccata e teme che il nascituro possa ereditare l’handicap dei nonni. Fortunatamente il bambino nasce sano ma Cleva non è disposta a restare a casa a fare la moglie così si trova un lavoro come cantante da cui Chaney la fa licenziare, per ripicca la moglie tenta il suicidio sul palco durante uno spettacolo dell’attore, stroncandogli la carriera. Cleva perde la voce, il piccolo Creighton viene messo in collegio e Lon si trasferisce a Hollywood diventando ben presto una delle comparse più richieste per la sua capacità di trasformarsi con il trucco; è l’inizio della sua sfolgorante carriera ma i guai famigliari non sono finiti: Chaney ha fatto credere al figlio che la madre fosse morta e quando Creighton adolescente scopre che è ancora viva lascia il padre per trasferirsi da Cleva, padre e figlio si rappacificheranno solo sul letto di morte del divo del muto.



Man of a Thousand Faces


James Cagney sorregge da par suo questo melodrammatico biopic sulle sfortunate vicende familiari di Lon Chaney, il divo soprannominato L’uomo dai mille volti proprio per la sua capacità di trasformasi col trucco nei più celebri mostri del cinema muto, una pletora di esseri deformi che portava in scena costringendosi spesso a pose dolorosissime, l’assunto del film è che la capacità di dare un anima e far empatizzare il pubblico con i reietti gli venisse proprio dal background famigliare, dall’aver vissuto in prima persona l’emarginazione dei genitori sordomuti.



L'uomo dai 1000 volti


Pur avendo visto diversi film di Chaney, non sapevo dei suoi drammi famigliari, del matrimonio con una donna che non riusciva ad accettare la diversità della famiglia di Chaney e del tentativo di suicidio sul palco del marito ma del resto come ci rivela il film prima di essere soprannominato “l’uomo dai mille volti”, Chaney fu presentato come “l’uomo del mistero” proprio per non farsi rovinare la nascente carriera hollywoodiana dallo scandalo del tentato suicidio.



L'uomo dai1000 volti


Il film è un po’ troppo melenso per i miei gusti ma da tempo ho capito che il biopic non è il genere preferito, le scene dei film più celebri di Chaney, Il Gobbo di Notre Dame, Il Fantasma dell’Opera non sono soddisfacenti per chi conosce gli originali: le maschere sono molto rigide e hanno ben poco a che spartire con i trucchi dei film degli anni ’20.



Luomodaimillevolti


Toccante il fatto che a causa del tumore alla gola che lo uccise, alla fine Lon Chaney si esprimesse con la lingua dei segni appresa dai genitori sordomuti, forse mi commuove perché non so se il particolare è reale mentre il retorico passaggio di consegne tra padre e figlio dove il senior morente aggiunge un Jr. al nome sulla cassetta del trucco è una rielaborazione romanzata del fatto che Creighton Chaney intraprese una carriera cinematografica con il nome di Lon Chaney Jr. e interpretò l’ultimo grande mostro della Universal, L’uomo lupo.

