Mercoledì stagione 2

Le nuove avventure di Mercoledì Addams mi sono piaciute più che nella prima stagione perché ho ritrovato più affinità con la poetica di Tim Burton.

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La prima stagione -soprattutto nei primi episodi- aveva colori e sentori più da serial crime o giallo come si diceva una volta (un whodonit per sfoggiare tutta la terminologia sul genere) e il percorso durante l’anno scolastico ha rispettato i canoni classici del teen drama: rifiuto d’inserirsi, costruzione di rapporti amicali improbabili, antipatie che vengono risolte creando un gruppo solidale, complicati rapporti con i genitori per tutti i coprotagonisti.

Direi che la prima stagione di Mercoledì è stata introduttiva portandoci a questo secondo capitolo dove Tim Burton recupera in pieno il suo spirito gotico rispolverando tutto il repertorio del mad doctor caro agli horror anni’30 che lo hanno formato.

Mercoledì Addams è un personaggio completamente diverso dai freak burtoniani solitamente timidi ed insicuri,  questa nuova eroina ha come tallone d’Achille l’estrema sicurezza nelle proprie capacità, un’arroganza talmente sottolineata da lasciar intuire allo spettatore che è un’armatura per proteggersi dal mondo, nella seconda stagione il suo personaggio risulta meno ostico perché diventa chiara la sua funzione di catalizzatore di tutta una serie di stramboidi burtoniani,  in particolare Mano che sembra essere il vero protagonista della stagione, o almeno il personaggio preferito di Burton che gli ha regalato una genesi commovente e un finale di autodeterminazione e riscatto personale. 

§Spoiler§ il ritorno della preside Larissa Wind come spirito guida di Mercoledì potrebbe giustificare il suo look ispirato a La donna che visse due volte che mi aveva incuriosito fin dalla prima stagione e per cui avevo trovato una spiegazione (poco convincente) nel fatto che fosse un mutaforma. 

Volare

Italia, 2023
con Margherita Buy, Anna Bonaiuto, Giulia Michelini, Euridice Axen, Francesco Colella, Roberto De Francesco, Maurizio Donadoni, Pietro Ragusa, Massimo De Francovich, Elena Sofia Ricci, Caterina De Angelis
regia di Margherita Buy

L’attrice Anna Bettini, nota come AnnaBì, decide di affrontare la sua paura del volo quando la fobia mette in crisi il suo rapporto con la figlia che sta per partire per gli Stati Uniti per studiare e rischia di rovinarle la carriera costringendola a rinunciare a una trasferta coreana per lavorare con un grande maestro del cinema orientale. Anna s’iscrive quindi a un corso che, tra training autogeno e spiegazioni scientifiche, dovrebbe risolvere l’ansia del volo ma potranno di più gli incoraggiamenti dei compagni di corso.

screenshot del film Volare Italia 2023

Il debutto alla regia di Margherita Buy è una commedia autoironica dove l’attrice, che non ha mai fatto mistero delle sue ansie, affronta una sua grande paura, quella del volo.

Il film è simpatico, con una morale che ci conferma che molto spesso dietro le ansie e le manie ossessive compulsive ci sono problemi più seri di insicurezza, in questo caso il sentirsi esclusa dal rapporto che la figlia ha col padre ed avere un rapporto dialetticamente conflittuale con il proprio genitore. 

Volare mi ha divertito anche se non regala nessuna sorpresa, ma penso che una ventata di leggerezza su temi ansiogeni in questi anni di angoscia sia comunque una nota piacevole.

La Buy non risparmia comunque citazioni colte: la sequenza iniziale che mostra l’attrice tentare di prendere il volo per la Corea e girare il film che le svolterà la carriera è tutta girata con la protagonista di spalle che sfoggia uno chignon a La donna che visse due volte.

Il gioco con il cinema classico continua con lo scontro con Elena Sofia Ricci, la rivale che le ruba la parte nel film d’autore non avendo problemi con gli aerei mentre ad Anna non resta che girare di malavoglia la quinta stagione di una pessima fiction in cui interpreta un’ufficiale di finanza.

