Il villino incantato

The Enchanted Cottage
USA 1945 RKO
con Dorothy McGuire, Robert Young, Herbert Marshall, Mildred Natwick, Spring Byington, Hillary Brooke, Hillary Brooke


Ilvillinoincantato


La povera e bruttina Laura Pennington viene assunta come cameriera da Mrs. Minett perché il suo cottage, che ha una fama molto romantica, è stato scelto da una coppia per trascorrervi la luna di miele. I futuri sposi vengono a visitare il villino una settimana prima delle nozze, il 7 dicembre 1941 e le nozze saltano perché il giovane pilota viene spedito subito al fronte. Laura resta comunque con la signora Minnett e dopo un anno ricevono una nuova lettera da Oliver Bradford che intende nuovamente affittare la casa. Bradford arriva da solo: è rimasto sfigurato in battaglia e cerca un rifugio lontano da tutto per farsi dimenticare. Oliver fa amicizia con John Hillgrove, musicista rimasto cieco durante la Prima Guerra Mondiale e si confida con Laura di cui s’innamora senza accorgersene. Quando la madre esige che rientri a casa Oliver chiede a Laura di sposarlo, la ragazza, cosciente della sua scarsa avvenenza accetta anche se crede che sia solo un matrimonio di comodo. L’atmosfera magica del cottage convincerà i due innamorati di essere tornati normali ma la prosaica signora Bradford li riporterà alla realtà anche se non potrà scalfire il loro amore.



Il villino incantato


Remake dell’omonimo film muto del 1924 che raccontava la storia di un reduce della Prima Guerra Mondiale, Il Villino Incantato del 1945 si pone in quel filone fantastico che ebbe molto successo negli anni della Seconda Guerra Mondiale toccando le corde più intime di chi in guerra aveva perso qualcuno.
L’elemento fantastico è proprio il villino, l’immobile è quel che resta di un castello andato a fuoco subito dopo la costruzione da parte di un nobile inglese trasferitosi sulle coste americane e da sempre il proprietario lo ha affittato a giovani coppie in luna di miele favorendo la nascita della leggenda di luogo propizio alla nascita di grandi amori. La tradizione però termina durante la Prima Guerra Mondiale, il marito della signora Minnett muore in guerra e la vedova si isola nel villino fino all’assunzione di Laura.
Laura è una ragazza proprio bruttina, anche se il lavoro di imbruttimento su Dorothy Mc Guire è poco e affidato soprattutto a brutti giochi di ombre sul suo volto, la sequenza del ballo in cui tutti i marinai la snobbano e lei resta sola al tavolino è toccante ancora oggi.
Oliver Bradford è colpito da subito dal fascino del vecchio villino, a differenza della algida fidanzata che pur amandolo non riuscirà a trattenere un moto di ribrezzo quando se lo ritrova davanti sfigurato; è l’orgoglio a portare Oliver a rifugiarsi al villino, l’esperienza simile di Hillgrove che nella guerra precedente è rimasto cieco lo porta ad aprirsi ma sarà soprattutto la gentilezza di Laura a far breccia nel suo cuore.
L’amore tra i due è così totalitario da portarli a credere che il cottage abbia fatto su di loro una magia rendendoli bellissimi, Mrs. Minnett e Hillgrove assecondano la loro ingenuità, distrutta dalla madre di Oliver che nemmeno si rende conto dell’effetto di quello che dice.
A far da ponte tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale è la figura del pianista cieco. Il film si apre con un prologo: il musicista suona per la prima volta una composizione musicale ispirata alla storia di Oliver e Laura ma i due protagonisti sono in ritardo per un problema di lavoro di lui e mentre Hillgrove inizia a suonare la sua voce off inizia a raccontare la storia dei due innamorati. Il prologo incornicia la dimensione fantastica della storia e ci anticipa il lieto fine permettendo alla pellicola di giocare con gli stilemi gotici senza mettere troppa ansia allo spettatore.

Svengali

USA 1931, Warner Bros
con John Barrymore, Marian Marsh, Donald Crisp, Bramwell Fletcher, Lumsden Hare, Carmel Myers, Luis Alberni, Paul Porcasi
regia di Archie Mayo


Svengali


A Parigi il musicista squattrinato Svengali vive grazie alle sue allieve di canto che ipnotizza per sedurle e carpire il denaro. Quando incontra casualmente la modella Trilby si accorge delle grandi doti canore inespresse della ragazza, innamorata del pittore Billee. Sfruttando un malinteso tra i due giovani, Svengali finge il suicidio di Trilby e la porta via da Parigi. Con il potere dell’ipnosi la trasforma in una grande cantante ma al ritorno a Parigi Billee riconosce la ex fidanzata che per un momento riesce a sfuggire al controllo mentale di Svengali. Il pittore si mette sulle tracce dell’amata e ogni volta che è presente in sala Svengali rimanda l’esibizione, si ritroveranno in un locale de Il Cairo dove uno Svengali ormai stremato dallo sforzo mentale muore sul palco…



