Un americano a Parigi

An American in Paris
USA 1951 MGM
con Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant, Georges Guétary, Nina Foch, Ann Codee, Hayden Rorke, Paul Maxey, Anna Q. Nilsson
regia di Vincente Minnelli

Dopo la guerra Jerry Mulligan resta a Parigi perché vuole diventare un pittore, s’interessa di lui Milo Roberts, un ereditiera che vorrebbe diventare la sua mecenate e anche qualcos’altro ma Jerry perde la testa per Lise una giovane commessa. Anche Lise lo ama ma sta per sposare un altro per riconoscenza, visto che il fidanzato l’ha protetta quando è rimasta sola durante la guerra…

Musical campione d’incassi e di premi, Un americano a Parigi si segnala per una storia esile che si contrappone alla potenza dei numeri musicali.
Il film nasce proprio dall’idea di portare sul grande schermo l’omonimo poema sinfonico di George Gershwin: tutti i diritti musicali dell’autore erano stati ceduti alla MGM dopo la sua morte quindi l’operazione era fruttuosa. 

Alla regia c’è Vincente Minnelli, maestro del genere , il protagonista e coreografo è Gene Kelly e la protagonista femminile è la debuttante Leslie Caron che sostituisce Cyd Charisse che rinunciò al ruolo perché incinta.

La trama è leggera se proprio vogliamo trovare un punto di approfondimento possiamo notare che sia Jerry che Lise si amano ma si mentono per un senso di riconoscenza verso i loro compagni che li hanno protetti nei momenti di difficoltà. È come se il film invitasse a lasciare indietro i timori della guerra e a gettarsi nel futuro con ottimismo.

Ci sono molte citazioni chapliniane, dalla mini soffitta che Jerry trasforma al mattino, il fiore che torna ricordando un po’ Luci della città e in un numero musicale coi i bambini Gene Kelly imita le mosse caratteristiche di Charlot.

Visivamente il film è spettacolare, in trionfo del e delle ricostruzioni in studio. Canzoni e balletti si sprecano ma la produzione ha un coraggio inusitato: un numero musicale di 17 minuti, pura arte coreutica che omaggia Parigi e i suoi movimenti artistici, un sogno ad occhi aperti di Jerry che trascende il rimpianto della donna appena perduta

Fedora

USA 1978
con William Holden, Marthe Keller, José Ferrer, Hildegarde Knef, Frances Sternhagen, Mario Adorf, Michael York, Stephen Collins, Henry Fonda, Arlene Francis
regia di Billy Wilder



Fedora


Quando Fedora, diva del cinema che sembra sfidare il tempo, si suicida buttandosi sotto il treno, il produttore Barry Detweiler che l’aveva ricontattata poto tempo prima per proporle un film che rileggeva Anna Karenina, si chiede se il suo tentativo di far tornare la diva sullo schermo non sia la causa del suicidio ma il giorno della veglia funebre scoprirà tutti i misteri che si celano dietro il personaggio di Fedora…

Fedora


Quasi trent’anni dopo Viale del Tramonto, Billy Wilder, al suo penultimo film, torna ad indagare i misteri e le follie del divismo hollywoodiano in un film speculare al precedente capolavoro: Norma Desmond era una sopravvissuta al suo tempo la cui follia nasceva dal non volersi rassegnare all’essere dimenticata, Fedora e la figlia Antonia hanno sacrificato tutto al mito intramontabile della diva: la madre è vittima del tentativo forsennato di mantenere la leggendaria bellezza che la riduce su una sedia a rotella, la figlia che ha avuto un rapporto ambivalente con la madre, interpretandola per gioco, solo per ricevere l’Oscar alla carriera, finisce per diventare a sua volta schiava del personaggio che nell’infanzia le ha rubato la madre e ora le ruba l’amore dell’attore Michael York a cui non può confessare di essere coetanea, scivolando lentamente nella pazzia.