William A.Wellman

Williamwellman

William Augustus Wellman nasce il 29 febbraio 1896 a  Brookline nel Massachusetts da una famiglia che discende dai Padri Fondatori e da un firmatario della Dichiarazione d’Indipendanza ma il giovane Bill è uno scavezzacollo che finisce per essere espluso da scuola e fare diversi mestieri per mantenersi.
Douglas Fairbanks lo nota durante uno spettacolo teatrale e gli suggerisce di fare l’attore ma il giovane Wellman preferisce andare volontario nella Prima Guerra Mondiale per poter coronare il proprio sogno: diventare aviatore. Si distingue per il suo coraggio in battaglia e riceve la Croce di Guerra ma viene abbattuto dalla contraerea tedesca ed è costretto a tornare in patria per diventare addestratore di volo in California dove incontra nuovamente Fairbanks e si lascia convincere a recitare.
Debutta in The Knickerbocker Buckaroo del 1919 ma quello dell’attore è un mestiere che Wellman ben presto inizia ad odiare mentre è sempre più attrato dalla macchina da presa. Già nel 1920 debutta come regista non accreditato per la Fox in The Twins of Suffering Creek.
Il debutto accreditato dietro la cinepresa è del 1923 in ben due film che gira nello stesso giorno: The Man Who Won e Second Hand Love: la rapidità nelle riprese resterà una caratteristica peculiare della sua carriera.
Wellmanwingsbison-ashx Nel 1927 gira Ali (Wings) la storia di due aviatori rivali in amore che diventano amici al fronte. L’opera è muta e sonorizzata in un secondo tempo, nel 1929.
Ali è stato il primo film a vincere, insieme ad Aurora di F.W.Murnau, la prima edizione degli Oscar del 1929 come miglior produzione categoria che poi si sarebbe trasformata in quella del miglior film.
E’ stato anche il primo film a mostrare il bacio (fraterno!) tra due uomini e ad introdurre la nudità: si vede la visita medica di un arrualamento e fa capolino il seno nudo della protagonista Clara Bow, sex symbol dell’epoca.
Il primato più importante di Ali è però quello di aver inventato un nuovo genere quello dei film di guerra con battaglie aeree, cui appartiene il film di Howard Hughes, Gli angeli dell’inferno, di cui ci ha raccontato Martin Scorsese in The Aviator.
Scorsese è un grande ammiratore di Wellman, regista che viene considerato solo un abile artigiano, e sostiene che il suo primo gangster movie Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno trova anche ispirazione nel celeberrimo lavoro di Wellman del 1931, Nemico Pubblico, film di cui restano ancora oggi memorabili alcune scene, come quella di James Cagney che spreme mezzo pompelmo sulla faccia della fidanzata.

Nemicopubblico

Molto attivo per tutti gli anni ’30, Wellman spazia nei diversi generi: dall’avventura de Il richiamo della foresta (1935) con Clark Gable, ispirato molto liberamente al romanzo di Jack London, alla commedia sofisticata (e cinica) Nulla sul serio del 1937 in cui un reporter (Fredric March) segue il caso di una ragazza (Carole Lombard) che sta per morire per avvelenamento da radio ma la ragazza sta benissimo e finge la malattia solo per godersi New York spesata dal giornale.
Sempre del 1937 è il film che valse a Wellman l’unico Oscar per la miglior sceneggiatura originale di E’ nata una stella (ispirata al film di Cukor del 1932, A che prezzo Hollywood?). La pellicola vanta due remake, quella di George Cukor del 1954 con Judy Garland e quella del 1976 con Barbra Streisand diretta da Frank Pierson.

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Se il film sulla legione straniera Beau Geste del 1939 con Gary Cooper, che aveva avuto un piccolo ruolo anche in Ali, è ancora noto, quasi misconosciuta è diventata la pellicola del 1942 interpretata da Ginger Roger Adolphe Menjou e George Montgomery, Condannatemi se vi riesce!, commedia satirica sullo showbiz, adattamento di una commedia alla base anche del musical Chicago. Secondo imdb era tra i film preferiti di Kubrick.
Il capolavoro di Wellman arriva nel 1943, con Alba fatale, un western realistico contro il linciaggio che secondo wikipedia è tra i favoriti di Clint Eastwood (vedi un po’ ‘sti artigiani del cinema..).
Seguono una serie di film di guerra tra cui spiccano I forzati della gloria del 1945, Bastogne (1949), Prigionieri del cielo del 1954 che gli vale una nomination per la miglior regia, alternati a western come Cielo Giallo con Gregory Peck del 1948 e il particolarissimo Donne verso l’ignoto che racconta di una carovana di donne che da Chicago vanno a raggiungere i pionieri nel West per sposarsi con loro. Un film epico girato tutti in esterni che racconta la conquista del West attraverso la figura femminile, coraggiosa e indomita tanto quanto gli uomini che l’ha preceduta.

