Crimson Peak

Crimsonpeak Edith Cushing è la figlia di un magnate americano, con il sogno di diventare una scrittrice; quando incontra il baronetto inglese Thomas Sharpe, è subito amore ma Mr. Cushing, che ha fatto condurre delle ricerche sul giovanotto, osteggia il matrimonio costringendo Sharpe a spezzare il cuore alla figlia. Cushing però muore improvvisamente ed Edith, a cui Thomas ha confessato tutto, può coronare il suo sogno d’amore e seguire il marito nella sua magione in Inghilterra, non sapendo che la tenuta è nota anche Crimson Peak, proprio il luogo da cui lo spettro della madre invita Edith a star lontana fin dall’infanzia..

Crimson Peak segna il ritorno di Guillermo del Toro al genere horror, più propriamente al filone gotico con tanto di fantasmi e casa fatiscente.
Le atmosfere gotiche del film sono suggerite da una serie di allusioni, più che citazioni, a tutta la letteratura e la filmografia del genere: uno dei riferimenti più chiari riguarda l’amore impossibile di Thomas che ripropone il melodramma amoroso di Cime Tempestose; la casa fatiscente che sta sprofondando sotto i due fratelli schiavi del loro passato ha reminiscenze de La caduta della casa degli Usher e la determinazione con cui Lucille Sharpe protegge i segreti della magione ricordano (anche nella rigidità della postura) la signora Danvers, la governante di Rebecca la prima moglie.
Da un punto di vista artistico il rifemento va alla pittura preraffaellita e il look di Mia Wasikowska nella desolata Allerdale Hall si ispira chiaramente al quadro di Sir John Everett Millais The Bridesmaid.

Millaismia

L’uso di colori molto saturi richiama il ciclo dedicato a Poe diretto da Roger Corman con Vincent Price per protagonista.
Mille altre suggestioni si possono trovare nell’opera del regista messicano che però non è solo un film calligrafico: se “i fantasmi sono solo una metafora”, come ripete spesso Edith, questa storia per certi versi scontata (anche se si svela a poco a poco) è di grandissima attualità e di grande presa sul pubblico, visto il grande interesse che suscitano gli episodi di cronaca nera che in fondo ripropongono le stesse tematiche del film: passione, gelosia, denaro.

Myrna Loy

Myrnaloy

Il 2 agosto 1905 nasce a Helena, nel Montana Myrna Adele Williams divenuta celebre come Myrna Loy, attrice di grande eleganza che ebbe una vita cinematografica divisa in due, segnata dall’avvento del sonoro.
Quando il padre muore di febbre spagnola nel 1918, la madre realizza il desiderio di trasferirsi con i due figli a Los Angeles, dove Myrna frequenta una scuola esclusiva e studia danza e recitazione iniziando a calcare le scene a 15 anni.
A diciotto abbandona gli studi per dedicarsi a tempo pieno alla danza e alla recitazione, alcune sue foto vengono notate da Rodolfo Valentino ma sarà la moglie di Rudy, Natacha Rambova a scritturarla per il suo primo film, What Price Beauty? del 1925. La ventenne Myrna Loy interpreta il ruolo di una vamp che contende (perdendo) l’amore a una fanciulla acqua e sapone interpretata da Nita Naldi.

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Per tutti gli anni ’20 alla giovane attrice saranno attributi ruoli da vamp o da bellezza esotica, ha una parte non accreditata anche ne Il cantante di jazz, quasi una premonizione del ruolo che il sonoro avrebbe avuto nella sua carriera: il brio nella recitazione infatti, la libera dai ruoli spesso secondari di bellezza esotica per imporla come una delle più raffinate attrici della commedia brillante come dimostra nel 1932 in Amami Stanotte di Rouben Mamoulian, dove i doppisensi della sua Contessa Valentine rubano la scena alla romantica e schizzinosa principessa Jeanette interpretata da Jeanette McDonald.
Nel 1934 arriva il film, anzi la serie che trasforma Myrna Loy ne “la regina di Hollywood”, in quell’anno gira infatti L’uomo ombra accanto a William Powell: i coniugi Nick e Nora Charles, accompagnati dall’immancabile fox terrier Asta, tra battute e vita da jet set, risolveranno una serie di omicidi nel corso dei sei film dedicati all’elegante coppia che sbanca i botteghini tra il 1934 e il 1947.

