Les enfants du paradis

Francia 1945,
con Arletty, Jean Louis Barrault, Pierre Brasseur, Pierre Renoir, María Casares, Marcel Herrand, Jacques Castelot, Etienne Decroux,
regia di Marcel Carne’



Lesenfantsduparadis


Il mimo Baptiste salva la bella Garance da un accusa di furto, e le trova un lavoro a teatro:  tra i due scocca l’amore ma mentre per lei l’amore e’ "cosi’ facile", lui non riesce a cedere immediatamente alla passione, la ragazza allora si concede a Lemaitre, un altro attore della compagnia.  Quando capisce di essere innamorata di Baptiste, Garance rinuncia anche alla corte di un conte, ma per uno scherzo del destino e’ costretta a ricorrere alla protezione del nobile per salvarsi dalla galera. Passati alcuni anni Baptiste e Lemaitre sono diventati due grandi del teatro, una sera Lemaitre si reca ai Funamboles per vedere l’ultimo lavoro di Baptiste e in un palco trova Garance che assiste di nascosto allo spettacolo. La donna, che continua a vivere con il conte, confida di essere ancora innamorata del mimo ma di non osare rivelarsi perche’ ormai Baptiste e’ sposato. Saputo della presenza di Garance  in teatro, Baptiste abbandona spettacolo e famiglia, ma consumata una sola notte d’amore i due si perdono tra la folla.



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E’ uno dei finali piu’ belli della storia del cinema a concludere la vita romanzata del mimo Baptiste Deburau  e del suo amore per l’equivoca Garance, capolavoro  assoluto della coppia Marcel Carne’ e Jacques Prevert,  e forse  anche della cinematografia francese.
Si tratta di un’opera grandiosa sia per la  lunghezza (195 minuti divisi in due parti, Le Boulevard du crime e L’homme blanc) che per la  la ricostruzione in studio del "Boulevard du Crime" come era chiamato nella seconda meta’ dell’ottocento il Boulevard du Temple a Parigi dove sorgevano i teatri di vaudeville.  La magnificenza del  film risalta ancor piu’ se si pensa che e’ stato realizzato tra mille difficolta’ (economiche e politiche) nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
Alla bellezza formale si unisce l’eccellenza dei dialoghi di Prevert, raffinati e profondi: molte battute potrebbero essere dei perfetti aforismi.
I protagonisti, interpretati da un cast in stato di grazia, sono archetipi dell’ideale amoroso: il romanticismo lunare di Baptiste, la sicurezza nel proprio sentimento di Nathalie, che diventera’ sua moglie, l’amore per la liberta’ della bella Garance, la gelosia del Conte di Montray, il narcisismo di Lemaitre, mettono in scena la giostra amorosa dove si insegue chi non ci riama e la battuta piu’ emblematica e ripetuta  e’ "perche’ non mi ami come ti amo io?".
Il tutto sotto lo sguardo di un nefasto destino, rappresentato dal laido  straccivendolo Jerico.
Alla metafora amorosa si unisce l’esaltazione delle forme piu’ "basse" dell’arte teatrale, quel vaudeville che ospitera’ anche la neonata arte cinematografica: cio’ da modo agli autori di sottolineare il rapporto tra realta’ e finzione: e’ piu’ affascinante la rappresentazione della vita che la vita stessa,  come indica anche il titolo: gli "enfants du paradis" sono infatti gli spettatori del loggione, il pubblico piu’ povero ma piu’ sincero (anche se in forma molto blanda, dati i tempi, lo spirito del Fronte Popolare permea comunque quest’opera) e il concetto e’ ribadito anche nella scena  dell’omicidio del Conte compiuto da Lacenarie che avviene fuori campo mentre la macchina stringe sul volto di Avril, lo scagnozzo di Lacenaire, per leggervi le emozioni dell’evento.

