Victor Victoria

Victor/Victoria
USA 1982, MGM
con Julie Andrews, James Garner, Robert Preston, Lesley Ann Warren, Alex Karras, John Rhys-Davies, Graham Stark, Peter Arne
regia di Blake Edwards

Parigi 1934: la cantante Victoria Grant ridotta alla fame, accetta la proposta di Toddy Todd, un artista gay: fingersi un conte polacco, Victor Grazinski, che canta en travesti. Per quanto strambo il piano ha successo e ben presto Victor Grazinski diventa la stella dei cafe chantant parigini. King Marchand, gestore di night club americani legati alla mafia, non riesce a credere che Victor sia un uomo e cerca di scoprire la sua vera identità. Anche Victoria subisce il fascino di Grant e i due iniziano una relazione ma la donna non intende rinunciare al suo personaggio. Intanto la ex fidanzata di King, Norma Cassidy, torna a Chicago e informa il boss che King ha una relazione omosessuale…

Deliziosa commedia di Blake Edwards che ricostruisce perfettamente l’atmosfera anni ’30 aggiornandola alle tematiche d’inizio anni ’80 ad esempio l’uso disinvolto della parola gay e anche l’incipit del film è piuttosto audace -forse anche ancora oggi- aprendosi su Toddy addormentato su un fianco mentre alle sue spalle compare il suo compagno di letto, anche il dialogo che segue è piuttosto crudo anche se ironico: il vecchio attore (piuttosto simile a Liberace) è ben conscio di essere sfruttato dal giovane amante.

È come se Blake Edwards si divertisse a portare in scena tutte le situazioni scabrose a cui la commedia anni ’30, anche quella pre-code, alludeva solamente: la svampita Norma Kassidy è chiaramente ispirata a Jean Harlow anche nei costumi ispirati a Pranzo alle otto.

Anche King Marchand non è quello che sembra, non è un gangster ma si finge tale perché ama gestire i night club. Nessuno nel film è chi finge di essere, a parte Toddy, non a caso demiurgo di tutta la situazione, un po’ come un regista che dirige la messinscena. 

In fondo anche in Victor/Victoria il discorso metacinematografico è sempre latente ricordando che tutto è finzione, cercando anche la complicità del pubblico che non deve essere convinto delle identità fittizie dei personaggi ma partecipare a tutti i passaggi della mistificazione.

Il sapore classico del film torna anche nella costruzione di molte gag: personaggi secondari, come il cameriere, che ritornano nel finale con un ruolo risolutivo, figure di contorno (il cliente dell’albergo che assiste a tutte le entrate nella camera di Victor) con il solo scopo dí sottolineare la comica assurdità della situazione.

Il numero musicale Shady Dame from Seville è elegantissimo quando lo interpreta Julie Andrews, diventa un delirio comico nella ripresa finale di Toddy: la dualità è il tema base: dal titolo all’ambiguità dei personaggi fino alla doppia versione del numero musicale 

Gioia d’amare

Joy of Living
USA 1938, RKO
con Irene Dunne, Douglas Fairbanks Jr., Alice Brady, Guy Kibbee, Lucille Ball, Frank Milan, Jean Dixon nel ruolo di Harrison Eric Blore, Warren Hymer, Billy Gilbert, Phyllis Kennedy, Franklin Pangborn, James Burke, John Qualen, George Chandler
regia di Tay Garnett

Maggie Garret è una stella di Broadway che lavora duramente per mantenere il suo successo e la famiglia che vive alle sue spalle: i genitori ex attori, la sorella, sua sostituta ufficiale, il marito di lei boxeur fallito e le due nipotine. Per sfuggire alle avances di un corteggiatore Dan Brewster, Maggie lo fa arrestare ma poi, dispiaciuta che l’uomo finisca il galera, finisce per diventare l’affidataria a cui Brewster si deve presentare due giorni a settimana. I due s’innamorano e si sposano ma la donna non è pronta ad abbandonare la carriera e la famiglia fino a quando non capisce che i parenti la stanno sfruttando.

via GIFER

Costosissima commedia musicale della RKO che fu un flop al botteghino e nonostante i nomi di richiamo la pellicola non funziona molto e manca di ritmo.