Svengali


Film misconosciuto in Italia nonostante le diverse versioni cinematografiche dai primi anni del muto fino alla metà degli anni ’50 che hanno fatto entrare il nome del magnetico musicista nel linguaggio anglosassone come sinonimo di manipolatore dai sinistri scopi.
La versione di Archie Mayo del 1931 è molto interessante perché segna un momento di passaggio definitivo dall’eredità espressionista tedesca a un gusto propriamente americano.
Il passaggio è evidente soprattutto nella scenografia: le geometrie sghembe vanno bene per le soffitte bohémien dove incontriamo i nostri personaggi ma quando Svengali e la sua bellissima moglie hanno successo l’arredo della camera è quello ricco e magniloquente del deco.
Anche il personaggio di Svengali è caratterizzato da questa transizione: ad interpretarlo c’è John Barrymore con un look alla Rasputin, figura con cui Svengali condivide anche le capacità manipolatrici.



Svengali


Il film si apre sull’ultimo incontro con Madame Honori, allieva stonata che si è innamorata del maestro e per lui ha lasciato il marito rifiutandone i denari. Svengali occhieggia disperato con l’aiutante Gecko alle stecche della donna e poi la caccia quando capisce che non avrà nessun vantaggio economico dalla seduzione. Prevale l’elemento comico e solo in un secondo tempo, quando Svengali ipnotizza Trilby per farle passare l’emicrania, capiamo che la frase di Honori “non mi fissare con quegli occhi” allude a un’ultima ipnosi del musicista che induce la donna al suicidio.



Svengali


Sotto l’apparente bonomia del personaggio si nasconde quindi un animo perverso ma sul finale la caratterizzazione cambia ancora: la manipolazione mentale consuma le energie vitali di Svengali che prima di cedere fisicamente è già stanco di amori mai reali ma indotti dalle sue capacità mesmeriche, la morte sul palcoscenico lo dipinge come una figura solitaria e patetica, più vicina ai mostri Universal che iniziano a rivelare anche un’umanità dietro la mostruosità che alla perversione fine a sé stessa di un dottor Caligari, da cui prende ispirazione il personaggio di Svengali.

Scarface (1932)

Scarface, The Shame of a Nation
USA 1932
con Paul Muni, Ann Dvorak, Karen Morley, Osgood Perkins, C. Henry Gordon, George Raft,Boris Karloff, Vince Barnett, Henry Armetta, Maurice Black, Tully Marshall, Ines Palance, Edwin Maxwell
regia di Howard Hawks, Richard Rosson


Scarface


L’ascesa di Tony Camonte inizia quando elimina il suo capo, Big Louis Costillo reo di non voler continuare ad espandere il territorio della gang. Il potere passa a Johnny Lovo che però non è in grado di tenere a bada la sete di potere di Camonte che si comporta come se fosse lui il capo e inizia la guerra contro gli irlandesi senza il consenso del capo. Lovo decide di eliminare Camonte quando gli ruba anche la donna, Poppy, ma sarà Camonte a eliminarlo con l’aiuto del del fedele Gino Rinaldo. Camonte ha una sorella minore, Cesca, l’unica in grado di tenergli testa e per cui nutre una gelosia eccessiva. Cesca s’innamora di Rinaldo e lo sposa quando Scarface è fuori città, scoperto che la sorella convive con uomo, Camonte si reca a casa sua e uccide Rinaldo senza lasciare il tempo agli sposi di giustificarsi. Cesca vorrebbe vendicare il marito ma non ha la forza di farlo e aiuta il fratello nel tentativo di difendersi dal definitivo attacco della polizia. La morte della ragazza svela la vera natura di Camonte che rimasto solo scopre di avere paura



