Come rubare un milione di dollari e vivere felici

How to Steal a Million
USA 1966, 20th Century Fox
con Audrey Hepburn, Peter O’Toole, Eli Wallach, Hugh Griffith, Charles Boyer, Fernand Gravey, Marcel Dalio, Roger Tréville, Moustache, Jacques Marin, Edward Malin, Bert Bertram
regia di William Wyler



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Nicole Bonnet è la figlia di un ricco collezionista parigino, in realtà abilissimo falsario; la ragazza tenta con scarso successo di evitare che il padre metta all’asta i suoi falsi spacciati per tele di grandi artisti ma tutto precipita quando Charles Bonnet decide di prestare la Venere del Cellini a un noto museo per una mostra. La statuetta è un falso realizzato dal nonno di Nicole e per evitare esami approfonditi sul manufatto, Nicole chiede aiuto a un ladro che aveva sorpreso qualche notte prima in casa e non aveva potuto denunciare perché il furto riguardava un falso di Charles Bonnet. Intanto anche un magnate americano è disposto a tutto pur di avere la Venere e chiede la mano di Nicole…



How to steal a million


Una commedia graziosa che ruota attorno al tema del falso con estrema leggerezza: l’onestissima Nicole ha un padre che millanta di essere un mecenate mentre è un falsario, s’innamora di un presunto ladro che in realtà è un detective specializzato in falsi d’autore e si era introdotto in casa Bonnet per indagare sull’originalità delle tele della collezione. Alla fine anche Nicole imparerà a mentire con abilità.



Come rubare unmillionedidollari e vivere felici


L’indagine sul falso si limita allo spunto per la messa in scena divertente e raffinata di una delle ultime commedie brillanti nel più classico stile hollywoodiano: battute divertenti, costumi e scenografie lussuose, il film è stato girato direttamente a Parigi.
Da sottolineare l’omaggio a Hitchcock: Nicole sta leggendo un libro con il maestro del brivido sulla copertina quando è sola in casa e sente i rumori del tentativo di furto da parte di Simon Dermott.



Howtostealamillion


Se la sostanza è poca il cast è notevole: la sempre adorabile Audrey Hepburn in Givenchy ci regala un’altra iconica immagine con la mascherina di pizzo nero sugli occhi, Hugh Griffith nel ruolo di Monsieur Bonnet fa cozzare la finta bonomia con le sopracciglia mefistofeliche, Eli Wallach nei panni del nevrotico magnate americano Davis Leland ossessionato dalla Venere del Cellini e Peter O’Toole che si rivela perfetto anche nella commedia romantica: elegante e ironicamente distaccato.

Vincent Sherman

Vincentsherman

Il 16 luglio 1906 nasce a Vienna in Georgia Abraham Orovitz, diventato noto come regista con il nome di Vincent Sherman.
Dopo la laurea il giovane è deciso a fare l’attore e prima sbarca a New York dove cambia il nome e si dedica alla recitazione teatrale e proprio la piece teatrale Counsellor at Law in cui recita accanto a John Barrymore, gli apre le porte di Hollywood infatti dal dramma nel 1933 viene tratto il film Ritorno alla vita diretto da William Wyler e il giovane attore viene confermato anche per la versione cinematografica, ma fare carriera come attore non è cosa facile, Vincent Sherman ripiega allora sul suo talento di abile sceneggiatore che lo fa assumere alla Warner Bros nel 1937.
Il primo film che gira nel 1939 è un B movie, Il ritorno del dottor X ma il protagonista è destinato a chiara fama: Humphrey Bogart, in questa pellicola il futuro divo è una sorta di zombie/vampiro: è risvegliato dalla tomba grazie al sangue sintetizzato in modo tale da ridargli la vita.


RitornodelDottorX

Seguono altri film di serie B tra cui va ricordato Sesta colonna del 1941 che ha sempre per protagonista Bogart nei panni di un delinquente che, cercando gli assassini di un suo amico, scopre una banda di spie naziste.
Il salto di qualità avviene nel 1943 quando Vincent Sherman dirige Bette Davis e Miriam Hopskins in L’amica (titolo originale Old Acquaintance) il film narra il complicato rapporto d’amicizia tra due donne, tra rivalità sentimentali e lavorative: entrambe sono scrittrici. L’amica ebbe un remake nel 1981, Ricche e Famose, l’ultimo film diretto da George Cukor.
L’anno seguente Sherman dirige ancora Bette Davis in La signora Skeffington storia di una donna bellissima che si sposa per interesse, solo quando sente avvicinarsi la vecchiaia e la solitudine comprende l’affetto del marito. Sia La Davis che Claude Rains vengono nominati agli Oscar per questo film.

