L’abominevole dottor Phibes

The Abominable Dr. Phibes
GB 1971
con Vincent Price, Joseph Cotten, Peter Jeffrey, Virginia North, Terry Thomas, Sean Bury
regia di Robert Fuest



Labominevoledottorphibes


Londra, 1925: una serie di strani omicidi coinvolge l’equipe medica che ha collaborato con il dottor Vesalius per l’intervento finito male di Victoria Regina Phibes, la moglie del celebre organista Anton Phibes che è morto in un incidente automobilistico cercando di raggiungere il capezzale dell’amata. L’ispettore Harry Trout scopre che gli omicidi s’ispirano alle 10 piaghe d’Egitto e che la tomba di Anton Phibes è vuota: riuscirà a fermarlo prima che porti a termine la sua vendetta?




Theabominabledrphibes


Celebre horror, memorabile soprattutto nell’impianto visivo che mescola ambientazioni liberty e art deco a vivaci colori pop, gli abiti estrosi di Vulvania e Phibes agli indumenti retrò del resto del cast: basta averlo visto una volta per fissarsi nella memoria l’organo ascendente suonato da Vincent Price, in una delle sue prove più memorabili sorretta dalla sua autoironia: persino l’impassibile Vulnavia non può evitare di sgranare gli occhi quando lo vede sorseggiare champagne direttamente dalla carotide!




TheAbominableDrPhibes


La trama è ovviamente poco credibile ma l’inventiva di Phibes e il ritmo del film non permettono di porsi domande del resto il senso di surrealtà è dato dalle lunghe sequenze iniziali mute: Phibes parla solo dopo mezz’ora dall’inizio della pellicola che dura poco più di 90 minuti. Al suo sacrale silenzio fa da contrasto lo sbigottimento di Scotland Yard che non sa gestire l’insolito caso e reagisce con l’isteria al rischio che la stampa scopra l’assurdo filo che lega gli omicidi.




Labominevoledottorphibes


In questo strano mix di ironia e grand guignol non si può non provare pena per L’abominevole dottor Phibes: nonostante giochi con il caricaturale, Vincent Price riesce a farci arrivare la solitudine e la follia amorosa che permeano il mostruoso protagonista toccandoci il cuore.

Una notte con la regina

A Royal Night Out
GB 2015
con Sarah Gadon, Bel Powley, Jack Reynor, Rupert Everett, Emily Watson, Roger Allam
regia di Julian Jarrold



Unanotteconlaregina


8 maggio 1945, la Germania si arrende e a mezzanotte e un minuto si dichiara ufficialmente finita la Seconda Guerra Mondiale, le due principesse Windsor, Elizabeth e Margaret, che hanno trascorso gli anni della guerra chiuse nel palazzo reale, non resistono e chiedono agli augusti genitori di poter festeggiare tra la gente la notte del V-day. Dopo qualche tentennamento re Giorgio VI accetta di lasciare uscire le principesse mentre la regina madre pensa di poter mettere un freno all’entusiasmo delle figlie affidandole a due ufficiali alla cui scorta le fanciulle sfuggiranno ben presto perdendosi di vista a loro volta..