Scarface


Scarface forma con Piccolo Cesare e Nemico Pubblico la trilogia capolavoro che da vita ai gangster movie degli anni ’30. E’ certamente il più noto dei tre grazie al remale di Brian de Palma del 1983 ma è anche il film con la storia più complicata.
Sicuramente il più efferato, ispirato alla vita di Al Capone, fu vittima della censura nonostante si fosse negli anni libertari del Pre-Code: il morboso rapporto tra Tony e Cesca che doveva creare un parallelo con i Borgia era sicuramente un tema molto forte, l’escalation di violenza turba ancora oggi ma di certo sul film pesa l’ombra del produttore, Howard Hughes, la cui indipendenza fu sempre osteggiata, in campo cinematografico dalle altre major disturbate dal suo successo di produttore indipendente.
La produzione del film fu così complessa che il film, girato nel ’30 uscì solo nel ’32 con un finale alternativo che vede Camonte giustiziato per impiccagione, una didascalia introduttiva e inserti moraleggianti: quello dell’editore che invita la popolazione a scendere in campo contro la criminalità organizzata non fu nemmeno girato da Hawks e valse l’accredito alla regia per Richard Rosson. Nonostante le modifiche e i tagli, diversi Stati americani rifiutarono di proiettarlo; anche in Europa la situazione non fu facile: proibito in Italia e Germania ed ebbe vita difficile anche in Inghilterra. Hughes esasperato, tolse il film dalla circolazione e riapparve solo dopo la sua morte, una decina di anni dopo il remake di Brian De Palma trasformò definitivamente il film in un cult.
La regia di Howard Hawks è asciutta ma non per questo meno raffinata: il piano sequenza iniziale che termina con la morte di Costillo dietro una vetrata, le geometrie a X come riferimento alla morte: dalla cicatrice sul volto di Camonte alla traiettoria della palla da bowling nell’ultimo tiro di Gaffney (interpretato da Boris Karloff). L’escalation della violenza è decisa e rappresenta la morale di Camonte: per lui non c’è che la sopraffazione per raggiungere il potere: “Fallo per primo, fallo da solo e continua a farlo”. Scarface rappresenta una distorsione del sogno americano: il globo luminoso dell’insegna “the world is your” è l’incitazione per ottenere fama e successo che arridono solo ai vincenti senza preoccuparsi se i mezzi per raggiungere la gloria fossero leciti, tema estremamente contemporaneo.
Hawks avrebbe voluto raccontare l’ascesa e la caduta di Scarface come una tragedia ispirata ai Borgia da qui il legame quasi incestuoso con la sorella Cesca, di cui rimane solo una traccia inequivocabile nella scenata di gelosia quando Tony riporta la sorella a casa dal ballo e nella rissa le strappa il vestito all’altezza del seno. Se la madre fin da subito avverte la figlia di star lontano dal fratello perché incarnazione del male, nella sceneggiatura originale veniva rappresentata come compiacente alle abitudini da gangster del figlio.
Il dramma esplode con l’omicidio di Gino Rinaldo, il fedele braccio destro di Tony, diviso tra la lealtà al capo e l’amore per Cesca (in fondo due facce della stessa medaglia). Niente di pulito come l’amore onesto dei due giovani che si sono sposati può crescere nel degrado della malavita e l’omicidio di Gino è la causa della morte anche di Cesca che, per vendicare il marito, si era recata nella casa del fratello restando uccisa dalla pioggia di proiettili che la polizia spara contro la casa bunker del gangster e sarà proprio una persiana di metallo, vanto di Camonte, a deviare il proiettile che colpisce Cesca. Improvvisamente solo, Scarface scopre la paura che non aveva mai conosciuto: il coraggio se n’è andato con Cesca e si avvera la profezia dell’ispettore Guarino da sempre sulle tracce di Scarface: il grand’uomo finisce piagnucolante come tutti i gangster che l’hanno preceduto.
Il finale di Hawks con il gangster vigliacco in fuga dalla propria abitazione crivellato di colpi, non fu ritenuto abbastanza edificante: nelle sale americane
si mise in scena il finale con l’impiccagione di Camonte, e ne esiste un altro dove il boss crivellato di colpi muore su un cumulo di sterco.
Il film è notevole anche per le interpretazioni: Muni disegna un gangster esaltato dalla violenza che in lui assume tratti belluini soprattutto quando si tratta della sorella, quasi una sorta di Mister Hyde senza corrispettivo positivo e una bella versione cinematografica del romanzo è proprio del 1931.
A far da contraltare alla recitazione a tratti caricaturale di Muni c’è quella trattenuta di George Raft, quasi un Bogart antelitteram, stella degli anni’30 che aveva rapporti con i malavitosi e fu chiamato a rapporto dallo stesso Al Capone durante la lavorazione del film.

Dracula *versione spagnola*

USA 1931 Universal
con Carlos Villarías, Lupita Tobar, Pablo Álvarez Rubio, Eduardo Arozamena, Barry Norton
regia di George Melford



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L’agente immobiliare Renfield si reca in Transilvania per formalizzare l’acquisto del conte Dracula dell’abbazia di Carfax. Il giorno dopo I due partono per l’Inghilterra via nave, Renfield è l’unico sopravvissuto dell’equipaggio ma è irrimediabilmente pazzo e viene rinchiuso nella casa di cura del dottor Seward. Dracula si presenta come nuovo vicino ai Seward e seduce Lucia, l’amica della figlia del dr. Seward, Eva. La ragazza muore e il dottor Van Helsing ipotizza sia stata vampirizzata e comprendendo che la stessa sorte toccherà anche a Eva fa di tutto per salvare la ragazza con l’aiuto del suo fidanzato, Juan Harker.