La famiglia scroccona che vive alle spalle della star ricorda un po’ Argento vivo con Jean Harlow ma il personaggio di Maggie è troppo buono e ingenuo nella sua dedizione a famiglia e carriera anche quando un giornale rende pubblici i suoi conti: l’attrice è sul lastrico per mantenere i vizi dei famigliari.

D’altro canto Dan è troppo leggero (non si capisce perché di tanto in tanto si metta a fare Paperino) figlio di una dinastia di banchieri, preferisce godersi la vita, cosa non difficile avendo un isolotto privato nei mari del Sud. 

Diverse commedie brillanti, pur ambientate nel bel mondo, riescono a fare satira di costume non è questo il caso, Gioa di amare mostra solo i lati più superficiali della commedia screwball e il tocco surreale è solo illogico.

Il film si ricorda per essere incappato nella censura del Codice Hays che trasforma il titolo Joy of Loving nel più casto Joy of Living; Lucille Ball, poco più che esordiente interpreta Selina la sorella minore della protagonista.

Sui mari della Cina

China Seas
USA 1935, MGM
con Jean Harlow, Clark Gable, Wallace Beery, Lewis Stone, Rosalind Russell, Dudley Digges, Robert Benchley, C. Aubrey Smith, Akim Tamiroff, William Henry, Lilian Bond, Edward Brophy, Soo Yong, Ivan Lebedeff, Hattie McDaniel, Donald Meek
regia di Tay Garnett



Sui maridellacina


Il burbero capitano Alan Gaskell gestisce con rigida disciplina il suo piroscafo che fa rotta da Hong Kong a Singapore. Durante un viaggio in cui deve trasportare un carico d’oro s’imbarca anche la sua amante, l’attrice volgarotta Dolly “China Doll” Portland. Ben più inatteso è l’imbarco di Sybil Barclay, raffinata lady inglese per cui Gaskell aveva perso la testa anni prima lasciando la Royal Navy per i mari della Cina perché Sybil era sposata. Ora la donna è vedova ed è venuta a cercare l’uomo di cui anche lei era innamorata. Il ritorno di fiamma irrita Dolly che per consolarsi accetta la corte di Jamesy McArdle scoprendo che l’uomo è in combutta con i pirati locali. Dolly avverte subito Gaskell ma lui, stufo delle sue avances, la caccia senza lasciarla parlare. Per ripicca Dolly ruba la chiave dell’arsenale e aiuta McArdle a far salire i pirati. La cassaforte però è vuota e Gaskell viene torturato ma non rivela il nascodiglio dell’oro; Tom Davids, un vecchio capitano che sta per essere degradato per alcuni atti di codardia, sacrifica la vita per sgominare la banda di pirati. Ripreso il controllo della nave Gaskell non ci mette molto a scoprire il tradimento di McArdle che si suicida mentre la vibrande difesa di Doly gli fa capire il suo errore verso la ragazza scoprendo di essere innamorato di lei. Con la scusa dello scandalo Gaskell lascia Sybil e chiede a Dolly di sposarlo.



Sui maridella cina


Sui mari della Cina è un film che mescola commedia romantica e toni avventurosi, un buon mix anche se il film, pur piacevole, ripropone elementi già visti in altre pellicole più note: Clark Gable, the king of Hollywood, è diviso tra due donne, la bionda sguaiata e la mora raffinata come ne Lo Schiaffo con Jean Harlow che ricalca il ruolo del film precedente.