Unanotteconlaregina


Ispirandosi a un fatto vero, poiché la prima uscite delle due principesse avvenne realmente quella fatidica notte ma si limitarono a festeggiare al Ritz in compagnia di un selezionato gruppo di amici, il grazioso film di Julian Jarrold mette insieme molti elementi già visti creando un effetto favola che funziona sulla gioventù dell’inossidabile regina Elisabetta II, un vero mito vivente e cinematografico visto quanto spesso passa in televisione il bel film di Stephen Frears, The Queen.
L’ispirazione principale è sicuramente Vacanze Romane con la futura regina che non sa gestire gli aspetti della vita pratica e sogna le gioie dell’anonimato, su questo elemento s’innesta la spirale demenziale del genere “tutto in una notte” dove tutta una serie di situazioni sempre più complicate si affastellano una sull’altra: le principesse che si dividono prendendo due linee d’autobus differenti portano complicazioni a non finire: mentre la svagata Margaret finisce senza accorgersene in un locale malfamato di Soho dove si salva dalle avance troppo insistenti del suo occasionale accompagnatore grazie all’intervento del gestore malavitoso ma profondamente monarchico, Elisabeth si perde per le strade della capitale del suo futuro regno che non conosce minimamente e se la cava grazie all’intervento di Jack, un aviere di umili origini che la scorta tutta la notte pur essendo l’unico in quella situazione d’entusiasmo a muovere qualche critica alla famiglia reale. Per salvarlo dalla polizia militare Elisabetta dovrà rivelare la sua vera identità ma questo non impedirà alla fanciulla di vivere fino in fondo la sua notte di libertà prima di tornare al suo futuro denso di responsabilità.




ARoyalNightOut


Una vena di romanticismo malinconico, dialoghi da commedia brillante americana, rigorosa ricostruzione storica in stile british e un’ottimo cast con Rupert Everett che da vita a un Giorgio VI sornione mentre  Emily Watson è una matronale e severa regina madre mentre Bel Powley si conferma una delle più promettenti attrici inglesi portando una ventata di gioiosa e sventata freschezza con la sua Maragaret a cui non sa dire di no la sempre misurata Elisabetta, anche nella recitazione di Sarah Gadon.

Lo schiaffo

Red Dust
USA 1932 MGM
con Clark Gable, Jean Harlow, Mary Astor, Gene Raymond, Donald Crisp, Tully Marshall
regia di Victor Fleming



Loschiaffo


Dennis Carson gestisce una piantagione di caucciù nell’Indocina francese, ha una relazione con Vantine, una ragazza equivoca finita alla piantagione assieme a Guidon, il sovraintendente ubriacone di Carson. Quando arriva dall’America l’ingegnere che si deve occupare dello sviluppo della piantagione, ha con sé con la bella e raffinata moglie Barbara, Dennis s’innamora di lei ma non ha cuore di strapparla all’innamoratissimo marito..




RedDust


Torrida commedia pre-code che lanciò definitivamente la coppia dei due protagonisti trasformandoli in sex symbol, due icone amatissime ancora oggi; Clark Gable, senza i caratteristici baffetti, non era stato neppure il primo attore scelto per il ruolo ma si ritrovò a girarne il remake 20 anni dopo in Mogambo per la regia di John Ford, con Ava Gardner nel ruolo che fu della Harlow e Grace Kelly in quello della raffinata signora interpretata da Mary Astor in questa versione.




Reddust


L’ambientazione rude e inospitale esalta la delicata bellezza delle due protagoniste: sfacciata e ironica la Vantine di Jean Harlow, mentre la compassata signora Willis, i cui nervi sono messi a dura prova dalla potenza del monsone e dal fascino macho di Gable, nasconde una passionalità estrema che esplode nello sparo all’amante quando lui la rifiuta in realtà per salvarle la reputazione e non rovinare il suo matrimonio.




Loschiaffo


Lo schiaffo è sicuramente uno dei film più noti della stagione pre-code, quel breve periodo dei primi anni trenta in cui fu esaltata la sensualità femminile, la violenza dei gangster e la passione amorosa prima che entrasse in vigore il codice Hays: gli abbracci tra Clark Gable e Jean Harlow sono particolarmente focosi, la relazione extraconiugale tra Carson e Barbara Willis non resta certo a livello platonico ma si intuisce chiaramente che l’adulterio viene consumato.

Il federale

Italia 1961
con Ugo Tognazzi, Georges Wilson, Stefania Sandrelli, Gianrico Tedeschi, Gianni Agus, Renzo Palmer, Elsa Vazzoler
regia di Luciano Salce



Ilfederale


Roma 1944, mentre i partigiani nascosti in convento aspettano l’arrivo degli alleati programmando il nuovo governo, il fanatico fascista Primo Arcovazzi spera ancora di diventare un federale e finalmente gli viene affidata la grande occasione: riportare a Roma il il professor Erminio Bonafè, leader degli antifascisti che si è rifugiato nella casa di famiglia in Abruzzo proprio dopo esser sfuggito a un rastrellamento guidato da Arcovazzi che non l’ha riconosciuto..