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Va reso merito alla Bim di aver messo sul mercato l’edizione integrale del film, praticamente invisibile in Italia dato che dal 1945 gira un’oscena versione dimezzata col taglio di tutte le pantomime che va sotto il nome di Amanti perduti. La schifezza fa parte degli extra del dvd (ho provato a guardarla ma sono contro  le sevizie, anche quelle filmiche!) piu’ interessanti gli altri extra, interviste a Paolo Mereghetti e a Cristina Bragaglia, docente di Storia e Critica del Cinema all’Universita’ di Bologna che inquadrano storicamente e criticamente l’opera.
La versione integrale e’  solamente in francese con sottotitoli italiani, e la cosa mi dispiace perche’ il  monologo di Lacenaire in italiano era davvero interessante nel dare la colpa ai libri della propensione al crimine del perfido anarchico.

Se mi lasci ti cancello

Semilasciticancello Eternal Sunshine of the Spotless Mind
USA 2004
con Jim Carrey, Kate Winslet
regia di Michel Gondry

Ho acquistato il doppio dvd di The eternal sunshine of the spotless mind, poetico titolo (e’ un verso di Pope) orribilmente deturpato dalla traduzione italiana.
Il film mi e’ piaciuto molto per certi versi mentre non mi ha soddisfatto per altri. Ho amato molto la fotografia e la regia di Michael Gondry che e’ stato abilissimo nel rendere le atmofere surreali ed a tratti angoscianti dello script.
Ho trovato molto interessante la storia, anche se sono riuscita a sopportare a malapena il personaggio di Joel cosi noioso ed insicuro, di conseguenza la sua storia d’amore con la folle Clementine non mi ha convinto piu’ di tanto perche’ manca del tutto l’elemento giocoso. Anche il fatto che Joel cerchi di salvare il ricordo di Clem nascondendolo tra le memorie d’infanzia, se da una parte suffraga la teoria che una persona si innamora sempre di cio’ che gli manca, dall’altro dimostra che il protagonista non e’ altro che un povero sfigato, del resto anche se tutto il film si svolge nella sua testa, lui non fa che seguire , anche nel suo mondo piu’ intimo, le direttive di Clem.
All’antipatia del personaggio si unisce anche la scarsa considerazione che ho dell’attore che lo interpreta, Jim Carrey la cui prova per quanto osannata, mi e’ piaciuta poco perche’ trapelava lo sforzo compiuto dall’attore per trattenere la gigioneria che lo contraddistingue e credo che le scene d’infanzia siano state quasi obbligate per dargli modo di recitare sopra le righe come suo solito.
Mi e’ piaciuto molto l’innesto della storia di Mary, la segretaria della Lacuna: nel commento al film, regista e sceneggiatore sottolineano il contrasto tra la storia “tutto in una notte” del personale della clinica e i due anni d’amore di Joel e Clem, inoltre nella sezione delle scene tagliate c’e’ la versione integrale di quando Mary va a risentire il nastro della sua memoria perduta e scopre che il “buon” professore di sui si era innamorata l’aveva indotta ad abortire, peccato che questo particolare sia rimasto fuori dalla versione definitiva del film perche’ avrebbe sicuramente dato piu’ spessore alla scelta della ragazza di restituire i ricordi a tutti coloro che si erano serviti della clinica.
Questa sezione e’ forse la piu’ interessante del disco di extra: ci sono anche le scene con la fidanzata precedente di Joel, personaggio poi tagliato; la qualita’ del materiale girato avrebbe meritato una versione piu’ lunga del film perche’ le soluzioni proposte erano interessanti e molto spesso fortemente esaustive.
Poco soddisfacente invece il commento sonoro di Gondry e Kaufmann: innanzitutto anche la posizione all’interno del dvd lascia perplessi, non lo si trova nel menu’ principale ma tra le funzioni della scelta della lingua, poi si capisce chiaramente che i due erano molto disinteressati a questa operazione, soprattutto Charlie Kaufman: lo sceneggiatore parla pochissimo ed a monosillabi, ad un certo punto dopo un lungo silenzio Gondry gli ricorda che dovrebbero dire qualcosa.
Sinceramente come fruitori non se ne riceve una bella sensazione..

