A rotta di collo

Speedy
USA 1928 Columbia
con Harold Lloyd, Ann Christy, Bert Woodruf, Brooks Benedict, Babe Ruth, Ernie Adams
regia di Ted Wilde


Speedy


Nella frenetica New York dei tardi anni ’20 quella del vecchio  Pop Dillon è rimasta l’unica tramvia trainata a cavallo e uno speculatore vorrebbe comprare il percorso ma il vecchio Pop non vuole cedere e l’acquirente arriva ad assoldare una gang per rubare il tram del vecchio: se per un giorno il tram cessa il servizio la concessione va all’asta. A sventare il piano dei malintenzionati ci pensa Speedy Swift, il fidanzato di Jane, la nipote di Dillon. Casualmente ascolta la telefonata in cui si organizza il piano ai danni di Pop e coinvolge tutto il quartiere per salvare il vecchio tram, finirà con una scazzottata epica ma il vecchio Pop riceverà il giusto compenso per vendere la sua linea tramviaria.



A rotta di collo


Speedy è l’ultimo film muto del comico Harold Lloyd e pur avendo per soggetto la velocità della metropoli, il ritmo del film non è proprio A rotta di collo: la pellicola sembra formata da diversi segmenti che trovano un senso nel finale ma durante la visione rischiano di perdere l’attenzione dello spettatore: prima c’è l’introduzione dei personaggi, il vecchio Pop, la nipotina tutto pepe e infine il fidanzato patito di baseball che lavora in bar. Mandato a fare una commissione per il capo (consegnare i fiori alla moglie) non riesce a portare a termine l’incombenza e viene licenziato.



Arottadicollo


Ma è venerdì e invece di preoccuparsi il giovanotto si compra un abito nuovo e porta la fidanzata a Coney Island, un segmento divertente e interessante come documento dei divertimenti dell’epoca, famoso perché nella scena degli specchi deformanti Lloyd mostra il dito medio ed è la prima volta che questo gesto appare sul grande schermo. Il legame con la trama però è molto esile: l’incontro con un randagio che sarà un baldo aiutante nella scoperta del furto del tram e nella rissa finale. Il lunedì Speedy trova lavoro come tassista e dopo molte traversie carica sul taxi la stella del baseball Babe Ruth che lo invita a vedere la partita. E allo stadio Speedy scopre il piano ai danni del vecchio Pop organizzando la riscossa.



Speedy


Trama molto complicata, gag già viste, Harold Lloyd non è altro che un ragazzone ottimista che riesce sempre a trovare una soluzione ai suoi guai; a funzionare è il contrasto tra modernità e “la vecchia America” di cui Pop e il suo tram a cavallo sono un simbolo: dal tranquillo quartiere escono, per aiutare il loro vecchio coetaneo, tutta una serie di anziani baldanzosi, reduci della guerra di secessione che non esitano a cimentarsi con i giovani gangster di quartiere e il film è un crescendo, il vecchio cavallo viene sostituito da una coppia di cavalli al galoppo ripresi come in un film western, in netto contrasto con i gangster striscianti contro i muri della metropoli. La regia è molto buona, molte riprese sono fatte in pieno centro, nel traffico caotico di New York, interessante soprattutto l’uso della profondità di campo che riesce a restituire il regista.

Linea mortale

Flatliners
USA 1990 Columbia
con Kiefer Sutherland, Julia Roberts, Kevin Bacon, William Baldwin, Oliver Platt, Kimberly Scott, Benjamin Mouton, Hope Davis
regia di Joel Schumacher


Flatliners


L’ambizioso studente di medicina Nelson Wright convince i suoi amici, quattro tra i più brillanti studenti della stessa facoltà, ad aiutarlo in un esperimento: morire per pochi minuti per poter tornare e raccontare cosa c’è dall’altra parte. L’esperimento riesce e altri tre colleghi decidono di provare l’esperienza ma quello che Nelson ha taciuto è che dall’aldilà si torna assieme ai propri fantasmi…



Linea mortale


Linea mortale sconfina dal genere horror fantascientifico a cui dovrebbe appartenere e ben presto si trasforma in una pellicola puramente psicologica dove ognuno dei ragazzi che si è sottoposto all’esperimento cerca di reagire come può al ritorno dei fantasmi di un passato che credevano dimenticato; essendo l’età media di venticinque anni si tratti di traumi infantili: Nelson viene aggredito fisicamente dal ragazzino di cui ha causato la morte, David viene insultato dalla compagna di scuola che bullizzava alle elementari, Rachel rivive il suicidio del padre reduce del Vietnam e Joe viene lasciato dalla fidanzata che scopre le registrazioni di tutte le ragazze con cui l’ha tradita, fatte a loro insaputa.