Ilfederaleloc


Un road movie suis generis attraverso le macerie di un’Italia distrutta dalla guerra vista attraverso gli occhi di un fascista fanatico fino alla stupidità e un professore mite e bonario che tenta di farlo ragionare mettendolo di fronte all’evidenza dei fatti: anche i tedeschi non si rivelano alleati affidabili e invece di aiutare Arcovazzi nella sua missione, gli requisiscono il mezzo e addirittura lo imprigionano insieme al professore!. Sfuggito ai tedeschi grazie all’ingegno di Bonafè (mite sì, ma non stupido) il camerata si vede costretto a dimostrare la sua fede fascista a due giovani avanguardisti che gestiscono una casa del fascio: va da sè che sarà Bonafè a suggerire le risposte esatte sulla storia del regime: come sempre gli esaltati non conoscono i fatti ma vivono di mitologie.



Ilfederale


L’incrollabile fede di Arcovazzi non vacilla neppure quando decide di far visita al suo mentore il poeta Arcangelo Bardacci: la moglie e la figlia lo dicono morto da eroe in realtà Bardacci se ne sta nascosto in soffitta per paura di ritorsioni: l’eminente professore di mistica fascista ha già subdorato che il vento è cambiato ed è corso ai ripari.
Nel loro girovagare Bonafè ed Arcovazzi incontrano più volte Lisa, una giovanissima ladruncola che incarna l’arte d’arrangiarsi degli italiani: la prima volta rivende a Bonafè gli occhiali che ha perduto dopo averglieli ritrovati, l’ultima volta vende ad Arcovazzi una magnifica divisa da federale con cui il fascista il suo ingresso in una Roma ormai liberata dagli americani e finisce per essere linciato dal popolino, solo il decisivo del professore gli salverà la vita.

Federaleloc

Il federale è uno dei capisaldi della commedia all’italiana, per la sua capacità di raccontare il qualunquismo degli italiani esaltato dal contrasto con il cieco fanatismo di Arcovazzi, una figura che sta tornando prepotentemente attuale in questi tempi in cui il convincimento politico si basa sulla ripetizione a pappagallo di slogan e messaggi insensati più dei versi in rima baciata del poeta Bardacci. Temo quasi che l’ottusa caparbietà di Arcovazzi possa venir scambiata per cieca determinazione e far diventare una figura oggettivamente ridicola un personaggio eroico: del resto viviamo strani tempi in cui molte cose date per assodate vengono revisionate anche in settori ben più rigorosi della critica cinematografica.
Notevole il cast: superbo Tognazzi che con questa prova conferma la sua validità di attore, la Sandrelli è al suo secondo film e si fa notare per la bellezza e l’energia sbarazzina sottolineata dal doppiaggio di Maria Pia Casilio. Il regista Luciano Salce si ritaglia il cameo dell’ufficiale tedesco che requisisce il sidecar.

La maschera di cera

The Mystery of the Wax Museum
USA 1933 Warner Bros
con Glenda Farrell, Fay Wray, Lionel Atwill, Frank McHugh, Arthur Edmund Carewe
regia di Michael Curtiz



Themysteryofthewaxmuseum


Londra 1921: lo scultore Ivan Igor ha un rapporto morboso con le sue opere in cera che reputa alla stregua di persone vive e non pensa al guadagno che si può trarre dall’esposizione come invece fa il suo socio che per rientrare dai capitali investiti decide di dare fuoco al museo per riscuotere l’assicurazione; Igor rimane vittima del rogo per cercare di salvare le statue.
Dodici anni dopo, nel 1933 a New York, ritroviamo Igor in sedia a rotelle che sta per riaprire un nuovo museo delle cere grazie all’aiuto di alcuni scultori. Igor trova una grande somiglianza tra Charlotte, la fidanzata di Ralph, un giovane collaboratore e la sua adorata statua di Maria Antonietta che non ha ancora rimodellato dopo l’incendio londinese. La compagna di stanza di Charlotte, la sfacciata giornalista Florence Dempsey nota un’inquietante somiglianza tra alcune statue del museo e dei cadaveri misteriosamente scomparsi dall’obitorio e inizia a sospettare che le sculture non siano solo di cera..




