Auguri a Leonaro Di Caprio

30 anni anche per Leonardo di Caprio,  ultimo vero divo made in Hollywood.

Dimostrata la sua bravura in film come Buoncompleanno Mr. Grape o Romeo+Giulietta, il giovane attore e’ passato indenne attraverso il folle successo mediatico del Titanic e si e’ posto sotto l’ala di registi come Scorsese (Gangs of New York, The Departed – Il bene e il male) e Spielberg (Prova a prendermi).

Si attende nelle sale la sua ultima fatica, sempre diretta da Martin Scorsese, The Aviator,
sulla controversa figura del magnate Howard Hughes, mentre e’
definitivamente naufragato il progetto di Baz Luhrman in cui Di Caprio
avrebbe vestito i panni di Alessandro il Grande.

 

The terminal

The Termina

Viktor Navorski e’ in volo verso gli Stati Uniti, quando il suo paese, Crachosia, e’ oggetto di un colpo di stato. Sbarcato al JFK di New York l’uomo si trova a non avere piu’ un documento valido ne’ per entrare ne’ per uscire dagli USA e rimane confinato all’interno dell’aeroporto in attesa che la situazione politica della repubblica di Crachosia si chiarisca. Ci vorranno nove mesi e nel frattempo Viktor riuscira’ a costruirsi un’esitenza fatta di umanita’ e amicizia anche in un non-luogo come un aeroporto.

Se nella sua opera precedente, Prova a prendermi, Spielberg analizzava in maniera sottile ma feroce il mito americano degli anni ‘60, in questo film rivolge lo stesso sguardo apparentemente leggero, ma disincantato sulle paure dell’America contemporanea, strangolata dalla burocrazia e timorosa di chi arriva da “fuori”, dimenticando che la sua forza poggia proprio su quegli emigrati che ha sempre accolto.
Ci sarebbe molto da dire sulla scelta di ambientare un film in un non-luogo e sul tema dell’attesa. Per non-luogo si intende, secondo la definizione dell’antropologo Marc Augè, uno spazio dove i flussi di passaggio umano non lasciano tracce o memorie di se’, come gli aeroporti o i centri commerciali. La societa’ post moderna trascorre sempre piu’ tempo in questi spazi spersonalizzati, in attesa di recarsi verso i luoghi dove si svolge la “vera” vita: casa , lavoro. Siamo sempre in attesa di qualcosa: che sia un visto, o un amore. Resi ciechi dalle aspettative e dai desideri non vediamo la realta’ (la vita?) che ci circonda.
Viktor Navorski si trova incastrato in un non luogo a causa di una falla del sistema, dapprima invisibile e insignificante come il posto in cui si trova, riesce ad entrare in contatto con quella realta’ invisibile (a chi lo agisce) che sta dietro al funzionamento di un aeroporto: si puo’ definire un film corale (con un cast in stato di grazia) dove tante storie si intrecciano come effettivamente avviene in un aeroporto ed e’ proprio attraverso gli occhi di questo novello Candide, interpretato da un grandissimo Tom Hanks, che (ri)scopriamo valori come l’amicizia,la fiducia e la capacita’ d’ingeniarsi: valori che hanno fatto grande l’America, ma Spielberg non vuole esaltare il mito americano, infatti Viktor non e’ per nulla intenzionato a restare negli States: vuole solo adempiere a una promessa e poi tornare a casa sua.
Spielberg si ispira chiaramente ai capolavori di Frank Capra, maestro del New Deal roosweltiano, ma l’ottimismo degli anni trenta e’ stemperato nella malinconica visione della vita moderna dove ci si incontra solo per un attimo per poi tornare ad inseguire i proprio sogni.

Prova a prendermi

Catch Me If You Can
USA 2002
con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Martin Sheen
regia di Steven Spielberg



A 16 anni Frank Abbagnale Jr. fugge di casa, incapace di
scegliere con quale genitore andare a vivere dopo il loro divorzio: per i
successivi quattro anni vivra’ di truffe, spacciandosi prima per un pilota della
PAN AM, poi per un medico ed infine per un avvocato. Carl Hanratty, agente
dell’FBI fara’ della sua cattura un fatto personale.


Provaaprendermi


Ispirato alla vera vicenda di
Frank Abbagnale jr., Spielberg utilizza il film per raccontare il mito
dell’America degli anni 60, quando tutto era possibile, anche se si evidenziano
i difetti che ancora oggi scontiamo: l’apparenza e la superficialita’.
Molto
interessante il rapporto di Abbagnale con il padre, un grandissimo Christopher
Walken, e lampante il ruolo di padre putativo che ben presto assume l’agente
Hanratty.

Giudizio del DVD

Innegabile, la qualita’
della traccia audio-video, l’edizione contiene due dischi, di cui uno di extra
particolarmente interessanti: il regista e il cast raccontano la loro
esperienza: pare che il libro in cui Abbagnale racconta la sua vicenda, sia un
cult in America, piu’ volte tentato di portare al cinema: ci riesce Di Caprio
che "arruola" Spielberg come regista.
Molto ghiotto il documentario in cui
Abbagnale racconta brevemente la sua esperienza, anche se e’ eccessiva la
divisione in capitoli che spezza troppo il racconto.