Wellmanwestern

Wellman si ritira dalle scene del 1958 con un ultimo film di battaglie aeree della Prima Guerra Mondiale, La squadriglia Lafayette.
Si spenge il 9 dicembre 1975.

Uno, due, tre!

One two three

One, Two, Three
USA 1961,
con James Cagney, Horst Buchholz, Pamela Tiffin
regia di Billy Wilder

Berlino 1961, a pochi mesi dalla costruzione del muro, C.R. MacNamara, direttore della sede tedesca della Coca-Cola, e’ convinto di aver raggiunto i vertici della sua carriera dopo aver stretto un accordo con i dirigenti sovietici per poter distribuire la bevanda oltre cortina, quando a scombussolare i suoi piani arriva la figlia del suo capo, l’irruenta Scarlett Hazeltine che nel giro di due mesi si sposa con un ragazzo comunista di Berlino Est. MacNamara riesce in un primo momento a far annullare il matrimonio, ma quando si scoprira’ che la ragazza e’ incinta dovra’ recuperarle il marito e renderlo accettabile agli occhi del suocero.

Uno, due tre! non spicca certo tra la filmografia Wilder, io lo avevo visto tempo fa in televisione e ammetto che, pur trovandolo molto piacevole, non mi aveva entusiasmato, ma la visione sul grande schermo in lingua originale e’ stata fulminante.
Uno_due_tre

Billy Wilder e’ cattivissimo e non perdona nulla al capitalismo (nelle trattative per la distribuzione della Coca-Cola i dirigenti russi offrono come compenso una turnee’ americana del balletto del Bolshoi, e Macnamara risponde secco “No culture, only cash!”) ne’ al comunismo (una scena girata a Berlino Est indugia su uno striscione “il marxismo rende liberi” parodia del terribile “il lavoro rende liberi” che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento) e i berlinesi a 15 anni dalla caduta del nazismo sono ancora mostrati come un popolo soggetto alla piu’ cieca ubbidienza, sempre vaghi sulle loro collusioni con il potere precedente, esempio perfetto e’ Schlemmer, l’assistente di MacNamara, che non riesce mai ad esimersi dal battere i tacchi e rivelera’ un trascorso nelle SS, anche se come aiuto pasticciere in cucina.

Unoduetre

Oltre alle ideologie Wilder, che gira il film proprio nei giorni della costruzione dei muro, e’ attentissimo alla realta’ del tempo prendendo in giro anche il giovanilismo degli anni ‘60: Scarlett e’ la classica diciassettenne tutta urli e svenimenti che impareremo a conoscere con il fenomeno Beatles.
Molto citazionsmo nella pellicola: Cagney che rifa’ la stessa scena di Nemico pubblico, le donne Hazeltine, provenendo da Atlanta, si chiamano come le protagoniste di Via col Vento e non mancano battute sui grandi successi del periodo, Spartacus e La dolce vita.

Uno due tre

Da sottolineare la vigorosa prova di James Cagney, vero mattatore del film, presente in tutte le scene: e’ incredibile la sua recitazione in lingua originale: parla (o meglio urla) a raffica, non si riesce quasi a stare dietro ai sottotitoli, sprizza energia da tutti i pori (e aveva passato i 60 all’epoca del film) consegnando alla storia un’interpretazione che lascia piacevolmente spossati e senza fiato gli spettatori.

Jean Harlow

Jeanharlow Il mito della bionda sexy e prorompente, dalla vita sfortunata che si incarna tuttora nella leggenda di Marilyn Monroe, ha un precedente in Jean Harlow che incarno’ la bellezza sfrontata e al contempo ingenua nel cinema degli anni ‘30 e va da se’ che Marilyn avesse una venerazione per l’attrice scomparsa a soli 26 anni.
Harlean Carpenter nasce il 3 Marzo 1911, a Kansas City, nel Missouri; il padre e’ un dentista e la madre nutre velleita’ artistiche che riversa sulla figlia che scegliera’ il nome materno come pseudonimo per la sua carriera. A soli 16 anni si sposa e si trasferisce a Los Angeles dove tenta la via del cinema, entrando anche nel giro delle comiche di Hal Roach e lavorando accanto a Stanlio e Ollio.
Il matrimonio finisce nel giro di due anni e la giovane attrice e’ raggiunta dalla madre che per tutta la sua breve vita le fa da sprone e vive nel lusso guadagnato dalla figlia.
Nel 1930 finiscono i ruolo non accreditati di comparsa: Jean e’ stata notata da Howard Hughes che la scrittura in sostituzione della protagonista norvegese Greta Nissen per la versione sonorizzata del suo grandioso film sugli aeroplani, Gli angeli dell’inferno: Jean Harlow interpreta il ruolo che le sara’ congeniale per tutta la sua carriera, quello della maliarda.