Misteryofthewaxmuseum


Da La maschera di cera del 1933 è stato tratto il remake piuttosto fedele del 1953 di Andre De Toth il primo film in cui Vincent Price interpreta un mostro.

Lamascheradicera

Le differenze tra le due pellicole possono aiutare a capire le differenze tra un film pre-code e uno girato quando la censura imposta dal Codice Hays si fonde con il perbenismo anni ’50: a parte la piccola allusione alla dipendenza dalla droga del professor Darcy, colui che materialmente riveste i cadaveri rubati di cera, le differenze ruotano tutte attorno alla figura femminile, protagonista della pellicola del 1933 è la giornalista Florence Dempsey: sfacciata e strafottente con l’amica Charlotte che ha messo l’amore prima delle esigenze materiali, è sempre alla ricerca di nuove storie sennò rischia di perdere il lavoro, Florence non ha certo timore di infilarsi nella pericolosa cantina dell’allibratore/spacciatore Joe Worth e da vera smart girl è la prima a intuire l’orrido segreto nascosto nel museo di Igor ed è la prima a intervenire per salvare Charlotte dal “dono dell’immortalità” che le vorrebbe fare lo scultore.
Con tutto che è quasi sempre in scena l’attrice che interpreta Florence, Glenda Farrell, è solo terza nei titoli di testa del film, dopo il protagonista maschile e la scream queen per antonomasia, Fay Wray che entra in scena a metà film. Il vero colpo di scena resta comunque l’inaspettata proposta di matrimonio del direttore di Florence con cui la donna litiga sempre e che lei accetta anche se fuori l’aspetta il miliardario innamorato con cui era più prevedibile il lieto fine



Glendafarrellfrankmchughlamascheradicera


La particolarità del film è di essere girato a colori, l’ultimo dei tre che la Warner gira con il technicolor bicromatico, un procedimento inventato dalla Technicolor che esponeva la pellicola girata in bianco e nero a due filtri colorati.




Mascheradicera


Curtiz usa in maniera ingeniosa l’effetto colore, sfruttandolo per accentuare il tributo alla cinematografia espressionista, in particolare al Il gabinetto del dottor Caligari di cui riprende certi viraggi gialli o blu e l’effetto straniante del technicolor bicromatico consente di citare le scenografie sghembe di certe riprese della scalinata ai sotterranei del museo sempre derivanti dal capolavoro di Robert Wiene.

Dunkirk ***vos***

Il film corale di Christopher Nolan sull’Operazione Dynamo, ovvero l’evacuazione da Dunkerque dell’esercito inglese sconfitto dall’inarrestabile marcia tedesca del maggio 1940 che a metà giugno occuperà Parigi, è un film molto bello ma come spesso mi capita con i film di Nolan, non lo trovo un capolavoro.



Dunkirk


Dunkirk è inappuntabile da un punto di vista tecnico dalla composizione dell’immagine all’uso della colonna sonora, una partitura diversa per ogni linea narrativa strutturata secondo un canone ascendente che sottolinea l’ansia crescente del plot.
Come è risaputo il film alterna tre linee narrative: “di cielo, di terra e di mare” come diceva qualcuno una settimana dopo l’operazione Dynamo portando l’Italia in guerra, i tre livelli narrativi s’intrecciano nonostante la differenza temporale: l’attesa dei soldati sul molo dura una settimana, l’attraversamento della Manica da parte delle imbarcazioni private inglesi per andarsi a riprendere i soldati dura un giorno, l’operazione di copertura dei tre aerei Spitfire dura un’ora. L’intreccio delle tre linee temporali diverse funziona benissimo ma la cosa non mi stupisce più di tanto: la destrutturazione temporale è una nota caratteristica della teoretica del regista inglese e mi pare che abbia affrontato combinazioni spazio-temporali anche più azzardate in opere precedenti (ammetto di non essermi mai ripresa dalla montagna di cappelli di The Prestige).