Be Cool / Get Shorty

Getshorty

Prima di andare al cinema a vedere Be Cool (la recensione e’ qui) ho rivisto Get Shorty nell’edizione speciale a due dvd.
Pur non essendo un capolavoro, il primo capitolo della saga di Chili Palmer ha mantenuto inalterata nel tempo la sua divertente freschezza poco impegnativa che lo rende ancora oggi un film molto godibile.
L’edizione del dvd e’ molto piacevole e qualitativamente buona. Gli extra rispecchiano la natura un po’ sbruffona del mondo hollywoodiano infatti nelle featurette i protagonisti si prendono dei meriti che il regista nel commento audio aveva attribuito a se stesso (John Travolta ad esempio sostiene di aver voluto personalmente che fosse inserita la scena in cui Chili Palmer va al cinema a vedere L’infernale Quinlan).
E’ molto divertente la scena tagliata del cimitero con il cameo di Ben Stiller nei panni di un giovane regista appena uscito dall’universita’ che gira uno degli horror di Harry Zimm con dei movimenti di macchina assurdi per dimostrare le proprie capacita’ e che viene ripreso dal produttore gaglioffo che vuole inquadrature piu’ prosaiche che inchiodino lo spettatore alla sedia.
L’extra piu’ interessante e’ quello che narra la genesi del libro e la sua trasposizione sul grande schermo: e’ ormai noto che il personaggio di Travolta e’ ispirato a una persona realmente esistente: Ernest “Chili” Palmer, ex strozzino di Brooklyn poi diventato investigatore privato. Elmore Leonard lo conobbe casualmente sul finire degli anni ‘70 e si appassiono’ alle sue vicende, in Get Shorty compare brevemente all’inizio del film come “picciotto” di Ray Barboni.
Mi ha molto divertito trovare un blooper in questo extra: per l’inserto a Las Vegas, Leonard racconta di essersi documentato accuratamente tramite un aiutante che gli mandava foto e descrizioni dettagliate dei grandi casino’ e a testimonianza di questo una voce fuori campo legge alcune righe del romanzo scritte in sovrimpressione su un resort con tanto di pagina da cui e’ tratta la citazione, purtroppo l’albergo scelto per illustrare la narrazione e’ Il Bellagio, ancora in costruzione alla meta’ del 1998 mentre il romanzo e’ stato scritto nel 1990!
Tra i contenuti speciali si puo’ anche trovare un anticipazione di Be Cool, e forse proprio per spingere il nuovo film, il dvd si trova facilmente in offerta: io l’ho trovato a meno di 12 euri al Bennett.

L’uomo lupo

The Wolf Man

USA 1941, Universal
con Lon Chaney Jr, Claude Rains, Ralph Bellamy
regia di George Waggner



Luomolupo


Larry Talbot, secondogenito di una nobile famiglia torna nel villaggio natio dopo lungo tempo, in seguito alla morte del fratello maggiore, conosce la bella figlia dell’antiquario e per corteggiarla compra un bastone il cui pomo rappresenta una testa di lupo in argento. Una sera, dopo l’arrivo degli zingari in citta’, va con Gwen e un’ altra ragazza a farsi leggere le carte, ma quest’ultima viene aggredita e sbranata da un lupo feroce, Talbot interviene e lo uccide con il bastone, ma il lupo riesce comunque a morderlo. Chiamati rinforzi e tornati sul luogo dell’aggressione accanto alla ragazza si trovera’
il cadavere non di un lupo, ma dello zingaro Bela (interpretato da Bela Lugosi). Incredulo di aver potuto scambiare un lupo per un essere umano, Larry interviene al funerale di Bela e la madre dello zingaro gli svelera’ il mistero della licantropia: chi viene morso da un lupo mannaro senza restare ucciso verra’ colpito dalla stessa maledizione!
Ben presto nuovi omicidi sconvolgono il paese, e Talbot chiede aiuto al padre che lo convince che la sua sia solo suggestione, ma quando il licantropo sta per sbranare Gwen, e’ proprio il padre a doverlo uccidere con il medesimo bastone dal pomo d’argento.