Skeffington Prentiss

Del 1947 è il tragico melò Smarrimento che ha per protagonista Ann Sheridan nei panni di Nora Prentiss, una cantante di night per cui un integerrimo dottore è deciso a lasciare la moglie. Per non chiedere il divorzio il dottor Talbot fa passare il cadavere di un paziente per il suo; quando ormai è convinto di poter iniziare una nuova vita viene arrestato come l’assassino del presunto Talbot.
Sempre nel ’47 Ann Sheridan è protagonista di Le donne erano sole un remake non dichiarato di Ombre malesi girato da Bette Davis nel 1940.
Nel 1948 Sherman abbandona momentaneamente i women movies per dedicarsi a Le avventure di Don Giovanni con Errol Flynn, il film riceve due nomination per le scenografie e vince l’Oscar per i migliori costumi nel 1950.
Dopo il mediocre Cuore solitario del 1949, inizia una collaborazione con Joan Crawford: nel 1950 la dirige in Sola con il suo rimorso e ne I Dannati non piangono, i film non sono eccelsi ma confermano la fama di Sherman di regista delle donne, forse non dovuta solo al soggetto dei suoi film ma anche alle liason che il regista intraprese con le sue protagoniste: nella sua autobiografia Studio Affairs il regista confessa il legame di tre anni con la Crawford e una relazione con Bette Davis ai tempi della loro collaborazione cinematografica. Instaura un legame sentimentale anche con Rita Hayworth quando la dirige nel 1952 in Trinidad.

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Dopo questa pellicola la carriera del regista subisce uno stopo di cinque anni: siamo nel pieno del maccartismo e Sherman viene allontanato per sospette simpatie comuniste, non finisce nella lista nera di Hollywood ma si ferma alla grigia.
Riprende a lavorare nel 1956 supervisionando un film italiano Difendo il mio amore, poi nel ’57 sostituisce Robert Aldrich nelle riprese finali de La Giungla della 7° strada. Sherman gira ancora qualche film tra cui ricordiamo I segreti di Filadelfia con Paul Newman onesto avvocato tentato di cedere alle lusinghe del denaro, poi passa alla televisione dirigendo episodi di serie tv o film per la televisione.
Scompare il 18 giugno 2006, nemmeno un mese prima del suo centesimo compleanno.

Herbert Marshall

Herbertmarshall Esattamente 50 anni fa moriva Herbert Marshall, star elegante e raffinata del cinema hollywoodiano per tutti gli anni ’30 e ’40. La sua è una storia molto particolare.
Herbert Brough Falcon Marshall nasce a Londra il 23 maggio 1890, si avvicina a l teatro prima lavorando dietro le quinte per poi debuttare nel 1911. La Grande Guerra blocca quella che era una carriera in ascesa e Marshall riporta una ferita molto seria a una gamba che gli viene amputata costringendolo ad usare per tutta la vita una protesi di legno. Nonostante l’handicap Herbert Marshall riprende il ruolo di attore e continua a calcare le scene londinesi e a diventare una star del cinema anche se in alcune scene (ad esempio sulle scale) aveva bisogno di una controfigura.
Il debutto sul grande schermo avviene nel 1927: Mumsie di Herbert Wilcox è l’unico film muto a cui partecipa. Nel 1930 è il protagonista del film di Hitchcock Omicidio!.
Si trasferisce a Hollywood l’anno seguente per raggiungere la moglie, l’attrice Edna Best con cui fa coppia nei suoi primi film americani. Nel 1932 interpreta il marito di Marlene Dietrich in Venere Bionda di Josef von Sternberg: nella pellicola suo rivale è Cary Grant a cui Marshall, sempre nel 1932, viene preferito da Lubitsch per interpretare Gaston Monescu, il ladro gentiluomo di Mancia compentente, il film che gli darà la notorietà e per tutti gli anni ’30 l’attore sarà protagonista di numerose commedie tra cui ricordiamo Sarò tua del 1935 accanto a Jean Arthur per la regia di William A. Seiter.

Manciacompetente

Con Ernst Lubitsch e Marlene Dietrich (sempre nei panni del marito tradito) tornerà a lavorare nel 1936 in Angelo.
Nel 1934 interpreta Walter Fane nella versione de Il Velo Dipinto che ha per protagonista Greta Garbo. Il film, diretto da Richard Boleslawsky, è tratto da un romanzo di William Somerset Maugham e l’aplomb tipicamente britannico di Herbert Marshall lo renderà più volte il perfetto protagonista delle trame scritte dall’autore inglese: La lettera è il secondo film che l’attore gira nel 1929 nei panni dell’amante di Leslie Crosbie, nel 1940 girerà il remake diretto da William Wyler con Bette Davis, Ombre malesi ma nei panni del marito della donna.
Nel 1942 è coprotagonista de La Luna e i sei soldi di Albert Lewin, film ispirato alla vicenda di Gauguin che s’adombra nel personaggio di Charles Strickland interpretato da George Sanders. Per finire nel 1947 ne Il filo del Rasoio Marshall interpreterà lo scrittore stesso nella trasposizione cinematografica del suo romanzo che ha per protagonista Tyrone Power.

Ilfilodelrasoio

Nel 1940 torna a lavorare con Hitchcock ne Il prigioniero di Amsterdam ed interpreta la spia nazista Stephen Fisher: da amabile seduttore o marito defilato, Marshall comincia a rivelarsi perfetto anche per i ruoli dell’insospettabile cattivo/omicida come ne La Muraglia delle tenebre del 1947 per la regia di Curtis Bernhardt.
Nel 1941 è ancora il marito di Bette Davis in Piccole volpi, magnifico melodramma sull’avidità tratto dalla piece di Lillian Hellman e diretto da  William Wyler.