Dunkirkstylesbarnardwhitehead


Quello che non mi convince troppo di Dunkirk è il “messaggio”: non sono certo l’unica a trovare una latente esaltazione della Brexit nella storia narrata e certo non ci sarebbe nulla di male ad essere probrexit, per altro non ritengo che la figura del soldato francese sia così negativa, l’ho letta più come un’esaltazione dell’individualismo: Gibson non si accontenta di fingersi inglese, sarà sempre all’erta e non per paura di essere riconosciuto ma perché è cosciente che il pericolo è sempre in agguato ed ecco il perché del suo viaggio fuori dalla stiva dell’incrociatore nonostante la fame; la sua scelta lungimirante gli permetterà di aprire lo sportello e salvare moltissimi soldati riscattandosi così la sua “codardia” che lo ha portato a scappare dalla Francia.




Dunkirkrylancemurphy


Quello che veramente non ho sopportato è l’eccesso di retorica nella lacrima del roccioso comandante Bolton alla vista dell’arrivo delle imbarcazioni, commozione comprensibile e contagiosa ma sorge una domanda: una scena così l’avremmo accettata dal repubblicano Clint Eastwood che nel trattare la guerra si è sempre dimostrato molto più equilibrato e critico dell’osannato Nolan?




Dunkirkdarcybranagh


Ho visto il film domenica scorsa al Palazzo del Cinema appena inaugurato a Milano e l’esperienza non è stata così entusiasmante come mi aspettavo. solo per dire la cosa più grave il pubblico che entrava a film già abbondantemente iniziato, più o meno fino a quando Gibson sotterra il soldato a cui ha rubato la divisa: se solo gli ingressi non si fossero trovati di lato allo schermo!
Spero solo che si tratti di qualche inconveniente dovuto all’impaccio iniziale, sarebbe un peccato che un’iniziativa così lodevole e di successo cadesse sulle solite disattenzioni verso il pubblico delle sale cinematografiche.

La signora omicidi

The Ladykillers
GB 1955 Ranks
con Katie Johnson, Alec Guinness, Peter Sellers, Herbert Lom, Cecil Parker, Danny Green
regia di Alexander MacKendrick



Lasignoraomicidi


La signora Louisa Wilberforce è un’arzilla vecchietta che non sembra esser uscita dall’era vittoriania in cui è nata, negli abiti e nella vecchia casa resa sbilenca dai bombardamenti. Quando prende per pensionante il Dr.Marcus che si spaccia per un musicista dilettante in cerca di un luogo tranquillo per provare con i suoi amici, la vedova Wilberforce non ha certo modo di pensare che a frequentare la sua casa siano in realtà cinque efferati rapinatori che la coinvolgono a sua insaputa in una rapina. Ma quando la vecchietta scopre il misfatto sarà irremovibile nel pretendere che i ladri si costituiscano, ai banditi non resterebbe che far fuori la vecchia ma non hanno cuore e finiscono per eliminarsi tra loro..




