Il coraggio delle due

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Two O’Clock Courage
USA 1945, RKO
con Tom Conway, Ann Rutherford, Richard Lane, Lester Matthews, Roland Drew, Emory Parnell, Jane Greer, Jean Brooks, Bob Alden, Bryant Washburn
regia di Anthony Mann

La tassista Patty Mitchell rischia d’investire un uomo apparentemente ubriaco ma si accorge che è ferito e lo carica sul taxi, ben presto si accorge che l’uomo è affetto da amnesia e corrisponde alla descrizione di un probabile omicida ma Patty è convinta dell’innocenza dell’uomo e lo aiuta a scoprire la sua vera identità…

Un ibrido tra noir e commedia gialla, del resto è il remake di un film del ’36 intitolato Two in the Dark dove le smart girl non si facevano problemi a investigare per le loro teorie che si rivelavano vincenti.

Dieci anni dopo la scena iniziale del film ha tutti i crismi del noir: una notte nebbiosa, un uomo solo e barcollante davanti al cartello di un bivio ma irrompe sulla scena la tassista dalla battuta facile (Ann Rutherford nota per aver interpretato la sorella gelosa di Rossella in Via Col Vento) e il tono cambia.

Per lo spettatore odierno rimane poco credibile che una tassista donna si carichi uno sconosciuto ferito e decida di dimostrare la sua innocenza ma il film è del 1945 quando le donne esercitavano attività maschili perché gli uomini erano in guerra o sulla via del ritorno.

La trama s’ingarbuglia come nei film noir con l’entrata in scena di altre sue donne, più aderenti al prototipo della dark lady (tra loro si cela l’assassina). Tra battute fulminanti da commedia brillante e qualche altra incursione nel noir, Il coraggio delle due è un film che si lascia guardare, riuscendo anche a divertire gli amanti del genere. Altri potrebbero essere incuriositi dalla presenza dietro la macchina da presa di un Anthony Mann poco più che debuttante (alla sesta regia)

Merle Oberon

Merle_oberon Il 23 novembre 1979, moriva a Malibù, a soli 68 anni di età, Merle Oberon, stella di prima grandezza degli anni ’30 la cui vita sembra uscita da un melodramma, tanto che il nipote Michael Korda a metà anni ’80 le dedicò una biografia romanzata dal titolo Queenie che lessi all’epoca: i ricordi sono vaghi ma positivi. Dal romanzo fu tratta anche una miniserie televisiva.

Queenie Estelle Merle O’Brien Thompson nasce a Bombay il 19 febbraio 1911 da una coppia mista, padre ufficiale britannico e madre originaria di Ceylon. Recentemente si è scoperto che quelli che Estelle aveva considerato i suoi genitori erano in realtà i suoi nonni e la vera madre della bambina era quella che lei riteneva la sorella maggiore.
Dopo la morte improvvisa del padre nel 1914, la famiglia si riduce a vivere nella più completa povertà a Calcutta. La piccola Estelle si innamora ben presto del cinema e nel ’29 incontra un personaggio che le promette di farle fare carriera ma l’uomo scompare quando scopre che è di sangue misto. La ragazza non si perde d’animo e si trasferisce comunque a Londra ma per tutta la vita cercherà di tenere nascoste le proprie origini razziali, presentando la madre come la cameriera e figurando di esser nata in Tasmania: la località australiana risultava più prestigiosa dell’India.
Oberonbolena A Londra inizia a lavorare nei night club e a fare la comparsa con il nome d’arte di Queenie O’Brien; la sua carriera decolla grazie all’incontro con il regista Alexander Korda che la vuole per il ruolo di Anna Bolena nel suo capolavoro, Le sei mogli di Enrico VIII del 1933. L’anno seguente sempre Korda, in veste di produttore, la sceglie per il ruolo di Lady Marguerite Blakeney per La primula rossa con Leslie Howard e la regia di Harold Young. Questi sono i due titoli più famosi dei diversi che l’attrice interpreta in quel bienno, nel 1935 è già a Hollywood sotto contratto per la MGM. Esordisce a Hollywood con una commedia musicale accanto a Maurice Chevalier ma è con L’angelo delle tenebre, sempre del 1935, melodramma su due fratelli innamorati della stessa donna, Kitty Vane, che Merle Oberon guadagna la candidatura agli Oscar


Angelodelletenebre

La sua carriera è in continua ascesa con film come La Calunnia, la commedia brillante L’avventura di Lady X, fino al ruolo che la consacra all’olimpo cinematografico, quello di Cathy ne La voce nella tempesta, trasposizione cinematografica di Cime Tempestose del 1939 diretta da William Wyler. Nel ’39 sposa il suo mentore, Alexander Korda con cui resta legata fino al 1945 e, come tutte le star di grido, si propone per il ruolo di Rossella in Via col Vento.

