Qualcosa di travolgente

QualcosaditravolgenteSomething Wild
USA 1986 Orion
con Melanie Griffith, Jeff Daniels, Ray Liotta
regia di Jonathan Demme

Charlie Driggs, faccia da bravo ragazzo e yuppie di successo viene agganciato in un bar dalla disinibita Lulù che ha notato la fede al dito e una latente tendenza dell’uomo a trasgredire e pensa che sia il tipo che le serve per il progetto che ha in mente ma le cose non andranno come previsto perché nulla è come sembra..

Sotto la patina colorata e pop di Qualcosa di travolgente si muove qualcosa di oscuro, l’inquietudine dark che ha sempre mosso il cinema di Jonathan Demme.
In questa pellicola si manifesta con un continuo capovolgimento di ruoli e anche le citazioni cinematografiche vengono stravolte: nello scontro finale tra Ray e Charlie nel bagno, l’unico posto sicuro diventa la doccia e una volta tanto da dietro alla tenda sbirciamo salvi la stanza dove il sangue e l’acqua si mischiano come ha insegnato Hitchcock in Psycho.
C’è un altra bellissima scena, di semplice raccordo, quando Ray cerca di liberarsi della giovane commessa per partire all’inseguimento di Charlie e Audrey, non si capisce se stiamo guardando dentro la stanza del motel o se la scena si svolge davanti alla stanza: è il secondo caso e l’illusione è data da una veranda, anche nella scenografia ricorre l’ennesimo elemento inaspettato che arriva a complicare gli eventi.
AudreyIl continuo ricordare che niente è come appare è una scelta stilistica molto chiara che nasconde una critica all’edonismo reaganiano, all’apparente felicità delle diverse classi sociali: il broker di successo con la bella casa nel lussuoso sobborgo in realtà vive solo in una casa vuota perché la moglie l’ha lasciato.
La disinibita Lulù non cerca un compagno di sesso ma un tipo presentabile con cui presentarsi alla mamma e alla riunione dei compagni di liceo: ma a un tipo davvero trasgressivo importerebbe della festa di classe dieci anni dopo? In fondo Lulù/Audrey è profondamente middleclass (o borghese come diremmo noi) nonostante la sua vita sopra le righe.
Il male vero che fa esplodere tutte le inquietudini è Ray un bravissimo e bellissimo Ray Liotta al primo ruolo importante, apparentemente un delinquentello “white trash” che nasconde un animo ben più crudele, la sua entrata in scena porta un’escalation per cui il film raggiunge vette thriller che spiazzano lo spettatore convinto di star vedendo una commedia divertente.



SomethingWild


La figura femminile nel film subisce profonde trasformazioni che possono essere lette come una metafora della condizione femminile, Melanie Griffith entra in scena con un caschetto nero e un nome, Lulù i cui rimandi a Louise Brooks sono più che evidenti: è interessante notare che l’unico modello a cui rifarsi per rappresentare una donna libera risalga al cinema muto.
A casa Lulù si trasforma in Audrey, bionda con abiti anni ’50 il prototipo della perfetta ragazza della porta accanto incarnato dalla prima Hepburn, nell’happy end finale (il film ha andamento circolare e si chiude nel luogo dove si era aperto) Charlie ritrova Audrey elegante come una signora disposta a lasciarlo guidare una famigliare come si converrebbe a una diva di un film anni ’60: c’è da chiedersi se il regista non voglia dirci qualcosa sulla parabola femminile nel cinema e nella società americana.




Qlcstravolgente


Da segnalare alcuni camei interessanti come quello del venditore d’auto usate interpretato dal regista John Waters; imperdibile la colonna sonora composta da Laurie Anderson e John Cale con canzone dei titoli di testa di David Byrne.