Linea mortale


Per primo David, che ha la fortuna di avere un conto aperto con una persona ancora viva, capisce che l’unica soluzione è cercare di rimediare, di chiedere perdono e abbandonare i sensi di colpa del passato. Un morale abbastanza spicciola che però risulta molto attuale visto che il bullismo e il porn revenge sono temi di stretta attualità.



Lineamortale


La forza del film è comunque tutta visiva: diversi stili di ripresa per raccontare la relazione tra mondo reale, allucinazioni e aldilà ma ad esser davvero intrigante è l’ambientazione in una Chicago piuttosto inedita: diverse location alla Loyola University, gli spazi deco, l’appartamento enorme e semivuoto di Nelson, piuttosto tipico dei tardi anni ’80, sono accostati con dipinti e statue che vanno dal rinascimento ai graffiti creando la perfetta atmosfera straniata del film.



Lineamortale


Il film è anche famoso perché il set fu galeotto dell’amore tra Julia Roberts e Kiefer Sutherland che infiammò i tabloid dei primi anni ’90.

Foglie d’autunno

Autumn Leaves, 1956 Columbia
con Joan Crawford, Cliff Robertson, Vera Miles, Lorne Greene, Ruth Donnelly, Shepperd Strudwick, Selmer Jackson, Maxine Cooper, Frank Gerstle, Leonard Mudie, Bob Hopkins, Marjorie Bennett, Maurice Manson
regia di Robert Aldrich



Foglie d'autunno

Milly, un’attempata dattilografa zitella, conosce per caso il giovane Burt Hanson che s’innamora di lei; conscia della differenza d’età, la donna cerca di rompere la relazione ma quando lui torna dopo un mese, i due decidono di sposarsi. Il matrimonio è felice anche se lei nota qualche discrepanza nei racconti del passato di Burt ma non ci fa caso finché un giorno non si presenta a casa Virginia, l’ex moglie del marito di cui Milly non sapeva assolutamente nulla…



Autumn leaves

Foglie d’autunno segna l’incontro tra Joan Crawford e Robert Aldrich che nel 1962 si ritroveranno sul set del celeberrimo Che fine ha fatto Baby Jane?; alcuni temi del film sono già presenti in questo melodramma sentimentale scardinato dalla violenza di Aldrich: la solitudine della vecchiaia (in questo caso della mezza età) e la follia.
La pellicola è pensata per rilanciare la carriera della cinquantaduenne diva che era appena passata alla Columbia, il coté sentimentale è sottolineato già dal titolo: le foglie d’autunno sono Le foglie morte di Prevert cantata da Nat King Cole, che diventano lo struggente refrain malinconico della drammatica storia tra Milly e Burt, uomo fragile segnato dall’aver scoperto la relazione tra la moglie e il padre. In perenne fuga dai ricordi per rimuovere il trauma e dai due amanti che hanno bisogno di una sua firma per una questione immobiliare.



Fogliedautunno

Burt trova una parvenza di pace tra le braccia di Milly, piacente donna di mezz’età che ha trascorso tutta la vita da sola per aver sacrificato un amore di gioventù alle cure del padre malato, come scopriamo da un flash back durante il concerto a cui la donna si reca sola; flash back costruito in maniera molto interessante, un gioco di luci isola il volto di Millly seduta tra il pubblico della platea poi parte la telefonata d’addio con il vecchio fidanzato che la costringe a scegliere tra lui e il padre: vediamo solo il busto di Joan Crawford, il volto è tagliato perché gli eventi si sono svolti almeno una ventina di anni prima e Aldrich risolve in questo modo la necessità di tornare indietro nel tempo.