Cinaseas


L’ambientazione esotica, l’insospettabile capo occidentale dei banditi e il variegato mondo che si ritrova sul piroscafo ricorda un po’ Shanghai Express.
Sui mari della Cina resta comunque un film molto piacevole, il quarto della coppia d’oro della MGM, Jean Harlow / Clark Gable; forse un po’ sottotono la comprimaria Rosalind Russell che deve trattenere la sua notoria verve per interpretare la raffinata vedova del jet set inglese.
I personaggi di contorno vanno da quello tragico dell’ex capitano Davis che si riscatterà solo sacrificando la sua vita a quello comico dello scrittore perennemente ubriaco, passando dalla signora sposata che si fa rubare le perle da un truffatore pur di lasciar credere al marito che siano false e non un regalo ottenuto in maniera poco ortodossa.



Sui mari dellaCina


Le scene dello scontro coi i pirati sono state girate da William A.Wellman (cfr. Mereghetti) e Gable rifiutò la controfigura per le scene del tifone in cui deve bloccare il compressore al cui interno è nascosto l’oro cercato dai pirati.

Ballerine

Italia, 1936
con Silvana Jachino, Maria Denis, Antonio Centa, Olivia Fried, Laura Nucci, Giorgio Bianchi, Livio Pavanelli, Carlo Fontana, Fausto Guerzoni, Nicola Maldacea, Gemma Bolognesi, Nino Marchetti, Gino Viotti, Oreste Bilancia
regia di Gustav Machatý

La vita di un gruppo di ballerine della Scala: il vecchio direttore vorrebbe licenziare la prima ballerina per i suoi capricci e sostituirla con la sua protetta, Fanny. Durante l’ennesimo litigio il direttore muore. Il giornalista con cui aveva una tresca la prima ballerina si avvicina a Fanny e tra i due scoppia l’amore. Una ballerina di fila, Gina preferisce darsi ai cafe chantant e diventa la mantenuta di un ricco industriale e grazie a lui fa in modo che la carriera di Fanny abbia successo facendole incontrare la signora Alexa, grande ballerina ora produttrice di spettacoli. Mario, il fidanzato giornalista pretende che con il matrimonio Fanny lasci la carriera. La ragazza sarebbe anche pronta al sacrificio ma per ripicca non cede e i due si lasciano. Intanto il ricco industriale lascia la città per motivi di lavoro, la partenza è improvvisa e la lettera che avvertiva Gina va perduta, la donna è cacciata dal grande albergo e divide l’appartamento con Fanny non perdendo l’abitudine di trovarsi ricchi amanti, Fanny costretta a stare fuori casa per lasciar spazio all’amica, ripensa con rimpianto alla sua scelta sentimentale.

Tentativo malriuscito di dare lustro internazionale alla cinematografia di regime: molti furono i registi internazionali che negli anni’30 furono accolti dal cinema italiano questa volta tocca al ceco Gustav Machatý, l’autore dello scandaloso Estasi celebre per il nudo integrale di Hedy Kiesler, la futura Hedy Lamarr.
Il tema di Ballerine è in fondo ancora attuale (purtroppo) il dilemma di una donna divisa tra la carriera e l’amore, il finale aperto con Fanny che viene colta dalla malinconia per l’amato in una solitaria sera di pioggia riascoltando la canzone del loro amore è anche passabile a il resto del film è infarcito di luoghi comuni: la diva capricciosa che dopo la morte del vecchio direttore rende la vita impossibile a Fanny costretta a cercar fortuna al di fuori della Scala. Fanny è una giovinetta pura e di buon cuore, scrupolosa allieva del maestro che la considera una figlia, nelle pause va nei sotterranei del teatro per nutrire una gatta coi cuccioli. Ovviamente il giornalista Mario non può che innamorarsi di lei quando si reca al teatro per scrivere della morte del direttore, un amore serio non un’avventura come con la Sandri, ragion per cui si crede in diritto di chiedere alla futura moglie di lasciare la promettente carriera, solo uno stupido bisticcio da innamorati impedirà che Fanny si sacrifichi per l’amore coniugale.
In concorso alla 4ª Mostra del Cinema di Venezia, Ballerine fu giudicato melenso già dalla critica del tempo, l’unico motivo d’interesse per vederlo oggi è cercare di capire lo spirito d’internazionalizzazione del cinema italiano d’epoca. Il modello era sicuramente il cinema pre code americano: le ballerine sono mostrate spesso in pagliaccetto anche se c’è troppo punto smock sulle scollature per competere con la lingerie d’oltre oceano. Il personaggio di Gina è ricalcato sulla Jean Harlow di Pranzo alle otto perennemente a letto con vestaglie dai grandi colli di pelliccia ma nell’autarchica Italia degli anni ’30 la pigrizia non paga e il messaggio di arrivismo con allegata disponibilità finanziaria va perso e la povera Gina è costretta ad abbassare il suo tenore di vita e perdersi con amanti di ben più basso profilo.
Con lo strabismo internazionale che ci contraddistingue (all’epoca anche per chiari motivi politici) si cerca digitare non solo l’America a anche la Germania ed ecco che i costui dello spettacolo allestito da Alexa (una sosia di Marlene Dietrich per altro) richiama lo stile geometrico del Bauhaus.
Lo stile di Machaty si bilancia tra virtuosismi tecnici e i primi piani delle tante dive presenti nel cast.