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Nel 1931 e’ la coprotagonista di James Cagney in Nemico pubblico diretto da William A. Wellman, uno dei primi gangster movie della storia del cinema .
Il potenziale erotico della Harlow scandalizza l’America ma fa di lei una diva, consacrata definitivamente dalla commedia di Frank Capra, La donna di platino tanto che il titolo diventa il suo soprannome (Platinum Blonde).
Nel 1932 gira per la regia di Victor Fleming Lo schiaffo, secondo dei sei film che la vedono protagonista accanto a Clark Gable, con il quale forma la coppia cinematografica piu’ sexy degli anni ’30.
Nel 1933 e’ la pacchiana Kitty Packard nella commedia sofisticata piu’ cattiva di tutti i tempi, Pranzo alle 8 per la regia di George Cukor. Altrettanto perfida e’ l’altra commedia che la Harlow gira nello stesso anno: Argento vivo per la regia di Victor Fleming, che racconta le vicissitudini della diva Lola Burns, circondata da una schiera di parenti e aiutanti scrocconi e avidi e amanti imbroglioni che ricalca molto da vicino la vera situazione di Jean Harlow.
Nel 1937, durante le riprese di Saratoga, commedia leggera ambientata nel mondo delle corse Jean Harlow muore il 7 giugno, per una nefrite.
Il film viene portato a termine da una controfigura, (riconoscibilissima, anche se compare solo di spalle) e per la morbosita’ suscitata dalla scomparsa della giovane star, diventa uno dei piu’ grandi campioni d’incassi della storia del cinema.

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The musketeer of Pig Alley

Musketeers-of-pig-alley-theUSA 1912
con Elmer Booth, Lillian Gish, Donald Crisp
regia di David Wark Griffith

La vicenda narrata sarebbe il solito melodramma amoroso tipico dell’epoca: giovane coppia di sposi indigente, il marito musicista lascia la citta’ in cerca di fortuna, muore la vecchia madre e la giovane moglie viene corteggiata dal boss del quartiere che per lei sfidera’ la gang rivale. Resosi conto del forte legame tra i giovani sposi il gangster si fa da parte e i due giovani gli forniscono un alibi per lo scontro a fuoco, ma alla fine la giustizia trionfa.

Il momento piu’ interessante della pellicola e’ quello dello scontro tra le due bande rivali: non si tratta di una battaglia a viso aperto, ma i gangster si cercano in un dedalo di viuzze che rende perfettamente l’idea della citta’ tentacolare, nello spettatore si crea ancora oggi tutta la tensione per il pericolo che puo’ annidarsi dietro l’angolo da cui puo’ spuntare un compare, un nemico o un poliziotto e questi figuri che strisciano rasente i muri come insetti o come un cancro che assedia la citta’ osano guardare direttamente in macchina ed avvicinarsi tanto da sembrar quasi in grado di uscire dallo schermo!


The muskeeter of pig alley


Elmer Booth, attivissimo attore del muto morto nel 1915 in un incidente d’auto alla cui guida c’era Tod Browning, inventa una perfetta maschera da vilain, chiaro referente per tutto il ganster-movie classico: la boria e la grinta del “piccolo cesare” Edward G. Robinson e la irrivente sbruffonaggine dell’”angelo con la faccia sporca” James Cagney.