Carmela

Italia 1942
con Doris Duranti, Pál Jávor, Aldo Silvani, Egisto Olivieri
regia di Flavio Calzavara



Carmela


Nel 1893, appena arrivato in un isola del canale di Sicilia dove c’è una colonia di lavoratori forzati, il tenente milanese Carlo Salvini viene scambiato per l’ex fidanzato che l’ha abbandonata da Carmela, una ragazza del paese che ha perso la ragione dopo la fuga dell’amato. Salvini, con l’aiuto del medico della guarnigione, prima fa evitare alla ragazza di essere di nuovo internata in manicomio, poi dalla compassione passa all’amore verso la fanciulla che ritrova la ragione.

Carmela è il celebre film di Doris Duranti (nata esattamente 100 anni fa) che diede vita alla famosa querelle del primo seno nudo del cinema italiano: quello della Calamai ne La cena delle beffe o quello della Duranti proprio in Carmela? Il primato va in realtà alla comparsa Vittoria Carpi che forse involontariamente mostra le sue grazie ne La Corona di Ferro.
DorisdurantiIn ogni caso nella vecchia copia di Carmela passata su Raiuno ben più di un decennio fa, il famoso seno “ripreso all’impiedi” non si vede e non saprei dire a quando risale il taglio censorio.
Nonostante questo il film merita qualche annotazione su una certa tendenza verista nel mostrare la vita nell’isola (in realtà le riprese si svolsero in Liguria) e un gusto per il melodramma amoroso che non sarebbe stato possibile nella filmografia di regime degli anni ’30; si sa che i geni più grandi che espresse il nostro cinema post bellico allignavano da tempo nel Centro Sperimentale di Cinematografia e i germi riescono a toccare un prodotto di regime come questo dove brilla la famosa diva amante di Pavolini e dove viene mostrata una versione edulcorata della vita dei forzati con il nuovo tenente molto solerte nel controllare il loro stato di salute, preoccupato che una donna che può essere recuperata alla vita normale finisca ingiustamente in manicomio (e il pensiero va a Ida Dalser).
Che poi tutta questa umanità in un’isola del Canale di Sicilia, la porti un milanese di nome Salvini ci pone ancora una volta davanti all’ironia della Storia.

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

Jake Portman, ragazzino insicuro ed introverso, ha uno stretto legame con il nonno che gli ha sempre raccontato delle storie fantastiche sulla sua infanzia. Quando nonno Abe muore, in maniera un po’ strana, Jake trova delle lettere di Miss Peregrine, l’istitutrice del collegio in Galles dove il nonno era stato accolto durante la seconda guerra mondiale. Riesce a convincere il padre ad accompagnarlo nell’isoletta gallese dove dovrebbe ancora vivere Miss Peregrine ma scopre che la casa è stata distrutta da una bomba tedesca nel 1943..



Missperegrine


Da La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, romanzo di grande successo di Ransom Riggs, Tim Burton trae un film senza guizzi autoriali ma che rispecchia piuttosto fedelmente il suo mondo: le casette tutte uguali dei sobborghi americani, il protagonista disadattato che può contare solo su un vecchio che muore lasciandolo solo, protagonista suo malgrado di una storia fantastica dove esseri fatati le Ymbryne, creano un anello temporale a protezione di ragazzi speciali, salvandoli dai Vacui, esseri mostruosi che vogliono nutrirsi dei loro occhi per guadagnare l’immortalità.
Anche Jake si scopre essere un ragazzo speciale, come il nonno del resto, e il suo dono è fondamentale per salvare i bambini di Miss Peregrine. Bambini dall’età variabile che arriva fino all’adolescenza e tra Emma (l’ennesima bionda ossigenata delle pellicole burtoniane) la ragazza più leggera dell’aria e Jake nascono i primi palpiti d’amore, sentimento impossibile perché i due ragazzi vivono in realtà temporali diverse.
Anche Barron il cattivo sopra le righe che vuole raggiungere l’immortalità a discapito delle Ymbrine e dei loro ragazzi, ha caratteristiche simili ad altri cattivi della filmografia burtoniana: giogioneggia come il Joker di Nicholson, ha i capelli sparati e la dentatura affilata di Christopher Walken de Il mistero di Sleepy Hollow.
Tim Burton rievoca nel film il suo glorioso passato ma non aggiunge nulla di nuovo, limitandosi a rivestire con i tratti tipici del suo mondo temi gà trattati da altre pellicole, la regia è piuttosto piatta: anche se il film resta godibile e sopra la media degli attuali blockbuster, purtroppo non entusiasma.