Dracula


All’avvento del sonoro il doppiaggio non era una pratica utilizzata, si preferiva girare più versioni dello stesso film con attori madrelingua. Il caso di Dracula è particolare perché la versione in lingua spagnola vanta non solo un cast diverso ma è stata realizzata da un’altra troupe guidata da un diverso regista, solo le scenografie sono le stesse utilizzate di giorno per la versione americana e di notte per la versione spagnola. Venivano visionati i giornalieri dal regista per essere fedele al progetto originale e del cast solo Villarías aveva accesso alla visione perché il suo Dracula doveva essere il più fedele possibile a quello di Bela Lugosi.
Per lungo tempo la versione spagnola è stata considerata perduta ed è riemersa solo negli anni’70 svelando un film con alcune differenze sostanziali che lo fanno ritenere anche superiore alla versione di Tod Browning.



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È assodato dagli storici del cinema che la lavorazione della produzione originale fosse piuttosto caotica, David Manners che interpreta John Harker si disse così disgustato da non voler mai vedere il film finito. Di certo la produzione spagnola che visionava i giornalieri già girati aveva modo di migliorare alcune scena anche spinti da una rivalità tra i produttori Carl Laemmle Jr. per la versione americana e Paul Kohner (poi marito della protagonista femminile Lupita Tovar) per quella spagnola.
Resta inarrivabile la presenza scenica di Lugosi, già protagonista dello spettacolo teatrale da cui è tratto il film e la fotografia di Karl Freund che illumina gli occhi del Conte rendendoli magnetici ma effettivamente la produzione spagnola vanta una maggiore cura nelle scene, maggiori movimenti di macchina e anche i costumi sono differenti come fa notare la stessa Lupita Tobar nell’introduzione al film, i suoi costumi sono molto più scollati di quelli di Helen Chandler: la produzione per l’estero fu più libera perché, per quanto fossimo negli anni del Pre-Code, la censura era molto puntigliosa con questa produzione in quanto era la prima volta che le tematiche soprannaturali venivano portate sul grande schermo: fu cancellata la chiusa dello spettacolo teatrale in cui Van Helsing avvertiva il pubblico che per quanto quella fosse solo una rappresentazione, nel mondo esistevano fatti simili.



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La versione spagnola è più lunga anche se manca la scena in cui Dracula vampirizza la fioraia prima di recarsi a teatro per conoscere i Seward; in compenso alcuni passaggi sono spiegati meglio rispetto alle sforbiciate americane: quando Renfield si avvicina alla cameriera svenuta la versione spagnola continua mostrando come il pazzo, più che alla donna inerme, fosse ancora ossessionato dalle mosche e abbandoni la facile preda umana perché distratto da un insetto.
Lupita Tobar si segnala per una recitazione più spontanea ed effervescente rispetto alla protagonista americana: il morso ad Harker è mostrato e non avviene fuori scena come nella versione originale.



GIUDIZIO SUL DVD


Dracula


La versione spagnola di Dracula fa parte del cofanetto Dracula: Legacy Collection che include anche i sequel La figlia di Dracula, Il figlio di Dracula e La casa di Dracula oltre a un interessante versione commentata del film americano e il documentario molto interessante Road To Dracula che spiega la genesi del Dracula cinematografico a partire dal romanzo di Bram Stoker, il Nosferatu di Murnau, le piéces teatrali che trasformano il Conte nell’azzimato nobile dall’aspetto di un prestigiatore (gli spettacoli erano pieni di colpi di scena come le sparizioni) e la sensualizzazione del personaggio passa anche attraverso la figura femminile di Theda Bara, vamp per eccellenza del primo cinema muto.

Assunta Spina

Italia 1915, Caesar Film
con Francesca Bertini, Gustavo Serena, Carlo Benetti, Luciano Albertini, Amelia Cipriani, Antonio Cruichi
regia di Gustavo Serena e Francesca Bertini


Assunta Spina

Assunta Spina è innamorata del macellaio Michele Boccadifuoco e Raffaele, corteggiatore respinto, invia una lettera anonima all’uomo in cui lo avverte che la donna lo tradisce, Michele allora porta con sé a Napoli la ragazza, facendola assumere in una stireria adiacente al suo negozio. Raffaele però non demorde e si presenta alla festa di compleanno di Assunta, a Posillipo; stanca delle gelosie del fidanzato, Assunta balla con Raffaele scatenando l’ira di Michele che la sfregia. In tribunale la donna nega che a ferirla sia stato il fidanzato ma la pena inflitta è di due anni di carcere.
Il cancelliere del tribunale, Don Federigo Funelli, si interessa alla donna e le promette che Michele sconterà la pena a Napoli se lei diventa la sua amante, Assunta cede e ben presto si scopre innamorata dell’uomo. Quando Michele scarcerato con sei mesi d’anticipo, torna inaspettatamente, Assunta gli confessa di non amarlo più e l’uomo uccide il rivale appena entra in casa; Assunta Spina si assume la responsabilità dell’omicidio.