La satira sulle fiction è figlia di Boris e più ancora di Call my Agent, dato che la coprotagonista è la sua agente che cerca di blandirla proprio come abbiamo visto nella serie.

La terapia di gruppo con altri fobici dell’aria avrebbe potuto essere sfruttata meglio ma ho adorato le interazioni con la Michelin, altra attrice nota per i comportamenti ansiosi, che nel film interpreta una fan della serie interpretata da Anna a cui si attacca quasi morbosamente. Al di là dei personaggi mi è piaciuto molto come le due commentavano in modo comaresco le (dis)avventure degli altri ansiosi. 

Una sull’altra

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Italia 1969
con Jean Sorel, Marisa Mell, Elsa Martinelli, John Ireland, Alberto de Mendoza, Riccardo Cucciolla, Bill Wanders, Giuseppe Addobbati, Franco Balducci, John Douglas, Félix Dafauce, Faith Domergue, Janet Agren, Malisa Longo, Jesús Puente, Georges Rigaud, Jean Sobieski
regia di Lucio Fulci

George Dummurrier è un medico, proprietario di una clinica che dirige in modo piuttosto disinvolto, ha una moglie malata e un’amante. Quando la moglie muore riceve un indennizzo da una polizza di assicurazione dal valore esorbitante. Una strana telefonata lo invita a frequentare un night club dove George trova una ballerina, Monica Weston praticamente identica alla moglie. Anche la compagnia di assicurazione scopre la somiglianza e sospetta una truffa perciò chiede la riesumazione di Susan. la moglie di George. L’autopsia rivela che la donna è stata avvelenata e George finisce condannato alla camera a gas per uxoricidio. Il giorno prima dell’esecuzione George riceve la visita del fratello che sfruttando il fatto che la cella degli ultimi incontri dei condannati è insonorizzata rivela a George il tranello in cui è caduto: Susan e Monica sono la stessa persona ed è la sua amante, hanno organizzato il piano per liberarsi di lui e rifarsi una vita all’estero lontano dai suoi debiti. George può contare sull’aiuto di Jane, la sua amante: riuscirà a dimostrare la propria innocenza nelle poche ore che gli restano da vivere?

Fulci è conosciuto più come regista di horror, ma gli inizi del regista furono con i musicarelli e le commedie, le più note con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Una sull’altra segna il debutto nel genere giallo che stava avendo molto successo: la pellicola nasce sull’onda degli incassi de Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri ma il modello a cui Fulci si ispira è La donna che visse due volte e si può affermare andando ben oltre il claim di lancio del film sul mercato americano: Questo film comincia dove Hitchcock finisce, infatti il nome del protagonista rimanda a quello della scrittrice Daphne du Maurier dai cui racconti Hitchcock trasse Gli Uccelli e Rebecca la prima moglie;
l’ambientazione della vicenda si svolge sulla costa di San Francisco, con molte riprese del famoso ponte di Golden Gate che compare in Vertigo.



Unasullaltra


Fulci è molto attento anche all’attualità del periodo: per rilanciare la clinica George Dummurrier millanta interventi a cuore aperto (il primo trapianto di cuore operato da Barnard è del 1967) e anche l’attività dell’amante, la fotografa Jane Bleeker (Elsa Martinelli) rimanda a certe atmosfere di Blow-Up di Antonioni, film del 1966 che fu subito un cult per la critica e il pubblico.
Una sull’altra incappò nelle maglie della censura, venendo addirittura ritirato dagli schermi per le scene “scandalose” del night dove si esibisce Monica Weston e poté ritornare in sala solo dopo alcuni tagli.



Unasull'altra


La trama è un po’ macchinosa, se il fratello non confessasse tutto al condannato a morte sarebbe difficile capire l’evoluzione della trama ma la chicca del film è il montaggio finale che racconta l’epilogo dei due amanti diabolici e il salvataggio in extemis del protagonista dalla sedia elettrica, Fulci sa dosare ottimamente la tensione e utilizzare al meglio anche le figure di contorno che si dimostrano risolutive per il buon esito del caso.