Il medaglione insanguinato

PerchéItalia 1975
con Richard Johnson, Nicoletta Elmi, Joanna Cassidy, Lila Kedrova
regia di Massimo Dallamano

titolo alternativo Perché?!
titolo internazionale The Night Child / The Cursed Medallion

Dopo la morte drammatica della madre, l’undicenne Emily si attacca sempre più morbosamente al padre, un documentarista della BBC che sta realizzando un documentario sull’arte demoniaca.
Viste le condizioni della bambina, Michael Williams è costretto a portare anche la figlia in Italia, a Spoleto, sulle tracce di un dipinto misterioso finito per errore nel materiale di Williams e che ha un legame sovrannaturale con la piccola Emily grazie a un medaglione della madre che la ragazzina ha chiesto per sé..

Il medaglione insanguinato è un classico prodotto di genere, un discreto horror d’atmosfera con una regia piuttosto televisiva, ma con una bella la fotografia e una colonna sonora suggestiva.



Medaglioneinsanguinato


Il tema trattato è piuttosto insolito: un legame padre e figlia talmente morboso da portare alla morte chiunque si frapponga tra i due (è stata Emily a provocare l’incendio in cui è morta sua madre), l’accentuarsi dei risvolti maligni in un sentimento così sano è dovuto all’entità malefica che è sopravvissuta all’interno del medaglione che Michael ha regalato alla moglie di ritorno da un viaggio, sempre in Italia. Si scoprirà che il medaglione apparteneva ad Emilia, la bambina spoletana dipinta del quadro comparso misteriosamente alla sua morte nel 1775, che era stata protagonista della medesima storia che oggi rivivono Emily e suo padre, come aveva intuito la Contessa Cappelli che cerca invano di mettere in guardia Michael.
L’aspetto mistery della reincarnazione sarebbe stato sufficientemente intrigante ma si è voluto condire il tutto con l’elemento demoniaco (secondo il Mereghetti sull’onda del successo de L’Esorcista) e il film si chiude sul diavolo che domina il misterioso dipinto e una didascalia con una frase di Paolo VI che conferma l’esistenza del demonio, elemento che sinceramente stona con la vicenda narrata.



Ilmedaglioneinsanguinato


Anche il titolo originale della pellicola viene cambiato: l’originale Perché?! (che sottintende come risposta nuovamente l’intervento del diavolo) diventa il sottotitolo de Il medaglione insanguinato, che insanguinato non è mai ma almeno è il tramite delle forze malefiche che s’impossessano di Emily, interpretata da Nicoletta Elmi, nipote della “fatina” Maria Giovanna Elmi, la presentatrice tv, che era la bambina più inquietante del cinema italiano anni ’70 tanto da avere il ruolo di Olga in Profondo Rosso.

La moglie di Frankenstein

The Bride of Frankenstein
USA 1935 Universal
con Boris Karloff, Elsa Lanchester, Ernest Thesiger, Colin Clive, Valerie Hobson, Una O’Connor
regia di James Whale



Brideoffrankenstein


In un’altra notte buia e tempestosa, mentre Lord Byron la elogia per la qualità dell’invenzione del Mostro di Frankenstein, Mary Shelley racconta all’amico e al marito come proseguono le avventure della Creatura, scampata alla morte, aiutata da un cieco che le insegna a parlare, viene infine costretta da Dr.Pretorius a rapire la moglie del Dr.Frankenstein che non vuole più prestarsi agli esperimenti sulla vita umana. Quando la compagna prende vita rimane inorridita dalla Creatura che capisce non esserci posto per lui nel mondo dei vivi.