-Fedora


La pellicola non risparmia sarcastiche batture sulle nuove correnti cinematografiche, dal neorealismo al free cinema, è il testamento di Billy Wilder che ha molto in comune con il film testamento di Vincente Minnelli, Nina: rimpianto del bel tempo andato e una figura femminile misteriosa e sopra le righe su cui verte la storia: del resto è stato il cinema il primo mezzo a esaltare lavorativamente la figura femminile, addirittura più degli uomini anche se il prezzo di questa gloria spesso è stato altissimo, tanto da rendere credibili queste opere che vertono sulla follia della gloria perduta.
Il legame con Viale del tramonto è rimarcato dalla scelta dello stesso protagonista, William Holden e il film prende inizio dalla sua voce off che racconta i flash back precedenti alla sua morte nel capolavoro del 1950 e a quello di Fedora nell’omonimo film del 1978.



Fedora


Sicuramente più imperfetto del film del 1950, Fedora ha un fascino più sulfureo: sono passati trent’anni anche per il regista che con la lucidità che lo contraddistingue riconosce non solo la fine imminente della sua carriera ma la morte del cinema classico, non per nulla la seconda parte del film si svolge nella cappella dove è esposto il corpo della diva: attraverso le imposizioni drastiche della contessa Sobryanski (la vera Fedora) Wilder celebra il funerale del cinema a cui è appartenuto ricordando che l’uscita di scena è la parte più importante della recitazione, quindi Fedora è un atto d’amore per il cinema classico, sardonico come il regista in questione.
Da notare che il ritratto che rappresenterebbe la contessa Sobryanski è un’elaborazione di Sogni di Vittorio Matteo Corcos: penso basti il titolo a sottolineare il legame con “la fabbrica dei sogni” del cinema.

Gigi

USA 1958 MGM
con Leslie Caron, Louis Jourdan, Maurice Chevalier, Hermione Gingold, Isabel Jeans, Eva Gabor, Jacques Bergerac, John Abbott
regia di Vincente Minnelli



Gigiloc


Parigi, 1900: Gaston Lachaille, rampollo di un ricchissimo industriale, vive annoiato il bel mondo tra mantenute, scandali e feste da Chez Maxime, l’unico luogo dove si sente a suo agio è a casa di Mamita Alvarez, una vecchia cocotte che vive con la figlia cantante d’opera e la giovanissima nipote Gigi. Forse è proprio la freschezza e l’innocenza di Gigi a distrarre Gaston dalla noia del bel mondo almeno fino a quando non si accorge che che la fanciulla è ormai cresciuta..




Gigi


Un classico dei musical MGM, vincitore di nove Oscar che l’ha reso il film più premiato fino al 1987 quando è stato spodestato da L’ultimo imperatore di Bertolucci.
La pellicola è tratta dall’omonimo racconto di Colette con la sola variazione di eliminare la madre di Gigi trasformata in una svagata cantante di cui giungono i gorgheggi dalla stanza accanto a favore del personaggio del tutto inventato di Honoré Lachaille, lo zio di Gaston, vecchio viveur che in gioventù ha avuto una grande passione per la nonna di Gigi.
Interpretato dal sempre perfetto Maurice Chevalier, il personaggio sdoppia la figura di Gaston che nel romanzo è un uomo di mezz’età che finisce per sposare un’adolescente e soprattutto ha il compito di introdurre la vicenda quindi mettere una distanza ulteriore tra l’America perbenista degli anni ’50 e la disinvolta Belle Époque parigina d’inizio secolo eppure, oggi, rivedendo dopo tantissimi anni la pellicola che è stata un classico della mia infanzia, ho provato un lieve disgusto nel sentire un vecchio cantare Thank Heaven for Little Girls: prevedo tempi duri nel distinguere la sacrosanta lotta per i diritti e la leggerezza e/o la contestualizzazione storica di un film se pare che anche un classico come Via col Vento subisca attualmente censure per non urtare le sensibilità afroamericane!