La donna del giorno

LibeledLadyLibeled Lady
USA 1936 MGM
con William Powell, Myrna Loy, Spencer Tracy, Jean Harlow, Walter Connolly, Charley Grapewin, Cora Witherspoon
regia di Jack Conway

Il  New York Evening Star pubblica una notizia falsa su un’ereditiera: nonostante le copie vengano immediatamente ritirate, la notizia arriva al ricco padre che intenta una causa milionaria per diffamazione al giornale.
Per salvare il quotidiano dalla chiusura, il direttore Warren Haggerty è costretto a rivolgersi a Bill Chandler, un giornalista manipolatore che una volta lavorava al giornale; il piano è quello di mettere Connie Allenbury nella situazione di ruba mariti di cui era stata falsamente accusata, per questo Chandler la corteggerà dopo aver sposato Gladys, l’eterna fidanzata di Haggerty ma le cose non andranno come previsto..

LadonnadelgiornoSpumeggiante commedia brillante con un cast d’eccezione: Myrna Loy e William Powell rivendiscono i fasti de L’uomo ombra del 1934 formando una coppia davvero notevole: l’ereditiera Connie Allenbury sa tener testa a lungo alle manovre di Bill Chandler che finisce per innamorarsi veramente di lei e fa di tutto per proteggerla dagli appostamenti dei paparazzi del New York Evening Star.
Se Connie non cade facilmente nella rete di Chandler, ad innamorarsi subito di lui è Gladys, l’eterna fidanzata di Haggerty che non riesce mai ad impalmarlo: la notizia falsa su Connie Allenbury fa saltare per l’ennesima volta il matrimonio tra i due.
Jean Harlow avrebbe voluto interpretare la parte dell’ereditiera ma il ruolo di Gladys svela una vis comica della platinata bomba sexy che fa rimpiangere ancora di più la sua morte prematura avvenuta nel 1937.




JeanHarlowLibeledLady


Anche William Powell dimostra un grande talento per le gag fisiche nella scena della pesca alla trota che verrà omaggiata ne Lo sport preferito dell’uomo, l’ultima commedia screwball di Howard Hawks.
Oltre la commedia romantica, ne La donna del giorno appare il tema della manipolazione giornalistica che il regista Jack Conway esaspera ne L’amico pubblico n°1, pellicola del 1938 che scandalizzò la critica per il cinismo con cui il protagonista, un impudente Clark Gable, manipolava le notizie.




Libeled lady


Il titolo italiano è lo stesso per un’altra commedia che ha per protagonista Spencer Tracy nel 1942, il cui titolo originale è The Woman of the year: diretto da George Stevens, è il film che fece nascere la sua grande storia d’amore con Katharine Hepburn.