L’inquilino del terzo piano

Le locataire
Francia 1976
con Roman Polanski, Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Bernard Fresson, Jo Van Fleet, Claude Piéplu, Shelley Winters, Lila Kedrova
regia di Roman Polanski



Le locataire


Il timido impiegato Trelkowski trova un appartamento da affittare in cui fino a pochi giorni prima abitava una ragazza che si è lanciata di sotto. Per aver la certezza di poter affittare l’appartamento, Trelkowski va a trovare Simone Chule in ospedale e qui conosce la sua amica Stella con cui ha un rapporto sessuale. Il giorno dopo Simone muore e il giovane impiegato può stabilirsi nel suo appartamento. Ben presto però Trelkowski inizia a sentirsi vessato dagli altri inquilini che lo accusano di essere rumoroso e disturbarli durante la notte. Affascinato dagli oggetti di Simone che sono restati nell’appartamento, Trelkowski si convince che i suoi vicini congiurino contro di lui per fargli subire la stessa sorte di Simone…



L'inquilino del terzo piano


Film poco amato da critica e pubblico all’uscita in sala, L’inquilino del terzo piano ha assunto col tempo lo status di film cult, chiudendo la cosiddetta trilogia dell’appartamento che comprende Repulsion e Rosemary’s baby la differenza sostanziale con gli altri due film che hanno per protagonista una donna, è il punto di vista maschile: Trelkowski è un polacco naturalizzato francese che deve sempre fare i conti con una latente xenofobia che lo porta ad essere particolarmente accondiscendente e a subire le pesanti ramanzine del suo vecchio padrone di casa e le lamentele dell’intero palazzo. Il barista sottocasa poi non considera le richieste del giovane e gli propone la stessa colazione e le stesse sigarette che fumava Simone. La rabbia trattenuta di Trelkowski si trasforma in una paranoia persecutoria dove si convince che i suoi “nemici” vogliano fargli ripercorrere il tragico destino della precedente inquilina.



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Fragile e suggestionabile, Trelkowski nasconde delle ambiguità morali e forse delle devianze sessuali: l’interesse per la sorte di Simone in coma è dettato dall’interesse di poter abitare l’appartamento senza il rischio che la precedente inquilina avanzi delle pretese nel caso si riprenda. La partecipazione al funerale è dettata dalla necessita di incontrare nuovamente la disinibita Stella facendo scaturire un senso di colpa che trasforma l’omelia del prete in un delirio accusatorio. Il fatto che a Simone non interessassero gli uomini lascia intendere un’omosessualità latente che potrebbe aver portato al travestitismo di Trelkowski che condivide con la precedente inquilina la passione per Stella.
L’ossessione per l’egittologia di Simone è un buon spunto per rivestire la trama di una patina horror basata sul mito della reincarnazione egizia e il bagno pieno di geroglifici, camera mortuaria/ macchina del tempo risulta sempre inquietante.



Thetenant


Pur nelle suggestioni surreali e kafkiane, Polanski omaggia chiaramente Alfred Hitchcock mettendo insieme spunti e citazioni da almeno tre suoi film: la carrellata iniziale sulle finestre dell’immobile rimandano a La Finestra sul cortile ma le tendine di pizzo dozzinale confondono la visione e non permettono di svelare i misteri come nell’elegante complesso residenziale americano. La scala elicoidale del palazzo e il ritorno della morta vengono da La donna che visse due volte e la trasformazione nella morta ricorda Psycho.
Notevole l’inquadratura finale che ripropone l’incontro di Stella e Trelkowski al capezzale di Simone: ora capiamo il significato dell’urlo della moribonda o chi per essa.

Una strega in paradiso

Bell, Book and Candle
USA 1958 Columbia
con James Stewart, Kim Novak, Jack Lemmon, Ernie Kovacs, Hermione Gingold, Philippe Clay, Elsa Lanchester, Howard McNear, Janice Rule, Bek Nelson
regia di Richard Quine