Gigi


Dove il film conferma tutta la sua grandezza è nella scenografia e nei costumi, settori sotto il controllo di Cecil Beaton che riesce a ricostruire perfettamente le atmosfere dell’epoca: l’appartamento di Honoré è una perfetta sintesi dell’art nouveau, le scene a Trouville sembrano uscite da un quadro impressionista come i meravigliosi abiti femminili.




Gigi


Un musical un po’ anomalo cantato sì ma ben poco coreografato e il momento più bello è la dolcemente melanconica rievocazione dell’amore passato tra Honoré e M.me Alvarez che cantano I Remember It Well nella struggente luce rosata di un tramonto a Trouville.




Gigi


Altra peculiarità insolita per un film di una major americana è di avere un tris di protagonisti esclusivamente francesi e se Chevalier e Jourdan conservano tutto il fascino dell’accento parigino, l’adorabile Leslie Caron risulta già troppo “anglicizzata” dalle precedenti esperienze ma fresca e vivace come il suo personaggio, le si perdona tutto.

La donna del destino

Ladonnadeldestino

Designing Woman
Usa 1957 MGM
con Lauren Bacall, Gregory Peck, Dolores Gray, Mickey Shaughnessy
regia di Vincente Minnelli

In trasferta a Los Angeles, il cronista sportivo Mike Hagen conosce una bella ragazza, Marilla Brown, anche lei new yorkese e nel giro di una settimana i due si sposano; una volta tornati nella metropoli, Mike scoprirà che la moglie è una ricca e raffinata figurinista mentre Marilla sospetta che la tresca del marito con la precedente fidanzata non sia mai finita. Tra gelosie e ripicche, l’amore trionfa solo quando Marilla viene rapita dai malavitosi che gestiscono gli incontri combinati di boxe, su cui sta indagando Mike.

Commedia sofisticata sulle incomprensioni amorose della passione nata all’improvviso che deve fare i conti con due realtà all’apparenza inconciliabili: se per Mike, che si è sempre creduto un buon partito, è dura accettare che la moglie sia molto più ricca di lui, Marilla deve fare i conti con la gelosia per la ex del marito, Lori Shannon, una showgirl tutta curve che Mike liquida goffamente appena tornato a New York ma che rientra nelle loro vite essendo scelta come protagonista dello spettacolo di cui Marilla è costumista.

Designingwoman

La rivalità si allarga ai gruppi di amici: modaioli e festaioli quelli di Marilla, rudi giocatori di poker i colleghi di Mike. Se Mike è annoiato dai pettegolezzi sugli abiti, dal canto suo Marilla inorridisce alla vista del sangue durante gli incontri di boxe e teme il pugile suonato Maxie Stulz che diventerà la guardia del corpo di Mike quando il giornalista sarà costretto a nascondersi per portare a termine la sua inchiesta.
Al personaggio di Stulz sono riservate le scene più divertenti ma anche i due protagonisti si rivelano ottimi interpreti della commedia, in particolar modo Lauren Bacall (che soffiò il ruolo a Grace Kelly) che sgrana i meravigliosi occhi azzurri che un decennio prima teneva abbassati per guardare da sotto in su nei noir di cui era protagonista assieme a Bogart, tra l’altro La donna del destino fu girato negli ultimi mesi di vita dell’attore.

Marilla&maxie

Il materiale per mettere in scena con gustosi siparietti la guerra dei sessi, tanto cara alla commedia americana, abbonda e Minnelli riesce ad infilare sequenze di balletti anche se il film non è un musical, un po’ raccontando il dietro le quinte dello spettacolo ma soprattutto facendo risolvere la scazzottata finale a colpi di danza dal ballerino sulla cui virilità Mike aveva espresso dei dubbi.
Molto interessante la sequenza del risveglio di Mike con la sbornia dopo il party in cui conosce Marilla: tutti i suoni sono amplificati e rimbombanti ma soprattutto quando Marilla invita Mike ad ammirare la bella giornata, l’inquadratura del cielo azzurro e il paesaggio verde si trasforma in una versione acida con il cielo rosa shocking in accordo con lo stile della nascente pop art.