Piccolevolpi

Nel 1945 nell’adorabile Il villino incantato di John Cromwell è il pianista cieco che favorisce la nascita dell’amore tra un soldato sfigurato e una ragazza insignificante: l’amore trasfigurerà i due rendendoli bellissimi.
Nel 1946 è nel cast del magnifico Duello al sole di King Vidor nel ruolo del padre di Perla Suarez, Jennifer Jones contesa dai due fratelli McCanles.
Ancora il ruolo di un padre, quello della pericolossima  Angel Face Diane Tremayne in Seduzione mortale, capolavoro di Otto Preminger (1952).
Superati i sessant’anni l’attore si presta alla televisione per giochi a premi e apparizioni in serie tv limitando l’attività sul grande schermo anche a semplici camei però incisivi come in Merletto di Mezzanotte o a ruoli secondari come quello dell’Ispettore Charas ne L’esperimento del dottor K, (The fly) film più noto nel remake del 1986 diretto da Cronenberg, La mosca.
Il suo ultimo film è Il terzo giorno del 1965.

Myrna Loy

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Il 2 agosto 1905 nasce a Helena, nel Montana Myrna Adele Williams divenuta celebre come Myrna Loy, attrice di grande eleganza che ebbe una vita cinematografica divisa in due, segnata dall’avvento del sonoro.
Quando il padre muore di febbre spagnola nel 1918, la madre realizza il desiderio di trasferirsi con i due figli a Los Angeles, dove Myrna frequenta una scuola esclusiva e studia danza e recitazione iniziando a calcare le scene a 15 anni.
A diciotto abbandona gli studi per dedicarsi a tempo pieno alla danza e alla recitazione, alcune sue foto vengono notate da Rodolfo Valentino ma sarà la moglie di Rudy, Natacha Rambova a scritturarla per il suo primo film, What Price Beauty? del 1925. La ventenne Myrna Loy interpreta il ruolo di una vamp che contende (perdendo) l’amore a una fanciulla acqua e sapone interpretata da Nita Naldi.

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Per tutti gli anni ’20 alla giovane attrice saranno attributi ruoli da vamp o da bellezza esotica, ha una parte non accreditata anche ne Il cantante di jazz, quasi una premonizione del ruolo che il sonoro avrebbe avuto nella sua carriera: il brio nella recitazione infatti, la libera dai ruoli spesso secondari di bellezza esotica per imporla come una delle più raffinate attrici della commedia brillante come dimostra nel 1932 in Amami Stanotte di Rouben Mamoulian, dove i doppisensi della sua Contessa Valentine rubano la scena alla romantica e schizzinosa principessa Jeanette interpretata da Jeanette McDonald.
Nel 1934 arriva il film, anzi la serie che trasforma Myrna Loy ne “la regina di Hollywood”, in quell’anno gira infatti L’uomo ombra accanto a William Powell: i coniugi Nick e Nora Charles, accompagnati dall’immancabile fox terrier Asta, tra battute e vita da jet set, risolveranno una serie di omicidi nel corso dei sei film dedicati all’elegante coppia che sbanca i botteghini tra il 1934 e il 1947.

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Oltre ai sei film de L’uomo ombra, la coppia Loy-Powell compare insieme sul grande schermo altre otto volte per un totale di quattordici pellicole girate insieme.
Ne Le due strade sono affiancati da Clark Gable (con cui l’attrice girerà sei film), la pellicola è melodramma passato alla storia perché John Dillinger fu ucciso dopo aver assistito a questa proiezione e Myrna Loy ebbe la fama di star del cinema preferita dal Nemico Pubblico n°1.
Nel 1936 l’attrice è protagonista del La donna del Giorno, ancora con William Powell, Spencer Tracy e Jean Harlow, il film di Jack Conway è un perfetto esempio di commedia brillante, a differenza di Gelosia dell’anno seguente nonostante il cast sia rodato e di tutto rispetto con Clark Gable diviso tra la raffinata moglie Loy e la provocante segretaria Harlow.
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Il paradiso delle fanciulle, biografia di Ziegfeld, L’amico pubblico n°1, Gli arditi dell’aria sono alcuni dei film degni di nota degli anni ’30, alternati alla serie de L’uomo ombra, in cui Myrna Loy brilla come ricca ereditiera o come moglie perfetta (The perfect wife era un altro dei suoi soprannomi), come dimostra nel 1946 nel melodramma di William Wyler, I migliori anni della nostra vita, storia del reinserimento in famiglia di tre reduci della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1947 torna alla commedia ne L’intraprendente Signor Dick accanto a Cary Grant il film ha molto successo e la coppia viene riproposta l’anno seguente nel classico La casa dei nostri sogni.
A partire dagli anni ’50 Myrna Loy inizia a diradare le sue apparizioni cinematografiche per dedicarsi a teatro e televisione, i film degni di nota in cui compare sono Merletto di Mezzanotte, Dalla terrazza di Mark Robson dove interpreta la madre ubriacona di Paul Newman Airport 75, La fine …della fine commedia nera interpretata e diretta da Burt Reynolds; l’ultimo film è Dimmi quello che vuoi di Sidney Lumet, del 1980.
Mai nominata dall’Academy, Myrna Loy riceve un Oscar alla carriera nel 1991, si spegne il 14 dicembre 1993.

