La donna del giorno

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USA 1936 MGM
con William Powell, Myrna Loy, Spencer Tracy, Jean Harlow, Walter Connolly, Charley Grapewin, Cora Witherspoon
regia di Jack Conway

Il  New York Evening Star pubblica una notizia falsa su un’ereditiera: nonostante le copie vengano immediatamente ritirate, la notizia arriva al ricco padre che intenta una causa milionaria per diffamazione al giornale.
Per salvare il quotidiano dalla chiusura, il direttore Warren Haggerty è costretto a rivolgersi a Bill Chandler, un giornalista manipolatore che una volta lavorava al giornale; il piano è quello di mettere Connie Allenbury nella situazione di ruba mariti di cui era stata falsamente accusata, per questo Chandler la corteggerà dopo aver sposato Gladys, l’eterna fidanzata di Haggerty ma le cose non andranno come previsto..

LadonnadelgiornoSpumeggiante commedia brillante con un cast d’eccezione: Myrna Loy e William Powell rivendiscono i fasti de L’uomo ombra del 1934 formando una coppia davvero notevole: l’ereditiera Connie Allenbury sa tener testa a lungo alle manovre di Bill Chandler che finisce per innamorarsi veramente di lei e fa di tutto per proteggerla dagli appostamenti dei paparazzi del New York Evening Star.
Se Connie non cade facilmente nella rete di Chandler, ad innamorarsi subito di lui è Gladys, l’eterna fidanzata di Haggerty che non riesce mai ad impalmarlo: la notizia falsa su Connie Allenbury fa saltare per l’ennesima volta il matrimonio tra i due.
Jean Harlow avrebbe voluto interpretare la parte dell’ereditiera ma il ruolo di Gladys svela una vis comica della platinata bomba sexy che fa rimpiangere ancora di più la sua morte prematura avvenuta nel 1937.




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Anche William Powell dimostra un grande talento per le gag fisiche nella scena della pesca alla trota che verrà omaggiata ne Lo sport preferito dell’uomo, l’ultima commedia screwball di Howard Hawks.
Oltre la commedia romantica, ne La donna del giorno appare il tema della manipolazione giornalistica che il regista Jack Conway esaspera ne L’amico pubblico n°1, pellicola del 1938 che scandalizzò la critica per il cinismo con cui il protagonista, un impudente Clark Gable, manipolava le notizie.




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Il titolo italiano è lo stesso per un’altra commedia che ha per protagonista Spencer Tracy nel 1942, il cui titolo originale è The Woman of the year: diretto da George Stevens, è il film che fece nascere la sua grande storia d’amore con Katharine Hepburn.

La canarina assassinata

The Canary Murder Case
USA 1929 Columbia
con Louise Brooks, William Powell, Jean Arthur, Eugene Pallette
regia di Malcolm St. Clair
(versione muta)
Frank Tuttle (versione sonora)



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La ballerina Margaret O’Dell soprannominata la Canarina per il suo numero più famoso, viene trovata strangolata nella sua camera d’albergo. La donna era una scaltra ricattatrice e diversi suoi spasimanti si aggiravano attorno alla sua stanza d’albergo la notte dell’omicidio, ma chi è l’assassino? Lo scoprirà l’acuto Philo Vance.



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The canary murder case è il primo film dedicato al detective Philo Vance interpretato dall’attore William Powell. Il film è famoso per avere come protagonista, nel ruolo della canarina, la bellissima Louise Brooks e la pellicola è tra i motivi del declino dell’attrice.
Del film furono girate due versioni, muta e sonora. Dopo le riprese la Brooks andò in Germania per girare con G. W. Pabst e si rifiutò di tornare in America per registrare il sonoro del film, i suoi dialoghi furono doppiati da ma quando l’attrice tornò in America l’episodio non fu dimenticato e la sua carriera venne stroncata.
CanarymurdercaseA parte la sfolgorante presenza dell’attrice sono ben pochi i motivi per vedere il film che si rivela piuttosto noioso: la gran parte delle riprese sono a telecamera fissa e soprattutto a ripresa frontale, dando un tono molto didascalico al film.
Powell è fascinoso ma il suo Philo Vance non ha nulla a che spartire con la verve de L’uomo ombra: si limita a osservare e raccogliere indizi; c’è anche una noiosa partita a poker che serve al detective per capire la mentalità dei sospettati e agli spettatori tocca sorbirsi una mano di carte per ogni indiziato con le relative reazioni.
Come nell’omonimo romanzo di S.S. Van Dine, a complicare la trama arriva anche la morte per incidente del colpevole che sta andando a confessare così a Vance tocca ingegnarsi per capire da solo la dinamica dell’omicidio e scagionare l’innocente incriminato dalla polizia.
Tutto sommato è meglio ammirare le foto pubblicitarie che recuperare il film.