Unastregainparadiso


Gil Holroyd è un’annoiata strega newyorkese che vorrebbe provare i sentimenti dei comuni mortali, s’interessa così al nuovo vicino, l’editore Shep Henderson ma quando scopre che l’uomo è fidanzato con una sua ex compagna di college particolarmente odiosa, Gil decide di vendicarsi di lei, usando le arti magiche per sedurre l’uomo e mandare a monte le loro nozze. Nel frattempo, sempre per compiacere Shep, Gil aveva attirato in città uno scrittore del paranormale, Sidney Redlitch che sembra sapere molte cose sulla congrega newyorkese; per tenerlo a bada Gil lo affida al fratello, il maliardo Nicky che però finisce per svelare tutti i segreti sulla stregoneria in città. Lo scontro tra Gil e il fratello la porta a confessare a Shep di averlo sedotto con la magia, l’uomo si arrabbia quando scopre di esser stato usato per vendicare vecchi rancori scolastici e lascia Gil per tornare da Merle. La strega vorrebbe vendicarsi nuovamente ma non ha più l’ausilio del suo familio, il gatto Cagliostro e scopre di poter piangere, segno inequivocabile che si è realmente innamorata e ha perso i suoi poteri, ci penserà la svanita zia Queenie a far trionfare l’amore.



Unastregainparadiso


Un classico della commedia romantica che ripropone la coppia James Stewart / Kim Novak a pochi mesi di distanza dal capolavoro hitchcockiano La donna che visse due volte, se qualitativamente tra i due film non c’è paragone, bisogna riconoscere che Kim Novak è molto più sensuale nei panni della strega soprattutto quando mugula la sua nenia incantatrice con il gatto, immagine iconica usata anche come manifesto del Torino Film Festival del 2017 ma Richard Quine aveva una relazione con l’attrice che invece non aveva stregato (platonicamente parlando) il maestro del brivido.



Bell book and candle


Una strega in paradiso richiama per certi versi La donna che visse due volte, anche qui tra i due protagonisti c’è una rottura e un ritrovarsi dopo alcuni mesi con lei cambiata, ma mi è parso di intravedere nella pellicola un richiamo ad altri grandi successi immediatamente precedenti: la coppia che si ritrova sul Flatiron perché l’Empire State building è chiuso sembra un riferimento al successo dell’anno precedente, Un amore splendido e forse la telecamera che indugia sul cappello di James Stewart che vola di sotto rimanda ancora a Vertigo, poi Nicky fa una battuta che -almeno in italiano- gioca con La gatta sul tetto che scotta, sempre del 1958: “il gatto è sul tetto e Gil è cotta”.



Bellbook andcandle


Il cast è il punto di forza del film, Jack Lemmon mette a punto il personaggio stralunato e pasticcione che l’anno dopo esploderà in A qualcuno piace caldo: lungi dal portare a termine la missione affidatagli, finisce per mettersi in combutta con lo scrittore e diventa coautore del libro, come Jerry che scorda che quello di Daphne è solo un travestimento per salvarsi la vita e finisce per accettare la corte di Osgood.



Bellbookandcandle


Lemmon, Stewart e Ernie Kovacs danno vita a un vero trio comico, diverse le scene in cui recitano come in una comica muta a causa della satanica musica jazz dello Zodiaco. Sempre perfetta Elsa Lanchester e Hermione Gingold è un’eccezionale fattucchiera: la scena in cui costringe Shep a bere una disgustosa pozione per disamorarlo da Gil è esilarante.
Il film è ricordato anche per essere l’ultimo in cui il cinquantenne James Stewart figura in un ruolo romantico anche se la sua carriera è ben lungi dalla fine.

Operazione Paura

Italia 1966
con Giacomo Rossi Stuart, Erika Blanc, Fabienne Dali, Piero Lulli, Max Lawrence, Micaela Esdra, Franca Dominici, Giuseppe Addobbati, Mirella Pamphili, Gianna Vivaldi
regia di Mario Bava



Operazionepaura


Il medico legale Paul Eswai si reca in uno sperduto paesino per fare un’autopsia a una giovane morta in circostanze misteriose che i compaesani si affrettano a voler tumulare. Il dottore viene assistito da una ragazza, Monica Schuftan che è tornata in paese dopo anni per recarsi sulla tomba dei genitori.Mentre Paul e Monica sperimentano l’ostilità dei villici convinti di essere vittima di una maledizione, l’ispettore Kruger sparisce dopo essersi recato a villa Graps, una magione diroccata che domina il paese dove vive in solitudine la baronessa Graps. Qui Paul incontra Melissa, una bambina che si scopre essere la causa della maledizione che incombe sul villaggio…