Addio a Omar Sharif

Omarsharif E’ mancato oggi Omar Sharif, al secolo  Michel Demitri Shalhoub nato ad Alessandria d’Egitto il 10 aprile 1932, attore di fama internazionale e sex symbol degli anni’60/’70 nonché grande giocatore di bridge a livello professionale.
Il debutto cinematografico avviene a ventun’anni nel film egiziano Siraa Fil-Wadi  (The Blazing Sun): Sharif diventa una stella della cinematografia egiziana, segnalo il film I giorni dell’amore (Goha) del 1958 diretto dal francese Jacques Baratier che ha per protagonista femminile la ventenne Claudia Cardinale.
Nel 1962 viene scelto per il ruolo di Ali ibn al-Kharīsh, lo sceicco sodale di Peter O’Toole protagonista di Lawrence d’Arabia, kolossal diretto da David Lean che vale al trentenne Omar Sharif due Golden Globe e una nomination agli Oscar, spalancandogli le porte per una carriera internazionale.
Nel 1954 gira tre film: il kolossal La caduta dell’impero romano  diretto da Anthony Mann, il film di guerra …e venne il giorno della vendetta di Fred Zinnemann e il film a episodi Una Rolls-Royce gialla  di Anthony Asquith: Omar Sharif interpreta il terzo episodio accanto a Ingrid Bergman, ricca americana che durante la Seconda Guerra Mondiale da un passaggio al partigiano jugoslavo Davich. Da jugoslavo a russo il passo è breve e in mezzo c’è il ruolo di protagonista in Gengis Khan il conquistatore (1965) di Henry Levin. Quello stesso anno David Lean lo richiama, stavolta come protagonista, per Il Dottor Zivago, tratto dall’omonimo romanzo di Boris Pasternak. La travagliata storia d’amore tra Yuri e Lara spopola ai botteghini e fa di Omar Sharif un idolo per tutte le donne. Personalmente condivido il giudizio dell’attore che non amava molto questa pellicola, trovandola troppo melensa, pur se gli fece vincere un altro Golden Globe.
Lawrencezivagofunnygirl Nel 1967 ritrova l’amico Peter O’Toole nel thriller di guerra La notte dei generali di Anatole Litvak: questa volta i due sono rivali e Sharif è un maggiore tedesco che deve indagare sull’omicidio di alcune prostitute di cui è sospettato Tanz, generale prediletto da Hitler.
Nello stesso anno l’attore è chiamato da Francesco Rosi per C’era una volta, racconto dell’amore tra una bella popolana (Sophia Loren) e un principe spagnolo, Rodrigo. E’ una pellicola fiabesca, che come l’omonimo film di Matteo Garrone, trae spunto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile.
Nel 1968 interpreta Nick Arnstein il grande amore di Fanny Brice in Funny Girl. Il film diretto da William Wyler è un biopic romanzato su Fanny Brice, stella delle Ziegfeld Follies nonostante fosse bruttina ma dotata di un gran talento canoro e comico. Il film è tratto dall’omonimo musical del 1964 di cui era protagonista Barbra Streisand che con Funny Girl debutta sul grande schermo aggiudicandosi subito un Oscar come miglior attrice a pari merito con la Kate Hepburn di Indovina chi viene a cena?. Il film avrà un sequel nel 1974, Funny Lady che racconta l’amore della Brice per il compositore Billy Rose, Sharif partecipa sempre nel ruolo di Arnstein.
Nick Arnstein era un re dei tavoli da gioco, passione che lo accomuna all’attore che lo interpreta che si ritrovò spesso a girare film di poco spessore solo per ripianare i debiti di gioco. La passione di Sharif per il tavolo verde non è solo per l’azzardo, il bridge fu un vero lavoro a cui dedicò dei libri e un programma di gioco al computer.
Sempre nel 1968 in Mayerling, l’attore è anche l’Arciduca Rodolfo d’Austria che si suicida nel castello di Mayerling assieme all’amante Maria Vetsera interpretata da Catherine Deneuve,
MonsieurIbrahim Nel 1974 è protagonista del giallo di Blake Edwards Il seme del tamarindo, i due si ritrovano nel 1976 per La pantera rosa sfida l’ispettore Clouseau dove Omar Sharif interpreta un egiziano.
Per tutti g gli anni ’80 e ’90 l’attore vive di particine o telefilm e film per la tv, ruoli alimentari che sfruttano esclusivamente la sua fame e gli permettono di dedicarsi al bridge.
Torna a dedicarsi al cinema a partire dal 2003: Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano gli vale il Leone d’oro del pubblico a Venezia oltre al Leone d’oro alla carriera e un Cesar come miglior attore.
Torna a fare lo sceicco arabo che invita a partecipare l’americano  Frank T. Hopkins, celebre pony express (Viggo Mortensen) a una celebre gara di cavalli nel 1897 in Oceano di fuoco – Hidalgo. Nel 2006 gira il suo primo film recitato in presa diretta in italiano Fuoco su di me e viene scelto come doppiatore italiano del leone Aslan per il primo capitolo della saga de Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio.
Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo Un castello in Italia, diretto da Valeria Bruni Tedeschi dove interpreta sé stesso.