Autumnleaves

Quando Virgina e il padre si presentano da Milly, la follia latente di Burt esplode nella violenza verso la moglie: potente la scena in cui l’uomo scaraventa la macchina da scrivere addosso alla moglie che si scansa e resta ferita solo alla mano.



Fogliedautunno

A Milly viene prospettato il ricovero del marito come unica soluzione per guarirlo ma temendo che una volta guarito l’uomo non abbia più bisogno di lei, la donna procrastina l’internamento mentre la pazzia di Burt aumenta. E’ molto bella la scena in cui svegliatasi di notte, Milly trova il marito che rivive lo shock del tradimento appoggiato alle ante dell’armadio: c’è un’inquadratura (foto 3) del tutto irrealistica ma significativa in cui si vede la scena da dentro l’armadio con l’uomo appoggiato a una lastra di vetro, scena che fa il paio con i primo bacio tra i due, avvenuto in mare e ripreso dal basso con la macchina da presa sott’acqua.

Nata ieri

Born Yesterday
USA 1950 Columbia
con Judy Hollyday, Broderick Crawford, William Holden, Howard St. John, Frank Otto, Larry Oliver, Grandon Rhodes, Smoki Whitfield, Hekyn Eby Rock, Barbara Brown, Claire Carleton
regia di George Cukor



BornYesterday


Il “re degli stracci” Harry Brock arriva a Washington in pompa magna per manipolare il congresso e farsi fare una legge ad personam, al suo seguito c’è l’amante, l’ex ballerina Billie Dawn, un’oca giuliva che Brock e il suo avvocato Jim Devery usano come testa di legno intestandole molti dei beni di Brock.
Persino il rozzo re degli stracci si accorge che Billie è davvero troppo volgare per Washington e decide di farla istruire da Paul Verrall, un integro giornalista che lo ha intervistato. Tra Billie e Paul c’è una forte attrazione che il giornalista fatica a reprimere, dal canto suo la ragazza rimane affascinata dalla cultura, oltre che dal giovane, e scopre di essere intelligente e con l’aiuto dell’amato giornalista riesce a fermare gli imbrogli di Brock.



Born-Yesterday


Deliziosa commedia di George Cukor rifatta nel 1993 con Melanie Griffith, Don Johnson e John Goodman.
Tratta da una commedia di Garson Kanin che aveva come protagonista teatrale la stessa protagonista cinematografica, l’inarrivabile Judy Holliday che per questa prova vinse meritatamente l’oscar sbaragliando la Bette Davis di Eva Contro Eva e la Gloria Swanson di Viale del Tramonto diventando il prototipo della ragazza media americana e anche il modello meno noto di Madonna negli anni ’80 che nel capello corto biondo platino di True Blue riprende proprio il look dell’attrice oggi dimenticata anche per la morte prematura a soli 44 anni.



NataIeri


La bravura di Judy Holliday è apprezzabile anche in italiano dato che Lina Morelli fece un incredibile doppiaggio della voce querula e sguaiata di Billie, rendendo perfettamente il personaggio anche se a volte si fatica a capire cosa dice, una scelta coraggiosa e vincente che permette di comprendere tutte le sfumatere della svampita protagonista che può essere insicura davanti alla cultura e al sentimento, aggressiva o spaventata con il compagno violento, perennemente ubriaca per sopportare la noia e la volgarità del re degli stracci.



NataIeri


La morale della pellicola è alta ed è da apprezzare la capacità di evitare la retorica di Cukor pur scomodando il Capitolo e tutti i grandi della Patria ma soprattutto è una morale molto scomoda ai nostri giorni, con l’impegno e la fatica tutti possono farsi una cultura che permette loro di riscattarsi: Billie smette addirittura di accettare passivamente “i quattro schiaffi” che ogni tanto Brock le assesta e mi sembra un messaggio più importante e realistico che accorgersi di essere proprietaria di metà dei suoi beni e ricattarlo affinché non truffi il popolo americano comprando i senatori corrotti.