Lo schiaffo

Red Dust
USA 1932 MGM
con Clark Gable, Jean Harlow, Mary Astor, Gene Raymond, Donald Crisp, Tully Marshall
regia di Victor Fleming



Loschiaffo


Dennis Carson gestisce una piantagione di caucciù nell’Indocina francese, ha una relazione con Vantine, una ragazza equivoca finita alla piantagione assieme a Guidon, il sovraintendente ubriacone di Carson. Quando arriva dall’America l’ingegnere che si deve occupare dello sviluppo della piantagione, ha con sé con la bella e raffinata moglie Barbara, Dennis s’innamora di lei ma non ha cuore di strapparla all’innamoratissimo marito..




RedDust


Torrida commedia pre-code che lanciò definitivamente la coppia dei due protagonisti trasformandoli in sex symbol, due icone amatissime ancora oggi; Clark Gable, senza i caratteristici baffetti, non era stato neppure il primo attore scelto per il ruolo ma si ritrovò a girarne il remake 20 anni dopo in Mogambo per la regia di John Ford, con Ava Gardner nel ruolo che fu della Harlow e Grace Kelly in quello della raffinata signora interpretata da Mary Astor in questa versione.




Reddust


L’ambientazione rude e inospitale esalta la delicata bellezza delle due protagoniste: sfacciata e ironica la Vantine di Jean Harlow, mentre la compassata signora Willis, i cui nervi sono messi a dura prova dalla potenza del monsone e dal fascino macho di Gable, nasconde una passionalità estrema che esplode nello sparo all’amante quando lui la rifiuta in realtà per salvarle la reputazione e non rovinare il suo matrimonio.




Loschiaffo


Lo schiaffo è sicuramente uno dei film più noti della stagione pre-code, quel breve periodo dei primi anni trenta in cui fu esaltata la sensualità femminile, la violenza dei gangster e la passione amorosa prima che entrasse in vigore il codice Hays: gli abbracci tra Clark Gable e Jean Harlow sono particolarmente focosi, la relazione extraconiugale tra Carson e Barbara Willis non resta certo a livello platonico ma si intuisce chiaramente che l’adulterio viene consumato.

Myrna Loy

Myrnaloy

Il 2 agosto 1905 nasce a Helena, nel Montana Myrna Adele Williams divenuta celebre come Myrna Loy, attrice di grande eleganza che ebbe una vita cinematografica divisa in due, segnata dall’avvento del sonoro.
Quando il padre muore di febbre spagnola nel 1918, la madre realizza il desiderio di trasferirsi con i due figli a Los Angeles, dove Myrna frequenta una scuola esclusiva e studia danza e recitazione iniziando a calcare le scene a 15 anni.
A diciotto abbandona gli studi per dedicarsi a tempo pieno alla danza e alla recitazione, alcune sue foto vengono notate da Rodolfo Valentino ma sarà la moglie di Rudy, Natacha Rambova a scritturarla per il suo primo film, What Price Beauty? del 1925. La ventenne Myrna Loy interpreta il ruolo di una vamp che contende (perdendo) l’amore a una fanciulla acqua e sapone interpretata da Nita Naldi.

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Per tutti gli anni ’20 alla giovane attrice saranno attributi ruoli da vamp o da bellezza esotica, ha una parte non accreditata anche ne Il cantante di jazz, quasi una premonizione del ruolo che il sonoro avrebbe avuto nella sua carriera: il brio nella recitazione infatti, la libera dai ruoli spesso secondari di bellezza esotica per imporla come una delle più raffinate attrici della commedia brillante come dimostra nel 1932 in Amami Stanotte di Rouben Mamoulian, dove i doppisensi della sua Contessa Valentine rubano la scena alla romantica e schizzinosa principessa Jeanette interpretata da Jeanette McDonald.
Nel 1934 arriva il film, anzi la serie che trasforma Myrna Loy ne “la regina di Hollywood”, in quell’anno gira infatti L’uomo ombra accanto a William Powell: i coniugi Nick e Nora Charles, accompagnati dall’immancabile fox terrier Asta, tra battute e vita da jet set, risolveranno una serie di omicidi nel corso dei sei film dedicati all’elegante coppia che sbanca i botteghini tra il 1934 e il 1947.