Merle Oberon

Merle_oberon Il 23 novembre 1979, moriva a Malibù, a soli 68 anni di età, Merle Oberon, stella di prima grandezza degli anni ’30 la cui vita sembra uscita da un melodramma, tanto che il nipote Michael Korda a metà anni ’80 le dedicò una biografia romanzata dal titolo Queenie che lessi all’epoca: i ricordi sono vaghi ma positivi. Dal romanzo fu tratta anche una miniserie televisiva.

Queenie Estelle Merle O’Brien Thompson nasce a Bombay il 19 febbraio 1911 da una coppia mista, padre ufficiale britannico e madre originaria di Ceylon. Recentemente si è scoperto che quelli che Estelle aveva considerato i suoi genitori erano in realtà i suoi nonni e la vera madre della bambina era quella che lei riteneva la sorella maggiore.
Dopo la morte improvvisa del padre nel 1914, la famiglia si riduce a vivere nella più completa povertà a Calcutta. La piccola Estelle si innamora ben presto del cinema e nel ’29 incontra un personaggio che le promette di farle fare carriera ma l’uomo scompare quando scopre che è di sangue misto. La ragazza non si perde d’animo e si trasferisce comunque a Londra ma per tutta la vita cercherà di tenere nascoste le proprie origini razziali, presentando la madre come la cameriera e figurando di esser nata in Tasmania: la località australiana risultava più prestigiosa dell’India.
Oberonbolena A Londra inizia a lavorare nei night club e a fare la comparsa con il nome d’arte di Queenie O’Brien; la sua carriera decolla grazie all’incontro con il regista Alexander Korda che la vuole per il ruolo di Anna Bolena nel suo capolavoro, Le sei mogli di Enrico VIII del 1933. L’anno seguente sempre Korda, in veste di produttore, la sceglie per il ruolo di Lady Marguerite Blakeney per La primula rossa con Leslie Howard e la regia di Harold Young. Questi sono i due titoli più famosi dei diversi che l’attrice interpreta in quel bienno, nel 1935 è già a Hollywood sotto contratto per la MGM. Esordisce a Hollywood con una commedia musicale accanto a Maurice Chevalier ma è con L’angelo delle tenebre, sempre del 1935, melodramma su due fratelli innamorati della stessa donna, Kitty Vane, che Merle Oberon guadagna la candidatura agli Oscar


Angelodelletenebre

La sua carriera è in continua ascesa con film come La Calunnia, la commedia brillante L’avventura di Lady X, fino al ruolo che la consacra all’olimpo cinematografico, quello di Cathy ne La voce nella tempesta, trasposizione cinematografica di Cime Tempestose del 1939 diretta da William Wyler. Nel ’39 sposa il suo mentore, Alexander Korda con cui resta legata fino al 1945 e, come tutte le star di grido, si propone per il ruolo di Rossella in Via col Vento.

Lavocenellatempesta

Nonostante i successi, una tragedia si abbatte sull’attrice: nel 1937, un grave incidente automobilistico le lascia brutte cicatrici sul volto tanto che viene sospeso il kolossal Io, Claudio, in cui doveva interpretare Messalina di nuovo accanto a Charles Laughton, con la regia di Josef von Sternberg. Per permettere all’attrice di continuare a recitare, oltre all’uso del trucco, viene inventato un riflettore compatto che smorza le luci che accentuano i tratti del volto, il disposito si chiama Obie, diminutivo di Oberon ed è progettato dal direttore della fotografia Lucien Ballard, che divenne poi il secondo marito della diva.
Oberongeorgesand La carriera dell’attrice risente comunque dell’incidente e negli anni ’40 le interpretazioni si diradano: nel 1941 viene diretta da Lubitsch in Quell’incerto sentimento, remake di un film del ’25 del maestro berlinese, Baciami Ancora. Nel 1944 è protagonista del thriller Il Pensionante per la regia di John Brahm; la pellicola è tratta dallo stesso romanzo che aveva ispirato l’omonimo film di Hitchcock del ’27.
Nel 1945 è George Sand nel biopic sulla vita di Chopin, interpretato da Cornell Wilde, L’eterna armonia di Charles Vidor.

Oberondesiree Dopo una serie di film minori e di apparizioni televisive, la ritroviamo nel 1954 nei panni di Joséphine de Beauharnais in Desirée, regia di Henry Koster, accanto al Napoleone di Marlon Brando.
Nel 1949 è fidanzata con Giorgio Cini (a cui è dedicata la famosa Fondazione veneziana) e lo vede morire sotto i suoi occhi nell’incidente aereo che lo coinvolge. Il suo terzo marito è un altro italiano, l’industriale Bruno Pagliai a cui segue un quarto con cui rimane legata fino alla morte dovuta ad attacco cardiaco.

La Calunnia

These Three
Usa 1936
con Miriam Hopkins, Merle Oberon, Joel McCrea
regia di William Wyler


Lacalunnia


Karen Wright e Martha Dobie, fresche di diploma da insegnanti, decidono di trasformare la vecchia casa ereditata da Karen in un convitto per educande di buona famiglia. Le aiuta il giovane dottore Joe Cardin che ben presto si fidanza con Karen mentre Martha lo ama in silenzio.
La pestifera e viziata Mary Tilford si ribella alle punizioni inflittele dalle insegnanti raccontando alla nonna della tresca notturna tra Martha e Joe: la scuola chiude, il processo per calunnia viene perduto e Karen comincia a dubitare di amica e fidanzato fino a quando Martha non scoprirà la bugia ma per l’amicizia tra le due donne sarà troppo tardi.