AssuntaSpina

Il più noto dei film di Francesca Bertini che ne assunse anche la direzione artistica e la regia. L’attrice era molto legata al dramma di Salvatore Di Giacomo perché nel 1909 aveva debuttato a teatro, assieme all’opera, nel ruolo di una stiratrice.
Assunta Spina è un capolavoro del cinema verista, girato praticamente tutto in esterni e la Bertini scelse personalmente gli scorci più incantevoli di Napoli, da Posillipo a Marechiaro. Il film entra anche nei quartieri della città partenopea restituendo un perfetto quadro della vita dell’epoca.


AssuntaSpina

La telecamera è fissa ma ci sono delle costruzioni d’inquadrature molto interessanti, in particolare mi ha colpito una ripresa dall’interno della casa di Assunta verso l’esterno, la porta è sulla sinistra e vedremo la protagonista arrivare ed entrare in casa mentre il lato destro è occupato da un grande dipinto di una Madonna che sottolinea il momento drammatico.
Le scene sono corali e la Bertini si fa notare più per la presenza scenica che per l’espressività del volto, aiutandosi con uno scialle bianco che l’attrice drappeggia attorno al corpo sottolineando la gamma dei suoi sentimenti.



GIUDIZIO DEL DVD


Assunta Spina

Il dvd fa parte del cofanetto Dive! curato dalla Cineteca di Bologna, dedicato a Francesca Bertini e Lyda Borelli, Quattro DVD che presentanto i loro film più noti: Assunta Spina e Sangue bleu per la prima e Rapsodia satanica e Ma l’amor mio non muore! per la Borelli con l’aggiunta di alcuni cortometraggi, gallerie fotografiche e estratti d’interviste.
Ottimo il riversamento con viraggi smaglianti, Assunta Spina si caratterizza per una colonna sonora molto particolare, fatta di celebri canzoni napoletane, fra tutte Marechiaro, che immergono ancora di più nell’atmosfera della Napoli d’inizio secolo.

Delitto sulla spiaggia

Female on the Beach
USA 1955 Universal
con Jeff Chandler, Joan Crawford, Jan Sterling, Cecil Kellaway, Judith Evelyn, Charles Drake, Natalie Schafer, Marjorie Bennett
regia di Joseph Pevney



Delittosullaspiaggia

La ricca vedova Lynn Markham prende possesso della villa sul mare del marito che fino a poco prima era affittata a una donna morta in circostanze misteriose. Il principale indiziato è Drummond Hall un aitante quanto spiantato giovanotto che fa il mantenuto con la complicità di un’anziana coppia che si spaccia per suoi parenti ma si limita a sfruttarlo per imbrogliare a carte l’innamorata di turno.
Anche Lynn s’innamora, ricambiata, di Drummond ma dopo le nozze inizia a sospettare del marito…



Femaleonthebeach

La trama è piuttosto scontata e pellicole di ben altro spessore raccontano di mogliettine che subito dopo il matrimonio iniziano a temere che il coniuge le voglia eliminare ma Joan Crawford non è certo un’ingenua e a funzionare in questo film indubbiamente minore, è proprio la grinta della protagonista, un ex ballerina che ha sposato per interesse un uomo molto più anziano di lei, la comprensione per la vita del belloccio da spiaggia è quindi immediata e tra i due nasce un vero amore sorretto da una forte passione.



Delitto sulla spiaggia

La cinquantunenne diva riesce a dimostrare di tenere ancora testa ad attrici di quindici anni più giovani sfoggiando due gambe da urlo e seducendo Jeff Chandler brizzolato beefcake degli anni ’50 scomparso a poco più di 40 anni.



Delittosulla spiaggia

La trama rasenta talvolta il limite della credibilità: Lynn arriva la mattina dopo la morte di Eloise Crandall e le si vorrebbe credere che l’inquilina sia andata via da qualche giorno, però il regista riesce a creare un atmosfera ambigua perfetta per descrivere un sottobosco di lestofanti che cerca di vivere alle spalle di ricche signore sole e mette subito in chiaro il carattere battagliero della protagonista.

Daisy Miller

USA 1974 The Directors Company
con Cybill Shepherd, Barry Brown, Cloris Leachman, Mildred Natwick, Eileen Brennan, Duilio Del Prete, Nicholas Jones, James McMurtry, George Morfogen
regia di Peter Bogdanovich




Daisy miller


A Vevey, in Svizzera il ricco americano Frederick Winterbourne conosce, tramite il suo screanzato fratello minore, la bella Daisy Miller, parlando con la zia Mrs. Costello, Frederick viene a sapere che i Miller sono sulla bocca di tutti per la loro mancanza di stile da perfetti parvenu e la più chiacchierata è proprio Daisy, il cui comportamento è ritenuto piuttosto sventato. Quando Frederick ritrova la ragazza a Roma la sua reputazione è sempre più compromessa per le frequentazioni equivoche che la escludono dai salotti del bel mondo. Solo dopo la morte di Daisy per malaria Frederick capirà la vera natura della fanciulla.