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Oltre ai sei film de L’uomo ombra, la coppia Loy-Powell compare insieme sul grande schermo altre otto volte per un totale di quattordici pellicole girate insieme.
Ne Le due strade sono affiancati da Clark Gable (con cui l’attrice girerà sei film), la pellicola è melodramma passato alla storia perché John Dillinger fu ucciso dopo aver assistito a questa proiezione e Myrna Loy ebbe la fama di star del cinema preferita dal Nemico Pubblico n°1.
Nel 1936 l’attrice è protagonista del La donna del Giorno, ancora con William Powell, Spencer Tracy e Jean Harlow, il film di Jack Conway è un perfetto esempio di commedia brillante, a differenza di Gelosia dell’anno seguente nonostante il cast sia rodato e di tutto rispetto con Clark Gable diviso tra la raffinata moglie Loy e la provocante segretaria Harlow.
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Il paradiso delle fanciulle, biografia di Ziegfeld, L’amico pubblico n°1, Gli arditi dell’aria sono alcuni dei film degni di nota degli anni ’30, alternati alla serie de L’uomo ombra, in cui Myrna Loy brilla come ricca ereditiera o come moglie perfetta (The perfect wife era un altro dei suoi soprannomi), come dimostra nel 1946 nel melodramma di William Wyler, I migliori anni della nostra vita, storia del reinserimento in famiglia di tre reduci della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1947 torna alla commedia ne L’intraprendente Signor Dick accanto a Cary Grant il film ha molto successo e la coppia viene riproposta l’anno seguente nel classico La casa dei nostri sogni.
A partire dagli anni ’50 Myrna Loy inizia a diradare le sue apparizioni cinematografiche per dedicarsi a teatro e televisione, i film degni di nota in cui compare sono Merletto di Mezzanotte, Dalla terrazza di Mark Robson dove interpreta la madre ubriacona di Paul Newman Airport 75, La fine …della fine commedia nera interpretata e diretta da Burt Reynolds; l’ultimo film è Dimmi quello che vuoi di Sidney Lumet, del 1980.
Mai nominata dall’Academy, Myrna Loy riceve un Oscar alla carriera nel 1991, si spegne il 14 dicembre 1993.

The aviator

Theaviator

Anno: 2004
Con Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Kate Beckinsale, Jude Law, Alec Baldwin, Ian Holm, Alan Alda
Regia di Martin Scorsese





Vent’anni della vita dell’eccentrico magnate Howard Hughes, dall’arrivo appena ventenne nella dorata mecca del cinema per intraprendere la carriera di produttore realizzando uno dei film piu’ costosi della storia del cinema, Gli angeli dell’inferno (1930) al primo ed unico volo dell’enorme Hercules nel 1947, passando per gli amori con le dive del cinema, la passione per il volo e le sue idiosincrasie che lo porteranno alla follia.