Robert Walker

Robertwalker

Il 28 agosto 1951 moriva a soli 32 anni Robert Walker promettente star hollywoodiana la cui vita è stata distrutta, come ebbe modo di dire lui stesso dall’ossessione di Selznick per la moglie.
Robert Hudson Walker nasce il 13 ottobre 1918 a Salt Lake City, ultimo di quattro figli; il carattere sensibile del ragazzo rivela le sue debolezze quando i genitori si separano. L’attività recitativa sembra far bene alla sua indole e il giovane Walker rivela un certo talento tanto da esser mandato a studiare all’American Academy of Dramatic Arts di New York.
A scuola il ragazzo s’innamora quasi subito di una campagna di corso, Phylis Lee Isley, e i due convolano a giuste nozze nel 1939, un anno dopo il loro primo incontro.
Il viaggio di nozze è a Los Angeles in cerca di scritture ma non succede nulla di rilevante e la coppia torna a New York dove si mantengono recitando alla radio e in teatro intanto hanno due figli, Robert Walker Junior e Michael Walker che avranno anch’essi un futuro recitativo.
La nascita dei due figli non impedisce a Philys di proseguire con le audizioni e viene notata da David. O.Selznick che decide di farne una star con il nome di Jennifer Jones.
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Selznick dimostra interesse anche per la carriera del marito e lo fa assumere alla MGM: mentre nel 1943 Jennifer Jones vince l’oscar per Bernadette, Robert Walker si fa notare come uno dei soldati destinati al sacrificio nel film bellico Bataan di Tay Garnett. Il ruolo del soldato, visto anche il periodo storico, sarà tipico dei primi anni di carriera di Walker, lo ritroviamo ad esempio, in Missione segreta di Mervyn LeRoy girato nel 1944.
Dello stesso anno è anche Da quando te ne andasti dramma sentimentale sulle vicende di una famiglia il cui padre è al fronte, Jennifer Jones è Jane Deborah Hilton, figlia della signora Hilton (Claudette Colbert) che s’innamora di un giovane soldato prossimo alla partenza per la guerra interpretato da Robert Walker. I due erano ancora sposati anche se la relazione con Selznick ormai era cosa nota, creando a Walker un disagio che lo porta all’alcolismo.
Il ruolo del caporale Bill Smollett però è apprezzato dalla critica e l’anno successivo l’attore lavora con Judy Garland, che lo avrebbe voluto anche per Incontriamoci a Saint Louis; insieme girano l’adorabile pellicola L’ora di New York, storia di un incontro fortuito tra una ragazza e un militare in licenza che decidono di sposarsi nel giro di ventiquattro ore. Diretto dal marito della Garland, Vincente Minnelli, il film fu il primo ruolo senza cantato per la giovane diva che doveva la sua fama alla voce angelica.

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La carriera di Walker procede senza grossi successi anche se in produzioni interessanti come Il Mare d’Erba, seconda regia di Elia Kazan che ha per protagonisti al coppia Tracy/Hepburn. Sempre del 1947 e ancora con Katharine Hepburn è Canto d’Amore, il convenzionale biopic diretto da Clarence Brown sull’amore tra Clara Wieck e Robert Schumann; Robert Walker veste i panni dell’amico Johannes Brahms.
Nel 1948 è Eddie Hatch, il timido vetrinista che si innamora di una statua di Venere che prende vita, interpretata da una smagliante Ava Gardner, nel musical fantasy Il Bacio di Venere diretto da  William A. Seiter (e Gregory La Cava non accreditato).

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Ancora segnato dalla fine della relazione con Jennifer Jones, dopo una relazione sul set con la Gardner, l’attore sposa impulsivamente Barbara Ford, figlia del celebre regista ma il matrimonio naufraga dopo alcuni mesi e Walker, per non perdere il contratto con la MGM accetta di farsi disintossicare in una clinica.
La carriera procede senza pellicole significative fino al 1951 quando Hitchcock sceglie Robert Walker per il ruolo di Bruno Anthony ne L’Altro Uomo (Delitto per delitto). Bruno Anthony è il losco personaggio che, durante un incontro in treno, propone al tennista Guy Haines uno scambio di delitti per avere entrambi un solido alibi e non essere incriminati.