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Oltre ai sei film de L’uomo ombra, la coppia Loy-Powell compare insieme sul grande schermo altre otto volte per un totale di quattordici pellicole girate insieme.
Ne Le due strade sono affiancati da Clark Gable (con cui l’attrice girerà sei film), la pellicola è melodramma passato alla storia perché John Dillinger fu ucciso dopo aver assistito a questa proiezione e Myrna Loy ebbe la fama di star del cinema preferita dal Nemico Pubblico n°1.
Nel 1936 l’attrice è protagonista del La donna del Giorno, ancora con William Powell, Spencer Tracy e Jean Harlow, il film di Jack Conway è un perfetto esempio di commedia brillante, a differenza di Gelosia dell’anno seguente nonostante il cast sia rodato e di tutto rispetto con Clark Gable diviso tra la raffinata moglie Loy e la provocante segretaria Harlow.
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Il paradiso delle fanciulle, biografia di Ziegfeld, L’amico pubblico n°1, Gli arditi dell’aria sono alcuni dei film degni di nota degli anni ’30, alternati alla serie de L’uomo ombra, in cui Myrna Loy brilla come ricca ereditiera o come moglie perfetta (The perfect wife era un altro dei suoi soprannomi), come dimostra nel 1946 nel melodramma di William Wyler, I migliori anni della nostra vita, storia del reinserimento in famiglia di tre reduci della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1947 torna alla commedia ne L’intraprendente Signor Dick accanto a Cary Grant il film ha molto successo e la coppia viene riproposta l’anno seguente nel classico La casa dei nostri sogni.
A partire dagli anni ’50 Myrna Loy inizia a diradare le sue apparizioni cinematografiche per dedicarsi a teatro e televisione, i film degni di nota in cui compare sono Merletto di Mezzanotte, Dalla terrazza di Mark Robson dove interpreta la madre ubriacona di Paul Newman Airport 75, La fine …della fine commedia nera interpretata e diretta da Burt Reynolds; l’ultimo film è Dimmi quello che vuoi di Sidney Lumet, del 1980.
Mai nominata dall’Academy, Myrna Loy riceve un Oscar alla carriera nel 1991, si spegne il 14 dicembre 1993.

Black mirror

Blackmirror
update Per partecipare al DoctorWhoDay la programmazione di Black Mirror, annunciata anche da wikipedia, è stata rimandata inizialmente al giorno successivo per poi sparire dai palinsesti della prossima settimana di Rai4, i soliti misteri della programmazione della tv generalista..

Stasera alle 21,10 arriva sul canale generalista più irriverente, Rai4, la prima stagione dell’acclamato serial britannico Black Mirror. Per ovviare agli strali della censura, in cui spesso incorre, Rai4 manderà in onda gli episodi a rovescio, partendo dal terzo e finendo con il primo, l’episodio più celebre della serie, quello del rapporto sessuale con il maiale.
Per quanto anche io ritenga ottima la riflessione sullo schermo nero della televisione, specchio oscuro delle nostre peggiori ossessioni voyeuristiche, trovo piuttosto altalenante la qualità dei tre episodi, particolarmente banale è proprio il terzo (che non è stato scritto dall’ideatore della serie, Charlie Brooker) il primo per chi approccerà Black Mirror che per la noia potrebbe decidere di abbandonare l’intera serie. Ricordi pericolosi è un melodramma sulla gelosia ambientato in un futuro prossimo venturo quando, grazie a un microchip, i ricordi potranno essere salvati su un supporto e rivisti a piacere e soprattutto condivisi, cancellando le parti che non piacciono e zummando con nitidezza su dettagli che nella realtà erano sfuggiti. Grazie a questa funzione il protagonista morbosamente geloso potrebbe trovar conferma di un sospetto tradimento della moglie.
Quello dei ricordi manipolati e/o ripetuti in maniera ossessiva è un tema non nuovo alla sci-fi e oltretutto Ricordi pericolosi non brilla neppure per verve interpretativa; riflettendoci potrebbe essere un bene vederlo per primo e non doverlo confrontare con le altre due puntate.
15 milioni di celebrità, il secondo episodio, è quello che personalmente ritengo il migliore, una riflessione sul famoso quarto d’ora di celebrità televisiva dove il mondo dei talent è portato alle estreme conseguenze con i partecipanti costretti a pagare con il proprio lavoro (pedalano per produrre l’elettricità necessaria allo show) il salatissimo prezzo del biglietto per accedere alle selezioni. In questo mondo virtuale tutto è mercificato, il sentimento come la dignità e il finale è amarissimo e senza speranza.
Il più chiacchierato e atteso è ovviamente Messaggio al primo ministro il primo episodio in cui per liberare una popolarissima principessa, il primo ministro inglese viene costretto ad avere un rapporto sessuale con un maiale in tv. Il racconto è ben strutturato ma è così preso a giocare con il sensazionalismo della proposta choc che rende piuttosto facile capire chi sia il mandante del ricatto e non è neppure credibile che in una società così ossessionata dal sondaggio non venga mai rappresentata la posizione degli animalisti in difesa dei diritti del maiale.
Black Mirror, in fondo, è un ottimo test per lo spettatore: basta essere un minimo scafati per scoprire qualche pecca anche nella più osannata serie televisiva.