Theladykillers


Un caposaldo della commedia nera britannica di cui è stato girato un omonimo remake nel 2004 a firma dei Fratelli Coen, protagonista Tom Hanks, film cha ricevuto forse più riconoscimenti che apprezzamento dal pubblico.
Tornando alla pellicola del 1955, funziona il contrasto tra l’eccentrica e svampita vecchietta che con le sue eccessive attenzioni disturba ma in fondo conquista i cinque malviventi, in particolare l’energumeno “Carezza” (il signor Lawson) che si opporrà chiaramente all’eliminazione fisica della vecchina.
Non c’è comunque redenzione per i cinque delinquenti che, più che per il buon cuore, preferiscono evitare l’omicidio per non peggiorare la loro situazione giuridica, tentando di fuggire lasciando i compagni nei guai ma ogni tentativo di fuga dalla vecchia casa vittoriana vicino alla ferrovia fallisce miseramente e arriva puntualmente la vendetta omicida dei colleghi che porta all’eliminazione di tutta la banda.




Signoraomicidi


Il film gioca con i topos del giallo e del nero soprattutto con l’inquietante ombra del futuro pensionante che si staglia dietro la porta d’ingresso, omaggio al capolavoro muto di Hitchcock, The Lodger.
Tra i cinque malviventi si segnala la presenza di due attori di fama: Sir Alec Guinness in una delle sue più riuscite caratterizzazioni e la presenza di un poco più che esordiente Peter Seller nel ruolo del Signor Robinson.

Paura in palcoscenico

Stage Fright
USA 1950
con Jane Wyman, Marlene Dietrich, Richard Todd, Michael Wilding, Alastair Sim, Sybil Thorndike, Patricia Hitchcock, Kay Walsh
regia di Alfred Hitchcock



Paurainpalcoscenico


Jonathan Cooper è un giovane attore, amante della diva del music-hall Charlotte Inwood. Quando la donna gli chiede aiuto dopo aver ucciso accidentalmente il marito, Jonathan si reca nel suo appartamento per prenderle un vestito pulito e creare la confusione sufficiente a far credere che si tratti di una rapina ma viene riconosciuto da Nellie Goode, la cameriera personale dell’attrice. Per sfuggire alla polizia, Jonathan chiede aiuto a Eve Gill, una ragazza da sempre innamorata di lui. Eve e il suo originale genitore credono che Jonathan sia vittima di un complotto di Charlotte e pur di dimostrarlo la ragazza pagherà Nellie per poterla sostituire come cameriera di Charlotte e scoprire la verità. Nel mettere in atto il suo piano Eve incontra e s’innamora, ricambiata, dell’ispettore di polizia Wilfred Smith..




StageFright


Paura in palcoscenico viene considerato un film minore del maestro del brivido, il che non vuol dire che non sia un film privo d’interesse a partire dalla collaborazione tra la diva Marlene Dietrich e Hitchcock: per la sequenza in cui l’attrice canta la canzone di Cole Porter, The Laziest Gal in Town il regista abbandona addirittura il suo maniacale controllo della messa in scena lasciando che la diva decida la disposizione delle luci che le erano più congeniali. Gli abiti sono di Christian Dior ed è la prima volta che una Maison si occupa dei costumi di una produzione americana, solitamente abituata a usare i propri costumisti.
PaurapalcoscenicoPer quanto riguarda il film, tutto ruota attorno al rapporto di falsità/verità inerente al mondo dello spettacolo e della recitazione: tutti ingannano tutti, a fin di bene come Eve o per evitare l’accusa di omicidio.
Il fatto che il flash back iniziale in cui Jonathan racconta sua versione dei fatti a Eve sia in realtà una bugia e che nel finale si scopra che l’uomo è davvero il colpevole, anche se manipolato dalla perfida Charlotte che si serve di lui per liberarsi del marito e avere via libera con l’altro suo amante, il produttore Freddie, attirò molte critiche negative alla pellicola che venne rivalutata anni dopo da Les  Cahiers du Cinéma.
Stagefright Se il contrasto verità bugia è il tema di Paura in Palcoscenico, l’antitesi si sviluppa nei vari aspetti del film: a partire dal decisivo contrasto tra le due protagoniste: la seducente femme fatale Marlene e la dolce ragazza della porta accanto Jane Wyman disposta ad aiutare l’uomo di cui è innamorata anche quando scopre che lui è l’amante di una donna sposata.
Opposti sono anche i caratteri dei due uomini da cui Eve è attratta e se “il solito” Smith pare un poliziotto svagato che la fanciulla e il genitore non riescono a mettere sulla pista giusta, in realtà le sue indagini fuori scena (forse questo il vero difetto del film) arrivano a scoprire il passato criminale di Cooper.
Forse il plot è un po’ macchinoso e il film funziona soprattutto nella parte finale quando si scopre la vera natura di Jonathan nella scena nella carrozza, con un fantastico gioco di luci sui volti e il dettaglio delle mani di lui che vorrebbe commettere un nuovo omicidio per puntare all’insanità mentale e la decisiva stretta della ragazza.
Se il meccanismo giallo non sembra essere la priorità di Hitchcock notevoli sono i tocchi di humor sparsi nel film: il dettaglio del marchio d’infrangibilità del vetro dopo che il poliziotto ha cercato di rompere il finestrino dell’auto in cui si è rifugiato Jonathan e una galleria di personaggi minori bislacchi dai tratti tipicamente inglese su cui spicca la coppia di genitori di Eve.