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La prima del film si tiene il 30 giugno 1951 e il film ha buone recensioni, Walker intanto lavora a un nuovo progetto, L’amore più grande di Leo McCarey: ma la sera del 28 agosto l’attore muore per un mix di farmaci e alcol: trovandolo in uno stato d’alterazione, la cameriera aveva chiamato il medico che lo aveva sedato causando l’overdose che uccide Robert Walker.
Il film in lavorazione viene modificato per poter essere terminato e vennero utilizzatati alcuni materiali de L’altro Uomo.

Brigadoon

USA 1954 MGM
con Gene Kelly, Cyd Charisse, Van Johnson
regia di Vincente Minnelli

Brigadoon

Due newyorkesi a caccia in Scozia si perdono nelle Highlands e finiscono in un paesino non segnato dalle mappe dove si sta svolgendo un matrimonio, è la mitica Brigadoon che si risveglia ogni cento anni per sfuggire ai mali del mondo.
Tommy si innamora a prima vista di Viola e vorrebbe restare con lei nel luogo incantato ma non ha il coraggio di lasciare la sua vita, ma tornato a New York scopre di non poter più dimenticare l’amata..

Brigadoon1954

Dopo La voce nella tempesta, Brigadoon è il film a cui sono più legata dall’infanzia, per cui le critiche che non lo considerano uno dei capolavori di Vincente Minnelli mi tangono poco, resta sempre la fascinazione di un idillio fantastico che ha stimolato la mia fantasia di bambina.
Indubbiamente la scenografia ricostruita in studio è palesamente falsa: il ponte che segna uno dei confini di Brigadoon sembra un ponticello da presepio e negli anni ’70 Brigadoon era un classico natalizio della tv che non doveva per forza riempire 24 ore di palinsesto.
Costumebrigadoon L’interagire dei personaggi in una scenografia così fasulla (che pure fu nominata agli oscar) sottolinea il lato magico della vicenda: tutta la trama di Brigadoon è poco credibile, a maggior ragione l’happy end notturno (che adoro) eppure il film continua ad appassionare da oltre sessant’anni: la sospensione della realtà è tale che paradossalmente coinvolge spiriti solitamente cinici davanti a vicende sentimentali anche di maggior spessore, come accade alla sottoscritta.
So anche delle critiche ai numeri di ballo, personalmente non amo molto i musical ma di Brigadoon amo molto anche questo aspetto, divertita dal gioco sul folclore scozzese di I’ll Go Home with Bonnie Jean dove il ballo scozzese diventa un tip tap e la sequenza de La caccia (The Chase), l’inseguimento dell’amante respinto che vuole lasciare Brigadoon ponendo fine al suo miracolo, resta un caposaldo del musical.
Indiscutibile la bellezza dei costumi, coi colori ultravivaci che caratterizzano i musical di Minnelli: soprattutto l’abito giallo di Viola (in originale Fiona) sembra una rivisitazione di un costume settecentesco in chiave New Look di Dior.

#FrankSinatra100

Francis Albert Sinatra nasceva 100 anni fa a Hoboken, nel New Jersey. Sarebbe diventato The Voice, uno dei più celebri artisti musicali del XX secolo. Avrebbe avuto un ruolo importante anche nel cinema, ne ripercorriamo la carriera attraverso le 10 (+1) pellicole fondamentali.

Due Marinai e una ragazza 1945

Duemarinaieunaragazza

Frank Sinatra fa da spalla a Gene Kelly che si esibisce nel celebre balletto con Jerry, il topolino del cartoon Tom&Jerry.

Facciamo il tifo insieme 1949

Tifo

L’ultimo film diretto da Bugsy Berkley.