Daisy Miller


Dall’omonimo racconto di Henry James un film di Bogdanovich che ha avuto molta sfortuna, sia critica che commerciale tanto da portare alla chiusura di The Directors Company, la casa di produzione associata alla Paramount formata da Francis Ford Coppola, Peter Bogdanovich e William Friedkin, quest’ultimo da subito contrario al progetto che Bogdanovich aveva scelto per la allora compagna Cybill Shepherd, molto criticata per l’interpretazione della protagonista che fu rivalutata solo in seguito.

Daisy è una ragazza apparentemente frivola che uccide le conversazioni con i suoi lunghi sproloqui ma è davvero, come racconterà Giannelli dopo la sua morte, una donna anticonformista che fa quel che vuole, infischiandosene del giudizio della gente, cosa inconcepibile nella formale e bigotta alta borghesia americana. Tra lei e Frederick scoppia un colpo di fulmine ma i tentennamenti di lui molto più rigido e legato alle convenzioni sociali non fanno che esasperare la caparbietà della ragazza che dopo una sconvenientissima visita notturna al Colosseo si ammala di malaria e muore.

Il film ha un andamento circolare, Frederick e Randolph si ritrovano soli come nel loro primo incontro e il ragazzino insofferente all’Europa che vuole solo tornare in America ha uno sguardo profondamente accusatorio verso l’uomo che non ha compreso niente di sua sorella.



Daisy Miller



Giudizio sul DVD

Il dvd presenta sia il commento del regista che una sua introduzione, elementi molto interessanti per la comprensione di un film caduto nel dimenticatoio come dice lo stesso Bogdanovich e con una pessima fama, un po’ come la sua protagonista.
DaisyMiller

La scelta del soggetto è dovuta alla situazione personale del regista anche lui cresciuto tra Europa e Stati Uniti sentendosi straniero in ambo i continenti, un po’ come Winterbourne, americano trapiantato in Europa dai tempi del collegio, estremamente formale per cultura e censo, Frederick rimane affascinato dalla prorompente vitalità di Daisy ma non riesce a capire la persona che ha davanti, forse per abissali differenze culturali e infatti decide di tornare in America perché è stato troppo tempo lontano, conclude la sua voce off mentre sosta davanti alla tomba di Daisy.
Bogdanovich aveva chiesto a Orson Welles di dirigere il film riservando per sé stesso il ruolo del protagonista maschile ma Welles rifiuta e gli consiglia di girare lui stesso il film, il ruolo di Winterbourne viene affidato al raffinato Barry Brown che morirà suicida nel 1927.
Gran parte del cast aveva già lavorato con il regista soprattutto nel film che lo ha rivelato, L’ultimo spettacolo.

Forse, come sostiene Bogdanovich il problema del film è di aver percorso troppo i tempi producendo un film in costume estremamente rigoroso dal punto di vista storico ma per nulla calligrafico, più vicino alle produzioni di Visconti (ricordiamo che Bogdanovich viene dalla critica) che alle future produzioni Merchant Ivory  che tanto successo hanno avuto negli anni’80/’90; il legame con L’età dell’innocenza per me è sempre stato innegabile.

L’isola delle anime perdute

Island of Lost Souls
USA 1932 Paramount
con Charles Laughton, Richard Arlen, Leila Hyams, Béla Lugosi, Kathleen Burke, Arthur Hohl, Stanley Fields, Paul Hurst, Tetsu Komai, Hans Steinke
regia di Erle C. Kenton



Island of Lost Souls


Edward Parker viene salvato da un naufragio dal cargo del capitano Davies ma un alterco con il burbero capitano fa sì che questi lo lasci sulla chiatta del Dr.Moreau a cui doveva consegnare delle merci invece di portarlo ad Apia. Piuttosto infastidito dalla presenza dell’ospite, Moreau promette di farlo condurre a destinazione il giorno seguente ma quando si accorge che Lota, una strana ragazza che vive sull’isola è attratta da Parker decide di trattenere l’uomo che in breve scoprirà di essere finito nelle mani di uno scienziato pazzo che cerca di trasformare gli animali in esseri umani. Intanto Ruth Thomas, la fidanzata di Parker che aveva ricevuto un telegramma dalla nave che la informava che si era salvato, si fa accompagnare sull’isola per recuperare l’amato..




Islandofthelostsouls


Altro classico della cinemografia horror pre-code che non ha mai avuto una distribuzione italiana.
Si tratta della prima versione sonora delle diverse (anche un corto amatoriale di Tim Burton tredicenne) tratte dal romanzo di H. G. Wells che disconobbe questa versione per l’accento sugli aspetti orrorifici e effettivamente i volti deformati degli esseri a metà tra animali ed umani mantengono ancora la loro forza perturbante.




BelaLugosiIslandofthelostsouls


Ad interpretare il Dr.Moreau c’è Charles Laughton che disegna uno scienzato pazzo decisamente diverso dagli altri: nessun trauma all’origine della sua follia, una freddezza verso il dolore ritenuto necessario per il progresso della scienza, un tocco di ironia inglese quando si allunga su un tavolo vantandosi dei suoi successi per esser subito avvolto dal nero delle ombre mentre chiede all’ospite se immagini cosa si provi ad essere Dio.