Paurainpalcoscenicocameo


Anche in Paura in palcoscenico non manca il cameo del regista, che si volta dopo aver sorpassato Eve incuriosito d quanto mormora la ragazza che si sta preparando al ruolo della cameriera Doris.

Il mistero del castello nero

IlmisterodelcastelloneroThe Black Castle
USA 1952, Universal
con Richard Greene, Boris Karloff, Stephen McNally, Paula Corday, Lon Chaney Jr.
regia di Nathan Juran

Il baronetto inglese Ronald Burton, con la falsa identità di Richard Beckett, si reca ospite presso il conte Karl von Bruno: il suo vero scopo è a indagare sulla scomparsa di due suoi cari amici molto probabilmente uccisi dal conte per vendetta. Giunto al castello Burton s’innamora ricambiato della moglie del conte, la bella e mite contessa Elga von Bruno, forzata al matrimonio dal perfido consorte. Quando il conte scopre la verà identità di Burton non sarà per nulla facile ai due amanti sfuggire alle sue ire mortali..

Più che un horror, Il mistero del castello nero è un melodramma amoroso a tinte fosche: i due innamorati seguendo l’esempio di Giulietta e Romeo, bevono la famigerata droga che rallenta i battiti fino a simulare la morte ma il dottor Meissen che ha proposto loro l’espediente non ha abbastanza coraggio per resistere alla crudeltà del conte e rivela a von Bruno l’arcano rischiando che i due finiscano sepolti vivi e l’unico vero momento di tensione del film è proprio il montaggio alternato del conte che scende nella cripta mentre Burton si sta risvegliando.




Theblackcastle


Il dottor Meissen è interpretato da Boris Karloff, sfruttato piuttosto male nel film, destino peggiore tocca a Lon Chaney Jr: il suo Gargon, servitore mostruoso di von Bruno, ha un ruolo marginale, per i cultori resta solo il piacere di vedere l’attore truccato sul modello del trasformismo del celebre padre.




Theblackcastle


Fatti presenti tutti i difetti della pellicola, devo dire che sono rimasta piuttosto sorpresa dall’accuratezza della messa in scena:la ricostruzione del settecento viennese è piuttosto precisa;
Misterocastelloneroanche la scenografia del castello è molto ricca, strapiena di grate, prigioni e passaggi segreti: addirittura una fossa con coccodrilli vivi che i due amanti attraversano su un cornicione con un gioco di luci e suoni che ricorda la scena in piscina de Il bacio della pantera (animale oggetto della caccia di von Bruno, con cui combatte corpo a corpo Burton).
L’esordiente regista austriaco Nathan Juran dimostra un certo talento wellesiano anche nella composizione dell’immagine, nell’uso dei soffitti e nel bianco e nero fortemente contrastato: tutto sommato Il mistero del castello nero non è un film così disastroso come lo descrivono i dizionari di cinema e può soddisfare almeno la curiosità dei patiti del genere.