Operazione paura


Capolavoro di Mario Bava riscoperto solo in tempi recenti: come al solito venne girato in nemmeno un mese e anche la distribuzione nelle sale fu molto scarsa, puntando solo sul titolo che si rifaceva alle varie “operazioni” in voga nel periodo come Operazione San Gennaro.
Pur non trovando i favori del pubblico, Operazione paura colpì l’immaginario di molti autori. Fellini due anni dopo copia senza informare il collega la scena della palla per l’episodio  Toby Dammit di Tre passi nel delirio e le stesse gemelle di Shining sono una derivazione del fantasma di Melissa, la diafana bambina era in realtà un ragazzino con una lunga parrucca bionda: Valerio Valeri il figlio del portinaio di Bava, scelto dopo molti provini per sottolineare l’aspetto inquietante del fantasma.
Una scelta che rispecchia l’abilità di trovare soluzioni estemporanee e spesso geniali ai problemi di produzioni sempre troppo rapide ed economiche.
Film a basso costo che Bava costruisce on un citazionismo decisamente alto: l’arrivo di Eswai con il cocchiere che lo invita a non avventurarsi in quel luogo di morte richiama l’arrivo di Jonathan Harker al castello di Dracula, gli effetti ottici sulla scala a chiocciola richiamano i movimenti di macchina per simulare le vertigini di Scottie Ferguson ne La donna che visse due volte.
La scena più celebre del film è quella in cui Paul insegue sé stesso in un loop di sapore lynchiano a me piace ancora di più come inizia la sequenza: Paul si ferma davanti a un grande dipinto che rappresenta villa Graps e improvvisamente si trova dentro al quadro protagonista del surreale inseguimento, idea che il regista ha tratto da un sogno narrato da Henry James nella sua autobiografia.



Operazionepaura


Operazione Paura è un film gotico che si nutre delle atmosfere sospese e fantastiche di autori come il suddetto Henry James, ci sono cripte e ragnatele, streghe e maledizioni, i colori vividi che il regista aveva già sperimentato ne La frusta e il corpo ma a fare la grandezza del film sono proprio queste scene perturbanti che dialogano direttamente con l’inconscio, anche il ricordo delle bambole di Monica, che si scoprirà essere la sorella di Melissa, appartiene a questa categoria e la comparsa di Melissa tra le bambole della sua stanza ha molto a che fare con l’assassina di Profondo Rosso nascosta nel dipinto.

I diabolici

Francia 1955
con Simone Signoret, Véra Clouzot, Paul Meurisse, Charles Vanel, Jean Brochard, Pierre Larquey, Michel Serrault, Noël Roquevert, Thérèse Dorny, Yves-Marie Maurin, Jean-Philippe Smet
regia di Henri-Georges Clouzot



Lesdiaboliques


Christina Delasalle direttrice di un collegio maschile, è amica dell’insegnante Nicole Horner, pur sapendo che la donna è anche l’amante del marito Michael. Stanca dei soprusi di Michel, Nicole propone a Christina di uccidere l’uomo che le tiranneggia sfruttando alcuni giorni di vacanza che permettere loro di crearsi un alibi perfetto mentre attirano Michel nella casa di famiglia di Nicole per annegarlo nella vasca da bagno, facendo poi credere che l’uomo sia accidentalmente annegato nella piscina del collegio. Dopo qualche titubanza Christine accetta e il piano va a buon fine ma il cadavere, gettato in piscina, non viene più ritrovato…



Idiabolici


Tratto dall’omonimo romanzo degli autori Pierre Boileau e  Thomas Narcejac che a quattro mani scrissero anche La donna che visse due volte, da cui Hitchcock trasse il suo capolavoro; Cluzot del resto, viene considerato l’Hitchcock francese e I Diabolici uno dei suoi film meglio riusciti: la leggenda vuole che abbia comprato i diritti del romanzo battendo sul tempo proprio il maestro del brivido inglese.