Non credo che il film di Scorsese possa rientrare nel genere biopic, cioe’ nel novero dei film biografici piu’ o meno romanzati.
Per la complessita’ del personaggio, per il suo interagire con figure celeberrime del mondo del cinema da Jean Harlow a Kate Hepburn, da Errol Flynn ad Ava Gardner, Scorsese, grande conoscitore del cinema classico, preferisce rimandarci solo l’atmosfera di un epoca condensando il film in una biografia acronica, non si potrebbe spiegare altrimenti la presenza di Ava Gardner alla festa per la trasvolata oceanica compiuta da Hughes nel ‘35 quando l‘attrice all’epoca aveva solo tredici anni!
Anche la storia d’amore tra la Hepburn e Hughes e’ stata molto rimaneggiata: l’attrice nelle sue memorie ha sempre parlato solo di un’affettuosa amicizia, mai di qualcosa che potesse sfociare nel matrimonio. Il rapporto tra i due da il destro a Scorsese per mettere in scena una screwball, una commedia sofisticata sullo scontro tra i sessi, e il pezzo forte e’ proprio il pranzo a casa Hepburn, che pare uscito da Scandalo a Filadelfia, il film che rilancio’ definitivamente Katharine Hepburn dopo che per anni era stata “veleno per i botteghini”. (L’attrice compro’ i diritti del film grazie all’aiuto economico di Hughes).
Tutta la relazione Hepburn/Hughes e’ visualizzata rimandando a pellicole che hanno decretato il successo della diva: il volo notturno su Los Angeles ricorda La falena d’argento, in cui la Hepburn nel 1933 interpreta (guarda caso!) un’aviatrice e la prima uscita sui campi da golf ripropone Lui e lei del 1952, in cui l’attrice e’ una golfista un po’ insicura che trova successo e amore tra le braccia del nuovo allenatore Spencer Tracy.
Cate Blanchett non interpreta tanto la grande diva, ma piuttosto propone una recitazione alla Hepburn.
Spesso si paragona questo film a Quarto Potere, principalmente perche’ Welles prima che a Hearst aveva pensato a Hughes come figura ispiratrice del suo Citizen Kane. A parte il rimando iniziale al rapporto morboso con la madre e alla parola “magica” che da rosebud diventa quarantena, Scorsese costruisce un film speculare all’opera di Welles: se Heast/Kane sfrutta il suo denaro per manipolare le masse ed indurle a cercare la guerra, Hughes diventa un paladino della liberta’ lottando strenuamente contro il monopolio della Pan Am sulle rotte intercontinentali.
Personalmente ho apprezzato maggiormente questa seconda parte del film, dove esce la tematica preferita di Scorsese: lo scontro dell’individuo contro il sistema e bisogna riconoscere che la caratterizzazione del senatore Brewster data da Alan Alda e’ veramente notevole. Ottima anche la prova di Leonardo Di Caprio: piu’ che portarlo all’Oscar spero che questo ruolo lo liberi definitivamente dall’ombra del Titanic e ne faccia valutare serenamente le capacita’, di cui, per altro, aveva gia’ dato ampia prova in passato.

Recensione pubblicata a suo tempo su ImpattoSonoro

Omar Ronda – Metamorfosi di Primavera

Metamorfosidiprimavera Stracciare a meta’ una foto di Marilyn Monroe e accorgersi che combacia con la meta’ della Primavera di Botticelli. Da questa intuizione fisionomica parte l’ultimo ciclo di opere realizzate da Omar Ronda, l’artista biellese fondatore della Cracking Art e fuoriuscito dal gruppo per dedicarsi totalmente ai Frozen Portraits, la rielaborazione delle icone del XX secolo che congelate sotto uno strato di plastica potranno sfidare i millenni, data la natura indistruttibile del materiale.
Se colpisce che l’icona per eccellenza del secolo scorso, Marilyn Monroe abbia una certa somiglianza con Simonetta Vespucci, la modella prediletta di Botticelli ed icona massima del Rinascimento fiorentino, ancora piu’ stupefacente e’ l’analogia tra le vite delle due bellezze. Entrambe idolatrate in vita per la loro bellezza, intrecciarono relazioni amorose con gli uomini piu’ potenti del loro tempo, finendo anche tra le braccia dei fratelli dei loro amanti, Marilyn con John e Bob Kennedy, Simonetta con Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano.
Scomparse in giovane eta’, le loro morti furono anticipatrici di sventura per i potenti che amarono: John sopravvisse poco piu’ di un anno a Marilyn e Bob quattro, mentre Giuliano de’ Medici fu ucciso nella congiura de’ Pazzi esattamente due anni dopo la morte di Simonetta, scomparsa a soli 22 anni per tisi. Come Marilyn, Simonetta Vespucci divenne ideale di bellezza e immortalata da artisti anche decenni dopo la sua scomparsa.
Riflettendo sul potere della bellezza, sulla bellezza e il potere, le opere di Omar Ronda analizzano tutti i protagonisti di queste due vicende cosi’ simili pur essendo avvenute a 500 anni di distanza: nei sui quadri compaiono i Kennedy, Giuliano e Lorenzo, Botticelli e dettagli dei suoi dipinti, ma le creazioni piu’ riuscite sono quelle che si concentrano su Marilyn e Simonetta, tra l’altro c’e’ un ritratto di Marilyn che non conoscevo in cui l’attrice somiglia molto a Jean Harlow. Le opere piu’ interessanti sono sicuramente i dittici che ripropongono le analogie tra le due icone nelle pose dei dipinti dedicati a Simonetta e le foto di Marilyn in particolare il celebre nudo su velluto rosso che Marilyn poso’ per Playboy accostato alla Venere di Botticelli, ma la mia preferenza assoluta va al dittico dove accanto alla Venere c’e’ un nudo di Marilyn in bianco e nero, vestito solo da due pennellate di rosso, una verticale e l’altra orizzontale, allusione concettuale alla posa della Venere botticelliana.