Lavocenellatempesta

Nonostante i successi, una tragedia si abbatte sull’attrice: nel 1937, un grave incidente automobilistico le lascia brutte cicatrici sul volto tanto che viene sospeso il kolossal Io, Claudio, in cui doveva interpretare Messalina di nuovo accanto a Charles Laughton, con la regia di Josef von Sternberg. Per permettere all’attrice di continuare a recitare, oltre all’uso del trucco, viene inventato un riflettore compatto che smorza le luci che accentuano i tratti del volto, il disposito si chiama Obie, diminutivo di Oberon ed è progettato dal direttore della fotografia Lucien Ballard, che divenne poi il secondo marito della diva.
Oberongeorgesand La carriera dell’attrice risente comunque dell’incidente e negli anni ’40 le interpretazioni si diradano: nel 1941 viene diretta da Lubitsch in Quell’incerto sentimento, remake di un film del ’25 del maestro berlinese, Baciami Ancora. Nel 1944 è protagonista del thriller Il Pensionante per la regia di John Brahm; la pellicola è tratta dallo stesso romanzo che aveva ispirato l’omonimo film di Hitchcock del ’27.
Nel 1945 è George Sand nel biopic sulla vita di Chopin, interpretato da Cornell Wilde, L’eterna armonia di Charles Vidor.

Oberondesiree Dopo una serie di film minori e di apparizioni televisive, la ritroviamo nel 1954 nei panni di Joséphine de Beauharnais in Desirée, regia di Henry Koster, accanto al Napoleone di Marlon Brando.
Nel 1949 è fidanzata con Giorgio Cini (a cui è dedicata la famosa Fondazione veneziana) e lo vede morire sotto i suoi occhi nell’incidente aereo che lo coinvolge. Il suo terzo marito è un altro italiano, l’industriale Bruno Pagliai a cui segue un quarto con cui rimane legata fino alla morte dovuta ad attacco cardiaco.

Marilyn

Marilyn Il giovane rampollo inglese Colin Clark lascia il castello avito per cercare fortuna a Londra nel mondo del cinema: diventerà terzo aiuto regista ne Il principe e la ballerina il film che Marilyn Monroe girò in Inghilterra accanto a Lawrence Olivier, accaparrandosi le simpatie della diva americana.

Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa, il mondo del cinema non poteva esimersi dal celebrare la sua stella più splendente e lo fa con quest’opera inglese tratta dal libro di memorie di Colin Clark Il principe la ballerina ed io.
E’ la classica pellicola inglese che sfoggia i suoi grandi interpreti, l’immancabile Judy Dench, Kenneth Branagh nei panni di Sir Olivier, Emma “Hermione” Watson nel ruolo della costumista Lucy per cui batte il cuore di Colin prima di perdersi nella fantasia bionda di Marilyn. Della diva americana si dipinge un ritratto poco piacevole per i cultori del suo mito: le fragilità diventano insicurezze enfatizzate e tra le righe (i continui ammonimenti al giovane Colin) filtra l’immagine di una donna scaltra, che odia la solitudine e non esita ad usare scientemente gli uomini per trovare l’affetto che le è sempre mancato. Nella seconda parte del film i toni si fanno più accomodanti e prevale la piacevolezza ingenua del pomeriggio di fuga dagli studios.
Peccato che l’attenzione sia stata morbosamente posta sulla Monroe perchè ci sono sprazzi molto interessanti sulla lavorazione del film: le confessioni di Olivier che rivedendosi sullo schermo accanto a Marilyn si trova vecchio mentre sperava di rubare e riflettere un po’ della sua luminosa giovinezza. Anche Vivien Leigh è costretta ad accettare di vedersi portar via da un’attrice più giovane un ruolo che pure aveva interpretato con successo a teatro .
L’attenzione è morbosa anche nei confronti di Michelle Williams a cui tocca il compito di far rivivere Marilyn sul grande schermo e in certi momenti la magia riesce, la Williams riesce a cogliere le fragilità della donna più famosa del mondo, risulta meno credibile nel ricrearne la magica luminosità dei “momenti buoni” ma le movenze, il modo di toccarsi i capelli ecc.. sono studiati alla perfezione anche se è ben visibile il posticcio sui fianchi che l’attrice deve indossare per mostrare le morbide curve della Monroe.
Certi che l’attenzione fosse per la Williams gli altri attori han riposato un po’ sugli allori: bravo Branagh a interpretare Olivier anche se trovo irritanti certi piccoli particolari, il più grande attore inglese era bruno di capelli e di occhi, costava poi molto al buon Branagh indossare un paio di lenti colorate e risultare più fedele all’originale? Riesumata Julia Ormond per la parte di Vivien Leigh a cui non assomiglia per nulla, esagerato il reticolato di rughe sul volto dell’attrice allora quarantatreenne di Via col vento, spero che siano veramente della Ormond, così impara a rovinare Rossella dopo averci già provato con Sabrina!