Mary-sposa


L’introduzione con la discussione tra Byron e l’autrice permette di fare un riassunto utilizzando immagini del film precedente del 1931 ricordando allo spettatore la storia della Creatura e riprendendo le fila dal rogo del mulino da cui Frankenstein si salva nascondendosi in acqua. Anche il Henry Frankenstein riesce a riprendersi dallo scontro con il Mostro e non pensa ad altro che a rifarsi una vita con la sua Elizabeth.
Nel sequel sparisce l’aiutante Fritz e arriva il Dr. Pretorius, un insegnate di  Henry che vuole unire le sue conoscenze (è in grado di realizzare esseri viventi in miniatura) con quelle dell’allievo e non si pone scrupoli per realizzare il suo progetto, sfruttando il desiderio del Mostro di sfuggire alla solitudine per ricattare Frankenstein con il rapimento della moglie e facendo uccidere le persone per ottenere “i pezzi” necessari per realizzare la versione femminile della Creatura.




Elizabethpretorius


Cambia l’attrice che impersona Elizabeth ora è la poco più che diciasettenne attrice inglese Valerie Hobson ed è da segnalare la presenza comica della cameriera Minnie inpersonata dalla grande caratterista Una O’Connor, magnifica nell’oscillare tra lo spavento (si trova da sola con la Creatura) e l’odio più belluino quando si tratta di incitare la folla al linciaggio.




Una


E’ interessante notare che l’iconico personaggio della Sposa compaia solo alla fine del film, eppure la sua entrata in scena, grazie al look, è così dirompente che la sua figura è nota tanto quanto quella del compagno a cui sono stati dedicati i due film di Whale e molte altre opere.
Ad interpretarla c’è Elsa Lanchester che nel prologo del film interpreta Mary Shelley e compare nei titoli di testa per quel ruolo mentre un punto interrogativo accompagna “Frankenstein Mate” lasciando il mistero sull’interprete del personaggio.

Ascensore per il patibolo

AscensoreperilpatiboloAscenseur pour l’échafaud
Francia 1958
con Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Lino Ventura, Georges Poujouly, Yori Bertin, Jean Wall
regia di Louis Malle

Julien Tavernier è l’amante di Florence Carala, la moglie del suo datore di lavoro. Su istigazione della donna, Julien uccide il rivale facendolo passare per un suicidio. Tutto sembra essere andato secondo i piani ma uscito dall’ufficio Julien si accorge di un dettaglio che potrebbe incriminarlo e torna dentro il palazzo per recuperarlo; mentre è in ascensore il guardiano toglie la corrente e Julien resta imprigionato.
Louis, il fidanzato della commessa Veronique approfitta dell’auto lasciata aperta da Julien per rubarla e trascorrere una notte brava con la sua ragazza, Florence vede passare la macchina di Julien con a bordo la commessa e pensa che l’amante non abbia avuto il coraggio di compiere l’omicidio. Julien trascorre la notte di sabato bloccato nell’ascensore mentre Louis uccide due turisti tedeschi per rubare la loro auto. L’omicidio dei tedeschi ricade su Julien che non può confessare dove ha trascorso la notte, Florence sta per scagionarlo ma un rullino fotografico rivela i colpevoli dei vari omicidi.




Ascenseur pour l'échafaud


Ascensore per il patibolo è il lungometraggio d’esordio di Louis Malle, sfolgorante nella capacità di usare gli elementi del noir per raccontare una storia d’amore resa impossibile dagli scherzi del destino. Dopo la telefonata iniziale in cui si accordano per l’omicidio, Florence e Julien non avranno più modo d’incontrarsi, lui bloccato nello spazio angusto dell’ascensore, lei vagando nella notte parigina alla ricerca del suo amante nonostante creda che sia venuto meno al suo patto: spazi antitetici che però hanno la stessa valenza straniante.
La separazione beffarda dei due protagonisti è l’unico elemento che fa in modo che il pubblico parteggi per i due amanti altrimenti diabolici in un film in cui non si salva nessuno: Carala è un magnate senza scrupoli che lucrato ha sulle guerre in Indocina, Louis e Veronique sono due ragazzini nichilisti che non si rendono conto delle conseguenze dei loro gesti, incapaci pure di suicidarsi, atto che non è tanto un pentimento per l’omicidio dei turisti ma un’estrema fuga nichilista con la speranza che facciano un film su di loro.