Islandofthelostsouls


Nonostante la presenza dell’attore inglese il film fu vietato in Inghilterra -e in molte altre nazioni- per circa trent’anni perché le scene di vivisezione erano ritenute eccessive ma essendo un film pre-code vengono accentuati gli aspetti violenti e sensuali della storia: al solito la bella ha una scena in sottoveste mentre si toglie le calze, cosa che eccita il mostruoso Ouran che tenta di rapirla, mentre l’esotica“donna pantera” indossa un succinto pareo e si scioglie in un abbraccio sensuale tra le braccia di Parker.




L'isoladelleanimeperdute


Estremamente crudele anche il destino di Moreau sezionato dalle stesse creature che ha torturato quando per primo infrange la legge che impediva agli esseri di uccidere gli umani: comprendere che chi li aveva fatti era mortale come loro e che per primo non rispettava la Legge scatena la rabbia delle povere creature sempre vissute nella paura e nel dolore.




Lisoladelleanimeperdute




Giudizio del DVD

Ho visto Island of Lost Souls della celebrata Criterion Collection: ineccepibile il riversamento per quanto possibile da un film del 1932, ottimi gli extra, compreso l’esauriente libretto che accompagna il DVD, l’appunto riguarda ovviamente i sottotitoli che sono presenti solo in inglese per gli audiolesi indicando quindi anche tutti i rumori presenti nella colonna sonora, tutte le altre lingue sono escluse, pare per un problema di diritti.

I maledetti di Broadway

Bloodhounds of Broadway

Bloodhounds of Broadway
USA 1989
con Madonna, Matt Dillon, Rutger Hauer, Josef Sommer, Randy Quaid, Jennifer Grey, Esai Morales, Dinah Manoff, Ethan Phillips, Steve Buscemi
regia di Howard Brookner

Il reporter Waldo Winchester rievoca i ruggenti anni ’20 dove gangster, prostitute e bel mondo si mischiavano senza problemi e ricorda l’incredibile notte dell’ultimo dell’anno del 1928 in cui si intrecciano le vite e gli amori del gangster Cervello, del suo scagnozzo Regret e del giocatore d’azzardo sempre in rosso Feet Samuels.

Film corale che mescola quattro storie scritte da Damon Runyon con un eccesso di personaggi che rende troppo dispersivo il film, a cui si aggiungono i problemi dovuti alla scomparsa precedente all’uscita della pellicola del regista  Howard Brookner, morto di AIDS a soli trentacinque anni e famoso soprattutto per il documentario d’esordio, Burroughs: The Movie dedicato al maestro della beat generation che ha un piccolo cameo nei panni di un cameriere ne I maledetti di Hollywood.
Maledettidihollywoodl debutto nel cinema di finzione di Brookner è molto atteso e il regista si trova a disposizione un grande cast: Rutger Hauer è Cervello il gangster donnaiolo che spende decine di migliaia di dollari per mantenere le sue amanti ma che rischia di morire dissanguato in mezzo alla strada perché nessuna delle sue donne ha intenzione di occuparsi di lui, lo ospita solo la fioraia a cui ha regalato un bigliettone.
La sua storia è la più emblematica per raccontare i folli anni ’20 e la notizia della sua morte che arriva allo scoccare dell’anno nuovo sottolinea la nota malinconica: sta arrivando il 1929 con la grande depressione e la fine di un mondo di svagato divertimento e follia che dovrebbe esser rappresentato dalla storia di Feet, il giocatore d’azzardo sempre al verde che per conquistare la ballerina Hortense Hathaway ha venduto il suo corpo alla scienza, nella fattispecie a un medico che vuole studiare i suoi enormi piedi (da cui il soprannome) e non si rassegna quando Feet, che ha conquistato Hortense decide di non suicidarsi più e lo insegue con tanto d’ascia per tutta Broadway: il segmento di follia non è molto riuscito anche se Randy Quaid è forse l’attore più in parte e Hortense è interpretata con molta convinzione da Madonna, con i capelli neri alla maschietta per l’obbligatorio omaggio a Louise Brooks; risulta più surreale che la più avida balleriana della città sogni di trasferirsi in campagna ed allevare galline con il,suo Feet.
Jennifer Grey, la Babe di Dirty Dancing, è Lovely Lou, il grande amore di Regret, lo scagnozzo di Cervello, donnaiolo come il suo capo, nonostante i problemi i due riescono comunque per tornare insieme e a loro è dedicato l’happy end finale mentre si allontanano verso il loro “scampolo di paradiso” ma ancora più fortunato è Basil Valentine, gangster di mezzatacca che la ricca e sciroccata Harriet MacKyle crede un killer sanguinario e a cui affida la vendetta della morte accidentale del pappagallo di famiglia: s’imbarcheranno sul primo translatlantico per l’Europa.
A queste trame principali già complesse da seguire s’intrecciano diverse storie minori di infedeltà, truffe e quant’altro, da segnalare in un piccolo ruolo Steve Buscemi che ha incarnato negli ultimi anni l’epopa degli anni ’20 e del proibizionismo nella serie Boardwalk Empire.