These three


Classico woman movie, genere in voga negli anni ’30 e ’40 rivolto a una platea femminile e interpretato quasi solo da donne, infatti a parte il dottorino conteso, le altre figure maschili del film sono solo comparse da una battuta.
Il film è interessante come esempio degli effetti del Codice Hays adottato nel 1930 ma entrato effettivamente in vigore nel ’34: la piece teatrale The Children’s Hour, di Lillian Hellman, da cui il film è tratto, scritta nel 1934, ruota attorno all’allusione di una relazione lesbica tra le due protagoniste ma l’omosessualità è un tema troppo scabroso per il Codice quindi tutte le disgrazie seguite alla maldicenza sono relative a un’innocente visita notturna del dottore in camera di Martha su cui maligna un’intera città.
Solo nel 1961 William Wyler rigirerà il film attenendosi al tema lesbico originario, la pellicola si intitolerà Quelle due e avrà per protagoniste Audrey Hepburn e Shirley McLaine mentre Miriam Hopskin tornerà nel ruolo della zia impicciona di cui è vittima in questa prima versione.
La calunnia (conosciuta anche con il lapidario titolo di Infamia) si segnala soprattutto per la recitazione, con la Hopskin nella parte inconsueta dell’amica insignificante rispetto alla bellezza davvero sfolgorante di Merle Oberon, nota soprattutto per aver interpretato Kathy ne La voce nella tempesta la versione del 1939 di Cime tempestose che vede Laurence Olivier nei panni di Heatcliff.
Interessante il gioco di traduzione dei titoli: la versione del 1936 ha come titolo originale Questi tre, mi viene molto difficile credere che il titolo italiano della seconda versione, Quelle due, sia solo una coincidenza: che sottili richiami che ci stupiscono in questo periodo di titoli tradotti malamente!

Cinque dei più famosi ciak romani

Ladri di biciclette, Vittorio De Sica, 1948
Il capolavoro neorealista di Vittorio De Sica segue il disoccupato Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani) e il giovane figlio Bruno (Enzo Staiola) mentre cercano affannosamente la loro bicicletta rubata, in una depressa Roma dell’immediato dopoguerra. In linea con i canoni del neorealismo, De Sica ha girato solo in loco ed ha impiegato esclusivamente attori non professionisti (Maggiorani era stato un operaio in fabbrica). Premiato e molto apprezzato, il film è stato realizzato con un budget di appena 133 mila dollari. La ricerca porta gli spettatori dalla desolata periferia della città fino al mercato delle biciclette che ancora esiste a Porta Portese. È qui che inaspettatamente Bruno cade sotto la pioggia battente, inascoltato dal padre, che è ossessionato dalla ricerca della sua preziosa – e, infine, perduta – bicicletta.

Vacanze Romane, William Wyler, 1953
Lontana dal trambusto della vita romana, Via Margutta è una strada lastricata nei pressi di Piazza di Spagna, avvolta dall’edera e piena, al giorno d’oggi, di gallerie d’arte, ristoranti e boutique. È stata una casa per Federico Fellini e Truman Capote, ed al numero 51, la Principessa della Corona Anna (Audrey Hepburn) ha iniziato la sua storia d’amore fugace con un corrispondente estero americano, Joe Bradley (Gregory Peck) nell’incantevole, anche se improbabile, commedia che ha reso famosa la Hepburn e l’ha legata per sempre ad una Vespa che sfreccia per Roma nell’immaginario collettivo. «Avete il mio permesso di ritirarvi …» farfugliava la Hepburn, ignara di essere stata sedata in precedenza, prima di lasciar scivolare la gonna a terra. «Perché, grazie mille», risponde il gentiluomo Peck e la lascia riposare da sola. Non è il solo volto di Roma, che è cambiata da allora.

La Dolce Vita, Federico Fellini, 1960
Fellini ha detto che «La censura è pubblicità pagata dal governo». Tuttavia il suo lavoro più importante non è stato, per fortuna, censurato. Ma La Dolce Vita ha ricevuto di certo una grande pubblicità gratuita grazie alle numerose richieste da parte della Chiesa Cattolica affinché fosse vietato. Così è stato anche per Via Veneto, divenuto un luogo ricercato ed alla moda. La sua frivola società da cafe era l’ambiente da cui il giornalista, ed antieroe di Fellini, Marcello (Marcello Mastroianni) ha preso vita. Via Veneto è stata anche il luogo di lavoro del braccio destro di Marcello, Paparazzo. Il suo nome viene attribuito da allora ai fotografi che fotografano le celebrità in frangenti compromettenti e quando sono più vulnerabili. Via Veneto rimane una delle vie più esclusive di Roma, ma non è più considerata di moda da nessuno ad eccezione dei ricchi turisti americani e russi.