Metamorfosi di Primavera
dal 16 maggio al 30 giugno 2010
Museo del Territorio Biellese
Biella

Jean Harlow

Jeanharlow Il mito della bionda sexy e prorompente, dalla vita sfortunata che si incarna tuttora nella leggenda di Marilyn Monroe, ha un precedente in Jean Harlow che incarno’ la bellezza sfrontata e al contempo ingenua nel cinema degli anni ‘30 e va da se’ che Marilyn avesse una venerazione per l’attrice scomparsa a soli 26 anni.
Harlean Carpenter nasce il 3 Marzo 1911, a Kansas City, nel Missouri; il padre e’ un dentista e la madre nutre velleita’ artistiche che riversa sulla figlia che scegliera’ il nome materno come pseudonimo per la sua carriera. A soli 16 anni si sposa e si trasferisce a Los Angeles dove tenta la via del cinema, entrando anche nel giro delle comiche di Hal Roach e lavorando accanto a Stanlio e Ollio.
Il matrimonio finisce nel giro di due anni e la giovane attrice e’ raggiunta dalla madre che per tutta la sua breve vita le fa da sprone e vive nel lusso guadagnato dalla figlia.
Nel 1930 finiscono i ruolo non accreditati di comparsa: Jean e’ stata notata da Howard Hughes che la scrittura in sostituzione della protagonista norvegese Greta Nissen per la versione sonorizzata del suo grandioso film sugli aeroplani, Gli angeli dell’inferno: Jean Harlow interpreta il ruolo che le sara’ congeniale per tutta la sua carriera, quello della maliarda.

Harlowfilm

Nel 1931 e’ la coprotagonista di James Cagney in Nemico pubblico diretto da William A. Wellman, uno dei primi gangster movie della storia del cinema .
Il potenziale erotico della Harlow scandalizza l’America ma fa di lei una diva, consacrata definitivamente dalla commedia di Frank Capra, La donna di platino tanto che il titolo diventa il suo soprannome (Platinum Blonde).
Nel 1932 gira per la regia di Victor Fleming Lo schiaffo, secondo dei sei film che la vedono protagonista accanto a Clark Gable, con il quale forma la coppia cinematografica piu’ sexy degli anni ’30.
Nel 1933 e’ la pacchiana Kitty Packard nella commedia sofisticata piu’ cattiva di tutti i tempi, Pranzo alle 8 per la regia di George Cukor. Altrettanto perfida e’ l’altra commedia che la Harlow gira nello stesso anno: Argento vivo per la regia di Victor Fleming, che racconta le vicissitudini della diva Lola Burns, circondata da una schiera di parenti e aiutanti scrocconi e avidi e amanti imbroglioni che ricalca molto da vicino la vera situazione di Jean Harlow.
Nel 1937, durante le riprese di Saratoga, commedia leggera ambientata nel mondo delle corse Jean Harlow muore il 7 giugno, per una nefrite.
Il film viene portato a termine da una controfigura, (riconoscibilissima, anche se compare solo di spalle) e per la morbosita’ suscitata dalla scomparsa della giovane star, diventa uno dei piu’ grandi campioni d’incassi della storia del cinema.

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