Myrna Loy

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Il 2 agosto 1905 nasce a Helena, nel Montana Myrna Adele Williams divenuta celebre come Myrna Loy, attrice di grande eleganza che ebbe una vita cinematografica divisa in due, segnata dall’avvento del sonoro.
Quando il padre muore di febbre spagnola nel 1918, la madre realizza il desiderio di trasferirsi con i due figli a Los Angeles, dove Myrna frequenta una scuola esclusiva e studia danza e recitazione iniziando a calcare le scene a 15 anni.
A diciotto abbandona gli studi per dedicarsi a tempo pieno alla danza e alla recitazione, alcune sue foto vengono notate da Rodolfo Valentino ma sarà la moglie di Rudy, Natacha Rambova a scritturarla per il suo primo film, What Price Beauty? del 1925. La ventenne Myrna Loy interpreta il ruolo di una vamp che contende (perdendo) l’amore a una fanciulla acqua e sapone interpretata da Nita Naldi.

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Per tutti gli anni ’20 alla giovane attrice saranno attributi ruoli da vamp o da bellezza esotica, ha una parte non accreditata anche ne Il cantante di jazz, quasi una premonizione del ruolo che il sonoro avrebbe avuto nella sua carriera: il brio nella recitazione infatti, la libera dai ruoli spesso secondari di bellezza esotica per imporla come una delle più raffinate attrici della commedia brillante come dimostra nel 1932 in Amami Stanotte di Rouben Mamoulian, dove i doppisensi della sua Contessa Valentine rubano la scena alla romantica e schizzinosa principessa Jeanette interpretata da Jeanette McDonald.
Nel 1934 arriva il film, anzi la serie che trasforma Myrna Loy ne “la regina di Hollywood”, in quell’anno gira infatti L’uomo ombra accanto a William Powell: i coniugi Nick e Nora Charles, accompagnati dall’immancabile fox terrier Asta, tra battute e vita da jet set, risolveranno una serie di omicidi nel corso dei sei film dedicati all’elegante coppia che sbanca i botteghini tra il 1934 e il 1947.

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Oltre ai sei film de L’uomo ombra, la coppia Loy-Powell compare insieme sul grande schermo altre otto volte per un totale di quattordici pellicole girate insieme.
Ne Le due strade sono affiancati da Clark Gable (con cui l’attrice girerà sei film), la pellicola è melodramma passato alla storia perché John Dillinger fu ucciso dopo aver assistito a questa proiezione e Myrna Loy ebbe la fama di star del cinema preferita dal Nemico Pubblico n°1.
Nel 1936 l’attrice è protagonista del La donna del Giorno, ancora con William Powell, Spencer Tracy e Jean Harlow, il film di Jack Conway è un perfetto esempio di commedia brillante, a differenza di Gelosia dell’anno seguente nonostante il cast sia rodato e di tutto rispetto con Clark Gable diviso tra la raffinata moglie Loy e la provocante segretaria Harlow.
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Il paradiso delle fanciulle, biografia di Ziegfeld, L’amico pubblico n°1, Gli arditi dell’aria sono alcuni dei film degni di nota degli anni ’30, alternati alla serie de L’uomo ombra, in cui Myrna Loy brilla come ricca ereditiera o come moglie perfetta (The perfect wife era un altro dei suoi soprannomi), come dimostra nel 1946 nel melodramma di William Wyler, I migliori anni della nostra vita, storia del reinserimento in famiglia di tre reduci della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1947 torna alla commedia ne L’intraprendente Signor Dick accanto a Cary Grant il film ha molto successo e la coppia viene riproposta l’anno seguente nel classico La casa dei nostri sogni.
A partire dagli anni ’50 Myrna Loy inizia a diradare le sue apparizioni cinematografiche per dedicarsi a teatro e televisione, i film degni di nota in cui compare sono Merletto di Mezzanotte, Dalla terrazza di Mark Robson dove interpreta la madre ubriacona di Paul Newman Airport 75, La fine …della fine commedia nera interpretata e diretta da Burt Reynolds; l’ultimo film è Dimmi quello che vuoi di Sidney Lumet, del 1980.
Mai nominata dall’Academy, Myrna Loy riceve un Oscar alla carriera nel 1991, si spegne il 14 dicembre 1993.