Auguri ad Olivia De Havilland

Oliviadehavilland**L’attrice è mancata a 104 anni il 26 luglio 2020**

Compie 90 anni “la pupattola Melania Hamilton”, come la definiva Rossella nel celeberrimo Via col Vento: oggi la De Havilland e’ l’unica sopravissuta di quell’eccezionale cast.
Se quello di Melania e’ il suo ruolo piu’ famoso, il caratterino dell’attrice era ben diverso da quello dolce e comprensivo di Miss Hamilton!
Olivia Mary de Havilland nasce il 1 luglio 1916 a Tokio da genitori inglesi, dopo il loro divorzio, Olivia si trasferisce in America insieme alla sorella di un anno piu’ giovane che diventera’ anch’essa una famosa attrice con il nome di Joan Fontaine. Il rapporto tra le due sorelle non sara’ mai idilliaco e si rovinera’ definitivamente nel 1941 quando entrambe saranno in lizza per l’Oscar come migliori attrici: la vittoria di Joan Fontaine per l’hitchcockiano Il sospetto minera’ definitivamente i loro rapporti.
Olivia de Havilland inizia a recitare fin dai tempi dell’universita’ e nei primi anni ’30 viene messa sotto contratto dalla Warner Bros, il primo ruolo degno di nota e’ nel 1935 in Capitan Blood accanto Errol Flynn per la regia di Michael Curtiz: Olivia diventa la compagna ideale per i film di cappa e spada del celebre attore diretti da Curtiz, cosi’ la ritroviamo anche ne La carica dei 600 (1936), La leggenda di Robin Hood del 1937 e sia ne Gli avventurieri che ne Il Conte di Essex, entrambi del 1939.

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Nonostante l’enorme successo di Via col vento (1939), la De Havilland e’ stanca dei soliti ruoli in costume ed intraprende una battaglia legale contro la Warner per riuscire ad avere maggior liberta’ nella scelta dei ruoli nel contratto che le ‘e stato prolungato.
Terminata la collaborazione con Errol Flynn nel 1941 con La storia del generale Custer Olivia si dedica ad approfondire la sua vena drammatica che sfociera’ nel capolavori dei tardi anni ‘40: Lo specchio oscuro (1946), geniale noir di Robert Siodmak dove l’attrice si sdoppia nel ruolo di due gemelle; nel 1948 e’ la protagonista de La fossa dei serpenti il film di Anatole Litvak che per primo descrive la dura vita dei manicomi femminili. Il sospirato oscar come miglior attrice che era arrivato nel 1946 per A ciascuno il suo destino, raddoppia nel 1949 per la sua intensa interpretazione di Catherine Sloper, l’ereditiera bruttina che Montgomery Clift sposa solo per interesse ne L’ereditiera di William Wyler.

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A partire dagli anni ‘50 Olivia de Havilland dirada il lavoro cinematografico ma nel 1965 risponde alla chiamata della grande Bette Davis che la vuole come coprotagonista in Piano Piano dolce Carlotta e nel 1989 c’e’ l’annuncio del suo ritiro ufficiale dal mondo del cinema anche se da anni ormai l’attrice si limitava a partecipazioni televisive.

I consigli di Donna Ava


Ecco svelato come organizzare a casa vostra una visione di Via col Vento che sia memorabile nei decenni.


Viacolvento

Prendete un piccolo gruppo d’amiche (numero variabile da 3 a 5,
direi) organizzate una simpatica cenetta dove il vino scorra abbondante
(per le piu’ giovani, che ancora non apprezzano le gioie del convivio
andra’ benissimo un dopo discoteca).