Robin e Marian

Robin e MarianRobin and Marian
GB 1976 Columbia
con Sean Connery, Audrey Hepburn, Robert Shaw, Richard Harris, Nicol Williamson, Denholm Elliott, Kenneth Haigh, Ronnie Barker, Ian Holm
regia di Richard Lester

Alla morte di Riccardo Cuor di Leone, che han seguito per vent’anni, Robin Hood e il fedele Little John fanno ritorno alla foresta di Sherwood ritrovando Fra’ Tuck e Will Scarlett; Robin scopre che l’amata Marian è diventata badessa di un convento e sta per essere arrestata dallo sceriffo di Nottingham, allora la salva dal carcere ritrovando in un sol colpo l’amore e l’acerrimo nemico di sempre…

Una pellicola dolce amara che rilegge in chiave melanconica il mito di Robin Hood eliminando tutti gli orpelli retorici.
Il senso di morte è anticipato dalle tre mele mezze marce dei titoli di testa e che torneranno nel finale con un significato più chiaro e già il prologo che narra l’ultimo assedio di Riccardo Cuor di Leone in terra di Francia, l’assedio a un castello rifugio di donne e bambini inermi che il sovrano inglese non esita a massacrare per impossessarsi di una leggendaria statua d’oro che non è altro che un antico cippo romano, ci mostra i personaggi spogli della loro patina leggendaria, con alcuni spunti comici (i due armigeri che per prendere una pietra da mettere sulla catapulta si scontrano con gli elmi) che sembrano derivare dal nostro Brancaleone anche nella descrizione delle terre desolate e saccheggiate dai potenti.



Robin-and-marian


Riccardo Cuor di Leone è un pazzo, pronto ad uccidere anche il suo fedele Robin Hood che si è rifiutato di partecipare a quest’inutile mattanza e solo la morte del re salva Robin e Little John dalla pena capitale.
Disincantato Robin fa ritorno in Inghilterra e il ritrovare gli amici che gli cantano le canzoni gloriose delle mille imprese che lui non ha mai compiuto, ritrovare Marian e anche il nemico di un tempo, lo sceriffo di Nottingham riaccendono in lui la passione per la battaglia per una giusta causa.



Robin and Marian


Anche lo sceriffo questa volta non è il perfido vilain di sempre: a sua volta sopravvissuto di un epoca mitica, che non ha fatto carriera perché sa leggere e ciò non è ben visto alla corte reale, costretto a scendere a patti con nobili gaglioffi è ben contento di ritrovare il suo rivale di un tempo e cercare di batterlo con l’astuzia ma Sir Ranulf preferisce farsi dare duecento soldati dal re e per salvare i giovani che si sono uniti alla rivolta Robin propone una sfida tra sé e lo sceriffo. Se fino al duello, la pellicola scherza con gli acciacchi della mezza età di Robin, mostrandocelo con le giunture doloranti dopo una notte passata a dormire nella foresta, ora la fatica e la stanchezza dei due vecchi nemici assume un tono epico e drammatico nello sforzo palese di maneggiare gli enormi spadoni ma l’impossibilità per entrambi di dichiararsi sconfitti.



Robin e marian


Marian è interpretata da una splendida Audrey Hepburn che torna al cinema dopo una pausa di nove anni. Robin la ritrova badessa del convento in cui si è rifugiata dopo che lui se n’era andato senza nemmeno salutarla, la passione tra i due ritorna immediatamente nonostante gli imbarazzi le paure (soprattutto femminili) di non essere più desiderabili come in gioventù.
Ritrovato il suo grande amore Marian non è più disposta a perderlo e si fa artefice del loro destino in un finale commovente e tragico degno di un grande amour fou.

L’inafferrabile signor Jordan

Here Comes Mr. Jordan
USA 1941 Columbia
con Robert Montgomery, Evelyn Keyes, Claude Rains, Rita Johnson, James Gleason, Edward Everett Horton, Donald MacBride
regia di Alexander Hall



L'inafferrabile mrJordan


Il promettente pugile Joe Pendleton viene prelevato prima del tempo da un angelo alle prime armi. Mentre nell’aldilà si cerca di risolvere la sua posizione, il suo corpo viene cremato e l’anima di Joe viene “temporaneamente” messa nel corpo di Bruce Farnsworth, un riccone senza scrupoli appena ucciso dalla moglie e dal segretario personale. La prima cosa che fa Pendleton nel nuovo corpo è scagionare il padre di Bette Logan dalla prigione a cui lo avevano destinato i raggiri del vero Farnsworth. Mentre nasce un sentimento con Bette, Joe richiama Max Corkle, il suo vecchio manager e lo convince a organizzargli un incontro ma la permanenza nel corpo di Farnsworth non è più possibile e Joe prende definitivamente possesso del corpo di un pugile, dimenticando la sua esperienza ultraterrena ma non l’amore per Bette.