L’orribile verita’

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The Awful Truth, 
USA 1937 Columbia Pictures
con Cary Grant, Irene Dunne, Ralph Bellamy 
regia di Leo McCarey 

 

Jerry Varriner passa al circolo per farsi un’abbronzatura da spiaggia e far credere alla moglie Lucy di aver passato una settimana in Florida, ma con grande smacco non trova a casa la consorte che rientra in tarda mattinata con un accompagnatore occasionale adducendo la scusa di aver rotto la macchina e aver dovuto passare la notte fuori. La fiducia incrinata dalla moglie che nel frattempo ha scoperto che il viaggio in Florida e’ fasullo, porta i due al divorzio ma nei 90 giorni che intercorrono prima che la sentenza diventi definitiva, Lucy e Jerry riusciranno a boicottare reciprocamente i loro nuovi flirt e scopriranno di amarsi ancora.
Un caposaldo della commedia slapstick che ha per protagonista i due campioni del genere: la sempre perfetta e ormai dimenticata Irene Dunne, deliziosa e versatile che ho scoperto ieri sul grande schermo essere anche molto bella e Cary Grant che qui mostra al meglio le sue qualita’ di eleganza (la falcata sicura con cui attraversa il vasto atrio del palazzo della fidanzata ereditiera) e di comicita’ come dimostra la gag della caduta dalla sedia con conseguente incastro nel tavolino degna di un re delle comiche e del resto dietro la macchina da presa c’e’ Leo McCarey che  proprio da quel mondo veniva: collaboratore di Stanlio&Ollio e dei Fratelli Marx che aveva diretto ne La guerra lampo dei Fratelli Marx, prima di diventare un grande maestro della commedia sofisticata.
La trama, giocata tutto sul tema del sospetto che interviene a torto o a ragione quando la fiducia matrimoniale si incrina e’ sicuramente un po’ esile ma i tempi comici sono cosi’ perfetti da far scompisciare ancora oggi dalle risate. Merito di un cast in stato di grazia supportato da due grandi attori a quattro zampe: se Mr Smith, il fox terrier e’ eccezionale nel nascondino (del resto e’ il mitico Asta della saga de L’uomo ombra!) da gattara devo menzionare anche il micetto che blocca la porta, ultimo baluardo traballante contro il rinato amore di Lucy e Jerry.

Greta Garbo

GG Il 18 settembre 1905 nasce a Stoccolma Greta Garbo, al secolo Greta Lovisa Gustaffson.
Di origini molto umili, approda al cinema dopo aver fatto diversi lavori, tra cui la commessa ai grandi magazzini dove viene notata per alcune foto pubblicitarie. A lanciarla e’ Mauritz Stiller, geniale ed estroso regista svedese che diventera’ il suo mentore ed amante. E’ lui a cambiarle il cognome mutuando il nuovo dal verbo polacco garbowac’, che significa conciare la pelle e che rende bene lo spirito da pigmalione di Stiller. Il regista dirige la sua protetta ne La saga di Gosta Berlin nel 1924, siccome il film non ha il riscontro di critica che l’artista si aspettava, Stiller decide di proiettarlo a Berlino dove la Garbo viene notata da Pabst che la vuole per La via senza gioia (1925). A Berlino la coppia Stiller-Garbo viene contattata dalla MGM e parte per Hollywood, verso quello che si prospetta come un futuro radioso, ma mentre la giovane attrice inizia da subito la sua ascesa cinematografica, l’arte di Stiller non viene apprezzata e presto si vede costretto a tornare in Europa.
Greta Garbo esplode sullo schermo per la sua modernita’: in un’epoca in cui la recitazione e’ fortemente caricata lei affida tutto all’enigmaticita’ del suo sorriso e del suo sguardo. Le bastano quattro anni e dieci film per diventare un mito tanto che all’avvento del sonoro il suo primo film parlato (Anna Christie del 1930) viene pubblicizzato al grido di Garbo Talks! , slogan ripreso circa dieci anni dopo quando nel 1939 Garbo Laughs! invita il pubblico a vedere Ninotchka.