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Anche i due turisti, altre traiettorie casuali del destino, non intercettano i favori del pubblico: la risata del tedesco suona sempre troppo falsa e la sua indifferenza alle false generalità date dai ragazzi lascia intendere qualcosa di losco.
Il film passa alla storia anche per la colonna sonora composta da Miles Davis improvvisata di getto sulle immagini senza sonoro della pellicola, un altro graffio crudele e lancinante che sottolinea il sentimento disperato dell’opera.

Genuine

Genuine

Germania 1920
con Fern Andra, Hans Heinrich von Twardowski, Ernst Gronau, Harald Paulsen, Louis Brody
regia di Robert Wiene

titolo alternativo Genuine, die Tragodie eines Seltsamen Hauses

titolo inglese Genuine: A Tale of a Vampire

Da quando ha dipinto il ritratto della sacerdotessa Genuine, Percy, un giovane pittore è diventato cupo e solitario, rifiuta la compagnia degli amici e di vendere il quadro passando le giornate fantasticando su Genuine.
Un giorno si addormenta e la donna esce dal dipinto per narrargli la sua storia: sacerdotessa di riti sanguinari venduta come schiava dopo che la sua tribù è stata sconfitta, comprata da un vecchio e bizzarro Lord che la tiene segregata in un ambiente sotterraneo, benché confortevolissimo perché non si contamini con le brutture del mondo.
Genuine riesce a fuggire dalla sua prigione e incontra Florian, il nipote del barbiere che proprio quel giorno sostituisce lo zio, con i suoi poteri mentali Genuine induce Florian ad uccidere Lord Melo suo carceriere e fa del giovane il suo amante ma nell’estasi della passione pretende che lui si uccida per lei. Il servo del palazzo fa fuggire Florian; poco tempo dopo arriva Percy, nipote del lord; anche lui viene ammaliato da Genuine che gli chiede l’abituale sacrificio di sangue. Un amico di Percy annuncia alla donna che il suo amato è morto, Genuine si dispera capendo la follia delle sue abitudini e quando scopre che Percy è ancora vivo capisce di essere innamorata e gli rivela tutto il suo passato. Florian intanto nel delirio confida allo zio l’omicidio, avvertite le autorità la folla si dirige verso il palazzo dalla fama sinistra e uccide Genuine che oramai aveva capito i suoi errori ed era votata all’amore.
Il pittore si risveglia dal terribile incubo e vorrebbe distruggere il quadro ma in quel mentre torna l’acquirente (che ha le fattezze di Lord Melo) e lo acquista a un prezzo spropositato.




Genuine è il film immediatamente successivo al famoso film di Wiene, Il gabinetto del Dottor Caligari, la pellicola non ebbe lo stesso successo del film precedente e rischiò di andare perduta.
La copia attualmente visibile risale a un restauro del 1996 unendo due copie sopravvissute, mancano comunque circa 600 metri di pellicola.
Il film è una fantasmagoria visivamente molto più folle de Il Gabinetto del Dottor Caligari e sarà visibile stasera a Milano musicata dal vivo da Alberto Ferrari, front man dei Verdena, ultima delle quattro date della musicazione da vivo dell’artista.
Devo dire che si tratta di una delle musicazioni più belle a cui abbia mai assistito, musica molto contemporanea, ben suonata che si adatta perfettamente al film. Il cantante vi aggiunge in alcune scene, sooprattutto riguardanti Lord Melo, una specie di gramelot estremamente efficace e coinvolgente. Qualora il film non interessasse più di tanto vale la pena assistere all’ottimo spettacolo offerto dall’artista.