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Giudizio del
film

L’ultimo grande horror classico della Universal è datato
1941 e sinceramente è di gran lunga minore ai grandi film di mostri degli anni ’30. La storia e’ parecchio confusa, probabilmente per grosse modifiche alla sceneggiatura apportate poche settimane prima dell’inizio delle riprese. Al copione lavorò principalmente Curt Siodmak, che riesce a costruire un impianto degno di una tragedia greca, dove il destino avverso profetizzato non puo’ che compiersi in maniera ineluttabile. Essendo girato nel 1941, e opera di un fuoriuscito ebreo di origine tedesca, nel film non possono mancare riferimenti latenti alla seconda guerra mondiale: il segno che contraddistingue la stirpe
dei licantropi e che appare sulle loro prossime vittime e’ un pentacolo che ricorda la stella di David che i nazisti imponevano sui vestiti degli ebrei.
Il film viene finito nel novembre del ‘41 quando gli Stati Uniti erano ancora neutrali al conflitto, quindi la parte della pellicola che rappresenta l’incredulita’ del padre nei confronti della condizione del figlio, ma che messo di fronte alla sua inumanita’ e’ costretto ad ucciderlo puo’ essere letta come un monito all’America.

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Giudizio sul DVD

Questa edizione, facente parte di una collezione dedicata ai monster classici della Universal, e’ molto interessante.
Oltre ad un buon riversamento della pellicola, troviamo un documentario intitolato Mostri al chiaro di luna, presentato da John Landis che ci racconta l’evoluzione dell’uomo lupo nella filmografia Universal: il licantropo figura gia’ in Dracula, almeno con isuo terribile ululato, dopo il successo di Frankenstein e lo sviluppo di make up sempre piu’ complessi, viene stesa da Robert Florey la sceneggiatura di un film sull’uomo lupo che doveva essere interpretata da Boris Karloff: la vicenda era ambientata nelle alpi bavaresi e raccontava di un ragazzo che si trasforma di un lupo mannaro, dopo esser stato allevato da un branco di lupi che gli avevano sbranato la famiglia. Il progetto viene accantonato per timore della censura.
Ne Il segreto del Tibet del 1935 la storia e’ incentrata sulla licantropia, ma il film non ebbe successo, probabilmente perche’ il trucco del werewolf non era troppo accurato, sempre per timore di non creare qualcosa di troppo spaventoso, solo nel 1941 Lon Chaney Jr. diede finalmente vita all’uomo lupo che e’ entrato nella storia del cinema.
Il commento del film condotto da Tom Weaver, e‘ ricco di informazioni anche sugli attori minori e illustra i pezzi di set che provenivano da altri film dell’Universal o che entreranno poi in altre scenografie.
E’ molto interessante il parallelo con l’horror psicologico che Val Lewton introdusse l’anno seguente alla RKO con Il bacio della Pantera: di certo tra un uomo lupo e una donna pantera qualche attinenza c’e’ gia’ nel tema, ma la cosa piu’ interessante e’ che nella stesura originale e modificata all’ultimo minuto, non ci sarebbe dovuta essere nessuna trasformazione visibile in lupo: veniva lasciata allo spettatore la possibilita’ di decidere se Larry Talbot fosse stato veramente colpito da licantropia o solo da una turba psichica, anticipando in questo modo lo stile l’horror che salvo’ la RKO dal fallimento, ma produttori poco disposti a rischiare preferirono restare legati alla tradizione degli anni ‘30 fatta di
spettacolari make up, segnando cosi’ il declino della grande tradizione horror della Universal.

Moulin Rouge!

Giudizio del film

Christian, un giovane poeta squattrinato arriva a Parigi spinto dai suoi ideali bohémien, entrato fortunosamente nella banda di Toulouse Lautrec, viene condotto al Moulin Rouge, il locale più trasgressivo di tutta la città, dove conosce la vedette, la bellissima Satine, una cortigiana che scambiandolo per un ricco Duca che dovrebbe sovvenzionare il suo spettacolo lo seduce, finendo per innamorarsi di lui, ma la tragedia è in agguato.