Roma, Federico Fellini, 1972
«Il mondo deve seguire la Chiesa, e non viceversa.» Sussurra uno spettatore alla fantastica sfilata vaticana di Fellini.
Tra coloro che sfilano in passerella ci sono dei porporati in versione roller-skater, abiti di raso e suore dall’aspetto severo che indossano copricapi con delle ali giganti. Ci sono mitre con neon lampeggianti e chierici in bicicletta.
Questa scena elaborata da Nino Rota, e accompagnata spesso da inquietante musica d’organo, si contrappone ad una successiva, eccessiva, dove prostitute a seno nudo, in tempo di guerra, invitano gli uomini a farle loro per una notte. Il film di Fellini è effettivamente senza trama, ma la forza delle sue immagini e dei particolari lo rende la visione quasi compulsiva.

Habemus Papam, Nanni Moretti, 2011
Quando un cardinale francese si rifiuta di accettare la sua elezione a papa, viene deciso che la cosa migliore sia di portarlo da uno psichiatra. Il confuso, ma comunque astuto cardinale Melville (Michel Piccoli) coglie l’occasione per fuggire dall’ordinaria vita di Roma. Via Cola di Rienzo è una significativa strada a nord del Vaticano, che è quasi sconosciuta ai turisti, ma molto frequentata dai Romani del centro storico e del circostante quartiere Prati. È qui che il confuso prelato di Moretti, non venendo riconosciuto come il neoeletto Papa, si ricorda di un’umanità semplice che così spesso manca nella visione profondamente pessimistica della sua Chiesa del mondo contemporaneo.

Un itinerario studiato da momondo, un portale di voli low cost con molte offerte per Roma Fiumicino e gli altri aereoporti circostanti. Sono tanti i film che sono stati girati nella capital e che puoi scovare nella cinematografia dagli anni 50 agli anni 90.

Ombre malesi

The letter
USA 1940, Warner Bros,
con Bette Davis, Herbert Marshall, James Stephenson, Gale Sondergaard
regia di William Wyler

Theletter

In una piantagione nei pressi di Singapore, Leslie Crosbie, moglie di un coltivatore di alberi da gomma, uccide un amico di famiglia sostenendo d essersi dovuta difendere da un’aggressione sessuale. Nel corso del processo l’avvocato della donna viene avvertito dell’esistenza di una lettera che proverebbe un legame sentimentale tra la vittima e la sua assistita. Per evitare la pena di morte la lettera viene acquistata a prezzo di tutti i risparmi del marito. Leslie al processo viene giudicata innocente ma pagherà comunque la sua colpa.

Ombremalesi

Capolavoro noir di William Wyler premiato con sette nomination agli Oscar, remake di una prima omonima versione muta del 1929.
Il titolo italiano è molto più affascinante di quello originale, il prosaico The letter, dove le ombre malesi alludono al meraviglioso gioco di ombre create dal bianco e nero lucido e appiccicoso come un’umida notte tropicale: la luna che gioca con le nuvole, la luce che filtra dalle serrande, marezzature che sottolineano l’ambiguità di tutti i personaggi, a partire da Leslie, creduta una donna fedele e invece protagonista di una doppia vita amorosa che esplode nella gelosia omicida quando l’amante le preferisce un’indigena che sposa a discapito della propria reputazione sociale.
Il senso di ambiguità è dato anche dallo stile di ripresa: nella prima ricostruzione che Leslie da dell’accaduto, Bette Davis è ripresa quasi sempre di spalle e spesso esce dall’inquadratura perchè la macchina da presa segue l’immaginaria ricostruzione dei fatti. Silenzi, spazi vuoti oppressivi come macigni sono la singolare caratteristica di questo capolavoro del cinema classico.
OmbremalesiIl racconto di di William Somerset Maugham si chiude con l’assoluzione al processo lasciando solo intuire l’erosione del prestigio dell’impero britannico. Il finale imposto dal Codice Hays non è per nulla posticcio: come in tutti i film di Bette Davis c’e’ sempre uno scontro al femminile e Gale Sondergaard, la moglie di Hammond, che non proferisce parola per tutto il film, ha una presenza scenica all’altezza della divina Bette soprattutto nell’incontro nella fumeria d’oppio quando la malese rifiuta ogni contatto con la donna che le ha ucciso il marito e, in segno di disprezzo, getta a terra la lettera che le ha venduto. Dopo il processo, l’avvertimento con il coltello di giada causa il crollo emotivo di Leslie, finalmente pentita del suo gesto e la vendetta omicida della vedova ha una valenza quasi rituale, a sottolineare ancora una volta come un popolo oppresso da un dominio straniero sia costretto a muoversi con furtiva circospezione, come ombre, ombre malesi.