Un giorno a New York 1949

UngiornoaNewYork

Musical rivoluzionario perché girato tutto in esterni, dirige Gene Kelly affiancato da Stanley Donen.

Da qui all’eternità 1953

Daquialleternità

Oscar come miglior attore non protagonista a Sinatra per il ruolo di Angelo Maggio nel film antimilitarista celebre per la famosa scena d’amore sulla spiaggia.

Bulli e pupe 1955

Bulliepupe

Insolito musical diretto da Joseph L. Mankiewicz. Sinatra fa coppia con Brando la cui voce non era intonatissima.

L’uomo dal braccio d’oro 1955

Luomodalbracciodoro

Frankie Machine è un abile batterista distrutto dalla dipendenza dalla droga. Otto Preminger sfida la censura e realizza il primofilm realistico sul tema della droga.

Alta Società 1955

Altasocietà

Nel remake di Scandalo a Filadelfia Sinatra veste i panni del giornalista che furono di James Stewart.

Pal Joey 1957

Paljoey
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Cantante squattrinato seduce ricca miliardaria per trovare i fondi e aprire un locale ma s’innamora di una ballerina. Sinatra canta The lady is a tramp, Kim Novak My funny Valentine.

Qualcuno verrà 1959

Qualcunoverrà

Sinatra è protagonista di un intenso melodramma di Vincente Minnelli accanto all’amico Dean Martin e Shirley McLaine.

Va’ e uccidi 1962

Vaeuccidi

Uno dei capolavori della fantapolitica, firmato da John Frankenheimer e rifatto nel 2004 da Jonathan Demme.

La tua pelle o la mia 1965

Latuapelleolamia
L’unica prova da regista di Frank Sinatra.

Inchiesta pericolosa 1968

Inchiestapericolosa

Una delle prove migliori di Frank Sinatra in uno dei migliori film del regista Gordon Douglas.

100 anni di Anthony Quinn

Aquinn Antonio Rodolfo Quinn Oaxaca nasce il 21 aprile 1915 a Chihuahua, in Messico nel pieno della Rivoluzione messicana. Il padre di origini irlandesi-messicane è un soldato di Pancho Villa che diventa assistente cameraman e si sposta con tutta la famiglia a Los Angeles dove Anthony cresce tra gli studi, incompiuti, di archittettura (è allievo e amico personale di  Frank Lloyd Wright) i primi umili lavori e la boxe.
A 21 anni inizia la carriera di caratterista cinematografico e grazie a quella faccia così diversa dallo stereotipo wasp del divo americano, è richiesto per interpretare mille ruoli etnici: da cinese, arabo e soprattutto da pellirossa, ruolo che intraprende per la prima volta nel 1936 in La conquista del West di Cecil B. De Mille, di cui l’anno dopo sposa la figlia Katherine, anche lei attrice, da cui avrà cinque figli, i primi dei tredici avuti da diverse mogli e amanti.

Sangueearena

Tra i film più importanti di quel periodo si segnala la partecipazione a Sangue e Arena di Rouben Mamoulian del 1941 dove Quinn è Manolo de Palma, amico/rivale del torero Juan Gallardo (Tyrone Power) che butta al vento famiglia e carriera per la sensuale Rita Hayworth, Dona Sol.

Vivazapata Deluso dalla carriera cinematografica che non gli permette di uscire dal ruolo di caratterista, nel 1947 Anthony Quinn decide di concentrarsi sul teatro e a Broadway recita la parte di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama desiderio. Elia Kazan, regista sia della versione teatrale che quella cinematografica con Marlon Brando del 1951, nota l’interprete e lo vuole per il suo prossimo film con Brando, Viva Zapata! Anthony Quinn veste così i panni di Eufemio Zapata il fratello maggiore di Emiliano vincendo il suo primo Oscar da attore non protagonista e dando una svolta decisiva alla sua carriera che in quei primi anni ’50 lo porta in Italia e ne fa uno dei protagonisti della Hollywood sul Tevere, i ruoli sarebbero sempre quelli da latino intenso come in Cavalleria Rusticana di Carmine Gallone o da eroe omerico come nell’Ulisse di Mario Camerini dove interpreta Antinoo capo dei Proci, ma l’incontro con Fellini gli regala un personaggio scolpito nella storia del cinema, il rude saltimbanco Zampanò de La strada.