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Moulin rouge

Rivisto oggi , alla luce del grande successo di Kill Bill, ci si accorge come anche questo film reiventi totalmente il genere del musical mischiando momenti alti ad elementi popolari e facendo del citazionismo il suo punto di forza, infatti tutte le canzoni del film sono grandi successi pop del XX secolo a parte il motivo che unisce i due amanti, scritto appositamente per il film.
Lurhmann giustifica questa scelta sostenendo che il personaggio di Christian è ispirato al mito di Orfeo, quindi per far capire la fascinazione del suo canto non restava che riprendere grandi successi musicali.
Oltre la gustosa reinvenzione della colonna sonora, anche i balletti sono ispirati dalle più diverse espressioni del musical: si va dalla grande tradizione hollywoodiana, ai tango di Saura, passando per il musical indiano targato Bollywood, fino al cartone animato (da menzionare la Fata Verde dell’assenzio interpretata da Kylie Minouge, una trasposizione psichedelica di Campanellino) e siccome il Moulin Rouge non è che l’equivalente d’inizio secolo delle nostre discoteche , luogo di perdizione ed eccentricità, non può mancare una versione tecno del CanCan firmata da Fat Boy Slim.
Anche il personaggio di Satine, interpretato superlativamente da Nicole Kidman, e’ la fusione delle piu’ grandi icone cinematografiche del secolo scorso: Marilyn Monroe, di cui la Kidman reinterpreta magistralmente uno dei piu’ grandi successi Diamonds are the girl’s best friends e a cui e’ dedicato il momento di ingresso di Satine sul palcoscenico non solo attraverso la canzone, ma anche con il costume che richiama quello di Fermata d’autobus e la discesa con il trapezio, rielaborazione dell’entrata di Marilyn in Facciamo l’amore scivolando lungo un palo. Rita Hayworth, nelle indimenticate vesti di Gilda e’ citata nella chioma rossa di Satine e nei lunghi guanti; Marlene Dietrich è richiamata nel numero in cappello a cilindro e sigaretta dalle luci fané come ne L’angelo Azzurro.
Ultima fatica di Luhramnn, attualmente impegnato nelle riprese di Alessandro il Grande, Moulin Rouge! rappresenta un rovesciamento di stile rispetto al suo precedente successo: Romeo+Giulietta, mentre quest’ultimo trasportava la tragedia shakespeariana ai giorni nostri, mantenendo però il testo originale elisabettiano, nel secondo l’attualità dei testi si scontra con lo stile in costume, più verosimile che filologico, creando un capolavoro visionario e barocco.

Giudizio del
DVD

Questa e’ quella che si definisce un’edizione di lusso, con
due DVD ricchi di extra, alcuni molto interessanti, soprattutto quelli che
spiegano i punti da cui si e’ sviluppata la storia: il concetto basilare e’
stato quello di intendere il Moulin Rouge come un luogo di attrazione e liberta’
creativa e trasgressiva alla stregua dello Studio 54 a New York o delle
discoteche ibizenche sul finire degli anni ‘80.
Extra azzeccato per un
musical quello di aggiungere la versione estesa dei balletti.
Troppo tecnico
forse quello dedicato ai montaggi alternativi.
Personalmente ho trovato un
po’ avvilente che nella versione del film commentata dal regista Baz Luhrman,
dalla costumista e dal direttore delle luci si sia insistito molto sullo
svelamento dei trucchi digitale: rischia di togliere magia a una storia cosi’
bella e affascinante

Prova a prendermi

Catch Me If You Can
USA 2002
con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Martin Sheen
regia di Steven Spielberg



A 16 anni Frank Abbagnale Jr. fugge di casa, incapace di
scegliere con quale genitore andare a vivere dopo il loro divorzio: per i
successivi quattro anni vivra’ di truffe, spacciandosi prima per un pilota della
PAN AM, poi per un medico ed infine per un avvocato. Carl Hanratty, agente
dell’FBI fara’ della sua cattura un fatto personale.


Provaaprendermi


Ispirato alla vera vicenda di
Frank Abbagnale jr., Spielberg utilizza il film per raccontare il mito
dell’America degli anni 60, quando tutto era possibile, anche se si evidenziano
i difetti che ancora oggi scontiamo: l’apparenza e la superficialita’.
Molto
interessante il rapporto di Abbagnale con il padre, un grandissimo Christopher
Walken, e lampante il ruolo di padre putativo che ben presto assume l’agente
Hanratty.

Giudizio del DVD

Innegabile, la qualita’
della traccia audio-video, l’edizione contiene due dischi, di cui uno di extra
particolarmente interessanti: il regista e il cast raccontano la loro
esperienza: pare che il libro in cui Abbagnale racconta la sua vicenda, sia un
cult in America, piu’ volte tentato di portare al cinema: ci riesce Di Caprio
che "arruola" Spielberg come regista.
Molto ghiotto il documentario in cui
Abbagnale racconta brevemente la sua esperienza, anche se e’ eccessiva la
divisione in capitoli che spezza troppo il racconto.