Ninotchka Gli anni trenta paiono consolidare il suo successo, ma qualcuno nota gia’ allora come i film della Garbo non si siano adattati al nuovo modello femminile che il sonoro ha imposto: una donna piu’ dinamica, dalla battuta fulminante come puo’ essere la Mirna Loy de L’uomo Ombra o la Claudette Colbert di Accadde una notte: Greta Garbo continua portare sullo schermo il suo diafano mistero, non sempre supportata dai banali script che la MGM sceglie per le sue grandiose produzioni.
A salvarla da una carriera che si sta facendo ripetitiva ed insoddifacente arriva Ernst Lubitsch che le regala il suo ruolo migliore, Ninotchka; visto il successo del film la MGM nel 1942 fa girare alla Garbo una nuova commedia, Non tradirmi con me. A tradire e’ il pubblico che non puo’ certo apprezzare questa mediocre commediola nonostante la presenza della divina.
Dopo questo flop la Garbo, a soli 37 anni si ritira dalle scene e alimenta il suo mito esasperando il suo gia’ noto riserbo, fino alla morte avvenuta a New York il 15 aprile del 1990
Oggi della divina rimangono i film ed il mistero del suo abbandono: se fu una scelta voluta e perseguita con metodo o se solo il caso ha impedito un suo ritorno, registi e produttori, infatti, cercarono di convincerla a tornare sui suoi passi per molto tempo.
Nell’anno del centenario un doveroso omaggio le dovrebbe esser reso da Le giornate del cinema muto: domenica 9 ottobre verra’ proiettato Garbo un documentario che mostra anche il famoso provino che Ophuls le fece nel 1949 per il suo probabile ritorno sugli schermi, mentre il 16 la kermesse si chiudera’ con la proiezione della copia restaura de La carne e il diavolo, bellissimo film del 1927, questo almeno secondo FilmTV, perche’ il sito del festival riporta un altro programma. Il mistero della Divina continua..

Il Re Scorpione

Rescorpione Stasera Canale5 trasmettera’ in prima visione per la tivvu’ generalista Il Re Scorpione, prequel assurdo del colossal piu’ brutto della fine del secolo scorso: La Mummia (1999) a cui era seguito un altrettanto deplorevole La Mummia – il ritorno (2001) la cui mancanza di originalita’ si rivelava anche nel titolo.
Il prequel si svolge in un epoca indefinita prededente al sorgere della civilta’ egizia, nella citta’ di Gomorra (!) ricostruita come neppure nei peggiori peplun teverini si poteva inventare, ed anche all’occhio meno allenato non possono sfuggire 4 colonne copiate papali papali da Cnosso.
Tra i vari demeriti del film c’era anche quello di voler lanciare nell’empireo cinematografico un campione del wrestling, The Rock (al secolo Dwayne Johnson), quale epigono dei vari Stallone o Scwharzenegger: l’attore si e’ rivelato una meteora dell’action movie e tenta di riciclarsi nella commedia come dimostra la sua partecipazione a Be Cool.
Pessime prove anche dal punto di vista dell’azione con scene che mancano di competenza: si va dai piu’ volgari colpi bassi a mosse pseudo marziali a la citazione de Il mio nome e’ Remo Williams dove il protagonista fermava le pallottole con le mani.
Mummia32 E pensare che l‘epopea de La Mummia e’ una delle piu’ gloriose della cinematografia horror di tutti i tempi: inizia nel 1932 con la prima versione di Karl Freund, dove Boris Karloff, reduce dal successo di Frankenstein da’ vita a Himotep, egizio incautamente riportato in vita dalla lettura di un antico papiro, con l’inganno si mette alla guida di una spedizione archeologica per ritrovare la tomba della sua amata e resuscitarla, ma al gruppo si unisce una donna che pare la reicarnazione stessa dell’antica principessa, mandando in confusione il perfido Himotep.
Da questo capolovaro prolifera una serie infinita di sequel e remake , di cui certo il piu’ famoso e’ quello prodotto dalla Hammer nel ‘59.
Mummia1959 In questa versione il protagonista e’ un sacerdote (interpetato da Christopher Lee) mummificato vivo per colpa del suo illecito amore verso una principessa del sangue, con il compito di vigilare sul sonno eterno del suo amore. Si risvegliera’ per salvare la tomba dell’amata dalla profanazione dei soliti incauti archeologi; il film diventa quasi un melo‘ fiammeggiante perche’ la somiglianza tra la figlia dell’archeologo e l’antica principessa causeranno l’imbarazzo della mummia che dopo aver seguito il suo amore redivivo fino a Londra, non trovera’ il coraggio di compiere la sua vendetta.
La versione del 1999 e’ solo una scusa per provare i nuovi effetti speciali consentiti dalla tecnologia digitale, la formula seguita e’ quella del film d’avventura con risvolti comici sulla scia di Indiana Jones ma il risultato e’ molto piu’ scadente: manca l’elemento basilare della sorprendente somiglianza tra la protagonista e la principessa morta e invece si introduce lo svarione storico delle 7 piaghe d’Egitto il cui numero viene pure aumentato..
L’incredibile successo del film ha permesso, purtroppo la realizzazione di un seguito dove la coppia di eroi prolifera: almeno nella serie de L’uomo ombra con Dick Powell e Mirna Loy in cui, con molta buona volonta’, e’ possibile trovare un precedente di queste avventure, i protagonisti si limitavano ad accudire un simpatico fox terrier di nome Asta!