Lastada

Gobbonotredame Chiusa la parentesi italiana Quinn punta al suo secondo oscar da attore non protagonista interpretando Gauguin in Brama di vivere (1956) il biopic che  Vincente Minnelli dedica alla vita di Van Gogh interpretato da Kirk Douglas. Nello stesso anno veste i panni di Quasimodo ne Il Gobbo di Notre Dame nella versione di  Jean Delannoy, (prima trasposizione a colori del celebre romanzo di Hugo), nel ruolo della zingara Esmeralda c’è un’incantevole Gina Lollobrigida.
Negli anni seguenti, tra western (Ultima notte a Warlock) e film di guerra (I cannoni di Navarone) o storici (Lawrence d’Arabia) Anthony Quinn diventa il prototipo del duro come recita anche il titolo italiano di Requiem for a Heavyweight : Una faccia piena di pugni, film sulla box dove ha un ruolo anche Cassius Clay ma sarà un ruolo completamente diverso, quello dell’inguaribile ottimista Alexis Zorba di Zorba il Greco a diventare il suo film più celebre ma di certo non il migliore.

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La carriera dell’attore prosegue, praticamente senza sosta, fino alla fine degli anni ’90 ma le opere degne di note sono davvero poche (personalmente lo ricordo come il Caifa nel celeberrimo sceneggiato Rai Gesù di Nazareth di Zeffirelli) o il ruolo principale ne Il leone del deserto, celebrazione del ribelle libico Omar Mukhtar contro l’invasione fascista guidata da Graziani. Prodotto da Gheddafi nel 1981 il film è stato vietato in italia per circa 30 anni e solo intorno nel 2009 Sky lo ha messo in programmazione, in occasione della visita romana del colonnello libico.
Sempre dedito all’arte, Anthony Quinn siè fatto anche una certa fama come scultore e pittore e ci ha lasciato due autobiografie: Il peccato originale (1972) e One Man Tango del 1997.
L’attore si è spento a 86 anni il 3 giugno 2001.

Judy Garland

Judygarland Frances Ethel Gumm nasce il 10 giugno 1922 a Grand Rapids, nel Minnesota.

Magodioz I genitori erano stati attori di varietà e fin da piccola Frances calca il palcoscenico esibendosi con le sorelle che surclassa con le sue straordinarie doti vocali.
Nel 1934 viene messa sotto contatto dalla MGM, major che sfruttò senza ritegno e fin dal primo momento le qualità dell’attrice. Il debutto sul grande schermo è del 1936 in Every Sunday ma a darle la notorietà fu il monologo Dear Mister Gable con la canzone You Made Me Love You creato per il 36° compleanno del divo MGM. Il numero fu inserito nel musical del 1937 Follie di Broadway 1938.
Nel 1938 Judy Garland entra nel cast di Andy Hardy, un lunghissimo ciclo di film (dal ‘37 al ‘58) che ha per protagonista Mickey Rooney. L’attrice gira L’amore trova Andy Hardy nel 1938, Andy Hardy incontra la debuttante nel 1940 e un terzo film nel 1941, in mezzo però c’è la pellicola che dona a Judy Garland fama imperitura: Il mago di Oz con la canzone più bella della storia del cinema, Over the Rainbow. Meno risaputo e’ il fatto che il capolavoro MGM era in realtà un remake: già nel 1910 e ancora nel 1925 erano state girate versioni per il cinema muto, nella seconda Oliver Hardy (Ollio) interpretava l’uomo di latta.
Il successo de Il mago di Oz porta la MGM a sfruttare ulteriormente la stella nascente che partecipa ancora alle pellicole giovanilistiche in coppia con Mickey Rooney (Ragazzi attori (1939), Musica indiavolata del 1940 e nell’anno seguente I ragazzi di Broadway) e intanto si fa notare Le fanciulle delle follie del 1941.