Ovviamente il discorso cadra’ quasi invariabilmente su quei cosi
curiosi che infestan… EHM! che costellano le nostre esistenze,
comunemente chiamati mariti fidanzati amanti, ma anche amici e insino
virtuali (nevvero, spider e passim?:-p)

Quando si sara’ creata la giusta atmosfera, cioe’ quando avrete
finito di far le pulci a tutti, potrete azionare il vostro VCR o DVD
(il supporto e’ indifferente ai fini della serata)

Non ho premesso che le prescelte all’evento devono trovare Clark
Gable un tipo fisico di loro gusto, ma la cosa mi pareva scontata.

Nel corso della serata voi avrete provveduto ad instillare nelle
vostre ospiti i postulati fondamentali per la riuscita della visione:

A) uomini come Rhett Butler (cioe’ fighi, sicuri di se’ e perdutamente innamorati di voi) non ne esistono piu’

B)Ashley e’ un povero sfigato perennemente indeciso tra l’ansia di
vivere di Rossella e la comunione d’anime con Melania, (see, see.. ci
siamo capite, vero?) come la maggior parte degli str.. EHM! degli
uomini di cui avete parlato durante la serata

C) Rossella e’ una povera deficiente che perde il suo tempo dietro
ad uno sfigato e non si accorge della fortuna che ha tra le mani, per
cui si merita ampiamente di essere abbandonata, quindi la frase finale
del film e’ da intendersi Francamente me ne infischio anche
perche’ se la serata e’ riuscita la scena finale sara’ soverchiata da
urli e fischi ed epiteti che potete facilmente immaginare indirizzati
alla povera Miss O’Hara, cogliona di raro fulgore che li merita
ampiamente, lasciatemelo dire, mie care!

Il film dura quattro ore per cui va messo in conto che qualcuna
cedera’ al richiamo di Morfeo, ma poco male, in ogni caso ricordate che
le prime due ore fungono da prologo per cui il chiacchiericcio puo’
continuare con la semplice accortezza di sottolineare le continue
cazzate che Rossella infila una dietro l’altra (in fatto di uomini c’e’
qualcuna piu’ tonta di voi, coraggio!)

L’atmosfera dovrebbe farsi naturalmente piu’ attenta via via che
il film si avvia alla sua giustissima conclusione, se qualcuna delle
astanti (ma assolutamente non dovete essere voi, la vostra posizione di
anfitrione esige che siate imparziali!) nota lo sguardo lubrico che la
giovanissima attrice che interpreta Diletta Butler lancia a Clark Gable
quando gli e’ seduta sullle ginocchia (con l’evidentissimo scopo di
sedurlo.. la piccola sgualdrina, che ha avuto tutte le fortune dalla
vita! pure di conoscere Clark!) la serata non puo’ che concludersi in
maniera trionfale e sicuramente una decina di anni dopo l’evento
riceverete ancora affettuosi SMS che rammentano quella incomparabile
serata.

Ritorno a Cold Mountain

Couldmountain

Occhei, occhei.. un film non va giudicato dal trailer; ma di certo quelli dell’ultima fatica di Antony Minghella, ricordano molto da vicino Via col Vento: il campo di battaglia dopo la sanguinosissima battaglia di Gettysburg cita i feriti alla stazione di Atlanta; vediamo Ada/Nicole Kidman raspare tra la neve e non puo’ non venirti in mente il giuramento d Rossella di non patire piu’ la fame dopo aver rosicchiato una radice; Jude Law compare da lontano a piedi esattamente come Ashley di ritorno alle Dodici Querce alla fine della guerra.
Vedremo, intanto il film ha fatto incetta di nomination (ben 13) per i Bafta, gli Oscar inglesi e promette bene anche per quelli americani e per i Golden Globe.

Recensione post visione 


Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli


Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!

Da evitare accuratamente.

E’ scomparso Rand Brooks

Il nome non vi dira’ nulla, infatti fu piu’ che altro un’attore televisivo, ma passa alla storia del cinema come l’uomo che per primo bacio’ Marylin nel film del ’49 Orchidea bionda, (non l’ho visto neppure io!) ma il suo viso e’ noto a tutti per aver interpretato il povero Carlo Hamilton, fratello di Melania,sposato da Rossella per ripicca all’incombere della guerra civile e morto di rosolia senza neppure vedere il campo di battaglia.
La carriera cinematografica, se non di successo, gli fu dolce, che gli sia lieve la terra.


Randbrooks