Here comes mr. jordan


Celebre commedia fantastica rifatta nel 1978 da Warren Beatty Il paradiso può attendere, con il titolo originale dalla pièce teatrale del 1938.
Più degi aspetti fantastici e sentimentali è la commedia a farla da padrona, con lo stupore dei due assassini che vedono uscire Farnsworth uscire dal bagno dove l’hanno annegato come se nulla fosse: forse proprio il contrasto con la giocosità prevalente rende più intensi i momenti in cui l’amore tra Bette e Joe supera la dimensione fisica dei corpi e sono le anime a riconoscersi.




Linafferrabilesignorjordan


Gli attori sono molto bravi: Claude Rains è divertitamente ambiguo nel ruolo di angelo superiore, il Mr.Jordan del titolo, insuperabile la caratterizzazione di Max Corckle fatta da James Gleason che da sola vale il biglietto, i due personaggi tornano anche in Giù sulla Terra sempre diretti da Alexander Hall, il film è in musical mediocre che si segnala solo per la sfolgorante bellezza in technicolor di Rita Hayworth.




Herecomesmrjordan


Robert Montgomery collabora anche alla sceneggiatura ed è interessante che l’attore che si cimenterà nella regia nel 1947 girando un film tutto in soggettiva, sia protagonista di una pellicola dove deve cambiare tre corpi ma lo spettatore vede sempre il medesimo attore che interpreta lo spirito di Joe, i corpi sono come cappotti che lo avvolgono per breve o poco tempo, in fondo è una forma di soggettiva anche questa.

La signora di mezzanotte

Midnight
Usa 1939 Columbia
con Claudette Colbert, Don Ameche, John Barrymore, Francis Lederer, Mary Astor, Hedda Hopper, Rex O’Malley, Armand Kaliz, Monty Woolley, Elaine Barrie
regia di Mitchell Leisen



LaSignoraDiMezzanotte


La ballerina americana Eve Peabody, in trasferta europea con la speranza di fare un ricco matrimonio, arriva a Parigi su un vagone di terza classe vestita solo del suo abito da sera dopo aver perso tutto a Montecarlo. La aiuta Tibor Czerny, tassista di origini ungheresi che la scarrozza tutta la sera per i locali notturni in cerca di lavoro, quando Tibor si offre di ospitarla per la notte, la ragazza si dilegua e riesce a intrufolarsi in una festa del jet set. Viene subito sgamata da un divertito signore, Georges Flammarion che la ingaggia per far innamorare l’amante della moglie, Jacques Picot. Il piano riesce ma il tassista, che ha scoperto tutto, si finge il marito della baronessa ungherese per cui si spaccia Eve..




Midnight


Divertente commedia sofisticata che gioca sulla fiaba di Cenerentola: “tutte le Cenerentole hanno la loro mezzanotte”, dice la pratica Eve a Flammarion. Il romanticismo si trasforma in cinismo, del resto c’è Billy Wilder alla sceneggiatura, trasformando la favola in un caleidoscopio di falsità dove nessuno è chi sostiene di essere e Tibor e Eve finiranno per divorziare prima ancora di sposarsi.




La signora di mezzanotte


Battute fulminanti, situazioni surreali, un cast di prim’ordine dove spicca un divertito John Barrymore a cui basta lo sguardo sardonico per sottolineare i tentativi degli altri interpreti di fingersi ciò che non sono: la moglie che finge di non essere innamorata del play boy Picot, quest’ultimo che si dice pronto al matrimonio con Eve e quest’ultima che si finge una baronessa ungherese usando il nome del tassista, che pare avere qualche lontana parentela con l’aristocrazia ungherese, forse unica cosa vera nel delirio di falsi ruoli in cui si trasforma la commedia sofisticata sul finire degli anni’30 come evoluzione del rapporto poveri versus ricchi o nobili, se europei.