Garlandminnelli Nel 1944 Judy Garland viene diretta da Vincente Minnelli in Incontriamoci a Saint Louis e scoppia l’amore. Per l’attrice è il secondo matrimonio, nel 1946 nasce la figlia Liza e con Minnelli, Judy gira alcuni dei suoi film più belli, il musical Il pirata (1948), accanto a Gene Kelly e nel 1945, il primo film senza ruoli musicali, L’ora di New York, delizioso racconto di un incontro fortuito tra una fanciulla e un soldato in licenza che in poche ore culmina nel matrimonio della coppia.

ènata1stellaL’attività dell’attrice è frenetica fino al 1950 anche se la Garland non gode di ottima salute, il suo ultimo musical con la MGM fu L’allegra fattoria. Nel 1951 il divorzio da Vincente Minelli. Judy Garland è lontana dal grande schermo ma inanella una lunga serie di concerti e spettacoli di varietà.
Nel 1954 torna al cinema per la Warner per cui gira la seconda versione di E’ nata una stella diretta da George Cukor. Per quanto il film sia stato massacrato dai tagli imposti dalla produzione resta il canto del cigno dell’attrice che partecipa ancora a Vincitori e vinti (1961) e Gli esclusi nel 1963 prima di ritirarsi definitivamente dall’attività cinematografica per dedicarsi solo ai concerti.
In seguito Judy Garland subisce un crack finanziario, divorzia da un quarto marito e si perde sempre più nella spirale di alcol e depressione che la conduce a una morte prematura a soli 47 anni per l’assunzione di una dose eccessiva di barbiturici il 22 giugno 1969.

Addio a Van Johnson

Vanjohnson

Si e’ spento venerdi’ 12 dicembre Van Johnson, l’attore dai capelli rossi, (da non confondere con l’altrettanto rosso crinito e quasi omonino Van Heflin!)  protagonista di tanto cinema americano degli anni ‘50 e ‘60. 
Nato a Newport il 25 agosto 1916,Charles “Van” Johnsonesordisce al cinema nei primi anni ‘40 in quanto era stato esonerato dal servizio militare (e quindi dalla seconda guerra mondiale) in seguito ad un incidente stradale. Dopo qualche ruolo, spesso non accreditato, arriva La commedia umana di Clarence Brown, dove interpreta il ruolo di Marcus Maucauley, il fratello maggiore del giovanissimo Homer (interpretato da Mickey Rooney) che si appresta a partire per la guerra; inizia con questo ruolo una serie di personaggi che grazie alla sua faccia aperta lo fanno identificare con il giovane eroe di guerra: Joe il pilota del 1943, Missione segreta (1944) o Grand Hotel Astoria del 1945 Bastogne del ‘49, Allo sbaraglio del 1951, I valorosi, del 1954 come L’ammutinamento del Caine.

Vanjohnsonguerra
Ai fim bellici alterna le commedie spesso accanto a Esther Williams (Sposarsi non e’ facile ma.. (1946) La duchessa dell’Idaho, 1950) o June Allyson (L’ingenua maliziosa, 1951).
Van Johsnon si rivela anche un grande professionista del musical in Due ragazze e un marinaio (1944), I fidanzati sconosciuti del ‘49 e soprattutto Brigadoon, capolavoro di Vincente Minnelli dove interpreta Jeff Douglas, l’amico che accompagna il protagonista Gene Kelly nella battuta di caccia in Scozia.
 

Vanjohnsonmuscisal

A partire dalla seconda meta’ degli anni ‘50 l’attore interpreta pellicole piu’ drammatiche, come L’ultima volta che vidi Parigi con Liz Taylor per la regia di Richard Brooks; si tratta (quasi) sempre di opere minori come tantissime che hanno costellato al sua carriera, frutto pero’ di un rigore e di un professionismo che le rendono godibili, al dila’ dello scarso valore artistico.