Idiabolici


Per quanto il film si chiuda con una didascalia che invita gli spettatori a non essere diabolici e a non rivelare il colpo di scena del film, a un certo punto non è difficilissimo intuire come mai il cadavere sia scomparso e il finale potrebbe anche risultare prevedibile ma rimane la tensione costruita nello svilupparsi della trama che prosegue per scarti anche bruschi tra i generi, virando dal giallo all’horror, per cui la pellicola risulta ancora oggi intrigante, anche grazie ai fini ritratti psicologici dei personaggi, compresi quelli secondari che danno uno spaccato della piccineria della provincia (gli inquilini di Nicole che stanno a sindacare sull’ora in cui fa il bagno la proprietaria).



Lesdiaboliques


Christina è un’emigrata dall’America Latina, come l’attrice che l’interpreta la brasiliana Vera Cluzot, prima moglie del regista, profondamente cattolica e malata di cuore, si lascia facilmente manipolare sia dal dispotico marito che non le nasconde di averla sposata solo per interesse che da Nicole, la volitiva insegnate amante del marito che ordisce il piano per uccidere l’uomo. Gli strani rapporti tra i proprietari della scuola e la professoressa suscitano i pettegolezzi degli altri due insegnanti e anche lo sguardo dei ragazzi è un elemento interessante nella costruzione del film, tanto che uno di loro, Moynet, che sostiene di aver visto il direttore dopo la sua scomparsa viene tacciato di essere un mitomane.
Tra gli allievi figura, non accreditato Jean-Philippe Smet, la futura star Johnny Hallyday.

Pal Joey

Usa 1957 Columbia
con Rita Hayworth, Frank Sinatra, Kim Novak, Barbara Nichols, Elizabeth Patterson, Bobby Sherwood, Hank Henry
regia di George Sidney



Paljoey


Joey Evans, cantante donnaiolo e sfacciato, torna a San Francisco senza un soldo in tasca, si fa assumere in un localino della Costa dei Barbari e nota subito Linda, la più bella delle ballerine di fila. Durante una serata di beneficenza in cui si esibisce, Joey incontra Vera Simpson una ex spogliarellista ora ricchissima vedova del “re del popcorn” e il cantante la seduce con il suo fascino: Vera accetta di finanziare il locale di Joey ma pretende che Linda lasci la compagnia, gelosa della giovinezza della ragazza ma quando si accorge che Pal è davvero innamorato si trasforma nel cupido della coppia.




Paljoey


Versione con esplicito happy end del musical del 1940 tratto dall’omonimo romanzo epistolare di John O’Hara, un film elegante con alcune celebri canzoni su tutte Lady is a tramp e My funny Valentine cantata da Kim Novak (doppiata).
Il cast è di richiamo: Rita Hayworth torna finalmente a un ruolo da signora dopo diversi ruoli da donna di malaffare che la Columbia le aveva affidato da quando l’attrice era tornata alla major dopo la fine del matrimonio con l’Aga Khan.
Sempre esaltata dal technicolor, Rita Hayworth cita se stessa quando interpreta Zip mimando uno spogliarello alla Gilda; doppiata come sempre nelle canzoni, anche se aveva buone doti canore, la Hayworth svetta sui suoi due colleghi per le sue doti di ballerina ma nel film le coreografie sono ridotte al minimo proprio per le scarse virtù degli altri protagonisti.
Frank Sinatra, comunque, vinse un Golden Globe come miglior interprete e Kim Novak anticipa la sua abilità nel recitare con gli animali (lo so che detto così suona come un’offesa invece vorrebbe esser un complimento) interagendo con il fox terrier Professore come farà l’anno seguente con il gatto Cagliostro in Una strega in paradiso.
I colori degli abiti dell’attrice e l’ambientazione a San Francisco anticipano anche il più grande successo della diva sempre del 1958: La donna che visse due volte.

Quando c’era Marnie

Anna, undicenne malata d’asma e con una grave depressione dovuta al fatto di credersi poco amata perché adottata, viene mandata in vacanza in campagna da lontani parenti. Appena arrivata la ragazzina subisce il fascino di una villa abbandonata e qui conosce Marnie, una misteriosa ragazzina..