Man on the moon

Manonthemoon

USA 1999
con Jim Carrey, Danny De Vito, Courtney Love, Gerry Becker, Marilu Henner
regia di Milos Forman

Non si puo’ partire che dai titoli di coda che scorrono all’inizio del film per entrare nel mondo sfasato di Andy Kaufman, intrattenitore americano dei tardi anni ’70. Viene solitamente definito un comico perché nasce con il Saturday Night Live, ma Kaufman preferisce definirsi show-man, e la sua intenzione e’ quella di portare a galla, in chi assiste ai suoi spettacoli, le emozioni piu’ sopite, da qui silenzi, verita’ svelate con tanto candore da risultare assurde e burle costruite su continui colpi di scena studiati a tavolino, tanto che anche la sua vita reale diviene un
miscuglio di realta’ e finzione in cui non ci si raccapezza più.




Man on the moon


L’affascinante film di Forman sulla vita dell’eversivo show man Andy Kaufman e’ accompagnato da brevi extra su disco solo in lingua inglese senza sottotitoli e anche l’extra cartaceo che accompagna il DVD non è, a mio parere, del tutto esauriente: il personaggio di Kaufman e’ poco noto fuori dai confini americani e l’allegato non
offre un’ adeguata nota biografica ma preferisce rimandare il lettore ad alcuni siti internet.
Man on the moonAndy fu protagonista di una sit-com, Taxi, che se non erro fu trasmessa anche in Italia, ma neppure su questa notizia ho trovato informazioni esaustive. Insomma l’esperienza con questi extra e’ deludente e frustrante come un happening di Kaufman, (ho reimpostato lingua e sottotitoli diverse volte, pensando che fosse il mio lettore ad avere problemi, rivivendo la scena del film in cui il comico monta il suo special con le immagini che saltano per far credere allo spettatore che sia la sua tv ad esser guasta) senza la soddisfazione di prestarsi a un intelligente gioco mediatico.
Il secondo DVD della serie DVD Cult di Film Tv, si e’ rivelato un po’ deludente.

The Tiger’s Coat

TheTiger'sCoat

Pelle di tigre viene annoverato nella storia del cinema
muto non tanto per le sue qualita’ artistiche, ma perche’ unica prova
sopravvissuta alle ingiurie del tempo della parentesi attoriale di Tina Modotti.

Usa 1920,
con Tina Modotti, Lawson Butt, Myrtle Stedman, Frank Weed
regia di Roy Clements

In una notte di bufera a La Classe, nella California del Sud, bussa alla porta del ricco scapolo Alexander Mac Allister una misteriosa fanciulla, latrice di una lettera di presentazione di un vecchio amico. Scambiandola per la figlia di costui, il giovane gentiluomo se ne prende cura, nonostante la sua carnagione sia la piu’ scura che abbia visto in una ragazza scozzese. Tra i due nasce l’amore, ma un rivale in affari insospettito dalla provenienza messicana della giovane fa compiere delle indagini e la vigilia delle nozze rivela al promesso sposo l’inganno di cui e’
stato vittima.
Mac Allister si reca dalla fanciulla per avere spiegazioni ed
ella confessa di essere la serva della figlia del suo amico, morta come il padre
per un’epidemia di febbre gialla. Indirizzata in California dalla padrona in
punto di morte, al suo arrivo non aveva avuto il coraggio di chiarire l’equivico
in cui si era trovata. Non avendo ottenuto il perdono dal suo amato che non puo’
legarsi a una peona di umili origini, la ragazza abbandona la casa della
famiglia che le faceva da chaperon. Quando nel promesso sposo l’amore vince
l’orgoglio della razza (sic!) ella ha gia’ intrapreso una carriera di danseuse,
ma il destino vuole che il debutto dello spettacolo avvenga proprio a La Classe
cosi’ i due giovani possono finalmente ricongiungersi.