Pal Joey

Usa 1957 Columbia
con Rita Hayworth, Frank Sinatra, Kim Novak, Barbara Nichols, Elizabeth Patterson, Bobby Sherwood, Hank Henry
regia di George Sidney



Paljoey


Joey Evans, cantante donnaiolo e sfacciato, torna a San Francisco senza un soldo in tasca, si fa assumere in un localino della Costa dei Barbari e nota subito Linda, la più bella delle ballerine di fila. Durante una serata di beneficenza in cui si esibisce, Joey incontra Vera Simpson una ex spogliarellista ora ricchissima vedova del “re del popcorn” e il cantante la seduce con il suo fascino: Vera accetta di finanziare il locale di Joey ma pretende che Linda lasci la compagnia, gelosa della giovinezza della ragazza ma quando si accorge che Pal è davvero innamorato si trasforma nel cupido della coppia.




Paljoey


Versione con esplicito happy end del musical del 1940 tratto dall’omonimo romanzo epistolare di John O’Hara, un film elegante con alcune celebri canzoni su tutte Lady is a tramp e My funny Valentine cantata da Kim Novak (doppiata).
Il cast è di richiamo: Rita Hayworth torna finalmente a un ruolo da signora dopo diversi ruoli da donna di malaffare che la Columbia le aveva affidato da quando l’attrice era tornata alla major dopo la fine del matrimonio con l’Aga Khan.
Sempre esaltata dal technicolor, Rita Hayworth cita se stessa quando interpreta Zip mimando uno spogliarello alla Gilda; doppiata come sempre nelle canzoni, anche se aveva buone doti canore, la Hayworth svetta sui suoi due colleghi per le sue doti di ballerina ma nel film le coreografie sono ridotte al minimo proprio per le scarse virtù degli altri protagonisti.
Frank Sinatra, comunque, vinse un Golden Globe come miglior interprete e Kim Novak anticipa la sua abilità nel recitare con gli animali (lo so che detto così suona come un’offesa invece vorrebbe esser un complimento) interagendo con il fox terrier Professore come farà l’anno seguente con il gatto Cagliostro in Una strega in paradiso.
I colori degli abiti dell’attrice e l’ambientazione a San Francisco anticipano anche il più grande successo della diva sempre del 1958: La donna che visse due volte.

Orchidea Bionda

Ladies of the Chorus
USA 1949 Columbia
con Marilyn Monroe, Adele Jergens, Rand Brooks, Nana Bryant, Steven Geray
regia di Phil Karlson



Ladiesofthechorus


Mae e Peggy Martin, madre e figlia, sono ballerine di fila in uno spettacolo di varietà; quando la prim’attrice viene cacciata il direttore chiede a Mae di prendere il suo posto ma la madre lascia che sia la figlia a debuttare e Peggy diventa ben presto “the queen of burlesque” facendo innamorare un giovane di buona famiglia che la chiede in moglie. Mae acconsente alle nozze solo se famigliari e parenti dello sposo approvano il mestiere di Peggy ma Randy Carroll non dice nulla alla madre e il giorno del fidanzamento gli orchestrali riconoscono la ragazza nell’imbarazzo generale che verrà spazzato via da un’alzata d’ingegno della brillante Mrs.Carroll.




Orchideabionda


Commediola sentimentale insignificante che passa alla storia per essere il film in cui Marilyn Monroe debutta come protagonista: il suo nome è sopra i titoli di testa, il suo comprimario è Rand Brooks, l’attore che interpretò il povero Carlo Hamilton, primo marito di Rossella in Via col Vento.