20 anni senza Audrey Hepburn

Audreyhepburn Se ne andava venti anni fa Audrey Hepburn, icona di stile che in questi anni ha visto levitare il suo mito superando quasi quello di Marilyn. Mi diverte molto che la idolatrino ragazzine dalle sopracciglia (orrendamente) depilate e dalle unghie perfette mentre la loro beniamina aveva delle sopracciglia folte e per quanto riguarda le unghie mi è sempre rimasto impresso l’aneddoto raccontano da Isabella Rossellini nella sua autobiografia del 1997 in cui descrive la diva con le unghie listate di nero ma non per questo meno charmant.
Abbandono la mia indebita incursione nella moda a e torno al cinema.
Audrey Kathleen Ruston nasce a Bruxelles il 4 maggio 1929, il padre è inglese mentre la madre è un’aristocaratica olandese. Wikipedia risolve le curiosità sull’omonimia di Audrey e Kate Hepburn alludendo a una propabile medesima discendenza dal quarto Conte di Bothwell, James Hepburn.
Il divorzio dei genitori porta Audrey a vivere a Arnhem, cittadina olandese che subisce l’invasione nazista. Audrey Hepburn ha sempre giustificato la sua magrezza con la fame patiti nei duri anni sotto il dominio nazista.
Di certo anche la disciplina dovuta agli studi di danza regalano alla diva la linea invidiavibile che sarà una caratteristica della sua carriera.
Il debutto cinematografico avviene nel 1948 in un documentario educativo (L’olandese in 7 lezioni); nonostante alcune particine in produzioni cinematografiche britanniche, è il lavoro nel musical teatrale tratto da Gigi di Colette (che la scelse personalmente per il ruolo di protagonista) a portarla nel 1951 in tournee a Broadway dove vince il Theatre World Award.
Nel 1952 incanta regista (William Wyler) e produzione nel provino di Vacanze romane per il cui ruolo principale si era pensato a Liz Taylor. Gregory Peck chiede che il nome della sconosciuta attrice sia messo in cima al cartellone perchè si dice certo che la giovane Audrey vincerà l’Oscar. Per Vacanze romane, forse il suo ruolo più signifivo, la Hepburn vince non solo l’Oscar ma anche diversi altri importanti premi.
Per regia di Billy Wilder nel 1954 l’attrice gira Sabrina altro monumentale film che la pone nell’olimpo cinematografico.

Vacanzeromane:sabrina

Colazionedatiffany Nel 1956 è Natasha Rostova in Guerra e Pace il kolossal tratto dal classico di Tolstoy diretto da King Vidor; nel ’57 sfoggia il suo talento di ballerina accanto a Fred Astaire in Cenerentola a Parigi ed è la giovane sognatrice che fa innamorare il vecchio playboy Gary Cooper in Arianna ancora per la regia di Billy Wilder. Nel 1959 la prima prova drammatica della carriera che le vale la terza nomination agli Oscar, il secondo BAFTA e un David di Donatello, Storia di una monaca diretto da Fred Zinnemann.
Nel 1960 vesti i panni di una mezzosangue indiana nel western di John Huston Gli inesorabili.
Nel 1961 il terzo film pilastro della sua carriera: Colazione da Tiffany dove interpeta la sofisticata e svampita Holly Golightly e incanta tutti cantando Moon river guadagnandosi una quarta nomination agli Oscar.
Nel 1962 gira un film dai toni molto scabrosi per l’epoca, trattando il tema del lesbismo, Quelle due. A dirigerla e’ nuovamente il regista di Vacanze romane, William Wyler che gira il remake de La calunnia diretto dal medesimo regista nel 1936. Accanto a Audrey Hepburn c’e Shirley MacLaine nei panni dell’insegnante effettivamente innamorata dell’amica che dopo l’insinuazione della studentessa si suicida.
Nel ’63 è protagonista accanto a Cary Grant di Sciarada, raffinata commedia giallo rosa diretta da Stanley Donen.
Nel 1964 Audrey Hepburn interpreta il lussuoso musical firmato da George Cukor, My fair lady ispirato all’opera Pigmalione di George Bernard Shaw.
Nel 1966 gira Come rubare un milione di dollari e vivere felici accanto a Peter O’Toole e Eli Wallach, l’ultima commedia diretta da William Wyler, il regista che l’aveva lanciata in Vacanze romane.


Dueperlastrada-robinemarian

Sempre per la regia di Stanley Donen nel 1967 è Joanna Wallace, una donna in crisi con il marito che compie un ultimo viaggio con lui e rievocando i bei tempi del loro amore ritrova la forza per ricominciare. Due per la strada resta una delle pellicole più interessanti sull’analisi del rapporto di coppia e valse una nuova nomination agli Oscar alla Hepburn. Nello stesso periodo l’attrice si separa dal marito, l’attore Mel Ferrer che aveva sposato nel 1954. Il dramma personale si consuma durante la lavorazione del thriller, prodotto dallo stesso Ferrer, Gli occhi della notte, in cui Audery Hepburn interpeta una donna cieca venuta accidentalmente in possesso di una partita di droga. Il film è diretto da Terence Young.
Dopo il ‘67 Audrey Hepbur dirada le sue apparizioni cinematografiche preferendo dedicarsi alla nuova famiglia formata con lo psichiatra italiano Andrea Dotti; da segnalare però il film girato nel 1976 accanto a Sean Connery per la regia di Richard Lester: Robin e Marian racconta le ultime avventure di Robin Hood a vent’anni di distanza dalle sue gloriose imprese. Tornato dalle Crociate ritrova Marian che si è fatta suora, stanco di aspettarlo mentre lo sceriffo di Nottingham continua a vessare il popolo.
L’ultima apparizione dell’attrice sul grande schermo risale al 1989 con un cameo in Always di Spielberg.
Finito anche il matrimonio con Dotti nel 1982, Audrey Hepburn si dedica a opere benefiche soprattutto a favore dei bambini per conto dell’UNICEF. Si spegne il 20 gennaio 1993, a soli 64 anni per un cancro intestinale.