Thetiger'scoat

Si tratta di un melodramma arzigogolato e senza nessun rillievo tecnico, se non quello di testimoniare una produzione medio-alta del tempo. Che fosse a disposizione un
budget costoso lo testomoniano le didascalie che spesso ribadiscono i concetti
delle scritte con disegni molto curati, come le molte scenografie utilizzate,
sia d’interni che d‘esterni.
Colpisce la storia d’amore basata su una
differenza razziale improponibile ai nostri giorni; interessante invece il fatto
che il flash back non sia introdotto da dissolvenze o tendini, quindi gia’ nel
1920 era un liguaggio filmico perfettamente comprensibile agli spettatori.
La
copia restaurata dalla Cineteca del Friuli, ha ricostruito perfettamente i
viraggi che all’epoca sostituivano il colore che non era ancora stato inventato,
a parte l’esperienza di Melies, che faceva dipingere a mano la pellicola. I
bagni di colore in tinte calde, aranciate venivano scelte per gli interni, per
restituire il calore delle pareti domestiche, mentre gli esterni venivano virati
in toni freddi, azzurrati.
Per quanto riguarda la breve esperienza
hollywoodiana della Modotti, che sui giornali dell’epoca veniva lanciata come
una bellezza sensuale ed esotica (ed infatti nel film non le si risparmia una
danza orientaleggiante su un palco adornato da tre budda) bisogna dire che ha
una recitazione piu’ contenuta di quella delle divine del muto: meno esagitata e
sbracciata, cerca una recitazione, per quanto possibile ai tempi, piu’
incentrata sull’espressivita’ del volto, confermando cosi’ la sua modernita’
artistica che si esprimera’ definitivamente della fotografia.

Il coraggioso

The Brave
USA 1997
con Marlon Brando, Johnny Depp, Elpidia Carrillo
regia di Johnny Depp


TheBrave

Alla sua prima regia Johnny Depp sceglie di raccontare una storia molto particolare, quella di Raphael un’indiano che vive in una baraccopoli ai margini di una discarica. Nella disperata ricerca di un lavoro finisce per accettare di essere il protagonista di uno snuff-movie, da girarsi una settimana dopo aver percepito un anticipo. Il film racconta l’ultima settimana di vita di Raphael, ma si dilunga un po’ troppo in compiaciute descrizioni dei pittoreschi personaggi che abitano la discarica, tra questi c’e’ anche un cameo di Iggy Pop, che del film firma le musiche. Le storie dei looser dal cuore d’oro, a cavallo tra Zavattini e Kusturica trovano riscontro in un calligrafismo paesaggistico, dove la natura prorompe nella sua magnificenza a pochi metri dalla discarica.
Un film interessante, soprattutto nella prima parte ma che poi si perde in inutili e lunghe melensaggini.

Giudizio del dvd

Solitamente rifuggo
dalle schede sugli interpreti e registi (che di questo film rappresentano l’unico extra) ma questa volta le ho voluto leggere, scoprendo delle notizie di gossip che neppure Novella 2000!
Di Depp ora so che quando aveva 15 anni i suoi genitori divorziarono e la sua posizione nella classifica degli uomini piu’ sexy stilata da un giornale.
Molto piu’ interessanti le note su Marlon Brando, di cui il curatore non si e’ neppure peritato di dare la data di nascita, preferendo metterci a conoscenza del suo stato civile, con l’elenco delle mogli di Brando piu’ i rispettivi i figli, inoltre ha ritenuto di vitale importanza far sapere come e’ cambiato il cachet dell’attore da Uomini di Zinnemana Superman, da 50.000 a 4 milioni di dollari.
Meno male che questo dvd
l’ho comprato in offerta.

Consigli per gli acquisti

Le mie piu’ trepidanti attese sono giunte alla fine: e’ ottima
la recensione di Film Tv sul dvd de Les enfants du paradis capolavoro
francese del 1945, curata dalla BIM: due dischi che comprendono la versione
italiana intitolata Amanti perduti e la versione integrale in francese
con sottotili, piu’ interessanti extra sul lavoro di Marcel Carne’ e Jacques
Prevert.

Buone nuove anche per i cultori di Star
Wars
: finalmente a settembre usciranno in dvd gli attesissimi primi tre
episodi (quelli del 1977, 1980 e 1983) della saga di Lucas: restaurati e
rimasterizzati in digitale, saranno raccolti in un cofanetto di quattro dischi
di cui uno zeppo di extra ed inediti.