LordMeloEFlorian


Ma Genuine è una pellicola di un tale delirio visionario che non può non coinvolgere lo spettatore anche se la trama è oggettivamente complicata.
Il film è molto più espressionista del capolavoro precedente di Wiene, i costumi di Genuine sono stupefacenti, degni della Vivienne Westood più punk: strappi, pizzi, trasparenze, piume borchie, addirittura una scarpa diversa dall’altra.
Le riprese sono meno sghembe di quelle de Il Gabinetto del Dottor Caligari ma le decorazioni espressioniste, con riferimento all’arte primitiva sono molto più esplicite e non si limitano solo alle scenografie dove culmina l’orologio/testa dello scheletro, ma caratterizzano con tratti grafici anche il trucco dei personaggi, ad esempio la decorazione bianca sul petto nudo del servo di colore.
La trasformazione di Florian quando lo zio barbiere lo chiama in città è altrettanto d’impatto: un taglio di capelli geometrico con due ciuffi uno sulla fronte e uno sulla guancia che potrebbero essere usciti da una sfilata contemporanea.




Genuinefuga


Inquietante la figura di Lord Melo, ingobbito da una palandrana svergola, costretto a camminare su minuscole scarpe coi tacchi sembra anticipare il conte Orlok che Murnau avrebbe portato sullo schermo nel 1922 in Nosferatu.

I magnifici sette

The Magnificent Seven
USA 1960 UA
con Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn, Horst Buchholz
regia di John Sturges




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Un villaggio di contadini messicani, regolarmente depredato dalla banda di Calvera, si affida a sette pistoleri per liberarsi dei banditi. Al primo attacco di Calvera i sette riescono a metterlo in fuga ma Calvera non demorde e alcuni contadini iniziano a pensare che forse è meglio la vessazione dei banditi che il coraggio di ribellarsi..




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Un classico del western ispirato, come è noto, a I sette Samurai di Akira Kurosawa, citato negli esotici pagliai del villaggio messicano e nella battuta finale di Chris Adams “Ancora una volta hanno vinto i contadini. Noi abbiamo perso. Noi perdiamo sempre”.
I magnifici sette sono personaggi delusi, stanchi della vita raminga dei pistoleri che vendono al miglior offerente la loro abilità, guardano con distaccata ironia l’ammirazione del giovane Chico che con la sua caparbietà diventerà l’ultimo dei sette e Bernardo O’Reilly (Charles Bronson) fa di tutto, ricorre anche alle sculacciate per far capire ai ragazzini del villaggio che ci vuole più coraggio a vivere delle fatiche della terra come i loro padri che affidarsi all’abilità della pistola.
La scelta di tornare a combattere per il villaggio dopo che Calvera li ha scacciati è l’ultimo scatto d’orgoglio, l’ultima emozione rimasta a uomini che nella vita hanno sperimentato tutto e a cui resta solo da affrontare le proprie paure come ben rappresentato dal personaggio di Robert Vaughn, Lee.
Dallo scontro finale si salveranno solo in tre: due, Chris e Vin, riprenderanno la loro strada mentre Chico resta al villaggio per amore della bella messicana.
La regia di John Sturges presenta alcune schematicità ad esempio la tendenza a riprendere dal basso verso l’alto i protagonisti per sottolineare l’aspetto mitico delle loro figure entrando in quella mitologia del West che è propria di Sergio Leone e non è certo un caso se tre dei sette attori diventeranno figure simbolo dei western di Leone.
Quanto a Yul Brinner citerà il suo Chris Adams ne Il mondo dei robot riproponendo lo stesso look.
Colonna sonora di Elmer Bernstein divenuta celeberrima.