Orchidea bionda


La futura diva è graziosissima e adorabile, perfetta nel ruolo dell’ingenua senza ancora la malizia che ne farà un sex-symbol; Marilyn rispecchia fedelmente il personaggio che porta sullo schermo: una ragazza educatissima (chiama la madre “mother”) di buoni studi che dopo la laurea decide di lavorare nel mondo dello spettacolo come la madre, la vera protagonista del film. L’amore tra Peggy e Randy fila senza intoppi e rischia di essere rovinato solo le remore di Mae Martin, che rievoca attraverso alcuni flash back il suo infelice matrimonio, distrutto proprio dalle differenze sociali e dai pregiudizi sulle ballerine. Ovviamente la gravidanza le ha stroncato anche la carriera e non le resta che fare la ballerina di fila ancora oggi, nascondendo i capelli ingrigiti con una inquietante parrucca bionda.




Ladies of the Chorus


Per fortuna l’arzilla suocera non si lascia scomporre dalla diversa estrazione sociale e per evitare lo scandalo si esibisce alla festa di fidanzamento millantando a sua volta un passato da cantante che spegne ogni pettegolezzo.
Il plot, oltre che buonista, è oggettivamente poco credibile, fortunatamente il film dura solo 60 minuti e i numeri musicali sono molto piacevoli: Marilyn canta la celeberrima Every Baby Needs a Da Da Daddy.

Il grande caldo

The Big Heat
USA 1953 Columbia
con Glenn Ford, Gloria Grahame, Lee Marvin, Jocelyn Brando, Alexander Scourby, Jeanette Nolan
regia di Fritz Lang



TheBigHeat


Il sergente della omicidi Dave Bannion è chiamato a constatare il suicidio di un collega, Tom Duncan. Sembrerebbe tutto a posto ma quando l’amante di Tom viene trovata seviziata e uccisa dopo aver confidato a Bannion i suoi dubbi sul suicidio, il detective si mette a indagare nonostante arrivino delle minacce a casa sua. Quando la moglie muore nell’eplosione dell’auto, Bannion dichiara la sua guerra personale a Mike Lagana, il boss che comanda anche la polizia. Ad aiutarlo solo qualche collega e Debbie, la fidanzata del sadico Vince Stone, braccio destro del boss.




TheBigHeat


Noir teso e anticipatore dell’archetipo del giustiziere solitario che dominerà i film degli anni ’70.
Come sempre Lang indaga l’animo umano portandone alla luce le ambiguità ponendo i suoi personaggi davanti a scelte molto forti: da subito Bannion è avvisato “amichevolmente” dal suo capo di non pestare i piedi a Lagana ma il poliziotto prosegue per la sua strada mettendo a repentaglio la vita dei suoi famigliari: oltre all’omicidio della moglie, Lagana vorrebbe rapire anche la figlioletta di Bannion pur di riuscire a fermarlo ma la battaglia solitaria di Bannion colpisce la coscienza degli amici e colleghi di Bannion che iniziano ad aiutarlo, forse per questo, quando si trova faccia a faccia con gli assassini, Bannion riesce a reprimere il sentimento di vendetta e non ucciderli ma consegnarli alla giustizia ritornando ad essere, nel finale, un semplice poliziotto al servizio della comunità.




Ilgrandecaldo


Sono molto interessanti i ruoli femminili della pellicola: Katie Bannion è una moglie comprensiva, Lucy, l’amante di Duncan, è quella che ha dato la forza al poliziotto corrotto di lasciare un memoriale sulle connivenze del potere civile con il malavitoso Lagana (che agisce sempre sotto il ritratto della madre).




Ilgrandecaldodonne


Bertha Duncan, la vedova di Tom, è invece una donna perfida, che non esita a chiamare Lagana per ricattarlo prima di avvisare le autorità del suicidio del marito.
IlgrandecaldobertadebbieInfine c’è Debbie, fidanzata svampita del violento Vince, rimane subito colpita dal coraggio di Bannion e lo segue pagando a caro prezzo la sua decisione: Vince la sfregia gettandole addosso una caraffa di caffè bollente, il volto sfigurato della donna diventa simbolo della sua doppia natura (ma già le erano state riservate molte scene davanti allo specchio, classico espediente per dimostrare l’ambiguità di un personaggio).
Buona, ingenua ma anche perversa e determinata: si vendica di Vince sfregiandolo a sua volta con caffè bollente ma soprattutto uccide Bertha in mondo che le carte di Tom Duncan arrivino ai giornali.