La principessa delle ostriche

DieAusternprinzessinDie Austernprinzessin
Germania 1919
con Ossi Oswalda, Victor Janson, Harry Liedtke, Julius Falkenstein, Max Kronert
regia di Ernst Lubitsch

La capricciosa Ossi, figlia del re delle ostriche, fa il diavolo a quattro quando scopre che la figlia del re del lucido da scarpe ha sposato un conte, il serafico Mr. Quaker promette alla figlia che avrà un principe per marito e si rivolge a un sensale che propone il matrimonio allo squattrinato principe Nucki.
Il giovane, prima d’impegnarsi, manda Josef, amico ed attendente, a dare un’occhiata alla promessa sposa. L’impetuosa Ossi, scambiando Josef per il principe, organizza immediatamente le nozze ma dopo un pranzo pantagruelico rifiuta di consumare il matrimonio. Intanto Nucki esce con gli amici e completamente ubriaco, viene portato presso un centro dove le giovani miliardarie fanno beneficenza combattendo l’alcolismo. Tra Nucki e Ossi è amore a prima vista e tutto finisce bene quando Josef rivela di aver sposato la ragazza a nome del principe.




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Commedia grottesca in quattro atti con Ossi Oswalda, l’attrice tedesca che fu la prima star dei film di Lubitsch, protagonista sempre con il proprio nome di battesimo, creando un raro equilibrio tra l’identificazione e le sfumature sempre diverse date ai vari personaggi.
Nella pellicola sono presenti molti dei temi cari al regista berlinese: la satira contro il consumismo americano che Lubitsch metterà alla berlina anche dopo essersi trasferito negli Usa soprattutto ne L’ottava moglie di Barbablù.




Theoysterprincess


Mr. Quaker è il “re delle ostriche” secondo il classico titolo americano che indica qualcuno che avuto successo in un determinato campo e Lubitsch enfatizza le caratteristiche del tycoon americano: attorniato da quattro valletti di colore che lo pettinano, gli soffiano il naso gli reggono l’enorme sigaro. Sicuro del proprio successo Mr. Quaker è serafico e la sua battuta caratteristica è “non mi impressiona per niente”; egli resta imperturbabile anche di fronte alle sfuriate della viziatissima figlia che distrugge la casa ogni volta che un suo desiderio non viene esaudito.
D’altro canto il principe Nucki è il classico esponente di un’aristocrazia squattrinata che vive di rendita e debiti sul proprio titolo: notevole il passaggio di mano della mazzetta di denaro che Nucki chiede al primo dei compagni, a sborsare sarà l’ultimo della fila e risalendo ogni “amico” si terrà un biglietto e solo una banconota arriverà a colui che ha fatto la richiesta.




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Il palazzo dei Quaker è immenso: al povero Josef che si deve andare a presentare al suocero viene data una cartina perché non si perda. Ancora più esorbitante è il numero di servitori al servizio del re delle ostriche, soprattutto nella scena del bagno di Ossi il numero delle cameriere che la lavano e la massaggiano ricorda quello di una catena di montaggio: la satira del consumismo si trasforma in stigmatizzazione dell’automatizzazione del lavoro ma ricordiamo che il 1919 è anche l’anno in cui nasce il Bauhaus che darà vita ai balletti meccanici di Oskar Schlemmer e il girovagare di Josef seguendo le decorazioni del pavimento per ingannare l’attesa diventa ben presto un balletto.




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Altro tema classico della teoretica lubitschiana è quello contro il vincolo borghese delle nozze: un chiaro esempio è la rappresentazione del matrimonio come una catena in Die Bergkatze del 1921.
Ossi vuole un principe per nobilitare il suo status di ereditiera, decide di sposare Josef immediatamente anche se non le piace e pensa che sia stupido. Dopo un matrimonio lussuoso che finisce nella sarabanda scatenata del foxtrot, a cui Josef non partecipa, troppo impegnato a a rimpinzarsi visto che la convivenza con Nucki è assai spartana, Ossi si ritrova nuovamente insoddisfatta della sua scelta precipitosa di un marito.




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Quando incontra Nucki è solo il cuore che parla, lei lo crede un povero ubriacone ma organizza un incontro di boxe con le altre dame di carità pur di accaparrarselo così, dopo che Josef ha rivelato ai due presunti amanti di essere in realtà marito e moglie, Lubitsch mette in scena cosa è per lui un vero matrimonio con i due giovani che tubano e abbandonano la cena con il re delle ostriche per andare in camera da letto e finalmente l’amore riesce ad impressionare anche Mr. Quaker che è andato maliziosamente a spiare dal buco della serratura i due sposini.