Excalibur

ExcaliburGB 1981 Orion
con Nigel Terry, Nicol Williamson, Cherie Lunghi, Helen Mirren, Liam Neeson, Nicholas Clay, Gabriel Byrne
regia di John Boorman

La parabola dell’esistenza e del mito di Re Artù, dalla nascita illecita alla conquista della spada nella roccia dovendo dimostrare ai suoi vassalli di esserne degno, la pacificazione del regno e il matrimonio con Ginevra, la scoperta del tradimento della moglie e del migliore amico, la caduta del regno e la ricerca del Graal, la nascita ancora una volta con l’inganno, di Mordred e la morte di Artù.

In meno di tre ore John Boorman sa condensare la parabola del mito arturiano arricchendola di elementi ancor più leggendari. Excalibur è “la spina dorsale del drago” la rappresentazione delle energie telluriche che uniscono l’uomo alla natura.
Merlino uno degli ultimi maghi a praticare le antiche arti magiche cerca un re degno della spada, Uther Pendragon si rivela troppo schiavo dei suoi desideri per essere all’altezza del ruolo: appena pacificato il regno non esita a scatenare un’altra battaglia per conquistare Igrayne, la bella moglie del Duca di Cornovaglia. Merlino lo aiuta donandogli magicamente le sembianze del Duca al fine di far generare un bambino che crescerà sotto il suo controllo e sarà un re migliore di suo padre.
Pur tra mille difficoltà Artù cerca di essere degno della spada e il suo regno raggiunge finalmente la pace e la prosperità ma la sorellastra Morgana, figlia del Duca, trama la vendetta del padre morto nella battaglia scatenata da Uther: prima convince il cavaliere della tavola rotonda Galvano a insinuare pubblicamente il dubbio sull’onore della regina, portando Lancillotto e Ginevra a cedere alla passione che avevano sempre controllato. Piantando la spada tra i due amanti, Artù distrugge l’equilibrio naturale che si era creato e la carestia si abbatte sul regno. Non contenta Morgana, con lo stesso trucco usato da Uther con sua madre, giace con Artù avendo l’aspetto di Ginevra, nasce così Mordred, allevato nell’odio del padre a cui appena in età, va a reclamare il regno. Nel frattempo Perseval ha trovato il Graal e ristabilito il contatto tra il re e la natura, con questa nuova forza Artù scende in battaglia dopo aver perdonato Ginevra e Lancillotto affrontando serenamente la morte.




Excalibur


Oltre alle Chanson de geste, nell’opera riecheggiano altri classici da Omero a Il signore degli Anelli, ricordiamo che Boorman fu coinvolto nella sceneggiatura che portò cartone di Ralph Bakshie, quando abbandonò il progetto riversò molte delle idee nella realizzazione di Excalibur.
Il tema fondamentale è quello classico della teoretica di Boorman l’uomo e il rapporto con la natura, in Excalibur l’essere umano è inserito nella ciclicità della natura, un continuo alternarsi di forze buone e cattive: il film ha inizio in un medioevo violento ed infuocato e si chiude di nuovo con l’avvento dell’oscurità ma racconta la gloria di una delle pagine più leggendarie dell’umanità che rimane come fulgido esempio nei secoli regalando la speranza che possa tornare nuovamente ad avverarsi.




Merlinoexcalibur


Anche dal punto di vista visivo il film è un pastiche di kitsch anni ’80 e reminescenze simboliste e preraffaellite del mondo medievale, creando una delle rappresentazioni più originali del età arturiana che mi pare essere d’ispirazione a Il trono di Spade.
Notissima la colonna sonora che ha riportato in auge i Carmina Burana




ExcaliburNeesonMirren


Ottima la prova di Nicol Williamson, un Merlino motore degli eventi da cui però sa sempre tenere un distacco a volte anche ironico, Nel cast è possibile riconoscere alcuni attori che sono diventati delle vere e proprie star: Helen Mirren è la bellissima e infida Morgana mentre Liam Neeson è Sir Galvano che mette in dubbio l’onore di Ginevra e combatte con Lancillotto per dirimere la questione.