Quandoceramarnie

In sala per soli tre giorni, per attirare pubblico con il sapore dell’evento, Quando c’era Marnie potrebbe essere l’ultimo film prodotto dallo Studio Ghibli, le cui sorti sono attualmente poco chiare, tra voci di pause di riflessione, abbandoni e annunciato ritorno di Myazaki.
Speriamo non si tratti della chiusura definitiva perché Hiromasa Yonebayashi in questa pellicola dimostra, come in Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento, di aver appreso appieno la lezione dello Studio Ghibli: il tratto pulito ma sempre più raffinato (alcune scene degli uccelli sull’acquitrino hanno tutta la grazia delle antiche carte da parati dette chinoiserie) e soprattutto l’elemento magico salvifico per vite ordinarie sull’orlo del baratro.
Quando c’era Marnie si ispira a un racconto della narratrice inglese Joan Gale Robinson e sa creare un’atmosfera sospesa da perfetta ghost story: Marnie è solo un’amica immaginaria della solitaria Anna? Un fantasma prigioniero nella casa abbandonata? Il fiale è più originale di quanto ci si possa aspettare. Un’avventura intrigante per lo spettatore con reminiscenze hitchcockiane già presenti nel nome della protagonista e con richiami a La donna che visse due volte nelle scene ambientate nell’inquietante silos.

Alfred Hitchcok nei film della Universal Pictures

Sono andata a vedere la mostra dedicata a Hitchcok dal Palazzo Reale di Milano con una certa prevenzione, sicura che l’allestimento non avrebbe mai potuto competere con quello eccellente dedicato a La finestra sul cortile nella sezione cinema dell’esibizione monegasca Les annés Grace Kelly dove era stato ricreata la stanza di Jeffries e gli schermi montati nei mezzi di ripresa rimandavano scene del film e della complessa lavorazione.
Effettivamente il materiale fotografico esposto nella mostra milanese non è nulla di eccezionale, foto già conosciute che si trovano molto facilmente nelle board di Pinterest che un qualsiasi amante del cinema raccoglie sul maestro del brivido.
A rendere la mostra degna di nota sono i video commenti del critico cinematografico Gianni Canova che sottolineano il continuo lavoro sperimentale di Hitchcock anche nei flm presi in esame girati nella mezza età da un’artista ormai affermatissimo: La finestra sul cortile, L’uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte, Psyco e Gli Uccelli rappresentano tutte sfide Hitchcok lancia allo spettatore ma anche alla propria arte.
Per chi ama il cinema e soprattutto Hitchcok è una mostra da non perdere perchè fonte di molte nuove informazioni sul maestro del brivido: ad esempio non sapevo che Que serà serà era stata scritta appositamente per il film e che è proprio Bernard Herrmann a dirigere la sequenza del concerto alla Royal Albert Hall di Londra.
Gli Uccelli è noto per l’abbondante uso degli effetti speciali meno nota è la sperimentazione musicale: la musica nella colonna sonora è praticamente assente e tutto quello che sentiamo è ottenuto dall’elaborazione dei suoni emessi dagli uccelli: versi, fruscii di ali, ecc..
Ancora più interessante quel che emerge nel documentario girato per il centenario dell’Universal e presentato in esclusiva alla mostra che racconta come Gli Uccelli non solo sia il “film di mostri” girato da Hitchcock ma che questa pellicola sia un tassello fondamentale nel genere mostri trasformando per la prima volta in mostruosità creature graziose, a cui siamo abituati come gli uccelli che improvvisamente si rivoltano contro l’uomo senza nessun motivo. E’ l’evoluzione delle mostruosità fantascientifiche nate sull’onda della paura nucleare come Godzilla per cui, per certi versi, Hitch si cimenta anche con la sci-fi. Sarà interessante per lo spettatore scoprire quanti film si sono ispirati chiaramente a Gli Uccelli, da Lo squalo di Spielberg a Tremors.

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Alfred Hitchcok nei film della Universal Pictures

Palazzo Reale Milano

dal 21 giugno 2013 al 22 settembre 2013